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mag 15

ISTITUTO PROFESSIONALE STATALE ENRICO FERMI

VERONA

Eleonora Fantoni

fantoni eleonora

Indice

Esperienza teorica a scuola Pqg 1

Modello

Sviluppo del modello

Sistema delle basi preformate Pag 2

Sistema pindex

Articolatore Pag 3

Montaggio in articolatore Pag 4

Modellazione di denti singoli

Classificazione di Angle Pag 5

Preparazione del cilindro in metallo

Fusione Pag 6

Provvisorio Pag 7

Alcuni strumenti utilizzati Pag 8-9

Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro Pag 10

Se vuoi visualizzare la relazione completa di immagini clicca il link sottostante

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Fusione e saldatura

Fantoni Eleonora classe 3 A od
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L’obiettivo finale del programma di III inerente al laboratorio di odontotecnica,è la realizzazione di una protesi fissa .

Esperienza teorica a scuola
Nei primi mesi dell’anno scolastico ci siamo impegnati nella realizzazione di un provvisorio in resina. Il tempo complessivo del lavoro è stato diviso in due fasi: una iniziale, volta  allo studio teorico preparatorio condotta in classe, l’altra invece svolta in laboratorio e consistente nell’esecuzione pratica.

MODELLO
Il modello è la riproduzione dell’arcata dento-alveolare del paziente che si ottiene con la colatura o sviluppo dell’impronta .
Il modello si divide in due parti :

1) parte anatomica riproduce la frazione della bocca comprendente i denti strutture orali dell’interesse odontotecnico.

2) zoccolo o base: serve a sostenere la parte anatomica del modello. Può essere di tanti tipi, es in plexiglas ecc..
Il materiale che ho utilizzato per lo sviluppo del modello è il gesso, componente basilare delle lavorazioni odontotecniche. Si trova in natura nelle cave, prima di utilizzarlo però bisogna fare una lavorazione  speciale chiamata calcinazione : il gesso viene macinato ad una temperatura che va  da 110 gradi centigradi a 120 gradi centigradi che lo riduce in polvere. Togliendogli l’acqua si ottiene così il solfato di calcio emi-idrato, viene chiamato così perché non contiene più acqua .
.
Ogni tipo di gesso ha rapporti diversi di miscelazione infatti la durezza del gesso dipende dalla quantità di acqua che viene aggiunta nella fase della miscelazione , i gessi più duri vengono miscelati con poca acqua mentre quelli più pastosi vengono miscelati con tanta acqua .
Quindi quando utilizziamo le scodelle di gomma oppure quelle in plastica dobbiamo controllare che siano ben asciutte e che dentro non ci sia dell’acqua perché anche con poco può cambiare la durezza del gesso .
Nel nostro caso misceliamo 27-37 ml di acqua con 100 di polvere .

SVILUPPO DEL MODELLO

Complessivamente lo sviluppo dei modelli colatura avviene nel seguente modo : Si misura con un misurino la quantità di acqua che serve , si  versa in una scodella di gomma;  si aggiunge la giusta quantità di polvere di gesso (anche il gesso viene misurato con una bilancia ); L’impasto va effettuato  con un miscelatore sotto vuoto per evitare eventuali creazioni di bolle d’aria nella massa dell’impasto; oppure viene effettuata la miscelazione a mano con una spatola per circa un minuto fino ad ottenere un preparato pastoso .
La miscelazione della polvere di gesso con l’acqua viene chiamata reazione di presa .
Una volta finita la miscelazione  si mette l’impronta sul vibratore (macchina che riproduce una leggera vibrazione di un piano di appoggio, facilita durante  la colatura l’eliminazione delle bolle d’aria delle miscele di gesso o di rivestimento), per  iniziare la colata  con apporti minimi di gesso,  distribuiti con una spatola oppure si può usare con un pennellino.
Quando   la parte dei denti è ricoperta si può procedere con maggior quantità di gesso .
Il modellato colato non deve essere estratto dall’impronta per 45-60 minuti.
Una volta indurito il gesso non si può più ripetere il processo di calcinazione (eliminare l’acqua per trasformarlo in polvere).
Il periodo che intercorre tra la miscelazione con l’acqua e il completo indurimento del gesso è detto tempo di presa . Durante questa fase si verificano due fenomeni :

1)la temperatura della massa gessosa in indurimento aumenta

2)la superficie del gesso perde lucidità.

