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giu 08

Prosegue la spiegazione per il confezionamento delle cappette in plastica con il metodo adapta

DAniele

gen 11

ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” VERONA

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALDATURA

-ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

-ESPERIENZA PRATICA AD ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

EDOARDO BEVILACQUA LAZISE
3’AOD
A/S 2008-2009

bevilacqua edoardo

bevilacqua edoardo

ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

INTRODUZIONE

In questo anno scolastico in laboratorio a scuola e abbiamo studiato come si costruisce una protesi fissa.
La protesi è qualsiasi sostituzione artificiale di un organo o di parti di esso, adatta a ripristinare le funzioni.
Noi abbiamo costruito una protesi di ricostruzione che ripristina un dente singolo o una parte di esso, qualora venga ricostruita tutta o quasi tutta la corona parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (weneer, corona tra quarti), quando viene ricostruita solo una parte del dente, parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (intarsio), quando invece verrà interessata anche la parte intraradicolare dell’elemento dentale, parleremo di protesi di ricostruzione intraradicolare (Richmond, perno moncone). Questi tipi di protesi sono fisse.

IMPRONTE

L’impronta viene registrata dal clinico, il quale registra in negativo la forma delle arcate dentarie, così da permettere all’odontotecnico di trarre una serie di trasformazioni in base alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale alla stato pastoso all’interno del portampronte che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo della zona interessata.
Esistono molti tipo di materiali da impronta.
La pasta di Parigi è un materiale da impronta utilizzato per la saldatura di elementi protesici, è stata utilizzata per molto tempo anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse dovevano essere prima rotte per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi successivamente ricomposte e capitavano imprecisioni nei modelli finiti.
Dopodiché troviamo i materiali termoplastici, sono costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze. I materiali termoplastici possono servire a:
-ottenere impronte di piccole cavità di denti nei quali vengono realizzati gli intarsi;
-realizzare i bordi periferici dei portaimpronta di precisione;
-rilevare impronte di denti singoli;
-realizzare portaimpronta individuali presso lo studio odontoiatrico.
Poi troviamo paste a basa di ossido di zinco ed eugenolo, queste possono venire impiegate esclusivamente per la rilevazione di impronte mediante portaimpronta individuali di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribastatura delle protesi mobili.
Gli alginato o indrocolloidi irreversibili sono materiali in polvere che addizionato all’acqua si trasforma in una pasta. Questo materiale si può utilizzare una sola volta, e viene utilizzato per la realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici, per la ricostruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o dell’arcata antagonista.
Gli indocolloidi reversibili si usano in modo analogo ai materiali termoplastici, il pregio di questo materiale è la precisione, tuttavia n elimita l’uso alla rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse e alla duplicazione dei modelli in laboratorio.
Gli elastomeri sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più utilizzati. Questi materiali sono comunemente chiamati siliconi, infatti la loro più significativa caratteristica è l’elasticità. Rispetto agli idrocolloidi, oltre a ottenere più modelli dalla stessa impronta, gli elastomeri hanno il vantaggio di possedere una più elevata compatibilità con la maggior parte dei materiali da sviluppo.

SVILUPPO DEI MODELLI

I gessi sono classificati in quattro categorie:
-tipo I: gessi teneri per impronte, costituiti da solfato di calcio emi-idrato beta, si caratterizzano per la notevole precisione e i costi ridotti, sono molto fragili;
-tipo II: gessi teneri per modelli, composto da solfato di calcio emi-idrato beta, servono abitualmente nella realizzazione di modelli-studio, e in tutte le lavorazioni che non richiedono gesso molto resistente;
-tipo III: gessi duri per modelli, composti da solfato di calcio emi-idrato alfa, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi resistenti all’abrasione e alla compressione;
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, costituiti da solfato di calcio emi-idrato alfa modificato, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello: arcate antagoniste, elementi preparati.
Esistono vari tipi di sistemi di sviluppo.
Il sistema delle basi preformate consiste nel colare il modello, e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto plastico. Le due prti vanno unite prima che inizi la fase di presa, tale operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive lavorazioni.
Il sistema pindex invece prevede la colatura parziale dell’impronta, l fine di ottenere un modello a forma di ferro di cavallo. Dopo l’indurimento del gesso, il modello viene estratto dall’impronta e modificato per adattarlo a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione; poi mediante frese da gesso si rifinisce il modello. Il modello a ferro di cavallo viene quindi analizzato con la foragessi. Al termine delle operazioni, il ferro di cavallo risulterà forato nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili, vengono quindi fissati nei fori i perni e ritenzioni utilizzando cera collante. Completato l’indurimento della cera si realizzano delle tacche per garantire la stabilità del perno, si provvede quindi al bordaggio dell’arata con preformati in cera, cui seguono l’isolamento, l’inserimento della cera spia e infine la colatura dello zoccolo, quest’ultimo viene poi squadrato e si procede a sezionarlo nella parte precedentemente eseguita.
Il sistema perni a spillo era il più utilizzato in fase di colatura: il perno era munito di uno spillo che ne permetteva la posizionatura al centro dell’impronta del moncone; le ritenzioni per le parti non da sfilare erano realizzate utilizzando il gesso stesso. Veniva creato un modello a ferro di cavallo e veniva lasciato nell’impronta, dato che i perni si trovavano già inclusi nella struttura prima della colatura dello stesso, dopodiché si inseriva la cera spia e veniva isolato, si colava il gesso, lo si squadrava, veniva reperita la cera, l’incisione del modello in corrispondenza del perno, la sezione delle parti interessate e si ottenevano monconi sfilabili.
Una volta sviluppato il modello con uno di questi metodi, il moncone deve essere radiato e viene ricoperto da una cappetta in plastica.

APPARECCHIATURE (SVILUPPO DEI MODELLI)

Le apparecchiature utilizzate per lo sviluppo dei modelli sono:
-il vibratore: macchinario che fa vibrare l’impasto acqua-gesso e facilita l’operazione di colatura.
-mixer sottovuoto: si può utilizzare questo macchinario per miscelare l’impasto gesso-acqua e impedire la formazione di bolle d’aria.
-foragessi: macchinario che serve per creare buchi sul quale andranno inseriti i perni, questa macchina possiede un laser che punta dove si vuole fare il buco.
-squadramodelli: macchinario che serve per squadrare il modello, all’americana o alla francese.

ARTICOLATORI

L’articolatore è uno strumento meccanico che ha la funzione di riprodurre i movimenti mandibolari e il rapporto di occlusione. Esistono diversi tipi di articolatori, il più utilizzato è l’articolatore a valori medi (AVM). Questo compie i movimenti di apertura chiusura e lateralità.
In commercio però troviamo anche occlusori, utilizzati per il montaggio dei modelli studio e consentono solo il movimento di apertura e chiusura della bocca.
Poi abbiamo gli articolatori semi adattabili la cui caratteristica primaria consiste nel disporre di alcuni valori regolabili sulla base delle informazioni fornite dal clinico, questo articolatore ha la capacità di riprodurre esattamente l’assetto della arcata superiore rispetto all’articolazione temporo mandibolare mediante l’arco facciale.

CLASSIFICAZIONE DI ANGLE:
Si tratta di una classificazione ortodontia composta da tre classi principali e diverse sottoclassi. Si riferisce ai soggetti dentali, che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una chiave identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
-prima classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.
-seconda classe:la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore
-terza classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente con il solco mesio vestibolare del 1° molare inferiore.
ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE:
L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici di apertura, chiusura, protrusione, retrusione ed asimmetrici di lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici.Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

MODELLAZIONE

La modellazione in cera dei denti è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per quelle relative alla realizzazione della protesi fissa.
Esistono vari sistemi di modellazione, E. V. Payne sviluppò inizialmente un sistema per la ceratura gnatologica, giungendo alla realizzazione della zona occlusale secondo uno schema di controllo dell’applicazione della cera.
H. Lundeen variò il sistema di Payne e aggiungendovi l’impiego di cere cromatiche ad ogni particolare anatomico della superficie occlusale da ricostruire, queste due tecniche prevedono l’occlusione dente a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti.
Dopodiché abbiamo la modellazione secondo P. K. Thomas, questo è autore di una tecnica di modellazione che definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginale alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti detta appunto dente a dente.
TIPI DI CERE:
naturali di origine minerale:
-paraffina
-cere microcristalline
-ozocherite
-ceresina
-cera montana
naturali di origine animale:
-cera d’api
naturale di origine vegetale:
-cera carnauba
-cera candelilla
-cera del giappone
-burro di cacao
artificiali o sintetiche:
-polimeri di polietilene
-esteri di acidi grassi superiori con alcoli superiori
-polimeri si glicoli etilenici
CARATTERISTICHE DEL MODELLATO IN CERA:
Prima di mettere in fusione il modellato in cera bisogna assicurarsi che nel modellarlo abbiamo rispettato delle particolari caratteristiche:
la forma del tavolato occlusale, controllare il bordo di chiusura che non deve avere nessuna imperfezione e chiudere perfettamente sul moncone, lo spessore non deve essere inferiore a 0.3 mm, se stiamo facendo un ponte controllare che le saldature tra gli elementi siano omogenee, l’elemento a ponte deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile, se dobbiamo farci la parte estetica con la resina bisogna scavare la parte vestibolare e l’elemento a ponte scavato a cassetta.

FASI DI FUSIONE

Una volta ultimata la modellazione attacchiamo il canale di colata al dente, questo solitamente va posto nella parte più spessa del dente, questo canale servirà come percorso di ingresso della lega fino a raggiungere la forma lasciata dal modellato nel rivestimento.
Una volta attaccato questo fissiamo il modellato nel cilindro; esistono vari tipi di cilindri, in metallo, in plastica, in silicone e in gomma.
Ora viene colata la massa di rivestimento all’interno del cilindro, questa può essere di due tipi:
-legante gessoso: si ottiene da polvere più acqua distillata o demineralizzata, è adatta per le fusioni di metalli nobili, ha un trattamento termico molto lungo, e poiché molto fragile necessita di un cilindro in metallo.
-legante fosfatico: si ottiene da polvere predosata in buste più liquido di miscelazione, è adatta per fusioni di metalli non nobili.
Colato il rivestimento lo lasciamo indurire e poi inserito nel forno di preriscaldo e lasciato fino che arrivi ad una temperatura di circa 850° C.
Raggiunta la temperatura prestabilita, il cilindro viene introdotto nella fonditrice in vista della colatura del metallo che prenderà il posto nella cavità lasciata libera dalla cera.
Esistono diversi tipi di macchine per fusione:
-a cannello: si fonde il metallo in un crogiolo in ceramica con una fiamma di gas più aria compressa, questa è adatta per metalli e leghe nobili.
-a induzione: elettro muffola che contiene un crogiolo che fonde il metallo per tempo impostato elettronicamente.
Una volta che il metallo si sia perfettamente raffreddato si può procedere alla rimozione del rivestimento del manufatto metallico, fatto ciò si sabbia il dente e si torna sul banco di lavoro, mediante un disco separatore stacchiamo la matarozza e si colloca la fusione sul modello in gesso per vedere se calza alla perfezione. Poi comincia la sgrossatura e la rifinitura del modello con successiva lucidatura con spazzolini e paste lucidanti.
Il lavoro ultimato può quindi essere inviato allo studio.

APPARECCHIATURE (FASI DI FUSIONE)

Le apparecchiature utilizzate nelle varie fasi di fusione sono:
-mixer sottovuoto: macchinario che serve a miscelare la massa di rivestimento impedendo la formazione di bolle d’aria;
-vibratore: macchinario che fa vibrare la massa di rivestimento e facilita l’operazione di colatura;
-forno di preriscaldo: macchinario in cui viene inserito il cilindro con il modellato in cera il cui la temperatura sale fino a 850°C e poi sarà pronto per la fusione;
-macchina per fusione: macchinario in cui viene posizionato il cilindro e attraverso la forza centrifuga fa entrare la lega.

ESPERIENZA PRATICA NEL PERIODO DI ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

In questi due mesi la scuola ci ha dato la possibilità di andare in un laboratorio odontotecnico per tre settimane. Un primo periodo in Gennaio e un secondo a Febbraio.
Questo progetto si chiama alternanza scuola lavoro e ha come obbiettivo finale la costruzione di una protesi fissa.
Per prima cosa abbiamo realizzato, da un impronta in silicone, un modello in gesso tipo quattro con perni a spillo per far si k i monconi possano essere sfilabili, è stato miscelato il gesso con un mixer sottovuoto, per impedire la formazione di bolle d’aria, poi con l’uso di un vibratore abbiamo colato impasto gesso-acqua nell’impronta in silicone, dopodiché lo abbiamo lasciato indurire.
Indurito il modello viene squadrato mediante una squadramodelli e con un disco rotante si utilizza il micromotore per dividere i monconi e renderli sfilabili.
Il modello superiore possiede un ponte anteriore tra l’incisivo centrale e il canino, mentre il modello inferiore un moncone sfilabile sul primo molare destro.
Una volta sviluppato il modello, viene gessato in articolatore, noi abbiamo usato un AVM (articolatore a valori medi).
Dopo aver diviso i due modelli con la vaporizzatrice, è stata messa una lacca spaziatrice sui monconi, per creare quello spazio, dove, una volta inserito il dente sul moncone del paziente, c’è lo spazio necessario per farci stare il cemento.
Poi si passa a isolare i monconi e cominciamo la modellazione in cera goccia a goccia secondo P.K.Thomas, per fare ciò deve usufruire di un bunsen a fiamma o l’elettrospatola.
Modellati i denti bisogna scavarli vestibolarmente per farci stare la parte estetica che viene realizzata in resina o in ceramica, importante ricordarsi che se si fa un ponte l’elemento a ponte va scavato a cassetta e deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile.
Lo spessore dove viene scavato il dente non deve essere inferiore a 0.3 mm e le saldature tra i vari elementi devono essere omogenee.
Per i colletti viene usata un altro tipo di cera, la cera per bordi, la particolarità di questa cera è che non ha restrizioni, poiché i bordi di chiusura devono essere perfetti senza alcuna imperfezione.
Fatto ciò sulla faccia vestibolare si pone l’adesivo e le palline ritentive, per far si che la resina si attacca adeguatamente.
Ora si passa alle fasi di preparazione del cilindro, questo ha una base in gomma e il cilindro stesso può essere di metallo, in cui viene inserito un apposito foglio per regolare l’espansione, oppure in gomma e ha un’espansione libera.
Sul margine del dente viene attaccato il perno di colata, questo possiede una nutrice, che rallenta e controlla la spinta della lega e fa da riserva di metallo nel caso di errato calcolo del peso, la nutrice va posizionata nel centro termico e il modellato appena al di sopra.
Fatto questo si deve versare la massa di rivestimento all’interno del cilindro; esistono due tipi di rivestimento, a legante gessoso e a legante fosfatico, noi in laboratorio abbiamo usato quest’ultimo, poiché usiamo come metallo il cromo-cobalto.
Il rivestimento prima di essere colato all’interno del cilindro va miscelato con un mixer sottovuoto, per impedire che si creino bolle d’aria, quando lo si versa bisogna fare molta attenzione a livello dei denti k non si formano bolle, ora lo si lascia circa 20 minuti ad indurirsi prima di inserirlo nel forno di preriscaldo.
Una volta indurito si toglie la base in gomma e si inserisce il cilindro nel forno, dove la temperatura si alza fino a circa 850°C, la cera e i canali di colata si sciolgono e lasciano lo spazio dove si inserirà la lega.
Nel frattempo si prende il crogiolo con la lega al suo interno per fonderla.
Tolto dal forno si prende il cilindro con le pinze e lo si pone all’interno della fonditrice, ne esistono di due tipi, a induzione e a cannello.
Il braccio della fonditrice ha alla estremità sinistra un contrappeso regolabile, spostato più a destra un fulcro, e nell’altra estremità il crogiolo e la sede per il cilindro. Cambiando la posizione del contrappeso, aumenta o diminuisce la spinta del metallo fuso dentro la cavità del cilindro.
Noi in laboratorio abbiamo una fonditrice a induzione. Una volta fatta partire la centrifuga si aspetta qualche secondo, si estrae il cilindro che viene messo a raffreddare.
Dopodiché si passa alla rimozione del rivestimento, questa avviene a cilindro raffreddato, si rompe il rivestimento con un martelletto o delle pinze facendo molta attenzione a non danneggiare il modellato, fatto questo i denti vengono sabbiati mediante la sabbiatrice che serve per rimuovere il rivestimento attaccato alla superficie del metallo, la sabbia usata è un biossido di alluminio che oltre a togliere il rivestimento toglie gli ossidi superficiali.
Poi si va al banco di lavoro e mediante un disco separatore a carborundum di tung-steno si tagliano i canali di colata, e sempre con il micromotore si sgrossa con frese in tung-steno a taglio incrociato, diamantate, acciai sottili per rifinire, facendo molta attenzione ai colletti. Infine si lucida con dischi abrasivi in gomma; con spazzolini lucidanti a pelo di capra con sasso marcio, e spazzolino lucidante in feltro e pasta brillantante.
Come ultimo passaggio abbiamo realizzato la parte estetica dei vari denti, tramite resina fotopolimerizzante. Inizialmente si mette uno strato di opaco e posto in cottura nella fotopolimerizzatrice, tale apparecchiatura verrà in seguito utilizzata anche per l’indurimento di altre masse. Se necessario si può applicare un altro strato di opaco. Fatto ciò si applica lo smalto e la dentina, ne esistono di molti colori e viene utilizzata quella k ci richiede il medico, dopodiché si inserisce ancora una volte nella fotopolimerizzatrice per un ultima cottura. Si estraggono i denti, con le frese si compiono le ultime rifiniture, si lucida la resina e il dente è completato.

nov 14

Non vorrei sembrare ripetitivo, e se così fosse me ne scuso, ma sembra che dalle statistiche fornite da google risulti che questo argomento, nel nostro settore odontotecnico, sia BREAKOUT ,termine tecnico per indicare un “fuori scala”…

Queste parole chiave digitate sui motori di ricerca moltissime volte, zirconia, zirconio in odontotecnica, cad-cam ecc, denotano un interesse sempre crescente per queste tecniche e per questi materiali.

Questo video tratto dalla rete credo dia l’ idea di cosa si possa fare con un sistema completo di fresatura e sinterizzazione della zirconia in cad-cam: 30 ELEMENTI IN 300 MINUTI!!!!

Come già scritto in precedenza, personalmente non posseggo nè lo scanner nè tantomeno il sistema completo cad o cad-cam per la fresatura della zirconia, ma solo perchè la richiesta che ho di queste lavorazioni non giustifica (attualmente) questo oneroso investimento…

Buona visione.

Daniele

ott 06

Ambra Zago   Istituto Prof. “Enrico Fermi”  09/03/09

Zago ambra

Zago ambra

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALDATURA

1) Esperienza teorica a scuola
2) Esperienza pratica in alternanza scuola e lavoro (ASL)

Esperienza teorica a scuola:
Introduzione:

Per visualizzare la relazione  completa cliccate sul link seguente:

relazione-di-zago-ambra

Il lavoro da svolgere a scuola era una tipologia di protesi odontotecnica.
Abbiamo iniziato prendendo un impronta in silicone,nonché la rilevazione in negativo della conformazione dei tessuti molli e dei denti. Esistono vari tipi di impronte:
Impronte in alginato,impronte in idrocolloidi reversibili e in silicone (elastomeri).
Nella quotidiana routine do ogni laboratorio,lo sviluppo di un modello tratto da un impronta in alginato è molto frequente,poiché attraverso questa operazione è possibile ottenere la riproduzione della bocca del paziente che serve per una riabilitazione protesica o per la realizzazione di portaimpronte individuali.
Le impronte in idrocolloidi reversibili,hanno una composizioni chimica analoga a quella degli alginati,il materiale maggiormente utilizzato è il gesso,di tipo e durezza adeguati alle necessità di lavorazione.
Gli idrocolloidi reversibili sono molto delicati e vanno trattati con attenzione particolari. Con questo tipo di materiale è meglio utilizzare gessi con tempo di presa molto breve,ed eventualmente porre tutto in un umidificatore mentre avviene l’indurimento. La colatura con sistemi di scomposizione del modello,che comporti successive lavorazioni meccaniche nell’impronta (perni a spillo) è sconsigliata,data la fragilità del materiale. E’ preferibile  utilizzare le basi preformate ( Accutrak,Tricodent..),oppure il sistema Pindex (Zeiser,Samadent..)….. CONTINUA SU relazione-di-zago-ambra

set 27

Istituto Professionale
per l’industria e l’artigianato
“E.FERMI”

Davide Gasparini 3 A od.

gasparini davide

gasparini davide

Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie, cliccate sul seguente link:

relazione-gasparini-davide

•    Esperienza teorica a scuola
•    Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro

ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

In odontotecnica sono sviluppati diversi tipi di protesi, alcune di queste sono ponti che sono usati per sostituire tre elementi dentali di cui due sono stati ridotti a monconi e uno invece è mancante, intarsi è una ricostruzione di una parte di dente probabilmente cariata e tolta dall’odontoiatra, da corone singole fuse in metallo, protesi mobile.

