Ho il piacere di lanciare l’iniziativa “La scuola in rete” dove, per gentile concessione di giovani studenti e futuri odontotecnici (lo spero molto, il nostro settore ne ha bisogno) verranno pubblicate le relazioni sui diversi argomenti di laboratorio odontotecnico, realizzate dagli studenti.
Ringrazio, per la gentile collaborazione e per la passione nella professione da lui svolta, il professor Caceffo Nicola, insegnante di laboratorio odontotecnico dell’ Istituto Statale “Enrico Fermi” di Verona.
Le relazioni non intendono dare nessuna classifica di merito ma una visibilità per la soddisfazione personale del futuro odontotecnico nonchè un’ aiuto per coloro che, nei prossimi anni, potranno attingere alla conoscenza ed esperienza ottenuta da questi ragazzi.
BUONA VISIONE
Daniele
ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” VERONA
1-Esperienza teorica a scuola
2-Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro
Fasoli Daniele Classe 3 A od.
Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie ed illustrazioni, cliccate sul link sottostante:
Anno scolastico 2008/09
1-ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA
In questa esperienza di teoria svolta in classe abbiamo imparato,passo dopo passo,le fasi di lavoro per arrivare alla fine del terzo anno ad costruire una protesi fissa. Quest’ultima è una ricostruzione parziale di uno o più elementi coronale o intracoronale che verrà cementata all’elemento dentale residuo.
Impronte e materiali da impronta
Attraverso la rivelazione dell’impronta, il clinico registra in “negativo” la “forma” della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli, così da permettere all’odontotecnico di trarre una serie d’informazioni, il più possibile attendibili, in merito alla situazione odontoiatrica del paziente. L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale allo stato “pastoso”,in un particolare strumento,chiamato portaimpronta,che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo orale della zona interessata. Per prendere un’impronta si possono utilizzare diversi materiali:
Pasta di Parigi o gesso da impronta l’utilizzo di questo materiale, a causa della propria rigidità, non è più usato per prendere l’impronta delle arcate dentarie, ma viene utilizzato per la saldatura d’elementi protesici.
Materiali termoplastici sono venduti in fogli che messi in acqua calda (55/65°C)si rammolliscono. Vengono distinti in resine, cere e gomme. Sono costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze tra le quali resine naturali ricavate dalle conifere. Sono utilizzati per:
-ottenere impronte di piccole cavità di denti nei quali verranno realizzati gli intarsi;
- rilevare impronte di denti singoli;
-realizzare portaimpronta individuali presso lo studio odontoiatrico.
Pasta a base di zinco ed eugenolo è un materiale di elevata precisione, reperibile sotto forma di due masse. La prima composta da ossido di zinco(80%)e la seconda è composta da eugenolo(56%).Per renderla pastosa si aggiunge farina fossile e talco. Queste paste possono venire impiegate per la rivelazione di impronte e per la ribasatura delle protesi mobili.
Alginato o idrocolloide irreversibile è un materiale in polvere. Addizionato all’acqua si trasforma in una pasta che indurisce in circa due minuti. Deve essere trasportato in un contenitore umidificato e consegnato all’odontotecnico nel minor tempo possibile per la colatura a causa delle contrazione che subisce per il rilascio dell’acqua. Con questo materiale si può ricavare: modelli studio,protesi provvisorie,apparecchi ortodontici e costruzione di protesi parziali.
Idrocolloide reversibile,tramite la bollitura e il successivo raffreddamento dell’agar-agar,alga marina rossa,si ottiene una gelatina che viene commercializzata allo stato solido(bastoncini).L’acqua compone il materiale per circa l’85%. Il passaggio dallo stato “solido” a quello “viscoso”avviene in apposite macchine alla temperatura di circa 60°C(mentre il processo inverso avviene tra i 30°C e i 40°C).Hanno caratteristiche e densità diverse. Il pregio dell’idrocolloide è la precisione:la sua delicatezza tuttavia ne limita l’uso alla rivelazione di impronte di cavità preparate per intarsi,di impronte per protesi fisse e alla duplicazione dei modelli in laboratorio;
elastomeri, si trovano in vendita sotto forma di due paste(pasta base+catalizzatore).Per la rivelazione delle impronte generalmente vengono usate due masse viscose di diversa viscosità. Questi materiali sono detti siliconi.Gli elastomeri hanno il vantaggio di possedere una più elevata compatibilità con la maggior parte dei materiali di sviluppo. Vengono usati per la rivelazione di impronte e si possono riprodurre più volte.
