Scarica gratuitamente la conferenza del Dott. Miclavez IL DENTE AVVELENATO
set 30

Leggendo queste belle relazioni dei futuri odontotecnici della 3a A dell’ istituto Enrico Fermi di Verona mi domando se avranno la possibilità, un giorno, di mettere in pratica tutte queste conoscenze teoriche in un laboratorio odontotecnico..

Quando lavorai in Germania, nel laboratorio odontotecnico del prof  Janson, collaborai con due ragazzi che al mattino fraquentavano la scuola per odontotecnici (Berufschule Zahntecnick)

E fin qui nulla di nuovo, come qui in Italia…..La sostanziale differenza sta nel fatto che tutti i pomeriggi i ragazzi, futuri odontotecnici, lavorano regolarmente in laboratori VERI!!
Tutti i pomeriggi per tutti i cinque anni del percorso scolastico.
Vi assicuro che la loro manualità e competenza teorica era veramente invidiabile per ragazzi di quella età..
§In Italia invece, i ragazzi escono con la abilitazione in mano (documento che attesta le competanze per aprire e gestire un laboratorio odontotecnico…) e con molte lacune nella testa!!
Oramai dispero di poter inserire nel mio laboratorio odontotecnico un giovane uscito dalla scuola professionale che sia in grado di eseguire una semplice operazione come la ribasatura di una protesi o un’ aggiunta denti…
Se va bene sa creare un modello in gesso…se va bene!
Lo so, sono molto critico con le scuole professionali in Italia ma, per esperienza diretta e personale ne ho motivo…
Non posso rivelare naturalmente nulla ma, senza generalizzare, da certe scuole non escono odontotecnici formati, ma ragazzi che avrebbero avuto bisogno di una continua frequentazione di laboratori odontotecnici VERI!!
Anche gli stage che da qualche anno sono programma ministeriale per le classi IV non risolvono il problema: non vengono svolti in modo serio e funzionale.
DAniele

set 27

Istituto Professionale
per l’industria e l’artigianato
“E.FERMI”

Davide Gasparini 3 A od.

gasparini davide

gasparini davide

Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie, cliccate sul seguente link:

relazione-gasparini-davide

•    Esperienza teorica a scuola
•    Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro

ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

In odontotecnica sono sviluppati diversi tipi di protesi, alcune di queste sono ponti che sono usati per sostituire tre elementi dentali di cui due sono stati ridotti a monconi e uno invece è mancante, intarsi è una ricostruzione di una parte di dente probabilmente cariata e tolta dall’odontoiatra, da corone singole fuse in metallo, protesi mobile.

Spiegherò qui sotto invece il procedimento dello sviluppo di un ponte partendo dall’impronta fino ad arrivare alla fine della protesi.

IMPRONTE

Innanzi tutto l’impronta è esclusivamente prodotta dal medico nello studio odontoiatrico poi è mandata dall’odontotecnico che la svilupperà con vari gessi appropriati.L’impronta non è nient’altro che il negativo dell’arcata del paziente e riproduce fedelmente tutti i particolari delle mucose e dei denti.Per l’impronta sono usati due componenti: il cucchiaio, che è uno strumento a forma di ferro di cavallo il qual è attaccato un manico per estrarlo dalla bocca del paziente, inoltre ha una concavità in cui ci sono dei fori per la fuori uscita del materiale da impronta in eccesso. Il medico riempie la cavità del cucchiaio con un materiale da impronta molto spesso con alginato che e un materiale idrocolloide irreversibile che è composto da polvere, che viene ricavata da un’alga marina, e da acqua che uniti formano una pasta morbida.Dopo che il medico ha riempito la cavità del cucchiaio con questo materiale viene compresso nell’arcata del paziente così facendo si crea come uno stampo che riproduce tutti i particolari della bocca, dopo pochi minuti indurisce e viene mandato all’ odontotecnico che poi lo svilupperà in seguito in gesso.

DIVERSI TIPI DI IMPRONTE

Il metodo spiegato precedentemente viene utilizzato con cucchiai standard in acciaio ma esistono altri metodi.
Possiamo trovare il porta impronte individuale che viene prodotto in laboratorio in resina fotopolimerizzante e simile ad un portaimpronta standard ma viene sviluppato sulla base di un primo modello questo però può solo essere usato dal paziente per cui viene prescritto, poi però la massa che viene utilizzata per rilevare l’ impronta e di diverso tipo in elastomero di solito si usano due masse di cui una e più viscosa cosi vengono rilevati meglio i particolari della bocca.

SVILUPPO DELL’ IMPRONTA

L’impronta arrivata nello studio odontotecnico viene per prima cosa disinfettata.
Successivamente si passa alla colatura dell’impronta con un materiale che è il gesso, questo si può trovare di quattro tipi: 1°tipo gesso tenero (pasta di Parigi) 2°tipo gesso tenero per modelli, 3°tipo gesso duri per modelli emi-idrato alfa, 4°tipo gesso extra duro per modelli.
Quest’impronta verrà sviluppata con gesso di 3°tipo in questo modo:
Dopo essere stata disinfettata si prepara il gesso insieme all’acqua nell’ opportuna quantità mettendo all’interno di una scodella in gomma e si miscela, si procede con la colatura prendendo l’impronta e con l’aiuto di un coltellino apposito si inizia a colare nei più piccoli particolari riempiendo in seguito tutto.
Nel nostro caso abbiamo utilizzato le basette preforate che in seguito serviranno per scomporre il modello nei singoli monconi e si procede nel seguente modo: coliamo del tutto l’impronta e contemporaneamente riempiamo con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo in tal modo lo zoccolo all’interno del supporto in plastica.
Le due parti andranno unite immediatamente prima che inizi la fase di presa.
Una volta avvenuto l’indurimento si sfila dalla basetta in plastica il modello e per mezzo di un seghetto si separano i vari monconi.