Inoltre durante il tempo di presa aumentano le dimensioni della massa gessosa questo fenomeno si chiama espansione di presa.
Dopo che il modello si è indurito  viene tolto dall’impronta squadrato con la squadramodelli (macchina a passaggio d’acqua, che serve a rendere piane le superfici dei modelli che presentano irregolarità non utili alla realizzazione delle protesi e che permette di dare allo zoccolo la forma voluta). Esistono due tipi di squadratura: francese(rotonda) e americana (a spigoli).

Molte volte è necessario fare una colatura con un sistema di composizione del modello.
Ce ne sono di vari tipi:
1)perni a spillo
2)sistema pindex
3)sistema delle basi preformate

Sistema delle basi preformate

Il procedimento seguito nel caso delle basi preformate consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso da sviluppo la base preformata ottenendo in tal modo la parte anatomica del modellato nell’impronta e lo zoccolo nella base preformata in plastica che vanno unite prima che il gesso faccia presa .
Si può anche colare prima la parte anatomica con la forma a ferro di cavallo e scavare, con una fresa a pallina, una ritenzione corrispondente alla linea di centro cresta (linea che rappresenta il centro della cresta alveolare ).
Successivamente viene fatto l’impasto di gesso che poi andrà colato nella base preformata e nella parte ritentiva scavata nel modello .
La parte anatomica viene unita allo zoccolo mentre il gesso è ancora allo stato semi-liquido .
Il modello così ottenuto viene tagliato con un seghetto per gesso,in modo da ottenere liberi i monconi o parti sui quali bisogna lavorare.

Sistema pindex

Questo sistema si può attuare sia quando si lavora con le impronte in idrocolloide sia con le impronte in silicone.
Si fa la colatura parziale dell’impronta per ottenere un modello a forma di ferro di cavallo.
Dopo l’indurimento del gesso, il modello viene estratto e con la foragessi (macchina che ha un fascio di luce puntiforme che indica con precisione dove si devono fare i fori ) vengono fatti dei fori  nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili e alle ritenzioni,per le zone non dovranno essere sfilate.
A questo punto vengono fissati i perni e ritenzioni con dei collanti o resina.
Quando il collante è indurito si procede con il bordeggio (boxing) dell’arcata con preformati in cera.
Si isola con isolante gesso gesso, poi si inserisce la cera spia o appositi tappi in gomma, infine verrà fatta la colatura  del gesso nel bordeggio,che servirà a formare lo zoccolo.

Il sistema che ho utilizzato io in laboratorio viene chiamato Sistema zaiser.
Come prima fase ho preso della plastilina e manipolandola ho cercato di creare un ferro di   cavallo, che poi ho appoggiato sulla base del supporto metallico, successivamente ho preso il cucchiaio con sopra l’impronta del paziente in alginato e l’ho applicata sopra il ferro di cavallo in plastilina, poi ho preso la base in plexiglas e l’ho messa al di sopra dell’impronta, la parte posteriore della base l’ho inserita in un incastro apposito,questo  mi è servito per vedere se il cucchiaio con l’impronta sono troppo alti,  ho preso dell’altra plastilina e l’ho messa intorno al cucchiaio con l’impronta. Ho cercato di fissarli per bene, mi sono accertata che i denti siano ben posizionati rispetto alla base ( che combaci). Con un pennarello indelebile nero ho segnato i punti dove dovevo andare a creare i fori con la foragessi per inserire i monconi.
Successivamente ho preso dei perni e li ho inseriti nei fori cercando di incastrarli per bene. Ho utilizzato un piccolo macchinario che serve per parificare i perni, ho inserito la base in plexiglas con i perni verticalmente nel macchinario che aveva un regolatore micrometrico, ho fatto avvicinare lentamente il piano verticale bollente fino a che non è diventato duro.
Dopo ho tolto il piano con i perni dal macchinario e ho bagnato i perni con l’acqua per farli raffreddare.
A questo punto siccome lo zoccolo in plexiglas aveva già altri fori per lavorazioni precedenti alla mia, con una spatolina ho inserito nei fori della cera, che ho riscaldato con il bunsen; questo procedimento è stato importante  perché se non si coprono i buchi dove non ci sono i monconi, il gesso entra in essi .
Successivamente ho preso 20ml di acqua e 100g di gesso e li ho miscelati con il miscelatore sotto vuoto, ho colato l’impronta sopra il vibratore, con un coltello da gesso fatto scivolare il gesso nell’impronta adeguatamente. Il gesso che è rimasto l’ho messo nei perni che si trovano nella base in plexiglas, poi ho messo la base sopra l’impronta prima che il gesso facesse presa.