Materiali da sviluppo e sviluppo dell’impronta
Uno tra quelli più comune usati di materiali da impronta è il gesso. Quest’ultimo viene raccolto nelle cave perché è un materiale naturale. Poi viene portato nelle raffinerie dove lo espongono a temperature molto alte tra i 110-120°C,per toglierli tutta l’acqua. In seguito viene macinato e così si trasforma in fosfato di calcio emi-idrato poi viene confezionato e venduto. Questo processo di macinazione e riscaldamento viene detto calcinazione. La diversità fisico-chimiche dei vari prodotti presenti sul mercato,si ottengono variando alcune caratteristiche del processo di calcinazione. Ad esempio se si mette in forno a 110°C direttamente a contatto con l’aria si ottiene un gesso tenero,detto emi-idrato beta invece se la calcinazione avviene in presenza di vapore acqueo il gesso è più duro e viene detto emi-idrato alfa.
TIPI DI GESSO:
1° classe:gessi teneri per impronte(o gessi di Parigi per impronte),costituiti in maggioranza da solfato di calcio emi-idrato beta,si utilizza per saldature di parti in metallo;
2°classe:gessi teneri per modelli, formati da emi-idrato beta raffinato,sono bianchi e servono per fare modelli studio e modelli su articolatore;
3°classe:gessi duri per modelli, formati da emi-idrati alfa,sono gialli e servono per i modelli lavoro e per protesi lavoro;
4°classe:gessi extra duri,costituiti da alfa-modificato extraduro, e servono per modelli speciali e protesi fisse.
RAPPORTO DI MISCELAZIONE
La durezza del gesso cambia con la quantità di acqua che viene aggiunta alla miscelazione,che è indicata dalle case produttrici.
Valori indicativi del rapporto di miscelazione del gesso
Tipi 1-2 45-60 ml acqua 100 g polvere
Tipo3 27-36 ml acqua 100 g polvere
Tipo4 20-25 ml acqua 100 g polvere
SISTEMA DI SVILUPPO DELLE IMPRONTE
Ci sono,come già visto,diversi sistemi di preparazione delle impronte ognuna per le diverse preparazioni protesiche,e di conseguenza sono diverse le tecniche di sviluppo dei modelli. Il materiale necessario per lo sviluppo delle impronte è:scodella,spatola per gesso,pennellino o strumento sottile per permettere di colare il gesso nei più piccoli particolari,coltello da gesso,seghetto per gesso,miscelatore sottovuoto,vibratore e squadramodelli.Come già detto più volte l’operazioni principali all’arrivo dell’impronta è la disinfezione della stessa nel rispetto di una normativa sanitaria europea.
Operazioni fondamentali per lo sviluppo di una impronta:
-indossare i D.P.I. necessari(camice,guanti);
-risciacquare l’impronta sotto acqua corrente e disinfezione con una soluzione igienizzante;
-asciugarla delicatamente con aria evitandone la rottura;
-preparare gli strumenti necessari(scodella, spatola e quantità di gesso secondo le dosi consigliate );
-iniziare la miscelazione avendo precedentemente dosato l’acqua;
-con l’aiuto di una base vibrante(vibratore)iniziare a colare il gesso da una parte dell’impronta e con uno strumento appuntito direzionare con cura la miscela di gesso nelle parti più sottili;
-a seconda della tecnica utilizzata lo zoccolo sarà libero o inglobato in una base preformata in plastica o gomma;
-lasciare indurire l’impronta per almeno 30 minuti al fine di permettere la fine della reazione di presa;
-a gesso indurito “smodellare” l’impronta tirando quest’ultima con forza;
-squadrare il modello con l’attrezzo analogo con il metodo alla francese cioè con lo zoccolo del modello arrotondato per il modello mobile invece per quello fisso si utilizza il metodo americano cioè con spigoli vivi.
Sistemi di sviluppo delle impronte:
Il sistema pindex, tale metodo prevede la colatura parziale dell’impronta, al fine di ottenere un impronta a ferro di cavallo. All’indurimento di quest’ultima il modello viene tolto dall’impronta e allora si procede allo foratura, con la rispettiva macchina chiamata foragessi, che forerà nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili e alle ritenzioni per le zone non da sfilare. A questo punto vengono fissati nei fori i perni in ottone senza spillo e ritenzioni,utilizzando collante o cemento-resina. Si procede al bordaggio (boxing) dell’arcata utilizzando preformati in cera,si isolano i perni con isolante gesso-gesso,un inserimento della cera spia o di appositi tappini in gomma che servono per individuare i perni onde di causare danneggiamenti durante la squadratura,durante la sezionatura dei monconi e di favorire l’estrazione del segmento del modello sezionato da sfilare. Infine si effettua la colatura dello zoccolo. Il sistema a perni a spillo viene eseguito posizionando i perni nell’impronta al centro del moncone. Si effettua anche qui una colatura parziale dell’impronta. All’indurimento si isolano i monconi con isolante gesso-gesso si impiega la cera spia o tappini e si procede alla colatura dello zoccolo. Questo metodo si differenzia dal pindex oltre che i perni vengono inseriti nell’impronta dal fatto che il modello venga sempre lasciato nell’impronta senza toglierlo mai.