Spiegherò qui sotto invece il procedimento dello sviluppo di un ponte partendo dall’impronta fino ad arrivare alla fine della protesi.

IMPRONTE

Innanzi tutto l’impronta è esclusivamente prodotta dal medico nello studio odontoiatrico poi è mandata dall’odontotecnico che la svilupperà con vari gessi appropriati.L’impronta non è nient’altro che il negativo dell’arcata del paziente e riproduce fedelmente tutti i particolari delle mucose e dei denti.Per l’impronta sono usati due componenti: il cucchiaio, che è uno strumento a forma di ferro di cavallo il qual è attaccato un manico per estrarlo dalla bocca del paziente, inoltre ha una concavità in cui ci sono dei fori per la fuori uscita del materiale da impronta in eccesso. Il medico riempie la cavità del cucchiaio con un materiale da impronta molto spesso con alginato che e un materiale idrocolloide irreversibile che è composto da polvere, che viene ricavata da un’alga marina, e da acqua che uniti formano una pasta morbida.Dopo che il medico ha riempito la cavità del cucchiaio con questo materiale viene compresso nell’arcata del paziente così facendo si crea come uno stampo che riproduce tutti i particolari della bocca, dopo pochi minuti indurisce e viene mandato all’ odontotecnico che poi lo svilupperà in seguito in gesso.

DIVERSI TIPI DI IMPRONTE

Il metodo spiegato precedentemente viene utilizzato con cucchiai standard in acciaio ma esistono altri metodi.
Possiamo trovare il porta impronte individuale che viene prodotto in laboratorio in resina fotopolimerizzante e simile ad un portaimpronta standard ma viene sviluppato sulla base di un primo modello questo però può solo essere usato dal paziente per cui viene prescritto, poi però la massa che viene utilizzata per rilevare l’ impronta e di diverso tipo in elastomero di solito si usano due masse di cui una e più viscosa cosi vengono rilevati meglio i particolari della bocca.

SVILUPPO DELL’ IMPRONTA

L’impronta arrivata nello studio odontotecnico viene per prima cosa disinfettata.
Successivamente si passa alla colatura dell’impronta con un materiale che è il gesso, questo si può trovare di quattro tipi: 1°tipo gesso tenero (pasta di Parigi) 2°tipo gesso tenero per modelli, 3°tipo gesso duri per modelli emi-idrato alfa, 4°tipo gesso extra duro per modelli.
Quest’impronta verrà sviluppata con gesso di 3°tipo in questo modo:
Dopo essere stata disinfettata si prepara il gesso insieme all’acqua nell’ opportuna quantità mettendo all’interno di una scodella in gomma e si miscela, si procede con la colatura prendendo l’impronta e con l’aiuto di un coltellino apposito si inizia a colare nei più piccoli particolari riempiendo in seguito tutto.
Nel nostro caso abbiamo utilizzato le basette preforate che in seguito serviranno per scomporre il modello nei singoli monconi e si procede nel seguente modo: coliamo del tutto l’impronta e contemporaneamente riempiamo con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo in tal modo lo zoccolo all’interno del supporto in plastica.
Le due parti andranno unite immediatamente prima che inizi la fase di presa.
Una volta avvenuto l’indurimento si sfila dalla basetta in plastica il modello e per mezzo di un seghetto si separano i vari monconi.

GESSATURA IN ARTICOLATORE

Dopo la colatura nello stesso modo l’impronta inferiore si passa alla gessatura in articolatore..
Questo è uno strumento che permette la simulazione dei diversi movimenti della bocca precisamente l’apertura, la chiusura, la protusione e la retrusione.
Esistono diversi tipi di articolatori:
-articolatore a valori medi: riproduce mediante i movimenti della bocca,
-articolatore individuale: riproduce fedelmente, dopo aver impostato i parametri del paziente su un arco facciale e poi riportato sull’articolatole,
i movimenti del singolo paziente.
Per gessare i modelli sull’articolatore si prende il modello superiore si fissa sul piano occlusale tramite cera collante; la branchia superiore dell’articolatore è dotata di una basetta in metallo da cui verrà inglobata nel gesso.
Nella fase di gessatura, per compensare la distanza tra la piastrina dell’articolatore e la base del modello, si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branca superiore.
Il materiale in eccesso viene eliminato con una spatola di rifinitura di piccole dimensioni o un coltello da gesso.
Durante la fase di presa un elastico manterrà l’astina in contatto con il suo supporto, evitandone l’accidentale rialzo.
A questo punto il modello superiore è montato in articolatore secondo i canoni prefissati.
La fase successiva prevede la gessatura del modello inferiore in articolazione con il modello superiore.
Quando sui modelli sono presenti i denti questa posizione è facilmente individuabile; in caso contrario si utilizzeranno le cere di registrazione fornite dal medico.trovata la posizione corretta, i due modelli vengono bloccati tra loro mediante cera collante.per gessare il modello inferiore all’articolatore si utilizza la stessa tecnica con il superiore.
Per evitare che l’espansione di presa del gesso alteri il rapporto di articolazione tra i due modelli, si consiglia di utilizzare gessi con bassissimo coefficiente di espansione. A gessatura completata tutti i residui di cera devono essere eliminati con l’ausilio del coltello da gesso e della spatolina e,
se necessario, di acqua bollente o vaporizzatrice.
Si procede con la radiatura dei monconi che consiste nel far risaltare il colletto del moncone mediante una solco con una fresa a pallina e micromotore sotto il colletto senza però danneggiarlo. Poi sui monconi si procede con la realizzazione di cappette in plastica mediante una macchina che utilizza del calore per scaldare un foglio di plastica e poi risucchiarlo mediante il sotto vuoto sui monconi realizzando cosi un stampaggio.

LE CLASSI DI ANGLE

Si tratta di una classificazione che appunto è di tre classi che si basa su il rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
1.    prima classe: qui presente nella prima figura la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. Normo occlusione.
2.    seconda classe: nella figura al centro la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. Progenismo.
3.    terza classe: nella figura a destra la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. Morso inverso.
MODELLAZIONE IN CERA

Dopo aver gessato in articolatore il modello si passa alla modellazione in cera dei singoli denti mancanti con la tecnica di P.K. Thomas.
Autore di una tecnica

FASI E PREPARAZIONE DELLA FUSIONE
Particolarità del modellato in cera:
•    Modellato e tavolo occlusale;
•    Bordi di chiusura (a coltello);
•    Spessore non inferiore al 0,3mm;
•    Saldatura tra elementi omogenei;
•    Elementi di ponte sciacquabili;
•    Scavatura della faccia vestibolare e applicazione palline ritentive.
La fusione permette di “trasformare” il manufatto in cera in metallo la preparazione avviene in un cilindro di metallo poi riempito di rivestimento.

Posizionamento del modellato nel cilindro:

E’ intuitivo che il manufatto in cera non debba essere posto troppo in prossimità del bordo esterno del cilindro.
Infatti, nel corso della fusione l’eccessiva vicinanza potrebbe causare uno sfondamento della massa refrattaria, con conseguente fuoriuscita del metallo fuso, ovvero potrebbe causare un rapido raffreddamento delle sezioni più vicino all’esterno, con inevitabili problemi nella fusione.
Al contrario un corretto posizionamento dei modellati sia appena al di sopra del centro termico.

Preparazione al cilindro:

Il modellato viene posto con i canali di colata che devono essere nella parte più voluminosa del dente a circa 45° poi i perni di colata vengono attaccati su una base conica con gli accorgimenti che abbiamo parlato in precedenza per l’altezza. Una volta attaccato si prepara il cilindro inserendo al suo interno un foglietto appoggiandolo sulle pareti, di uno spessore di due, tre millimetri che cosi permetteranno al rivestimento di espandere.Sul modellato in cera si spruzzerà un liquido che abbassa le retrazione del rivestimento

Materiali da rivestimento:

•    legante gessoso: – polvere più acqua distillata o demineralizzata;
-    fusione di leghe nobili;
-    trattamento termico lungo;
-    utilizzato per cilindri in metallo;

-    legante siliceo: – polvere predosata;
-    utilizzato per leghe nobili;
-    trattamento termico con intervallo di fusione;
-    utilizzati per cilindri in metallo;

-    legante fosfatico: – polvere predosata più liquido di miscelazione;
-    utilizzato per fusione di leghe nobili e non                                       nobili;
-    trattamento termico rapido;
-    utilizzato per cilindri ad espansione libera;

Il rivestimento è un materiale refrattario in grado di arrivare a sopportare alte temperature. In un miscelatore sotto vuoto si aggiungono la polvere del rivestimento e il liquido apposito. Sì da il via alla miscelazione sotto vuoto una volta finita si procede a riempire il cilindro molto accuratamente senza creare bolle al suo interno. Una volta indurito il cilindro si pone nel forno di preriscaldo capovolto facendolo così arrivare ad una temperatura di circa 800/900° C, negli ultimi 15 minuti si inserisce nel forno anche il crogiuolo.
Una volta che il forno raggiunge la temperatura si preleva il crogiuolo, si pone nella fonditrice e si aggiunge al suo interno il metallo,in seguito si fonde  con il metodo a cannello.
Una volta fuso si inserisce nell’apposita spazio il cilindro e avvia la centrifuga. Si attende il raffreddamento del metallo che deve essere a temperatura ambiente e con nessun notevole sbalzo termico.Una volta raffreddato si procede alla smuffolatura e con la sabbiatrice si tolgono i residui di rivestimento.
Con un micro motore ed un disco da taglio si tolgono le spine e in seguito con gomma,frese al tungsteno,spazzola lucidatrice ,rossetto e sasso marcio si passa alla rifinitura del manufatto.

Macchinari utilizzati:
Nella colatura dell’impronta abbiamo usato il vibratore che è una macchina che riproduce una più o meno leggera vibrazione di un piano di appoggio, facilita, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di rivestimento.

Per la squadratura dei modelli in seguito abbiamo utilizzato la squadramodelli  che è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una mola,che serve a rendere piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.

Per la disinfezione e la pulitura del lavorato usiamo la vaporizzatrice che è una macchina che producendo vapore saturo ad alta temperatura e sotto pressione, viene utilizzata per pulire, sgrassare e detergere sia la protesi, sia i modelli.

Nella preparazione dei monconi e per il lavoro sulla protesi si usa il micromotore  che ha una velocità di rotazione che può oscillare dai 1500 ai 50.000 giri/min. è pertanto possibili,con gli adatti utensili (frese, dischi, ecc.), rifinire e lucidare qualsiasi tipo di protesi in resina o in metallo.

Il mixer sottovuoto è un’ apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, consolle di comando, moto riduttore, piano vibrante, tazze di muscolazione e coperchio con spatola.

Un altro apparecchio che ci serve per la fusione è il forno per il riscaldamento del cilindro. Per tale operazione esistono due tipi di forni a gas o elettrici, ma i più usati nei laboratori odontotecnici sono gli elettrici. Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono:
-un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolazione automatica della temperatura;
-una camera,le cui pareti sono di materiale refrattario(per sopportare le alte temperature),dove va posto il cilindro;
-un pirometro,per la lettura della temperatura,generalmente in gradi Celsius.
Questo macchinario, oltre a riscaldare il cilindro per l’eliminazione della cera, viene usato per il riscaldamento del crogiuolo.

Per fondere il metallo ci sono due tipi di macchine:a induzione o a cannello quella che noi abbiamo utilizzato. La fusione con il cannello sfrutta la fiamma che si genera dalla combustione di un gas con l’ossigeno, entrambi contenuti in apposite bombole reperibili in commercio. I gas generalmente utilizzati per la fusione di leghe sono il gas metano e il gas propano. Questa macchina viene usata per fare fondere la lega, e richiede molta esperienza da parte dell’operatore, il quale dovrà essere in grado di valutare la temperatura a cui è stata portata la lega guardando la colorazione di quest’ultima e quando è arrivato al punto desiderato, attraverso la centrifuga,deve inoltrare la lega nel cilindro.

A questo punto bisogna utilizzare la sabbiatrice. Questa macchina ha lo scopo, attraverso un getto d’aria che lancia sui manufatti delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo, di asportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderenti alla superficie del pezzo colato.

Infine usiamo la pulitrice  che è una macchina utilizzata in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo, eccezion fatta per le leghe al cromo-cobalto e gli acciai, per i quali è preferibile la lucidatura anodica. Tale macchina è dotata di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore.

RELAZIONE DI LABORATORIO SULL’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO
In collaborazione con la scuola noi alunni abbiamo partecipato al progetto di alternanza scuola lavoro. Esso consisteva nel lavorare in uno studio odontotecnico per un periodo complessivo di tre settimane.
Nel laboratorio in cui sono andato ho potuto trovare diversi tipi di materiali che vanno dai più basilari come ad esempio il gesso e le cere ai più complessi come i siliconi ecc…
Inoltre ho trovato vari tipi di macchinari :sabbiatrice, lucidatrice,dosatore del gesso automatico,vaporizzatrice,varie macchine per disinfettare le impronte e spatoline elettriche.
Gli argomenti principale che stiamo sviluppando a scuola quest’anno sono la fusione  e la saldatura.
Quando nel laboratorio si esegue una fusione si mettono in atto diverse procedure: si inizia
eseguendo una prima impronta in alginato che una volta pronta viene portata in laboratorio per
essere disinfettata e subito dopo  lavata sotto l’acqua corrente.
Prima di colare le impronte si sparge del gesso per eliminare quel liquido viscoso che si deposita sull’alginato.
Subito dopo si procede con la colatura con il gesso del 3° tipo,si analizza la procedura,si esegue una seconda impronta con siliconi che essendo più viscosi il risultato sarà più preciso,si procede come per la prima impronta a differenza che la si sviluppa con un gesso di tipo 4 e viene montato in articolatore nel seguente modo:il primo passaggio consiste nel montare il piano occlusale, bloccare il modello superiore  con della cera collante su di esso, viene bloccato con del gesso e delle basette preformate in plexiglas e permettere ai diversi denti di essere tagliati per aver la possibilità di sfilarli singolarmente, con alla base del modello in gesso dei perni in ottone e la basetta verrà bucata per l’inserimento dei perni.
In seguito viene messo in occlusione il modello inferiore,bloccandolo con la cera collante e ripetendo il procedimento come il superiore ,con le basette in plexiglas si fissa in articolatore con gesso usato per gli articolatori.
Quando il gesso è indurito si staccano i modelli,vengono ripuliti mediante la vaporizzatrice dalla cera collante usata in precedenza.
Rimessi in seguito sulle basette si tagliano i diversi denti per poterli sfilare.
Sui denti da preparare in provvisorio si deve eseguire una prelimatura:ridurre il dente ad un moncone con la differenza che questo sarà più grande di quello che eseguirà il dentista sul paziente,bisognerà inoltre isolarlo (o isolarli se i monconi sono più di uno).
Con il metodo goccia a goccia la cera verrà modellata sui monconi con delle spatoline elettriche; per i diversi denti vengono applicati anche diversi accorgimenti come ad esempio:
sugli incisivi verrà presa in considerazione la distanza tra i superiori e gli inferiori,ai canini si terrà conto della guida canina e per i molari si controllerà la corretta occlusione.
Una volta terminato di modellare vengono messe in opera le mascherine con un apposito silicone che aggiunto ad un catalizzatore indurisce.
Le mascherine saranno tre:una palatale,una linguale,una vestibolare e una occlusale.
In seguito si elimina la cera e stampate delle cappette con un foglio da 0,3-0,4 mm.
Si inserisce la resina miscelata nelle mascherine eseguite in precedenza,si colloca in apposita macchina in acqua calda e sotto pressione.
Una volta tolte le mascherine dalla macchina si rifinisce la resina ,si procede con la lucidatrice, pulito il tutto si consegnato al medico.
Avendo eseguito la preparazione del moncone più piccolo di quello preparato in laboratorio il provvisorio si fissa in bocca con del cemento che avendo una consistenza morbida si procederà a far chiudere la bocca al paziente in modo da dare la possibilità al provvisorio di adattarsi meglio ai monconi,non dovrà esserci spazio tra essi in quanto il cemento si adatterà perfettamente.
La fusione
L’odontoiatra prima di fissare i provvisori esegue un’altra impronta che una volta mandata in laboratorio sarà colata con un gesso di tipo 4.
In questo caso i monconi dovranno essere perfetti con il modello così risulterà una riproduzione perfettamente corretta della bocca del paziente. Fissati in articolatori,sempre con le basette,si applicheranno le mascherine del provvisorio e modellate le cappette in resina rossa autoindurente,molto più precisa.
Con le mascherine si procede ad un altro provvisorio escludendo un’altra modellazione, conclusa la rifinitura dei denti si passa alla radiatura avendo molta attenzione a non fresare il colletto.
Una volta radiati i monconi si inseriscono i denti in resina al microscopio con cera apposita per colletti a bassa retrazione termica e si ricontrolla il bordo di chiusura.
Si fresano le facce vestibolari per eseguire poi le faccette estetiche cioè dove andrà la resina per rendere il dente più naturale possibile.
Terminata questa procedura si metterà in un cilindro con il rivestimento per la fusione.
Questo passaggio deve avvenire accuratamente:presa la base a cono vengono attaccati i perni, i denti devono essere appena sopra il centro del cilindro e devono essere attaccati ai perni di colata nel punto più alto della modellazione e a 45 gradi, sulla parte del cilindro si attaccherà un
foglio spesso 1 mm circa e questo permetterà al rivestimento di espandersi.
Prima di collocare il cilindro sulla modellazione si dovrà spruzzare con un liquido che permetterà al rivestimento di scivolare meglio sulla struttura in cera e in resina.
Con un liquido e della polvere si procederà a fare il rivestimento,tutto questo sotto vuoto in modo da evitare che si formino delle bollicine,si riempirà il cilindro e si attende l’indurimento.
Nel frattempo si metterà nel forno di preriscaldo il cilindro facendo raggiungere la temperatura a 800/900 gradi così che la cera e la resina abbiano la possibilità di sciogliersi del tutto e il rivestimento si espanda.
Negli ultimi minuti viene messo anche il crogiolo della fonditrice con il metallo,si lascerà in forno per 15 minuti circa intanto si prepara la fonditrice.
Essa è quella macchina che permetterà alla lega fusa con la forza centrifuga di entrare nel cilindro.
La fonditrice ad induzione è provvista di un braccio che ruota fissato a metà da un perno,in un lato c’è il peso che viene regolato alla spinta e che si deciderà di dare al braccio,dall’altra invece ,c’è il perno vicino al crogiolo dove al di sotto c’è una resistenza che permetterà di fondere la lega metallica all’interno dello stesso; infine all’estremità c’è la sede del cilindro.
Quindi trascorso il tempo del preriscaldamento si prenderà il crogiolo dal forno messo nell’apposita sede assieme alla lega si accenderà la macchina e inizierà il processo di fondazione,una volta fusa si useranno delle pinze per prelevare il cilindro e lo si appoggerà sul carrello e si darà inizio alla centrifugazione in modo da permettere alla lega fusa di entrare precisa nella cavità lasciata dalla cera fusa.
Una volta fatto raffreddare il manufatto a temperatura ambiente si verificherà che entri nei monconi e si potrà procedere alla rifinitura :si taglieranno i perni di colata,che ora sono in metallo,si rifinirà il tutto con delle frese ,si luciderà e sarà pronto per eseguire le faccette estetiche.

set 13

Istituto professionale di stato per l’ industria e l’ artigianato
“Enrico Fermi” Verona

RELAZIONE IN TEMA

DI

FUSIONE E SALDATURA

Zambrotta Nicola       Classe 3^Aod

Anno scolastico 2008/2009

relazione-di-zambrotta-nicola1

Esperienza teorica a scuola

Cos’ è la protesi?

Con il termine protesi si indica la sostituzione e/o ripristino di parti del corpo andate perdute o danneggiate; la protesi dentale  è destinata quindi alla sostituzione artificiale di uno o più elementi dentari e al ripristino dell’ apparato masticatorio.

