Verona 06/03/2009
ISTITUTO PROFESSIONALE
DI
STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” Verona
RELAZIONE IN TEMA
DI
FUSIONE E SALDATURA
• ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA
• ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO
Rivero Gilda
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Classe 3ª A OD.
ANNO SCOLASTICO 2008/2009
ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA
Introduzione:
L’obbiettivo finale del programma di terza, inerente al laboratorio di odontotecnica,
è la costruzione di una protesi fissa, una corona weener per la sostituzione di parti
mancanti in odontotecnica.
La fusione e saldatura è una parte fondamentale di questi lavori.
Impronte:
L’impronta è il negativo della forma della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli,
così da permettere l’odontotecnico di trarre una serie di informazioni, il più possibile attendibili in
merito alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale allo stato “pastoso”, in un particolare strumento,
chiamato portaimpronte, che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo orale della zona interessata.
I materiali utilizzati sono molto vari per composizione e proprietà e vengono utilizzati
dall’odontoiatra. Si deve inoltre osservare prima dell’utilizzo in laboratorio, la procedura di disinfezione
e pulizia di ogni impronta pervenuta dallo studio, questo passaggio oltre che per
comprensibili motivi di igiene e di sicurezza, rappresenta anche un obbligo di legge.
Pasta di Parigi o gesso da impronta
Attualmente l’uso del gesso da impronta è strettamente limitato alla messa a punto di modelli di
posizione per l’esecuzione di saldature di elementi protesici. Per lungo tempo è stato utilizzato
anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse
dovevano essere dapprima “rotte” per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi ricomposte
scrupolosamente in laboratorio prima della colatura: un processo lungo e complesso, al termine
del quale si potevano riscontrare imprecisione nei modelli finiti.
Alginati o idrocolloidi irreversibili
L’alginato è un materiale in polvere, addizionato all’acqua in dosi opportune si trasforma in un
pasta che, inserita nel portaimpronte e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,
indurisce in circa due minuti. Una volta utilizzato l’alginato è irreversibile. Soggetto a contrazione
dimensionale dovuta al rilascio di acqua, deve essere trasportato in minor tempo possibile.
Impiegato per la realizzazione di modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi
ortodontici, per la costruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o
dell’arcata antagonista e quella sulla quale si lavora.
Elastomeri
Per facilità di utilizzo, buone doti di precisione, stabilità dimensionale e resistenza, gli elastomeri
sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più largamente utilizzati. Per la rilevazione della
medesime impronta generalmente vengono utilizzate due masse di diversa viscosità:si prendono
due impronta con due paste diverse, la prima serve per la struttura del cavo orale, la seconda
impronta più dettagliata che consente anche ai più piccoli dettagli del cavo orale. A differenza
degli idrocolloidi , le due paste degli elastomeri possono essere utilizzate sia contemporaneamente,
sia, come spesso accade, in due passaggi successivi.
La loro caratteristica meccanica più significativa è l’elasticità.
Sviluppo dei modelli
Colando un materiale di estrema precisione all’interno del calco così ottenuto si ottiene il modello:
esso fornisce al laboratorio odontotecnico l’esatta riproduzione “in positivo” della bocca del
paziente. Tale operazione si chiama sviluppo dell’impronta o colatura del modello.
I materiali più comunemente usati per lo sviluppo delle impronte sono il gesso e le resine, nei loro
vari tipi, a seconda del lavoro che si intende svolgere e del modello che si desidera ottenere.
Il gesso
Il gesso è il componente basilare delle lavorazioni odontotecniche, il gesso è reperibile in natura in grandi giacimenti, dai quali viene estratto dalle cave di pietra, inseguito viene portato nelle raffinerie dove lo espongono a temperature molto alte tra i 110°-120°C, per togliere tutta l’acqua. In seguito viene macinato e così si trasforma in fosfato di calcio emi-idrato poi viene confezionato e venduto.
Il processo di macinazione e riscaldamento viene detto calcificazione, ridotto in polvere può essere miscelato con acqua, assumendo così l consistenza di una pasta modellabile, che con il tempo indurisce e torna solida.
In base alle specifiche caratteristiche i gessi sono stati classificati in quattro categorie dette tipi:
-tipo I: gessi teneri per impronte o gessi di Parigi per impronte.
-tipo II: gessi teneri per modelli o gessi di Parigi per modelli.
-tipo III: gessi duri per modelli, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in
tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione e alla comprensione.
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella
realizzazione delle superfici di lavoro del modello, arcate antagoniste, elementi preparati (monconi, cavità per intarsi ecc.).
Rapporto di miscelazione
La durezza del gesso cambia con la quantità di acqua che viene aggiunta alla miscelazione, che è indicata dalle case produttrici.
Valori indicativi dei rapporti di miscelazione del gesso:
Tipo 1-2 45-60 ml acqua 100 g polvere
Tipo 3 27- 36 ml acqua 100 g polvere
Tipo 4 20-25 mi acqua 100 g polvere
Sistema di sviluppo delle impronta
Lo sviluppo dei modelli viene effettuato in modo classico, manualmente,in questo caso per evitare
l’inclusione di bolle d’aria viene usto un vibratore. La colatura del modello si effettua sul vibratore,
che viene distribuito mediante una piccola spatola o un pennellino.
