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mar 29

Imperniatura (3 parte)

E’ notevolmente importante assicurarsi che il metallo liquefatto possa sempre scorrere liberamente nella forma dell’ oggetto da fondere e che la fase finale della contrazione volumetrica nel terzo posteriore, vada ad interessare il canale configurato appositamente.

Sicuramente più complicata è l’ imperniatura di strutture a ponte, gli elementi più voluminosi del ponte  devono essere sempre provvisti di canali con noris piriforme che deve avere un volume almeno pari all’ oggetto da fondere.

Per compensare la contrazione volumetrica è necessario apporre dei noris piriformi (a forma di pera) di dimensioni (se necessariio anche di diverso volume per lo stesso ponte) variabili a seconda del volume dell’ oggetto e connesse alla parte massiccia del ponte, orientando la matarozza in direzione del cuore del cilindro.

Nei passaggi dell’ operazione di imperniatura non bisogna lasciare angoli acuti tra l’ oggetto e la peretta poichè tale condizione crea il riscio di un surriscaldamento in alcune aree della fusione, aumentando le porosità e rischiando di inglobare parti del rivestimento nella fusione.

[CONTINUA]

Daniele

mar 20

Voglio innanzitutto ringraziare l’ editore Team work per la collaborazione ed il collega Claudio Nannini per aver permesso tutto ciò….

Questo articolo apparso sul numero di DENTAL DIALOGUE versione italiana presenta la risoluzione di un caso di una paziente con la situazione estetica di partenza veramente inaccettabile!!

Daniele

Ceramica integrale pressata e stratificata

mar 14

E’ con estremo piacere e soddisfazione che annuncio a tutti i colleghi odontotecnici l’ inizio della collaborazione con Claudio Nannini, odontotecnico, autore e relatore molto apprezzato.

Numerose pubblicazioni ed articoli realizzati in 20 anni di costante attività corsistica denotano la passione  di Claudio per la gnatologia ed in particolare per la filosofia del dott Rudolf Slavicek, che con la sua metodica ha rivoluzionato la gnatologia moderna.

Questa è la sua bibliografia riguardo l’ attività di odontotecnico, ma notevole è anche il curriculum di calciatore che, avrebbe potuto essere migliore se non si fosse presentato un bivio: il calcio o la attività artigianale.

Visti i risultati credo ne conveniate con me che la scelta sia stata quella giusta!!

Daniele

Claudio Nannini nasce a Modena il 21 Agosto 1961.
Gestisce il proprio laboratorio con la partecipazione di 4 collaboratori: Gianluca, Giovanni, Martino e Luisa.

Diplomato nel 1985, è relatore dal 1988.

Fa parte dei comitati scientifici delle riviste Dental Dialogue e Quintessenza Odontotecnica.
Ha partecipato in qualità di relatore a numerose manifestazioni nazionali e internazionali tra cui:
- congresso nazionale A.N.T.L.O. negli anni 1994, 1997 e 2002;
- congresso nazionale A.I.G. nel 1999;
- congresso nazionale A.I.O.G. negli anni 1994 e 1998;
- congresso internazionale SOPRODEN a Toledo in Spagna nel 2000 e a Madrid nel 2002;
- congresso International London Spring Symposium 2006;
- congresso nazionale AMICI DI BRUGG negli anni 1998 , 2001 e 2005;
Nel corso di quest’ultima manifestazione ha eseguito il prestigioso corso pre-congressuale insieme al Dr. Cuman e al Prof. Slavicek.

Ha scritto vari articoli su riviste a carattere Nazionale e Internazionale quali:
- “Il Laboratorio Odontotecnico”;
- “RTD – SICED “;
- “Dental Dialogue”;
- “Team Work”.

E’ autore con il collega Baldin e i dottori Cuman e Masnata del libro La Protesi Totale secondo la metodica Slavicek, editore TeamWork.

Da sempre interessato alla gnatologia , dopo aver partecipato ai corsi con illustri autori quali Celenza, Cuman, Orthlieb , Di Febo-Bonfiglioli, Osvaldo M.Ricci, dal 1992 segue la filosofia del Prof. Slavicek, con la collaborazione di vari medici.
Ha seguito per anni le lezioni e gli stage a Vienna del Professor Slavicek e partecipa tuttora ai suoi corsi d’aggiornamento.
Tiene corsi per odontotecnici sugli argomenti:
- applicazione quotidiana dei principi di Gnatologia;
- guide funzionali e concetti di occlusione a valore medio e individuale;
- protesi rimovibile su corone telescopiche.

Tiene inoltre il corso annuale di Gnatologia per Medici eTecnici in collaborazione con il Dr.Cuman e il Dr. Federzoni.

mar 06

Imperniatura (2 parte)

Dopo le considerazioni generali del primo capitolo dedicato all’ imperniatura, entriamo nel dettaglio delle regole di applicazione dei canali di fusione.