GESSATURA IN ARTICOLATORE

Dopo la colatura nello stesso modo l’impronta inferiore si passa alla gessatura in articolatore..
Questo è uno strumento che permette la simulazione dei diversi movimenti della bocca precisamente l’apertura, la chiusura, la protusione e la retrusione.
Esistono diversi tipi di articolatori:
-articolatore a valori medi: riproduce mediante i movimenti della bocca,
-articolatore individuale: riproduce fedelmente, dopo aver impostato i parametri del paziente su un arco facciale e poi riportato sull’articolatole,
i movimenti del singolo paziente.
Per gessare i modelli sull’articolatore si prende il modello superiore si fissa sul piano occlusale tramite cera collante; la branchia superiore dell’articolatore è dotata di una basetta in metallo da cui verrà inglobata nel gesso.
Nella fase di gessatura, per compensare la distanza tra la piastrina dell’articolatore e la base del modello, si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branca superiore.
Il materiale in eccesso viene eliminato con una spatola di rifinitura di piccole dimensioni o un coltello da gesso.
Durante la fase di presa un elastico manterrà l’astina in contatto con il suo supporto, evitandone l’accidentale rialzo.
A questo punto il modello superiore è montato in articolatore secondo i canoni prefissati.
La fase successiva prevede la gessatura del modello inferiore in articolazione con il modello superiore.
Quando sui modelli sono presenti i denti questa posizione è facilmente individuabile; in caso contrario si utilizzeranno le cere di registrazione fornite dal medico.trovata la posizione corretta, i due modelli vengono bloccati tra loro mediante cera collante.per gessare il modello inferiore all’articolatore si utilizza la stessa tecnica con il superiore.
Per evitare che l’espansione di presa del gesso alteri il rapporto di articolazione tra i due modelli, si consiglia di utilizzare gessi con bassissimo coefficiente di espansione. A gessatura completata tutti i residui di cera devono essere eliminati con l’ausilio del coltello da gesso e della spatolina e,
se necessario, di acqua bollente o vaporizzatrice.
Si procede con la radiatura dei monconi che consiste nel far risaltare il colletto del moncone mediante una solco con una fresa a pallina e micromotore sotto il colletto senza però danneggiarlo. Poi sui monconi si procede con la realizzazione di cappette in plastica mediante una macchina che utilizza del calore per scaldare un foglio di plastica e poi risucchiarlo mediante il sotto vuoto sui monconi realizzando cosi un stampaggio.

LE CLASSI DI ANGLE

Si tratta di una classificazione che appunto è di tre classi che si basa su il rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
1.    prima classe: qui presente nella prima figura la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. Normo occlusione.
2.    seconda classe: nella figura al centro la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. Progenismo.
3.    terza classe: nella figura a destra la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. Morso inverso.
MODELLAZIONE IN CERA

Dopo aver gessato in articolatore il modello si passa alla modellazione in cera dei singoli denti mancanti con la tecnica di P.K. Thomas.
Autore di una tecnica

FASI E PREPARAZIONE DELLA FUSIONE
Particolarità del modellato in cera:
•    Modellato e tavolo occlusale;
•    Bordi di chiusura (a coltello);
•    Spessore non inferiore al 0,3mm;
•    Saldatura tra elementi omogenei;
•    Elementi di ponte sciacquabili;
•    Scavatura della faccia vestibolare e applicazione palline ritentive.
La fusione permette di “trasformare” il manufatto in cera in metallo la preparazione avviene in un cilindro di metallo poi riempito di rivestimento.

Posizionamento del modellato nel cilindro:

E’ intuitivo che il manufatto in cera non debba essere posto troppo in prossimità del bordo esterno del cilindro.
Infatti, nel corso della fusione l’eccessiva vicinanza potrebbe causare uno sfondamento della massa refrattaria, con conseguente fuoriuscita del metallo fuso, ovvero potrebbe causare un rapido raffreddamento delle sezioni più vicino all’esterno, con inevitabili problemi nella fusione.
Al contrario un corretto posizionamento dei modellati sia appena al di sopra del centro termico.

Preparazione al cilindro:

Il modellato viene posto con i canali di colata che devono essere nella parte più voluminosa del dente a circa 45° poi i perni di colata vengono attaccati su una base conica con gli accorgimenti che abbiamo parlato in precedenza per l’altezza. Una volta attaccato si prepara il cilindro inserendo al suo interno un foglietto appoggiandolo sulle pareti, di uno spessore di due, tre millimetri che cosi permetteranno al rivestimento di espandere.Sul modellato in cera si spruzzerà un liquido che abbassa le retrazione del rivestimento

Materiali da rivestimento:

•    legante gessoso: – polvere più acqua distillata o demineralizzata;
-    fusione di leghe nobili;
-    trattamento termico lungo;
-    utilizzato per cilindri in metallo;

-    legante siliceo: – polvere predosata;
-    utilizzato per leghe nobili;
-    trattamento termico con intervallo di fusione;
-    utilizzati per cilindri in metallo;

-    legante fosfatico: – polvere predosata più liquido di miscelazione;
-    utilizzato per fusione di leghe nobili e non                                       nobili;
-    trattamento termico rapido;
-    utilizzato per cilindri ad espansione libera;

Il rivestimento è un materiale refrattario in grado di arrivare a sopportare alte temperature. In un miscelatore sotto vuoto si aggiungono la polvere del rivestimento e il liquido apposito. Sì da il via alla miscelazione sotto vuoto una volta finita si procede a riempire il cilindro molto accuratamente senza creare bolle al suo interno. Una volta indurito il cilindro si pone nel forno di preriscaldo capovolto facendolo così arrivare ad una temperatura di circa 800/900° C, negli ultimi 15 minuti si inserisce nel forno anche il crogiuolo.
Una volta che il forno raggiunge la temperatura si preleva il crogiuolo, si pone nella fonditrice e si aggiunge al suo interno il metallo,in seguito si fonde  con il metodo a cannello.
Una volta fuso si inserisce nell’apposita spazio il cilindro e avvia la centrifuga. Si attende il raffreddamento del metallo che deve essere a temperatura ambiente e con nessun notevole sbalzo termico.Una volta raffreddato si procede alla smuffolatura e con la sabbiatrice si tolgono i residui di rivestimento.
Con un micro motore ed un disco da taglio si tolgono le spine e in seguito con gomma,frese al tungsteno,spazzola lucidatrice ,rossetto e sasso marcio si passa alla rifinitura del manufatto.

Macchinari utilizzati:
Nella colatura dell’impronta abbiamo usato il vibratore che è una macchina che riproduce una più o meno leggera vibrazione di un piano di appoggio, facilita, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di rivestimento.

Per la squadratura dei modelli in seguito abbiamo utilizzato la squadramodelli  che è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una mola,che serve a rendere piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.

Per la disinfezione e la pulitura del lavorato usiamo la vaporizzatrice che è una macchina che producendo vapore saturo ad alta temperatura e sotto pressione, viene utilizzata per pulire, sgrassare e detergere sia la protesi, sia i modelli.

Nella preparazione dei monconi e per il lavoro sulla protesi si usa il micromotore  che ha una velocità di rotazione che può oscillare dai 1500 ai 50.000 giri/min. è pertanto possibili,con gli adatti utensili (frese, dischi, ecc.), rifinire e lucidare qualsiasi tipo di protesi in resina o in metallo.

Il mixer sottovuoto è un’ apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, consolle di comando, moto riduttore, piano vibrante, tazze di muscolazione e coperchio con spatola.

Un altro apparecchio che ci serve per la fusione è il forno per il riscaldamento del cilindro. Per tale operazione esistono due tipi di forni a gas o elettrici, ma i più usati nei laboratori odontotecnici sono gli elettrici. Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono:
-un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolazione automatica della temperatura;
-una camera,le cui pareti sono di materiale refrattario(per sopportare le alte temperature),dove va posto il cilindro;
-un pirometro,per la lettura della temperatura,generalmente in gradi Celsius.
Questo macchinario, oltre a riscaldare il cilindro per l’eliminazione della cera, viene usato per il riscaldamento del crogiuolo.

