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I MATERIALI (3a parte)

Le resine

Le resine PMMA sono materiali da modellazione molto usati per la loro proprietà stabillizzante.

Vengono molto usate per la tecnica combinata e per le modellazioni molto estese e complesse.

Alcune caratteristiche però rappresentano controindicazioni: la contrazione da indurimento, molto rilevante nell’ arco di tempo anche molto limitato (24 ore)

Le cappette in resina devono essere calibrate in uno spessore più ridotto possibile ed il resto della modellazione deve essere necessariamente in cera (uno spessore troppo consistente di resina dà distorsioni della cavità interna del rivestimento a causa della variazione volumetrica nella fase di riscaldamento)

Determinato dalla mancata espansione di presa del rivestimento causato dalla rigidità del modellato in resina, si rileva una dimensione minore degli oggetti fusi perchè la retrazione volumetrica del metallo dalla fase liquida alla fase solida non viene compensata da una espansione di presa, che inizia con il preriscaldo del cilindro.

Molto usate sono le resine a freddo tipo Duralay e Gc Pattern resin.

Nel mio laboratorio odontotecnico uso esclusivamente la Gc Pattern resin che presenta una granulometria ed una retrazione minore (consigliato raffreddare la resina con qualche goccia di acqua nella fase di massimo riscaldamento, e non usare quantità di materiale in eccedenza)

Prossima puntata: le resine fotopolimerizzanti e le materie termoplastiche

Daniele


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Gli incontri con i professionisti generalmente si svolgono negli studi spesso prestigiosi e ben arredati da librerie piene di volumi impolverati, da poltrone in pelle e da signorine ammiccanti con le gonne sempre molto corte..

stock photo : female clerk sitting on desk in office

Ti rechi dal notaio in palazzi settecenteschi, dall’ avvocato in attico su piazza Bra, dal commercialista in uffici più moderni ed high tech…

Che siano loro a farti visita è molto raro, anzi direi quasi impossibile.

Quella volta accadde…

Accadde che la nuova commercialista del laboratorio  odontotecnico 3d, volendo conoscere, toccare con mano, valutare da vicino le capacità tecnologiche e produttive del laboratorio da seguire finanziariamente, si recò, a sorpresa, personalmente a far visita ai tre fratelli ed alla loro azienda…

stock photo : Professional prosthetic station with lot of instruments

Molte volte le sorprese sono belle, altre meno e qualche volta pericolose…

Questa volta fu pericoloso..non diciamo per chi!

Al citofono Lucio non voleva credere alle sue orecchie: la dottoressa Fabiola, commercialista incaricata, era alla porta!

“Chi è?” disse Davide? notando gli occhi sbarrati e un pò preoccupati di Lucio..

“La commercialista….” rispose Lucio “…cosa ci fa qui???…vai!! chiudi la porta di là” ordinò a Davide, mentre la dottoressa scendeva dall’ auto.

stock photo : brunette woman looks round and parks the car back

“Buoooona seeera dottoressa, che piaceeere vederlaaaa”

“..buona sera signor Lucio, passavo da queste parti e mi sono decisa a venirvi a trovare; scusate se non ho chiamato ma non ho trovato una cabina telefonica per strada…”

“Vi disturbo? ” chiese con malcelata malizia..

Il pavimento gemeva nel sopportare le punture dei tacchi a spillo della dottoressa Fabìola  Vincenzo, 34 anni, 179 centimetri di scollature generose e gonne a spacchi  come si vedono solo sulle riviste (ma quelle non sono esseri umani veri, non esistono…questa sì..ed è davanti a noi, nella nostra tana…la tana dei lupi..)

Il tailleur bianco lasciava intravedere quanto basta per intimidire qualsiasi uomo, ma non abbastanza per farlo sognare: la camicetta blu lasciava pensare che i seni non fossero costretti dal reggiseno e proprio per questo miracolosamente non curanti della legge di gravità!!

Newton per questa donna non significa nulla: una legge, quella di gravitazione universale, che vale per tutti ma non per lei..

I due fratelli, Lucio e Davide si guardarono più volte durante la conversazione pensando:

  1. il coglione di Gianni oggi non è venuto per il mal di schiena (ben gli sta..)
  2. lo sa, questa, cosa sta facendo?
  3. speriamo non voglia vedere gli altri locali
  4. …che f…

Le donne, è risaputo,  hanno un sesto senso : con un sorrisino carico di autostima per gli apprezzamenti subiminal-erotico ricevuti dai due ragazzi di almeno dieci anni più giovani (il linguaggio del corpo, con i suoi segnali involontari, è una lingua conosciuta da Fabiola)  come leggendo i pensieri confusi dei due ragazzi, chiese:” …MI FATE VEDERE LE ALTRE STANZE?”

I due odontotecnici sembravano voler scomparire, smaterializzarsi all’ istante e, come spesso accade, non riuscirono a dire altro che “..si venga, le mostriamo il resto del laboratorio..”

Si avviarono dall’ entrata, attraverso il corridoio, verso la sala gessi, la sala modellazione, il magazzino…

“..bello, molto ben attrezzato ed ordinato… e lì cosa c’è?”

Curiosity killed the cat era il nome di un gruppo pop degli anni ’80…

Lo traduciamo in la curiosità uccise il gatto…

Indicando una porta, la dottoressa Fabiola forse si chiese il motivo della mancata apertura di quel locale ( forse lo immaginava) e, con una azione imprevedibile, impugnò la maniglia ed entrò…

stock photo : Romantic style photo of a beautiful brunette

Lo stanzino era cieco e portava al bagno, un poster tutta parete di Samanta Fox e soprattutto un letto a tre piazze che copriva quasi tutta la superficie non lasciava dubbi sulla funzione di quella stanza….

