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mar 06

Imperniatura (2 parte)

Dopo le considerazioni generali del primo capitolo dedicato all’ imperniatura, entriamo nel dettaglio delle regole di applicazione dei canali di fusione.

La procedura di imperniatura deve fondere i quattro punti importantissimi:

  • il tipo di fonditrice ed il suo funzionamento
  • processo di fusione e liquefazione delle leghe
  • metodica di canali per alimentare l’oggetto da fondere
  • il comportamento della lega nel processo di fusione e relativo raffreddamento

Scegliere il migliore sistema di fusione e quindi la disposizione ottimale dei canali di colata ed il posizionamento del modellato all’ interno del cilindro in refrattario, valutando dove situare le parti più voluminose e quelle più sottili, non è una valutazione semplice che va affidatta certamente ad alcune regole di base ma anche alla pratica applicata giornalmente in ogni laboratorio.

Le variabili sono moltissime: dal rivestimento al tipo di cere usate; dalla fonditrice al tipo di lega impiegata; dalla proporzione dei materiali usati alla spaziatura sui monconi ecc. e crescono  in modo esponenziale con la combinazione di esse.

Ecco che, per esempio, lo stesso rivestimento fosfatico dà risultati diversi a seconda venga  usato il cilindro ad espansione libera o controllata; ne dà ancora diversi se viene introdotto nella camera a pressione o no, dopo il procedimento di inclusione ecc

Comunque si possono stabilire  alcune regole generali da attenersi scrupolosamente :

  • nessun impedimento (eccessive strozzature, angoli vivi o irregolari) al flusso della lega fusa;
  • nessun cambio improvviso di direzione o urti contro ostacoli per evitare turbolenze della lega e porosità;
  • nel caso di fusione con centrifughe il modellato deve essere posizionato nel senso di rotazione del macchinario per favorire lo scorrimento nel senso corretto;
  • posizionamento del modellato appena fuori il centro termico;
  • il punto di imperniatura del modellato deve interessare le superfici di medio spessore mentre quelle di spessore maggiore devono essere fornite di alette di raffreddamento orientate verso la base del cilindro per favorire il raffreddamento prima nelle parti più voluminose per evitare che facciano da riserva a quelle più sottili risultando però  porose e con segregazioni.

Daniele

[CONTINUA]

mar 05

Questo tipo di protesi implantare (così chiamata perchè fu presentata ad un congresso di Toronto, Canada dal prof Branemark nel 1982) consiste in una protesi costruita su barra metallica (titanio, cromo-cobalto, oro) che unisce degli impianti (generalmente disposti in zona anteriore) avvitata sugli stessi e ricoperta di materiale estetico (resine e compositi o denti preconfezionati montati)

La zona in prossimità della mucosa viene lasciata libera per l’ igiene e la pulizia agevole da parte del paziente, ma non perde, se ben progettata, le sue prerogative estetiche.

Cliccate sul link sottostante per visualizzare una bella presentazione di protesi su barra di Toronto tratta dal sito del collega Claudio Nannini, relatore internazionale e titolare dell’ omonimo Laboratorio odontotecnico di Modena.

Buona visione!

Daniele

Presentazione protesi su barra di Toronto

mar 03

IMPERNIATURA (1 parte)

L’ operazione di imperniatura sbagliata molto spesso compromette, nel caso di modellazioni estese, l ‘esito complessivo della modellazione.

Da ciò si può ben capire l’ importanza fondamentale di questa operazione che consiste essenzialmente nel collegare il modellato ad una struttura calcinabile in cera che faccia da canale di colata del metallo fuso e , allo stesso tempo da riserva.

Per corone singole si usano spine di fusione preformate: il volume della riserva deve essere pari o superiore al volume dell’ oggetto da fondere ed il punto di fusione della cera da imperniatura dovrebbe essere più basso di quello del modellato per lascire libero sfogo alla cera del modellato ed evitare che resti già liquida all’ interno della forma del rivestimento, con il rischio che la stessa venga assorbita.

Tra la riserva, generalmente a forma sferica ancor meglio a forma di pera, ed il modellato, si crea una spina di collegamento che deve riprodurre una strozzatura per accelerare la velocità di entrata del metallo fuso: come in una strettoia di un fiume, la corrente prende velocità in prossimità di una strozzatura dello spazio utile.