La rimozione del modello dall’impronta deve avvenire non prima di 45-60 minuti, che è il tempo
necessario per il totale indurimento del gesso.
Questo dopo essere stato tolto dall’impronta deve essere rifinito mediante squadratura,
operazione che si compie con l’aiuto della squadramodelli.
Ma nel nostro caso che nel quale utilizziamo una basetta preformata, la colatura del modello
consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la
base preformata, ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto
plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la fase di presa. Tale
operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive
lavorazioni. Una volta indurito il modello esso verrà seghettato con un seghetto a mano, così da
permettere lo sfilamento delle parti trattate (monconi, e successivamente si procederà alla
preparazione del moncone.
Apparecchiature:
Vibratore: è una macchina che producendo una più o meno leggera vibrazione in un piano
d’appoggio, facilità, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di
rivestimento.
Squadramodelli: è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una molla, che serve a rendere
piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e
che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.
Gessatura in articolatore
Il modello squadrato e rifinito viene posizionato sul piano occlusale e fissato con cera collante, inoltre, prima della gessatura, bisogna verificare che tutte le viti dell’articolatore siano ben serrate.
Nella fase di gessatura, per compensare la distanza tra la piastrina dell’articolatore e la base del modello, si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branchia superiore. Il materiale in eccesso viene eliminato con un coltello da gesso.
A questo punto il modello superiore è montato secondo i cannoni prefissati.
La seconda fase prevede la gessatura del modello inferiore, questo viene posizionato in articolazione con il modello superiore, una volta trovata la giusta occlusione vengono fissati con la cera collante e si procede alla gessatura. Per gessare il modello inferiore si utilizza la stessa tecnica utilizzata con il superiore.
Per la gessatura si consiglia di usare gessi con bassissima espansione di presa (circa 0,02%). A gessatura completata, tutti i residui di cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina e, se necessario, di acqua bollente o vaporizzatrice.
Articolatori
L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile
imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare, riproducendo la posizione
dell’ATM. I due modelli, superiore e inferiore, vengono inseriti sull’articolatore per riprodurre i
rapporti esistenti nella realtà, tra l’arcata dentaria superiore e quella inferiore del paziente.
Oggi esistono infinite varietà di articolatori, suddivisi in base alle proprietà di regolazione e alla
capacità di rilevare le informazioni.
La classificazione più utile dal punto di vista didattico e nello stesso tempo più semplice, è quella
che distingue gli articolatori in 4 classi:
1 classe: occlusori
riproducono il solo movimento di apertura e chiusura a cerniera (sono stati abbandonati da
tempo).
2 classe: articolatore a valore medio
sono dotati di un’asta incisiva anteriormente ai modelli a placchetta incisale, in modo da
mantenere stabile la dimensione verticale. Sono dotati inoltre di lateralità (20°-25° di Bennett)
3 classe: articolatori semiadattabili o semiregolabili
riproducono la protusività e i movimenti di lateralità,
4 classe: articolatori a valore individuale
tipici articolatori in grado di ricevere il pantografo ed analizzare i programmi dei vari movimenti,
nella loro completezza e nei tre piani dello spazio. Sono sicuramente gli articolatori più esatti.
Cere di masticazione
Le cere per impronte si suddividono in cere per registrazioni e cere per impronta.
Le cere per registrazione possono essere fornite in lastre, in barre diritte o sagomate. Vengono
utilizzate adattandole in basi di prova, o per registrare i rapporti tra le arcate. Sono fornite in varie
durezze a seconda della necessità e della composizione morbida, media e dura.
Le cere per impronta sono utili per rilevare alcuni particolari delle impronte, quali i bordi. Sono utili
al clinico per rendere più precisi i portaimpronte.
Articolazione tempero mandibolare
L’articolazione temporo-mandibolare è l’articolazione più complessa del corpo umano.
Essa è una bicondiliartrosi cioè una articolazione dotata di ampia mobilità che impegna due
strutture articolari. Il condilo mandibolare è la cavità glenoidea del condilo temporale.
Queste due strutture non avrebbero la possibilità di articolarsi se tra essi non fosse interposto il
menisco o disco articolare. È composto da tessuto fibroso ed elastico. Ha una forma di lente
leggermente conca in mezzo.
L’osso mandibolare e temporale si articolano tra loro attraverso il menisco. Le superfici delle ossa
articolari (mandibolare, temporale e menisco) sono mantenuti tra loro per mezzo di una capsula
articolare, la capsula è inserita a livello temporale ed è dotata di legamenti, quello
sfeno-mandibolare; stilo-mandibolare; pterigo-mandibolare. La capsula è rivestita da siero sinnoviale e la sua funzione è quella di tenere l’articolazione lubrifica e di proteggere.
