Scarica gratuitamente la conferenza del Dott. Miclavez IL DENTE AVVELENATO
lug 29

Grazie amico di Manfredonia, nel meraviglioso gargano!

Grazie amici milanesi, siete in tanti (non vale…ah ah)

Grazie amico di Sarno, terra martoriata dalle alluvioni..

Grazie amici patavini, gran dottori..

Veronesi tutti matti, miei concittadini..

Amico di Guardiaglele, terra di mio papà..

Si, si anche tu, amico di Atessa, del forte e sincero Abruzzo

“Valli del pasubio presente!!” griderai tu amico trentino (o vicentin0?)

Come dimenticare Eboli?Ci si fermò una persona importante….

Un grazie a tutti, di cuore!

DAniele

Milano

412 22,17
Roma 276 14,85
Appiano 69 3,71
Napoli 49 2,64
Bologna 34 1,83
Verona 33 1,78
Torino 31 1,67
Brescia 29 1,56
Firenze 25 1,35
Ivrea 22 1,18
Palermo 21 1,13
Padova 21 1,13
Cagliari 16 0,86
Genova 15 0,81
Catania 14 0,75
Bari 14 0,75
Salerno 13 0,70
Bolzano 13 0,70
Messina 11 0,59
Vicenza 11 0,59
Treviso 11 0,59
Pescara 10 0,54
Bergamo 10 0,54
Ferrara 9 0,48
Modena 8 0,43
Parma 8 0,43
Olbia 8 0,43
Siena 7 0,38
Cesena 6 0,32
Valli Del Pasubio 6 0,32
Perugia 6 0,32
Viareggio 6 0,32
Novara 6 0,32
Como 6 0,32
Forlì 6 0,32
Trento 6 0,32
Pisa 6 0,32
Siracusa 5 0,27
Lecce 5 0,27
Lonigo 5 0,27
Cosenza 5 0,27
Caserta 5 0,27
Lucca 5 0,27
Foggia 5 0,27
Sassari 5 0,27
Nembro 5 0,27
Catanzaro 5 0,27
Piacenza 4 0,22
Lecco 4 0,22
Tarcento 4 0,22
Nocera Inferiore 4 0,22
Oderzo 4 0,22
Venezia 4 0,22
Pavia 4 0,22
Preganziol 4 0,22
Fratte 4 0,22
Valdagno 4 0,22
Livorno 4 0,22
Taranto 4 0,22
Ravenna 3 0,16
Rivoli 3 0,16
Rovigo 3 0,16
Badia Polesine 3 0,16
Buonvicino 3 0,16
Torre Del Greco 3 0,16
Saronno 3 0,16
Battipaglia 3 0,16
Lomagna 3 0,16
Monteleone D’orvieto 3 0,16
Corridonia 3 0,16
Francavilla Al Mare 3 0,16
Manfredonia 3 0,16
Triggiano 3 0,16
Spinea 3 0,16
San Martino Buon Albergo 3 0,16
Rivarolo Canavese 3 0,16
Selvazzano Dentro 3 0,16
Marcon 3 0,16
Erba 3 0,16
Sona 3 0,16
Solofra 3 0,16
Pozzuoli 3 0,16
Imola 3 0,16
Orzinuovi 3 0,16
Varese 3 0,16
Carpignano 3 0,16
Vercelli 3 0,16
Bressanvido 3 0,16
Mestre 3 0,16
Udine 3 0,16
Somma Lombardo 3 0,16
Arezzo 3 0,16
Cossato 3 0,16
Quartucciu 3 0,16
Schio 3 0,16
Adelfia 3 0,16
Frosinone 2 0,11
Palo Del Colle 2 0,11
Viadana 2 0,11
Vimodrone 2 0,11

Luogo Andamento Visite %
Pistoia 2 0,11
Potenza 2 0,11
Brindisi 2 0,11
Spresiano 2 0,11
Pinerolo 2 0,11
Macerata 2 0,11
Ponsacco 2 0,11
Francofonte 2 0,11
Aci Castello 2 0,11
Scorzè 2 0,11
San Remo 2 0,11
Corato 2 0,11
Foligno 2 0,11
Maranello 2 0,11
Casoria 2 0,11
Rimini 2 0,11
Biella 2 0,11
Villa D’almè 2 0,11
Mentana 2 0,11
Trieste 2 0,11
Vittorio Veneto 2 0,11
Pontassieve 2 0,11
Stezzano 2 0,11
Collegno 2 0,11
Dalmine 2 0,11
Chianciano Terme 2 0,11
Teramo 2 0,11
Rho 2 0,11
Villorba 2 0,11
Mogliano Veneto 2 0,11
Civitella Di Romagna 2 0,11
Capannori 2 0,11
Andria 2 0,11
Bivigliano 2 0,11
Reggio Di Calabria 2 0,11
Eboli 2 0,11
Treviglio 2 0,11
Cantù 2 0,11
Scandicci 2 0,11
Scafati 2 0,11
Casamassima 2 0,11
San Giovanni 2 0,11
Cicciano 2 0,11
Asti 2 0,11
Nardò 2 0,11
Caltagirone 2 0,11
San Donà Di Piave 2 0,11
Montesilvano 2 0,11
San Mauro Torinese 2 0,11
Marigliano 2 0,11
Bareggio 2 0,11
Grosseto 2 0,11
Montegranaro 2 0,11
Arona 2 0,11
Sorso 2 0,11
San Giovanni Rotondo 2 0,11
Loreto 2 0,11
Castellammare Del Golfo 2 0,11
Mondolfo 2 0,11
Sarno 2 0,11
Sesto San Giovanni 2 0,11
Taurianova 2 0,11
Monopoli 2 0,11
Càbras 2 0,11
Pedara 2 0,11
Sestri Levante 2 0,11
Impruneta 2 0,11
Villabate 1 0,05
San Severo 1 0,05
Altopascio 1 0,05
Monfalcone 1 0,05
Mesagne 1 0,05
Bollate 1 0,05
Portogruaro 1 0,05
Cittanova 1 0,05
Nichelino 1 0,05
Agliana 1 0,05
Cuneo 1 0,05
Tonara 1 0,05
Aulla 1 0,05
Lodi 1 0,05
Gargazzone 1 0,05
Caldogno 1 0,05
Volpiano 1 0,05
Corte 1 0,05
Battaglia Terme 1 0,05
Saviano 1 0,05
Morrovalle 1 0,05
Cesano Maderno 1 0,05
Segrate 1 0,05
Mantova 1 0,05
Cava 1 0,05
Marano Di Napoli 1 0,05
Carlentini 1 0,05
Padula 1 0,05
Lamézia 1 0,05
Casatenovo 1 0,05
Bresso 1 0,05
Affi 1 0,05
Guardiagrele 1 0,05



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lug 25

Verona 06/03/2009

ISTITUTO PROFESSIONALE
DI
STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” Verona

RELAZIONE IN TEMA
DI
FUSIONE E SALDATURA

•        ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

•        ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Rivero Gilda

gilda rivero
gilda rivero

Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie e schemi, cliccate sul seguente link:

relazione-di-rivero-gilda

Classe 3ª A OD.
ANNO SCOLASTICO 2008/2009

ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

Introduzione:
L’obbiettivo finale del programma di terza, inerente al laboratorio di odontotecnica,
è la costruzione di una protesi fissa, una corona weener per la sostituzione di parti
mancanti in odontotecnica.
La fusione e saldatura è una parte fondamentale di questi lavori.

Impronte:
L’impronta è il negativo della forma della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli,
così da permettere l’odontotecnico di trarre una serie di informazioni, il più possibile attendibili in
merito alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale allo stato “pastoso”, in un particolare strumento,
chiamato portaimpronte, che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo orale della zona interessata.
I materiali utilizzati sono molto vari per composizione e proprietà e vengono utilizzati
dall’odontoiatra. Si deve inoltre osservare prima dell’utilizzo in laboratorio, la procedura di disinfezione
e pulizia di ogni impronta pervenuta dallo studio, questo passaggio oltre che per
comprensibili motivi di igiene e di sicurezza, rappresenta anche un obbligo di legge.

Pasta di Parigi o gesso da impronta
Attualmente l’uso del gesso da impronta è strettamente limitato alla messa a punto di modelli di
posizione per l’esecuzione di saldature di elementi protesici. Per lungo tempo è stato utilizzato
anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse
dovevano essere dapprima “rotte” per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi ricomposte
scrupolosamente in laboratorio prima della colatura: un processo lungo e complesso, al termine
del quale si potevano riscontrare imprecisione nei modelli finiti.

Alginati o idrocolloidi irreversibili
L’alginato è un materiale in polvere, addizionato all’acqua in dosi opportune si trasforma in un
pasta che, inserita nel portaimpronte e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,
indurisce in circa due minuti. Una volta utilizzato l’alginato è irreversibile. Soggetto a contrazione
dimensionale dovuta al rilascio di acqua, deve essere trasportato in minor tempo possibile.
Impiegato per la realizzazione di modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi
ortodontici, per la costruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o
dell’arcata antagonista e quella sulla quale si lavora.

Elastomeri
Per facilità di utilizzo, buone doti di precisione, stabilità dimensionale e resistenza, gli elastomeri
sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più largamente utilizzati. Per la rilevazione della
medesime impronta generalmente vengono utilizzate due masse di diversa viscosità:si prendono
due impronta con due paste diverse, la prima serve per la struttura del cavo orale, la seconda
impronta più dettagliata che consente anche ai più piccoli dettagli del cavo orale. A differenza
degli idrocolloidi , le due paste degli elastomeri possono essere utilizzate sia contemporaneamente,
sia, come spesso accade, in due passaggi successivi.
La loro caratteristica meccanica più significativa è l’elasticità.

Sviluppo dei modelli
Colando un materiale di estrema precisione all’interno del calco così ottenuto si ottiene il modello:
esso fornisce al laboratorio odontotecnico l’esatta riproduzione “in positivo” della bocca del
paziente. Tale operazione si chiama sviluppo dell’impronta o colatura del modello.
I materiali più comunemente usati per lo sviluppo delle impronte sono il gesso e le resine, nei loro
vari tipi, a seconda del lavoro che si intende svolgere e del modello che si desidera ottenere.

Il gesso
Il gesso è il componente basilare delle lavorazioni odontotecniche, il gesso è reperibile in natura in grandi giacimenti, dai quali viene estratto dalle cave di pietra, inseguito viene portato nelle raffinerie dove lo espongono a temperature molto alte tra i 110°-120°C, per togliere tutta l’acqua. In seguito viene macinato e così si trasforma in fosfato di calcio emi-idrato poi viene confezionato e venduto.
Il processo di macinazione e riscaldamento viene detto calcificazione, ridotto in polvere può essere miscelato con acqua, assumendo così l consistenza di una pasta modellabile, che con il tempo indurisce e torna solida.
In base alle specifiche caratteristiche i gessi sono stati classificati in quattro categorie dette tipi:
-tipo I: gessi teneri per impronte o gessi di Parigi per impronte.
-tipo II: gessi teneri per modelli o gessi di Parigi per modelli.
-tipo III: gessi duri per modelli, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in
tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione e alla comprensione.
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella
realizzazione delle superfici di lavoro del modello, arcate antagoniste, elementi preparati (monconi, cavità per intarsi ecc.).