La dentatura umana

L’ uomo è eterodonte e ,. La prima caratteristica sta a indicare che possiede denti di diverse forme, mentre la seconda significa ha due tipi di dentizione, una decidua o più comunemente chiamata “da latte”, e una permanente. La dentizione decidua è composta da venti denti: otto incisivi, 4 canini e otto molaretti; la dentizione permanente sostituisce quella decidua in un età compresa fra i sette e i quindici anni, ed composta da trentadue denti: otto incisivi, quattro canini, quattro premolari e sei molari.

L’ impronta

L’ impronta ha il compito di riprodurre il “negativo” della bocca, ovvero rilevare lo stampo dei denti e dei tessuti molli, per ottenere informazioni sulla situazione odontoiatrica del paziente. Per realizzare un’ impronta si deve porre un apposito materiale allo stato pastoso sul portaimpronta, un particolare cucchiaio che ricalca a grandi linee la forma dell’ arcata dentaria e si comprime contro i tessuti del cavo orale.

I materiali da impronta

Sono quei materiali che, posti sul portaimpronta allo stato pastoso, riproducono la forma dei denti e dei tessuti orali del paziente. Vengono commercializzati in molte varietà, sia per composizione che per proprietà:

MATERIALI TERMOPLASTICI
I materiali termoplastici hanno la capacità di rammollirsi quando vengono esposti a fonti di calore (acqua calda, aria calda, fiamma). La temperatura media di rammollimento oscilla tra i 55° e i 65°C. Hanno un’ elevata precisione e riacquistano in breve tempo durezza e indeformabilità originali. Vengono commercializzati in fogli, bastoncini, sfere o coni, e in base alla loro composizione chimica vengono distinti in gomme, cere e resine. I materiali termoplastici sono principalmente costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze come resine naturali ricavate dalle conifere.

PASTE A BASE DI OSSIDO DI ZINCO ED EUGENOLO
Molto precise, vengono impiegate nella rilevazione di impronte con portaimpronta individuale di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribasatura delle protesi mobili. Vengono commercializzate sotto forma di due masse viscose da miscelare insieme. Una è composta da ossido di zinco (80%), colofonia, cloruro di magnesio, acetato di zinco ed alcoli primari; la seconda invece, da eugenolo (56%), gomma di colofonia e olio di caolino. Entrambe le masse contengono olio di oliva e olio minerale.

ALGINATI O IDROCOLLOIDI IRREVERSIBILI
Un materiale molto utilizzato nella realizzazione di impronte, viene venduto in polvere a cui viene miscelata dell’ acqua in dosi opportune per  ottenere una pasta che, inserita nel portaimpronte e compressa contro i tessuti orali, indurisce nel giro di due minuti, e poi non potrà più riacquistare la consistenza originale. È necessario inoltre trasportarlo in un contenitore umidificato e deve arrivare a destinazione nel minor tempo possibile, poiché è soggetto a contrazione dimensionale dovuta alla perdita di acqua. Se ciò non fosse possibile bisogna subito passare alla colatura del modello. L’ alginato viene impiegato nella realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici e per la costruzione di protesi parziali.

IDROCOLLOIDI REVERSIBILI
Tramite la bollitura e il successivo raffreddamento di un particolare tipo alga marina rossa chiamata agar-agar, si ottiene una gelatina che è possibile reperire sia allo stato solido, sotto forma di bastoncini, sia in apposite siringhe. Il materiale è composto per l’ 85% di acqua, ma sono anche presenti borace, solfato di potassio, mentolo, glicerina. L’ idrocolloide si utilizza in modo analogo ai materiali termoplastici, infatti raggiunge lo stato viscoso alla temperatura di circa 60°C, e ritorna a quello solido a 30°/40°C, quindi al di sotto della temperatura media presente nella bocca del paziente. È un materiale molto preciso, ma col difetto di essere delicato, impedendone così l’ uso per la rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse, e alla duplicazione di modelli per protesi fisse.

ELASTOMERI
Sono fra i migliori materiali da impronta in circolazione per facilità di utilizzo, buona precisione, stabilità dimensionale e resistenza. Vengono venduti sotto forma di due paste (pasta base e catalizzatore), oppure di una pasta e un liquido (pasta base e catalizzatore liquido). Gli elastomeri vengono classificati in polisulfidi, elastomeri siliconici e polieteri, ma vengono più comunemente chiamati siliconi. La caratteristica più significativa dei siliconi è sicuramente l’ elasticità, in virtù della quale la rimozione dell’ impronta dalla bocca non ne provoca deformazioni permanenti anche in presenza di sottosquadri. I siliconi permettono inoltre di ottenere più modelli dalla stessa impronta.

Il modello

Rappresenta la fase successiva all’ impronta. Riproduce in modo molto preciso il “positivo” della bocca, ed è un’ importante fonte di informazioni riguardanti i problemi odontoiatrici nel cavo orale del paziente. Si ottiene colando del gesso speciale nell’ impronta; questa fase è chiamata colatura del modello o sviluppo dell’ impronta.

Il gesso

In campo odontotecnico il materiale che viene sicuramente più usato è il gesso (CaSO4). Esso viene principalmente utilizzato nella realizzazione di modelli di lavoro, ed è suddiviso in 4 categorie:

GESSO DI TIPO 1: una volta era utilizzato nella rilevazione di impronte, ma data la sua elevata fragilità, non viene più utilizzato per scopi odontotecnici.
GESSO DI TIPO 2: più resistente del tipo 1, viene impiegato nella realizzazione di modelli-studio.
GESSO DI TIPO 3: utilizzato per la costruzione di modelli per la protesi totale.
GESSO DI TIPO 4: viene utilizzato per le superfici di lavoro del modello (monconi, cavità per intarsi ecc.). In quanto a durezza, e resistenza a compressione e abrasione è il migliore in circolazione.

Gesso tipo 1 e 2
45-60 ml. acqua
100 g polvere

Gesso tipo 3
27-36 ml. acqua

Gesso tipo 4
20-25 ml. acqua

Valori indicativi del rapporto di miscelazione tra i vari tipi di gesso

Metodi di sviluppo delle impronte

Sistema delle basi preformate

Questo tipo di procedimento consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso la base preformata,  ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’ interno del supporto plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la reazione di presa. Tale operazione permetterà la scomposizione del modello, facilitando le successive lavorazioni.

Sistema pindex

Tale sistema prevede la colatura parziale dell’ impronta, per ottenere alla fine un modello a forma di ferro di cavallo. Indurito il gesso, si rifinisce il modello mediante frese da gesso (fresone metallico cilindrico, punta montata da resina a pera o fresa tipo enzoma), eliminando tutti i sotto squadri. Si praticano in seguito dei fori sotto il modello atti a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione, tramite una foragessi, un particolare macchinario munito sul lato superiore di una lampadina che genera un fascio di luce puntiforme che viene posizionato sul dente interessato. L’ operatore aziona la macchina abbassando il piano inferiore su cui è appoggiato il modello, la quale scopre una fresa che fora il modello nella sua parte inferiore, in corrispondenza del fascio di luce. Una volta forato il modello nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili e alle ritenzioni per le zone da non sfilare, vengono fissati nei fori perni e ritenzioni utilizzando del collante al cianacrilato o cemento-resina. Completato l’ indurimento del collante o della resina, si realizzano delle tacche che garantiscano la stabilità del perno e si provvede al bordaggio dell’ arcata con preformati in resina. Si isola quindi con isolante “gesso-gesso” e si inserisce la cera spia, la quale svolge tre funzioni: segnala la vicinanza all’ estremità dei perni quando si squadra la base inferiore del modello evitandone il danneggiamento; una volta eliminata permette di ritrovare la precisa posizione del perno; quando viene eliminata lascia una cavità che consente un facile accesso all’ estremità inferiore del perno, agevolando l’ estrazione del segmento sezionato da sfilare del modello. Si procede infine alla colatura dello zoccolo, e alla sua squadratura e sezionatura.

Sistema dei perni a spillo

Prima ancora di procedere con la colatura del modello, si posiziona un perno munito di spillo sull’ impronta, in corrispondenza dell’ asse di disinserzione del futuro segmento. L’ eccessivo spessore della punta del perno si può ridurre con una fresa. Questo pratico sistema non eliminava tuttavia il rischio di deformazione dell’ impronta da parte dello spillo, perciò, volendo posizionare il perno senza ricorrere allo spillo, si possono utilizzare dei sostegni come stuzzicadenti o ponti in cera. Le ritenzioni sono realizzate in gesso, oppure possono essere utilizzate ritenzioni meccaniche, vitine o glover

Cere per uso dentale

Le cere sono sostanze che divengono plastiche o liquide se riscaldate e induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in cere naturali, che possono essere di origine minerale, vegetale o animale, e artificiali, ottenute mediante processi chimici.

CERE NATURALI                                                 CERE ARTIFICIALI

Origine               Origine                   Origine                                  – polimeri di     – esteri di acidi           – polimeri di
animale               vegetale                 minerale                                   polietilene        grassi superiori          glicoli
- cera d’ api           – cera carnauba       – paraffina                                                            e alcoli superiori        etilenici
- candelilla             – cere microcristalline
- cera del                 – ozocherite
Giapppone            – ceresina
- burro di cacao       – cera montana

Gli articolatori

L’ articolatore è un fondamentale strumento da laboratorio utilizzato dall’ odontotecnico. Esso ha infatti la funzione di riprodurre verosimilmente i movimenti di apertura, chiusura e lateralità della mandibola. Esistono tre tipi di articolatori: l’ articolatore a valori medi (AVM), l’ occlusore e l’ articolatore a valori individuali. L’ AVM è l’ articolatore che io ho utilizzato a scuola, e viene chiamato “a valori medi” per il movimento laterale cheesso compie, il quale ha un’ angolazione di 15°. Infatti è constatato, che nella maggior parte della popolazione, l’ escursione del condilo all’ interno della fossa glenoidea compie un’ angolazione media di 15°. L’ occlusore invece compie solo i movimenti di apertura e chiusura, e non quelli di lateralità. L’ aricolatore a valori individuali infine permette di personalizzare la simulazione del tragitto condiloideo, adattandolo a quello del paziente.

La classificazione di Angle

La classificazione di Angle consiste nel distinguere tre tipi di classi in funzione in funzione al rapporto di occlusione tra le due arcate dentarie:

1^ classe o normo-occlusione:è il tipo di occlusione più corretto e comune nella  popolazione. Nella 1^ classe la cuspide mesio- vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
2^ classe o progenismo: un’ anomalia della posizione dell’ arcata inferiore in cui la mandibola si pone vistosamente più indietro rispetto alla mascella durante l’ occlusione. In questo caso la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
3^ classe o prognatismo: la situazione inversa del progenismo. L’ arcata inferiore è posizionata palesemente davanti rispetto alla papilla incisiva dell’ arcata superiore. Qui la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.

2^ classe o progenismo          3^ classe o prognatismo

Parametri estetici di un dente

L’ estetica di un dente viene valutata in base a tre parametri:

TINTA: è la proprietà che permette di distinguere i colori (rosso, giallo, arancio, ecc.) ed è data dalla diversa lunghezza d’ onda dell’ energia radiante, che varia da colore a colore.
VALORE: si può definire in base alla luminosità o più semplicemente come chiaro o scuro, assumendo il bianco come valore massimo ed il nero come minimo. Un dente è considerato di basso valore quando è troppo scuro rispetto agli altri.
CROMA: determina la saturazione, ovvero la quantità di colore presente sulla corona.

Dispositivi di protezione individuale (D.P.I.)

Si intende dispositivo di protezione individuale qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi.
Art 41: obbligo di uso
I D.P.I. devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti.
Art 42: requisiti dei D.P.I.
I D.P.I. devono essere conformi alle norme. In caso di rischi multipli, che richiedano l’ uso simultaneo di più D.P.I., questi devono essere tra loro compatibili.
Art 44: obblighi dei lavoratori
Obbligo del datore di lavoro: mettere a disposizione i D.P.I.
Obbligo del lavoratore: sapere usare e quando usare i D.P.I., e non modificarli.

Il camice e gli occhiali protettivi alcuni fra i D.P.I. più utilizzati in un laboratorio odontotecnico

Realizzazione di una protesi provvisoria in resina

Una volta colato il modello con gesso di tipo 3, si fissa il modello sul piano occlusale dell’ articolatore a valori medi con della cera collante. Fatto ciò, si procede con la gessatura del modello in articolatore. Si stacca poi lo stesso dall’ articolatore e si provvede quindi a isolare i monconi con isolante gesso- cera con l’ ausilio di un pennellino. Ora si passa alla modellazione degli elementi mancanti mediante la tecnica del “goccia a goccia” tenendo conto dei particolari sia estetici che funzionali; forma, bordi di chiusura, spessore non inferiore a 0,3mm, saldatura omogenea. Una volta soddisfatti i requisiti sopraelencati, si procede con la realizzazione della mascherina in silicone. Per fare ciò si preleva un’ opportuna quantità di silicone allo stato pastoso, e si aggiunge del catalizzatore in pasta,  ottenendo così un materiale di colore viola. Si pone quindi il silicone sul modello, in modo tale che possa rilevare lo stampo dei denti precedentemente modellati. Una volta che la mascherina ha terminato la reazione di presa, la si stacca dal modello (è consigliabile mantenere il più integri possibile i manufatti in cera, nel caso in cui si presentasse la necessità di produrre un’ altra mascherina), e si pulisce il modello con la vaporizzatrice, una macchina che emette getti di vapore o acqua caldi a seconda dell’ esigenza, per eliminarvi residui di cera. Terminata la pulitura, si isolano di nuovo i monconi, questa volta con isolante gesso-resina, si riposiziona la mascherina sul modello, e si cola la resina all’ interno allo stato semiliquido. Si mette ora il modello con la mascherina e la resina dentro una polimerizzatrice a pressione, un macchinario con lo scopo di far indurire la resina, e si attende per circa dieci minuti. Passati i dieci minuti, si toglie il tutto dalla polimerizzatrice e si procede con la sgrossatura e rifinitura della resina tramite l’ utilizzo di frese in acciaio di tungsteno e dischi in acciaio di tipo horico per eliminare la resina in eccesso. Quando si è soddisfatti del lavoro ottenuto, si passa infine alla lucidatura della resina; l’ operazione avviene mediante   l’ utilizzo di un apposito macchinario chiamato lucidatrice, la quale si compone di due spazzole alle estremità, la cui velocità di rotazione può essere regolata a seconda dell’ esigenza. Si da una prima lucidata agli elementi con una miscela di acqua e pietra pomice, e una spazzola al pelo di capra, seguita da una seconda con pasta lucidante e spazzola in feltro.

elementi in resina completati

Fusione a cera persa

La fusione a cera persa è un procedimento che ha lo scopo di trasformare i manufatti modellati in cera, in robusti e funzionali dispositivi metallici. In questo paragrafo darò una spiegazione a grandi linee di questa metodica, per poi entrare nei particolari nella parte di alternanza scuola e lavoro. Una volta soddisfatti i requisiti minimi per una buona modellazione, il manufatto in cera viene inglobato in una massa refrattaria, detta rivestimento. Si provoca quindi lo scioglimento della cera, e nella cavità formatasi all’ interno del rivestimento, si introduce del metallo fuso spingendolo per forza centrifuga, gravità o pressione.

Esperienza pratica ad
alternanza scuola e lavoro (A.S.L.)

Introduzione al progetto

Per gli studenti del ramo odontotecnico che frequentano il terzo anno di scuola all’ istituto professionale “E. Fermi” di Verona, è prevista la partecipazione a un progetto chiamato alternanza scuola e lavoro. Questo tipo di progetto porta lo studente a contatto con il mondo del lavoro e gli permette di apprendere nuove abilità e tecniche utili per la professione che dovrà svolgere un domani. L’ esperienza è suddivisa in due periodi differenti, per una durata complessiva di quindici giorni; il primo periodo, della durata di otto giorni, inizia dal 7 fino al 16 gennaio, escludendo il sabato, unico giorno in cui lo studente dovrà andare a scuola, e la domenica. Il secondo periodo invece, della durata di sette giorni, inizia il 2 febbraio e finisce il 10 dello stesso mese, sempre escludendo il sabato e la domenica. L’ ultimo giorno del secondo periodo, il titolare del laboratorio che ha ospitato lo studente, dovrà dare una votazione finale complessiva a quest’ ultimo, valutandolo in base alle sue abilità e conoscenze, e anche al comportamento tenuto sul luogo di lavoro.

Lavori eseguiti in alternanza scuola e lavoro

Fusione di elementi in metallo-ceramica

Per prima cosa si distende un particolare liquido, la lacca spaziatrice, sui monconi stando lontano dal margine del colletto di 1 mm, al fine di creare spazio fra la cappetta e i monconi stessi, e di eliminare gli eventuali sottosquadri presenti su questi ultimi. Si provvede ora a isolare il moncone con un opportuno isolante gesso-cera, ci si modella la cappetta in cera con l’ ausilio di una spatolina elettrica, un particolare strumento che scalda la propria lama automaticamente, eliminando così la necessità di riscaldarla ripetutamente sul bunsen prima di prelevare la cera da porre sul moncone. Quando la cappetta sarà stata modellata in modo da sigillare ermeticamente i bordi di chiusura, si procede con la modellazione del dente. Terminata la modellazione dell’ elemento, si procede alla sua riduzione, scavandone le zone che dovranno accogliere il rivestimento estetico. Per garantire la riuscita della fusione nella scavatura dell’ elemento, si dovrà prestare attenzione affinché lo spessore minimo del modellato non scenda al di sotto di 0,5mm. Tale metodica prevede che nella parte linguale della corona sia mantenuta una piccola porzione del modellato; questa bandina, oltre ad aumentare la robustezza della futura struttura metallica, offre un sostegno verticale per la ceramica e permette di maneggiare più agevolmente il manufatto durante il lavoro. Per permettere al metallo fuso di entrare nella cavità del cilindro lasciata dal modellato in cera è fondamentale creare un canale d’ ingresso, detto canale di colata ottenuto da appositi preformati di cera. Il canale di colata non deve essere più lungo di 1mm e va posto nella sezione più voluminosa del dente con un’ inclinazione di 45° rispetto al tavolato occlusale. Ai perni ora va applicata  la barra stabilizzatrice o nutrice, di forma cilindrica come i canali di colata ma di volume più grande, la quale funge da serbatoio di riserva del metallo liquido cedendo alla cavità lasciata dalla cera la quantità di metallo necessaria a compensare la normale contrazione della lega in fase di solidificazione. Essa deve essere lunga tanto quanto la lunghezza totale dei denti in cera e va posizionata parallelamente a questi ultimi. Per un buon posizionamento dei modellati, è necessario che la nutrice si trovi nel centro termico del cilindro, ossia la zona che raffredda per ultima, cosicché sfrutti al massimo le temperature raggiunte dal nucleo centrale della massa di rivestimento e svolgere al meglio la propria funzione. Il tutto va ora posizionato sul cono della base del cilindro e fissato con della cera. Sulla base viene quindi inserito un cilindro di gomma o plastica. L’ elasticità di quest’ ultimo permette l’ espansione di presa della massa di refrattaria rivestimento; questo è il pregio più evidente del cilindro in gomma, in quanto non necessita, a differenza del cilindro metallico, dello strato cuscinetto sulle pareti interne. Ora si pongono delle sfere ritentive sulle porzioni scavate dei denti, al fine di migliorare la presa della ceramica, e si spruzza il riduttore di tensione superficiale sui modellati, un liquido che favorisce lo scorrimento della massa refrattaria sugli stessi. Si procede ora alla formazione del rivestimento in pasta semiliquida; questo procedimento prevede la miscelazione di 100g di polvere refrattaria con 20ml di acqua distillata e 10ml di liquido apposito, tramite l’ aiuto di un miscelatore sottovuoto, il quale elimina il rischio di formazione di bolle all’interno della pasta. Si cola ora la massa all’ interno del cilindro, la quale non appena termina la fase di presa, deve essere separata dal contenitore. La massa può ora essere ora inclusa nel forno di preriscaldo alla temperatura di circa 400°C, per poi arrivare lentamente a temperature oscillanti fra gli 850°/900°C. Il sistema di
Miscelatore sottovuoto                fusione a cui ho partecipato è stato operato mediante l’ utilizzo di una fonditrice a cannello; si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo di materiale refrattario con all’ interno la lega da fondere, la quale viene poi riscaldata con il cannello fino a liquefarla. Nel frattempo si estrae la massa dal forno, e la si inserisce nell’ apposito supporto all’ interno della centrifuga: la staffa della centrifuga. Si avvicina quindi il crogiuolo al cilindro, si chiude il coperchio e si avvia la centrifuga. La lega verrà così spinta dal forte moto rotatorio prodotto dal macchinario. Per questo tipo di operazione è assolutamente obbligatorio indossare occhiali di protezione per gli occhi, poiché un’ esposizione prolungata dei medesimi al bagliore prodotto dalla lega incandescente può causare gravi danni alla cornea. Una volta che la lega è completamente defluita all’ interno della cavità della massa, si estrae il tutto dalla centrifuga e si lascia raffreddare. Si provvede quindi alla rimozione del materiale refrattario dal cilindro, prima con un martelletto, poi con l’ aiuto di una sabbiatrice, un macchinario che grazie alla forza dell’ aria compressa, lancia dei cristalli di biossido di alluminio in grado di eliminare gli ossidi e il materiale in eccesso presente sui metalli. Eseguita la fase di pulitura del metallo, si passa al taglio dei canali di colata, in modo da separare gli elementi dal metallo in eccesso, chiamato matarozza, tramite l’ utilizzo di un disco separatore al carborundum di tungsteno e si colloca la fusione sui monconi; eventuali imperfezioni o ostacoli alla corretta inserzione possono essere evidenziati con un apposito spray, facilitando così la rifinitura. Si sgrossa e si rifinisce il metallo con frese in tungsteno a taglio incrociato per abradere i denti, e frese diamantate per levigare le superfici. Questa operazione va eseguita con uno spessimetro, un particolare calibro micrometrico che permette di controllare con precisione lo spessore della struttura metallica, la quale non deve mai risultare di spessore inferiore a 0,4/0,3mm altrimenti comporterebbe un eccessivo indebolimento della superficie. Gli elementi vanno ora completamente sabbiati, e successivamente detersi con la vaporizzatrice. Nelle fasi successive la struttura non dovrà mai essere toccata con le dita, ma manipolata esclusivamente con pinzette metalliche anch’ esse vaporizzate. Terminata quindi la preparazione della struttura, si seleziona l’ opaco del colore e si distribuisce uniformemente con un pennello sulle zone da ceramizzare. Tale procedura prevede la cottura di tre strati di opaco in un forno apposito, i cui parametri di cottura sono gestibili dal tecnico mediante un display digitale. È ora giunta la fase di stratificazione delle masse; esse sono fornite sotto forma di polveri, suddivise per colore, da miscelare con un liquido plastificante ottenendo così una pasta morbida e umida. Con un pennellino, si applica come primo strato la dentina, abbozzando la forma definitiva del dente da realizzare, cercando di mantenere sempre il giusto grado di umidificazione delle masse; nel caso in cui una massa diventa troppo umida è sufficiente appoggiarci delicatamente sopra un fazzoletto di carta, in caso contrario basterà umidificare la superficie con un pennello umido. Si distende ora sulla dentina la seconda massa, lo smalto, e la si sfuma dal margine incisale fino al terzo medio cercando di conferire al dente una forma idonea. Ultimata la fase di stratificazione si cuoce la ceramica in forno a una temperatura iniziale di 400/450°C per salire gradatamente fino a 850/900°C, per 13/15 minuti. Una volta raggiunta la colorazione prevista e una buona stratificazione, si effettua la lucidatura del metallo mediante dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice e paste lucidanti.