I due ragazzi, certamente un po’ acerbi ma con le idee chiarissime su come relazionarsi con le ragazze( e soprattutto con idee sulla comodità di certi momenti) arrossirono leggermente ma il loro imbarazzo si sciolse in una risata nel sentire “..e questo è lo scannatoio..” da parte di Fabiola.

stock photo : The spotty cow looks in a camera against the dark blue sky with clouds

La natura è a volte  avara con qualcuno e prodiga con altri: a questa donna aveva dato bellezza incredibile, intelligenza invidiabile e, come non bastasse, simpatia trascinante, con due fossette sulla guancia che si notavano quando sorrideva..

Alla fine di quella frase però, il suo istinto le fece girare i tacchi (il pavimento non sentiva più gli spilli, la sua visuale era ottima, beato lui) ed avviandosi verso l’ uscita ci salutò frettolosamente..

Sono passati 22 anni da quella sera di dicembre: il  rapporto lavorativo non durò molto però ai due fratelli piace pensare che la dottoressa Fabìola  Vincenzo, oggi  56 anni, ricordi ancora quel simpatico episodio..

I due odontotecnici non l’ hanno dimenticato e, di tanto in tanto, lo rammentano con nostalgia.

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Inizia qui un breve corso di modellazione e fusione in campo odontotecnico nel quale mi avvarrò, oltre alla mia esperienza, del lavoro del collega meister tedesco Herbert Thiel.

Il corso si divide in diverse sezioni che sono:

  • Modellazione

  • Imperniatura

  • Rivestimento

  • Preriscaldo

  • Fusione

  • Smuffolatura/rifinitura

Buona lettura

Daniele


MODELLAZIONE


I MATERIALI(1 parte)


“….per evitare imprecisioni, il lavoro protesico, costruito in cera o in resina, deve necessariamente essere eseguito con la massima cura…..”

Materiali per la modellazione di corone e ponti

  • Le cere

Le cere da immersione per cappette devono essere gommose (ne esistono in commercio di specifiche caratteristiche) in modo da poter creare delle basi stabili e non porose.Molto buone sono le cere della Wieland (anche se devo dire un pò care…ndr)

Riscaldatore di cere da immersione

Riscaldatore di cere da immersione

Immersione nella cera liquida

Immersione nella cera liquida

Moncone immerso nella cera

Moncone immerso nella cera

Qui vedrete invece l’ operazione di rifinitura a caldo.


Tali cere devono essere malleabili a freddo per la rifinitura agevole al margine e prive di tensioni in modo da creare delle pareti interne lisce ed uniformi ed una base sufficientemente stabile per la ulteriore modellazione sulla sua superficie.

Per creare cappette perfette ed uniformi ci si avvale di piccoli riscaldatori  dove la cera viene sciolta ad una temperatura ideale ed il moncone immerso (dopo averlo cosparso di isolante cera-gesso ed aver soffiato leggermente l’ eccesso di liquido) per un frazione di tempo limitato, uno o due secondi, per regolare lo spessore desiderato.

Le cere da modellazione sono i materiali più importanti per l’ esecuzione di fusioni di precisione; meglio preferire cere chiare e a contrasto per essere meglio visibili all’ occhio anche nei suoi particolari più minuti e microscopici.

Le cere opache a causa della loro componente non combustibile a base di bi-ossido di titanio non sono adatte a questo scopo.

La contrazione minima è una proprietà tecnologica imprescindibile per le cere da modellazione; durante il raffreddamento la mancata stabilità del manufatto compromette sicuramente tutta la lavorazione seguente.

[Continua]

Daniele

P.S.

I LINK IN QUESTE PAGINE SONO ESCLUSIVAMENTE INFORMATIVI: NON HO NESSUN RAPPORTO ECONOMICO CON LE AZIENDE LINKATE .

I MATERIALI CITATI SONO COMUNQUE USATI FREQUENTEMENTE (NON IN ESCLUSIVA) NEL MIO LABORATORIO odontotecnico.

DANIELE

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I MATERIALI (2 PARTE)

Una cera da modellazione dovrebbe indurire tanto da fratturarsi in presenza di sottosquadri( sui monconi: se così non fosse e la cera fosse troppo morbida, si deformerebbe nella estrazione dai monconi per creare distorsioni volumetriche indesiderate.

Le cere da fresatura dovrebbero essere contemporanemente ottime cere da modellazione ed avere caratteristiche “anti-truciolo” per consentire di produrre superfici lisce e senza imperfezioni dopo la fresatura.

Le cere da sottosquadri possono contenere bi-ossido di titanio perchè non vengono usate nella fusione. Sono cere molto dure che servono per “chiudere” colpi di fresa del dentista sul moncone, sottosquadri,  cavità indesiderate sul moncone; la loro durezza ed alto punto di fusione serve ad evitare la fusione con le cere utilizzate per la modellazione, naturalmente dopo essere stati ricoperti da adeguato strato di lacca.

Le cere per canali di fusione devono essere di cera “morta” (priva di piombo) e rigide: inconveniente che si nota nelle cere in rotoli è quello del ritorno alla forma originaria, una sorta di memoria elastica che distorce il modellato nella fase di raffreddamento.

Il punto di fusione della cera per canali deve essere più basso di quello del modellato per consentire il defluire della cera liquefatta  del modellato attraverso i canali di fusione già liberi: se così non fosse la cera troverebbe un ostacolo nel deflusso attraverso i canali e penetrerebbe nel rivestimento causando inperfezioni nella fusione.

Le cere per l’ unione dei denti modellati devono avere una forza adesiva, essere morbide e non scaricare tensioni tra le parti adese e assorbire le tensioni eventuali che potrebbero produrre nell’ unione dei canali di fusione.