Rapporto di miscelazione
La durezza del gesso cambia con la quantità di acqua che viene aggiunta alla miscelazione, che è indicata dalle case produttrici.
Valori indicativi dei rapporti di miscelazione del gesso:

Tipo 1-2     45-60 ml acqua    100 g polvere
Tipo 3    27- 36 ml acqua    100 g polvere
Tipo 4    20-25 mi acqua    100 g polvere

Sistema di sviluppo delle impronta
Lo sviluppo dei modelli viene effettuato in modo classico, manualmente,in questo caso per evitare
l’inclusione di bolle d’aria viene usto un vibratore. La colatura del modello si effettua sul vibratore,
che viene distribuito mediante una piccola spatola o un pennellino.
La rimozione del modello dall’impronta deve avvenire non prima di 45-60 minuti, che è il tempo
necessario per il totale indurimento del gesso.
Questo dopo essere stato tolto dall’impronta deve essere rifinito mediante squadratura,
operazione che si compie con l’aiuto della squadramodelli.
Ma nel nostro caso che nel quale utilizziamo una basetta preformata, la colatura del modello
consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la
base preformata, ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto
plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la fase di presa. Tale
operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive
lavorazioni. Una volta indurito il modello esso verrà seghettato con un seghetto a mano, così da
permettere lo sfilamento delle parti trattate (monconi, e successivamente si procederà alla
preparazione del moncone.

Apparecchiature:
Vibratore: è una macchina che producendo una più o meno leggera vibrazione in un piano
d’appoggio, facilità, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di
rivestimento.

Squadramodelli: è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una molla, che serve a rendere
piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e
che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.

Gessatura in articolatore
Il modello squadrato e rifinito viene posizionato sul piano occlusale e fissato con cera collante, inoltre, prima della gessatura, bisogna verificare che tutte le viti dell’articolatore siano ben serrate.
Nella fase di gessatura, per compensare la distanza tra la piastrina dell’articolatore e la base del modello, si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branchia superiore. Il materiale in eccesso viene eliminato con un coltello da gesso.
A questo punto il modello superiore è montato secondo i cannoni prefissati.
La seconda fase prevede la gessatura del modello inferiore, questo viene posizionato in articolazione con il modello superiore, una volta trovata la giusta occlusione vengono fissati con la cera collante e si procede alla gessatura. Per gessare il modello inferiore si utilizza la stessa tecnica utilizzata con il superiore.
Per la gessatura si consiglia di usare gessi con bassissima espansione di presa (circa 0,02%).  A gessatura completata, tutti i residui di cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina e, se necessario, di acqua bollente o vaporizzatrice.

Articolatori
L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile
imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare, riproducendo la posizione
dell’ATM. I due modelli, superiore e inferiore, vengono inseriti sull’articolatore per riprodurre i
rapporti esistenti nella realtà, tra l’arcata dentaria superiore e quella inferiore del paziente.
Oggi esistono infinite varietà di articolatori, suddivisi in base alle proprietà di regolazione e alla
capacità di rilevare le informazioni.
La classificazione più utile dal punto di vista didattico e nello stesso tempo più semplice, è quella
che distingue gli articolatori in 4 classi:
1 classe: occlusori
riproducono il solo movimento di apertura e chiusura a cerniera (sono stati abbandonati da
tempo).
2 classe: articolatore a valore medio
sono dotati di un’asta incisiva anteriormente ai modelli a placchetta incisale, in modo da
mantenere stabile la dimensione verticale. Sono dotati inoltre di lateralità (20°-25° di Bennett)
3 classe: articolatori semiadattabili o semiregolabili
riproducono la protusività e i movimenti di lateralità,
4 classe: articolatori a valore individuale
tipici articolatori in grado di ricevere il pantografo ed analizzare i programmi dei vari movimenti,
nella loro completezza e nei tre piani dello spazio. Sono sicuramente gli articolatori più esatti.

Cere di masticazione
Le cere per impronte si suddividono in cere per registrazioni e cere per impronta.
Le cere per registrazione possono essere fornite in lastre, in barre diritte o sagomate. Vengono
utilizzate adattandole in basi di prova, o per registrare i rapporti tra le arcate. Sono fornite in varie
durezze a seconda della necessità e della composizione morbida, media e dura.
Le cere per impronta sono utili per rilevare alcuni particolari delle impronte, quali i bordi. Sono utili
al clinico per rendere più precisi i portaimpronte.

Articolazione tempero mandibolare
L’articolazione temporo-mandibolare è l’articolazione più complessa del corpo umano.
Essa è una bicondiliartrosi cioè una articolazione dotata di ampia mobilità che impegna due
strutture articolari. Il condilo mandibolare è la cavità glenoidea del condilo temporale.
Queste due strutture non avrebbero la possibilità di articolarsi se tra essi non fosse interposto il
menisco o disco articolare. È composto da tessuto fibroso ed elastico. Ha una forma  di lente
leggermente conca in mezzo.
L’osso mandibolare e temporale si articolano tra loro attraverso il menisco. Le superfici delle ossa
articolari (mandibolare, temporale e menisco) sono mantenuti tra loro per mezzo di una capsula
articolare, la capsula è inserita a livello temporale ed è dotata di legamenti, quello
sfeno-mandibolare; stilo-mandibolare; pterigo-mandibolare. La capsula è rivestita da siero sinnoviale e la sua funzione è quella di tenere l’articolazione lubrifica e di proteggere.
I movimenti della mandibola hanno lo scopo di permettere alle arcate antagoniste di svolgere 3
funzioni fondamentali: la masticazione, la fonazione e la deglutizione.I movimenti che la mandibola può compiere sono: abbassamento; innalzamento; retrusione; protusione; laterealità.

Classificazione di Angle
Si tratta di una classificazione ortodontica composta da tre classi principali e diverse sottoclassi.
Si riferisce ai soggetti edentuli, che classifica principalmente nelle 3 classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.

1° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

2° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

3° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

Modellazione
La modellazione in cera in generale, è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per la protesi fissa. Si eseguono innumerevoli lavorazioni indispensabili alla riabilitazione protesica:
-esecuzione di cerature diagnostiche, funzionali alla progettazione ed allo studio della corretta soluzione protesica da adottare;
-modellazione in cera di elementi dentari da cui ricavare con opportuni procedimenti: provvisori, elementi in metallo fuso ecc.
Nella corretta modellazione dei denti è di fondamentale importanza riprodurre la loro corretta morfologia.
I contributi di abili protesisti hanno in seguito favorito la messa a punto di più avanzati sistemi di modellazione, basati su un apporto di cera più limitato e costante, detti “goccia a goccia”.
Le tecniche di modellazione funzionale di E.V. Payne e Lundeen, tuttora largamente utilizzate, ispirandosi alla dentizione naturale, prevedono l’occlusione denti a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti, ossia tra cuspide-fossa e cuspide-creste marginali.
P.K.Thomas, invece, autore di un’altra tecnica di modellazione, oltre che di una fortunata serie di strumenti idonei alla sua realizzazione, definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginali alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti,detta appunto dente a dente.
Prima di iniziare la modellazione, è importante esaminare con attenzione le caratteristiche morfologiche della dentizione residua del modello. Lo studio deve essere effettuato cogliendo i particolari che caratterizzano i denti residui e i tessuti circostanti, e ponendoli in relazione ai tre piani di riferimento: frontale, saggitale ed occlusale.
Nelle modellazioni è opportuno cercare di mantenere o ripristinare una perfetta simmetria ed un perfetto allineamento delle due arcate dentali, con particolare riferimento alle curve di compenso, Wilson e Spee, che sono dotate di una precisa funzione gnatologica.
Tutto nel dente, depressioni, rilievi, curve, convessità, contatti, piccole parti che lo compongono ecc., ha uno specifico scopo; lo stravolgimento anche di una sola caratteristica, può
compromettere la buona riuscita della buona riabilitazione protesica.

Le cere
le cere sono sostanze che divengono tenere e plastiche se riscaldate, mentre induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in naturali, che possono essere di origine minerale, animale o vegetale, e artificiali, generalmente ottenute mediante processi chimici. In odontotecnica si utilizzano per:
-    la modellazione di parti di protesi da trasformare in metallo o resina;
-    la modellazione di corone, intarsi, scheletrati; per unire temporaneamente parti da saldare in un corpo unico prima di operazioni di saldatura o riparazione;
-    per  bordaggio delle impronte (boxing),ecc

CLASSIFICAZIONI               ORIGINI DELLE CERE      COMPOSIZINE

Naturali

Di origine minerale

Paraffina
cere microcristalline
ozocherite
ceresina
cera montana
Di origine animale    Cera d’api

Di origine vegetale

Cera carnauba
cera candelilla
cera del giappone
burro di cacao
Artificiali o sintetiche

Polimeri di polietilene
esteri di acidi grassi superiori con alcooli sup.
polimeri di glicoli etilenici

Cere per fusione
le cere per fusione servono per la modellazione completa o parziale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione a cera persa. Composte da un miscuglio di cere le qualsiasi trovano in commercio sotto forma di bastoncini, lastre, coni, perle e in varie altre forme. Le cere per fusione devono offrire una buona stabilità dimensionale ed aver una buona lavorabilità, sia allo stato liquido che a quello solido.
Il passaggio dallo stato liquido a quello solido avviene attraverso i seguenti stati:
- primo stadio: ottenuto mediante apporto di calore, è lo stato liquido;
- secondo stadio: stadio liquido-plastico;
- terzo stadio: stato plastico, durante il quale si ha una rapida contrazione;
- quarto stadio: intestato plastico-duro
- quinto stato: stato duro. In questa condizione, a temperatura ambiente e dopo l’indurimento, la cera è pronta per essere rifinita e lavorata.

Cere collanti
sono composte da cera d’api con l’aggiunta di sostanze adesive. Possiedono una buona adesività servono per tenere unite le parti metalliche da saldare e in genere per fissare diversi pezzi tra loro. Si possono trovare sotto forma di bastoncini o coni, il loro colore è vivo è serve per distinguerla dalle altre cere.
La loro temperatura di fusione è elevata e va trai 70°- 80°C, a temperatura ambiente sono rigide e fragili.

Fusione
I manufatti in cera modellati precedentemente vengono trasformati in dispositivi metallici attraverso un procedimento fondamentale chiamato fusione.
Il procedimento attualmente utilizzato viene chiamato a “fusione a cera persa”.
Il modellato deve essere accuratamente rifinito, in ogni sua parte deve mantenere uno spessore non inferiore a 0,3 mm ( se no si rischi che la fusione non risulti corretta).
Per permettere che la lega entri all’interno del cilindro in rivestimento, è necessario creare un canale con del filo di cera che verrà posto sul modellato e posizionato su una base conica prima dell’inclusione.
-    Il perno dovrà essere applicato nella sezione più voluminosa del modellato
-    Il volume del perno deve essere superiore al volume del modellato
-    Il punto di fissaggio del perno di colata, deve permettere al metallo di essere introdotto nella cavità del modellato senza modellato senza deviazioni rispetto al suo vettore di penetrazione
-    L’angolo di inclinazione più favorevole per un perno è di 45° rispetto al piano del tavolato occlusale
-    se si utilizza una nutrice sferica essa deve essere posta accanto al modellato ( alla distanza non superiore della circonferenza della mandata)
È  bene evitare che la cera della mandata non formi angoli o percorsi con asperità, infatti questi sarebbero causa di turbolenza nel flusso del metallo fuso e potrebbero creare rotture del rivestimento.