Per modellazioni più estese si prende in considerazione l’ ipotesi di utilizzare delle barre preformate, in cera sufficientemente rigida con geometria adatta: diritte per i quadranti posteriori ed arcuate per quelli anteriori.

Naturalmente è buona norma non deformare queste barre per adattarle alla geometria del modellato per non incorrere nel fenomeno della memoria elastica ed in una distorsione con tensione sul modellato, nella fase di raffreddamento.

[CONTINUA]

Daniele

feb 28

Questo strumento della Smile line è stata una scoperta molto piacevole: con una vibrazione della punta ad effetto “sonic” (che è intercambiabile tra una pallina in ceramica per la stesura di opachi, liner ecc ed una lancia in osso per la condensazione delle masse sulla piastra)  consente di condesare le particelle ceramiche prima della modellazione.

Fantastica la omogeneità della cottura dell’ opaco: la superficie risulta compatta e senza crepe anche su ponti molto estesi già alla prima cottura di opaco (naturalmente dopo il wash)

Anche la modellazione della ceramica presenta minori crepe dopo la cottura, e questo ai ceramisti non dispiace certamente…

Unico difetto di questo strumento….è il prezzo…ma assicuro personalmente che si ripaga già dopo pochi utilizzi…

Daniele

www.smileline.ch


  • feb 21

    Ho il piacere di presentare la prima puntata di un corso, al quale ho partecipato presso la associazione di categoria della mia città, di formazione umana nelle dinamiche di gruppi aziendali e, naturalmente, anche per laboratori odontotecnici.

    Un proverbio molto conosciuto dice che …. l’ unione fa la forza” ma spesso il concetto non è molto preso in considerazione ed il proverbio “….chi fa da se fa per tre..” sembra prendere il sopravvento.

    A mio avviso tutto dipende dalle capacità relazionali ed umane della persona preposta ad organizzare le risorse a disposizione: una azienda è lo specchio di chi la gestisce e così il bene o servizio prodotto.

    Buona lettura

    Daniele

    Un gruppo è un’ unità che dimostra aspetti diversi e superiori alla somma delle caratteristiche dei singoli elementi che lo compongono.

    Per questo ogni gruppo ha una doppia nautra:

    • è una pluralità, in quanto insieme di individui
    • è una  unità, in quanto ha caratteristiche proprie e reazioni uniformi

    Ne deriva che l’ azione di un gruppo nasce da una costante confronto dialettico fra la sua natura di intima unità e la sua natura di variegata molteplicità.

    Per gestire e controllare in modo efficace un gruppo occorre saper interagire sia con un gruppo visto come unità, sia con le singole unità che lo compongono.

    L’ opera di un team-leader deve essere l’ armonica unione di entrambi i processi: ogni componente del gruppo deve potersi sentire parte di un insieme più complesso e allo stesso tempo, salvaguardato nella sua identità.

    La strutturazione o coesione del gruppo nasce da:

    • obiettivi comuni (coesione funzionale)
    • relazione affettive (coesione emotiva)

    e genera:

    • coscienza di gruppo (uso del “noi”)
    • definizione dei ruoli e suddivisione dei compiti
    • influenza reciproca
    • possibilità di collaborazione
    • definizione di un sistema di norme comuni
    • nascita di una cultura propria di gruppo

    FORMAZIONE UMANA GLOBALE

    [CONTINUA]


    feb 12

    I MATERIALI (4 PARTE)


    Le resine fotopolimerizzanti e  materiali termoplastici

    Dopo aver parlato delle resine PMMA per la modellazione di ponti e corone in laboratorio odontotecnico, capitolo importante riveste la descrizione di resine fotopolimerizzanti e materiali termoplastici.

    Fotopolimerizzanti sono le resine che attivano la reazione di polimerizzazione mediante un fascio di luce ad altissima frequenza (4oo/600 nm) in forni appositi.

    Presentano minore retrazione e maggiore stabilità nella lavorazione ma non sono interamente calcinabili(non bruciano completamente nel forno), lasciando superfici metalliche ruvide ed irregolari; proprio per questo motivo non sono di  largo uso nei laboratori odontotecnici.