Dopo questo procedimento bisognerà fissare il nostro modello sull’articolatore .

ARTICOLATORE

L’articolatore è uno strumento pratico che ha la funzione di riprodurre i movimenti di apertura e di
chiusura (movimento a cerniera) e di lateralità.
Il più utilizzato è l’articolatore a valore medio(A.M.V.).
Questo tipo di articolatore è costituito da due branche, una superiore e l’altra inferiore che sono trattenute da elastici, molle o viti e con esse da un doppio nodo o cerniere che servono a simulare l’articolazione temporo-mandibolare .
A ogni branca è collegata una piastrina nella quale viene fissato il modello .
Nella parte anteriore è collegata un asta,chiamata incisiva che permette la registrazione della distanza tra le due branche (dimensione verticale). Essa è appoggiata su un piano di scorrimento in plastica, fissato alla branca inferiore. L’asta è dotata di una spina situata perpendicolarmente circa a metà della sua altezza , essa corrisponde alla linea che è tra i due centrali, lungo la linea mediana del modello, all’altezza del loro margine incisale.

Oltre a questo articolatore ce ne sono molti altri  molto più complessi sto e altri meno complessi di questi. Ad esempio l’occlusore è un tipo di articolatore che riproduce solo il movimenti di apertura e di chiusura .

Montaggio in articolatore

Il modello superiore si fissa sul piano occlusale (piano che viene fissato con una vite nella branca inferiore al posto della piastrina inferiore) con la cera collante, cera che ha un buon abilità adesiva, serve per tenere unite le parti metalliche da saldare e in generale per fissare diversi pezzi tra loro).  Quando si fissa il modello  sul piano è importante che esso sia ben posizionato rispetto alla linea mediana. Una volta che il modello viene fissato,  si isola la parte dello zoccolo con un apposito isolante; poi si procede con la gessatura mettendo l’impasto in gesso sulla base del modello e anche sulla piastrina della branca superiore, dopo di che si abbassa la branca stessa contro la massa di gesso.
Poi con un coltello da gesso si rifinisce la forma togliendo il gesso in eccesso, dopo aver aspettato che il gesso faccia presa si procede  con il modello inferiore;  esso si fissa con la cera collante al modello superiore cercando  sempre di posizionarlo correttamente, poi si isola la base del modello inferiore e si fa la gessatura come nel superiore.

Questo procedimento descritto qui  sopra sarebbe più corretto anche se io in laboratorio ho utilizzato un altro metodo per fissare il modello sull’articolatore, fissando prima il modello inferiore e dopo quello superiore.
Come prima cosa ho fissato la piastrina inferiore sull’articolatore,  poi ho preso del gesso bianco e dell’acqua, tutto questo però senza misurare nè acqua nè gesso (ovviamente ho osservato che il gesso non fosse troppo liquido), poi li ho miscelati e dopo la miscelazione ho messo il gesso sopra la piastrina inferiore e ho messo sopra  il modello (isolato con isolante apposito) cercando di posizionarlo correttamente guardando la linea mediana .
Poi come nel metodo precedente  dopo che il gesso ha fatto presa ho fissato il modello superiore  al modello inferiore  con cera collante e poi ho miscelato il gesso con acqua, ho messo il gesso sullo zoccolo (isolato con isolante), ho abbassato la branca e con una un coltello da gesso ho tolto il gesso in eccesso.