Cilindri
Il cilindro è uno strumento di forma cilindrica dotato di una base conica e aperto superiormente, serve per includere il rivestimento, dopo l’applicazione del modellato alla base conica.
Si distinguono due tipi di cilindri:
cilindri in metallo
Fungono da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento e durante tutte le sucessive operazioni di fusione. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, tali cilindri vengono rivestiti internamente di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido (fibra di ceramica).
cilindri in plastica, silicone o gomma
Svolgono la funzione di “boxaggio” durante le operazioni di colata e presa del rivestimento.
Grazie alla loro  elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Non potendo essere introdotti in forno, dove sarebbero distrutti dal calore, devono essere separati dal rivestimento appena terminata la fase di presa di quest’ultimo.
Non necessitano quindi della realizzazione dello strato di cuscinetto sulle pareti interne
.

Posizionamento del modellato nel cilindro
Il manufatto in cera non deve essere posizionato troppo in prossimità del bordo esterno del cilindro. Un corretto posizionamento del modellato impone che le nutrici si trovino nel centro termico, ossia nella zona che raffredda per ultima, la cavità lasciata dal manufatto protesico in cera, dovrà invece rimanere al di sopra del centro termico, rimanendo tuttavia al si sotto della sommità della massa refrattaria (dai 3 ai 7 mm circa).

Preparazione del cilindro
Dopo aver modellato gli elementi mancanti, il modellato viene dotato di spine di fusione .
Con l’ausilio di un apposito collante, si fissano sulle facce vestibolari (che erano state scavate precedentemente) delle ritenzioni di forma sferica, i quali, a fusione avvenuta assicurano l’adesione meccanica della resina al metallo.
È importante che le ritenzioni siano di misure minime perché una volta che la resina viene applicata non si devono intravedere.
Prima del suo collegamento alla base del cilindro, per determinare la quantità esatta di metallo necessario all’esecuzione della fusione, si pesa il corpo in cera e il peso lo si moltiplica per il peso specifico della lega utilizzata.
In seguito si fissa il modellato alla base conica. All’interno del cilindro si pone un foglio di fibra di ceramica che lo si attacca con della cera rosa, il quale fungerà da cuscinetto.
Prima di chiudere il cilindro sul modellato viene applicato il riduttore di tensione superficiale, cioè un liquido (o uno spray) che ha la funzione di agevolare lo scorrimento del rivestimento sule pareti del modellato. Infine si passa alla coltura del rivestimento.

Massa di rivestimento
Le masse di rivestimento sono dei materiali resistenti alle alte temperature, che sono ottenuti miscelando, nelle opportune proporzioni, un’adatta polvere con acqua distillata o liquidi speciali; dopo la presa , tali materiali, tali materiali danno luogo ad una mass dura e resistente.
Le masse di rivestimento possono essere classificate in due gruppi:
1.    masse di rivestimento per fusione ;
2.    masse di rivestimento per saldatura
Le masse di rivestimento per fusione
le masse di rivestimento hanno lo scopo di creare la forma, all’interno del cilindro, in cui, dopo l’eliminazione (in forno) del modellato in cera, verrà iniettata la lega, preventivamente portata allo stato liquido.
I rivestimenti per fusione, per assolvere alla loro funzione, devono possedere una serie di requisiti, fra cui i principali sono:
-    sufficiente porosità, per facilitare la fuoriuscita dei gas (o aria) presenti all’interno della cavità generata dall’eliminazione del modellato in cera, permettendo così la completa penetrazione della lega allo stato liquido
-    durezza resistenza e refrattarietà (ovvero resistenza alle alte temperature senza fondere, né modificarsi chimicamente)
-    espansione adeguata, che compensi la contrazione subita della lega durante il raffreddamento.
Ultimate le fasi precedenti, il cilindro può essere inserito in una pentola a pressione e portato a circa 1,5 atm, mantenendolo a un tempo non superiore a otto minuti, o semplicemente lo si può lasciare all’esterno a indurire (i vari procedimenti di uso del materiale refrattario ci viene fornito dal rivenditore).

Inserimento in forno e fusione
Una volta terminata la fase di indurimento del rivestimento, possiamo posizionare il nostro cilindro all’interno del forno di preriscaldo. Il forno di preriscaldo deve essere stato acceso e portato a temperatura indicata dal fornitore della lega.
Il tipo di fusione che si è utilizzato viene chiamato fusione con cannello e centrifuga, il sistema prevede il riscaldamento della lega tramite cannello, in un crogiuolo di materiale refrattario.
Si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo in ceramica contenente il metallo. Quest’ultimo viene riscaldato con il cannello fino alla fusione. Quando la lega è completamente allo stato liquido, il cilindro deve essere estratto dal forno  ed alloggiato sull’apposito supporto, si avvicina il crogiuolo al cilindro e si avvia la centrifuga.

Rifinitura
Finita la fusione il cilindro viene estratto dalla fonditrice e lasciato a raffreddare. Conclusa la fase di raffreddamento, si può rimuovere il rivestimento dal manufatto.
Il manufatto metallico viene da prima decapata mediante sabbiatura, si eliminano i canali di colata con un disco separatore e si prova a collocare il manufatto in metallo sul modello in gesso.
Viene rifinito con frese coniche al tugsteno, cercando di fidare la forma che precedentemente si era modellata in cera, con una fresa sottile si creano gli spazzi interdentali, per non danneggiare la gengiva, nell’elemento a ponte inferiormente si fresa dando una forma a becco di flauto, che servirà al paziente per il risciacquo (così da evitare gli accumuli di cibo), ogni spigolo lo si deve arrotondare per evitare danni ai tessuti molli del paziente.
Infine viene lucidato tramite passaggi chiamati gommatura e lucidatura, per quest’ultima viene utilizzato uno spazzolino e una pasta lucidante.
Una volta terminato il lavoro esso può essere inviato allo studio.

Apparecchiature
becco bunsen:è un bruciatore di combustibile gassoso usato per riscaldamenti, fusione e piccole saldature. Nel laboratorio è utilizzato per la maggiore per il riscaldamento della cera (durante la modellazione). Un semplice becco bunsen è costituito da un tubo verticale metallico che, per mezzo di un’appendice laterale, si può collegare, con un flessibile di gomma, alla conduttura del gas. Il flusso del gas può essere collegato a una manopola. È possibile regolare la fiamma, distinguendola in tre zone, caratterizzate da temperature diverse:
1.    nella prima zona “ossidante” (la zona più interna della fiamma) la combustione è completa, con presenza di ossigeno in eccesso, la sua temperatura è di circa 200°C;
2.    nella seconda zona “riducente” (la zona intermedia della fiamma) di colore blu chiaro, la combustione si compie in modo regolare e completo, si raggiunge la temperatura più alta di 1000°C;
3.    nella terza zona “ossidante” (zona più esterna) si ha il contatto con la zona circostante, e quindi con l’ossigeno contenuto nell’aria stessa, per cui avrà ossigeno in eccesso, la temperatura è sui 600°C.

forni per il riscaldo del cilindro: il cui impiego h lo scopo di :
-    eliminare la cera all’interno del cilindro stesso;
-    ottener l’espansione della massa di rivestimento (espansione termica) necessaria a compensare la contrazione subita dalla lega nel suo raffreddamento sino a temperatura ambiente.
Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono costituiti da:
-    un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolarizzazione automatica della temperatura;
-    una camera, le cui pareti sono di materiale refrattario (per apportare alte temperature), in cui è immesso il cilindro;

un pirometro  per la lettura della temperatura, generalmente in gradi Celsius (°C) o Fahrenheit (°F).di recente realizzano forni computerizzati per il riscaldamento del cilindro, forniti di: programmi liberi (a disposizione dell’operatore con possibilità di programma manuale) e programmi prefissati (temperatura autoregolante); piccolo schermo (monitor) grafico e visualizzatore digitale con avviso acustico; temporizzatore (timer).

Mixer: il mescolatore mixer è una apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, motoriduttore, piano vibrante, tazze di mescolazione e coperchio con spatola. La macchina viene comandata da un interruttore posto sul retro dove si trovano anche i fusibili e la presa per il cavo di alimentazione.
Le tazze dove avviene la miscelazione sono realizzate in plexiglass trasparente permettendo la visione diretta sia della spatolazione che del riempimento del cilindro.
Il sistema di aspirazione del vuoto nelle tazze, garantisce che entrambi i contenitori, di miscelazione e di colata, siano sottovuoto così da poter effettuare tutte le operazioni in assenza d’aria.

La macchina per colata con fusione diretta: fusione diretta tramite cannello a gas consta essenzialmente di un albero verticale, munito  nella parte superiore di due bracci (di cui almeno uno è snodato) posti orizzontalmente e diametralmente opposti. L’albero può essere fatto ruotare, uno dei bracci della macchina è munito all’estremità di un contrappeso, mentre l’altro braccio è munito di un crogiuolo  in materiale refrattario (o in grafite) e di una serie per il cilindro.
Crogiuolo e cilindro al momento della colata, dovranno essere comunicanti per favorire il flusso della lega. Prima di riscaldare il cilindro nel forno si dovranno equilibrare i due bracci della macchina, dopo aver posto il cilindro nell’apposita sede e le piastrine di lega nel crogiuolo: l’equilibrio verrà ottenuto spostando opportunamente il contrappeso situato nell’altro braccio.
La macchina andrà sia a forza d’inerzia che a forza centrifuga.

Sabbiatrici :
la sabbiatrice ha lo scopo di apportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderiti alle superfici del pezzo colato(operazione chiamata sgrassatura), e, in particolari lavorazioni quello di asportare le impurezze presenti  e di creare sulla superficie metallica stessa delle microritenzioni che facilitano l’ancoraggio della copertura estetica (operazione chiamata microsabbiatura). Le sabbiatrici sono macchine costituite da una cabina metallica, munita con sportello di chiusura a perfetta tenuta, in cui un getto d’aria (prodotto da un compressore) lancia sui manufatti da pulire delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo…

Trapani da laboratorio:
I trapani vengono utilizzati nei laboratori odontotecnici per la rifinitura e la lucidatura di manufatti protesici. Le partiti costitutive di un trapano sono in genere:
-    il motore (elettrico)
-    il mezzo di trasmissione della rotazione
-    il manipolo
Nei micromotori l’asse rotante è in presa diretta con il manipolo e la apparecchiatura elettrica che alimenta il motore è contenuta in una cassetta (centralina). È di buona norma, in tali apparecchi, sostituire periodicamente il piccolo filtro (di feltro) a protezione dei cuscinetti, in corrispondenza del mandrino.

Il provvisorio in resina
Con il termine protesi provvisoria si definisce la protesi temporanea, atta a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo  protesico definitivo.

Il provvisorio  ha numerosi funzioni:
-    diagnostica: si esegue il monitoraggio della diagnostica del paziente;
-    aiuta al tecnico: a dare varie soluzioni estetiche e funzionali, ancora prima che il clinico prepari i denti pilastro k supporteranno il dispositivo protesi definitivo;
-    riabilitazione: in certi casi i provvisori aiutano a ripristinare le anomalie masticatorie;
-    salvaguardia dei denti limati: per conto dei vari stress termo-chimici;
-    protegge: i tessuti molli durante la masticazione;
-    impedisce: l’emigrazione dei denti residui, non spostandoli dal loro asse;

Il provvisorio si distingue in tre tipi:
•    provvisorio immediato: il tecnico realizza un provvisorio sul modello che gli viene fornito dal clinico, prima che esso prepari i monconi.
•    provvisorio tradizionale: realizzato su un modello ottenuto da un’impronta dei denti già preparati;
•    provvisorio armato: impronta con rinforzo metallico fuso, che gli permette di stare nella bocca a lungo senza deteriorarsi.
Il provvisorio può essere realizzato in due modi, mediante mascherina e mediante muffola.