Prossima puntata:Le resine da modellazione.

Daniele

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ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” VERONA

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALDATURA

-ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

-ESPERIENZA PRATICA AD ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

EDOARDO BEVILACQUA LAZISE
3’AOD
A/S 2008-2009

bevilacqua edoardo

bevilacqua edoardo

ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

INTRODUZIONE

In questo anno scolastico in laboratorio a scuola e abbiamo studiato come si costruisce una protesi fissa.
La protesi è qualsiasi sostituzione artificiale di un organo o di parti di esso, adatta a ripristinare le funzioni.
Noi abbiamo costruito una protesi di ricostruzione che ripristina un dente singolo o una parte di esso, qualora venga ricostruita tutta o quasi tutta la corona parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (weneer, corona tra quarti), quando viene ricostruita solo una parte del dente, parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (intarsio), quando invece verrà interessata anche la parte intraradicolare dell’elemento dentale, parleremo di protesi di ricostruzione intraradicolare (Richmond, perno moncone). Questi tipi di protesi sono fisse.

IMPRONTE

L’impronta viene registrata dal clinico, il quale registra in negativo la forma delle arcate dentarie, così da permettere all’odontotecnico di trarre una serie di trasformazioni in base alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale alla stato pastoso all’interno del portampronte che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo della zona interessata.
Esistono molti tipo di materiali da impronta.
La pasta di Parigi è un materiale da impronta utilizzato per la saldatura di elementi protesici, è stata utilizzata per molto tempo anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse dovevano essere prima rotte per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi successivamente ricomposte e capitavano imprecisioni nei modelli finiti.
Dopodiché troviamo i materiali termoplastici, sono costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze. I materiali termoplastici possono servire a:
-ottenere impronte di piccole cavità di denti nei quali vengono realizzati gli intarsi;
-realizzare i bordi periferici dei portaimpronta di precisione;
-rilevare impronte di denti singoli;
-realizzare portaimpronta individuali presso lo studio odontoiatrico.
Poi troviamo paste a basa di ossido di zinco ed eugenolo, queste possono venire impiegate esclusivamente per la rilevazione di impronte mediante portaimpronta individuali di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribastatura delle protesi mobili.
Gli alginato o indrocolloidi irreversibili sono materiali in polvere che addizionato all’acqua si trasforma in una pasta. Questo materiale si può utilizzare una sola volta, e viene utilizzato per la realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici, per la ricostruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o dell’arcata antagonista.
Gli indocolloidi reversibili si usano in modo analogo ai materiali termoplastici, il pregio di questo materiale è la precisione, tuttavia n elimita l’uso alla rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse e alla duplicazione dei modelli in laboratorio.
Gli elastomeri sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più utilizzati. Questi materiali sono comunemente chiamati siliconi, infatti la loro più significativa caratteristica è l’elasticità. Rispetto agli idrocolloidi, oltre a ottenere più modelli dalla stessa impronta, gli elastomeri hanno il vantaggio di possedere una più elevata compatibilità con la maggior parte dei materiali da sviluppo.

SVILUPPO DEI MODELLI

I gessi sono classificati in quattro categorie:
-tipo I: gessi teneri per impronte, costituiti da solfato di calcio emi-idrato beta, si caratterizzano per la notevole precisione e i costi ridotti, sono molto fragili;
-tipo II: gessi teneri per modelli, composto da solfato di calcio emi-idrato beta, servono abitualmente nella realizzazione di modelli-studio, e in tutte le lavorazioni che non richiedono gesso molto resistente;
-tipo III: gessi duri per modelli, composti da solfato di calcio emi-idrato alfa, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi resistenti all’abrasione e alla compressione;
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, costituiti da solfato di calcio emi-idrato alfa modificato, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello: arcate antagoniste, elementi preparati.
Esistono vari tipi di sistemi di sviluppo.
Il sistema delle basi preformate consiste nel colare il modello, e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto plastico. Le due prti vanno unite prima che inizi la fase di presa, tale operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive lavorazioni.
Il sistema pindex invece prevede la colatura parziale dell’impronta, l fine di ottenere un modello a forma di ferro di cavallo. Dopo l’indurimento del gesso, il modello viene estratto dall’impronta e modificato per adattarlo a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione; poi mediante frese da gesso si rifinisce il modello. Il modello a ferro di cavallo viene quindi analizzato con la foragessi. Al termine delle operazioni, il ferro di cavallo risulterà forato nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili, vengono quindi fissati nei fori i perni e ritenzioni utilizzando cera collante. Completato l’indurimento della cera si realizzano delle tacche per garantire la stabilità del perno, si provvede quindi al bordaggio dell’arata con preformati in cera, cui seguono l’isolamento, l’inserimento della cera spia e infine la colatura dello zoccolo, quest’ultimo viene poi squadrato e si procede a sezionarlo nella parte precedentemente eseguita.
Il sistema perni a spillo era il più utilizzato in fase di colatura: il perno era munito di uno spillo che ne permetteva la posizionatura al centro dell’impronta del moncone; le ritenzioni per le parti non da sfilare erano realizzate utilizzando il gesso stesso. Veniva creato un modello a ferro di cavallo e veniva lasciato nell’impronta, dato che i perni si trovavano già inclusi nella struttura prima della colatura dello stesso, dopodiché si inseriva la cera spia e veniva isolato, si colava il gesso, lo si squadrava, veniva reperita la cera, l’incisione del modello in corrispondenza del perno, la sezione delle parti interessate e si ottenevano monconi sfilabili.
Una volta sviluppato il modello con uno di questi metodi, il moncone deve essere radiato e viene ricoperto da una cappetta in plastica.