I movimenti della mandibola hanno lo scopo di permettere alle arcate antagoniste di svolgere 3
funzioni fondamentali: la masticazione, la fonazione e la deglutizione.I movimenti che la mandibola può compiere sono: abbassamento; innalzamento; retrusione; protusione; laterealità.
Classificazione di Angle
Si tratta di una classificazione ortodontica composta da tre classi principali e diverse sottoclassi.
Si riferisce ai soggetti edentuli, che classifica principalmente nelle 3 classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
1° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.
2° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.
3° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.
Modellazione
La modellazione in cera in generale, è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per la protesi fissa. Si eseguono innumerevoli lavorazioni indispensabili alla riabilitazione protesica:
-esecuzione di cerature diagnostiche, funzionali alla progettazione ed allo studio della corretta soluzione protesica da adottare;
-modellazione in cera di elementi dentari da cui ricavare con opportuni procedimenti: provvisori, elementi in metallo fuso ecc.
Nella corretta modellazione dei denti è di fondamentale importanza riprodurre la loro corretta morfologia.
I contributi di abili protesisti hanno in seguito favorito la messa a punto di più avanzati sistemi di modellazione, basati su un apporto di cera più limitato e costante, detti “goccia a goccia”.
Le tecniche di modellazione funzionale di E.V. Payne e Lundeen, tuttora largamente utilizzate, ispirandosi alla dentizione naturale, prevedono l’occlusione denti a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti, ossia tra cuspide-fossa e cuspide-creste marginali.
P.K.Thomas, invece, autore di un’altra tecnica di modellazione, oltre che di una fortunata serie di strumenti idonei alla sua realizzazione, definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginali alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti,detta appunto dente a dente.
Prima di iniziare la modellazione, è importante esaminare con attenzione le caratteristiche morfologiche della dentizione residua del modello. Lo studio deve essere effettuato cogliendo i particolari che caratterizzano i denti residui e i tessuti circostanti, e ponendoli in relazione ai tre piani di riferimento: frontale, saggitale ed occlusale.
Nelle modellazioni è opportuno cercare di mantenere o ripristinare una perfetta simmetria ed un perfetto allineamento delle due arcate dentali, con particolare riferimento alle curve di compenso, Wilson e Spee, che sono dotate di una precisa funzione gnatologica.
Tutto nel dente, depressioni, rilievi, curve, convessità, contatti, piccole parti che lo compongono ecc., ha uno specifico scopo; lo stravolgimento anche di una sola caratteristica, può
compromettere la buona riuscita della buona riabilitazione protesica.
Le cere
le cere sono sostanze che divengono tenere e plastiche se riscaldate, mentre induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in naturali, che possono essere di origine minerale, animale o vegetale, e artificiali, generalmente ottenute mediante processi chimici. In odontotecnica si utilizzano per:
- la modellazione di parti di protesi da trasformare in metallo o resina;
- la modellazione di corone, intarsi, scheletrati; per unire temporaneamente parti da saldare in un corpo unico prima di operazioni di saldatura o riparazione;
- per bordaggio delle impronte (boxing),ecc
CLASSIFICAZIONI ORIGINI DELLE CERE COMPOSIZINE
Naturali
Di origine minerale
Paraffina
cere microcristalline
ozocherite
ceresina
cera montana
Di origine animale Cera d’api
Di origine vegetale
Cera carnauba
cera candelilla
cera del giappone
burro di cacao
Artificiali o sintetiche
Polimeri di polietilene
esteri di acidi grassi superiori con alcooli sup.
polimeri di glicoli etilenici
Cere per fusione
le cere per fusione servono per la modellazione completa o parziale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione a cera persa. Composte da un miscuglio di cere le qualsiasi trovano in commercio sotto forma di bastoncini, lastre, coni, perle e in varie altre forme. Le cere per fusione devono offrire una buona stabilità dimensionale ed aver una buona lavorabilità, sia allo stato liquido che a quello solido.
Il passaggio dallo stato liquido a quello solido avviene attraverso i seguenti stati:
- primo stadio: ottenuto mediante apporto di calore, è lo stato liquido;
- secondo stadio: stadio liquido-plastico;
- terzo stadio: stato plastico, durante il quale si ha una rapida contrazione;
- quarto stadio: intestato plastico-duro
- quinto stato: stato duro. In questa condizione, a temperatura ambiente e dopo l’indurimento, la cera è pronta per essere rifinita e lavorata.
Cere collanti
sono composte da cera d’api con l’aggiunta di sostanze adesive. Possiedono una buona adesività servono per tenere unite le parti metalliche da saldare e in genere per fissare diversi pezzi tra loro. Si possono trovare sotto forma di bastoncini o coni, il loro colore è vivo è serve per distinguerla dalle altre cere.
La loro temperatura di fusione è elevata e va trai 70°- 80°C, a temperatura ambiente sono rigide e fragili.
Fusione
I manufatti in cera modellati precedentemente vengono trasformati in dispositivi metallici attraverso un procedimento fondamentale chiamato fusione.
Il procedimento attualmente utilizzato viene chiamato a “fusione a cera persa”.