Sistema basette preformate, questo sistema consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto plastico. Le due parti vengono unite immediatamente prima che inizi la fase di presa. Tale operazione permetterà, in seguito, la scomposizione del modello favorendo le successive lavorazioni.
Preparazione monconi:
Avendo portato a termine lo sviluppo dell’impronta con la realizzazione del modello dobbiamo svolgere la preparazione dei monconi. Per prima cosa bisogna sezionare i monconi, con l’impiego di un seghetto o di un disco posto sul micromotore. Poi si mette la lacca spaziatrice che sostituisce lo spazio dove successivamente andrà posto il cemento. Si effettua la cappetta che è un piccolo cappuccio di cera plastica o metallo che rivestono i monconi.
L’articolatore e la gessatura dei modelli in articolatore
L’articolatore è uno strumento di laboratorio che riproduce i movimenti inverosimili di lateralità, apertura e chiusura della bocca. Il movimento di lateralità è detto a valore medio quando l’escursione del condilo,all’interno della fossa glenoide,lateralmente a destra e sinistra è di 15°. Prima dell’ingessatura in articolatore l’odontoiatra prende il rapporto di occlusione tra le due arcate tramite il foglio di cera (di centrica). L’occlusione sarà centrica(maggior numero di contatti fra i denti). Oltre all’occlusione centrica è importante fare un’altra registrazione: nella relazione centrica il condilo è nella posizione più retrusa nella fossa glenoidea. Se mancano i denti e allora abbiamo un modello edentulo non è più possibile rilevare l’occlusione centrica, ma si può rilevare la relazione centrica. Questo è importante per fornire all’odontotecnico l’esatta posizione delle arcate in articolatore. Un’altra informazione che fornisce il dentista all’odontotecnico è la rispettiva classe si Angle del paziente. Questa classificazione ortodontica è composta da tre classi fondamentali. Si riferisce ai soggetti dentali, che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori. Descrizioni classi:
1° classe o normo occlusione: la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore;
2°classe o progenismo: la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore;
3°classe o prognatismo: : la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
Tipi di articolatori:
Quello che normalmente usiamo noi è l’articolatore a valore medio che riproduce i movimenti di apertura e chiusura e lateralità di 15° grazie all’escursione del condilo nella fossa glenoide. E’ costituito da due branche, una superiore e una inferiore, molle o viti, e connesse da un doppio snodo, o cerniera, che simula l’articolazione temporo-mandibolare.
Un altro tipo di articolatori sono gli occlusori che sono strumenti per il fissaggio di modelli in antagonismo e compiono solo i movimenti di apertura e chiusura.
C’è l’articolatore a valore individuale che ha la possibilità di regolare il movimento di lateralità registrato sul paziente e riportarlo quindi sull’articolatore. La gessatura dei modelli di questo articolatore viene eseguita in 2 fasi per ridurre l’espansione del gesso interponendo tra le due miscele di gesso una spugnetta umida.
Fasi della gessatura in articolatore del modello sono:
-squadratura del modello a 45° svasato;
-isolare il modello con isolante gesso-gesso (vaselina);
-fissaggio del modello superiore sul piano occlusale del A.V.M. tramite cera collante;
-miscelazione del gesso di secondo o terzo tipo e la gessatura o fissaggio del modello;
-rimozione del piano occlusale dell’A.V.M. e si fissa la piastrina sulla branca inferiore;
-fissaggio del modello inferiore a quello superiore per mezzo della cera di masticazione (chiave di chiusura tra le due arcate);
-capovolgere il modello per facilitarne la gessatura e in seguito alla preparazione della miscela tra gesso e acqua ingessare il modello inferiore;
-rimozione della cera dalle arcate per mettere la rimozione di modelli. Divisione dei modelli dalle basi in resina e squadratura di quest’ultime.
C’è da ricordare che come ogni strumento di laboratorio l’articolatore và mantenuto in perfette condizioni, pulire dopo ogni lavoro le parti meccanizzate come viti e piastrine e non usare la vaporizzatrice per le parti verniciate per evitarne la “sverniciatura”.
MODELLAZIONE DEGLI ELEMENTI IN CERA
Per eseguire la modellazione degli elementi usiamo una cera per modellare. Queste cere trovano impiego nella modellazione di protesi da trasformare in metallo o resina.