    I materiali termoplastici per modellazione sono dei fogli di plastica di vari spessori che talvolta vengono ancora usati per la riproduzione di cappette in plastica come base di modellazioni estese: pur adottando la tecnica della chiusura marginale con cere adatte all’ uso, la tecnica delle cappette termoplatiche va sempre più scomparendo per diversi motivi: tempi di preriscaldo molto lunghi per evitare contaminazioni di carbonio nel modellato, controllo volumetrico più difficoltoso (l’ espansione di presa del rivestimento non avviene nel modo ottimale) ecc.

    Prossima puntata: IMPERNIATURA

    DAniele

    feb 05

    Ecco il seguito del video precedente, dove si evidenzia il margine del moncone, con cera sottilissima.
    Buona Visione
    DAniele

    feb 01

    Questa operazione è molto importante ed è la base per una buona riuscita della precisione della corona.
    Indispensabile l’ uso di un micoscopio (nel video uso un Leica, tra i migliori per ottica, a 6x ma generalmente mi spingo anche a 9x) o almeno di occhialini ingranditori con almeno 3x.
    Occorre una fresa di forma e dimensioni adeguata ed una mano molto sicura..
    Lo scopo di questa operazione è quello di evidenziare il margine di preparazione, andando a “scartare” il gesso che corrisponde alla parte molle, al colletto gengivale.
    Molto graditi commenti o domande sull’ argomento cliccando su “COMMENTI”
    Buona visione!
    Daniele

    gen 28

    I MATERIALI (3a parte)

    Le resine

    Le resine PMMA sono materiali da modellazione molto usati per la loro proprietà stabillizzante.

    Vengono molto usate per la tecnica combinata e per le modellazioni molto estese e complesse.

    Alcune caratteristiche però rappresentano controindicazioni: la contrazione da indurimento, molto rilevante nell’ arco di tempo anche molto limitato (24 ore)

    Le cappette in resina devono essere calibrate in uno spessore più ridotto possibile ed il resto della modellazione deve essere necessariamente in cera (uno spessore troppo consistente di resina dà distorsioni della cavità interna del rivestimento a causa della variazione volumetrica nella fase di riscaldamento)

    Determinato dalla mancata espansione di presa del rivestimento causato dalla rigidità del modellato in resina, si rileva una dimensione minore degli oggetti fusi perchè la retrazione volumetrica del metallo dalla fase liquida alla fase solida non viene compensata da una espansione di presa, che inizia con il preriscaldo del cilindro.

    Molto usate sono le resine a freddo tipo Duralay e Gc Pattern resin.

    Nel mio laboratorio odontotecnico uso esclusivamente la Gc Pattern resin che presenta una granulometria ed una retrazione minore (consigliato raffreddare la resina con qualche goccia di acqua nella fase di massimo riscaldamento, e non usare quantità di materiale in eccedenza)

    Prossima puntata: le resine fotopolimerizzanti e le materie termoplastiche

    Daniele


    gen 23

    Gli incontri con i professionisti generalmente si svolgono negli studi spesso prestigiosi e ben arredati da librerie piene di volumi impolverati, da poltrone in pelle e da signorine ammiccanti con le gonne sempre molto corte..

    Ti rechi dal notaio in palazzi settecenteschi, dall’ avvocato in attico su piazza Bra, dal commercialista in uffici più moderni ed high tech…

    Che siano loro a farti visita è molto raro, anzi direi quasi impossibile.

    Quella volta accadde…

    Accadde che la nuova commercialista del laboratorio  odontotecnico 3d, volendo conoscere, toccare con mano, valutare da vicino le capacità tecnologiche e produttive del laboratorio da seguire finanziariamente, si recò, a sorpresa, personalmente a far visita ai tre fratelli ed alla loro azienda…

    Molte volte le sorprese sono belle, altre meno e qualche volta pericolose…

    Questa volta fu pericoloso..non diciamo per chi!

    Al citofono Lucio non voleva credere alle sue orecchie: la dottoressa Fabiola, commercialista incaricata, era alla porta!