Per fondere il metallo ci sono due tipi di macchine:a induzione o a cannello quella che noi abbiamo utilizzato. La fusione con il cannello sfrutta la fiamma che si genera dalla combustione di un gas con l’ossigeno, entrambi contenuti in apposite bombole reperibili in commercio. I gas generalmente utilizzati per la fusione di leghe sono il gas metano e il gas propano. Questa macchina viene usata per fare fondere la lega, e richiede molta esperienza da parte dell’operatore, il quale dovrà essere in grado di valutare la temperatura a cui è stata portata la lega guardando la colorazione di quest’ultima e quando è arrivato al punto desiderato, attraverso la centrifuga,deve inoltrare la lega nel cilindro.

A questo punto bisogna utilizzare la sabbiatrice. Questa macchina ha lo scopo, attraverso un getto d’aria che lancia sui manufatti delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo, di asportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderenti alla superficie del pezzo colato.

Infine usiamo la pulitrice  che è una macchina utilizzata in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo, eccezion fatta per le leghe al cromo-cobalto e gli acciai, per i quali è preferibile la lucidatura anodica. Tale macchina è dotata di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore.

RELAZIONE DI LABORATORIO SULL’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO
In collaborazione con la scuola noi alunni abbiamo partecipato al progetto di alternanza scuola lavoro. Esso consisteva nel lavorare in uno studio odontotecnico per un periodo complessivo di tre settimane.
Nel laboratorio in cui sono andato ho potuto trovare diversi tipi di materiali che vanno dai più basilari come ad esempio il gesso e le cere ai più complessi come i siliconi ecc…
Inoltre ho trovato vari tipi di macchinari :sabbiatrice, lucidatrice,dosatore del gesso automatico,vaporizzatrice,varie macchine per disinfettare le impronte e spatoline elettriche.
Gli argomenti principale che stiamo sviluppando a scuola quest’anno sono la fusione  e la saldatura.
Quando nel laboratorio si esegue una fusione si mettono in atto diverse procedure: si inizia
eseguendo una prima impronta in alginato che una volta pronta viene portata in laboratorio per
essere disinfettata e subito dopo  lavata sotto l’acqua corrente.
Prima di colare le impronte si sparge del gesso per eliminare quel liquido viscoso che si deposita sull’alginato.
Subito dopo si procede con la colatura con il gesso del 3° tipo,si analizza la procedura,si esegue una seconda impronta con siliconi che essendo più viscosi il risultato sarà più preciso,si procede come per la prima impronta a differenza che la si sviluppa con un gesso di tipo 4 e viene montato in articolatore nel seguente modo:il primo passaggio consiste nel montare il piano occlusale, bloccare il modello superiore  con della cera collante su di esso, viene bloccato con del gesso e delle basette preformate in plexiglas e permettere ai diversi denti di essere tagliati per aver la possibilità di sfilarli singolarmente, con alla base del modello in gesso dei perni in ottone e la basetta verrà bucata per l’inserimento dei perni.
In seguito viene messo in occlusione il modello inferiore,bloccandolo con la cera collante e ripetendo il procedimento come il superiore ,con le basette in plexiglas si fissa in articolatore con gesso usato per gli articolatori.
Quando il gesso è indurito si staccano i modelli,vengono ripuliti mediante la vaporizzatrice dalla cera collante usata in precedenza.
Rimessi in seguito sulle basette si tagliano i diversi denti per poterli sfilare.
Sui denti da preparare in provvisorio si deve eseguire una prelimatura:ridurre il dente ad un moncone con la differenza che questo sarà più grande di quello che eseguirà il dentista sul paziente,bisognerà inoltre isolarlo (o isolarli se i monconi sono più di uno).
Con il metodo goccia a goccia la cera verrà modellata sui monconi con delle spatoline elettriche; per i diversi denti vengono applicati anche diversi accorgimenti come ad esempio:
sugli incisivi verrà presa in considerazione la distanza tra i superiori e gli inferiori,ai canini si terrà conto della guida canina e per i molari si controllerà la corretta occlusione.
Una volta terminato di modellare vengono messe in opera le mascherine con un apposito silicone che aggiunto ad un catalizzatore indurisce.
Le mascherine saranno tre:una palatale,una linguale,una vestibolare e una occlusale.
In seguito si elimina la cera e stampate delle cappette con un foglio da 0,3-0,4 mm.
Si inserisce la resina miscelata nelle mascherine eseguite in precedenza,si colloca in apposita macchina in acqua calda e sotto pressione.
Una volta tolte le mascherine dalla macchina si rifinisce la resina ,si procede con la lucidatrice, pulito il tutto si consegnato al medico.
Avendo eseguito la preparazione del moncone più piccolo di quello preparato in laboratorio il provvisorio si fissa in bocca con del cemento che avendo una consistenza morbida si procederà a far chiudere la bocca al paziente in modo da dare la possibilità al provvisorio di adattarsi meglio ai monconi,non dovrà esserci spazio tra essi in quanto il cemento si adatterà perfettamente.
La fusione
L’odontoiatra prima di fissare i provvisori esegue un’altra impronta che una volta mandata in laboratorio sarà colata con un gesso di tipo 4.
In questo caso i monconi dovranno essere perfetti con il modello così risulterà una riproduzione perfettamente corretta della bocca del paziente. Fissati in articolatori,sempre con le basette,si applicheranno le mascherine del provvisorio e modellate le cappette in resina rossa autoindurente,molto più precisa.
Con le mascherine si procede ad un altro provvisorio escludendo un’altra modellazione, conclusa la rifinitura dei denti si passa alla radiatura avendo molta attenzione a non fresare il colletto.
Una volta radiati i monconi si inseriscono i denti in resina al microscopio con cera apposita per colletti a bassa retrazione termica e si ricontrolla il bordo di chiusura.
Si fresano le facce vestibolari per eseguire poi le faccette estetiche cioè dove andrà la resina per rendere il dente più naturale possibile.
Terminata questa procedura si metterà in un cilindro con il rivestimento per la fusione.
Questo passaggio deve avvenire accuratamente:presa la base a cono vengono attaccati i perni, i denti devono essere appena sopra il centro del cilindro e devono essere attaccati ai perni di colata nel punto più alto della modellazione e a 45 gradi, sulla parte del cilindro si attaccherà un
foglio spesso 1 mm circa e questo permetterà al rivestimento di espandersi.
Prima di collocare il cilindro sulla modellazione si dovrà spruzzare con un liquido che permetterà al rivestimento di scivolare meglio sulla struttura in cera e in resina.
Con un liquido e della polvere si procederà a fare il rivestimento,tutto questo sotto vuoto in modo da evitare che si formino delle bollicine,si riempirà il cilindro e si attende l’indurimento.
Nel frattempo si metterà nel forno di preriscaldo il cilindro facendo raggiungere la temperatura a 800/900 gradi così che la cera e la resina abbiano la possibilità di sciogliersi del tutto e il rivestimento si espanda.
Negli ultimi minuti viene messo anche il crogiolo della fonditrice con il metallo,si lascerà in forno per 15 minuti circa intanto si prepara la fonditrice.
Essa è quella macchina che permetterà alla lega fusa con la forza centrifuga di entrare nel cilindro.
La fonditrice ad induzione è provvista di un braccio che ruota fissato a metà da un perno,in un lato c’è il peso che viene regolato alla spinta e che si deciderà di dare al braccio,dall’altra invece ,c’è il perno vicino al crogiolo dove al di sotto c’è una resistenza che permetterà di fondere la lega metallica all’interno dello stesso; infine all’estremità c’è la sede del cilindro.
Quindi trascorso il tempo del preriscaldamento si prenderà il crogiolo dal forno messo nell’apposita sede assieme alla lega si accenderà la macchina e inizierà il processo di fondazione,una volta fusa si useranno delle pinze per prelevare il cilindro e lo si appoggerà sul carrello e si darà inizio alla centrifugazione in modo da permettere alla lega fusa di entrare precisa nella cavità lasciata dalla cera fusa.
Una volta fatto raffreddare il manufatto a temperatura ambiente si verificherà che entri nei monconi e si potrà procedere alla rifinitura :si taglieranno i perni di colata,che ora sono in metallo,si rifinirà il tutto con delle frese ,si luciderà e sarà pronto per eseguire le faccette estetiche.