Le cere per fusioni: sono un miscuglio di cere che sono di tante specie ognuna per un utilizzo diverso. La caratteristica principale che deve avere una cera per fusione è che nel raffreddamento deve avere un basso coefficiente di contrazione e quando viene fusa non deve lasciare residui all’interno dello stampo perché al momento della fusione il metallo introdotto nella cavità verrebbe inquinato. Ci sono degli accorgimenti che bisogna ricordarsi nell’utilizzo di queste cere che sono: non superare la temperatura di fusione, usare tipi di cera nelle diverse stagioni, d’inverno si usa una cera morbida invece d’estate una cera più rigida.
Modellazione secondo il metodo goccia a goccia:
La modellazione goccia a goccia si tratta di una modellazione estremamente funzionali nelle quali la cera viene applicata in fasi successive ben definite. Payne sviluppò inizialmente un sistema per la ceratura gnatologica, giungendo alla realizzazione della zona occlusale secondo un preciso schema di controllo dell’applicazione della cera. In seguito, Lundeen perfezionò ulteriormente la sistematica di Payne, variandola e aggiungendovi l’impiego di cere cromatiche:ad ogni particolare anatomico della superficie occlusale da ricostruire, corrispondevano cere di colore diverso. Le tecniche di Lundeen e Payne ancora largamente usate prevedono l’occlusione dente a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quello di due denti antagonisti. P.K.Thomas ,invece,autore di un’altra tecnica di modellazione,oltre che di fortunata seria di strumenti idonei alla sua realizzazione,definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginali alle fosse del singolo dente antagonista,realizzando così un’occlusione tra singoli denti,detta dente a dente. Per questa tecnica, che noi usiamo a scuola,si procede costruendo tutti i coni delle cuspidi ,iniziando con le cuspidi linguali superiori e vestibolari inferiori. Si passa alla costruzione delle creste marginali e poi si completano i contorni assiali vestibolari e linguali. A questo punto si aggiungono le creste triangolari. La modellazione occlusale è completata con il riempimento dell’anatomia supplementare.
FUSIONE
Per trasformare i modellati in cera in modellati in metallo si usa la tecnica a cera persa. Le principali fasi sono:modellare gli elementi in cera mancanti, il quale viene inglobato in una massa refrattaria, analoga al gesso,che si chiama rivestimento che lo circonda completamente. Si provoca quindi lo scioglimento della cera in un forno,e nella cavità formatasi si introduce del metallo fuso,cioè allo stato liquido,spingendovelo con forza centrifuga.
Particolarità del modellato in cera:
• Modellato e tavolo occlusale;
• Bordi di chiusura(a coltello) ;
• Spessore non inferiore al 0,3mm;
• Saldatura tra elementi omogenei;
• Elementi di ponte sciacquabili;
• Scavatura della faccia vestibolare e applicazione palline ritentive.
Applicazione perni di colata:
-Il perno deve essere sempre posto nella sezione più voluminosa del modellato;
-Il punto di fissaggio del perno di colata,e il suo asse,devono sempre permettere al metallo introdotto nella cavità del modellato senza deviazioni rispetto al punto di penetrazione;
-L’angolo di inclinazione più favorevole per fissare un perno,oltre alla buona capacità analitica dell’operatore,è normalmente di 45° rispetto al piano del tavolato occlusale;
-Se si utilizza una nutrice sferica,essa deve essere posta accanto al modellato,a una distanza on superiore alla misura della circonferenza della mandata.
Tipo di cilindro utilizzato:
cilindri in metallo:fungono da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento e durante le successive operazioni di fusione. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, tali cilindri vengono rivestiti internamente di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido (fibra ceramica). I cilindri metallici sono dotati di buona termo staticità: le pareti metalliche consentono infatti, durante la fusione, il mantenimento della temperatura raggiunta in forno.
Posizionamento del modellato nel cilindro:
Il modellato va posto nel centro termico cioè nella zona che raffredda per ultimo,essa potrà così sfruttare al massimo le temperature raggiunte dal nucleo centrale della massa e svolgere al meglio la propria funzione;il manufatto in cera invece va posto superiormente del centro termico e deve rimanere sotto la sommità della massa refrattaria di circa 3-7 mm.
Preparazione al cilindro:
• Montare i perni di colata sul modellato e pesare tutta la parte in cera per sapere il peso del futuro uso del metallo;
• Fissare le spine alla base conica del cilindro;
• Si mettono le palline ritentiva e lo spray (debublizer) che è il riduttore di tensione che ha il compito di far scivolare meglio il materiale di rivestimento sul modellato;
• All’interno del cilindro poniamo un foglietto in fibra di ceramica, che funge da ammortizzatore durante l’espansione di presa;
• Colare il materiale di rivestimento all’interno del cilindro e introdurlo in una pentola sotto pressione.