Dopo questo procedimento ho preparato i monconi sezionandoli e perfezionandoli

MODELLAZIONE DEI DENTI SINGOLI

Prima di andare  a modellare gli elementi mancanti ho isolato i monconi con isolante di tipo ” gesso cera ( uniful isolante alginico  a base di oli emulsionati ) la pellicola che forma questo prodotto consente di creare una efficace barriera  tra cera e gesso evitando l’assorbimento di monomero da parte del gesso.
Però nel nostro caso dovremmo fare delle ” cappette “in cera oppure in PVC questo tipo di  materiale, di minimo spessore e sensibile al calore con il quale e possibile deformarlo su una base preformata, il moncone, agendo  con il sottovuoto(la macchina che viene utilizzata si chiama brega che ha una tecnica di stampaggio sotto vuoto );
Dopo questo procedimento ho incominciato a modellare i i denti incominciando a ricoprire tutta la cappetta  poi ho cercato di dare la forma ai denti creando i punti di contatto e le cuspidi nei canini premolari e molari cercando principalmente di dare la forma alle facce dei denti vestibolare,linguale,mesiale,distale,e soprattutto occlusale stando attenti in particolare alla masticazione facendosi aiutare anche da una carta rossa particolare apposita per osservare la masticazione .
Per modellare un dente oltre allo strumento P.K Tomas se è necessario si può rifinire con una spatola apposita .

Classificazione di Angle

Una cosa molto importante da valutare è la classificazione di angle;infatti quando si modella bisogna fare attenzione anche a questo.
Si tratta di una classificazione ortodontia composta da tre classi principali e diverse sottoclassi.si riferisce ai soggetti dentali,che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una “chiave”identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.

1)    prima classe la cuspide mesio vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio vestibolare del primo molare inferiore
2)    seconda classe la cuspide mesio vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
3)    Terza classe la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.

Una volta terminati i modellati in cera gli ho scavati vestibolarmente per lasciare lo spessore minimo di 0,3 mm per ottenere i margini del modellato aperti.
Dopo di questo e indispensabile che io faccia un percorso per far si che il metallo fuso entri dentro al rivestimento, esso viene chiamato canale di colata
Per creare questo canale al mio modellato ho collegato alla sommità di un cono  in gomma  posto alla base del cilindro di fusione ,questo collegamento l’ho ottenuto unendo il modellato con delle spine di fusione  che ho collegato alla base del cilindro. Prima di collegare il modellato al cono ho pesato il corpo in cera e ho moltiplicato  il peso specifico della lega che serve a ottenere la quantità di metallo che serve per la fusione completa.

Preparazione del cilindro in metallo
Ho preso il cilindro in metallo che è molto importante perché serve a fare da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento del rivestimento e durante tutte le successive operazioni di fusione.
Siccome il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi al cilindro ho messo all’interno uno strato di un materiale sintetico (fibra ceramica) detto cuscinetto e l’ho fissato con della cera collante.
Dopo ho il cilindro alla base conica e applichiamo un riduttore di tensione superficiale (in liquido o in spray ),che ha la funzione di agevolare  lo scorrimento del rivestimento sulla superficie del modellato e dei perni in cera .
Successivamente ho preparato il rivestimento e dopo ho colato lentamente e adeguatamente dentro al cilindro tutto questo dobbiamo farlo sopra il vibratore  (per eliminare le bolle) dopo un ora quando il rivestimento si è indurito ho potuto togliere il rivestimento dalla base e dal cilindro esterno.
Il metodo di fusione che ho utilizzato si chiama fusione a cera persa l’oggetto in cera viene inglobato in una massa refrattaria chiamata rivestimento tutto viene messo in forno, in esso la cera dentro al rivestimento si scioglie e sparisce così da poter lasciare lo stampo del modellato e del canale di colata ,infatti dopo aver estratto il cilindro dal forno viene inserito il metallo fuso,spingendolo dentro grazie alla forza centrifuga .
Poi il cilindro l’ho inserito  dentro il  forno  (forno elettrico che ha la funzione di eliminare la cera e a far avvenire l’espansione del rivestimento) dove passerà vari cicli di temperatura .all’inizio ho impostato la  temperatura a 250°C per circa un ora, dopo di che l’ho portato più o meno a 700°C.
Dopo un breve intervallo a questa temperatura l’ho introdotto nell’apposita macchina per la fusione.