Il modellato deve essere accuratamente rifinito, in ogni sua parte deve mantenere uno spessore non inferiore a 0,3 mm ( se no si rischi che la fusione non risulti corretta).
Per permettere che la lega entri all’interno del cilindro in rivestimento, è necessario creare un canale con del filo di cera che verrà posto sul modellato e posizionato su una base conica prima dell’inclusione.
- Il perno dovrà essere applicato nella sezione più voluminosa del modellato
- Il volume del perno deve essere superiore al volume del modellato
- Il punto di fissaggio del perno di colata, deve permettere al metallo di essere introdotto nella cavità del modellato senza modellato senza deviazioni rispetto al suo vettore di penetrazione
- L’angolo di inclinazione più favorevole per un perno è di 45° rispetto al piano del tavolato occlusale
- se si utilizza una nutrice sferica essa deve essere posta accanto al modellato ( alla distanza non superiore della circonferenza della mandata)
È bene evitare che la cera della mandata non formi angoli o percorsi con asperità, infatti questi sarebbero causa di turbolenza nel flusso del metallo fuso e potrebbero creare rotture del rivestimento.
Cilindri
Il cilindro è uno strumento di forma cilindrica dotato di una base conica e aperto superiormente, serve per includere il rivestimento, dopo l’applicazione del modellato alla base conica.
Si distinguono due tipi di cilindri:
cilindri in metallo
Fungono da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento e durante tutte le sucessive operazioni di fusione. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, tali cilindri vengono rivestiti internamente di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido (fibra di ceramica).
cilindri in plastica, silicone o gomma
Svolgono la funzione di “boxaggio” durante le operazioni di colata e presa del rivestimento.
Grazie alla loro elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Non potendo essere introdotti in forno, dove sarebbero distrutti dal calore, devono essere separati dal rivestimento appena terminata la fase di presa di quest’ultimo.
Non necessitano quindi della realizzazione dello strato di cuscinetto sulle pareti interne
.
Posizionamento del modellato nel cilindro
Il manufatto in cera non deve essere posizionato troppo in prossimità del bordo esterno del cilindro. Un corretto posizionamento del modellato impone che le nutrici si trovino nel centro termico, ossia nella zona che raffredda per ultima, la cavità lasciata dal manufatto protesico in cera, dovrà invece rimanere al di sopra del centro termico, rimanendo tuttavia al si sotto della sommità della massa refrattaria (dai 3 ai 7 mm circa).
Preparazione del cilindro
Dopo aver modellato gli elementi mancanti, il modellato viene dotato di spine di fusione .
Con l’ausilio di un apposito collante, si fissano sulle facce vestibolari (che erano state scavate precedentemente) delle ritenzioni di forma sferica, i quali, a fusione avvenuta assicurano l’adesione meccanica della resina al metallo.
È importante che le ritenzioni siano di misure minime perché una volta che la resina viene applicata non si devono intravedere.
Prima del suo collegamento alla base del cilindro, per determinare la quantità esatta di metallo necessario all’esecuzione della fusione, si pesa il corpo in cera e il peso lo si moltiplica per il peso specifico della lega utilizzata.
In seguito si fissa il modellato alla base conica. All’interno del cilindro si pone un foglio di fibra di ceramica che lo si attacca con della cera rosa, il quale fungerà da cuscinetto.
Prima di chiudere il cilindro sul modellato viene applicato il riduttore di tensione superficiale, cioè un liquido (o uno spray) che ha la funzione di agevolare lo scorrimento del rivestimento sule pareti del modellato. Infine si passa alla coltura del rivestimento.
Massa di rivestimento
Le masse di rivestimento sono dei materiali resistenti alle alte temperature, che sono ottenuti miscelando, nelle opportune proporzioni, un’adatta polvere con acqua distillata o liquidi speciali; dopo la presa , tali materiali, tali materiali danno luogo ad una mass dura e resistente.
Le masse di rivestimento possono essere classificate in due gruppi:
1. masse di rivestimento per fusione ;
2. masse di rivestimento per saldatura
Le masse di rivestimento per fusione
le masse di rivestimento hanno lo scopo di creare la forma, all’interno del cilindro, in cui, dopo l’eliminazione (in forno) del modellato in cera, verrà iniettata la lega, preventivamente portata allo stato liquido.
I rivestimenti per fusione, per assolvere alla loro funzione, devono possedere una serie di requisiti, fra cui i principali sono:
- sufficiente porosità, per facilitare la fuoriuscita dei gas (o aria) presenti all’interno della cavità generata dall’eliminazione del modellato in cera, permettendo così la completa penetrazione della lega allo stato liquido
- durezza resistenza e refrattarietà (ovvero resistenza alle alte temperature senza fondere, né modificarsi chimicamente)
- espansione adeguata, che compensi la contrazione subita della lega durante il raffreddamento.
Ultimate le fasi precedenti, il cilindro può essere inserito in una pentola a pressione e portato a circa 1,5 atm, mantenendolo a un tempo non superiore a otto minuti, o semplicemente lo si può lasciare all’esterno a indurire (i vari procedimenti di uso del materiale refrattario ci viene fornito dal rivenditore).