Materiali da rivestimento:
legante gessoso: – polvere più acqua distillata o demineralizzata;
- fusione di leghe nobili;
- trattamento termico lungo;
- utilizzato per cilindri in metallo;
legante siliceo: – polvere predosata ;
- utilizzato per leghe nobili;
- trattamento termico con intervallo di fusione;
- utilizzati per cilindri in metallo;
legante fosfatico: – polvere predosata più liquido di miscelazione;
- utilizzato per fusione di leghe nobili e non nobili;
- trattamento termico rapido;
- utilizzato per cilindri ad espansione libera;
Inserimento in forno ed fusione:
Dopo l’indurimento del materiale di rivestimento,fase che dura circa 1 ora, si mette il cilindro e il crogiuolo che servirà per la fusione in forno. Arrivati alla temperatura prestabilita si prende il metallo pesato attraverso l’operazione peso del corpo in cera per il peso specifico della lega e lo si mette nel crogiuolo e attraverso il cannello si fonde portandolo allo stato liquido e successivamente si inoltra,dopo aver estratto il cilindro e averlo messo sulla rispettiva staffa della centrifuga dal forno, in quest’ultimo attraverso una spinta centrifuga.
Al raffreddamento del metallo il materiale di rivestimento viene rimosso e si procede al decapaggio e alla sabbiatura del manufatto. A questo punto si tagliano le spine con un disco separatore. Per evitare il deterioramento del modello originale,le operazioni finali (verifica delle chiusure,gommatura e lucidatura con spazzolino e paste lucidanti)possono essere fatte su un duplicato.
DISTINZIONE E CARATTERISTICHE PROVVISORIO
Con il termine protesi provvisoria si definisce la protesi temporanea, atta a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo protesico definitivo.
Il provvisorio infatti ha:
-la funzione diagnostica:è a questo tipo di protesi che è di fatto delegato il monitoraggio delle deficienze del sistema gnatologico del paziente;
-può offrire al tecnico un ambito di sperimentazioni di varie soluzioni estetiche e funzionali ancora prima che il clinico effettui la preparazione dei denti pilastro;
-in campo riabilitativo alcuni provvisori ripristinano la corretta funzione di disclusione dei denti anteriori,restituendo il giusto assetto all’articolazione temporo-mandibolare;
-salvaguarda i denti limati, on devitalizzati, dagli stress termochimica;
-protegge i tessuti molli dai carichi masticatori;
-impedisce la migrazione e/o estrusione dei denti preparati e di quelli antagonisti. Inoltre protegge le preparazioni, contenendo la gengiva.
Si distinguono in tre tipi di provvisorio:
• Provvisorio immediato, realizzato dal tecnico su un modello ottenuto da un’impronta rilevata dal clinico prima della preparazione dei monconi.
• Provvisorio tradizionale, realizzato su un modello ottenuta da un’impronta dei denti già preparati.
• Provvisorio armato, dispositivo temporaneo,anch’esso realizzato su un modello di denti preparati, ma dotato, di un rinforzo metallico fuso che gli permette di stazionare a lungo nella bocca senza rompersi o deteriorarsi.
Realizzazione di un provvisorio presso mascherina:
In seguito ad aver sviluppato le impronte e aver ingessato i modelli in articolatore si procede
con l’isolamento del modello superiore con l’isolante gesso-cera e con la modellazione degli elementi ricercandone la simmetria, ripristinando le corrette altezze di tutti i denti dell’arcata superiore. Inoltre al fine di conferire maggior robustezza al manufatto, vengono resi più spessi i punti di contatto,viene garantito un omogeneo spessore dei colletti, i quali vengono modellati di dimensione leggermente maggiori. Il modello viene immerso in acqua fredda e in seguito, sui denti, viene quindi realizzata una mascherina in silicone da laboratorio. Eliminata la cera con immersione in acqua bollente, l’impronta viene separata dal modello d entrambi sgrassati per mezzo della vaporizzatrice. Per una buona estrazione “in futuro” del provvisorio la superficie dei monconi viene rivestita con un sottile strato di cera bianca (che non lascia depositi di colore e che non deve interessare la zona di chiusura). Si isola quindi il modello con isolante gesso-resina. Diversamente da quanto avviene nella lavorazione con la muffola, la stratificazione delle masse di resina avviene in un’unica stesura, consentendo di eseguire una sola cottura, con notevole risparmio di tempo. Infatti, stabilito il colore da utilizzare, nel rispetto delle indicazioni fornite dal clinico, la massa di resina viene miscelate con l’apposito liquido. In seguito viene zeppata la mascherina di resina e in seguito si mette in cottura per circa 10 minuti. Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, e, levato il provvisorio da modello si possono vaporizzare entrambi. Per evitare di deteriorarli con la fresa durante la rifinitura, si evidenziano con una matita i bordi di chiusura del colletto. Le frese normalmente utilizzate per la rifinitura sono: fresone in metallo per la sgrossatura iniziale, punta montata per rifinitura, disco horico, punte metalliche al tungsteno, punta montata, fresa a fessura. Tramite la pulitrice il provvisorio viene lucidato, dapprima con pomice in polvere miscelata con acqua, successivamente con apposito liquido lucidante.