Fusione di elementi in metallo-resina

Le procedure per la preparazione alla fusione, e la fusione stessa, sono analoghe a quelle eseguite per gli elementi in metallo-ceramica, con l’ unica differenza che la struttura metallica non necessita della bandina sulla faccia linguale, perciò inizierò la descrizione delle fasi di lavoro dal momento in cui la struttura metallica è stata rifinita e pulita per la stratificazione delle masse; una volta pulito il metallo, si distribuisce con un pennellino sintetico il legante metallico sulla faccia vestibolare del dente, e lo si inserisce nella polimerizzatrice, una macchina dotata di lampade agli ultravioletti al suo interno, grazie alle quali il legante può compiere la reazione di presa sul metallo. Sopra il legante andrà poi disteso l’ opaco, il quale verrà anch’ esso polimerizzato. Eseguita correttamente questa operazione si passa alla stratificazione delle resine; si preleva della dentina composita da un tubetto apposito con uno strumento munito di un estremità appiattita, e si la comprime contro la faccia vestibolare provocandone l’ estensione su tutta la zona interessata. Con lo strumento si modella un’ abbozzo della forma finale del dente e si toglie la resina in eccesso. Ci si procura ora dello smalto composito, e lo si deposita sulla dentina cercando di conferire al dente la forma che meglio si adatta alla bocca del paziente. Ottenuta una buona stratificazione delle masse si polimerizza il tutto per 180 secondi. Indurita la resina, si rifinisce con frese diamantate per effettuare eventuali migliorie estetiche e funzionali. Si lucida infine il metallo e la resina con dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice paste lucidanti.

Ringraziamenti

Un ringraziamento particolare  al professore di laboratorio Nicola Caceffo per la fiducia  accordataci questo progetto e per averci assistito e accompagnato nel nostro percorso scolastico

ago 26

Istituto Professionale di Stato per l’Industria
e l’Artigianato
“Enrico Fermi” Verona

Relazione di laboratorio odontotecnico in tema di
Fusione e Saldatura

Svolta da:
Uberti Elia
Terza A^od
Anno sc. 2008.09

uberti elia

uberti elia

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relazione-di-uberti-elia


Indice

1.    Esperienza teorica a scuola:
-    Impronte
-    Modelli
-    Gessatura in articolatore
-    Classificazioni di Angle
-    L’articolazione temporo mandibolare
-    Modellazione
-    Fasi di preparazione del cilindro
-    Fusione
-    Smuffolatura fusione
-    Provvisorio in resina

2.    Esperienza pratica in A.S.L
-    Introduzione
-    Sala gessi
-    Modellazione
-    Fusione
-    Resinatura delle faccette estetiche
-    Saldatura
-    Conclusione

Esperienza teorica a scuola

-Impronte.

Con la realizzazione di un’impronta avremo di fronte a noi la rilevazione al “negativo”  della bocca del paziente. Per ottenere un’impronta è necessario posizionare dell’apposita pasta all’interno di un cucchiaio solitamente in acciaio inox, questo cucchiaio verrà premuto all’interno della bocca contro l’arcata interessata.
Per effettuare un’impronta sono necessari diversi tipi di materiali e ognuno di essi ha differenti proprietà, solitamente viene utilizzato l’alginato, una polvere che miscelata con l’acqua ha un tempo di presa molto breve; oppure per un’impronta pressoché perfetta che ci permette di rilevare quasi tutti i dettagli fra cui i sottosquadri si potranno utilizzare gli elastomeri che si presentano in paste che induriscono grazie ad un catalizzatore.

-Gessi.

Per poter avere la vera rappresentazione della bocca del nostro paziente si deve apportare dell’apposito materiale all’interno dell’impronta.
Il materiale più usato per lo sviluppo delle impronte è il gesso in polvere, che mescolato omogeneamente con l’acqua produce una miscela pastosa.
A seconda delle sue proprietà e utilizzi il gesso viene suddiviso in vari tipi:

-Gesso di tipo I, chiamato anche pasta di Parigi viene utilizzato per il fissaggio di parti metalliche.
-Gesso di tipo II, è un gesso tenero, denominato emi-idrato Beta per modelli studio e fissaggio in articolatore.
-Gesso di tipo III, è un gesso duro, denominato emi-idrato Alfa è utilizzato per la colatura di modelli necessari per la realizzazione di protesi totali.
-Gesso di tipo IV, gesso extraduro emi-idrato alfa, è reperibile in varie colorazioni ed è principalmente indicato per la colatura di modelli per protesi fissa.
-Gesso di tipo IV’, utilizzato per modelli di ortodonzia.

Esistono vari metodi di sviluppo che vanno da i più tradizionali ai più tecnologici, il più usato nel campo dell’odontotecnica è il sistema Pindex a moncone sfilabile:
Dopo una attenta valutazione sul tipo di gesso da utilizzare si potrà passare allo sviluppo dell’impronta, processo piuttosto delicato poiché dovremo evitare la formazione di bolle all’interno del gesso. Con l’ausilio di un vibratore potremo quindi far risalire in superficie anche le bolle più insidiose e completato il tempo di presa del gesso potremo rimuovere il modello dall’impronta e grazie alla squadramodelli, macchinario con lama ruvida e tondeggiante con diametro di circa 30 cm, squadrarlo per prepararlo alla foratura. Per il processo di foratura è necessario una foragessi, macchinario che con l’ausilio del laser consente di individuare il punto dove si andrà a forare.
Ovviamente si andrà a forare e quindi ad inserire il perno solo nelle zone interessate e quindi in corrispondenza dei monconi.
Si potrà quindi passare alla realizzazione dello zoccolo: dopo la miscelazione di gesso giallo potremo creare una massa simile ad uno zoccolo dove potremo posizionare il nostro ferro di cavallo ricavato in precedenza. Terminato il tempo di presa si potrà passare alla squadratura di quest’ultimo facendo sempre attenzione in modo da non andare a danneggiare i denti.
Terminata la squadratura si potrà poi procedere con la gessatura in articolatore.

-Gessatura in articolatore.

L’articolatore è uno strumento la cui funzione è quella di riprodurre i movimenti della bocca in modo il più possibile simile alla realtà. Esistono vari tipi di articolatore ma il più usato è l’articolatore A.V.M.
Per assicurare una buona posizione dei modelli in articolatore si dovrà prestare molta attenzione al momento del fissaggio del modello superiore sul piano occlusale con l’ausilio della cera collante. Potremo quindi procedere con la gessatura del modello utilizzando gesso bianco.
Completata la gessatura del modello superiore potremo passare all’inferiore che verrà posizionato in posizione di occlusione rispetto al superiore utilizzando ancora una volta cera collante e quindi effettuare un’altra gessatura.

.

- Classificazioni di Angle

Ovviamente le relazioni tra le due arcate, superiore e inferiore, non è sempre regolare, infatti Angle suddivise l’occlusione in tre classi:

Classe I o normocclusione – Una relazione molare di classe I è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe II o progenismo – Una relazione molare di classe II è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude mesialmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe III o prognatismo – Una relazione molare di classe III è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude distalmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Queste disfunzioni della masticazione sono spesso causate dal malposizionamento dell’osso mandibolare con un conseguente malfunzionamento dell’articolazione temporo mandibolare.

- Articolazione temporo-mandibolare

L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici (apertura, chiusura, protrusione, retrusione) ed asimmetrici (lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici).
Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

- Modellazione
Con la tecnica di modellazione di P.K. Thomas, si procede con la costruzione di tutti i coni delle cuspidi. Si passa quindi alla costruzione delle creste marginali e successivamente si completano i contorni. Completata la modellazione della tavolata occlusale, si può quindi controllare se vi sono precontatti tra i denti antagonisti e terminato questo passaggio andare a realizzare il colletto del dente utilizzando della cera per margini, una cera la cui caratteristica principale è quella di possedere una bassa retrazione termica. Questa tecnica è spesso associata ad una relazione   cuspide-fossa, in cui la cuspide funzionale si inserisce nella fossa occlusale del dente antagonista dando origine ad una elazione di tipo “dente a dente”.

- Fasi di preparazione del cilindro

Terminato il processo di modellazione in cera si potrà passare alla preparazione alla fusione e grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.
Si potrà quindi posizionare il modellato sulla base conica e creare uno spazio tra cilindro e rivestimento con l’ausilio un foglietto di amianto posizionato aderentemente al bordo e bloccato con della cera.
Completata la preparazione del cilindro si potrà quindi procedere con la colatura del rivestimento utilizzando il miscelatore sottovuoto..

- Fusione

Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e con l’ausilio del cannello si aumenterà la temperatura della lega fino a raggiungere uno stato liquido simile ad un “occhio di bue”. Rimuoveremo quindi il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

La funzione del forno di preriscaldo è quella di sottoporre calore al cilindro, bruciare la lega e consentire l’espansione alla massa di rivestimento.

La funzione della macchina a centrifuga è quella di iniettare la lega fusa all’interno del rivestimento con l’ausilio di un braccio meccanico che ruotando spinge la lega per forza centrifuga

- Smuffolatura della fusione

Completato il raffreddamento del cilindro si potrà procedere con la rottura del cilindro aiutandoci con un martello; e con un macchinario chiamato sabbiatrice eliminare gli ultimi residui di rivestimento e ossidi, potremo dunque procedere con la sgrossatura al banco utilizzando il manipolo, la prova su articolatore ed in fine la lucidatura.

- Provvisorio in resina

In attesa della realizzazione di una protesi definitiva si deve dare al paziente la possibilità di mangiare, ecco che interviene l’utilizzo del provvisorio in resina.
Innanzitutto si deve procedere con la modellazione in cera del dente o dei denti mancanti, poi si passa alla realizzazione della mascherina in silicone, il quale si indurisce se gli viene addizionato della pasta catalizzatore. Dopo aver creato una specie di “salsicciotto”, esso viene adattato al modello nella parte interessata e lasciato riposare fino al completo indurimento.
Terminato l’indurimento si potrà procedere con la colatura della resina a freddo nello spazio che intercorre tra la mascherina e il modello e creando una specie di “riserva” nella parte linguale del modello; il tutto non potrà essere effettuato se prima non si avrà isolato con dell’isolante UNIFUL che consentirà l’estrazione del provvisorio senza danneggiare i monconi. Si potrà quindi procedere con la cottura della resina immersa in acqua distillata all’interno della polimerizzatrice. Completata la cottura si potranno rimuovere dal modello mascherina e provvisorio e dopo un’attenta valutazione alla ricerca di imperfezioni si potrà procedere con la sgrossatura al banco, la lucidatura con pietra pomice e spazzola e lucidatura finale utilizzando Sidol.

Esperienza pratica in A.S.L.

La funzione principale di questo stage è stata quella di integrare la nostra persona nel mondo del lavoro; ad essa si associano il miglioramento e la finalizzazione delle nostre tecniche di lavoro
in modo tale da raggiungere un livello sufficientemente adatto per lo svolgimento del lavoro dell’odontotecnico. In questi 15 giorni ho saputo sentirmi parte di una società di lavoratori che agiscono non solo a scopo di lucro ma anche per il bene fisico e psicologico di coloro che per qualche motivo si rivolgono ad uno studio dentistico e di conseguenza ad uno studio odontotecnico.
Per bene fisico e psicologico si intende lo studio e l’applicazione di metodi più adatti per ridare ad una persona la capacità di nutrirsi e di sentirsi a proprio agio all’interno della società.

-Sala gessi
E’ la formazione di base di un odontotecnico, una volta acquisita la padronanza del gesso si potrà realizzare qualunque cosa con esso. È necessario quindi conoscerne ogni sua proprietà in modo tale da riuscire a sfruttare a nostro favore i tempi di presa e le percentuali gesso/acqua.
Dopo l’arrivo in studio di un impronta su cucchiaio si dovrà riprodurre la bocca del paziente colandovi all’interno del gesso giallo emi-idrato alfa e rimosso una volta terminato il tempo di presa. Squadrato il modello si effettueranno dei fori in corrispondenza dei monconi per poi applicarvi dei perni che aiuteranno per la rimozione e il riposizionamento di quest’ultimi una volta colato lo zoccolo e segato in corrispondenza dei monconi. Si potrà quindi passare alla radiatura dei monconi in modo tale da creare il giusto limite marginale da rispettare durante la modellazione.

PRIMA                                                                    DOPO

-Modellazione
Per ottenere un buon risultato finale è di primaria importanza compiere una buona modellazione degli elementi mancanti tenendo sempre conto che un modellato preciso consentirà di ridurre i tempi di sgrossatura del metallo
Nella creazione dei nostri elementi saremo aiutati da una serie di cere che verranno utilizzate a seconda delle nostre necessità; la cera verde per esempio è una cera molto morbida e facile da utilizzare e mi è stata consigliata per la realizzazione delle cappette, mentre altre cere, più secche e precise, sono adatte per la totale modellazione del dente.
Alla fine del lavoro ci sarà utile estrarre il modellato dai monconi, quindi nella prima fase della modellazione dovremo utilizzare dell’isolit, una sostanza che impedisce al gesso di assorbire una parte di cera; quindi potremo iniziare a modellare la parte edentula del modello. Completata la modellazione si controllerà l’occlusione e si controlleranno tutti i precontatti.

-Fusione
Grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.

Si passa quindi al fissaggio dell’estremità dei canali di colata alla base conica, posizionamento del foglietto di amianto e alla colata della massa di rivestimento miscelata in precedenza con l’aiuto del miscelatore sottovuoto.
Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e grazie all’induzione la fusione della lega potrà essere effettuata senza l’ausilio del cannello, e quando la lega raggiungerà uno stato liquido simile ad un “occhio di bue” rimuoveremo il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

-Resinatura delle faccette estetiche
Onde evitare un eventuale trasparenza delle resine e quindi della possibile visibilità della lega sottostante procederemo con la stesura di un sottile strato di opacizzante sulla parte vestibolare del dente e alla cottura in acqua distillata a 120°C per circa 8/10 minuti.
Terminata la cottura potremo stendere lo strato di dentina e subito dopo un sottile strato di smalto per conferire al dente una sfumatura graduale del colore e prima di cuocere la resina stenderemo uno strato di indurente.
Procederemo allora con una seconda cottura a 120° per circa 8/10 minuti.
Dopo la cottura la resina si presenterà ruvida e opaca, ma con la sgrossatura e la lucidatura renderemo la resinatura praticamente uguale ad un dente naturale.

Prima                                                                       Dopo

-Saldatura
La saldatura o meglio dire Brasatura consiste nell’unione di due parti metalliche riscaldate e unite con del saldame.
Per iniziare dovremo trovare la giusta posizione dei denti nei rispettivi monconi(figura 1) per poi unire le due parti da saldare con un’asta e della resina a freddo, dopodichè, con della cera andremo a coprire i punti da saldare in modo tale da impedire al rivestimento di ostruire la fessura.(figura 2)

(Figura 1)    (figura 2)

Dopo aver rimosso dalla base in gesso l’elemento, si procede con la creazione di un nuovo zoccolo utilizzando però del materiale da rivestimento.

Dopo tale procedimento potremo iniziare il vero e proprio processo di saldatura:
Con un cannello alimentato a gas botano e ossigeno cercheremo di aumentare la temperatura della lega per migliorare l’unione tra le due parti quindi, dopo aver aggiunto del fluidificante nel punto da saldare si procederà con l’apporto di un metallo con temperatura di fusione più basso di quello del nostro elemento in lega in modo da non modificare le caratteristiche anatomiche dei denti.
Un metodo molto efficace è quello di disegnare una linea oltre la quale il saldame non dovrà andare con una matita, e grazie alla proprietà della grafite di resistere alle alte temperature il materiale fuso sarà vincolato a percorrere una sola direzione.

Terminata la saldatura verrà verificato se il nostro elemento calza perfettamente nel modello iniziale, e se sarà così si procederà con la sgrossatura della parte saldata e la totale lucidatura della protesi.

Conclusione

Questi vari argomenti trattati nel mio cammino di Alternanza Scuola-Lavoro sono stati per me l’approfondimento di ciò che ho imparato a scuola dandomi soddisfazioni sempre più grandi ogni volta che un lavoro veniva terminato; posso quindi affermare che per me questa è stata un’esperienza molto importante non solo perché ho conosciuto delle persone che hanno saputo darmi lezioni di vita, ma anche perché mi ha consentito di conoscere il mondo del lavoro, migliorare la mia preparazione e la mia manualità, e in particolare farmi rendere conto se questo sarà oppure no il lavoro che un domani mi aiuterà a costruirmi una vita.

ago 15

Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato
Relazione in tema di Fusione e Saldatura.
•    ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA
•    ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA-SCUOLA LAVORO
A.S2008/2009
3A OD
VERDES LARISA-ELENA

verdes larissa

verdes larissa

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relazione-di-verdes-larisa

INDICE
•    Esperienza teorica a scuola
-introduzione
-impronte
-sviluppo dei modelli
-gessatura in articolatore
-modellazione
-preparazione del cilindro
-fasi di fusione
-smuffolatura della fusione
-saldatura o brasatura
-provvisorio in resina
•    Esperienza pratica in alternanza scuola-lavoro
-introduzione
-fusione e saldatura
-faccette estetiche
-provvisorio di prelimatura
-riparazione semplice di una protesi totale mobile
-commento personale
    ESPERIENZA TEORICA ACUOLA
Introduzione
Quest’anno la mia classe 3 ^A od  assieme al professor Caceffo Nicola abbiamo trattato il tema di fusione e saldatura per la protesi fissa(in odontotecnica),iniziando dall’impronta e arrivando alla rifinitura  e lucidatura della fusione.