Inserimento in forno e fusione
Una volta terminata la fase di indurimento del rivestimento, possiamo posizionare il nostro cilindro all’interno del forno di preriscaldo. Il forno di preriscaldo deve essere stato acceso e portato a temperatura indicata dal fornitore della lega.
Il tipo di fusione che si è utilizzato viene chiamato fusione con cannello e centrifuga, il sistema prevede il riscaldamento della lega tramite cannello, in un crogiuolo di materiale refrattario.
Si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo in ceramica contenente il metallo. Quest’ultimo viene riscaldato con il cannello fino alla fusione. Quando la lega è completamente allo stato liquido, il cilindro deve essere estratto dal forno ed alloggiato sull’apposito supporto, si avvicina il crogiuolo al cilindro e si avvia la centrifuga.
Rifinitura
Finita la fusione il cilindro viene estratto dalla fonditrice e lasciato a raffreddare. Conclusa la fase di raffreddamento, si può rimuovere il rivestimento dal manufatto.
Il manufatto metallico viene da prima decapata mediante sabbiatura, si eliminano i canali di colata con un disco separatore e si prova a collocare il manufatto in metallo sul modello in gesso.
Viene rifinito con frese coniche al tugsteno, cercando di fidare la forma che precedentemente si era modellata in cera, con una fresa sottile si creano gli spazzi interdentali, per non danneggiare la gengiva, nell’elemento a ponte inferiormente si fresa dando una forma a becco di flauto, che servirà al paziente per il risciacquo (così da evitare gli accumuli di cibo), ogni spigolo lo si deve arrotondare per evitare danni ai tessuti molli del paziente.
Infine viene lucidato tramite passaggi chiamati gommatura e lucidatura, per quest’ultima viene utilizzato uno spazzolino e una pasta lucidante.
Una volta terminato il lavoro esso può essere inviato allo studio.
Apparecchiature
becco bunsen:è un bruciatore di combustibile gassoso usato per riscaldamenti, fusione e piccole saldature. Nel laboratorio è utilizzato per la maggiore per il riscaldamento della cera (durante la modellazione). Un semplice becco bunsen è costituito da un tubo verticale metallico che, per mezzo di un’appendice laterale, si può collegare, con un flessibile di gomma, alla conduttura del gas. Il flusso del gas può essere collegato a una manopola. È possibile regolare la fiamma, distinguendola in tre zone, caratterizzate da temperature diverse:
1. nella prima zona “ossidante” (la zona più interna della fiamma) la combustione è completa, con presenza di ossigeno in eccesso, la sua temperatura è di circa 200°C;
2. nella seconda zona “riducente” (la zona intermedia della fiamma) di colore blu chiaro, la combustione si compie in modo regolare e completo, si raggiunge la temperatura più alta di 1000°C;
3. nella terza zona “ossidante” (zona più esterna) si ha il contatto con la zona circostante, e quindi con l’ossigeno contenuto nell’aria stessa, per cui avrà ossigeno in eccesso, la temperatura è sui 600°C.
forni per il riscaldo del cilindro: il cui impiego h lo scopo di :
- eliminare la cera all’interno del cilindro stesso;
- ottener l’espansione della massa di rivestimento (espansione termica) necessaria a compensare la contrazione subita dalla lega nel suo raffreddamento sino a temperatura ambiente.
Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono costituiti da:
- un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolarizzazione automatica della temperatura;
- una camera, le cui pareti sono di materiale refrattario (per apportare alte temperature), in cui è immesso il cilindro;
un pirometro per la lettura della temperatura, generalmente in gradi Celsius (°C) o Fahrenheit (°F).di recente realizzano forni computerizzati per il riscaldamento del cilindro, forniti di: programmi liberi (a disposizione dell’operatore con possibilità di programma manuale) e programmi prefissati (temperatura autoregolante); piccolo schermo (monitor) grafico e visualizzatore digitale con avviso acustico; temporizzatore (timer).
Mixer: il mescolatore mixer è una apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, motoriduttore, piano vibrante, tazze di mescolazione e coperchio con spatola. La macchina viene comandata da un interruttore posto sul retro dove si trovano anche i fusibili e la presa per il cavo di alimentazione.
Le tazze dove avviene la miscelazione sono realizzate in plexiglass trasparente permettendo la visione diretta sia della spatolazione che del riempimento del cilindro.
Il sistema di aspirazione del vuoto nelle tazze, garantisce che entrambi i contenitori, di miscelazione e di colata, siano sottovuoto così da poter effettuare tutte le operazioni in assenza d’aria.
La macchina per colata con fusione diretta: fusione diretta tramite cannello a gas consta essenzialmente di un albero verticale, munito nella parte superiore di due bracci (di cui almeno uno è snodato) posti orizzontalmente e diametralmente opposti. L’albero può essere fatto ruotare, uno dei bracci della macchina è munito all’estremità di un contrappeso, mentre l’altro braccio è munito di un crogiuolo in materiale refrattario (o in grafite) e di una serie per il cilindro.