Realizzazione mediante mascherina
introduzione
Nella prima realizzazione in mascherina i passaggi sono molto semplici.
Quando il clinico ci ha inviato l’impronta, da essa si sviluppano due modelli, il primo verrà utilizzato per il provvisorio e il secondo per il lavoro definitivo.
Fasi di lavoro
Sul modello si iniziano a modellare gli elementi mancanti, seguendo i criteri anatomici. I colletti vengono modellati di dimensioni leggermente superiori per favorire la zeppatura della resina. Sui denti viene quindi realizzata una mascherina in silicone (pasta + catalizzatore), la quale deve essere impastata fino a creare un colore uniforme, a questo punto si appoggia delicatamente la mascherina sulle viste occlusali e vestibolari,le si lascia indurire per qualche minuto assicurandosi che non avvengano movimenti.
Quando la mascherina ha fatto presa, l’impronta viene separata dal modello con attenzione, i denti in cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina o della vaporizzatrice.
Eliminata la cera, sui monconi si passa un leggero strato di isolante gesso-resina, si appoggia la mascherina sul modello e la cavità la si riempie con resina-dentina termopolimerizzante. Una vola che la cavità è stata riempita con cura, si aspetta qualche minuto per immergerla all’interno di una pentola d’acqua calda dove avviene la cottura, che dura 10 minuti circa.
Terminata la cottura, la resina è indurita e la si può estrarre dal modello. Con il trapano il tecnico lima le facce vestibolari per creare lo spazio giusto per il secondo strato di resina, la massa smalto viene quindi depositata nella porzione vestibolare della mascherina, si riposiziona quindi la mascherina sul modello, dove e già appoggiato il provvisorio, la si comprime per farvela aderire bene, eventuali fuoriuscite di resina vengono eliminate tirandole via con un dito. A questo punto si cuoce il tutto, con i sistemi indicati dal produttore della resina.
Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, durante la rifinitura per evitare di deteriorare i bordi di chiusura del colletto essi vengono evidenziati con una matita.
Le frese utilizzate per la rifinitura sono: fresone in metallo per la sgrossatura iniziale, punta montata per rifinitura, dico horico, punte metalliche al tungsteno, punta montata, fresa a fessura.
Tramite la lucidatrice il provvisorio viene lucidato, inizialmente con la pomice (pomice in polvere miscelata con acqua), successivamente con pasta lucidante e spazzola a pelo di capra. A solo fine di migliorare l’aspetto estetico.

Apparecchiature:
Pulitrici:

Le pulitrici (o pulimentratici) da banco sono delle macchine utilizzate in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo. Tali macchine sono dotate di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore. Per l’igiene dell’ambiente di lavoro tali macchine dovrebbero essere dotate di impianto di aspirazione. L’aria inquinata viene inviata verso un filtro, depurata e quindi espulsa all’estero. Si usano due spazzole, una a pelo di capra e l’altra in filo di cotone.

ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Introduzione
Quest’anno la scuola ha organizzato il progetto di scuola alternanza lavoro,il quale consiste nel mandare gli alunni di una classe ad eseguire sul posto di lavoro un programma di laboratorio odontotecnico.
Questo progetto è stato svolto in due periodi, il primo è iniziato dal 7 gennaio e si è concluso il 17 gennaio, il secondo periodo dal 2 febbraio al 10 febbraio.

Il progetto l’ho svolto in un laboratorio vicino a scuola assieme ad una mia compagna di classe. Gli odontotecnici che ci hanno ospitato sono stati molto ospitali nell’accoglierci e nel seguirci nel corso del progetto.
Il primo giorno ci siamo ambientati all’interno del laboratorio, abbiamo visto come si suddividono i lavori e come è disposto un laboratorio. Ci hanno munito di mascherina, guanti in lattice e occhiali, per rispettare le norme di sicurezza. Accanto ad ogni postazione di lavoro e ogni macchinario abbiamo notato che  c’era un cartello con le norme di prevenzioni.
Il secondo giorno ci hanno consegnato un modello sul quale dovevamo modellare, era un modo per metterci alla prova e vedere la nostra capacità di modellazione. Oltre alla modellazione ci hanno mostrato cosa succede quando arrivano le impronta dal clinico e come ci si deve comportare (precauzioni riguardo alle varie infezioni e malattie del cavo orale).

Il terzo giorno  abbiamo proseguito con la modellazione dei denti in cera.  Terminata la modellazione ci hanno spiegato e fatto vedere come avviene una duplicazione di un modello.

Duplicazione di un modello in alginato
il procedimento viene realizzato nello studio odontotecnico utilizzando un cucchiaio da impronta che deve essere di grandezza opportuna per il modello che si vuole duplicare.
Il procedimento è il seguente:
-    si prende una scodella di silicone e si fa una giusta proporzione di acqua e polvere di alginato, si miscela il tutto,
-    ed una volta che l’impasto ha preso una consistenza adeguata lo si appoggia all’interno del cucchiaio per impronte.
-    Si appoggia il modello sul cucchiaio, facendo una leggera pressione e lo si lascia per qualche minuto
-    una volta che l’alginato si è indurito, si svila con attenzione il modello.

Il modello di lavoro lo abbiamo sviluppato con il metodo dello zaiser, invece l’antagonista è stato posizionato con il metodo tradizionale senza basetta, creando uno zoccolo direttamente con il gesso, durante lo sviluppo del modello.

Seguite dal tutor di laboratorio abbiamo squadrato e rifinito il modelli (con la squadramodelli a secco) e sezionato i monconi con il seghetto a laser.
Dal modello abbiamo estratto i monconi ed evidenziato i colletti. Abbiamo passato un sottile strato di lacca spaziatrice fotopolimerizzante, facendo attenzione di stare distanti dal colletto di 2 mm.

Sul moncone inizialmente abbiamo creato una cappetta con la cera rossa a bassa ritenzione per colletti. In seguito abbiamo iniziato la modellazione goccia a goccia secondo il metodo P.K. Thomas.
Il quarto giorno si è proseguito con la modellazione, oltre alla quella abbiamo visto il montaggio in articolatore, abbiamo eseguito sviluppi dei modelli, tutto seguito da spiegazioni accurate da parte degli odontotecnici che ci seguivano.

Il quinto giorno finita la modellazione si è creata una mascherina in silicone che ci è servita successivamente durante la fase di scavatura. La nostra tutor ci ha spiegato e fatto vedere come utilizzare il microscopio e come si chiudono i colletti.

Il sesto giorno durante la scavatura, ho crepato il modellato in cera e mi è toccato rifarlo quasi tutto. Ma grazie alla mascherina che mi ero fatta precedentemente, non ho impiegato tanto tempo per rifare il lavoro. A modellazione terminata ho rifatto una seconda mascherina.
Il settimo giorno ho chiuso i colletti con la cera violet e con l’aiuto del microscopio ho rifinito l’interno del modellato togliendo tutte le micro- impurità.
L’ottavo giorno abbiamo visto la costruzione del bite, per mancanza di tempo non abbiamo messo i nostri modelli in cilindro poiché la prima parte del programma era finita.

Nel secondo periodo, abbiamo proseguito con il nostro lavoro.
Il nono giorno ho dovuto richiudere i bordi  perchè con la temperatura e il tempo che era passato il modello in cera aveva subito delle leggere deformazioni.
Abbiamo visto il montaggio dei denti su una bocca edentula e come si crea il cucchiaio individuale.
Il decimo giorno sul modellato di sono posti i canali di colata con le riserve già prefabbricate. Con l’aiuto di uno degli odontotecnici abbiamo posto le palline ritentive sulle viste vestibolari e abbiamo pesato il tutto.
Ci hanno insegnato a leggere la tabella delle varie leghe e ad usare le proporzioni che ci servirà per la fusione, spiegandoci le varie proprietà della lega che abbiamo utilizzato.

L’undicesimo e dodicesimo giorno con la supervisione di un odontotecnico siamo andati a posizionare il manufatto all’interno del cilindro in silicone. Prima di includere si è spruzzato il liquido di riduzione di tensione.  In fine si miscela  a sottovuoto il rivestimento fosfatico con le proporzioni acqua distillata, liquido speciale e polvere. Fatto ciò il cilindro lo si pone all’interno di una pentola a pressione di un ATM e lasciata solidificare. Quando il rivestimento si indurisce lo si pone all’interno del forno di preriscaldo, dove raggiungerà la temperatura necessaria per la fusione.
Quando il cilindro è rovente e alla temperatura necessaria  lo si posiziona nella fonditrice, che tramite la forza centrifuga, introdurrà il modello nella cavità, che prima era occupata dalla cera.  Al raffreddamento effettuato si eseguono gli stessi procedimenti svolti a scuola (rifinitura e lucidatura).

Tredicesimo giornoUna volta che il manufatto metallico è stato rifinito e lucidato, si prosegue con la creazione della faccetta estetica.
Il manufatto metallico viene sabbiato nelle facce vestibolari con il Rocatek, che spalma una pellicola di Silano, e con il biossido di alluminio che è un polimero a pressione 2,8 atm, spalmato sulla superficie crea un legame metallo/resina molto forte, e va ad integrare l’adesione meccanica fatta con la sabbiatura normale.

Faccetta estetica
Si mescola l’opaco-polvere liquido che è un composto ad alta percentuale di metacrillato, che crea un’interfaccia coprente tra composto e metallo, è un composto autopolimerizzatrice ma anche fotopolimerizzatrice. Il composto che usiamo è un composto a matrice polimetilmetracrillato modificato polimero di Bowen e riempitivi inorganici.
Inizialmente viene spalmato l’opaco (il quale bisogna mescolarlo bene e spalmarlo in maniera omogenea).
Il bordino del terzo occlusale lo si dipinge con un po’ di blu-viola, per dare allo smalto un riflesso più vivo, nel terzo cervicale si mette del marrone per coprire di più lo stacco dal metallo. Una volta messo l’opaco e indurito  con la lampada fotopolimerizzante a luce blu, si spalma un po’ di vasellina che funge da isolante sul modello. Così si applica la dentina in maniera da dare forma al dente.
Finita tale operazione si mette tutto il metallo all’interno di una macchina fotopolimerizzante, lo si estrae e si fresa con molta cura la parte superiore per poi andare a spalmare uno strato di smalto trasparente. Per concludere si lucida tutto ed è pronto.
I giorni successivi abbiamo visto la modellazione in ceramica, il provvisorio preimatura, la protesi immediata e altre fusioni.
Gli odontotecnici sono stati contenti del risultato e delle basi con le quali siamo entrati a fare il progetto.
A mio parere il progetto è stato molto istruttivo non solo per le notizie che ci hanno fornito in più ma anche per la responsabilità che ci sentivamo a carico.

lug 18

ISTITUTO PROFESSIONALE DELL’INDUSTRIA E DELL’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI”

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALdATURA

1) ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

2) ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA SCUOLA E LAVORO
Nicola Pasetto

pasetto nicola
pasetto nicola

Se desiderate visualizzare la relazione completa di schemi e immagini cliccate sul link seguente:

relazione-di-pasetto-nicola

Classe terza A

anno scolastico 2008-2009
1) ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

-INTRODUZIONE:
Il terzo anno scolastico di odontotecnica al Fermi è stato dal punto di vista teorico molto ricco,ho imparato infatti un sacco di nozioni tecniche e termini tecnici che mi hanno aiutato molto nell’ esperienza  pratica.