FUSIONE E SALDATURA
L’IMPRONTA .

L’impronta è il negativo della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli. L’impronta permette all’odontotecnico  di trarre una serie di informazioni in merito alla situazione odontoiatrica del paziente. Essa viene presa dall’odontoiatra,disinfettata poi dall’odontotecnico per evitare di contagiare eventuali malattie per poi passare allo sviluppo dei modelli .i materiali da impronta sono molto vari per composizione e proprietà e vengono utilizzati prevalentemente dall’odontoiatra

Materiali da impronta:
alginato : viene ricavato da un alga marina di colore rosso. E da svilupparsi in brevi tempi a causa della facile vaporizzazione dell’acqua di miscelazione. Indurisce in circa 2 minuti.
-Materiali termoplastici :resine,cere,gomme,ecc. Rammolliscono in acqua a 55°-65°.
-pasta a ossido di zinco ed eugenolo:(80°zinco,50°di eugenolo).
SVILUPPO DEI MODELLI.
Esistono diversi sistemi di preparazione delle impronte ,ognuno per le diverse preparazioni protesiche di sviluppo dei modelli.
Sistema pindex:

-si sviluppa la prima parte dell’impronta con gesso di tipo 4,
-a gesso indurito si sfila l’arcata sviluppata e la si squadra per metterla in piano,
-con la forra-gessi si pratica  un foro in direzione del moncone,
-nel foro si applica un perno in ottone incollato con cianocrilato ,
-si applica sulla punta del perno una goccia di cera spia,
-si cola altro gesso di tipo 3 per lo zoccolo,a gesso indurito si squadra lo zoccolo,
-quando il modello sarà asciutto con un seghetto molto fine si taglia la sezione interessata.
Perno a spillo:

-i perni a spillo vengono collocati direttamente all’interno dell’impronta
-si fa una doppia colata di gesso
- si isola la sezione interessata al taglio e poi si separa.
Basette in plastica performate:
Questo procedimento consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire  con lo stesso gesso  la base performata,ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto in plastica.

In questo caso il modello viene sviluppato per duplicazione,uno per la protesi fissa ed uno per il provvisorio. I gessi possono essere di vario tipo:
1.    Gessi teneri per impronta costituiti, dal solfato di calcio emi-idrato. Sono molto fragili.
2.    Gessi teneri per modelli composti dal solfato di calcio emi-idrato beta. Servono nella realizzazione di modelli studio.
3.    Gessi duri per modelli composti dal solfato di calcio emi-idrato alfa. Sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale.
4.    Gessi extra duri per modelli costituiti dal solfato di calcio emi-idrato alfa modificato. Sono utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello.

Capette:

Le capette vengono realizzate tramite stampaggio e vengono poi tagliate con forbici oppure con micromotore e frese.
Attrezzature utilizzate: squadra modelli,miscelatore sottovuoto e vibratore.
Squadra modelli:

Miscelatore sottovuoto:

E un apparecchiatura per la lavorazione dei rivestimenti per cilindri e gessi.E costituito  da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente suppoartndo tutte le parti essenziali,console di comando,piano vibrante,tazze di mescolazione e coperchio con spatola.
GESSATURA IN ARTICOLATORE

L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare. I due modelli vengono inseriti sul articolatore per riprodurre i rapporti esistenti nella realtà tra l’arcata dentale superiore ed inferiore. Ingessando l’articolatore si individua la classe di appartenenza del paziente.
Le classi possono essere 3 e sono chiamate di angle.
1.     la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. NORMO-OCCLUSIONE.
2.     La cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. PROGENISMO.

3.    La cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. PROGNATISMO.

Esistono diversi tipi di articolatore. Il più utilizzato attualmente è l’articolatore a valore medio. Questo articolatore riproduce i movimenti di apertura-chiusura e lateralità. Il movimento laterale è detto a valore medio quando l’escursione del condilo è all’interno della fossa glenoide (in basso e laterale fra dx e sx di 15°) . Un altro tipo di articolatore è l’oclusore il quale consente i movimenti verticali a cerniera ma non quelli laterali tra le arcate.

CERE DI REGISTRAZIONE
La cere di registrazione vengono utilizzate adattandole alle basi di prova o per registrare i rapporti tra le arcate. Sono fornite in varie durezze a seconda delle necessita, e in varie forme:lastre,in barre diritte o sgommate.

MODELLAZIONE PER PROTESI FISSA
Dopo che il gesso si è indurito e dopo aver realizzato le capette in plastica utilizzando la macchina per stampaggio, si procede con la modellazione degli elementi mancanti secondo il metodo P.K.Thomas, detto anche “dente a dente”.
Questa tecnica consiste nell’aggiungere cera poco a poco finché il dente viene costruito e viene detta “goccia a goccia”.
Rispettando i parametri generali come bordo di chiusura(lama di coltello), spessore non inferiore a 3mm, elemento ponte a becco di flauto, ecc.
Finita la modellazione si passa alla scavatura delle facce vestibolari (l’elemento a ponte scavato a cassetta). Sempre sulle facce vestibolari si applica l’adesivo e le palline ritentive necessarie per l’adesione della parte estetica.
CERE

Naturali:di origine minerale:paraffina,cere microcristalline,ozocherite,ceresina e montana.
Di origine animale:cera d’api.
Di origine vegetale:cera carnauba,cera candelilla.
Artificiali o sintetiche:sono prodotte industrialmente. Sono le sole che posseggono caratteristiche fisiche controllabili ad  un elevato grado di purezza. Vengono utilizzante in odontoiatria come plastificanti.

PREPARAZIONE DEL CILINDRO

I cilindri possono essere di 3 tipi:
1.    cilindro in metallo funge da contenitore a rivestimento anche dopo l’indurimento e durante tutte le successive operazioni di fusioni. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, questo tale cilindro viene rivestito di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido. Inoltre il cilindro in metallo ha una buona termosticità:le pareti metalliche consentono infatti durante la fusione il mantenimento della temperatura raggiunta in forno.
2) cilindro in plastica, silicone o gomma. Svolge una funzione “boxaggio”. Durante le operazioni di colata e presa di rivestimento. Grazie alla loro elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Non potendo essere introdotti in forno dove sarebbero distrutti dal calore devono essere separate dal rivestimento appena terminata la fase di presa di quest’ultimo.
Per la preparazione del cilindro si procede nel seguente modo: viene utilizzato il cilindro in metallo. Dopo aver applicato il foglio di materiale sintetico morbido il quale viene bagnato con acqua si fissa sulla base conica i perni di colata, i quali a loro volta vengono fissate sulla parte più voluminosa degli elementi. Sulla stessa viene spruzzato un riduttore di tensione superficiale in modo che il rivestimento possa scorrere meglio. Preparato il rivestimento con 16,5 ml di acqua,8ml di soluzione e 100 gr di polvere si cola il rivestimento inizialmente riempiendo le corone e poi tutti il cilindro. Si aspetta finché questo abbia fatto presa,si toglie la base conica e si inizia il procedimento di fusione.
IL CENTRO TERMICO:E  la zona che refredda per ultima. Il manufatto in cera deve essere al di sopra del centro termico,rimanendo tuttavia al de sotto della sommita della massa raffretaria.

FUSIONE

Questa tecnica è detta fusione “a cera persa” perché durante il riscaldamento in forno del cilindro la cera si scioglie e rimane l’esatta forma dei modellati e dove c’era il perno si forma il canale di colata da dove entrerà poi la lega.
Prima di tutto si pesa il metallo. Si pesa il corpo in cera,moltiplicando poi questa misura per il peso specifico della lega utilizzata. In questo modo si ha il peso del metallo da fondere.
Si procede con la fusione della lega nel crogiolo. Una volta inserito anche il cilindro si dà il via alla centrifuga della fonditrice.

Attrezzature utilizzate:forno , fonditrice e sabbiatrice.
Forno

Serve per il preriscaldo dei cilindri di qualunque dimensione,confezionati con qualsiasi tipo di rivestimento utilizzato nei laboratori odontotecnici. Possono essere dotati di aspiratori per l’estrazione dei fumi dalla camere di riscaldo;il funzionamento degli aspiratori,può essere controllato direttamente dal pannello  di controllo.

Precauzioni:
-Alcuni materiali utilizzati per la confezione dei preformati ,possono generare dei vapori ad altissima attività chimica nei confronti delle leghe che costituiscono le resistenze
-Assicurarsi che l’impianto sia dotato di dispositivo salvavita.

Fonditrice

e

La fonditrice elettrica per leghe viene utilizzata in campo odontotecnico. Il suo scopo è quello di fondere la lega posta in un apposito crogiuolo ed una volta liquida iniettarla in uno stampo di forma cilindrica precedentemente confezionato.
Precauzioni:
-Indossare gli occhiali scuri in dotazione. La luce emessa dai metalli in fusione potrebbe arrecare danni alla vista.
-La macchina deve sempre poggiare sui suoi piedini.

Sabbiatrice

E composta da una camera di lavoro con un proiettore a riciclo di abrasivo per la sgrossatura e de due moduli per micropolveri.Con la sabbiatrice è possibile asportare il rivestimento e le ossidazioni di fusione su qualsiasi metalli normalmente in uso nel settore Odontotecnico.

SMUFFOLATURA DELLA FUSIONE

La rimozione del rivestimento avviene a cilindro raffreddato. Per la rimozione del rivestimento si utilizza un coltello da gesso. Si sabbia la fusione per rimuovere residui attaccati al metallo. La sabbia utilizzata è a base di biossido di alluminio che oltre a rimuovere il rivestimento toglie l’ossido superficiale. Successivamente si tolgono le spine di colata con un disco separatore. Si sgrossa con frese tung-steno, argentate ed in acciaio sottile per la rifinitura. Gli elementi vengono lucidate con spazzola in pelo di capra e sasso marcio, poi con pasta lucidante e spazzola in pelle.

SALDATURA

Dopo aver fissato gli elementi con resina autopolimerizzante, si prepara il rivestimento per saldatura (20g di polvere e 5,4 di acqua). Si cola un po’ del rivestimento nelle corone e con il materiale rimanente si crea un blocchetto all’interno del quale si posiziona il ponte(2-3 mm). Si scalda il rivestimento nel forno e poi continuando a scaldare con il cannello si aggiungono i pezzi di metallo necessari per la saldatura del ponte. Una volta saldato e sabbiato il ponte, viene sgrossato con frese tung-steno, argentate ed in acciaio sottile per la rifinitura. Gli elementi vengono lucidate con spazzola in pelo di capra e sasso marcio, poi con pasta lucidante e spazzola in pelle.

PROVVISORIO

Gli elementi vengono modellati ricercando in modo particolare la simmetria. Questi vengono modellati di dimensioni leggermente superiori alla norma. Inoltre , al fine di conferire maggiore robustezza al manufatto vengono resi più spessi i punti di contatto. Sui denti viene realizzata una mascherina in silicone da laboratorio. Eliminata la cera con immersione in acqua bollente,l’impronta viene separata dal modello ed entrambi vengono sgrassati tramite vaporizzatrice. Per estrarre il provvisorio senza deteriorare il modello sottostante la superficie dei monconi viene rivestita, da un sottile strato di cera bianca. Si isola il modello con isolante gesso-resina. La stratificazione delle diverse masse di resina (colletto, dentina e smalto) avviene in un’unica stesura consentendo di eseguire una sola cottura. La massa smalto viene quindi depositata nelle zone vestibolari della mascherina specie nelle zone incisali e in misura ridotta nei canini; si colloca poi la massa del colletto nelle zone cervicali. La mascherina viene cotta di massa dentina. A questo punto si cuoce il tutto. Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, e, levato il provvisorio si possono vaporizzare entrambi. Le frese normalmente utilizzate per la sgrossatura sono: fresone in metallo, disco horico, punte metalliche al tung-steno. Tramite la pulitrice il provvisorio viene quindi lucidato , da prima con pomice in polvere miscelata con acqua e poi con pasta lucidante.

•    ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA-SCUOLA-LAVORO
INTRODUZIONE:
Alla mia classe 3^ A Od. Quest’anno è stata data la possibilità di vivere  un’esperienza davvero interessante ed utile.
Ognuno di noi è stato mandato in un laboratorio odontotecnico dove abbiamo avuto la possibilità di conoscere il mondo del lavoro (personalmente sono stata mandata nel laboratorio  Rizzi di Via Roveggia N°6  di Verona).
Nel periodo di Alternanza Scuola-Lavoro l’argomento principale che abbiamo svolto è stato quello di fusione e saldatura. Il tempo complessivo per il lavoro è stato di 15 giorni.
Oltre a questo argomento io come tutti i miei compagni abbiamo visto e partecipato ad altri lavori.

FACCETTE ESTETICHE

Sulle facce vestibolari si mette l’opaco e si applica uno primo strato di dentina. Si dà una prima cottura,poi si aggiunge lo smalto e si dà un’altra cottura. Infine si dà un’altra cottura di circa 4 minuti. Si finisce con le frese, e si lucida con pasta lucidante e spazzola in pelle.

Oltre all’argomento fusione e saldatura io come tutti i miei compagni ho avuto la possibilità di osservare e di partecipare ad altre attività come provvisorio di prelimatura, messa in muffola per bite e riparazioni semplici di una protesi totale.

PROVVISORIO DI PRELIMATURA

•    sviluppo dell’impronta
•    duplicazione del modello
•    montaggio in articolatore
•    ceratura degli elementi interessati
Si crea una mascherina in silicone una per il controllo limatura ed una per la colata della resina.
•    limatura dei denti
•    isolamento del modello
•    colatura della resina (primo strato dentina)
•    limatura della dentina
•    colatura dello smalto
•    sgrossatura e rifinitura del provvisorio controllando in articolatore punti di contatto occlusione e lateralità.

RIPARAZIONE DI UNA PROTESI SEMPLICE

La protesi alla cui riparazione ho avuto il piacere di partecipare era stata rotta o spaccata in due.
-Si unisce le due parti, si fanno combaciare con cianocrilato e si esegue una base della protesi in silicone duro
- si seziona di nuovo la protesi, si irruvidisce e si creano le ritenzioni.
- Si riposizionano correttamente sulla basi, si inumidiscono con il monomero, si prosegue alla colatura della resina, infine si mette a cuocere a 45°,
- si rifinisce e si lucida.

COMMENTO PERSONALE
Per me questa esperienza è stata un’esperienza molto interessante.Ho avuto modo di conoscere il mondo del lavoro e a mettere alla prova le mie conoscenze e le mie capacità .E’ una cosa molto utile soprattutto per chi non ha mai visto un laboratorio odontotecnico. Spero che altre persone come me avranno la mia stessa possibilità di approfondire in questo campo perché è molto importante dal punto di vista professionale, sia per una crescita personale.

lug 25

Verona 06/03/2009

ISTITUTO PROFESSIONALE
DI
STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” Verona

RELAZIONE IN TEMA
DI
FUSIONE E SALDATURA

•        ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

•        ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Rivero Gilda

gilda rivero
gilda rivero

Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie e schemi, cliccate sul seguente link:

relazione-di-rivero-gilda

Classe 3ª A OD.
ANNO SCOLASTICO 2008/2009

ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

Introduzione:
L’obbiettivo finale del programma di terza, inerente al laboratorio di odontotecnica,
è la costruzione di una protesi fissa, una corona weener per la sostituzione di parti
mancanti in odontotecnica.
La fusione e saldatura è una parte fondamentale di questi lavori.

Impronte:
L’impronta è il negativo della forma della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli,
così da permettere l’odontotecnico di trarre una serie di informazioni, il più possibile attendibili in
merito alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale allo stato “pastoso”, in un particolare strumento,
chiamato portaimpronte, che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo orale della zona interessata.
I materiali utilizzati sono molto vari per composizione e proprietà e vengono utilizzati
dall’odontoiatra. Si deve inoltre osservare prima dell’utilizzo in laboratorio, la procedura di disinfezione
e pulizia di ogni impronta pervenuta dallo studio, questo passaggio oltre che per
comprensibili motivi di igiene e di sicurezza, rappresenta anche un obbligo di legge.

Pasta di Parigi o gesso da impronta
Attualmente l’uso del gesso da impronta è strettamente limitato alla messa a punto di modelli di
posizione per l’esecuzione di saldature di elementi protesici. Per lungo tempo è stato utilizzato
anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse
dovevano essere dapprima “rotte” per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi ricomposte
scrupolosamente in laboratorio prima della colatura: un processo lungo e complesso, al termine
del quale si potevano riscontrare imprecisione nei modelli finiti.

Alginati o idrocolloidi irreversibili
L’alginato è un materiale in polvere, addizionato all’acqua in dosi opportune si trasforma in un
pasta che, inserita nel portaimpronte e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,
indurisce in circa due minuti. Una volta utilizzato l’alginato è irreversibile. Soggetto a contrazione
dimensionale dovuta al rilascio di acqua, deve essere trasportato in minor tempo possibile.
Impiegato per la realizzazione di modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi
ortodontici, per la costruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o
dell’arcata antagonista e quella sulla quale si lavora.

Elastomeri
Per facilità di utilizzo, buone doti di precisione, stabilità dimensionale e resistenza, gli elastomeri
sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più largamente utilizzati. Per la rilevazione della
medesime impronta generalmente vengono utilizzate due masse di diversa viscosità:si prendono
due impronta con due paste diverse, la prima serve per la struttura del cavo orale, la seconda
impronta più dettagliata che consente anche ai più piccoli dettagli del cavo orale. A differenza
degli idrocolloidi , le due paste degli elastomeri possono essere utilizzate sia contemporaneamente,
sia, come spesso accade, in due passaggi successivi.
La loro caratteristica meccanica più significativa è l’elasticità.

Sviluppo dei modelli
Colando un materiale di estrema precisione all’interno del calco così ottenuto si ottiene il modello:
esso fornisce al laboratorio odontotecnico l’esatta riproduzione “in positivo” della bocca del
paziente. Tale operazione si chiama sviluppo dell’impronta o colatura del modello.
I materiali più comunemente usati per lo sviluppo delle impronte sono il gesso e le resine, nei loro
vari tipi, a seconda del lavoro che si intende svolgere e del modello che si desidera ottenere.

Il gesso
Il gesso è il componente basilare delle lavorazioni odontotecniche, il gesso è reperibile in natura in grandi giacimenti, dai quali viene estratto dalle cave di pietra, inseguito viene portato nelle raffinerie dove lo espongono a temperature molto alte tra i 110°-120°C, per togliere tutta l’acqua. In seguito viene macinato e così si trasforma in fosfato di calcio emi-idrato poi viene confezionato e venduto.
Il processo di macinazione e riscaldamento viene detto calcificazione, ridotto in polvere può essere miscelato con acqua, assumendo così l consistenza di una pasta modellabile, che con il tempo indurisce e torna solida.
In base alle specifiche caratteristiche i gessi sono stati classificati in quattro categorie dette tipi:
-tipo I: gessi teneri per impronte o gessi di Parigi per impronte.
-tipo II: gessi teneri per modelli o gessi di Parigi per modelli.
-tipo III: gessi duri per modelli, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in
tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione e alla comprensione.
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella
realizzazione delle superfici di lavoro del modello, arcate antagoniste, elementi preparati (monconi, cavità per intarsi ecc.).

Rapporto di miscelazione
La durezza del gesso cambia con la quantità di acqua che viene aggiunta alla miscelazione, che è indicata dalle case produttrici.
Valori indicativi dei rapporti di miscelazione del gesso:

Tipo 1-2     45-60 ml acqua    100 g polvere
Tipo 3    27- 36 ml acqua    100 g polvere
Tipo 4    20-25 mi acqua    100 g polvere

Sistema di sviluppo delle impronta
Lo sviluppo dei modelli viene effettuato in modo classico, manualmente,in questo caso per evitare
l’inclusione di bolle d’aria viene usto un vibratore. La colatura del modello si effettua sul vibratore,
che viene distribuito mediante una piccola spatola o un pennellino.
La rimozione del modello dall’impronta deve avvenire non prima di 45-60 minuti, che è il tempo
necessario per il totale indurimento del gesso.
Questo dopo essere stato tolto dall’impronta deve essere rifinito mediante squadratura,
operazione che si compie con l’aiuto della squadramodelli.
Ma nel nostro caso che nel quale utilizziamo una basetta preformata, la colatura del modello
consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la
base preformata, ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto
plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la fase di presa. Tale
operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive
lavorazioni. Una volta indurito il modello esso verrà seghettato con un seghetto a mano, così da
permettere lo sfilamento delle parti trattate (monconi, e successivamente si procederà alla
preparazione del moncone.

