Scarica gratuitamente la conferenza del Dott. Miclavez IL DENTE AVVELENATO
apr 10


Caro Marcello,

non ho mai avuto il piacere di conoscerti, so che sei un  odontotecnico, collega, ma nulla più..
Nel leggere le poche righe riprese dall’ articolo dell’ Ansa, però, è come se ti conoscessi da sempre.
Non scrivo che ti sono vicino, che so cosa provi, perchè nessuno può capire cosa “sente” un altro essere umano, nemmeno se  ha vussuto  una situazione simile: ogni creatura su questo pianeta è un’ entità unica ed il dolore e la sofferenza non sono paragonabili a quello di nessun altro.
Ognuno avverte il proprio e con quello deve convivere.
La battaglia di solidarietà che si verifica in questi eventi catastrofici, si attenuerà nel giro di poco e, purtroppo, le persone che hanno promesso aiuti e ricostruzione in breve tempo (quale migliore spot elettorale si concretizza quando chi guarda è coinvolto emotivamente? e a costo zero?) tra poco saranno “in altre faccende affacendati..”, come scriveva il Manzoni nei Promessi Sposi.
Rimarranno solo i pochi volontari (Dio li benedica, ma anche loro dovranno far ritorno alle loro case) e quelli che trarranno guadagni (loro malgrado) dalla distruzione del sisma.
Resterai da solo, caro  collega odontotecnico, a cercare di recuperare quanto possibile del tuo laboratorio odontotecnico, a vedere se riesci a far funzionare la fonditrice per fondere l’ oro o se il forno per ceramica non si è rovinato irrimediabilmente..
Sono nato a Verona ma mio padre è di Lanciano, provincia di Chieti, terra meravigliosa, forte e gentile, come si suol dire..
Quando ritorno al mio paese di origine (sento il richiamo di quella terra pur avendo vissuto sempre a Verona) mi sento a casa, sento l’ amore per quei luoghi così ricchi di lavoro e dignità..
Quando riparto da Lanciano mi si stringe il cuore, a volte piango..

Per quanto possa contare,  sono vicino a te e alla tua famiglia con i miei pensieri..
Se perdessi il mio laboratorio odontotecnico, sostentamento per me e la mia famiglia, non so cosa farei.

Un abbraccio
Daniele


(dell’inviato Michele Galvan) ONNA (L’AQUILA) – Riprende in mano la pala, nel giardino pieno di detriti, e comincia a spostare le pietre, Marcello, 50 anni, nella sua bella casa di Onna violentata dal sisma. E’ forse lui, questo odontotecnico con la barba incolta e gli occhi arrossati, il primo segno della ripresa nel borgo simbolo del terremoto. La casa che aveva ristrutturato con tanto amore negli ultimi 5-6 anni, la più bella del paese, e’ probabilmente da buttare giù. Nelle pareti fresche di intonaco si aprono crepe e cedimenti.

Marcello sa che dovrà abbatterla - ”La casa era come la mia fidanzata” dice con una smorfia. Ma non vuol restare con le mani in mano. Di buona lena, mentre i terremotati del paese aspettano la visita del presidente Napolitano, Marcello sposta calcinacci e massi, e cerca di dar forma alla ”baracchetta”, il ripostiglio dei suoi cani, che stava finendo, con tanto di cornice in cotto, prima della scossa. ”Lo faccio per loro” dice, indicando Lilla, una bastardina rimasta alla catena, a far la guardia al niente. ”Altrimenti i cani me li slegano – spiega – perche’ chi passa di qua pensa che siano rimasti abbandonati e libera”.

Il cruccio di Marcello è il lavoro - ”Il laboratorio di odontotecnica, all’Aquila – dice – e’ stato molto danneggiato. Speriamo di poter continuare. Allora, forse, potrei anche ricostruire la casa. Anche se in realta’ capisci che la casa non e’ niente. Io e la mia famiglia ci siamo salvati”. Ma per gli anziani del borgo le abitazioni sono il segno dell’appartenenza a questa terra. Onna ormai e’ un sacrario civile. ”Lascino perdere le chiese – dice, seduta sotto un mandorlo Giselda, 68 anni -, ricostruiscano subito le case. Le messe si possono fare anche all’aperto, il Signore c’e’ dovunque”. Piu’ rassegnati sembrano invece Antonio e Annarita, due anziani coniugi che seduti su un muretto, sullo sfondo il Gran Sasso innevato, guardano malinconici i resti delle loro casa. ”Se abitiamo qui ? – rispondono al cronista – Abitavamo! Ora stiamo solo a guardare i cadaveri”. (ANSA)

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