La procedura di imperniatura deve fondere i quattro punti importantissimi:

  • il tipo di fonditrice ed il suo funzionamento
  • processo di fusione e liquefazione delle leghe
  • metodica di canali per alimentare l’oggetto da fondere
  • il comportamento della lega nel processo di fusione e relativo raffreddamento

Scegliere il migliore sistema di fusione e quindi la disposizione ottimale dei canali di colata ed il posizionamento del modellato all’ interno del cilindro in refrattario, valutando dove situare le parti più voluminose e quelle più sottili, non è una valutazione semplice che va affidatta certamente ad alcune regole di base ma anche alla pratica applicata giornalmente in ogni laboratorio.

Le variabili sono moltissime: dal rivestimento al tipo di cere usate; dalla fonditrice al tipo di lega impiegata; dalla proporzione dei materiali usati alla spaziatura sui monconi ecc. e crescono  in modo esponenziale con la combinazione di esse.

Ecco che, per esempio, lo stesso rivestimento fosfatico dà risultati diversi a seconda venga  usato il cilindro ad espansione libera o controllata; ne dà ancora diversi se viene introdotto nella camera a pressione o no, dopo il procedimento di inclusione ecc

Comunque si possono stabilire  alcune regole generali da attenersi scrupolosamente :

  • nessun impedimento (eccessive strozzature, angoli vivi o irregolari) al flusso della lega fusa;
  • nessun cambio improvviso di direzione o urti contro ostacoli per evitare turbolenze della lega e porosità;
  • nel caso di fusione con centrifughe il modellato deve essere posizionato nel senso di rotazione del macchinario per favorire lo scorrimento nel senso corretto;
  • posizionamento del modellato appena fuori il centro termico;
  • il punto di imperniatura del modellato deve interessare le superfici di medio spessore mentre quelle di spessore maggiore devono essere fornite di alette di raffreddamento orientate verso la base del cilindro per favorire il raffreddamento prima nelle parti più voluminose per evitare che facciano da riserva a quelle più sottili risultando però  porose e con segregazioni.

Daniele

[CONTINUA]

mar 05

Questo tipo di protesi implantare (così chiamata perchè fu presentata ad un congresso di Toronto, Canada dal prof Branemark nel 1982) consiste in una protesi costruita su barra metallica (titanio, cromo-cobalto, oro) che unisce degli impianti (generalmente disposti in zona anteriore) avvitata sugli stessi e ricoperta di materiale estetico (resine e compositi o denti preconfezionati montati)

La zona in prossimità della mucosa viene lasciata libera per l’ igiene e la pulizia agevole da parte del paziente, ma non perde, se ben progettata, le sue prerogative estetiche.

Cliccate sul link sottostante per visualizzare una bella presentazione di protesi su barra di Toronto tratta dal sito del collega Claudio Nannini, relatore internazionale e titolare dell’ omonimo Laboratorio odontotecnico di Modena.

Buona visione!

Daniele

Presentazione protesi su barra di Toronto

mar 03

IMPERNIATURA (1 parte)

L’ operazione di imperniatura sbagliata molto spesso compromette, nel caso di modellazioni estese, l ‘esito complessivo della modellazione.

Da ciò si può ben capire l’ importanza fondamentale di questa operazione che consiste essenzialmente nel collegare il modellato ad una struttura calcinabile in cera che faccia da canale di colata del metallo fuso e , allo stesso tempo da riserva.

Per corone singole si usano spine di fusione preformate: il volume della riserva deve essere pari o superiore al volume dell’ oggetto da fondere ed il punto di fusione della cera da imperniatura dovrebbe essere più basso di quello del modellato per lascire libero sfogo alla cera del modellato ed evitare che resti già liquida all’ interno della forma del rivestimento, con il rischio che la stessa venga assorbita.

Tra la riserva, generalmente a forma sferica ancor meglio a forma di pera, ed il modellato, si crea una spina di collegamento che deve riprodurre una strozzatura per accelerare la velocità di entrata del metallo fuso: come in una strettoia di un fiume, la corrente prende velocità in prossimità di una strozzatura dello spazio utile.

Per modellazioni più estese si prende in considerazione l’ ipotesi di utilizzare delle barre preformate, in cera sufficientemente rigida con geometria adatta: diritte per i quadranti posteriori ed arcuate per quelli anteriori.

Naturalmente è buona norma non deformare queste barre per adattarle alla geometria del modellato per non incorrere nel fenomeno della memoria elastica ed in una distorsione con tensione sul modellato, nella fase di raffreddamento.

[CONTINUA]

Daniele

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