Ci sono dei fattori che possono influenzare i tempi,fasi,temperatura:

1)il tipo di rivestimento che viene usato
2)la dimensione del cilindro il numero di elementi contenuti in esso da fondere
3)numero dei cilindri presenti contemporaneamente nello stesso forno
4)oggetti calcinabili presenti nel cilindro .

Fusione

Ho  riscaldato della lega tramite il cannello grazie ad un crogiuolo in ceramica (materiale refrattario); poi ho introdotto nella centrifuga il crogiolo che contiene il metallo , che viene riscaldato fino alla fusione mentre che ho fatto  questo ho utilizzare degli occhiali appositi (D.P.I) ,quando la lega era completamente fusa ho tirato fuori il cilindro dal forno e dopo averlo inserito sul suo apposito supporto chiamato staffa della centrifuga, ho avvicinato immediatamente il crogiolo al cilindro  e poi ho fatto partire la centrifugazione.

Dopo di questo e dopo che il metallo si è raffreddato  ho rimosso il rivestimento si può utilizzare un martello oppure come ho utilizzato io un martello pneumatico,tolto tutto il rivestimento ho fatto la sabbiatura che serve a togliere del tutto il rivestimento .
Successivamente con il micro motore ho tolto i perni  di colata e con delle apposite frese ho rifinito il mio manufatto in lega togliendo le parti che non mi servivano guardando sempre la masticazione aiutandomi anche con una carta speciale rossa che serve a vedere dove il dente tocca sono stata attenta  però a non togliere i contatti che mi servivano(si ci può aiutare con uno strumento apposito che si chiama spessimetro che serve a vedere lo spessore del dente)

Se la nostra fusione non è venuta bene perché i nostri  denti in lega presentano dei fori o si sono rotti possiamo riparare facendo la saldatura più precisamente con il termine saldatura in odontotecnica si definisce la congiunzione di due porzioni metalliche riscaldate con la fiamma di un cannello e unite tramite un saldame .
La saldatura a cannello dobbiamo farla quando la fusione non è stata realizzata in un unico ma in più parti.
La saldatura viene usata per unire diverse parti di un manufatto protesico  sezioni di protesi fisse,ganci,parti di ritenzione delle protesi combinate (attacchi).

Dopo  aver riscaldato nel forno il pezzo di lega viene appoggiato su una piastra che contiene del materiale refrattario; prima che il pezzo si rifreddi gli dobbiamo applicare del Flux (pasta che  serve ad aumentare la fluidità del saldame e serve anche a diminuire l’ossidazione .
Bisogna aspettare un breve tempo di raffreddamento,fino a scendere  sotto la temperatura di cristallizzazione del Flux.
Poi  dobbiamo riscaldare  la massa metallica fino a che le parti da unire non arrivino alla temperatura che serve per far avvenire la fusione del saldame.
Quando si è raggiunta la temperatura  si inserisce la bacchetta di saldame tra i due lembi; in fine bisogna lasciare raffreddare la massa metallica .
Le caratteristiche del saldame e del metallo possono essere esaltate grazie alla temperatura .
Questa si ottiene inserendo nuovamente il pezzo in forno,a non più di 200°C e innalzando graduatalmente la temperatura fino a circa 450°C.
Essa va mantenuta costante per oltre 10 minuti;il tutto si lascia quindi raffreddare lentamente all’interno della camera del forno .

PROVVISORIO

Con il termine protesi provvisoria si intende la protesi temporanea adatta a garantire al paziente  le normali caratteristiche estetico-funzionali.