set 24

A volte una distrazione può costare cara..

Lucio, giovanissimo odontotecnico, non riusciva a resistere tutta la giornata senza mettere in bocca la sua amata Marlboro

Nemmeno  Davide, suo fratello più piccolo di venti mesi, bocia di laboratorio (per chi non è veneto, “bocia” significa ragazzo) agli inizi della sua carriera di odontotecnico, ci riusciva.

Il fratello maggiore, Gianni, titolare e fondatore del laboratorio odontotecnico 3D,  non fumava e mal sopportava quelle nuvole grigie che aleggiavano sui banchi di lavoro: il laboratorio sembrava una fumeria turca..

Stufo di non essere ascoltato, Gianni diede un ordine perentorio: “nei laboratori odontotecnici non si fuma perchè è pericoloso e malsano..“tuonò un giorno…”…e non si fumerà più… “

I due fratelli, sbarazzini, sogghignavano pensando già al modo di eludere quell’ ordine così, a loro parere, ingiusto.

Le due birbe già meditavano ( bastava uno sguardo) di aspettare che Gianni, titolare e quindi  spesso impegnato presso gli studi dentistici,  uscisse dal laboratorio odontotecnico per dare libero sfogo alla propria “passione”…

Come spesso accade, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi…

Lucio, il più sbadato,fu attento a non far trovare la cenere, ed a rovesciare un po’ di monomero della resina a freddo (puzzolente per coprire l’ odore del fumo) ma non si accorse di gettare il fiammifero usato per accendere la sigaretta ,ancora accceso, nel secchio del banco da gesso del nostro laboratorio odontotecnico…

Casualità volle, evidentemente, che il fiammifero cadesse non su resti del gesso o su qualsiasi altro materiale non infiammabile ma su resti di carta sporca di resina e monomero, che  possono finire spesso nei rifiuti dei laboratori odontotecnici..

I due fratellini non se ne accorsero e chiusero il laboratorio odontotecnico per tornare a casa…probabilmente il fuoco già stava covando lentamente nel secchio…

Non esistevano ancora i cellulari e, dopo il lavoro Lucio e Davide fecero un salto al bar poco lontano per un aperitivo prima di cena…non pensarono certo al loro laboratorio odontotecnico quando videro passare le autopompe dei vigili del fuoco a sirene spiegate…

“Ma quel fumo….???” si chiese Davide…

“Porc…vuoi vedere che…!!!” pensò Lucio

Tornarono di corsa, con la loro vespa 50, verso il laboratorio odontotecnico e non ebbero il coraggio di arrivarci…

Una rapida occhiata…frenata…testa coda e via verso casa….con il papà da mediatore sarà più facile…

Le fiamme già alte sopra il voluminoso bidone dei rifiuti avevano bruciato delle parti in plastica e , per fortuna, il fumo nero che invase i piani superiori (il laboratorio odontotecnico, per legge, non può essere situato più alto del primo piano) attirò subito la attenzione dei coinquilini ed i vigili del fuoco arrivarono prima che i danni fossero irreparabili, sia per il laboratorio che per lo stabile.

Il titolare, il povero Gianni, arrivò sul luogo del disastro quando oramai tutto era finito e, quasi senza voce, chiese al comandante:

“…dove ha avuto origine l’ incendio?”

Rispose il pompiere:” …mah ..sembrerebbe proprio da questo punto…deve essere caduto qualcosa di acceso in questo punto…”

Si sa, alcune persone hanno un sesto senso ,un istinto;  Gianni ha queste doti; sentendo il vigile del fuoco spiegare la probabile causa della semidistruzione del suo laboratorio odontotecnico, capì cosa era successo…

Gli inquilini del palazzo dove abitava quella famiglia si ricordano ancora, venticinque anni dopo, quella sera…

E chi se la dimentica…

set 18

Quando non si vuole sentir ragione…

Licia, dentista, quarant’ anni molto ben portati, una procacità inquietante, straripante dal camice bianco sempre lindo e generosamente aperto, non sospetta di certo che la buca, il tombino aperto che le si pone sotto i piedi la farà diventare, suo malgrado-,un mito tra gli odontotecnici veronesi..

stock photo : Young female dentist taking care about her patient

L’ odontotecnico, si sa, non capisce niente e quando parla lo fa fuori luogo..”che volete..è un artigiano, noi siamo professionisti…possiamo mai sbagliare?

L’odontotecnico, è notorio, è un topo che sta rinchiuso tra quattro mura (molto spesso buie e maleodoranti: costano meno..) e non capisce niente di come si svolge la vita “fuori”, negli studi dentistici, luminosi, puliti, asettici e ben arredati; lui, dal suo laboratorio non vede nemmeno il sole (perchè vi entra col buio del mattino e ne esce col buio della sera)

Tutto questo è vero:l’ odontotecnico è tutto ciò…e molto di più..

L’ odontotecnico, con tutti i suoi difetti e limiti, vede, riesce però a distinguere tra una protesi totale con i denti montati in cera (in prova) e la stessa protesi finita e lucidata in resina…

…ma dottoressa, prova ad avvertire la assistente spaventata, l odontotecnico l’ ha mandata in prova: la protesi è in prova!!!”

“Ma noooo” ribatte la dottoressa, non vede com’è lucida…è finita…”

Si sa, la voce del padrone suona sempre più alta delle altre: la assistente non controbatte, sogghignando già sotto i baffi (chi non lo avrebbe fatto? chi non avrebbe pregustato la scena che, inevitabilente, si sarebbe verificata?)

Si sa, l’odontotecnico non deve gioire perciò non potè assistere, il giorno dopo, al gioco a nascondino per le stanze dello studio dentistico da parte della dentista Licia: “la dottoressa è fuori…non è ancora arrivata…forse oggi non viene…non si sente bene” cercava di far credere la assistente…

Gli imprevisti della vita, la ineluttabilità del fato,  giocarono un brutto scherzo a Licia: il paziente era una persona importantissima, un industriale molto noto nella zona che, la sera a cena trovava eccezionalmente comoda e modellata alle sue gengive quella protesi …da paradiso ma, stranamente, nel sorbire un brodo caldo, i denti sembravano animarsi e muoversi: i denti erano vivi!!