Crogiuolo e cilindro al momento della colata, dovranno essere comunicanti per favorire il flusso della lega. Prima di riscaldare il cilindro nel forno si dovranno equilibrare i due bracci della macchina, dopo aver posto il cilindro nell’apposita sede e le piastrine di lega nel crogiuolo: l’equilibrio verrà ottenuto spostando opportunamente il contrappeso situato nell’altro braccio.
La macchina andrà sia a forza d’inerzia che a forza centrifuga.
Sabbiatrici :
la sabbiatrice ha lo scopo di apportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderiti alle superfici del pezzo colato(operazione chiamata sgrassatura), e, in particolari lavorazioni quello di asportare le impurezze presenti e di creare sulla superficie metallica stessa delle microritenzioni che facilitano l’ancoraggio della copertura estetica (operazione chiamata microsabbiatura). Le sabbiatrici sono macchine costituite da una cabina metallica, munita con sportello di chiusura a perfetta tenuta, in cui un getto d’aria (prodotto da un compressore) lancia sui manufatti da pulire delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo…
Trapani da laboratorio:
I trapani vengono utilizzati nei laboratori odontotecnici per la rifinitura e la lucidatura di manufatti protesici. Le partiti costitutive di un trapano sono in genere:
- il motore (elettrico)
- il mezzo di trasmissione della rotazione
- il manipolo
Nei micromotori l’asse rotante è in presa diretta con il manipolo e la apparecchiatura elettrica che alimenta il motore è contenuta in una cassetta (centralina). È di buona norma, in tali apparecchi, sostituire periodicamente il piccolo filtro (di feltro) a protezione dei cuscinetti, in corrispondenza del mandrino.
Il provvisorio in resina
Con il termine protesi provvisoria si definisce la protesi temporanea, atta a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo protesico definitivo.
Il provvisorio ha numerosi funzioni:
- diagnostica: si esegue il monitoraggio della diagnostica del paziente;
- aiuta al tecnico: a dare varie soluzioni estetiche e funzionali, ancora prima che il clinico prepari i denti pilastro k supporteranno il dispositivo protesi definitivo;
- riabilitazione: in certi casi i provvisori aiutano a ripristinare le anomalie masticatorie;
- salvaguardia dei denti limati: per conto dei vari stress termo-chimici;
- protegge: i tessuti molli durante la masticazione;
- impedisce: l’emigrazione dei denti residui, non spostandoli dal loro asse;
Il provvisorio si distingue in tre tipi:
• provvisorio immediato: il tecnico realizza un provvisorio sul modello che gli viene fornito dal clinico, prima che esso prepari i monconi.
• provvisorio tradizionale: realizzato su un modello ottenuto da un’impronta dei denti già preparati;
• provvisorio armato: impronta con rinforzo metallico fuso, che gli permette di stare nella bocca a lungo senza deteriorarsi.
Il provvisorio può essere realizzato in due modi, mediante mascherina e mediante muffola.
Realizzazione mediante mascherina
introduzione
Nella prima realizzazione in mascherina i passaggi sono molto semplici.
Quando il clinico ci ha inviato l’impronta, da essa si sviluppano due modelli, il primo verrà utilizzato per il provvisorio e il secondo per il lavoro definitivo.
Fasi di lavoro
Sul modello si iniziano a modellare gli elementi mancanti, seguendo i criteri anatomici. I colletti vengono modellati di dimensioni leggermente superiori per favorire la zeppatura della resina. Sui denti viene quindi realizzata una mascherina in silicone (pasta + catalizzatore), la quale deve essere impastata fino a creare un colore uniforme, a questo punto si appoggia delicatamente la mascherina sulle viste occlusali e vestibolari,le si lascia indurire per qualche minuto assicurandosi che non avvengano movimenti.
Quando la mascherina ha fatto presa, l’impronta viene separata dal modello con attenzione, i denti in cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina o della vaporizzatrice.
Eliminata la cera, sui monconi si passa un leggero strato di isolante gesso-resina, si appoggia la mascherina sul modello e la cavità la si riempie con resina-dentina termopolimerizzante. Una vola che la cavità è stata riempita con cura, si aspetta qualche minuto per immergerla all’interno di una pentola d’acqua calda dove avviene la cottura, che dura 10 minuti circa.
Terminata la cottura, la resina è indurita e la si può estrarre dal modello. Con il trapano il tecnico lima le facce vestibolari per creare lo spazio giusto per il secondo strato di resina, la massa smalto viene quindi depositata nella porzione vestibolare della mascherina, si riposiziona quindi la mascherina sul modello, dove e già appoggiato il provvisorio, la si comprime per farvela aderire bene, eventuali fuoriuscite di resina vengono eliminate tirandole via con un dito. A questo punto si cuoce il tutto, con i sistemi indicati dal produttore della resina.
Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, durante la rifinitura per evitare di deteriorare i bordi di chiusura del colletto essi vengono evidenziati con una matita.