-IMPRONTE:

-IMPRONTA IN ELASTOMERO

Le impronte dentali le prende l’ odontoiatra in studio dentistico utilizzando uno speciale strumento chiamato cucchiaio universale. Esse rappresentano il negativo delle arcate dentarie del paziente. Le impronte dentali vengono rilevate utilizzando vari tipi di paste da impronta da applicare sopra al cucchiaio universale. Esse sono:
ALGINATO: idrocolloide irreversibile in quanto una volta indurito non è più possibile riutilizzarlo per altre impronte. È un materiale in polvere,addizionato all’acqua in cosi opportune si trasforma in pasta che,inserita nel portaimpronta e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,indurisce in circa due minuti.
IDROCOLLOIDI REVERSIBILI: tramite la bollitura e il successivo raffreddamento dell’agar-agar,un particolare tipo di alga marina rossa,si ottiene una gelatina che viene commercializzata sia allo stato “solido”(sotto forma di bastoncini),sia in apposite siringhe.
MATERIALI TERMOPLASTICI: tali materiali hanno la caratteristica di diventare morbidi quando esposti a fonti di calore(aqua calda,aria calda,fiamma). La loro temperatura di ammorbidimento oscilla tra i 55°-65°C
ELASTOMERI: idrocolloide reversibile in quanto una volta presa l’ impronta è possibile riutilizzarlo a scopo di rilevare altre impronte. Grazie alla loro facilità di utilizzo,alle loro buone doti di precisione,alla loro stabilità dimensionale e resistenza,gli elastomeri sono i materiali da impronta più utilizzati. Si trovano in vendita sotto forma di due paste (pasta base + catalizzatore in pasta),oppure di una pasta e di un liquido (Pasta base + catalizzatore liquido).
Questi sono i tipi di materiali da impronta più utilizzati,ne esistono altri ad esempio la PASTA DI PARIGI,ormai non più utilizzata per le impronte in quanto realizzata in gesso e quindi troppo rigida,necessitava di essere rotta per rimuoverla dalla bocca del paziente,successivamente ricomporla in laboratorio e in fine colarla. Era un procedimento lungo e complesso per poi ottenere un risultato poco preciso e non conforme alle arcate del paziente

-SVILUPPO DEI MODELLI:

-MODELLO IN GESSO CON MONCONI SEZIONATI

Lo sviluppo dei modelli consiste nel colare nell’ impronta del gesso mischiato nelle giuste proporzioni con acqua. Il tutto va svolto sopra al vibratore,un apparecchio che vibrando permette lo scorrimento omogeneo del gesso nell’ impronta. Esistono varie tipologie di gesso utilizzate per lo sviluppo dei modelli,esse sono:
TIPO 1°: gessi teneri per impronte,molto precisi ed economici ma anche molto fragili. La composizione chimica dei gessi di tipo 1° è per la maggioranza di solfato di calcio emi-idrato beta.
TIPO 2°: gessi teneri per modelli,utilizzati per la realizzazione di modelli studio,e in tutte le lavorazioni che nono richiedono un gesso molto resistente.
La loro composizione chimica è prevalentemente di solfato di calcio emi-idrato beta.
TIPO 3°: gessi duri per modelli,impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione a alla compressione. La loro composizione chimica è di solfato di calcio emi-idrato alfa.
TIPO 4°: gessi extra duri per modelli,sono utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello come arcate antagoniste,monconi,cavità per intarsi ecc…Presentano una composizione chimica di solfato di calcio  emi-idrato alfa modificato.

I VALORI INDICATIVI DEL RAPPORTO DI MISCELAZIONE DEI DIVERSI TIPI DI GESSI
Tipi 1 e 2    45-60 ml. acqua    100g. polvere di gesso
Tipo 3    27-36 ml. acqua    100g. polvere di gesso
Tipo 4    20-25 ml. acqua    100g. polvere di gesso

-GESSATURA IN ARTICOLATORE
L’articolatore è uno strumento in grado di riprodurre i movimenti di apertura,chiusura e lateralità della bocca. Ci sono tre tipologie di articolatori  utilizzate in campo odontotecnico:

-OCCLUSORE: il più semplice ed economico riproduce solo apertura e chiusura delle arcate del paziente,non presenta l’asta rigida simulante la linea mediana.

-ARTICOLATORE A VALORE MEDIO (A.V.M.): riproduce i movimenti  di apertura,chiusura e lateralità con una traslazione di 15° come nella normalità,presenta un’ asta rigida simulante la linea mediana del corpo e il piano occlusale che è un ripiano su cui posizionare il modello superiore prima di ingessarlo.

-ARTICOLATORE A VALORE INDIVIDUALE: presenta le stesse caratteristiche dell’A.V.M. con la differenza che ogni movimento riprodotto può essere misurato individualmente. Per una corrette ingessatura in articolatore bisogna prestare molta attenzione a vari punti fondamentali:
-controllare che la linea delle cuspidi dei molari  sia in linea con il piano occlusale.
-guardare che la linea mediana del modello coincida con l’ asta rigida.
-controllare in rapporto d’ occlusione la classe di Angle.
Quest’ ultima è una classificazione ortodontica composta da tre classi principali. Si riferisce ai soggetti dentali,che classifica principalmente nella tre classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
-NORMO-OCCLUSIONE(o prima classe di Angle),presente nella maggior parte della popolazione: la cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.
PROGENISMO(o seconda classe di Angle): La cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.
-PROGNATISMO(o terza classe di Angle): la cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.

-MODELLAZIONE:
una volta ingessato in articolatore si comincia la modellazione in cera degli elementi dentali,utilizzando la tecnica “goccia a goccia” con strumento e bunsen. Nel laboratorio di scuola ho adottato la tecnica di modellazione “dente a dente” di P. K. Thomas che consiste nel realizzare un’ occlusione tra denti singoli. Il modellato in cera è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico serve per la trasformazione di parti di protesi in metallo o resina,per la modellazione di corone e intarsi,ma in special modo per realizzare la protesi fissa.

Le cere usate per la modellazione sono:
-CERA PER MODELLAZIONE: cera morbida che rammollisce a basse temperature,utilizzata principalmente per modellare la corona dentale. Vengono suddivise in: cere per fusione,cera per placche base,cera per intarsi,cere per ponti e corone

-Cera per fusione: utilizzata per la modellazione parziale o totale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione. Sono composte da un miscuglio di paraffina,cera d’api,carnauba,ceresina,stearina resina Dammer e cere sintetiche. Sono fornite in commercio sotto forma di bastoncini,lastre,coni,perle e in altre varietà di forme.

-Le cere per placche base si dividono in tre categorie:

CERE MORBIDE: impiegate nella modellazione di margini e placche.
CERE CON DUREZZA MEDIA: utilizzate nel confezionamento di basi che andranno provate dal medico nella bocca del paziente.
CERE DURE: hanno lo stesso impiego delle cere medie tranne che per la loro maggior durezza hanno una più elevata temperatura di ammorbidimento.

-Le cere per intarsi si utilizzano appunto,per la modellazione di intarsi mediante due principali sistemi:
metodo diretto = Il medico modella direttamente l’intarsio nel cavo orale,inviandolo poi al laboratorio per la fusione.
metodo indiretto = l’intarsio viene modellato dal tecnico su un modello sviluppato da un’impronta inviata dal medico al laboratorio.

-cere per ponti e corone: sono utilizzate per la modellazione di strutture proteiche. In commercio esistono quattro tipi di tali cere:
-ponti,corone e margini cervicali di corone (chiusure). Queste cere presentano un’elevata stabilità dimensionale durante il raffreddamento.

-Superfici masticanti,cappette e lavori fresati. Queste cere presentano un’elevata durezza per consentire di lavorarle anche con frese da trapano.
-Parti secondarie di lavori fresati.

-ivory wax,cioè cere di colore avorio per superfici vestibolari di ponti e corone in metallo. Esse verranno sostituite dalle resine tramite il procedimento della muffola; anche se non devono essere sottoposte al procedimento di fusione,tali cere presentano le stesse caratteristiche delle loro simili,eccettuata la caratteristica di presentare un colore molto chiaro (bianco o avorio),cosa che permette loro di non macchiare le superfici dello stampo (muffola).

-FASI DI PREPARAZIONE DEL MODELLATO NEL CILINDRO:

La preparazione consiste nel porre il modellato in cera in un cilindro per fusione,si applica al modellato sul punto più voluminoso il perno di fusione,un perno in cera che si trasformerà in un canale di colata dopo la messa nel forno. Il modellato va posto nel cilindro a circa 4 millimetri al di sopra del centro termico (centro del cilindro) questa operazione è molto importante in quanto se le misure non corrispondono la fusione nono riesce. Una volta sistemato il modellato nel cilindro viene colato al suo interno uno speciale prodotto chiamato “massa di rivestimento”. Essa serve oltre che a garantire la forma del modellato in cera dopo la messa nel forno,anche a compensare il fenomeno della dilatazione/contrazione in fase di raffreddamento. Queste operazioni sono rese possibili dai seguenti macchinari:

-MISCELATORE SOTTO VUOTO: che centrifugando per tempi predeterminati impedisce la formazione di bolle d’aria all’ interno del rivestimento. Il miscelatore sotto vuoto che compie l’operazione sopra descritta assomiglia a un’ elettrodomestico  (frullatore) in quanto la sua funzione principale è di far girare molto velocemente la miscela di rivestimento con un più la funzione fondamentale di estrarre tutte le bolle d’ aria che pregiudicherebbero la precisione dell’ opera.

-FORNO: il forno di fusione è un’ apparecchio elettrico di dimensioni contenute che ha la funzione di portare progressivamente il rivestimento contenente il modello di cera a una temperatura che va tra i 650-750°C, consentendo così il completa eliminazione della cera. In questo modo il rivestimento è pronto per ricevere la fusione.

-FASI DI FUSIONE:
-FONDITRICE: la fonditrice utilizzata a scuola è quella a cannello,consiste in un cannello a gas con integrazione di aria compressa che serve per la fusione della lega. Le parti fondamentali della fonditrice sono formate da una sede per il cilindro,da un contrappeso per bilanciare il cilindro in fase di rotazione e da un perno centrale che funge da fulcro. Il trasferimento della lega fusa avviene attraverso il braccio su cui si trova il crogiolo e passa tramite forza centrifuga nel cilindro.
La fusione si può dividere in due fasi: la prima consiste nel fondere la lega metallica nel crogiolo con il cannello, la seconda consiste nel posizionare il cilindro per fusione ( tolto in precedenza dal preriscaldo nel forno) nella fonditrice accanto al crogiolo contenente la lega fusa. Completate queste fasi si può avviare la fonditrice che tramite forza centrifuga trasferisce la lega fusa dal crogiolo al cilindro.

-SMUFFOLATURA DEL CILINDRO:

-MUFFOLA IN GHISA

Lasciato raffreddare il cilindro si passa alla smuffolatura di esso che consiste nel martellarlo ai lati in modo da rompere la massa di rivestimento senza danneggiare il modellato fuso in lega. Una volta estratto dal rivestimento  il modello viene “sabbiato”,cioè tramite una specie di “pistola spara sabbia” gli vengono tolti tutti i residui di rivestimento rendendolo più liscio. Finita la sabbiatura si passa al banco di lavoro dove gli elementi fusi varranno sgrossati e lucidati con micromotore e frese in tungsteno.
-SGROSSATURA: consiste nel rendere liscia e omogenea tutta la superficie coronale del modellato stando bene attento ai punti fondamentali:
-punti di contatto con i denti vicini
-occlusione con i denti antagonisti
-linea del colletto
Per questa operazione vengono utilizzate frese al tungsteno.
-LUCIDATURA: utilizzando delle frese di gomma si rende l’ intera superficie liscia senza neanche i più piccoli dislivelli. Finita questa operazione si passa alla lucidatura vera e propria utilizzando frese a spazzola e un speciale lucidante chiamato sasso marcio

-SALDATURA O BRASATURA:

-SALDATURA DI UNO SCHELETRATO

Si definisce brasatura la congiunzione di due porzioni metalliche,riscaldate con la fiamma del cannello ed unite tramite l’ apporto di saldame. Il saldame è una lega del tutto simile a quella di cui sono composti i pezzi da saldare, tranne che per la temperatura di fusione più bassa in modo che sotto la fiamma del cannello non si fonda l’ intero lavoro.