Il paziente, in quel caso di nome ma non di fatto tornò in studio il giorno dopo con i denti in mano (non tutti) a chiedere spiegazioni, tuonando e dicendo “l ho sentita, ieri, la sua assistente dire che l’ odontotecnico le ha mandato la protesi in prova…”

Se i dentisti ascoltassero , qualche volta, l ‘odontotecnico….

set 13

Istituto professionale di stato per l’ industria e l’ artigianato
“Enrico Fermi” Verona

RELAZIONE IN TEMA

DI

FUSIONE E SALDATURA

Zambrotta Nicola       Classe 3^Aod

Anno scolastico 2008/2009

relazione-di-zambrotta-nicola1

Esperienza teorica a scuola

Cos’ è la protesi?

Con il termine protesi si indica la sostituzione e/o ripristino di parti del corpo andate perdute o danneggiate; la protesi dentale  è destinata quindi alla sostituzione artificiale di uno o più elementi dentari e al ripristino dell’ apparato masticatorio.

La dentatura umana

L’ uomo è eterodonte e ,. La prima caratteristica sta a indicare che possiede denti di diverse forme, mentre la seconda significa ha due tipi di dentizione, una decidua o più comunemente chiamata “da latte”, e una permanente. La dentizione decidua è composta da venti denti: otto incisivi, 4 canini e otto molaretti; la dentizione permanente sostituisce quella decidua in un età compresa fra i sette e i quindici anni, ed composta da trentadue denti: otto incisivi, quattro canini, quattro premolari e sei molari.

L’ impronta

L’ impronta ha il compito di riprodurre il “negativo” della bocca, ovvero rilevare lo stampo dei denti e dei tessuti molli, per ottenere informazioni sulla situazione odontoiatrica del paziente. Per realizzare un’ impronta si deve porre un apposito materiale allo stato pastoso sul portaimpronta, un particolare cucchiaio che ricalca a grandi linee la forma dell’ arcata dentaria e si comprime contro i tessuti del cavo orale.

I materiali da impronta

Sono quei materiali che, posti sul portaimpronta allo stato pastoso, riproducono la forma dei denti e dei tessuti orali del paziente. Vengono commercializzati in molte varietà, sia per composizione che per proprietà:

MATERIALI TERMOPLASTICI
I materiali termoplastici hanno la capacità di rammollirsi quando vengono esposti a fonti di calore (acqua calda, aria calda, fiamma). La temperatura media di rammollimento oscilla tra i 55° e i 65°C. Hanno un’ elevata precisione e riacquistano in breve tempo durezza e indeformabilità originali. Vengono commercializzati in fogli, bastoncini, sfere o coni, e in base alla loro composizione chimica vengono distinti in gomme, cere e resine. I materiali termoplastici sono principalmente costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze come resine naturali ricavate dalle conifere.

PASTE A BASE DI OSSIDO DI ZINCO ED EUGENOLO
Molto precise, vengono impiegate nella rilevazione di impronte con portaimpronta individuale di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribasatura delle protesi mobili. Vengono commercializzate sotto forma di due masse viscose da miscelare insieme. Una è composta da ossido di zinco (80%), colofonia, cloruro di magnesio, acetato di zinco ed alcoli primari; la seconda invece, da eugenolo (56%), gomma di colofonia e olio di caolino. Entrambe le masse contengono olio di oliva e olio minerale.

ALGINATI O IDROCOLLOIDI IRREVERSIBILI
Un materiale molto utilizzato nella realizzazione di impronte, viene venduto in polvere a cui viene miscelata dell’ acqua in dosi opportune per  ottenere una pasta che, inserita nel portaimpronte e compressa contro i tessuti orali, indurisce nel giro di due minuti, e poi non potrà più riacquistare la consistenza originale. È necessario inoltre trasportarlo in un contenitore umidificato e deve arrivare a destinazione nel minor tempo possibile, poiché è soggetto a contrazione dimensionale dovuta alla perdita di acqua. Se ciò non fosse possibile bisogna subito passare alla colatura del modello. L’ alginato viene impiegato nella realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici e per la costruzione di protesi parziali.

IDROCOLLOIDI REVERSIBILI
Tramite la bollitura e il successivo raffreddamento di un particolare tipo alga marina rossa chiamata agar-agar, si ottiene una gelatina che è possibile reperire sia allo stato solido, sotto forma di bastoncini, sia in apposite siringhe. Il materiale è composto per l’ 85% di acqua, ma sono anche presenti borace, solfato di potassio, mentolo, glicerina. L’ idrocolloide si utilizza in modo analogo ai materiali termoplastici, infatti raggiunge lo stato viscoso alla temperatura di circa 60°C, e ritorna a quello solido a 30°/40°C, quindi al di sotto della temperatura media presente nella bocca del paziente. È un materiale molto preciso, ma col difetto di essere delicato, impedendone così l’ uso per la rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse, e alla duplicazione di modelli per protesi fisse.

ELASTOMERI
Sono fra i migliori materiali da impronta in circolazione per facilità di utilizzo, buona precisione, stabilità dimensionale e resistenza. Vengono venduti sotto forma di due paste (pasta base e catalizzatore), oppure di una pasta e un liquido (pasta base e catalizzatore liquido). Gli elastomeri vengono classificati in polisulfidi, elastomeri siliconici e polieteri, ma vengono più comunemente chiamati siliconi. La caratteristica più significativa dei siliconi è sicuramente l’ elasticità, in virtù della quale la rimozione dell’ impronta dalla bocca non ne provoca deformazioni permanenti anche in presenza di sottosquadri. I siliconi permettono inoltre di ottenere più modelli dalla stessa impronta.

Il modello

Rappresenta la fase successiva all’ impronta. Riproduce in modo molto preciso il “positivo” della bocca, ed è un’ importante fonte di informazioni riguardanti i problemi odontoiatrici nel cavo orale del paziente. Si ottiene colando del gesso speciale nell’ impronta; questa fase è chiamata colatura del modello o sviluppo dell’ impronta.

Il gesso

In campo odontotecnico il materiale che viene sicuramente più usato è il gesso (CaSO4). Esso viene principalmente utilizzato nella realizzazione di modelli di lavoro, ed è suddiviso in 4 categorie:

GESSO DI TIPO 1: una volta era utilizzato nella rilevazione di impronte, ma data la sua elevata fragilità, non viene più utilizzato per scopi odontotecnici.
GESSO DI TIPO 2: più resistente del tipo 1, viene impiegato nella realizzazione di modelli-studio.
GESSO DI TIPO 3: utilizzato per la costruzione di modelli per la protesi totale.
GESSO DI TIPO 4: viene utilizzato per le superfici di lavoro del modello (monconi, cavità per intarsi ecc.). In quanto a durezza, e resistenza a compressione e abrasione è il migliore in circolazione.