Apparecchiature:
Vibratore: è una macchina che producendo una più o meno leggera vibrazione in un piano
d’appoggio, facilità, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di
rivestimento.

Squadramodelli: è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una molla, che serve a rendere
piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e
che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.

Gessatura in articolatore
Il modello squadrato e rifinito viene posizionato sul piano occlusale e fissato con cera collante, inoltre, prima della gessatura, bisogna verificare che tutte le viti dell’articolatore siano ben serrate.
Nella fase di gessatura, per compensare la distanza tra la piastrina dell’articolatore e la base del modello, si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branchia superiore. Il materiale in eccesso viene eliminato con un coltello da gesso.
A questo punto il modello superiore è montato secondo i cannoni prefissati.
La seconda fase prevede la gessatura del modello inferiore, questo viene posizionato in articolazione con il modello superiore, una volta trovata la giusta occlusione vengono fissati con la cera collante e si procede alla gessatura. Per gessare il modello inferiore si utilizza la stessa tecnica utilizzata con il superiore.
Per la gessatura si consiglia di usare gessi con bassissima espansione di presa (circa 0,02%).  A gessatura completata, tutti i residui di cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina e, se necessario, di acqua bollente o vaporizzatrice.

Articolatori
L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile
imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare, riproducendo la posizione
dell’ATM. I due modelli, superiore e inferiore, vengono inseriti sull’articolatore per riprodurre i
rapporti esistenti nella realtà, tra l’arcata dentaria superiore e quella inferiore del paziente.
Oggi esistono infinite varietà di articolatori, suddivisi in base alle proprietà di regolazione e alla
capacità di rilevare le informazioni.
La classificazione più utile dal punto di vista didattico e nello stesso tempo più semplice, è quella
che distingue gli articolatori in 4 classi:
1 classe: occlusori
riproducono il solo movimento di apertura e chiusura a cerniera (sono stati abbandonati da
tempo).
2 classe: articolatore a valore medio
sono dotati di un’asta incisiva anteriormente ai modelli a placchetta incisale, in modo da
mantenere stabile la dimensione verticale. Sono dotati inoltre di lateralità (20°-25° di Bennett)
3 classe: articolatori semiadattabili o semiregolabili
riproducono la protusività e i movimenti di lateralità,
4 classe: articolatori a valore individuale
tipici articolatori in grado di ricevere il pantografo ed analizzare i programmi dei vari movimenti,
nella loro completezza e nei tre piani dello spazio. Sono sicuramente gli articolatori più esatti.

Cere di masticazione
Le cere per impronte si suddividono in cere per registrazioni e cere per impronta.
Le cere per registrazione possono essere fornite in lastre, in barre diritte o sagomate. Vengono
utilizzate adattandole in basi di prova, o per registrare i rapporti tra le arcate. Sono fornite in varie
durezze a seconda della necessità e della composizione morbida, media e dura.
Le cere per impronta sono utili per rilevare alcuni particolari delle impronte, quali i bordi. Sono utili
al clinico per rendere più precisi i portaimpronte.

Articolazione tempero mandibolare
L’articolazione temporo-mandibolare è l’articolazione più complessa del corpo umano.
Essa è una bicondiliartrosi cioè una articolazione dotata di ampia mobilità che impegna due
strutture articolari. Il condilo mandibolare è la cavità glenoidea del condilo temporale.
Queste due strutture non avrebbero la possibilità di articolarsi se tra essi non fosse interposto il
menisco o disco articolare. È composto da tessuto fibroso ed elastico. Ha una forma  di lente
leggermente conca in mezzo.
L’osso mandibolare e temporale si articolano tra loro attraverso il menisco. Le superfici delle ossa
articolari (mandibolare, temporale e menisco) sono mantenuti tra loro per mezzo di una capsula
articolare, la capsula è inserita a livello temporale ed è dotata di legamenti, quello
sfeno-mandibolare; stilo-mandibolare; pterigo-mandibolare. La capsula è rivestita da siero sinnoviale e la sua funzione è quella di tenere l’articolazione lubrifica e di proteggere.
I movimenti della mandibola hanno lo scopo di permettere alle arcate antagoniste di svolgere 3
funzioni fondamentali: la masticazione, la fonazione e la deglutizione.I movimenti che la mandibola può compiere sono: abbassamento; innalzamento; retrusione; protusione; laterealità.

Classificazione di Angle
Si tratta di una classificazione ortodontica composta da tre classi principali e diverse sottoclassi.
Si riferisce ai soggetti edentuli, che classifica principalmente nelle 3 classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.

1° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

2° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

3° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

Modellazione
La modellazione in cera in generale, è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per la protesi fissa. Si eseguono innumerevoli lavorazioni indispensabili alla riabilitazione protesica:
-esecuzione di cerature diagnostiche, funzionali alla progettazione ed allo studio della corretta soluzione protesica da adottare;
-modellazione in cera di elementi dentari da cui ricavare con opportuni procedimenti: provvisori, elementi in metallo fuso ecc.
Nella corretta modellazione dei denti è di fondamentale importanza riprodurre la loro corretta morfologia.
I contributi di abili protesisti hanno in seguito favorito la messa a punto di più avanzati sistemi di modellazione, basati su un apporto di cera più limitato e costante, detti “goccia a goccia”.
Le tecniche di modellazione funzionale di E.V. Payne e Lundeen, tuttora largamente utilizzate, ispirandosi alla dentizione naturale, prevedono l’occlusione denti a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti, ossia tra cuspide-fossa e cuspide-creste marginali.
P.K.Thomas, invece, autore di un’altra tecnica di modellazione, oltre che di una fortunata serie di strumenti idonei alla sua realizzazione, definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginali alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti,detta appunto dente a dente.
Prima di iniziare la modellazione, è importante esaminare con attenzione le caratteristiche morfologiche della dentizione residua del modello. Lo studio deve essere effettuato cogliendo i particolari che caratterizzano i denti residui e i tessuti circostanti, e ponendoli in relazione ai tre piani di riferimento: frontale, saggitale ed occlusale.
Nelle modellazioni è opportuno cercare di mantenere o ripristinare una perfetta simmetria ed un perfetto allineamento delle due arcate dentali, con particolare riferimento alle curve di compenso, Wilson e Spee, che sono dotate di una precisa funzione gnatologica.
Tutto nel dente, depressioni, rilievi, curve, convessità, contatti, piccole parti che lo compongono ecc., ha uno specifico scopo; lo stravolgimento anche di una sola caratteristica, può
compromettere la buona riuscita della buona riabilitazione protesica.

Le cere
le cere sono sostanze che divengono tenere e plastiche se riscaldate, mentre induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in naturali, che possono essere di origine minerale, animale o vegetale, e artificiali, generalmente ottenute mediante processi chimici. In odontotecnica si utilizzano per:
-    la modellazione di parti di protesi da trasformare in metallo o resina;
-    la modellazione di corone, intarsi, scheletrati; per unire temporaneamente parti da saldare in un corpo unico prima di operazioni di saldatura o riparazione;
-    per  bordaggio delle impronte (boxing),ecc

CLASSIFICAZIONI               ORIGINI DELLE CERE      COMPOSIZINE

Naturali

Di origine minerale

Paraffina
cere microcristalline
ozocherite
ceresina
cera montana
Di origine animale    Cera d’api

Di origine vegetale

Cera carnauba
cera candelilla
cera del giappone
burro di cacao
Artificiali o sintetiche

Polimeri di polietilene
esteri di acidi grassi superiori con alcooli sup.
polimeri di glicoli etilenici

Cere per fusione
le cere per fusione servono per la modellazione completa o parziale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione a cera persa. Composte da un miscuglio di cere le qualsiasi trovano in commercio sotto forma di bastoncini, lastre, coni, perle e in varie altre forme. Le cere per fusione devono offrire una buona stabilità dimensionale ed aver una buona lavorabilità, sia allo stato liquido che a quello solido.
Il passaggio dallo stato liquido a quello solido avviene attraverso i seguenti stati:
- primo stadio: ottenuto mediante apporto di calore, è lo stato liquido;
- secondo stadio: stadio liquido-plastico;
- terzo stadio: stato plastico, durante il quale si ha una rapida contrazione;
- quarto stadio: intestato plastico-duro
- quinto stato: stato duro. In questa condizione, a temperatura ambiente e dopo l’indurimento, la cera è pronta per essere rifinita e lavorata.

Cere collanti
sono composte da cera d’api con l’aggiunta di sostanze adesive. Possiedono una buona adesività servono per tenere unite le parti metalliche da saldare e in genere per fissare diversi pezzi tra loro. Si possono trovare sotto forma di bastoncini o coni, il loro colore è vivo è serve per distinguerla dalle altre cere.
La loro temperatura di fusione è elevata e va trai 70°- 80°C, a temperatura ambiente sono rigide e fragili.

Fusione
I manufatti in cera modellati precedentemente vengono trasformati in dispositivi metallici attraverso un procedimento fondamentale chiamato fusione.
Il procedimento attualmente utilizzato viene chiamato a “fusione a cera persa”.
Il modellato deve essere accuratamente rifinito, in ogni sua parte deve mantenere uno spessore non inferiore a 0,3 mm ( se no si rischi che la fusione non risulti corretta).
Per permettere che la lega entri all’interno del cilindro in rivestimento, è necessario creare un canale con del filo di cera che verrà posto sul modellato e posizionato su una base conica prima dell’inclusione.
-    Il perno dovrà essere applicato nella sezione più voluminosa del modellato
-    Il volume del perno deve essere superiore al volume del modellato
-    Il punto di fissaggio del perno di colata, deve permettere al metallo di essere introdotto nella cavità del modellato senza modellato senza deviazioni rispetto al suo vettore di penetrazione
-    L’angolo di inclinazione più favorevole per un perno è di 45° rispetto al piano del tavolato occlusale
-    se si utilizza una nutrice sferica essa deve essere posta accanto al modellato ( alla distanza non superiore della circonferenza della mandata)
È  bene evitare che la cera della mandata non formi angoli o percorsi con asperità, infatti questi sarebbero causa di turbolenza nel flusso del metallo fuso e potrebbero creare rotture del rivestimento.

Cilindri
Il cilindro è uno strumento di forma cilindrica dotato di una base conica e aperto superiormente, serve per includere il rivestimento, dopo l’applicazione del modellato alla base conica.
Si distinguono due tipi di cilindri:
cilindri in metallo
Fungono da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento e durante tutte le sucessive operazioni di fusione. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, tali cilindri vengono rivestiti internamente di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido (fibra di ceramica).
cilindri in plastica, silicone o gomma
Svolgono la funzione di “boxaggio” durante le operazioni di colata e presa del rivestimento.
Grazie alla loro  elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Non potendo essere introdotti in forno, dove sarebbero distrutti dal calore, devono essere separati dal rivestimento appena terminata la fase di presa di quest’ultimo.
Non necessitano quindi della realizzazione dello strato di cuscinetto sulle pareti interne
.

Posizionamento del modellato nel cilindro
Il manufatto in cera non deve essere posizionato troppo in prossimità del bordo esterno del cilindro. Un corretto posizionamento del modellato impone che le nutrici si trovino nel centro termico, ossia nella zona che raffredda per ultima, la cavità lasciata dal manufatto protesico in cera, dovrà invece rimanere al di sopra del centro termico, rimanendo tuttavia al si sotto della sommità della massa refrattaria (dai 3 ai 7 mm circa).

Preparazione del cilindro
Dopo aver modellato gli elementi mancanti, il modellato viene dotato di spine di fusione .
Con l’ausilio di un apposito collante, si fissano sulle facce vestibolari (che erano state scavate precedentemente) delle ritenzioni di forma sferica, i quali, a fusione avvenuta assicurano l’adesione meccanica della resina al metallo.
È importante che le ritenzioni siano di misure minime perché una volta che la resina viene applicata non si devono intravedere.
Prima del suo collegamento alla base del cilindro, per determinare la quantità esatta di metallo necessario all’esecuzione della fusione, si pesa il corpo in cera e il peso lo si moltiplica per il peso specifico della lega utilizzata.
In seguito si fissa il modellato alla base conica. All’interno del cilindro si pone un foglio di fibra di ceramica che lo si attacca con della cera rosa, il quale fungerà da cuscinetto.
Prima di chiudere il cilindro sul modellato viene applicato il riduttore di tensione superficiale, cioè un liquido (o uno spray) che ha la funzione di agevolare lo scorrimento del rivestimento sule pareti del modellato. Infine si passa alla coltura del rivestimento.

Massa di rivestimento
Le masse di rivestimento sono dei materiali resistenti alle alte temperature, che sono ottenuti miscelando, nelle opportune proporzioni, un’adatta polvere con acqua distillata o liquidi speciali; dopo la presa , tali materiali, tali materiali danno luogo ad una mass dura e resistente.
Le masse di rivestimento possono essere classificate in due gruppi:
1.    masse di rivestimento per fusione ;
2.    masse di rivestimento per saldatura
Le masse di rivestimento per fusione
le masse di rivestimento hanno lo scopo di creare la forma, all’interno del cilindro, in cui, dopo l’eliminazione (in forno) del modellato in cera, verrà iniettata la lega, preventivamente portata allo stato liquido.
I rivestimenti per fusione, per assolvere alla loro funzione, devono possedere una serie di requisiti, fra cui i principali sono:
-    sufficiente porosità, per facilitare la fuoriuscita dei gas (o aria) presenti all’interno della cavità generata dall’eliminazione del modellato in cera, permettendo così la completa penetrazione della lega allo stato liquido
-    durezza resistenza e refrattarietà (ovvero resistenza alle alte temperature senza fondere, né modificarsi chimicamente)
-    espansione adeguata, che compensi la contrazione subita della lega durante il raffreddamento.
Ultimate le fasi precedenti, il cilindro può essere inserito in una pentola a pressione e portato a circa 1,5 atm, mantenendolo a un tempo non superiore a otto minuti, o semplicemente lo si può lasciare all’esterno a indurire (i vari procedimenti di uso del materiale refrattario ci viene fornito dal rivenditore).

Inserimento in forno e fusione
Una volta terminata la fase di indurimento del rivestimento, possiamo posizionare il nostro cilindro all’interno del forno di preriscaldo. Il forno di preriscaldo deve essere stato acceso e portato a temperatura indicata dal fornitore della lega.
Il tipo di fusione che si è utilizzato viene chiamato fusione con cannello e centrifuga, il sistema prevede il riscaldamento della lega tramite cannello, in un crogiuolo di materiale refrattario.
Si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo in ceramica contenente il metallo. Quest’ultimo viene riscaldato con il cannello fino alla fusione. Quando la lega è completamente allo stato liquido, il cilindro deve essere estratto dal forno  ed alloggiato sull’apposito supporto, si avvicina il crogiuolo al cilindro e si avvia la centrifuga.

Rifinitura
Finita la fusione il cilindro viene estratto dalla fonditrice e lasciato a raffreddare. Conclusa la fase di raffreddamento, si può rimuovere il rivestimento dal manufatto.
Il manufatto metallico viene da prima decapata mediante sabbiatura, si eliminano i canali di colata con un disco separatore e si prova a collocare il manufatto in metallo sul modello in gesso.
Viene rifinito con frese coniche al tugsteno, cercando di fidare la forma che precedentemente si era modellata in cera, con una fresa sottile si creano gli spazzi interdentali, per non danneggiare la gengiva, nell’elemento a ponte inferiormente si fresa dando una forma a becco di flauto, che servirà al paziente per il risciacquo (così da evitare gli accumuli di cibo), ogni spigolo lo si deve arrotondare per evitare danni ai tessuti molli del paziente.
Infine viene lucidato tramite passaggi chiamati gommatura e lucidatura, per quest’ultima viene utilizzato uno spazzolino e una pasta lucidante.
Una volta terminato il lavoro esso può essere inviato allo studio.

Apparecchiature
becco bunsen:è un bruciatore di combustibile gassoso usato per riscaldamenti, fusione e piccole saldature. Nel laboratorio è utilizzato per la maggiore per il riscaldamento della cera (durante la modellazione). Un semplice becco bunsen è costituito da un tubo verticale metallico che, per mezzo di un’appendice laterale, si può collegare, con un flessibile di gomma, alla conduttura del gas. Il flusso del gas può essere collegato a una manopola. È possibile regolare la fiamma, distinguendola in tre zone, caratterizzate da temperature diverse:
1.    nella prima zona “ossidante” (la zona più interna della fiamma) la combustione è completa, con presenza di ossigeno in eccesso, la sua temperatura è di circa 200°C;
2.    nella seconda zona “riducente” (la zona intermedia della fiamma) di colore blu chiaro, la combustione si compie in modo regolare e completo, si raggiunge la temperatura più alta di 1000°C;
3.    nella terza zona “ossidante” (zona più esterna) si ha il contatto con la zona circostante, e quindi con l’ossigeno contenuto nell’aria stessa, per cui avrà ossigeno in eccesso, la temperatura è sui 600°C.

forni per il riscaldo del cilindro: il cui impiego h lo scopo di :
-    eliminare la cera all’interno del cilindro stesso;
-    ottener l’espansione della massa di rivestimento (espansione termica) necessaria a compensare la contrazione subita dalla lega nel suo raffreddamento sino a temperatura ambiente.
Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono costituiti da:
-    un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolarizzazione automatica della temperatura;
-    una camera, le cui pareti sono di materiale refrattario (per apportare alte temperature), in cui è immesso il cilindro;

un pirometro  per la lettura della temperatura, generalmente in gradi Celsius (°C) o Fahrenheit (°F).di recente realizzano forni computerizzati per il riscaldamento del cilindro, forniti di: programmi liberi (a disposizione dell’operatore con possibilità di programma manuale) e programmi prefissati (temperatura autoregolante); piccolo schermo (monitor) grafico e visualizzatore digitale con avviso acustico; temporizzatore (timer).

Mixer: il mescolatore mixer è una apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, motoriduttore, piano vibrante, tazze di mescolazione e coperchio con spatola. La macchina viene comandata da un interruttore posto sul retro dove si trovano anche i fusibili e la presa per il cavo di alimentazione.
Le tazze dove avviene la miscelazione sono realizzate in plexiglass trasparente permettendo la visione diretta sia della spatolazione che del riempimento del cilindro.
Il sistema di aspirazione del vuoto nelle tazze, garantisce che entrambi i contenitori, di miscelazione e di colata, siano sottovuoto così da poter effettuare tutte le operazioni in assenza d’aria.

La macchina per colata con fusione diretta: fusione diretta tramite cannello a gas consta essenzialmente di un albero verticale, munito  nella parte superiore di due bracci (di cui almeno uno è snodato) posti orizzontalmente e diametralmente opposti. L’albero può essere fatto ruotare, uno dei bracci della macchina è munito all’estremità di un contrappeso, mentre l’altro braccio è munito di un crogiuolo  in materiale refrattario (o in grafite) e di una serie per il cilindro.
Crogiuolo e cilindro al momento della colata, dovranno essere comunicanti per favorire il flusso della lega. Prima di riscaldare il cilindro nel forno si dovranno equilibrare i due bracci della macchina, dopo aver posto il cilindro nell’apposita sede e le piastrine di lega nel crogiuolo: l’equilibrio verrà ottenuto spostando opportunamente il contrappeso situato nell’altro braccio.
La macchina andrà sia a forza d’inerzia che a forza centrifuga.

Sabbiatrici :
la sabbiatrice ha lo scopo di apportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderiti alle superfici del pezzo colato(operazione chiamata sgrassatura), e, in particolari lavorazioni quello di asportare le impurezze presenti  e di creare sulla superficie metallica stessa delle microritenzioni che facilitano l’ancoraggio della copertura estetica (operazione chiamata microsabbiatura). Le sabbiatrici sono macchine costituite da una cabina metallica, munita con sportello di chiusura a perfetta tenuta, in cui un getto d’aria (prodotto da un compressore) lancia sui manufatti da pulire delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo…

Trapani da laboratorio:
I trapani vengono utilizzati nei laboratori odontotecnici per la rifinitura e la lucidatura di manufatti protesici. Le partiti costitutive di un trapano sono in genere:
-    il motore (elettrico)
-    il mezzo di trasmissione della rotazione
-    il manipolo
Nei micromotori l’asse rotante è in presa diretta con il manipolo e la apparecchiatura elettrica che alimenta il motore è contenuta in una cassetta (centralina). È di buona norma, in tali apparecchi, sostituire periodicamente il piccolo filtro (di feltro) a protezione dei cuscinetti, in corrispondenza del mandrino.