-PROVVISORIO IN RESINA:

La creazione del provvisorio serve al paziente affinché non rimanga privo di denti durante la realizzazione di quella che sarà la sua protesi definitiva. Essa avviene: prendendo l’ impronta fornita dal clinico, si cola al suo interno l’ impasto nelle giuste quantità di polvere di gesso e acqua per ottenere il modello studio su cui lavorare. Una volta ottenuto il modello lo si isola con isolante gesso-cera per evitare la presa della cera sul gesso. Passato il tempo necessario per l’asciugamento dell’isolante, si inizia la modellazione goccia a goccia utilizzando uno strumento scaldato sul bunsen e della particolare cera bianca per modellazione.  Durante la modellazione è necessario prestare attenzione ad alcuni particolari: la forma dei denti, i punti di contatto, il rapporto di occlusione, i bordi di chiusura e lo spessore che deve essere leggermente più voluminoso. Una volta finita la modellazione in cera dei denti interessati, è necessario applicare un impasto di silicone e pasta indurente  in modo da ottenere un negativo di esse. Questo procedimento prende il nome di mascherina. Indurita la mascherina il modellato in cera viene staccato dal modello in gesso e non serve più.
Il modello in gesso va poi successivamente vaporizzato, lavato e asciugato per evitare che possibili residui, possano compromettere il successivo isolamento. L’isolante utilizzato ora, è  gesso-resina, indispensabile poiché evita che la resina  applicata sul modello in gesso rimanga attaccata. Preparato l’impasto di resina, si riposiziona correttamente sui monconi del modello la mascherina fatta in precedenza e si cola al suo interno il preparato.
Essendo la resina allo stato liquido, deve essere polimerizzata (cotta) con la polimerizzatrice a pressione per circa 10 minuti.
Una volta raggiunta la cottura avremo un modellato fedele alla mascherina e quindi delle facce vestibolari ed occlusali ben definite. Utilizzando il micromotore con frese al tungsteno di tipo grosso o piccolo a seconda della necessità, si sgrosserà la parete interna ovvero le facce palatali o linguali se il modello è inferiore, che verranno rifinite e adattate al modello in gesso.
Utilizzando frese più specifiche come i  dischi di tipo horico si effettueranno delle separazioni tra dente e dente per delimitare i punti di contatto. Una volta finita l’operazione di finitura un modellato in resina va lucidato con spazzola in
Pelo di capra e una particolare lava, leggera e spugnosa che polverizzata è apposta per lucidare. Questa lava si chiama pomice.
La prima fase di lucidatura serve principalmente per rendere liscia il più possibile la protesi provvisoria, togliendo ogni eventuale scalfittura superficiale che potrebbe ferire le gengive del paziente. La seconda fase di lucidatura consiste nel rendere splendente il provvisorio, utilizzando una spazzola in feltro impastata con una pasta lucidante chiamata sidol, per dare alla protesi oltre che funzionalità anche un aspetto migliore

-ARCATA SUPERIORE ED INFERIORE DI UNA PROTESI TOTALE MOBILE  PROVVISORIA IN RESINA
2) ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Grazie all’ iniziativa dalla scuola in particolare dal professor Caceffo che ha promosso il progetto A.S.L.
Sono stato per un periodo di tempo compreso tra il 7 e il 16 gennaio e tra il 2 e il 10 febbraio in un laboratorio odontotecnico dove supervisionato da esperti ho visto e appreso nuove tecniche e affinato quelle di base fornite dalla scuola.

PRIMO GIORNO DI LAVORO

-INCISIVO LATERALE SUPERIORE

Il primo giorno ho modellato in modo approfondito l’ incisivo laterale superire dx e sx in rapporto di occlusione. Dovevo stare attento a vari punti fondamentali per la modellazione: forma conica, punti di contatto, e soprattutto lo spessore vestibolare troppo elevato. Stando attento a questi punti sono riuscito a realizzare degli incisivi laterali decenti, in seguito man mano che ripetevo la modellazione, il risultato migliorava.

SECONDO GIORNO DI LAVORO

-OCCLUSORE

Nel secondo giorno di laboratorio ho ingessato i modelli dati dal  Tutor  sull’occlusore, simile all’A.V.M.  mancante però di piano occlusale, poi una volta sistemati i modelli ho iniziato a modellare con la spatola elettrica e cera verde, l’incisivo centrale, l’incisivo laterale e il canino in occlusione. Non sono riuscito a rispettare la linea occlusale quindi l’occlusione era imperfetta.

TERZO GIORNO DI LAVORO

-ARCATE DENTALI

Su indicazione del Tutor il terzo giorno ho rimodellato l’incisivo centrale, l’incisivo laterale e il canino  che non erano venuti bene il giorno precedente, più il premolare e molare superiore. .Complessivamente mi sembra di essere migliorato rispetto alla modellazione precedente, in particolare sono rimasto soddisfatto dalla riuscita del primo premolare superiore, confortato anche dalla valutazione del tutor.  Nello stesso terzo giorno ho avuto la possibilità di assistere alla fusione in oro-porcellana e in acciaio per la preparazione di un molare superiore e il primo e secondo molare inferiore. La procedura di fusione con la fonditrice ad induzione è stata per me la prima volta che l’ho vista, in quanto a scuola c’è quella a cannello; la fonditrice a induzione consiste in un elettromuffola che contiene il crogiolo in ceramica, la temperatura viene impostata elettronicamente e utilizza onde elettromagnetiche per fondere il metallo, so che la lega di acciaio (E 30)  utilizzata aveva un punto di fusione di 1250 gradi C°. Per quanto ricordo la procedura si è svolta in questo modo:  avvenuta la fusione della lega in un minuto esatto, viene inserito il cilindro preriscaldato in altro forno, quindi  la centrifuga ha “sparato” il metallo dentro il cilindro di fusione che continua a girare per circa trenta secondi poi viene estratto il cilindro  e lasciato raffreddare  per il tempo necessario. Invece per la lega d’oro–porcellana  la procedura rimane sostanzialmente uguale, cambiano i tempi e le temperature  di fusione della lega che sono rispettivamente più basse le prime e più lunghi i secondi.
Il terzo giorno è stato particolarmente intenso in quanto nel pomeriggio ho assistito con grande interesse alla riparazione di una protesi totale mobile, alla quale gli si era staccato un canino, Per aggiustarla l’odontotecnico ha dovuto limare accuratamente attorno alla crepa per eliminare i dislivelli, quindi dopo aver scelto il canino che meglio si adattava alla protesi, lo ha fissato con la resina per protesi. Avvenuto l’indurimento ha proceduto alla rifinitura usando speciali frese al tungsteno e lucidando successivamente con sidol e spazzole al pelo di capra.
Ho assistito pure alla costruzione di un dente in porcellana, ho notato che la cappetta in oro utilizzata come supporto “moncone”, era stata fusa precedentemente, mentre la corona viene realizzata al momento mescolando polveri diverse con i loro appositi liquidi. Queste paste hanno la caratteristica di imitare i due componenti principali del dente che sono: DENTINA E SMALTO. Per ottenere il risultato ottimale, specialmente per quanto concerne il colore, viene spalmata in diversi strati e ad ogni strato segue la cottura in forno.

-CORONE IN ORO CERAMICA

QUARTO GIORNO DI LAVORO
-PROTESI COMBINATA
La cosa più interessante della giornata è stato assistere alla riparazione di una protesi totale mobile che si era spezzata a metà.
Per ripararla l’odontotecnico ha fissato tra loro le due parti con cera collante, le ha poi isolate internamente e vi ha colato all’interno del gesso di tipo terzo, in questo modo ha ottenuto una base fedele alla protesi sulla quale ha potuto lavorare, successivamente ha fresato la protesi lungo la linea di rottura rendendo i due bordi della rottura  più retti possibile , per garantire lo scorrimento omogeneo durante l’applicazione della resina. Una volta indurita ha proceduto alla rifinitura e lucidatura con spazzola al pelo di capra imbevuta di sidol.  L’odontotecnico mi ha descritto la realizzazione di uno scheletrato in cromo cobalto: partendo dal modello in gesso glielo si modella in cera stando molto attenti ai particolari, poi come per gli elementi dentali gli si applicano i perni di colata, quindi viene posto in un cilindro per fusione e viene colata la massa di rivestimento, che impiega circa 15 minuti per indurire , successivamente il tutto viene messo in forno per 45 minuti per eliminare la cera e ottenere così il negativo pronto per la fusione che verrà fatta con la stessa procedura ( a forza centrifuga) il processo nel suo insieme è molto lungo, per cui mi ha spiegato che è più conveniente rivolgersi a laboratori specializzati che fanno esclusivamente questo tipo di fusione.
In questo giorno ho pure modellato un primo molare inferiore in occlusione con un risultato poco incoraggiante, ascoltando i suggerimenti del tutor e facendo mente locale agli insegnamenti ricevuti a scuola, ho ripetuto il lavoro cercando di concentrarmi maggiormente ottenendo così un risultato assai migliore.

QUINTO GIORNO DI LAVORO

-PROTESI INGESSATA

In  questo giorno mi sono dedicato in modo particolare alla ingessatura in articolatore, devo ammettere che nonostante l’impegno ho avuto la necessità di essere aiutato altrimenti avrei combinato molto poco. Mi risulta ancora molto difficile individuare le dosi corrette per ottenere la giusta consistenza del gesso. Successivamente ho assistito alla riparazione di una protesi totale mobile che aveva l’incisivo centrale dx scheggiato sull’ angolo mesiale proprio all’altezza del terzo incisale,per ripararlo ha dovuto rimuovere il dente dal resto della protesi, limando attorno al colletto  e applicarne uno nuovo con le stesse caratteristiche,fissandolo alla protesi con resina per protesi. Poi ho visto la saldatura a cannello del primo e secondo molare sx , per saldare due elementi dentali si usa una lega che ha le stesse caratteristiche  tranne il punto di fusione che è più basso per evitare di fondere o rovinare tutto il lavoro.

SESTO GIORNO DI LAVORO

-PRIMO MOLARE INFERIORE

Ho utilizzato questo giorno per esercitarmi  nella modellazione del primo molare inferiore, ho cercato di renderlo il più fedele possibile al modello, i risultati sono stati abbastanza soddisfacenti  anche se non del tutto ottimali.

SETTIMO GIORNO DI LAVORO

-MOLARE INFERIORE IN CERA BIANCA

Utilizzando la cera yeti bianca ho modellato un primo molare inferiore destro, che è risultato esteticamente molto bello , ma ad una analisi più attenta ho riscontrato  difetti  nelle proporzioni visibili.

OTTAVO GIORNO DI LAVORO

Ho provato a modellare il primo molare inferiore sx  però prendendo spunto dal dente precedentemente fatto dal Tutor , ottenendo buoni risultati soprattutto per quanto riguarda il volume e l’altezza delle cuspidi, dopo ho assistito all’adattamento di un impianto in titanio realizzato  con l’utilizzo della fresatrice, un particolare strumento che attraverso l’utilizzo di frese con punte in cobalto è in grado di modellare il titanio, rendendo gli impianti meno voluminosi nelle zone interessate. Conclusa questa fase si avvita l’impianto al modello in gesso che simula la bocca del paziente, si individuano così eventuali contatti, l’inclinazione dell’impianto, lo spessore e soprattutto l’altezza.