Macchinari utilizzati:
Nella colatura dell’impronta abbiamo usato il vibratore che è una macchina che riproduce una più o meno leggera vibrazione di un piano di appoggio, facilita, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di rivestimento.
Per la squadratura dei modelli in seguito abbiamo utilizzato la squadramodelli che è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una mola,che serve a rendere piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.
Per la disinfezione e la pulitura del lavorato usiamo la vaporizzatrice che è una macchina che producendo vapore saturo ad alta temperatura e sotto pressione, viene utilizzata per pulire, sgrassare e detergere sia la protesi, sia i modelli.
Nella preparazione dei monconi e per il lavoro sulla protesi si usa il micromotore che ha una velocità di rotazione che può oscillare dai 1500 ai 50.000 giri/min. è pertanto possibili,con gli adatti utensili (frese, dischi, ecc.), rifinire e lucidare qualsiasi tipo di protesi in resina o in metallo.
Il mixer sottovuoto è un’ apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, consolle di comando, moto riduttore, piano vibrante, tazze di muscolazione e coperchio con spatola.
Un altro apparecchio che ci serve per la fusione è il forno per il riscaldamento del cilindro. Per tale operazione esistono due tipi di forni a gas o elettrici, ma i più usati nei laboratori odontotecnici sono gli elettrici. Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono:
-un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolazione automatica della temperatura;
-una camera,le cui pareti sono di materiale refrattario(per sopportare le alte temperature),dove va posto il cilindro;
-un pirometro,per la lettura della temperatura,generalmente in gradi Celsius.
Questo macchinario, oltre a riscaldare il cilindro per l’eliminazione della cera, viene usato per il riscaldamento del crogiuolo.
Per fondere il metallo ci sono due tipi di macchine:a induzione o a cannello quella che noi abbiamo utilizzato. La fusione con il cannello sfrutta la fiamma che si genera dalla combustione di un gas con l’ossigeno, entrambi contenuti in apposite bombole reperibili in commercio. I gas generalmente utilizzati per la fusione di leghe sono il gas metano e il gas propano. Questa macchina viene usata per fare fondere la lega, e richiede molta esperienza da parte dell’operatore, il quale dovrà essere in grado di valutare la temperatura a cui è stata portata la lega guardando la colorazione di quest’ultima e quando è arrivato al punto desiderato, attraverso la centrifuga,deve inoltrare la lega nel cilindro.
A questo punto bisogna utilizzare la sabbiatrice. Questa macchina ha lo scopo, attraverso un getto d’aria che lancia sui manufatti delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo, di asportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderenti alla superficie del pezzo colato.
Infine usiamo la pulitrice che è una macchina utilizzata in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo, eccezion fatta per le leghe al cromo-cobalto e gli acciai, per i quali è preferibile la lucidatura anodica. Tale macchina è dotata di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore.
2-Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro
Grazie ad un progetto della regione, ho potuto confrontare le mie conoscenze teoriche e pratiche con il mondo del lavoro. I professori di laboratorio “Caceffo Nicola” e la professore di disegno e modellazione “Masin Marisa” hanno contribuito alla riuscita di questo progetto costruendo un programma, e contattando un sacco di laboratori per riuscire a dare un luogo dove tutti potessero lavorare. Questa esperienza è durata 15 giorni divise in due fasi la prima che andava dal 7 al 16 gennaio la seconda dal 2 al 10 febbraio. La mia esperienza la ho vissuta in un laboratorio di Valgatara che si chiamava “Erregi”che era di Avesani Gaetano e Damoli Renzo. L’esperienza aveva lo scopo di provare a lavorare in un laboratorio vero, cioè fuori da scuola, facendoci imparare nuove tecniche e/o perfezionare le nostre facendo una protesi fissa. Prima delle vacanze di natale i professori e i responsabili della regione avevano fatto una riunione per parlare del lavoro a cui dovevano sottoporci e in secondo momento siamo intervenuti anche noi conoscendo i propri tutor.