APPARECCHIATURE (SVILUPPO DEI MODELLI)

Le apparecchiature utilizzate per lo sviluppo dei modelli sono:
-il vibratore: macchinario che fa vibrare l’impasto acqua-gesso e facilita l’operazione di colatura.
-mixer sottovuoto: si può utilizzare questo macchinario per miscelare l’impasto gesso-acqua e impedire la formazione di bolle d’aria.
-foragessi: macchinario che serve per creare buchi sul quale andranno inseriti i perni, questa macchina possiede un laser che punta dove si vuole fare il buco.
-squadramodelli: macchinario che serve per squadrare il modello, all’americana o alla francese.

ARTICOLATORI

L’articolatore è uno strumento meccanico che ha la funzione di riprodurre i movimenti mandibolari e il rapporto di occlusione. Esistono diversi tipi di articolatori, il più utilizzato è l’articolatore a valori medi (AVM). Questo compie i movimenti di apertura chiusura e lateralità.
In commercio però troviamo anche occlusori, utilizzati per il montaggio dei modelli studio e consentono solo il movimento di apertura e chiusura della bocca.
Poi abbiamo gli articolatori semi adattabili la cui caratteristica primaria consiste nel disporre di alcuni valori regolabili sulla base delle informazioni fornite dal clinico, questo articolatore ha la capacità di riprodurre esattamente l’assetto della arcata superiore rispetto all’articolazione temporo mandibolare mediante l’arco facciale.

CLASSIFICAZIONE DI ANGLE:
Si tratta di una classificazione ortodontia composta da tre classi principali e diverse sottoclassi. Si riferisce ai soggetti dentali, che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una chiave identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
-prima classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.
-seconda classe:la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore
-terza classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente con il solco mesio vestibolare del 1° molare inferiore.
ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE:
L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici di apertura, chiusura, protrusione, retrusione ed asimmetrici di lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici.Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

MODELLAZIONE

La modellazione in cera dei denti è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per quelle relative alla realizzazione della protesi fissa.
Esistono vari sistemi di modellazione, E. V. Payne sviluppò inizialmente un sistema per la ceratura gnatologica, giungendo alla realizzazione della zona occlusale secondo uno schema di controllo dell’applicazione della cera.
H. Lundeen variò il sistema di Payne e aggiungendovi l’impiego di cere cromatiche ad ogni particolare anatomico della superficie occlusale da ricostruire, queste due tecniche prevedono l’occlusione dente a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti.
Dopodiché abbiamo la modellazione secondo P. K. Thomas, questo è autore di una tecnica di modellazione che definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginale alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti detta appunto dente a dente.
TIPI DI CERE:
naturali di origine minerale:
-paraffina
-cere microcristalline
-ozocherite
-ceresina
-cera montana
naturali di origine animale:
-cera d’api
naturale di origine vegetale:
-cera carnauba
-cera candelilla
-cera del giappone
-burro di cacao
artificiali o sintetiche:
-polimeri di polietilene
-esteri di acidi grassi superiori con alcoli superiori
-polimeri si glicoli etilenici
CARATTERISTICHE DEL MODELLATO IN CERA:
Prima di mettere in fusione il modellato in cera bisogna assicurarsi che nel modellarlo abbiamo rispettato delle particolari caratteristiche:
la forma del tavolato occlusale, controllare il bordo di chiusura che non deve avere nessuna imperfezione e chiudere perfettamente sul moncone, lo spessore non deve essere inferiore a 0.3 mm, se stiamo facendo un ponte controllare che le saldature tra gli elementi siano omogenee, l’elemento a ponte deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile, se dobbiamo farci la parte estetica con la resina bisogna scavare la parte vestibolare e l’elemento a ponte scavato a cassetta.

FASI DI FUSIONE

Una volta ultimata la modellazione attacchiamo il canale di colata al dente, questo solitamente va posto nella parte più spessa del dente, questo canale servirà come percorso di ingresso della lega fino a raggiungere la forma lasciata dal modellato nel rivestimento.
Una volta attaccato questo fissiamo il modellato nel cilindro; esistono vari tipi di cilindri, in metallo, in plastica, in silicone e in gomma.
Ora viene colata la massa di rivestimento all’interno del cilindro, questa può essere di due tipi:
-legante gessoso: si ottiene da polvere più acqua distillata o demineralizzata, è adatta per le fusioni di metalli nobili, ha un trattamento termico molto lungo, e poiché molto fragile necessita di un cilindro in metallo.
-legante fosfatico: si ottiene da polvere predosata in buste più liquido di miscelazione, è adatta per fusioni di metalli non nobili.
Colato il rivestimento lo lasciamo indurire e poi inserito nel forno di preriscaldo e lasciato fino che arrivi ad una temperatura di circa 850° C.
Raggiunta la temperatura prestabilita, il cilindro viene introdotto nella fonditrice in vista della colatura del metallo che prenderà il posto nella cavità lasciata libera dalla cera.
Esistono diversi tipi di macchine per fusione:
-a cannello: si fonde il metallo in un crogiolo in ceramica con una fiamma di gas più aria compressa, questa è adatta per metalli e leghe nobili.
-a induzione: elettro muffola che contiene un crogiolo che fonde il metallo per tempo impostato elettronicamente.
Una volta che il metallo si sia perfettamente raffreddato si può procedere alla rimozione del rivestimento del manufatto metallico, fatto ciò si sabbia il dente e si torna sul banco di lavoro, mediante un disco separatore stacchiamo la matarozza e si colloca la fusione sul modello in gesso per vedere se calza alla perfezione. Poi comincia la sgrossatura e la rifinitura del modello con successiva lucidatura con spazzolini e paste lucidanti.
Il lavoro ultimato può quindi essere inviato allo studio.