Gli elementi gli ho modellati con cera rossa anche se è più utilizzata la cera bianca  ho cercato di farli simmetrici stando attenta ad dei particolari da osservare durante la modellazione bordi di chiusura spessore leggermente superiore e occlusione,per favorire la successiva zappatura della resina e per garantire un omogeneo e idoneo spessore dei colletti questi li ho modellati di dimensioni leggermente superiori alla norma,in oltre per dare maggiore robustezza al manufatto vengono resi più spessi i punti di contatto e viene realizzato un cordolo di rinforzo .
Successivamente su i denti  ho realizzato una mascherina sia vestibolare che linguale  in silicone(silicone di colore grigio che viene manipolato con una pasta rossa che prende il nome di catalizzatore che serve a far indurire il silicone) da laboratorio;quando il silicone è indurito ho tolto i denti in cera e con la vaporizzatrice ho sgrassato il modello,ho isolato il modello con isolante gesso resina.
Diversamente dalla lavorazione utilizzando la stratificazione delle diverse di resina (colletto,dentina,smalto,)avviene in un’unica stesura,così da eseguire una sola cottura con notevole risparmio di tempo.infatti stabilito il colore da utilizzare,nel rispetto delle indicazioni del clinico,le diverse masse vengono miscelate l’apposito liquido,al momento se si tratta di resina a caldo o autopolimerizzanti .la massa smalto viene depositata nelle zone vestibolari della mascherina,soprattutto nelle zone incisali e di meno nei canini,poi si colloca poi la massa del colletto nelle zone centrali aumentandone la quantità sui canini,e sfumandola verso il terzo medio per ottenere un dente più accentuato.
Ritornando alla spiegazione di prima in fine la mascherina l’ho zeppata di massa dentina,e ho cercato di mantenere l’impasto leggermente più fluido una piccola quantità può essere applicato sui monconi;ho riposizionato la mascherina sul modello e la ho  compressa per farla aderire bene sulla mascherina vestibolare   poi ho fatto  con un micro motore dei fori per far uscire la resina in eccesso;a questo punto si ho cotto il tutto con i sistemi indicati dal produttore della resina.
Terminata la cottura,la mascherina può essere rimossa da entrambi,per evitare di deteriorarli con la fresa durante la rifinitura con una matita ho evidenziato i bordi di chiusura del colletto, bisogna stare attenti perché non sempre il provvisorio in resina calza le frese che ho utilizzato sono: frese in metallo per la sgrossatura iniziale,punta montata per la rifinitura,disco in metallo horico,punte metalliche al tungsteno,punta montata,fresa a fessura.
Successivamente ho lucidato il provvisorio con il micro motore con delle frese apposite con pelo che ogni tanto le facevo girare in una pasta bianca lucidante poi per far diventare i denti ancora pù lucidi e più realistici li spazzolavo con una fresa con pelo di capra .oppure si può usare la   pomice(polvere miscelata con acqua )e poi con un apposita pasta lucidante tutto questo per migliorare la presentazione estetica tutto questo su un macchinario apposito.

ALCUNI STRUMENTI UTILIZZATI

Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro

L’esperienza che ho vissuto nel periodo di  alternanza scuola- lavoro grazie al Professore Caceffo e alla professoressa Masin, consisteva nel frequentare per due settimane un laboratorio odontotecnico con un orario preciso da rispettare.  Il mio è stato dalle 8.35 alle 12.35,  con una pausa pranzo di due ore per ricominciare dalle 14.35 alle 18.35.
Il lavoro che ho svolto è stata la creazione di una protesi fissa.
Il mio laboratorio è stato quello dell’odontotecnico Piero Carmagnani,  in via Vicolo Broglio, a Verona.
Gli strumenti e i metodi che ho utilizzato in alternanza scuola lavoro non sono molto diversi da quelli che ho utilizzato a scuola, tranne quando ho  fissato i perni nel modello con il sistema Zaiser  e quando ho fissato il modello sull’articolatore.
Questa attività è stata veramente utile ed edificante ma soprattutto molto piacevole,perché mi ha maggiormente maturato nell’esperienza pratica .
Mi sono resa conto del notevole impegno e concentrazione che questo lavoro richiede,la massima  precisione è d’obbligo,la capacità e la corretta conoscenza di tutti i materiali e gli strumenti che vengono utilizzati e come vengono utilizzati.
Altro spunto importante che ho ricevuto, è stato l’aver notato  l’evoluzione delle strumentazioni e materiali che hanno lo scopo di migliorare la qualità del lavoro e del prodotto ottenuto.
Durante il periodo di  pratica nello studio odontotecnico mi ha fatto piacere trovare un clima   e una  collaborazione ideale,i responsabili dello studio erano sempre a disposizione ed erano attenti a risolvere ogni nostro dubbio o incertezza.
Frequentare questo laboratorio mi ha fatto sentire veramente importante ed ha aumentato la mia autostima e la fiducia per continuare a impegnarmi costantemente augurandomi di poter ripetere ancora questa esperienza.

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