Scarica gratuitamente la conferenza del Dott. Miclavez IL DENTE AVVELENATO
apr 10

Anche quest’ anno nella bellissima fiera di Rimini si terrà la Kermesse in campo dentale degli amici di Brugg.

La possibilità di incontro e di acquisto di materiali e macchinari a prezzi vantaggiosi (personalmente due anni fa acquistai lo spettrofotometro SPECTRO SHADE ed un forno per ceramica) sono vantaggi secondari alla possibilità di partecipare a corsi e seminari e workshop sui vari argomenti che interessano gli addetti ai lavori presenti alla rassegna annuale “Amici di Brugg”

Quest’ anno la 53 esima edizione di Amici di Brugg, dal 27 al 29 maggio, presenta anche sessioni specifiche per igieniste ed assistenti dentali: da non perdere per chi ritiene di intraprendere o proseguire negli aggiornamenti, la propria professione.

Di seguito potrete visualizzare il programma completo della rassegna Amici di Brugg, visitando il sito http://www.amicidibrugg.it

DAniele

set 07

Con immenso piacere pubblico un lavoro di catalogazione dei dispositivi ortodontici più usati, e degli accessori, durato diversi mesi!!

La straordinarietà di questa pubblicazione nel campo dell’ ortodonzia sta nel fatto che per ogni dispositivo, ogni arco, ogni vite o molla, trovate la didascalia del “lavoro” svolto da ogni singolo componente con, azione, forza ed intensità applicata all’ arco dentale da ogni singolo accessorio e dipositivo ortodontico.

Ringrazio il collega Bassi Luca, e la sua passione per l’ ortodonzia, perchè senza la sua collaborazione tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Scrivi a:bio.lab@libero.it per ricevere la password che ti permette di vedere il bellissimo documento originale

Daniele

ortodonzia

ago 26

Istituto Professionale di Stato per l’Industria
e l’Artigianato
“Enrico Fermi” Verona

Relazione di laboratorio odontotecnico in tema di
Fusione e Saldatura

Svolta da:
Uberti Elia
Terza A^od
Anno sc. 2008.09

uberti elia

uberti elia

Se desiderate visualizzare la relazione completa di immagini e schemi, cliccate sul link seguente:

relazione-di-uberti-elia


Indice

1.    Esperienza teorica a scuola:
-    Impronte
-    Modelli
-    Gessatura in articolatore
-    Classificazioni di Angle
-    L’articolazione temporo mandibolare
-    Modellazione
-    Fasi di preparazione del cilindro
-    Fusione
-    Smuffolatura fusione
-    Provvisorio in resina

2.    Esperienza pratica in A.S.L
-    Introduzione
-    Sala gessi
-    Modellazione
-    Fusione
-    Resinatura delle faccette estetiche
-    Saldatura
-    Conclusione

Esperienza teorica a scuola

-Impronte.

Con la realizzazione di un’impronta avremo di fronte a noi la rilevazione al “negativo”  della bocca del paziente. Per ottenere un’impronta è necessario posizionare dell’apposita pasta all’interno di un cucchiaio solitamente in acciaio inox, questo cucchiaio verrà premuto all’interno della bocca contro l’arcata interessata.
Per effettuare un’impronta sono necessari diversi tipi di materiali e ognuno di essi ha differenti proprietà, solitamente viene utilizzato l’alginato, una polvere che miscelata con l’acqua ha un tempo di presa molto breve; oppure per un’impronta pressoché perfetta che ci permette di rilevare quasi tutti i dettagli fra cui i sottosquadri si potranno utilizzare gli elastomeri che si presentano in paste che induriscono grazie ad un catalizzatore.

-Gessi.

Per poter avere la vera rappresentazione della bocca del nostro paziente si deve apportare dell’apposito materiale all’interno dell’impronta.
Il materiale più usato per lo sviluppo delle impronte è il gesso in polvere, che mescolato omogeneamente con l’acqua produce una miscela pastosa.
A seconda delle sue proprietà e utilizzi il gesso viene suddiviso in vari tipi:

-Gesso di tipo I, chiamato anche pasta di Parigi viene utilizzato per il fissaggio di parti metalliche.
-Gesso di tipo II, è un gesso tenero, denominato emi-idrato Beta per modelli studio e fissaggio in articolatore.
-Gesso di tipo III, è un gesso duro, denominato emi-idrato Alfa è utilizzato per la colatura di modelli necessari per la realizzazione di protesi totali.
-Gesso di tipo IV, gesso extraduro emi-idrato alfa, è reperibile in varie colorazioni ed è principalmente indicato per la colatura di modelli per protesi fissa.
-Gesso di tipo IV’, utilizzato per modelli di ortodonzia.