APPARECCHIATURE (FASI DI FUSIONE)

Le apparecchiature utilizzate nelle varie fasi di fusione sono:
-mixer sottovuoto: macchinario che serve a miscelare la massa di rivestimento impedendo la formazione di bolle d’aria;
-vibratore: macchinario che fa vibrare la massa di rivestimento e facilita l’operazione di colatura;
-forno di preriscaldo: macchinario in cui viene inserito il cilindro con il modellato in cera il cui la temperatura sale fino a 850°C e poi sarà pronto per la fusione;
-macchina per fusione: macchinario in cui viene posizionato il cilindro e attraverso la forza centrifuga fa entrare la lega.

ESPERIENZA PRATICA NEL PERIODO DI ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

In questi due mesi la scuola ci ha dato la possibilità di andare in un laboratorio odontotecnico per tre settimane. Un primo periodo in Gennaio e un secondo a Febbraio.
Questo progetto si chiama alternanza scuola lavoro e ha come obbiettivo finale la costruzione di una protesi fissa.
Per prima cosa abbiamo realizzato, da un impronta in silicone, un modello in gesso tipo quattro con perni a spillo per far si k i monconi possano essere sfilabili, è stato miscelato il gesso con un mixer sottovuoto, per impedire la formazione di bolle d’aria, poi con l’uso di un vibratore abbiamo colato impasto gesso-acqua nell’impronta in silicone, dopodiché lo abbiamo lasciato indurire.
Indurito il modello viene squadrato mediante una squadramodelli e con un disco rotante si utilizza il micromotore per dividere i monconi e renderli sfilabili.
Il modello superiore possiede un ponte anteriore tra l’incisivo centrale e il canino, mentre il modello inferiore un moncone sfilabile sul primo molare destro.
Una volta sviluppato il modello, viene gessato in articolatore, noi abbiamo usato un AVM (articolatore a valori medi).
Dopo aver diviso i due modelli con la vaporizzatrice, è stata messa una lacca spaziatrice sui monconi, per creare quello spazio, dove, una volta inserito il dente sul moncone del paziente, c’è lo spazio necessario per farci stare il cemento.
Poi si passa a isolare i monconi e cominciamo la modellazione in cera goccia a goccia secondo P.K.Thomas, per fare ciò deve usufruire di un bunsen a fiamma o l’elettrospatola.
Modellati i denti bisogna scavarli vestibolarmente per farci stare la parte estetica che viene realizzata in resina o in ceramica, importante ricordarsi che se si fa un ponte l’elemento a ponte va scavato a cassetta e deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile.
Lo spessore dove viene scavato il dente non deve essere inferiore a 0.3 mm e le saldature tra i vari elementi devono essere omogenee.
Per i colletti viene usata un altro tipo di cera, la cera per bordi, la particolarità di questa cera è che non ha restrizioni, poiché i bordi di chiusura devono essere perfetti senza alcuna imperfezione.
Fatto ciò sulla faccia vestibolare si pone l’adesivo e le palline ritentive, per far si che la resina si attacca adeguatamente.
Ora si passa alle fasi di preparazione del cilindro, questo ha una base in gomma e il cilindro stesso può essere di metallo, in cui viene inserito un apposito foglio per regolare l’espansione, oppure in gomma e ha un’espansione libera.
Sul margine del dente viene attaccato il perno di colata, questo possiede una nutrice, che rallenta e controlla la spinta della lega e fa da riserva di metallo nel caso di errato calcolo del peso, la nutrice va posizionata nel centro termico e il modellato appena al di sopra.
Fatto questo si deve versare la massa di rivestimento all’interno del cilindro; esistono due tipi di rivestimento, a legante gessoso e a legante fosfatico, noi in laboratorio abbiamo usato quest’ultimo, poiché usiamo come metallo il cromo-cobalto.
Il rivestimento prima di essere colato all’interno del cilindro va miscelato con un mixer sottovuoto, per impedire che si creino bolle d’aria, quando lo si versa bisogna fare molta attenzione a livello dei denti k non si formano bolle, ora lo si lascia circa 20 minuti ad indurirsi prima di inserirlo nel forno di preriscaldo.
Una volta indurito si toglie la base in gomma e si inserisce il cilindro nel forno, dove la temperatura si alza fino a circa 850°C, la cera e i canali di colata si sciolgono e lasciano lo spazio dove si inserirà la lega.
Nel frattempo si prende il crogiolo con la lega al suo interno per fonderla.
Tolto dal forno si prende il cilindro con le pinze e lo si pone all’interno della fonditrice, ne esistono di due tipi, a induzione e a cannello.
Il braccio della fonditrice ha alla estremità sinistra un contrappeso regolabile, spostato più a destra un fulcro, e nell’altra estremità il crogiolo e la sede per il cilindro. Cambiando la posizione del contrappeso, aumenta o diminuisce la spinta del metallo fuso dentro la cavità del cilindro.
Noi in laboratorio abbiamo una fonditrice a induzione. Una volta fatta partire la centrifuga si aspetta qualche secondo, si estrae il cilindro che viene messo a raffreddare.
Dopodiché si passa alla rimozione del rivestimento, questa avviene a cilindro raffreddato, si rompe il rivestimento con un martelletto o delle pinze facendo molta attenzione a non danneggiare il modellato, fatto questo i denti vengono sabbiati mediante la sabbiatrice che serve per rimuovere il rivestimento attaccato alla superficie del metallo, la sabbia usata è un biossido di alluminio che oltre a togliere il rivestimento toglie gli ossidi superficiali.
Poi si va al banco di lavoro e mediante un disco separatore a carborundum di tung-steno si tagliano i canali di colata, e sempre con il micromotore si sgrossa con frese in tung-steno a taglio incrociato, diamantate, acciai sottili per rifinire, facendo molta attenzione ai colletti. Infine si lucida con dischi abrasivi in gomma; con spazzolini lucidanti a pelo di capra con sasso marcio, e spazzolino lucidante in feltro e pasta brillantante.
Come ultimo passaggio abbiamo realizzato la parte estetica dei vari denti, tramite resina fotopolimerizzante. Inizialmente si mette uno strato di opaco e posto in cottura nella fotopolimerizzatrice, tale apparecchiatura verrà in seguito utilizzata anche per l’indurimento di altre masse. Se necessario si può applicare un altro strato di opaco. Fatto ciò si applica lo smalto e la dentina, ne esistono di molti colori e viene utilizzata quella k ci richiede il medico, dopodiché si inserisce ancora una volte nella fotopolimerizzatrice per un ultima cottura. Si estraggono i denti, con le frese si compiono le ultime rifiniture, si lucida la resina e il dente è completato.