-MODELLI COMPLETI CON DISPOSITIVI IN TITANIO

NONO GIORNO DI LAVORO

-PROTESI TOTALE IN RESINA CON SUPPORTO IN CROMO-CIBALTO

Questo a parer mio è stato uno dei giorni più impegnativi, perché ho modellato il primo e secondo premolare inferiore in occlusione, ho prestato particolare attenzione alla linea delle cuspidi vestibolari, il risultato è stato soddisfacente.

DECIMO GIORNO DI LAVORO

-PONTE SECONDO PREMOLARE,PRIMO E SECONDO MOLARE INFERIORE

Il decimo giorno è stato molto istruttivo, poiché ho realizzato la fusione del ponte del primo e secondo premolare e del primo molare superiore precedentemente modellati a scuola,  ho utilizzato la lega Phanton fornita dalla scuola, la soddisfazione è stata notevole perché il risultato che ho ottenuto  è secondo me oggettivamente buono. Lasciato raffreddare il cilindro per qualche tempo lo si martella per separare la massa di rivestimento dalla fusione ottenuta. Finita questa fase di lavorazione si prosegue con la sabbiatura per pulirla accuratamente. Si rimuovono quindi i perni con particolare trapano dotato di disco separatore e si procede alla finitura con fresatura e lucidatura attraverso una specie di punta con terminale in gomma adatto alla lucidatura. L’ultima operazione consiste nella spazzolatura con “sasso marco”per ottenere un risultato a specchio.

UNDICESIMO GIORNO DI LAVORO

-PRIMO MOLARE FUSO IN LEGA PHANTOM

L’undicesimo giorno è sorto un problema,la cuspide mesio-palatale del primo molare superiore è risultata troppo alta quindi non occludeva con il dente antagonista. Ho provveduto così all’ individuazione del punto anomalo utilizzando delle cartine che rilasciano il colore nei punti da modificare. Ho proceduto successivamente alla fresatura per riportare le misure alle dimensioni corrette,ottenendo così un risultato finale più che accettabile.

DODICESIMO GIORNO DI LAVORO
-CORONE MODELLATE IN CERA

Dopo aver modellato in cera verde per modellazione il primo molare inferiore sx , e vedendo che il risultato era discreto,ho chiesto al tutor se mi permetteva di utilizzare le sue attrezzature per fonderlo usando la lega fornita dalla scuola. Il tutor ha acconsentito e abbiamo così proceduto alla preparazione per la fusione. Dopo precise spiegazioni ho applicato al perno di colata la nutrice: una pallina di cera situata nel punto di giunzione del perno al modellato,in grado di rallentare l’entrata della lega nel preparato. Di seguito ho ripetuto una procedura ormai ben nota che consiste immettere il tutto nel cilindro per fusione, fissare il cilindro alla base  conica con cera collante,colare nel cilindro la massa di rivestimento,aspettare circa quindici minuti che indurisca,porre tutto nel forno per quarantacinque minuti a 700 gradi C°,finita la fase di preriscaldo ho trasferito il cilindro nella fonditrice e azionato la centrifuga per trenta secondi, dopo aver raggiunto la temperatura di fusione della lega phantom.

TREDICESIMO GIORNO DI LAVORO

-EMIARCATA DENTARIA

La mattina del tredicesimo giorno l’ho dedicata alla modellazione di un primo molare inferiore inserito su un modello parziale (emiarcata). Dopo svariati tentativi sono riuscito a posizionare correttamente le tre cuspidi vestibolari in linea con le cuspidi degli altri denti,cosi dopo una rapida varifica dei punti fondamentali (linea del colletto,punti di contatto,altezza cuspidi)l’ho preparato per la fusione in lega Phantom. Una volta effettuata la fusione ho proceduto alla fresatura che non ha richiesto particolare impegno grazie alla buona riuscita della lavorazione precedente. Ho poi proceduto alla lucidatura con frese di gomma e spazzole imbevute di sasso marcio. Questa a mio parere è stato il lavoro meglio riuscito tanto che ho ricevuto complimenti sua dal tutor che dai suoi collaboratori. L’unico piccolo rammarico è stato determinato dalla mancata riuscita dei perni a causa dell’ imprevisto esaurimento lega.

QUATTORDICESIMO GIORNO DI LAVORO

L’ultimo giorno ho provato il ritocco in ceramica di un premolare superiore dx  che è risultato molto più difficile da come sembrava mentre osservavo ferlo dal mio tutor. Mi sono reso conto che per arrivare a livelli qualitativi e professionali accettabili serve un notevole impegno e una continua applicazione e ripetizione delle tecniche apprese con lo studio. Ritengo l’esperienza fatta molto positiva al punto di auspicare che possa essere ripetuta o comunque che vengano effettuate altri momenti formativi con operatori professionali del settore.

-CORONE DENTALI FUSE IN METALLO RESINA

lug 11

Errata corrige:il dato riguardante la percentuale di spesa dei dipendenti in laboratorio odontotecnico, riportata nel documento “IL NUOVO LABORATORIO ODONTOTECNICO” disponibile dal mese scorso, è naturalmente errato: se i dipendenti costassero il 60% del fatturato nessun imprenditore avrebbe voglia di imprendere..

Mi scuso!

Daniele


Analisi dei costi in laboratorio odontotecnico (Prima parte)

Questa tematica, appena sfiorata nel report del mese scorso il nuovo laboratorio odontotecnico, riveste un’importanza fondamentale nella  gestione di qualsiasi azienda, specialmente artigiana.

Diversamente dalle imprese commerciali, l’ impresa artigiana (inclusa quella odontotecnica) trova il suo valore nel lavoro umano, nella formazione tecnico-manuale delle giovani generazioni, oltre che al progresso tecnologico, sempre più marcato negli ultimi decenni (vedi la tecnologia cad-cam, per esempio).

E’ intuitivo che le imprese commerciali, per loro natura, hanno necessità minore di “mani esperte” fondando la sua attività sul compra-vendita.

Questo è l’ elenco  delle  macro-aree di spesa del laboratorio-campione: (dati realmente rilevati in euro)

VALORE DELLA PRODUZIONE 123.000

100,00%

CONSUMI 19.183

15,60%

MANODOPERA DIRETTA DI PRODUZIONE 40.679

33,07%

LAVORAZIONI ESTERNE 9.759

7,93%

TRASPORTI DI ACQUISTO 600

0,49%

COSTI INDUSTRIALI 2.788

2,27%

TOTALE COSTI DIRETTI 73.009

59,36%

Naturalmente ogni macroarea può essere “esplosa” nel senso che racchiude molte voci raggruppate.

Per es. il quadro precedente può essere più dettagliato in questo modo:

Consumi: utenze (telefonia, gas, acqua, forza motrice ecc); materiali di consumo;

Costi industriali: ammortamenti macchinari, migliorie strutturali ecc

Nella riga evidenziata in rosso potete chiaramente comprendere che la voce di maggior importanza riguarda la manodopera diretta di produzione:

incide sui costi totali esattamente per un terzo!!

Da notare che per “manodopera diretta di produzione” si intende solo il costo diretto di produzione!

I costi amministrativi (impiegate) sono escluse dai costi diretti; li puoi vedere nel riquadro seguente:

(impiegata a part-time)

MARGINE LORDO INDUSTRIALE 49.991

40,64%

COSTI DI STRUTTURA 11.588

9,42%

COSTI COMMERCIALI 1.927

1,57%

COSTI AMMINISTRATIVI 10.708

8,71%

TOTALE COSTI INDIRETTI 24.223

19,69%

Di qui la necessità di intervenire pesantemente sui costi di manodopera per migliorare i ricavi di una azienda artigiana, compresa quella odontotecnica perché, come si può intuitivamente capire, si ottengono migliori risultati tagliando le prime voci a bilancio, le più importanti, le più onerose.

Ciò che mi preme sia chiaro in questo special report, è che non si possa aspirare a veder crescere prosperoso il proprio laboratorio odontotecnico se non si lavora costantemente con il cronometro al collo.

Una domanda: come si può presentare un listino adeguatamente compilato se non si conoscono i costi finali di ogni singolo dispositivo venduto?

Per esempio, quanto mi può costare  la produzione di una protesi mobile totale, o di un ponte oro-ceramica o di una corona in zirconio-ceramica?

I colleghi più esperti per ben che vada, facendo i conti della serva, si avvicinano ad occhio ma non capiscono che rischiano moltissimo.

Il consulente che fece nel mio laboratorio odontotecnico questo lavoro di analisi approfondita mi raccontò che un anziano titolare di una impresa artigiana con dodici dipendenti, alla sua domanda se valutasse redditizia la sua impresa, rispose:” mi sono fatto la villa…!!”

Il consulente gli chiese da quanti anni lavorasse, quante ore al giorno, quanti giorni alla settimana e quanti mesi all’ anno:

alla fine di un rapido calcolo il consulente finanziario gli comunicò con discreta approssimazione che la sua vita spesa al lavoro produsse una  cifra di gran lunga valutata indegna!

Dove sbagliava l’ imprenditore?

Lavorava a testa bassa senza aver una più vaga idea di cosa fosse un accurato controllo di gestione.

Quando l’ artigiano si riprese dallo scoramento capì, cifre alla mano, che avrebbe potuto ottenere gli stessi risultati patrimoniali con minor sforzo (lavorava come un mulo per sette gioni la settimana, dodici mesi all’ anno, da una vita) oppure avere rendite molto superiori con lo stesso impegno profuso…

Daniele

[CONTINUA]

lug 04

Istituto professionale di stato per l’industria e l’artigianato “ENRICO FERMI”

Relazione fusione e saldatura

1-    esperienza teorica a scuola

2-    esperienza pratica in alternanza scuola lavoro

Marco Padovani        3^a od       2008/09

Padovani Marco
Padovani Marco

Se volete visualizzare la ricerca completa di immagini e disegni cliccate sul seguente link:

relazione-di-padovani-marco

Esperienza teorica a scuola

Uno degli ultimi argomenti fatti a scuola è la fusione e saldatura.
Lo scopo finale della fusione è quello di avere uno o più denti in metallo, partendo però dalla modellazione in cera. Mentre la saldatura, invece, consiste nel unire due parti metalliche con l’aggiunta di piccole dosi di altra lega il più simile possibile ai due pezzi di metallo da unire.

Impronte:l’impronta è lo stampo della bocca del paziente in negativo.
L’impronta serve per la realizzazione del modello in gesso.
Viene presa dal medico con il cucchiaio e l’alginato. Materiali da impronta: pasta di Parigi, alginato, paste all’ ossido di zinco e eugenolo,  materiali termoplastici, elastomeri.

Sviluppo modelli : il modello è lo sviluppo del impronta in gesso. Il gesso ancora allo stato liquido viene versato all’interno dell’impronta e una volta diventato solido viene staccato. Esistono vari tipi di gesso per questo tipo di lavorazione.
Gesso tipo 1 : gesso tenero da impronta,costituito in maggioranza da solfato di calcio emi-idrato beta.
Gesso tipo 2: gesso tenero per modelli composti prevalentemente da solfato di calcio emi-idrato beta,serve abitudinalmente per modelli studio
Gesso tipo 3: gesso duro per modelli composti principalmente da solfato di calcio emi-idrato alfa, è un gesso abbastanza resistente all’abrasione e alla compressione.
Gesso tipo 4: gesso extra duro per modelli costituiti da solfato di calcio emi-idrato alfa modificato,è un tipo di gesso molto preciso e duro tanto da essre utilizzato nella realizzazione di superfici di lavoro del modello;arcate antagoniste;elementi preparati (monconi cavità per intarsi ecc..)