Le frese utilizzate per la rifinitura sono: fresone in metallo per la sgrossatura iniziale, punta montata per rifinitura, dico horico, punte metalliche al tungsteno, punta montata, fresa a fessura.
Tramite la lucidatrice il provvisorio viene lucidato, inizialmente con la pomice (pomice in polvere miscelata con acqua), successivamente con pasta lucidante e spazzola a pelo di capra. A solo fine di migliorare l’aspetto estetico.
Apparecchiature:
Pulitrici:
Le pulitrici (o pulimentratici) da banco sono delle macchine utilizzate in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo. Tali macchine sono dotate di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore. Per l’igiene dell’ambiente di lavoro tali macchine dovrebbero essere dotate di impianto di aspirazione. L’aria inquinata viene inviata verso un filtro, depurata e quindi espulsa all’estero. Si usano due spazzole, una a pelo di capra e l’altra in filo di cotone.
ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO
Introduzione
Quest’anno la scuola ha organizzato il progetto di scuola alternanza lavoro,il quale consiste nel mandare gli alunni di una classe ad eseguire sul posto di lavoro un programma di laboratorio odontotecnico.
Questo progetto è stato svolto in due periodi, il primo è iniziato dal 7 gennaio e si è concluso il 17 gennaio, il secondo periodo dal 2 febbraio al 10 febbraio.
Il progetto l’ho svolto in un laboratorio vicino a scuola assieme ad una mia compagna di classe. Gli odontotecnici che ci hanno ospitato sono stati molto ospitali nell’accoglierci e nel seguirci nel corso del progetto.
Il primo giorno ci siamo ambientati all’interno del laboratorio, abbiamo visto come si suddividono i lavori e come è disposto un laboratorio. Ci hanno munito di mascherina, guanti in lattice e occhiali, per rispettare le norme di sicurezza. Accanto ad ogni postazione di lavoro e ogni macchinario abbiamo notato che c’era un cartello con le norme di prevenzioni.
Il secondo giorno ci hanno consegnato un modello sul quale dovevamo modellare, era un modo per metterci alla prova e vedere la nostra capacità di modellazione. Oltre alla modellazione ci hanno mostrato cosa succede quando arrivano le impronta dal clinico e come ci si deve comportare (precauzioni riguardo alle varie infezioni e malattie del cavo orale).
Il terzo giorno abbiamo proseguito con la modellazione dei denti in cera. Terminata la modellazione ci hanno spiegato e fatto vedere come avviene una duplicazione di un modello.
Duplicazione di un modello in alginato
il procedimento viene realizzato nello studio odontotecnico utilizzando un cucchiaio da impronta che deve essere di grandezza opportuna per il modello che si vuole duplicare.
Il procedimento è il seguente:
- si prende una scodella di silicone e si fa una giusta proporzione di acqua e polvere di alginato, si miscela il tutto,
- ed una volta che l’impasto ha preso una consistenza adeguata lo si appoggia all’interno del cucchiaio per impronte.
- Si appoggia il modello sul cucchiaio, facendo una leggera pressione e lo si lascia per qualche minuto
- una volta che l’alginato si è indurito, si svila con attenzione il modello.
Il modello di lavoro lo abbiamo sviluppato con il metodo dello zaiser, invece l’antagonista è stato posizionato con il metodo tradizionale senza basetta, creando uno zoccolo direttamente con il gesso, durante lo sviluppo del modello.
Seguite dal tutor di laboratorio abbiamo squadrato e rifinito il modelli (con la squadramodelli a secco) e sezionato i monconi con il seghetto a laser.
Dal modello abbiamo estratto i monconi ed evidenziato i colletti. Abbiamo passato un sottile strato di lacca spaziatrice fotopolimerizzante, facendo attenzione di stare distanti dal colletto di 2 mm.
Sul moncone inizialmente abbiamo creato una cappetta con la cera rossa a bassa ritenzione per colletti. In seguito abbiamo iniziato la modellazione goccia a goccia secondo il metodo P.K. Thomas.
Il quarto giorno si è proseguito con la modellazione, oltre alla quella abbiamo visto il montaggio in articolatore, abbiamo eseguito sviluppi dei modelli, tutto seguito da spiegazioni accurate da parte degli odontotecnici che ci seguivano.
Il quinto giorno finita la modellazione si è creata una mascherina in silicone che ci è servita successivamente durante la fase di scavatura. La nostra tutor ci ha spiegato e fatto vedere come utilizzare il microscopio e come si chiudono i colletti.
Il sesto giorno durante la scavatura, ho crepato il modellato in cera e mi è toccato rifarlo quasi tutto. Ma grazie alla mascherina che mi ero fatta precedentemente, non ho impiegato tanto tempo per rifare il lavoro. A modellazione terminata ho rifatto una seconda mascherina.
Il settimo giorno ho chiuso i colletti con la cera violet e con l’aiuto del microscopio ho rifinito l’interno del modellato togliendo tutte le micro- impurità.
L’ottavo giorno abbiamo visto la costruzione del bite, per mancanza di tempo non abbiamo messo i nostri modelli in cilindro poiché la prima parte del programma era finita.