Il provvisorio in resina
Con il termine protesi provvisoria si definisce la protesi temporanea, atta a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo  protesico definitivo.

Il provvisorio  ha numerosi funzioni:
-    diagnostica: si esegue il monitoraggio della diagnostica del paziente;
-    aiuta al tecnico: a dare varie soluzioni estetiche e funzionali, ancora prima che il clinico prepari i denti pilastro k supporteranno il dispositivo protesi definitivo;
-    riabilitazione: in certi casi i provvisori aiutano a ripristinare le anomalie masticatorie;
-    salvaguardia dei denti limati: per conto dei vari stress termo-chimici;
-    protegge: i tessuti molli durante la masticazione;
-    impedisce: l’emigrazione dei denti residui, non spostandoli dal loro asse;

Il provvisorio si distingue in tre tipi:
•    provvisorio immediato: il tecnico realizza un provvisorio sul modello che gli viene fornito dal clinico, prima che esso prepari i monconi.
•    provvisorio tradizionale: realizzato su un modello ottenuto da un’impronta dei denti già preparati;
•    provvisorio armato: impronta con rinforzo metallico fuso, che gli permette di stare nella bocca a lungo senza deteriorarsi.
Il provvisorio può essere realizzato in due modi, mediante mascherina e mediante muffola.

Realizzazione mediante mascherina
introduzione
Nella prima realizzazione in mascherina i passaggi sono molto semplici.
Quando il clinico ci ha inviato l’impronta, da essa si sviluppano due modelli, il primo verrà utilizzato per il provvisorio e il secondo per il lavoro definitivo.
Fasi di lavoro
Sul modello si iniziano a modellare gli elementi mancanti, seguendo i criteri anatomici. I colletti vengono modellati di dimensioni leggermente superiori per favorire la zeppatura della resina. Sui denti viene quindi realizzata una mascherina in silicone (pasta + catalizzatore), la quale deve essere impastata fino a creare un colore uniforme, a questo punto si appoggia delicatamente la mascherina sulle viste occlusali e vestibolari,le si lascia indurire per qualche minuto assicurandosi che non avvengano movimenti.
Quando la mascherina ha fatto presa, l’impronta viene separata dal modello con attenzione, i denti in cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina o della vaporizzatrice.
Eliminata la cera, sui monconi si passa un leggero strato di isolante gesso-resina, si appoggia la mascherina sul modello e la cavità la si riempie con resina-dentina termopolimerizzante. Una vola che la cavità è stata riempita con cura, si aspetta qualche minuto per immergerla all’interno di una pentola d’acqua calda dove avviene la cottura, che dura 10 minuti circa.
Terminata la cottura, la resina è indurita e la si può estrarre dal modello. Con il trapano il tecnico lima le facce vestibolari per creare lo spazio giusto per il secondo strato di resina, la massa smalto viene quindi depositata nella porzione vestibolare della mascherina, si riposiziona quindi la mascherina sul modello, dove e già appoggiato il provvisorio, la si comprime per farvela aderire bene, eventuali fuoriuscite di resina vengono eliminate tirandole via con un dito. A questo punto si cuoce il tutto, con i sistemi indicati dal produttore della resina.
Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, durante la rifinitura per evitare di deteriorare i bordi di chiusura del colletto essi vengono evidenziati con una matita.
Le frese utilizzate per la rifinitura sono: fresone in metallo per la sgrossatura iniziale, punta montata per rifinitura, dico horico, punte metalliche al tungsteno, punta montata, fresa a fessura.
Tramite la lucidatrice il provvisorio viene lucidato, inizialmente con la pomice (pomice in polvere miscelata con acqua), successivamente con pasta lucidante e spazzola a pelo di capra. A solo fine di migliorare l’aspetto estetico.

Apparecchiature:
Pulitrici:

Le pulitrici (o pulimentratici) da banco sono delle macchine utilizzate in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo. Tali macchine sono dotate di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore. Per l’igiene dell’ambiente di lavoro tali macchine dovrebbero essere dotate di impianto di aspirazione. L’aria inquinata viene inviata verso un filtro, depurata e quindi espulsa all’estero. Si usano due spazzole, una a pelo di capra e l’altra in filo di cotone.

ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Introduzione
Quest’anno la scuola ha organizzato il progetto di scuola alternanza lavoro,il quale consiste nel mandare gli alunni di una classe ad eseguire sul posto di lavoro un programma di laboratorio odontotecnico.
Questo progetto è stato svolto in due periodi, il primo è iniziato dal 7 gennaio e si è concluso il 17 gennaio, il secondo periodo dal 2 febbraio al 10 febbraio.

Il progetto l’ho svolto in un laboratorio vicino a scuola assieme ad una mia compagna di classe. Gli odontotecnici che ci hanno ospitato sono stati molto ospitali nell’accoglierci e nel seguirci nel corso del progetto.
Il primo giorno ci siamo ambientati all’interno del laboratorio, abbiamo visto come si suddividono i lavori e come è disposto un laboratorio. Ci hanno munito di mascherina, guanti in lattice e occhiali, per rispettare le norme di sicurezza. Accanto ad ogni postazione di lavoro e ogni macchinario abbiamo notato che  c’era un cartello con le norme di prevenzioni.
Il secondo giorno ci hanno consegnato un modello sul quale dovevamo modellare, era un modo per metterci alla prova e vedere la nostra capacità di modellazione. Oltre alla modellazione ci hanno mostrato cosa succede quando arrivano le impronta dal clinico e come ci si deve comportare (precauzioni riguardo alle varie infezioni e malattie del cavo orale).

Il terzo giorno  abbiamo proseguito con la modellazione dei denti in cera.  Terminata la modellazione ci hanno spiegato e fatto vedere come avviene una duplicazione di un modello.

Duplicazione di un modello in alginato
il procedimento viene realizzato nello studio odontotecnico utilizzando un cucchiaio da impronta che deve essere di grandezza opportuna per il modello che si vuole duplicare.
Il procedimento è il seguente:
-    si prende una scodella di silicone e si fa una giusta proporzione di acqua e polvere di alginato, si miscela il tutto,
-    ed una volta che l’impasto ha preso una consistenza adeguata lo si appoggia all’interno del cucchiaio per impronte.
-    Si appoggia il modello sul cucchiaio, facendo una leggera pressione e lo si lascia per qualche minuto
-    una volta che l’alginato si è indurito, si svila con attenzione il modello.

Il modello di lavoro lo abbiamo sviluppato con il metodo dello zaiser, invece l’antagonista è stato posizionato con il metodo tradizionale senza basetta, creando uno zoccolo direttamente con il gesso, durante lo sviluppo del modello.

Seguite dal tutor di laboratorio abbiamo squadrato e rifinito il modelli (con la squadramodelli a secco) e sezionato i monconi con il seghetto a laser.
Dal modello abbiamo estratto i monconi ed evidenziato i colletti. Abbiamo passato un sottile strato di lacca spaziatrice fotopolimerizzante, facendo attenzione di stare distanti dal colletto di 2 mm.

Sul moncone inizialmente abbiamo creato una cappetta con la cera rossa a bassa ritenzione per colletti. In seguito abbiamo iniziato la modellazione goccia a goccia secondo il metodo P.K. Thomas.
Il quarto giorno si è proseguito con la modellazione, oltre alla quella abbiamo visto il montaggio in articolatore, abbiamo eseguito sviluppi dei modelli, tutto seguito da spiegazioni accurate da parte degli odontotecnici che ci seguivano.

Il quinto giorno finita la modellazione si è creata una mascherina in silicone che ci è servita successivamente durante la fase di scavatura. La nostra tutor ci ha spiegato e fatto vedere come utilizzare il microscopio e come si chiudono i colletti.

Il sesto giorno durante la scavatura, ho crepato il modellato in cera e mi è toccato rifarlo quasi tutto. Ma grazie alla mascherina che mi ero fatta precedentemente, non ho impiegato tanto tempo per rifare il lavoro. A modellazione terminata ho rifatto una seconda mascherina.
Il settimo giorno ho chiuso i colletti con la cera violet e con l’aiuto del microscopio ho rifinito l’interno del modellato togliendo tutte le micro- impurità.
L’ottavo giorno abbiamo visto la costruzione del bite, per mancanza di tempo non abbiamo messo i nostri modelli in cilindro poiché la prima parte del programma era finita.

Nel secondo periodo, abbiamo proseguito con il nostro lavoro.
Il nono giorno ho dovuto richiudere i bordi  perchè con la temperatura e il tempo che era passato il modello in cera aveva subito delle leggere deformazioni.
Abbiamo visto il montaggio dei denti su una bocca edentula e come si crea il cucchiaio individuale.
Il decimo giorno sul modellato di sono posti i canali di colata con le riserve già prefabbricate. Con l’aiuto di uno degli odontotecnici abbiamo posto le palline ritentive sulle viste vestibolari e abbiamo pesato il tutto.
Ci hanno insegnato a leggere la tabella delle varie leghe e ad usare le proporzioni che ci servirà per la fusione, spiegandoci le varie proprietà della lega che abbiamo utilizzato.

L’undicesimo e dodicesimo giorno con la supervisione di un odontotecnico siamo andati a posizionare il manufatto all’interno del cilindro in silicone. Prima di includere si è spruzzato il liquido di riduzione di tensione.  In fine si miscela  a sottovuoto il rivestimento fosfatico con le proporzioni acqua distillata, liquido speciale e polvere. Fatto ciò il cilindro lo si pone all’interno di una pentola a pressione di un ATM e lasciata solidificare. Quando il rivestimento si indurisce lo si pone all’interno del forno di preriscaldo, dove raggiungerà la temperatura necessaria per la fusione.
Quando il cilindro è rovente e alla temperatura necessaria  lo si posiziona nella fonditrice, che tramite la forza centrifuga, introdurrà il modello nella cavità, che prima era occupata dalla cera.  Al raffreddamento effettuato si eseguono gli stessi procedimenti svolti a scuola (rifinitura e lucidatura).

Tredicesimo giornoUna volta che il manufatto metallico è stato rifinito e lucidato, si prosegue con la creazione della faccetta estetica.
Il manufatto metallico viene sabbiato nelle facce vestibolari con il Rocatek, che spalma una pellicola di Silano, e con il biossido di alluminio che è un polimero a pressione 2,8 atm, spalmato sulla superficie crea un legame metallo/resina molto forte, e va ad integrare l’adesione meccanica fatta con la sabbiatura normale.

Faccetta estetica
Si mescola l’opaco-polvere liquido che è un composto ad alta percentuale di metacrillato, che crea un’interfaccia coprente tra composto e metallo, è un composto autopolimerizzatrice ma anche fotopolimerizzatrice. Il composto che usiamo è un composto a matrice polimetilmetracrillato modificato polimero di Bowen e riempitivi inorganici.
Inizialmente viene spalmato l’opaco (il quale bisogna mescolarlo bene e spalmarlo in maniera omogenea).
Il bordino del terzo occlusale lo si dipinge con un po’ di blu-viola, per dare allo smalto un riflesso più vivo, nel terzo cervicale si mette del marrone per coprire di più lo stacco dal metallo. Una volta messo l’opaco e indurito  con la lampada fotopolimerizzante a luce blu, si spalma un po’ di vasellina che funge da isolante sul modello. Così si applica la dentina in maniera da dare forma al dente.
Finita tale operazione si mette tutto il metallo all’interno di una macchina fotopolimerizzante, lo si estrae e si fresa con molta cura la parte superiore per poi andare a spalmare uno strato di smalto trasparente. Per concludere si lucida tutto ed è pronto.
I giorni successivi abbiamo visto la modellazione in ceramica, il provvisorio preimatura, la protesi immediata e altre fusioni.
Gli odontotecnici sono stati contenti del risultato e delle basi con le quali siamo entrati a fare il progetto.
A mio parere il progetto è stato molto istruttivo non solo per le notizie che ci hanno fornito in più ma anche per la responsabilità che ci sentivamo a carico.

lug 18

ISTITUTO PROFESSIONALE DELL’INDUSTRIA E DELL’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI”

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALdATURA

1) ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

2) ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA SCUOLA E LAVORO
Nicola Pasetto

pasetto nicola
pasetto nicola

Se desiderate visualizzare la relazione completa di schemi e immagini cliccate sul link seguente:

relazione-di-pasetto-nicola

Classe terza A

anno scolastico 2008-2009
1) ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

-INTRODUZIONE:
Il terzo anno scolastico di odontotecnica al Fermi è stato dal punto di vista teorico molto ricco,ho imparato infatti un sacco di nozioni tecniche e termini tecnici che mi hanno aiutato molto nell’ esperienza  pratica.

-IMPRONTE:

-IMPRONTA IN ELASTOMERO

Le impronte dentali le prende l’ odontoiatra in studio dentistico utilizzando uno speciale strumento chiamato cucchiaio universale. Esse rappresentano il negativo delle arcate dentarie del paziente. Le impronte dentali vengono rilevate utilizzando vari tipi di paste da impronta da applicare sopra al cucchiaio universale. Esse sono:
ALGINATO: idrocolloide irreversibile in quanto una volta indurito non è più possibile riutilizzarlo per altre impronte. È un materiale in polvere,addizionato all’acqua in cosi opportune si trasforma in pasta che,inserita nel portaimpronta e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,indurisce in circa due minuti.
IDROCOLLOIDI REVERSIBILI: tramite la bollitura e il successivo raffreddamento dell’agar-agar,un particolare tipo di alga marina rossa,si ottiene una gelatina che viene commercializzata sia allo stato “solido”(sotto forma di bastoncini),sia in apposite siringhe.
MATERIALI TERMOPLASTICI: tali materiali hanno la caratteristica di diventare morbidi quando esposti a fonti di calore(aqua calda,aria calda,fiamma). La loro temperatura di ammorbidimento oscilla tra i 55°-65°C
ELASTOMERI: idrocolloide reversibile in quanto una volta presa l’ impronta è possibile riutilizzarlo a scopo di rilevare altre impronte. Grazie alla loro facilità di utilizzo,alle loro buone doti di precisione,alla loro stabilità dimensionale e resistenza,gli elastomeri sono i materiali da impronta più utilizzati. Si trovano in vendita sotto forma di due paste (pasta base + catalizzatore in pasta),oppure di una pasta e di un liquido (Pasta base + catalizzatore liquido).
Questi sono i tipi di materiali da impronta più utilizzati,ne esistono altri ad esempio la PASTA DI PARIGI,ormai non più utilizzata per le impronte in quanto realizzata in gesso e quindi troppo rigida,necessitava di essere rotta per rimuoverla dalla bocca del paziente,successivamente ricomporla in laboratorio e in fine colarla. Era un procedimento lungo e complesso per poi ottenere un risultato poco preciso e non conforme alle arcate del paziente

-SVILUPPO DEI MODELLI:

-MODELLO IN GESSO CON MONCONI SEZIONATI

Lo sviluppo dei modelli consiste nel colare nell’ impronta del gesso mischiato nelle giuste proporzioni con acqua. Il tutto va svolto sopra al vibratore,un apparecchio che vibrando permette lo scorrimento omogeneo del gesso nell’ impronta. Esistono varie tipologie di gesso utilizzate per lo sviluppo dei modelli,esse sono:
TIPO 1°: gessi teneri per impronte,molto precisi ed economici ma anche molto fragili. La composizione chimica dei gessi di tipo 1° è per la maggioranza di solfato di calcio emi-idrato beta.
TIPO 2°: gessi teneri per modelli,utilizzati per la realizzazione di modelli studio,e in tutte le lavorazioni che nono richiedono un gesso molto resistente.
La loro composizione chimica è prevalentemente di solfato di calcio emi-idrato beta.
TIPO 3°: gessi duri per modelli,impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione a alla compressione. La loro composizione chimica è di solfato di calcio emi-idrato alfa.
TIPO 4°: gessi extra duri per modelli,sono utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello come arcate antagoniste,monconi,cavità per intarsi ecc…Presentano una composizione chimica di solfato di calcio  emi-idrato alfa modificato.

I VALORI INDICATIVI DEL RAPPORTO DI MISCELAZIONE DEI DIVERSI TIPI DI GESSI
Tipi 1 e 2    45-60 ml. acqua    100g. polvere di gesso
Tipo 3    27-36 ml. acqua    100g. polvere di gesso
Tipo 4    20-25 ml. acqua    100g. polvere di gesso

-GESSATURA IN ARTICOLATORE
L’articolatore è uno strumento in grado di riprodurre i movimenti di apertura,chiusura e lateralità della bocca. Ci sono tre tipologie di articolatori  utilizzate in campo odontotecnico:

-OCCLUSORE: il più semplice ed economico riproduce solo apertura e chiusura delle arcate del paziente,non presenta l’asta rigida simulante la linea mediana.

-ARTICOLATORE A VALORE MEDIO (A.V.M.): riproduce i movimenti  di apertura,chiusura e lateralità con una traslazione di 15° come nella normalità,presenta un’ asta rigida simulante la linea mediana del corpo e il piano occlusale che è un ripiano su cui posizionare il modello superiore prima di ingessarlo.

-ARTICOLATORE A VALORE INDIVIDUALE: presenta le stesse caratteristiche dell’A.V.M. con la differenza che ogni movimento riprodotto può essere misurato individualmente. Per una corrette ingessatura in articolatore bisogna prestare molta attenzione a vari punti fondamentali:
-controllare che la linea delle cuspidi dei molari  sia in linea con il piano occlusale.
-guardare che la linea mediana del modello coincida con l’ asta rigida.
-controllare in rapporto d’ occlusione la classe di Angle.
Quest’ ultima è una classificazione ortodontica composta da tre classi principali. Si riferisce ai soggetti dentali,che classifica principalmente nella tre classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
-NORMO-OCCLUSIONE(o prima classe di Angle),presente nella maggior parte della popolazione: la cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.
PROGENISMO(o seconda classe di Angle): La cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.
-PROGNATISMO(o terza classe di Angle): la cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.

-MODELLAZIONE:
una volta ingessato in articolatore si comincia la modellazione in cera degli elementi dentali,utilizzando la tecnica “goccia a goccia” con strumento e bunsen. Nel laboratorio di scuola ho adottato la tecnica di modellazione “dente a dente” di P. K. Thomas che consiste nel realizzare un’ occlusione tra denti singoli. Il modellato in cera è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico serve per la trasformazione di parti di protesi in metallo o resina,per la modellazione di corone e intarsi,ma in special modo per realizzare la protesi fissa.

Le cere usate per la modellazione sono:
-CERA PER MODELLAZIONE: cera morbida che rammollisce a basse temperature,utilizzata principalmente per modellare la corona dentale. Vengono suddivise in: cere per fusione,cera per placche base,cera per intarsi,cere per ponti e corone

-Cera per fusione: utilizzata per la modellazione parziale o totale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione. Sono composte da un miscuglio di paraffina,cera d’api,carnauba,ceresina,stearina resina Dammer e cere sintetiche. Sono fornite in commercio sotto forma di bastoncini,lastre,coni,perle e in altre varietà di forme.

-Le cere per placche base si dividono in tre categorie:

CERE MORBIDE: impiegate nella modellazione di margini e placche.
CERE CON DUREZZA MEDIA: utilizzate nel confezionamento di basi che andranno provate dal medico nella bocca del paziente.
CERE DURE: hanno lo stesso impiego delle cere medie tranne che per la loro maggior durezza hanno una più elevata temperatura di ammorbidimento.

-Le cere per intarsi si utilizzano appunto,per la modellazione di intarsi mediante due principali sistemi:
metodo diretto = Il medico modella direttamente l’intarsio nel cavo orale,inviandolo poi al laboratorio per la fusione.
metodo indiretto = l’intarsio viene modellato dal tecnico su un modello sviluppato da un’impronta inviata dal medico al laboratorio.

-cere per ponti e corone: sono utilizzate per la modellazione di strutture proteiche. In commercio esistono quattro tipi di tali cere:
-ponti,corone e margini cervicali di corone (chiusure). Queste cere presentano un’elevata stabilità dimensionale durante il raffreddamento.

-Superfici masticanti,cappette e lavori fresati. Queste cere presentano un’elevata durezza per consentire di lavorarle anche con frese da trapano.
-Parti secondarie di lavori fresati.