Attrezzatura per lo sviluppo dei modelli :coltello da gesso, ciotola, squadra modelli,
sega(per sezionare il modello).

Gessatura in articolatore :esistono vari tipi di articolatore quello più usato è quello a valori medi A.V.M .l’articolatore è uno strumento che serve per riprodurre i movimenti di apertura chiusura e lateralità della mandibola,anche se in realtà è invertito. Il montaggio del modello superiore avviene utilizzando il piano occlusale, un piano metallico posto orizzontalmente tra le due branche e bloccato al centro di quella inferiore. Mentre per gessare il modello inferiore è necessario attaccare con la cera collante quest’ultimo al modello superiore,girare l’articolatore e gessare normalmente. A scuola abbiamo utilizzato il gesso tipo 2.

Classe di angle :
1 classe,normocclusione: la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore chiude con  il solco intercuspidale del primo molare inferiore.

2 classe, progenismo: la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente rispetto al solco intercuspidale del primo molare inferiore.

3 classe, prognatismo: cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente rispetto al solco intercuspidale del primo molare inferiore

Modellazione: per la modellazione dei denti abbiamo utilizzato la cera verde .con il metodo goccia a goccia di p.k thomas .lo spessore del modellato non deve essere troppo sottile per evitare che si rompa. la fase della modellazione è molto importante perché più si è accurati nella modellazione più la fusione terminata sarà soddisfacente e di conseguenza si dovrà lavorare meno con le frese dopo.

Fasi di fusione:quando la modellazione è perfetta è necessario scavare la parte vestibolare. Negli elementi a ponte viene scavata a cassetto. Vengono fatti i bordi di chiusura con la cera cervicale,vengono posizionati i perni di colata sulla cuspide palatale più grande o sulla parte di dente più voluminosa con un’inclinazione di 45°. Su ogni pilastro verrà fatta una pallina di cera che funge da nutrice.

Preparazione cilindro: viene messa la cera nel conetto in gomma della base del cilindro e vengono attaccate la estremità dei perni di colata sulla punta del conetto facendo attenzione che non ci siano spigoli,ma tutto ben arrotondato. Viene spalmato l’adesivo per ritenzioni(colla) sulla parte vestibolare scavata per attaccare le palline ritentive.
A questo punto viene messo il foglietto di amianto al interno del cilindro. Quest’ultimo viene inserito e fissato nella sua base in gomma con la cera, dopo aver controllato le varie distanze si può iniziare a miscelare la massa di rivestimento con la polvere del rivestimento e il liquido di miscelazione con l’ausilio del miscelatore sottovuoto. Quando il rivestimento è ben mescolato lo si può colare all’interno del cilindro fino all’orlo sommergendo l’intera modellazione. Dopodiche quando la massa di rivestimento sarà indurita si può mettere il crogiolo e il cilindro nel forno di preriscaldo. una volta raggiunta la temperatura di preriscaldo il cilindro e il crogiolo vengono messi nella fonditrice .a questo punto viene messa la lega(che era stata pesata in precedenza,peso cera x peso specifico metallo).
Nel crogiolo e fusa grazie al cannello(nel caso non si utilizzi la fonditrice ad induzione).quando si vede che la lega è sufficientemente fusa viene fatta partire la centrifuga . quando la lega è completamente entrata nel cilindro questo viene messo a raffreddare . una volta raffreddato il cilindro e di conseguenza indurita la lega si può passare alla smuffolatura della fusione con l’aiuto di una pinza . Per smuffolatura della fusione si intende di togliere gran parte della massa di rivestimento attaccata al metallo. Dopo aver levato il più possibile rivestimento con la pinza è opportuno mettere l’intera fusione all’interno della sabbiatrice che elimina completamente tutto il rivestimento in eccesso sparando da un apposito beccuccio solfato di alluminio.
Una volta levato totalmente il rivestimento dalla lega si può passare  a dividere  il ponte in metallo dai perni di colata(anch’essi in metallo) con l’ausilio di un disco separatore che viene messo in moto grazie al micromotore da banco. Anche questa a mio avviso è una parte complicata perché spesso e volentieri la fusione metallica diventa caldissima e quindi difficile da tenere in mano, in più è facile rompere i dischi separatori; comunque con un pò di attenzione e accuratezza si può benissimo riuscire in questo. Quando la fusione è divisa dai perni di colata quest’ultimi vengono conservati per un prossimo riutilizzo di quella specifica lega (materozza).
A questo punto vengono consumate e levigate con la fresa le piccole escrescenze lasciate dai perni di colata e man mano con frese sempre più piccole e strette viene ultimata la fusione. per la lucidatura verrà impiegata la fresa a spazzola a pelo di capra e il sasso marcio.

Attrezzature per la fusione:forno di preriscaldo, fonditrice, miscelatore sottovuoto, micromotore, frese, sabbiatrice, cannello,

Sabbiatrice         crogiolo             fonditrice

Miscelatore sottovuoto

Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro

Dallo scorso 7 gennaio al 16 gennaio e dal 2 al 10 febbraio ho svolto un periodo di stage presso un laboratorio odontotecnico privato e sono stato seguito dal titolare dello studio, Alberto Spagnol, il titolare del laboratorio.
Che mi ha mostrato molte lavorazioni che avevo già effettuato a scuola,e altre che non conoscevo, ad esempio lo scanner col sistema cad-cam. All’interno del laboratorio mi sono trovato bene, anche perché l’odontotecnico che mi seguiva era abbastanza simpatico e mi dava buoni consigli per migliorare i miei lavori mi sono bastati un paio di giorni per ambientarmi al meglio al mio nuovo “posto di lavoro”.durante questa esperienza ho modellato molto e colato alcune impronte. Mi è stato mostrato il funzionamento dello scanner col sistema cad-cam per la realizzazione virtuale delle cappette in zirconia e metallo cromo cobalto, lo scanner analizza il modello inserito al suo interno facendo un immagine tridimensionale che viene mostrata sul monitor del computer, la cappetta viene lavorata virtualmente sullo schermo, ad esempio aumentare o diminuire lo spessore, la posizione esatta, l’inclinazione ecc….Quando si è sicuri del lavoro ultimato tutti i dati sulle cappette vengono inviati dal computer ad un centro fresaggi in provincia di Varese che realizzano i lavori a seconda dei dati ricevuti. Una volta completate le cappette vengono inviate al laboratorio nel giro di pochi giorni.
Ho visto anche la saldatura con plasma ad impulsi elettrici che fonde le leghe di cui è costituito il ponte senza l’aggiunta del saldame. Per questo tipo di saldatura viene impiegato il gas argon, che crea un atmosfera inerte in modo da abbassare l’ossidazione del metallo quando viene dato l’imput per la saldatura. Questo tipo di saldatura secondo me è molto pratico e veloce, infatti ci si impiega solo pochi attimi per concluderla. Mi è stato spiegato brevemente come realizzare durante la modellazione l’ingombro nei denti incisivi.
Ho ripassato le varie proporzioni gesso-acqua e tipi di gesso per la realizzazione dei vari modelli, ad esempio 100g di gesso tipo 3 e 30cl di acqua distillata per fare il modello di protesi mobile e antagonisti mentre vengono utilizzati 100g di gesso tipo 4 e 24cl di acqua per i modelli di protesi fissa. Ho anche ripassato le fasi di lavoro per la fusione: 1 sviluppo dell’impronta 100g di gesso tipo 3 e 30 cl di acqua distillata, miscelato e poi colato nell’impronta in alginato, un volta che il gesso ha fatto presa (indurito) si sfila il modello dall’ impronta e si squadra sulla squadra modelli.
2 modellazione elementi mancanti: isolo i monconi con isolante gesso-cera e inizio a modellare i denti mancanti con il metodo goccia-goccia secondo P.K.Thomas con la cera verde, la fase della modellazione è una fase molto importante perché più si è accurati nel modellare più la fusione in metallo (lega) sarà precisa. e di conseguenza si dovrà fresare meno dopo quando il ponte sarà completato. Quando la modellazione è perfetta con gli elementi pilastro più quelli a ponte in mezzo è necessario scavare la parte vestibolare in ogni singolo dente , negli elementi a ponte viene scavato a cassetto, cioè più profondo. Vengono messi in evidenza i bordi di chiusura con una cera rossa detta cera cervicale. Vengono fissati con la cera i perni di colata sulla cuspide palatale più grande e sulla parte di dente più voluminosa con un inclinazione di 45°.
Su ogni canale di colata verrà realizzata una pallina di cera che fungerà da nutrice della lega in fase di fusione. Viene messa una colla sulla parte scavata degli elementi per far attaccare le palline ritentive.
3 preparazione cilindro:viene messa la cera nel conetto in gomma della base del cilindro e vengono attaccate le estremità  dei perni di colata dei perni di colata sulla punta del conetto in gomma facendo attenzione che non ci siano spigoli a tutto ben arrotondato .A quel punto si controlla che l’intero modellato stia senza problemi all’interno del cilindro, in caso contrario bisognerà riposizionare i perni di colata.
4 massa di rivestimento: polvere pre-dosata più liquido di miscelazione, viene messo nel miscelatore sottovuoto. Quando la massa di rivestimento è miscelata il cilindro viene appoggiato sul vibratore e viene colata al suo interno la massa di rivestimento. Fino a colmare tutto il cilindro subito dopo il cilindro con la massa di rivestimento viene messo all’ interno di una pentola a pressione portata a 2 atmosfere per 20 minuti circa.
5 fusione: nel frattempo il forno, che era stato fatto partire in precedenza, raggiunge la temperatura per il preriscaldo del cilindro. Quest’ultimo viene preso con un apposita pinza e posizionato nella fonditrice e quando il metallo è completamente fuso viene fatta partire la centrifuga. (nel caso si usi la fonditrice  ad induzione) altrimenti si sarebbe dovuto usare il cannello x fondere la lega direttamente nella centrifuga. Quando la lega è completamente entrata nella cavità lasciata dalla cera nella massa di rivestimento si estrae il cilindro e lo si lascia raffreddare.
Quando il cilindro è freddo si può togliere la fusione dal cilindro e con un l’aiuto del martello. A questo punto si toglie il più possibile rivestimento con l’ausilio di una pinza.
Quando la maggior parte del rivestimento è stato tolto il ponte in metallo viene messo nella sabbiatrice. Questa sparando biossido di alluminio toglie definitivamente i rimasugli di rivestimento anche dai punti più stretti e difficili da raggiungere semplicemente con la pinza, ho notato che la mia lega quando è uscita dalla sabbiatrice era diventata di un colore tendente al verde , però mi è stato detto che questo accade per colpa dell’ossidazione e che una volta passati sopra con la fresa l’ossidazione svanisce.
Arrivati a questo punto si divide il ponte dai perni di colata (metallici) con il disco separatore. Dopodiché  bisognerà fresare per sgrossare la fusione nei punti dove sono stati tagliati via i perni. E man mano si  useranno frese sempre più piccole per ultimare la lavorazione, dopo aver fresato al meglio bisogna lucidare con la fresa a spazzola e la pasta lucidante .
Quando il lavoro è perfettamente lucidato si può in iniziare a realizzare la faccia vestibolare (ancora con la cavità) con la resina o la ceramica dopodiché il lavoro è completato .

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