Gesso tipo 1 e 2
45-60 ml. acqua
100 g polvere

Gesso tipo 3
27-36 ml. acqua

Gesso tipo 4
20-25 ml. acqua

Valori indicativi del rapporto di miscelazione tra i vari tipi di gesso

Metodi di sviluppo delle impronte

Sistema delle basi preformate

Questo tipo di procedimento consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso la base preformata,  ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’ interno del supporto plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la reazione di presa. Tale operazione permetterà la scomposizione del modello, facilitando le successive lavorazioni.

Sistema pindex

Tale sistema prevede la colatura parziale dell’ impronta, per ottenere alla fine un modello a forma di ferro di cavallo. Indurito il gesso, si rifinisce il modello mediante frese da gesso (fresone metallico cilindrico, punta montata da resina a pera o fresa tipo enzoma), eliminando tutti i sotto squadri. Si praticano in seguito dei fori sotto il modello atti a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione, tramite una foragessi, un particolare macchinario munito sul lato superiore di una lampadina che genera un fascio di luce puntiforme che viene posizionato sul dente interessato. L’ operatore aziona la macchina abbassando il piano inferiore su cui è appoggiato il modello, la quale scopre una fresa che fora il modello nella sua parte inferiore, in corrispondenza del fascio di luce. Una volta forato il modello nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili e alle ritenzioni per le zone da non sfilare, vengono fissati nei fori perni e ritenzioni utilizzando del collante al cianacrilato o cemento-resina. Completato l’ indurimento del collante o della resina, si realizzano delle tacche che garantiscano la stabilità del perno e si provvede al bordaggio dell’ arcata con preformati in resina. Si isola quindi con isolante “gesso-gesso” e si inserisce la cera spia, la quale svolge tre funzioni: segnala la vicinanza all’ estremità dei perni quando si squadra la base inferiore del modello evitandone il danneggiamento; una volta eliminata permette di ritrovare la precisa posizione del perno; quando viene eliminata lascia una cavità che consente un facile accesso all’ estremità inferiore del perno, agevolando l’ estrazione del segmento sezionato da sfilare del modello. Si procede infine alla colatura dello zoccolo, e alla sua squadratura e sezionatura.

Sistema dei perni a spillo

Prima ancora di procedere con la colatura del modello, si posiziona un perno munito di spillo sull’ impronta, in corrispondenza dell’ asse di disinserzione del futuro segmento. L’ eccessivo spessore della punta del perno si può ridurre con una fresa. Questo pratico sistema non eliminava tuttavia il rischio di deformazione dell’ impronta da parte dello spillo, perciò, volendo posizionare il perno senza ricorrere allo spillo, si possono utilizzare dei sostegni come stuzzicadenti o ponti in cera. Le ritenzioni sono realizzate in gesso, oppure possono essere utilizzate ritenzioni meccaniche, vitine o glover

Cere per uso dentale

Le cere sono sostanze che divengono plastiche o liquide se riscaldate e induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in cere naturali, che possono essere di origine minerale, vegetale o animale, e artificiali, ottenute mediante processi chimici.

CERE NATURALI                                                 CERE ARTIFICIALI

Origine               Origine                   Origine                                  – polimeri di     – esteri di acidi           – polimeri di
animale               vegetale                 minerale                                   polietilene        grassi superiori          glicoli
- cera d’ api           – cera carnauba       – paraffina                                                            e alcoli superiori        etilenici
- candelilla             – cere microcristalline
- cera del                 – ozocherite
Giapppone            – ceresina
- burro di cacao       – cera montana

Gli articolatori

L’ articolatore è un fondamentale strumento da laboratorio utilizzato dall’ odontotecnico. Esso ha infatti la funzione di riprodurre verosimilmente i movimenti di apertura, chiusura e lateralità della mandibola. Esistono tre tipi di articolatori: l’ articolatore a valori medi (AVM), l’ occlusore e l’ articolatore a valori individuali. L’ AVM è l’ articolatore che io ho utilizzato a scuola, e viene chiamato “a valori medi” per il movimento laterale cheesso compie, il quale ha un’ angolazione di 15°. Infatti è constatato, che nella maggior parte della popolazione, l’ escursione del condilo all’ interno della fossa glenoidea compie un’ angolazione media di 15°. L’ occlusore invece compie solo i movimenti di apertura e chiusura, e non quelli di lateralità. L’ aricolatore a valori individuali infine permette di personalizzare la simulazione del tragitto condiloideo, adattandolo a quello del paziente.

La classificazione di Angle

La classificazione di Angle consiste nel distinguere tre tipi di classi in funzione in funzione al rapporto di occlusione tra le due arcate dentarie:

1^ classe o normo-occlusione:è il tipo di occlusione più corretto e comune nella  popolazione. Nella 1^ classe la cuspide mesio- vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
2^ classe o progenismo: un’ anomalia della posizione dell’ arcata inferiore in cui la mandibola si pone vistosamente più indietro rispetto alla mascella durante l’ occlusione. In questo caso la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
3^ classe o prognatismo: la situazione inversa del progenismo. L’ arcata inferiore è posizionata palesemente davanti rispetto alla papilla incisiva dell’ arcata superiore. Qui la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.

2^ classe o progenismo          3^ classe o prognatismo

Parametri estetici di un dente

L’ estetica di un dente viene valutata in base a tre parametri:

TINTA: è la proprietà che permette di distinguere i colori (rosso, giallo, arancio, ecc.) ed è data dalla diversa lunghezza d’ onda dell’ energia radiante, che varia da colore a colore.
VALORE: si può definire in base alla luminosità o più semplicemente come chiaro o scuro, assumendo il bianco come valore massimo ed il nero come minimo. Un dente è considerato di basso valore quando è troppo scuro rispetto agli altri.
CROMA: determina la saturazione, ovvero la quantità di colore presente sulla corona.

Dispositivi di protezione individuale (D.P.I.)

Si intende dispositivo di protezione individuale qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi.
Art 41: obbligo di uso
I D.P.I. devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti.
Art 42: requisiti dei D.P.I.
I D.P.I. devono essere conformi alle norme. In caso di rischi multipli, che richiedano l’ uso simultaneo di più D.P.I., questi devono essere tra loro compatibili.
Art 44: obblighi dei lavoratori
Obbligo del datore di lavoro: mettere a disposizione i D.P.I.
Obbligo del lavoratore: sapere usare e quando usare i D.P.I., e non modificarli.