-ivory wax,cioè cere di colore avorio per superfici vestibolari di ponti e corone in metallo. Esse verranno sostituite dalle resine tramite il procedimento della muffola; anche se non devono essere sottoposte al procedimento di fusione,tali cere presentano le stesse caratteristiche delle loro simili,eccettuata la caratteristica di presentare un colore molto chiaro (bianco o avorio),cosa che permette loro di non macchiare le superfici dello stampo (muffola).

-FASI DI PREPARAZIONE DEL MODELLATO NEL CILINDRO:

La preparazione consiste nel porre il modellato in cera in un cilindro per fusione,si applica al modellato sul punto più voluminoso il perno di fusione,un perno in cera che si trasformerà in un canale di colata dopo la messa nel forno. Il modellato va posto nel cilindro a circa 4 millimetri al di sopra del centro termico (centro del cilindro) questa operazione è molto importante in quanto se le misure non corrispondono la fusione nono riesce. Una volta sistemato il modellato nel cilindro viene colato al suo interno uno speciale prodotto chiamato “massa di rivestimento”. Essa serve oltre che a garantire la forma del modellato in cera dopo la messa nel forno,anche a compensare il fenomeno della dilatazione/contrazione in fase di raffreddamento. Queste operazioni sono rese possibili dai seguenti macchinari:

-MISCELATORE SOTTO VUOTO: che centrifugando per tempi predeterminati impedisce la formazione di bolle d’aria all’ interno del rivestimento. Il miscelatore sotto vuoto che compie l’operazione sopra descritta assomiglia a un’ elettrodomestico  (frullatore) in quanto la sua funzione principale è di far girare molto velocemente la miscela di rivestimento con un più la funzione fondamentale di estrarre tutte le bolle d’ aria che pregiudicherebbero la precisione dell’ opera.

-FORNO: il forno di fusione è un’ apparecchio elettrico di dimensioni contenute che ha la funzione di portare progressivamente il rivestimento contenente il modello di cera a una temperatura che va tra i 650-750°C, consentendo così il completa eliminazione della cera. In questo modo il rivestimento è pronto per ricevere la fusione.

-FASI DI FUSIONE:
-FONDITRICE: la fonditrice utilizzata a scuola è quella a cannello,consiste in un cannello a gas con integrazione di aria compressa che serve per la fusione della lega. Le parti fondamentali della fonditrice sono formate da una sede per il cilindro,da un contrappeso per bilanciare il cilindro in fase di rotazione e da un perno centrale che funge da fulcro. Il trasferimento della lega fusa avviene attraverso il braccio su cui si trova il crogiolo e passa tramite forza centrifuga nel cilindro.
La fusione si può dividere in due fasi: la prima consiste nel fondere la lega metallica nel crogiolo con il cannello, la seconda consiste nel posizionare il cilindro per fusione ( tolto in precedenza dal preriscaldo nel forno) nella fonditrice accanto al crogiolo contenente la lega fusa. Completate queste fasi si può avviare la fonditrice che tramite forza centrifuga trasferisce la lega fusa dal crogiolo al cilindro.

-SMUFFOLATURA DEL CILINDRO:

-MUFFOLA IN GHISA

Lasciato raffreddare il cilindro si passa alla smuffolatura di esso che consiste nel martellarlo ai lati in modo da rompere la massa di rivestimento senza danneggiare il modellato fuso in lega. Una volta estratto dal rivestimento  il modello viene “sabbiato”,cioè tramite una specie di “pistola spara sabbia” gli vengono tolti tutti i residui di rivestimento rendendolo più liscio. Finita la sabbiatura si passa al banco di lavoro dove gli elementi fusi varranno sgrossati e lucidati con micromotore e frese in tungsteno.
-SGROSSATURA: consiste nel rendere liscia e omogenea tutta la superficie coronale del modellato stando bene attento ai punti fondamentali:
-punti di contatto con i denti vicini
-occlusione con i denti antagonisti
-linea del colletto
Per questa operazione vengono utilizzate frese al tungsteno.
-LUCIDATURA: utilizzando delle frese di gomma si rende l’ intera superficie liscia senza neanche i più piccoli dislivelli. Finita questa operazione si passa alla lucidatura vera e propria utilizzando frese a spazzola e un speciale lucidante chiamato sasso marcio

-SALDATURA O BRASATURA:

-SALDATURA DI UNO SCHELETRATO

Si definisce brasatura la congiunzione di due porzioni metalliche,riscaldate con la fiamma del cannello ed unite tramite l’ apporto di saldame. Il saldame è una lega del tutto simile a quella di cui sono composti i pezzi da saldare, tranne che per la temperatura di fusione più bassa in modo che sotto la fiamma del cannello non si fonda l’ intero lavoro.

-PROVVISORIO IN RESINA:

La creazione del provvisorio serve al paziente affinché non rimanga privo di denti durante la realizzazione di quella che sarà la sua protesi definitiva. Essa avviene: prendendo l’ impronta fornita dal clinico, si cola al suo interno l’ impasto nelle giuste quantità di polvere di gesso e acqua per ottenere il modello studio su cui lavorare. Una volta ottenuto il modello lo si isola con isolante gesso-cera per evitare la presa della cera sul gesso. Passato il tempo necessario per l’asciugamento dell’isolante, si inizia la modellazione goccia a goccia utilizzando uno strumento scaldato sul bunsen e della particolare cera bianca per modellazione.  Durante la modellazione è necessario prestare attenzione ad alcuni particolari: la forma dei denti, i punti di contatto, il rapporto di occlusione, i bordi di chiusura e lo spessore che deve essere leggermente più voluminoso. Una volta finita la modellazione in cera dei denti interessati, è necessario applicare un impasto di silicone e pasta indurente  in modo da ottenere un negativo di esse. Questo procedimento prende il nome di mascherina. Indurita la mascherina il modellato in cera viene staccato dal modello in gesso e non serve più.
Il modello in gesso va poi successivamente vaporizzato, lavato e asciugato per evitare che possibili residui, possano compromettere il successivo isolamento. L’isolante utilizzato ora, è  gesso-resina, indispensabile poiché evita che la resina  applicata sul modello in gesso rimanga attaccata. Preparato l’impasto di resina, si riposiziona correttamente sui monconi del modello la mascherina fatta in precedenza e si cola al suo interno il preparato.
Essendo la resina allo stato liquido, deve essere polimerizzata (cotta) con la polimerizzatrice a pressione per circa 10 minuti.
Una volta raggiunta la cottura avremo un modellato fedele alla mascherina e quindi delle facce vestibolari ed occlusali ben definite. Utilizzando il micromotore con frese al tungsteno di tipo grosso o piccolo a seconda della necessità, si sgrosserà la parete interna ovvero le facce palatali o linguali se il modello è inferiore, che verranno rifinite e adattate al modello in gesso.
Utilizzando frese più specifiche come i  dischi di tipo horico si effettueranno delle separazioni tra dente e dente per delimitare i punti di contatto. Una volta finita l’operazione di finitura un modellato in resina va lucidato con spazzola in
Pelo di capra e una particolare lava, leggera e spugnosa che polverizzata è apposta per lucidare. Questa lava si chiama pomice.
La prima fase di lucidatura serve principalmente per rendere liscia il più possibile la protesi provvisoria, togliendo ogni eventuale scalfittura superficiale che potrebbe ferire le gengive del paziente. La seconda fase di lucidatura consiste nel rendere splendente il provvisorio, utilizzando una spazzola in feltro impastata con una pasta lucidante chiamata sidol, per dare alla protesi oltre che funzionalità anche un aspetto migliore

-ARCATA SUPERIORE ED INFERIORE DI UNA PROTESI TOTALE MOBILE  PROVVISORIA IN RESINA
2) ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Grazie all’ iniziativa dalla scuola in particolare dal professor Caceffo che ha promosso il progetto A.S.L.
Sono stato per un periodo di tempo compreso tra il 7 e il 16 gennaio e tra il 2 e il 10 febbraio in un laboratorio odontotecnico dove supervisionato da esperti ho visto e appreso nuove tecniche e affinato quelle di base fornite dalla scuola.

PRIMO GIORNO DI LAVORO

-INCISIVO LATERALE SUPERIORE

Il primo giorno ho modellato in modo approfondito l’ incisivo laterale superire dx e sx in rapporto di occlusione. Dovevo stare attento a vari punti fondamentali per la modellazione: forma conica, punti di contatto, e soprattutto lo spessore vestibolare troppo elevato. Stando attento a questi punti sono riuscito a realizzare degli incisivi laterali decenti, in seguito man mano che ripetevo la modellazione, il risultato migliorava.

SECONDO GIORNO DI LAVORO

-OCCLUSORE

Nel secondo giorno di laboratorio ho ingessato i modelli dati dal  Tutor  sull’occlusore, simile all’A.V.M.  mancante però di piano occlusale, poi una volta sistemati i modelli ho iniziato a modellare con la spatola elettrica e cera verde, l’incisivo centrale, l’incisivo laterale e il canino in occlusione. Non sono riuscito a rispettare la linea occlusale quindi l’occlusione era imperfetta.

TERZO GIORNO DI LAVORO

-ARCATE DENTALI

Su indicazione del Tutor il terzo giorno ho rimodellato l’incisivo centrale, l’incisivo laterale e il canino  che non erano venuti bene il giorno precedente, più il premolare e molare superiore. .Complessivamente mi sembra di essere migliorato rispetto alla modellazione precedente, in particolare sono rimasto soddisfatto dalla riuscita del primo premolare superiore, confortato anche dalla valutazione del tutor.  Nello stesso terzo giorno ho avuto la possibilità di assistere alla fusione in oro-porcellana e in acciaio per la preparazione di un molare superiore e il primo e secondo molare inferiore. La procedura di fusione con la fonditrice ad induzione è stata per me la prima volta che l’ho vista, in quanto a scuola c’è quella a cannello; la fonditrice a induzione consiste in un elettromuffola che contiene il crogiolo in ceramica, la temperatura viene impostata elettronicamente e utilizza onde elettromagnetiche per fondere il metallo, so che la lega di acciaio (E 30)  utilizzata aveva un punto di fusione di 1250 gradi C°. Per quanto ricordo la procedura si è svolta in questo modo:  avvenuta la fusione della lega in un minuto esatto, viene inserito il cilindro preriscaldato in altro forno, quindi  la centrifuga ha “sparato” il metallo dentro il cilindro di fusione che continua a girare per circa trenta secondi poi viene estratto il cilindro  e lasciato raffreddare  per il tempo necessario. Invece per la lega d’oro–porcellana  la procedura rimane sostanzialmente uguale, cambiano i tempi e le temperature  di fusione della lega che sono rispettivamente più basse le prime e più lunghi i secondi.
Il terzo giorno è stato particolarmente intenso in quanto nel pomeriggio ho assistito con grande interesse alla riparazione di una protesi totale mobile, alla quale gli si era staccato un canino, Per aggiustarla l’odontotecnico ha dovuto limare accuratamente attorno alla crepa per eliminare i dislivelli, quindi dopo aver scelto il canino che meglio si adattava alla protesi, lo ha fissato con la resina per protesi. Avvenuto l’indurimento ha proceduto alla rifinitura usando speciali frese al tungsteno e lucidando successivamente con sidol e spazzole al pelo di capra.
Ho assistito pure alla costruzione di un dente in porcellana, ho notato che la cappetta in oro utilizzata come supporto “moncone”, era stata fusa precedentemente, mentre la corona viene realizzata al momento mescolando polveri diverse con i loro appositi liquidi. Queste paste hanno la caratteristica di imitare i due componenti principali del dente che sono: DENTINA E SMALTO. Per ottenere il risultato ottimale, specialmente per quanto concerne il colore, viene spalmata in diversi strati e ad ogni strato segue la cottura in forno.

-CORONE IN ORO CERAMICA

QUARTO GIORNO DI LAVORO
-PROTESI COMBINATA
La cosa più interessante della giornata è stato assistere alla riparazione di una protesi totale mobile che si era spezzata a metà.
Per ripararla l’odontotecnico ha fissato tra loro le due parti con cera collante, le ha poi isolate internamente e vi ha colato all’interno del gesso di tipo terzo, in questo modo ha ottenuto una base fedele alla protesi sulla quale ha potuto lavorare, successivamente ha fresato la protesi lungo la linea di rottura rendendo i due bordi della rottura  più retti possibile , per garantire lo scorrimento omogeneo durante l’applicazione della resina. Una volta indurita ha proceduto alla rifinitura e lucidatura con spazzola al pelo di capra imbevuta di sidol.  L’odontotecnico mi ha descritto la realizzazione di uno scheletrato in cromo cobalto: partendo dal modello in gesso glielo si modella in cera stando molto attenti ai particolari, poi come per gli elementi dentali gli si applicano i perni di colata, quindi viene posto in un cilindro per fusione e viene colata la massa di rivestimento, che impiega circa 15 minuti per indurire , successivamente il tutto viene messo in forno per 45 minuti per eliminare la cera e ottenere così il negativo pronto per la fusione che verrà fatta con la stessa procedura ( a forza centrifuga) il processo nel suo insieme è molto lungo, per cui mi ha spiegato che è più conveniente rivolgersi a laboratori specializzati che fanno esclusivamente questo tipo di fusione.
In questo giorno ho pure modellato un primo molare inferiore in occlusione con un risultato poco incoraggiante, ascoltando i suggerimenti del tutor e facendo mente locale agli insegnamenti ricevuti a scuola, ho ripetuto il lavoro cercando di concentrarmi maggiormente ottenendo così un risultato assai migliore.

QUINTO GIORNO DI LAVORO

-PROTESI INGESSATA

In  questo giorno mi sono dedicato in modo particolare alla ingessatura in articolatore, devo ammettere che nonostante l’impegno ho avuto la necessità di essere aiutato altrimenti avrei combinato molto poco. Mi risulta ancora molto difficile individuare le dosi corrette per ottenere la giusta consistenza del gesso. Successivamente ho assistito alla riparazione di una protesi totale mobile che aveva l’incisivo centrale dx scheggiato sull’ angolo mesiale proprio all’altezza del terzo incisale,per ripararlo ha dovuto rimuovere il dente dal resto della protesi, limando attorno al colletto  e applicarne uno nuovo con le stesse caratteristiche,fissandolo alla protesi con resina per protesi. Poi ho visto la saldatura a cannello del primo e secondo molare sx , per saldare due elementi dentali si usa una lega che ha le stesse caratteristiche  tranne il punto di fusione che è più basso per evitare di fondere o rovinare tutto il lavoro.

SESTO GIORNO DI LAVORO

-PRIMO MOLARE INFERIORE

Ho utilizzato questo giorno per esercitarmi  nella modellazione del primo molare inferiore, ho cercato di renderlo il più fedele possibile al modello, i risultati sono stati abbastanza soddisfacenti  anche se non del tutto ottimali.

SETTIMO GIORNO DI LAVORO

-MOLARE INFERIORE IN CERA BIANCA

Utilizzando la cera yeti bianca ho modellato un primo molare inferiore destro, che è risultato esteticamente molto bello , ma ad una analisi più attenta ho riscontrato  difetti  nelle proporzioni visibili.

OTTAVO GIORNO DI LAVORO

Ho provato a modellare il primo molare inferiore sx  però prendendo spunto dal dente precedentemente fatto dal Tutor , ottenendo buoni risultati soprattutto per quanto riguarda il volume e l’altezza delle cuspidi, dopo ho assistito all’adattamento di un impianto in titanio realizzato  con l’utilizzo della fresatrice, un particolare strumento che attraverso l’utilizzo di frese con punte in cobalto è in grado di modellare il titanio, rendendo gli impianti meno voluminosi nelle zone interessate. Conclusa questa fase si avvita l’impianto al modello in gesso che simula la bocca del paziente, si individuano così eventuali contatti, l’inclinazione dell’impianto, lo spessore e soprattutto l’altezza.

-MODELLI COMPLETI CON DISPOSITIVI IN TITANIO

NONO GIORNO DI LAVORO

-PROTESI TOTALE IN RESINA CON SUPPORTO IN CROMO-CIBALTO

Questo a parer mio è stato uno dei giorni più impegnativi, perché ho modellato il primo e secondo premolare inferiore in occlusione, ho prestato particolare attenzione alla linea delle cuspidi vestibolari, il risultato è stato soddisfacente.

DECIMO GIORNO DI LAVORO

-PONTE SECONDO PREMOLARE,PRIMO E SECONDO MOLARE INFERIORE

Il decimo giorno è stato molto istruttivo, poiché ho realizzato la fusione del ponte del primo e secondo premolare e del primo molare superiore precedentemente modellati a scuola,  ho utilizzato la lega Phanton fornita dalla scuola, la soddisfazione è stata notevole perché il risultato che ho ottenuto  è secondo me oggettivamente buono. Lasciato raffreddare il cilindro per qualche tempo lo si martella per separare la massa di rivestimento dalla fusione ottenuta. Finita questa fase di lavorazione si prosegue con la sabbiatura per pulirla accuratamente. Si rimuovono quindi i perni con particolare trapano dotato di disco separatore e si procede alla finitura con fresatura e lucidatura attraverso una specie di punta con terminale in gomma adatto alla lucidatura. L’ultima operazione consiste nella spazzolatura con “sasso marco”per ottenere un risultato a specchio.

UNDICESIMO GIORNO DI LAVORO

-PRIMO MOLARE FUSO IN LEGA PHANTOM

L’undicesimo giorno è sorto un problema,la cuspide mesio-palatale del primo molare superiore è risultata troppo alta quindi non occludeva con il dente antagonista. Ho provveduto così all’ individuazione del punto anomalo utilizzando delle cartine che rilasciano il colore nei punti da modificare. Ho proceduto successivamente alla fresatura per riportare le misure alle dimensioni corrette,ottenendo così un risultato finale più che accettabile.

DODICESIMO GIORNO DI LAVORO
-CORONE MODELLATE IN CERA

Dopo aver modellato in cera verde per modellazione il primo molare inferiore sx , e vedendo che il risultato era discreto,ho chiesto al tutor se mi permetteva di utilizzare le sue attrezzature per fonderlo usando la lega fornita dalla scuola. Il tutor ha acconsentito e abbiamo così proceduto alla preparazione per la fusione. Dopo precise spiegazioni ho applicato al perno di colata la nutrice: una pallina di cera situata nel punto di giunzione del perno al modellato,in grado di rallentare l’entrata della lega nel preparato. Di seguito ho ripetuto una procedura ormai ben nota che consiste immettere il tutto nel cilindro per fusione, fissare il cilindro alla base  conica con cera collante,colare nel cilindro la massa di rivestimento,aspettare circa quindici minuti che indurisca,porre tutto nel forno per quarantacinque minuti a 700 gradi C°,finita la fase di preriscaldo ho trasferito il cilindro nella fonditrice e azionato la centrifuga per trenta secondi, dopo aver raggiunto la temperatura di fusione della lega phantom.

TREDICESIMO GIORNO DI LAVORO

-EMIARCATA DENTARIA

La mattina del tredicesimo giorno l’ho dedicata alla modellazione di un primo molare inferiore inserito su un modello parziale (emiarcata). Dopo svariati tentativi sono riuscito a posizionare correttamente le tre cuspidi vestibolari in linea con le cuspidi degli altri denti,cosi dopo una rapida varifica dei punti fondamentali (linea del colletto,punti di contatto,altezza cuspidi)l’ho preparato per la fusione in lega Phantom. Una volta effettuata la fusione ho proceduto alla fresatura che non ha richiesto particolare impegno grazie alla buona riuscita della lavorazione precedente. Ho poi proceduto alla lucidatura con frese di gomma e spazzole imbevute di sasso marcio. Questa a mio parere è stato il lavoro meglio riuscito tanto che ho ricevuto complimenti sua dal tutor che dai suoi collaboratori. L’unico piccolo rammarico è stato determinato dalla mancata riuscita dei perni a causa dell’ imprevisto esaurimento lega.

QUATTORDICESIMO GIORNO DI LAVORO

L’ultimo giorno ho provato il ritocco in ceramica di un premolare superiore dx  che è risultato molto più difficile da come sembrava mentre osservavo ferlo dal mio tutor. Mi sono reso conto che per arrivare a livelli qualitativi e professionali accettabili serve un notevole impegno e una continua applicazione e ripetizione delle tecniche apprese con lo studio. Ritengo l’esperienza fatta molto positiva al punto di auspicare che possa essere ripetuta o comunque che vengano effettuate altri momenti formativi con operatori professionali del settore.

-CORONE DENTALI FUSE IN METALLO RESINA

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