Nel secondo periodo, abbiamo proseguito con il nostro lavoro.
Il nono giorno ho dovuto richiudere i bordi perchè con la temperatura e il tempo che era passato il modello in cera aveva subito delle leggere deformazioni.
Abbiamo visto il montaggio dei denti su una bocca edentula e come si crea il cucchiaio individuale.
Il decimo giorno sul modellato di sono posti i canali di colata con le riserve già prefabbricate. Con l’aiuto di uno degli odontotecnici abbiamo posto le palline ritentive sulle viste vestibolari e abbiamo pesato il tutto.
Ci hanno insegnato a leggere la tabella delle varie leghe e ad usare le proporzioni che ci servirà per la fusione, spiegandoci le varie proprietà della lega che abbiamo utilizzato.
L’undicesimo e dodicesimo giorno con la supervisione di un odontotecnico siamo andati a posizionare il manufatto all’interno del cilindro in silicone. Prima di includere si è spruzzato il liquido di riduzione di tensione. In fine si miscela a sottovuoto il rivestimento fosfatico con le proporzioni acqua distillata, liquido speciale e polvere. Fatto ciò il cilindro lo si pone all’interno di una pentola a pressione di un ATM e lasciata solidificare. Quando il rivestimento si indurisce lo si pone all’interno del forno di preriscaldo, dove raggiungerà la temperatura necessaria per la fusione.
Quando il cilindro è rovente e alla temperatura necessaria lo si posiziona nella fonditrice, che tramite la forza centrifuga, introdurrà il modello nella cavità, che prima era occupata dalla cera. Al raffreddamento effettuato si eseguono gli stessi procedimenti svolti a scuola (rifinitura e lucidatura).
Tredicesimo giornoUna volta che il manufatto metallico è stato rifinito e lucidato, si prosegue con la creazione della faccetta estetica.
Il manufatto metallico viene sabbiato nelle facce vestibolari con il Rocatek, che spalma una pellicola di Silano, e con il biossido di alluminio che è un polimero a pressione 2,8 atm, spalmato sulla superficie crea un legame metallo/resina molto forte, e va ad integrare l’adesione meccanica fatta con la sabbiatura normale.
Faccetta estetica
Si mescola l’opaco-polvere liquido che è un composto ad alta percentuale di metacrillato, che crea un’interfaccia coprente tra composto e metallo, è un composto autopolimerizzatrice ma anche fotopolimerizzatrice. Il composto che usiamo è un composto a matrice polimetilmetracrillato modificato polimero di Bowen e riempitivi inorganici.
Inizialmente viene spalmato l’opaco (il quale bisogna mescolarlo bene e spalmarlo in maniera omogenea).
Il bordino del terzo occlusale lo si dipinge con un po’ di blu-viola, per dare allo smalto un riflesso più vivo, nel terzo cervicale si mette del marrone per coprire di più lo stacco dal metallo. Una volta messo l’opaco e indurito con la lampada fotopolimerizzante a luce blu, si spalma un po’ di vasellina che funge da isolante sul modello. Così si applica la dentina in maniera da dare forma al dente.
Finita tale operazione si mette tutto il metallo all’interno di una macchina fotopolimerizzante, lo si estrae e si fresa con molta cura la parte superiore per poi andare a spalmare uno strato di smalto trasparente. Per concludere si lucida tutto ed è pronto.
I giorni successivi abbiamo visto la modellazione in ceramica, il provvisorio preimatura, la protesi immediata e altre fusioni.
Gli odontotecnici sono stati contenti del risultato e delle basi con le quali siamo entrati a fare il progetto.
A mio parere il progetto è stato molto istruttivo non solo per le notizie che ci hanno fornito in più ma anche per la responsabilità che ci sentivamo a carico.


febbraio 3rd, 2010 at 19:00
CIAO .
SONO HAITEM DA LIBIA. HO STUDIATO LINGUA ITALIANA UN ANNO a perugia..
DOPO LA LINGUA HO STUDIATO ODONTOTECNICO IN CENTRO STUDI ENRICO FERMI 3ANNI.A PERUGIA . dalla 2005 LAVORO ODONTOTECNICO IN CLINICA IN TRIPOLI A LIBIA.
ALLORA HO BORSA UN ANNO DI STUDI O DI LAVORO PRATICA………CERCO UN CORSO SPECIALE DI ODONTOTECNICO DURA UN ANNO. DA VOI O UN ALTRO POSTO .`MI AIUTI PERFAVORE.
1-quando costa el corso odototecnico
2-comenscia mezzo marzo
3-el propgrama del corso odontotecnico un anno
grazie
febbraio 4th, 2010 at 23:02
Ciao haitem,
intanto dammi del tu, perchè tra colleghi si usa…
Poi ti prego di spiegare meglio cosa cerchi: mi chiedi quanto costa un corso di odontotecnico a scuola?
Iscriversi alla scuola statale costa molto poco…
Ma forse non è questo che ti serve..
Spiega meglio perchè ti assicuro non capisco.
Ciao
DAniele