Il camice e gli occhiali protettivi alcuni fra i D.P.I. più utilizzati in un laboratorio odontotecnico

Realizzazione di una protesi provvisoria in resina

Una volta colato il modello con gesso di tipo 3, si fissa il modello sul piano occlusale dell’ articolatore a valori medi con della cera collante. Fatto ciò, si procede con la gessatura del modello in articolatore. Si stacca poi lo stesso dall’ articolatore e si provvede quindi a isolare i monconi con isolante gesso- cera con l’ ausilio di un pennellino. Ora si passa alla modellazione degli elementi mancanti mediante la tecnica del “goccia a goccia” tenendo conto dei particolari sia estetici che funzionali; forma, bordi di chiusura, spessore non inferiore a 0,3mm, saldatura omogenea. Una volta soddisfatti i requisiti sopraelencati, si procede con la realizzazione della mascherina in silicone. Per fare ciò si preleva un’ opportuna quantità di silicone allo stato pastoso, e si aggiunge del catalizzatore in pasta,  ottenendo così un materiale di colore viola. Si pone quindi il silicone sul modello, in modo tale che possa rilevare lo stampo dei denti precedentemente modellati. Una volta che la mascherina ha terminato la reazione di presa, la si stacca dal modello (è consigliabile mantenere il più integri possibile i manufatti in cera, nel caso in cui si presentasse la necessità di produrre un’ altra mascherina), e si pulisce il modello con la vaporizzatrice, una macchina che emette getti di vapore o acqua caldi a seconda dell’ esigenza, per eliminarvi residui di cera. Terminata la pulitura, si isolano di nuovo i monconi, questa volta con isolante gesso-resina, si riposiziona la mascherina sul modello, e si cola la resina all’ interno allo stato semiliquido. Si mette ora il modello con la mascherina e la resina dentro una polimerizzatrice a pressione, un macchinario con lo scopo di far indurire la resina, e si attende per circa dieci minuti. Passati i dieci minuti, si toglie il tutto dalla polimerizzatrice e si procede con la sgrossatura e rifinitura della resina tramite l’ utilizzo di frese in acciaio di tungsteno e dischi in acciaio di tipo horico per eliminare la resina in eccesso. Quando si è soddisfatti del lavoro ottenuto, si passa infine alla lucidatura della resina; l’ operazione avviene mediante   l’ utilizzo di un apposito macchinario chiamato lucidatrice, la quale si compone di due spazzole alle estremità, la cui velocità di rotazione può essere regolata a seconda dell’ esigenza. Si da una prima lucidata agli elementi con una miscela di acqua e pietra pomice, e una spazzola al pelo di capra, seguita da una seconda con pasta lucidante e spazzola in feltro.

elementi in resina completati

Fusione a cera persa

La fusione a cera persa è un procedimento che ha lo scopo di trasformare i manufatti modellati in cera, in robusti e funzionali dispositivi metallici. In questo paragrafo darò una spiegazione a grandi linee di questa metodica, per poi entrare nei particolari nella parte di alternanza scuola e lavoro. Una volta soddisfatti i requisiti minimi per una buona modellazione, il manufatto in cera viene inglobato in una massa refrattaria, detta rivestimento. Si provoca quindi lo scioglimento della cera, e nella cavità formatasi all’ interno del rivestimento, si introduce del metallo fuso spingendolo per forza centrifuga, gravità o pressione.

Esperienza pratica ad
alternanza scuola e lavoro (A.S.L.)

Introduzione al progetto

Per gli studenti del ramo odontotecnico che frequentano il terzo anno di scuola all’ istituto professionale “E. Fermi” di Verona, è prevista la partecipazione a un progetto chiamato alternanza scuola e lavoro. Questo tipo di progetto porta lo studente a contatto con il mondo del lavoro e gli permette di apprendere nuove abilità e tecniche utili per la professione che dovrà svolgere un domani. L’ esperienza è suddivisa in due periodi differenti, per una durata complessiva di quindici giorni; il primo periodo, della durata di otto giorni, inizia dal 7 fino al 16 gennaio, escludendo il sabato, unico giorno in cui lo studente dovrà andare a scuola, e la domenica. Il secondo periodo invece, della durata di sette giorni, inizia il 2 febbraio e finisce il 10 dello stesso mese, sempre escludendo il sabato e la domenica. L’ ultimo giorno del secondo periodo, il titolare del laboratorio che ha ospitato lo studente, dovrà dare una votazione finale complessiva a quest’ ultimo, valutandolo in base alle sue abilità e conoscenze, e anche al comportamento tenuto sul luogo di lavoro.