    “Chi è?” disse Davide? notando gli occhi sbarrati e un pò preoccupati di Lucio..

    “La commercialista….” rispose Lucio “…cosa ci fa qui???…vai!! chiudi la porta di là” ordinò a Davide

    “Buoooona seeera dottoressa, che piaceeere vederlaaaa”

    “..buona sera signor Lucio, passavo da queste parti e mi sono decisa a venirvi a trovare; scusate se non ho chiamato ma non ho trovato una cabina telefonica per strada…”

    “Vi disturbo? ” chiese con malcelata malizia..

    Il pavimento gemeva nel sopportare le punture dei tacchi a spillo della dottoressa Fabìola  Vincenzo, 34 anni, 179 centimetri di scollature generose e gonne a spacchi  come si vedono solo sulle riviste (ma quelle non sono esseri umani veri, non esistono…questa sì..ed è davanti a noi, nella nostra tana…la tana dei lupi..)

    Il tailleur bleu lasciava intravedere quanto basta per intimidire qualsiasi uomo, ma non abbastanza per farlo sognare: la camicetta bianca lasciava pensare che i seni non fossero costretti dal reggiseno e proprio per questo miracolosamente non curanti della legge di gravità!!

    Newton per questa donna non significa nulla: una legge, quella di gravitazione universale, che vale per tutti ma non per lei..

    I due fratelli, Lucio e Davide si guardarono più volte durante la conversazione pensando:

    1. il coglione di Gianni oggi non è venuto per il mal di schiena (ben gli sta..)
    2. lo sa, questa, cosa sta facendo?
    3. speriamo non voglia vedere gli altri locali
    4. …che f…

    Le donne, è risaputo,  hanno un sesto senso : con un sorrisino carico di autostima per gli apprezzamenti subiminal-erotico ricevuti dai due ragazzi di almeno dieci anni più giovani (il linguaggio del corpo, con i suoi segnali involontari, è una lingua conosciuta da Fabiola)  come leggendo i pensieri confusi dei due ragazzi, chiese:” …MI FATE VEDERE LE ALTRE STANZE?”

    I due odontotecnici sembravano voler scomparire, smaterializzarsi all’ istante e, come spesso accade, non riuscirono a dire altro che “..si venga, le mostriamo il resto del laboratorio..”

    Si avviarono dall’ entrata, attraverso il corridoio, verso la sala gessi, la sala modellazione, il magazzino…

    “..bello, molto ben attrezzato ed ordinato… e lì cosa c’è?”

    Curiosity killed the cat era il nome di un gruppo pop degli anni ‘80…

    Lo traduciamo in la curiosità uccise il gatto…

    Indicando una porta, la dottoressa Fabiola forse si chiese il motivo della mancata apertura di quel locale ( forse lo immaginava) e, con una azione imprevedibile, impugnò la maniglia ed entrò…

    Lo stanzino era cieco e portava al bagno, un poster tutta parete di Samanta Fox e soprattutto un letto a tre piazze che copriva quasi tutta la superficie non lasciava dubbi sulla funzione di quella stanza….

    I due ragazzi, certamente un po’ acerbi ma con le idee chiarissime su come relazionarsi con le ragazze( e soprattutto con idee sulla comodità di certi momenti) arrossirono leggermente ma il loro imbarazzo si sciolse in una risata nel sentire “..e questo è lo scannatoio..” da parte di Fabiola.

    La natura è a volte  avara con qualcuno e prodiga con altri: a questa donna aveva dato bellezza incredibile, intelligenza invidiabile e, come non bastasse, simpatia trascinante, con due fossette sulla guancia che si notavano quando sorrideva..

    Alla fine di quella frase però, il suo istinto le fece girare i tacchi (il pavimento non sentiva più gli spilli, la sua visuale era ottima, beato lui) ed avviandosi verso l’ uscita ci salutò frettolosamente..

    Sono passati 22 anni da quella sera di dicembre: il  rapporto lavorativo non durò molto però ai due fratelli piace pensare che la dottoressa Fabìola  Vincenzo, oggi  56 anni, ricordi ancora quel simpatico episodio..

    I due odontotecnici non l’ hanno dimenticato e, di tanto in tanto, lo rammentano con nostalgia.

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