Il primo giorno sono arrivato con un po’ d’ansia data dal fatto che, a differenza di alcuni miei compagni,io non avevo mai avuto l’occasione di lavorare in un laboratorio che fosse al di fuori dell’ambito scolastico. Devo dire anche se mi sono trovato molto bene, e ho avuto anche una buona comunicazione con il mio tutor e il suo socio sullo sport, che avevo paura di sbagliare e percui certe volte mi bloccavo aspettando il sostegno del tutor. Durante questo progetto ho svolto tutti i traguardi che mi ero prefisso io e che aveva dato come suggerimento la scuola cioè eseguire lo sviluppo e la successiva ingessatura dei modelli in articolatore. Costruire il provvisorio in resina, fare una protesi fissa(metodo weener) e il successivo rivestimento estetico in resina. Intervallati alla pratica ci sono stati anche momenti teorici dove il tutor mi ha spiegato il lato estetico della modellazione, come mettere i perni o spine, come si effettua la lavorazione della faccetta estetica. In questi giorni ho notato come fanno le ceramiche e mi ha colpito come venivano poste e mescolate le paste per arrivare al giusto colore del dente.
Fasi svolte nella realizzazione del lavorato:
Preparazione modelli e realizzazione provvisorio.
Al mio arrivo in laboratorio,inizialmente, ho rilevato da un modello delle impronte usando l’alginato all’interno di un cucchiaio individuale. Dopo aver rilevato le impronte le ho sviluppate usando gesso bianco di tipo 3 che utilizzerò per la costruzione del provvisorio. Dal modello ho rilevato un’altra impronta superiore che successivamente la ho sviluppata in gesso di tipo 4(tropic exes) in acutrak per realizzare la protesi fissa con un ponte che comprenderà un canino e un ponte dal premolare(14)al molare(16) compreso. Dopo che si è indurito il gesso bianco delle impronte per il provvisorio, le ho squadrate con il metodo francese cioè senza angoli, immerso in una soluzione di fosfato al 2% per far diventare il gesso più liscio e in seguito li ho ingessati sempre con gesso di tipo bianco. Al termine della fase di presa del gesso il mio tutor mi ha spiegato le tre preparazioni dei monconi a cainfer, a spalla e a finiere e me le ha mostrate realizzandole sui tre rispettivi denti canino, premolare e molare. Alla fine di questa preparazione ho iniziato a modellare i denti usando l’isolante gesso-cera e una cera bianca usando il metodo goccia a goccia. Al termine della modellazione e il seguente controllo e ritocco del tutor ho eseguito la mascherina con il silicone e il proprio catalizzatore la abbiamo posta sul modello coprendo sia la parte vestibolare sia quella linguale dall’incisivo centrale fino al secondo molare con gli elementi modellati per prenderne la copia. All’indurimento di quest’ultima, e dopo aver tolto i denti dalla mascherina, il tutor mi ha mostrato il proprio metodo facendo due inserzione a “v” sotto la linea del colletto dei denti. Ho isolato con isolante gesso-resina e ho messo la resina all’interno della mascherina e la ho compressa sul modello,dove dalle inserzioni a “v” eseguite in precedenza uscirà la maggior parte di resina e l’altra uscirà dai lati della mascherina consentendo di verificare così che la resina sia arrivata in tutti i punti. Ho messo il tutto a cuocere per circa 10 minuti. A fine della cottura con le frese e con l’aiuto del socio del mio tutor ho rifinito il provvisorio e ho svolto la lucidatura con la rispettiva macchina.
Realizzazione di una protesi fissa.