Lavori eseguiti in alternanza scuola e lavoro

Fusione di elementi in metallo-ceramica

Per prima cosa si distende un particolare liquido, la lacca spaziatrice, sui monconi stando lontano dal margine del colletto di 1 mm, al fine di creare spazio fra la cappetta e i monconi stessi, e di eliminare gli eventuali sottosquadri presenti su questi ultimi. Si provvede ora a isolare il moncone con un opportuno isolante gesso-cera, ci si modella la cappetta in cera con l’ ausilio di una spatolina elettrica, un particolare strumento che scalda la propria lama automaticamente, eliminando così la necessità di riscaldarla ripetutamente sul bunsen prima di prelevare la cera da porre sul moncone. Quando la cappetta sarà stata modellata in modo da sigillare ermeticamente i bordi di chiusura, si procede con la modellazione del dente. Terminata la modellazione dell’ elemento, si procede alla sua riduzione, scavandone le zone che dovranno accogliere il rivestimento estetico. Per garantire la riuscita della fusione nella scavatura dell’ elemento, si dovrà prestare attenzione affinché lo spessore minimo del modellato non scenda al di sotto di 0,5mm. Tale metodica prevede che nella parte linguale della corona sia mantenuta una piccola porzione del modellato; questa bandina, oltre ad aumentare la robustezza della futura struttura metallica, offre un sostegno verticale per la ceramica e permette di maneggiare più agevolmente il manufatto durante il lavoro. Per permettere al metallo fuso di entrare nella cavità del cilindro lasciata dal modellato in cera è fondamentale creare un canale d’ ingresso, detto canale di colata ottenuto da appositi preformati di cera. Il canale di colata non deve essere più lungo di 1mm e va posto nella sezione più voluminosa del dente con un’ inclinazione di 45° rispetto al tavolato occlusale. Ai perni ora va applicata  la barra stabilizzatrice o nutrice, di forma cilindrica come i canali di colata ma di volume più grande, la quale funge da serbatoio di riserva del metallo liquido cedendo alla cavità lasciata dalla cera la quantità di metallo necessaria a compensare la normale contrazione della lega in fase di solidificazione. Essa deve essere lunga tanto quanto la lunghezza totale dei denti in cera e va posizionata parallelamente a questi ultimi. Per un buon posizionamento dei modellati, è necessario che la nutrice si trovi nel centro termico del cilindro, ossia la zona che raffredda per ultima, cosicché sfrutti al massimo le temperature raggiunte dal nucleo centrale della massa di rivestimento e svolgere al meglio la propria funzione. Il tutto va ora posizionato sul cono della base del cilindro e fissato con della cera. Sulla base viene quindi inserito un cilindro di gomma o plastica. L’ elasticità di quest’ ultimo permette l’ espansione di presa della massa di refrattaria rivestimento; questo è il pregio più evidente del cilindro in gomma, in quanto non necessita, a differenza del cilindro metallico, dello strato cuscinetto sulle pareti interne. Ora si pongono delle sfere ritentive sulle porzioni scavate dei denti, al fine di migliorare la presa della ceramica, e si spruzza il riduttore di tensione superficiale sui modellati, un liquido che favorisce lo scorrimento della massa refrattaria sugli stessi. Si procede ora alla formazione del rivestimento in pasta semiliquida; questo procedimento prevede la miscelazione di 100g di polvere refrattaria con 20ml di acqua distillata e 10ml di liquido apposito, tramite l’ aiuto di un miscelatore sottovuoto, il quale elimina il rischio di formazione di bolle all’interno della pasta. Si cola ora la massa all’ interno del cilindro, la quale non appena termina la fase di presa, deve essere separata dal contenitore. La massa può ora essere ora inclusa nel forno di preriscaldo alla temperatura di circa 400°C, per poi arrivare lentamente a temperature oscillanti fra gli 850°/900°C. Il sistema di
Miscelatore sottovuoto                fusione a cui ho partecipato è stato operato mediante l’ utilizzo di una fonditrice a cannello; si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo di materiale refrattario con all’ interno la lega da fondere, la quale viene poi riscaldata con il cannello fino a liquefarla. Nel frattempo si estrae la massa dal forno, e la si inserisce nell’ apposito supporto all’ interno della centrifuga: la staffa della centrifuga. Si avvicina quindi il crogiuolo al cilindro, si chiude il coperchio e si avvia la centrifuga. La lega verrà così spinta dal forte moto rotatorio prodotto dal macchinario. Per questo tipo di operazione è assolutamente obbligatorio indossare occhiali di protezione per gli occhi, poiché un’ esposizione prolungata dei medesimi al bagliore prodotto dalla lega incandescente può causare gravi danni alla cornea. Una volta che la lega è completamente defluita all’ interno della cavità della massa, si estrae il tutto dalla centrifuga e si lascia raffreddare. Si provvede quindi alla rimozione del materiale refrattario dal cilindro, prima con un martelletto, poi con l’ aiuto di una sabbiatrice, un macchinario che grazie alla forza dell’ aria compressa, lancia dei cristalli di biossido di alluminio in grado di eliminare gli ossidi e il materiale in eccesso presente sui metalli. Eseguita la fase di pulitura del metallo, si passa al taglio dei canali di colata, in modo da separare gli elementi dal metallo in eccesso, chiamato matarozza, tramite l’ utilizzo di un disco separatore al carborundum di tungsteno e si colloca la fusione sui monconi; eventuali imperfezioni o ostacoli alla corretta inserzione possono essere evidenziati con un apposito spray, facilitando così la rifinitura. Si sgrossa e si rifinisce il metallo con frese in tungsteno a taglio incrociato per abradere i denti, e frese diamantate per levigare le superfici. Questa operazione va eseguita con uno spessimetro, un particolare calibro micrometrico che permette di controllare con precisione lo spessore della struttura metallica, la quale non deve mai risultare di spessore inferiore a 0,4/0,3mm altrimenti comporterebbe un eccessivo indebolimento della superficie. Gli elementi vanno ora completamente sabbiati, e successivamente detersi con la vaporizzatrice. Nelle fasi successive la struttura non dovrà mai essere toccata con le dita, ma manipolata esclusivamente con pinzette metalliche anch’ esse vaporizzate. Terminata quindi la preparazione della struttura, si seleziona l’ opaco del colore e si distribuisce uniformemente con un pennello sulle zone da ceramizzare. Tale procedura prevede la cottura di tre strati di opaco in un forno apposito, i cui parametri di cottura sono gestibili dal tecnico mediante un display digitale. È ora giunta la fase di stratificazione delle masse; esse sono fornite sotto forma di polveri, suddivise per colore, da miscelare con un liquido plastificante ottenendo così una pasta morbida e umida. Con un pennellino, si applica come primo strato la dentina, abbozzando la forma definitiva del dente da realizzare, cercando di mantenere sempre il giusto grado di umidificazione delle masse; nel caso in cui una massa diventa troppo umida è sufficiente appoggiarci delicatamente sopra un fazzoletto di carta, in caso contrario basterà umidificare la superficie con un pennello umido. Si distende ora sulla dentina la seconda massa, lo smalto, e la si sfuma dal margine incisale fino al terzo medio cercando di conferire al dente una forma idonea. Ultimata la fase di stratificazione si cuoce la ceramica in forno a una temperatura iniziale di 400/450°C per salire gradatamente fino a 850/900°C, per 13/15 minuti. Una volta raggiunta la colorazione prevista e una buona stratificazione, si effettua la lucidatura del metallo mediante dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice e paste lucidanti.

Fusione di elementi in metallo-resina

Le procedure per la preparazione alla fusione, e la fusione stessa, sono analoghe a quelle eseguite per gli elementi in metallo-ceramica, con l’ unica differenza che la struttura metallica non necessita della bandina sulla faccia linguale, perciò inizierò la descrizione delle fasi di lavoro dal momento in cui la struttura metallica è stata rifinita e pulita per la stratificazione delle masse; una volta pulito il metallo, si distribuisce con un pennellino sintetico il legante metallico sulla faccia vestibolare del dente, e lo si inserisce nella polimerizzatrice, una macchina dotata di lampade agli ultravioletti al suo interno, grazie alle quali il legante può compiere la reazione di presa sul metallo. Sopra il legante andrà poi disteso l’ opaco, il quale verrà anch’ esso polimerizzato. Eseguita correttamente questa operazione si passa alla stratificazione delle resine; si preleva della dentina composita da un tubetto apposito con uno strumento munito di un estremità appiattita, e si la comprime contro la faccia vestibolare provocandone l’ estensione su tutta la zona interessata. Con lo strumento si modella un’ abbozzo della forma finale del dente e si toglie la resina in eccesso. Ci si procura ora dello smalto composito, e lo si deposita sulla dentina cercando di conferire al dente la forma che meglio si adatta alla bocca del paziente. Ottenuta una buona stratificazione delle masse si polimerizza il tutto per 180 secondi. Indurita la resina, si rifinisce con frese diamantate per effettuare eventuali migliorie estetiche e funzionali. Si lucida infine il metallo e la resina con dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice paste lucidanti.

Ringraziamenti

Un ringraziamento particolare  al professore di laboratorio Nicola Caceffo per la fiducia  accordataci questo progetto e per averci assistito e accompagnato nel nostro percorso scolastico

set 07

Con immenso piacere pubblico un lavoro di catalogazione dei dispositivi ortodontici più usati, e degli accessori, durato diversi mesi!!

La straordinarietà di questa pubblicazione nel campo dell’ ortodonzia sta nel fatto che per ogni dispositivo, ogni arco, ogni vite o molla, trovate la didascalia del “lavoro” svolto da ogni singolo componente con, azione, forza ed intensità applicata all’ arco dentale da ogni singolo accessorio e dipositivo ortodontico.

Ringrazio il collega Bassi Luca, e la sua passione per l’ ortodonzia, perchè senza la sua collaborazione tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Scrivi a:bio.lab@libero.it per ricevere la password che ti permette di vedere il bellissimo documento originale

Daniele

ortodonzia

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