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Gli strumenti di statistica di google sono eccezionali e ci dicono molte cose.

Risulta che, negli ultimi anni l’ interesse per la ZIRCONIA (materiale ceramico per la creazione di sottostrutture di ponti e corone ed ultimamente anche di abutment implantari) sia cresciuto a dismisura da parte sia dei pazienti che dei dentisti.

Il grafico seguente è molto eloquente: la parola chiave zirconia viene cliccata sempre più in rete.

Daniele

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Questo disegno di legge sul profilo degli odontotecnici risale al dieci aprile 1997 e, non posso crederci, era sviluppato molto bene….peccato sia rimasto solo un disegno di legge!
C’ è da chiedersi solo quali interessi abbia toccato per restare solo un disegno di legge…
Non è difficile comunque immaginarlo..
Daniele

Legislatura 13º – Disegno di legge N. 2333

SENATO DELLA REPUBBLICA

———–     XIII LEGISLATURA    ———–

N. 2333

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori PERUZZOTTI, CARELLA, DE ANNA, BERTONI, PASQUALI, BOSI, CAMO, SPERONI, MANARA, TIRELLI, AMORENA, AVOGADRO, BIANCO, BORTOLOTTO, BRIGNONE, COLLA, COZZOLINO, DOLAZZA, FORCIERI, FUMAGALLI CARULLI, GASPERINI, LAGO, LORENZI, LUBRANO DI RICCO, MANCA, MANFROI, MANFREDI, MANTICA, MORO, MURINEDDU, PAPPALARDO, PETTINATO, PIANETTA, ROSSI, SERENA, TAPPARO, TERRACINI, TOMASSINI, TONIOLLI, WILDE, JACCHIA e TABLADINI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 10 APRILE 1997