Lasciando fissato il modello inferiore perché mi serve solo per la giusta occlusione tra le due arcate ho fissato in articolatore il seguente modello della protesi fissa in acutrak. Dopo l’indurimento del gesso ho tolto il modello dall’articolatore, ho realizzato con un seghetto il modello a monconi sfilabili. Ho messo sui monconi la lacca spaziatrice, dopo aver isolato con il metodo a mano come certi hanno fatto a scuola ho creato le cappette e tutto questo sarà lo spazio dove verrà posto il cemento .Ho iniziato a modellare con cera verde, dove in questo momento il tutor mi ha dato anche delle indicazioni morfologiche e estetiche sui denti. Alla conclusione della fase di modellazione dopo aver controllato le particolarità che deve avere il modellato per la fusione e il rispettivo controllo e sistemazione del tutor sul lavoro, ho scavato la faccia vestibolare fino alla cappetta dove i denti avevano i monconi e nell’elemento a ponte ho eseguito una scavatura a cassetta fino alla faccia linguale lasciando circa 1 mm di spessore in cera. Poi ho eseguito la radiatura o il diccing cioè la messa in evidenzia dei colletti anche qui il tutor all’inizio mi ha spiegato che la radiatura viene fatta successivamente alla modellazione per vedere come eseguire il modellato rispetto alla gengiva. Al termine della radiatura ho messo un liquido indurente per il gesso per far rendere più duri i colletti .Con una cera a bassa contrazione termica ho rifinito i bordi di chiusura. Poi ho montato le spine o canali di colata sulla cuspide mesio-linguale del molare, una tra il premolare”elemento a ponte” e l’altro premolare e uno tra il premolare e il canino per cercare di rovinare il minor possibile i denti in cera. Un’altra indicazione del tutor è stata sul posizionamento delle spine come precedentemente detto e sulla forma di quest’ultime cioè curve che portano il modellato spostato verso il bordo del cilindro le quali permettono una miglior entrata della lega e fermano,grazie alla curvatura prima del modellato, un’eventuale porosità fuori dal modellato. Ho pesato le spine e gli elementi in cera, e in seguito ho fissato il tutto sulla base del cilindro e ho messo le palline ritentive e invece di utilizzare come a scuola il debublizer ho utilizzato il dippol che è sempre un riduttore di tensioni che serve per fare scorrere meglio il materiale di rivestimento sul modellato. A questo punto ho colato il materiale di rivestimento (cristoballite) che è un legante gessoso nel cilindro in metallo e il tutor lo ha introdotto in una pentola sotto pressione. Poi lo abbiamo messo nel forno, dove abbiamo messo anche il crogiuolo per il rispettivo preriscaldo. Arrivati alla rispettiva temperatura abbiamo inserito la giusta lega “phanton metal” il tutor ha fuso con la macchini per fusione a cannello. Appena fuso dopo circa un minuto abbiamo immersoli cilindro in acqua dove il materiale di rivestimento si è spaccato e ho estratto la fusione. A questo punto ho decapato gli elementi fusi con acido e li ho sabbiati attraverso l’uso della sabbiatrice .Ho tagliato le spine e ho svolto con l’aiuto del socio del tutor la rifinitura e la lucidatura del modellato usando il sasso marcio, il rossetto e la gomma.
Resinatura estetica
Finita la lucidatura degli elementi fusi il tutor mi ha mostrato sul primo dente come si applica la massa opaca e in seguito la ho messa anche sugli altri denti. Finito di applicare la massa smalto e dopo averla cotta per 10 minuti nella macchina fotopolimerizzante ne ho impiegato un altro strato e lo ho rimesso a cuocere per 10 minuti. A questo punto ho messo la massa dentina riproducendo la forma morfologica dei denti, naturalmente nella parte vestibolare, lasciando sulla parte incisale dei denti una forma di mezza luna con meno massa perché ci andrà posto la massa smalto. In seguito ho messo la massa smalto e ho posto il rispettivo liquido su tutte le facce .Lo ho messo in cottura per 40 minuti. Lo ho rifinito e lucidato,sempre con l’aiuto del tutor. A questo punto ho realizzato la protesi in metallo con il rivestimento estetico sulla faccia vestibolare
Dopo questa esperienza ho acquisito un po’ più di manualità e ho rafforzato le procedure svolte a scuola per il motivo che le ho ripetute più o meno uguali. Ho trovato delle difficoltà nel modellare perfettamente i colletti della protesi fissa per il fatto che una volta finiti di modellarli e attaccato tutti i denti del ponte insieme, ho tolto gli elementi in cera dal modello e li ho in seguito rimessi rendendo così quest’ultimi imprecisi. Così il tutor mi ha spiegato che una volta modellato i colletti e attaccati i denti tutti insieme vanno sollevati e messi direttamente nel cilindro. Un altro problema che mi era accaduto in precedenza della modellazione per la protesi fissa, cioè sul provvisorio, era che mi era venuta una bolla quando ho colato la resina nella mascherina e ho dovuto allora fare una riparazione sul provvisorio.
Sono stato soddisfatto sulla valutazione che mi ha dato il mio tutor e sulle conoscenze acquisite. Devo ringraziare la scuola e tutte le persone che hanno contribuito sulla realizzazione di questo progetto e perciò hanno potuto farmi vivere questa esperienza. Mi sono molto divertito,e mi è piaciuto e spero che molti ragazzi in un futuro come me potranno fare quello che ho fatto io. Io sono stato d’accordo sul fatto di farlo in due fasi per il fatto che abbiamo potuto così ripassare le materie scolastiche senza che andasse tutto perduto. Spero di non essere stato d’intralcio al lavoro del laboratorio e devo solo ringraziare il tutor e il socio per la loro disponibilità nei miei confronti e la disponibilità dei professori di passare in tutti i laboratori per controllare il nostro lavorato.
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