Disciplina della professione di odontotecnico


ONOREVOLI SENATORI. – L’attività degli odontotecnici, ancora regolata dal regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334, ha subíto nel corso degli anni una grave serie di limitazioni e penalizzazioni che poco hanno a che fare con le realtà dei fatti e gli interessi dei pazienti.
In altri termini la legislazione vigente impedendo, fra l’altro contro il parere a suo tempo espresso dal Consiglio superiore della sanità, qualsiasi rapporto di vera collaborazione fra l’abilitato e l’odontotecnico, non consente a quest’ultimo di poter eseguire al meglio delle proprie capacità professionali i manufatti protesici ed ortodontici. Questa limitazione esiste poi di fatto solo sulla carta perché la maggioranza degli abilitati all’odontoiatria richiede giornalmente ai propri odontotecnici specifiche consulenze protesiche che esulano totalmente da quanto previsto dalla vigente legge. É inoltre palese che se l’odontotecnico non puó avere nessun tipo di contatto con il paziente protesico anche alla presenza del medico chirurgo e/o odontoiatra, vi é l’impossibilità materiale di poter eseguire al meglio le specifiche richieste protesiche che il medico commissiona al tecnico. Questa situazione relega ad una mera attività artigianale esecutiva tutta la categoria degli odontotecnici, che ricordiamo rientrano fra le attività paramediche soggette a controllo e vigilanza secondo il testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e ne danneggia fortemente la dignità professionale ed i legittimi interessi economici.
Occorre ricordare che molte figure ausiliarie in ambito sanitario hanno un diretto accesso ai pazienti ed in alcuni casi possono eseguire semplici manovre sul paziente medesimo, per cui appare del tutto illogico il ferreo diaframma che il regio decreto n. 1334 del 1928 ha eretto tra odontotecnici e pazienti, diaframma che oggi non consente neanche a chi ha realizzato una protesi dentaria di verificare alla presenza e su richiesta dell’abilitato all’odontoiatria nella bocca del paziente come tale protesi si adatti alle necessità e di collaborare con l’odontoiatra nel definire i miglioramenti possibili e necessari.
Altro aspetto che ha penalizzato fortemente l’attività degli odontotecnici é quello del sostanziale divieto di progettazione tecnica degli apparecchi ortodontici e delle protesi dentarie, nonché il mancato riconoscimento del loro ruolo e della loro dignità professionale.
Questa situazione unita alla discriminante di legge che rende “programmato e limitato” il numero degli abilitati all’odontoiatria e libero il numero dei diplomati odontotecnici, che – teniamo a precisare – possono avere come unico cliente solo l’abilitato alla professione odontoiatrica, ha avuto dei precisi risultati economici nel senso che, pur svolgendo un’attività essenziale di supporto e di collaborazione tecnica con gli odontoiatri, gli odontotecnici sono relegati dalla legge ad una condizione di debolezza contrattuale nei confronti degli studi odontoiatrici.
Nell’attuale fase di giusta e doverosa ridefinizione dei ruoli nel campo dell’odontoiatria, con l’istituzione del corso di laurea in odontoiatria, in linea con gli orientamenti comunitari, e con la contemporanea limitazione delle possibilità di ingresso nel settore di medici privi della specializzazione in odontoiatria, si impone una precisa definizione del ruolo degli odontotecnici.
In concreto deve essere chiaro e definito il campo di azione degli operatori del setto re, anche come mezzo per combattere il deprecabile fenomeno dell’esercizio abusivo dell’odontoiatria e dell’odontotecnica, ed anche per evitare che siano assurdamente perseguibili odontotecnici che, alla presenza di odontoiatri, controllino direttamente anche nella bocca del paziente la funzionalità delle protesi o degli apparecchi ortodontici, intervenendo sul materiale protesico ed ortodontico su specifica richiesta e con la responsabilità dell’odontoiatra.
Il presente disegno di legge ha proprio il preciso scopo di mettere ordine con equità nel settore, eliminando le illogiche ed irrazionali penalizzazioni di cui sono stati vittime per sessanta anni gli odontotecnici e dando una dignità professionale adeguata alla categoria.
Il tutto tenendo conto dell’interesse preminente dei pazienti che devono poter essere piú curati nel modo adeguato a costi ragionevoli.
Illustriamo qui di seguito i singoli articoli che compongono il disegno di legge.
L’articolo 1 istituisce l’albo professionale degli odontotecnici, al fine sia di valorizzare nella giusta misura questa attività, sia di garantire ai pazienti prestazioni di adeguata e costante qualità ed affidabilità.
Possono iscriversi all’albo i diplomati in odontotecnica che conducono da almeno tre anni un’impresa odontotecnica o siano dipendenti da almeno cinque anni da un’impresa di tale tipo.
L’articolo demanda ad un decreto del Ministro di grazia e giustizia, sentito il Ministro della sanità, la disciplina dell’albo professionale da effettuarsi entro e non oltre tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge; vengono anche date delle direttive sull’ordinamento di questo albo che deve prevedere uno specifico esame di ammissione, gli organi, le modalità elettive dei medesimi, l’articolazione territoriale dell’albo, i poteri di formazione e tenuta dell’albo medesimo, il potere disciplinare sugli iscritti e le modalità di determinazione delle tariffe di riferimento.
Si tratta, con tutta evidenza, degli elementi costitutivi minimi dell’albo professionale che saranno definiti dal Ministro di grazia e giustizia in analogia con quanto già previsto dalla legislazione vigente per gli altri albi professionali.
L’articolo 2 determina il profilo professionale degli odontotecnici ed é quindi la norma cardine della presente iniziativa legislativa in quanto definisce esattamente cosa puó fare, in via esclusiva, l’odontotecnico e quindi qual’é il suo esatto campo d’azione.
Sono demandate al professionista odontotecnico:

a) la progettazione tecnica in via esclusiva delle protesi dentarie e degli apparecchi ortodontici su prescrizione, naturalmente, del medico odontoiatra o dell’odontoiatra;
b) la realizzazione delle medesime protesi e di apparecchi ortodontici all’interno dell’impresa odontotecnica;
c) l’esecuzione, ove richiesto dal medico odontoiatra o dall’odontoiatra e alla sua presenza nonché sotto la sua responsabilità, di interventi di carattere tecnico a diretto contatto con il paziente al fine di migliorare il manufatto protesico e con l’esclusione tassativa di qualsiasi intervento cruento;
d) le consulenze professionali e le prestazioni nei confronti delle imprese odontotecniche o dei medici odontoiatri o degli odontoiatri, e la didattica nei confronti degli odontotecnici.

Questo articolo é diretto con ogni evidenza a definire chiaramente i confini dell’attività dell’odontotecnico consentendogli, sotto la responsabilità del medico odontoiatra ed alla sua presenza, di eseguire interventi correttivi del manufatto protesico a diretto contatto con il paziente.
Questo elimina cosí una distorsione dell’ordinamento attualmente vigente in quanto, mentre agli esercenti arti sanitarie, quali ad esempio gli infermieri, é consentito il contatto diretto con il paziente entro precisi limiti, questo assurdamente é escluso per gli odontotecnici impedendo loro di verificare direttamente la rispondenza delle protesi o degli apparecchi da essi realizzati. Il fatto di rendere obbligatoria la presenza e la responsabilità del medico odontoiatra e quello di escludere qualunque intervento cruento appare una sufficiente garanzia nei confronti dei pazienti.
L’articolo 3 definisce le modalità di esplicazione dell’attività odontotecnica che puó essere esercitata da professionisti odontotecnici singoli o associati o da imprese odontotecniche di cui deve essere responsabile un professionista odontotecnico. Si stabilisce inoltre che le imprese odontotecniche realizzano in via esclusiva protesi dentarie e apparecchi ortodontici.
L’articolo 4 introduce l’obbligo della certificazione di qualità da parte delle imprese odontotecniche: questo con l’evidente obiettivo di garantire adeguatamente il paziente. La garanzia ovviamente si intende riferita al rispetto della prescrizione del medico odontoiatra, all’utilizzo dei materiali idonei ed alla corretta realizzazione dei manufatti. Ovviamente la garanzia non puó riguardare le modalità con cui la protesi o l’apparecchio vengono definitivamente applicati nella bocca del paziente.
L’articolo 5 disciplina l’attività del personale addetto all’impresa odontotecnica nel senso che riserva ai soli professionisti odontotecnici la progettazione tecnica delle protesi dentarie e degli apparecchi ortodontici secondo le prescrizioni dei medici odontoiatri, mentre i dipendenti diplomati in odontotecnica possono realizzare le protesi o gli apparecchi ortodontici sotto la direzione di professionisti odontotecnici. Il resto del personale non diplomato in odontotecnica puó svolgere esclusivamente compiti preparatori ed ausiliari.
L’articolo 6 modifica, in conseguenza degli articoli precedenti, quanto previsto dall’articolo 11 del regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334, in modo da inserire nell’ordinamento la nuova definizione e delimitazione dell’attività degli odontotecnici.


DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Albo professionale)

1. É istituito l’albo professionale degli odontotecnici, cui possono chiedere l’iscrizione coloro che sono in possesso di un diploma di odontotecnico e siano iscritti da almeno tre anni all’albo delle imprese artigiane di cui all’articolo 5 della legge 8 agosto 1985, n. 443, e al registro delle ditte di cui all’articolo 50 del testo unico approvato con regio decreto 20 settembre 1934, n. 2011. Possono inoltre chiedere l’iscrizione i soggetti in possesso del diploma di odontotecnico i quali siano stati per almeno cinque anni alle dipendenze di una impresa odontotecnica. Tali soggetti, ai fini dell’iscrizione all’albo, dovranno sostenere e superare un apposito esame abilitante.
2. Il Ministro di grazia e giustizia, sentito il Ministro della sanità, disciplina con proprio decreto entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’albo di cui al comma 1, fissando:

a) gli organi dell’albo e le relative modalità elettive;
b) l’articolazione territoriale;
c) il potere di formazione e tenuta dell’albo;
d) le modalità degli esami di abilitazione alla professione;
e) il potere di disciplina sugli iscritti;
f) la determinazione delle tariffe di riferimento.

Art. 2.

(Profilo professionale degli odontotecnici)

1. I professionisti odontotecnici sono abilitati in via esclusiva allo svolgimento delle seguenti attività:

a) progettazione tecnica delle protesi odontoiatriche e degli apparecchi ortodontici su prescrizione del medico odontoiatra o dell’odontoiatra;
b) realizzazione delle protesi dentarie e degli apparecchi ortodontici esclusivamente all’interno dell’impresa odontotecnica;
c) esecuzione, ove richiesto dal medico odontoiatra o dall’odontoiatra, ed alla sua presenza e sotto la sua responsabilità, di interventi di carattere tecnico a diretto contatto con il portatore delle protesi o dell’apparecchio ortodontico al fine di migliorare il manufatto protesico o ortodontico con esclusione tassativa di qualsiasi intervento cruento. É altresí espressamente inibita all’odontotecnico, professionista e non, l’applicazione definitiva sul paziente delle protesi odontoiatriche e degli apparecchi ortodontici;
d) consulenze e prestazioni nei confronti delle imprese odontotecniche e di medici odontoiatri e didattica nei confronti degli odontotecnici.

Art. 3.

(Attività odontotecnica)

1. L’attività odontotecnica puó essere esercitata da professionisti odontotecnici singoli od associati limitatamente all’attività di consulenza e didattica e da imprese odontotecniche di cui sia responsabile un professionista odontotecnico per tutte le attività elencate nell’articolo 2.
2. L’impresa odontotecnica progetta e realizza esclusivamente protesi dentarie ed apparecchi ortodontici. Soltanto l’impresa odontotecnica é abilitata alla costruzione delle protesi odontoiatriche e degli apparecchi ortondotici. L’impresa odontotecnica deve essere iscritta nell’apposito albo delle imprese odontotecniche, presso le camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura. L’impresa odontotecnica dovrà attenersi a tutte le normative vigenti ad alle indicazioni espresse in sede comunitaria.

Art. 4.

(Certificato di garanzia)

1. Il professionista odontotecnico responsabile dell’impresa odontotecnica deve rilasciare un certificato di qualità e di garanzia per ogni protesi dentaria ed ogni apparecchio ortodontico prodotto.
2. La garanzia si intende riferita al rispetto della prescrizione del medico odontoiatra o dell’odontoiatra, all’utilizzazione dei materiali idonei ed alla corretta realizzazione dei manufatti.

Art. 5.

(Personale dell’impresa odontotecnica)

1. Ai soli professionisti odontotecnici é riservato il compito, anche all’interno dell’impresa odontotecnica, di progettare protesi dentarie ed apparecchi ortodontici e di dirigere la loro realizzazione.
2. I dipendenti diplomati in odontotecnia dell’impresa odontotecnica possono realizzare le protesi e gli apparecchi ortodontici sotto la direzione e la responsabilità di professionisti odontotecnici.
3. I dipendenti non diplomati in odontotecnia dell’impresa odontotecnica possono svolgere esclusivamente compiti preparatori ed ausiliari.

Art. 6.

(Disposizioni finali)

1. I professionisti odontotecnici sono autorizzati a progettare tecnicamente e costruire in via esclusiva all’interno dell’impresa odontotecnica apparecchi di protesi dentaria ed ortodontica su prescrizione dei medici odontoiatri o degli odontoiatri.
2. I professionisti odontotecnici possono in presenza, sotto la direzione e la responsabilità dei medici odontoiatri, svolgere a diretto contatto con il paziente interventi in cruenti di carattere tecnico al fine di definire e migliorare il manufatto protesico o ortodontico. Il professionista odontotecnico puó intervenire solo sul materiale protesico ed ortodontico. É inibita all’odontotecnico l’applicazione definitiva sui pazienti delle protesi odontoiatriche e degli apparecchi ortodontici.
3. Cessa di avere efficacia l’articolo 11 del regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334.

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