Esistono vari metodi di sviluppo che vanno da i più tradizionali ai più tecnologici, il più usato nel campo dell’odontotecnica è il sistema Pindex a moncone sfilabile:
Dopo una attenta valutazione sul tipo di gesso da utilizzare si potrà passare allo sviluppo dell’impronta, processo piuttosto delicato poiché dovremo evitare la formazione di bolle all’interno del gesso. Con l’ausilio di un vibratore potremo quindi far risalire in superficie anche le bolle più insidiose e completato il tempo di presa del gesso potremo rimuovere il modello dall’impronta e grazie alla squadramodelli, macchinario con lama ruvida e tondeggiante con diametro di circa 30 cm, squadrarlo per prepararlo alla foratura. Per il processo di foratura è necessario una foragessi, macchinario che con l’ausilio del laser consente di individuare il punto dove si andrà a forare.
Ovviamente si andrà a forare e quindi ad inserire il perno solo nelle zone interessate e quindi in corrispondenza dei monconi.
Si potrà quindi passare alla realizzazione dello zoccolo: dopo la miscelazione di gesso giallo potremo creare una massa simile ad uno zoccolo dove potremo posizionare il nostro ferro di cavallo ricavato in precedenza. Terminato il tempo di presa si potrà passare alla squadratura di quest’ultimo facendo sempre attenzione in modo da non andare a danneggiare i denti.
Terminata la squadratura si potrà poi procedere con la gessatura in articolatore.

-Gessatura in articolatore.

L’articolatore è uno strumento la cui funzione è quella di riprodurre i movimenti della bocca in modo il più possibile simile alla realtà. Esistono vari tipi di articolatore ma il più usato è l’articolatore A.V.M.
Per assicurare una buona posizione dei modelli in articolatore si dovrà prestare molta attenzione al momento del fissaggio del modello superiore sul piano occlusale con l’ausilio della cera collante. Potremo quindi procedere con la gessatura del modello utilizzando gesso bianco.
Completata la gessatura del modello superiore potremo passare all’inferiore che verrà posizionato in posizione di occlusione rispetto al superiore utilizzando ancora una volta cera collante e quindi effettuare un’altra gessatura.

.

- Classificazioni di Angle

Ovviamente le relazioni tra le due arcate, superiore e inferiore, non è sempre regolare, infatti Angle suddivise l’occlusione in tre classi:

Classe I o normocclusione – Una relazione molare di classe I è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe II o progenismo – Una relazione molare di classe II è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude mesialmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe III o prognatismo – Una relazione molare di classe III è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude distalmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Queste disfunzioni della masticazione sono spesso causate dal malposizionamento dell’osso mandibolare con un conseguente malfunzionamento dell’articolazione temporo mandibolare.

- Articolazione temporo-mandibolare

L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici (apertura, chiusura, protrusione, retrusione) ed asimmetrici (lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici).
Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

- Modellazione
Con la tecnica di modellazione di P.K. Thomas, si procede con la costruzione di tutti i coni delle cuspidi. Si passa quindi alla costruzione delle creste marginali e successivamente si completano i contorni. Completata la modellazione della tavolata occlusale, si può quindi controllare se vi sono precontatti tra i denti antagonisti e terminato questo passaggio andare a realizzare il colletto del dente utilizzando della cera per margini, una cera la cui caratteristica principale è quella di possedere una bassa retrazione termica. Questa tecnica è spesso associata ad una relazione   cuspide-fossa, in cui la cuspide funzionale si inserisce nella fossa occlusale del dente antagonista dando origine ad una elazione di tipo “dente a dente”.

- Fasi di preparazione del cilindro

Terminato il processo di modellazione in cera si potrà passare alla preparazione alla fusione e grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.
Si potrà quindi posizionare il modellato sulla base conica e creare uno spazio tra cilindro e rivestimento con l’ausilio un foglietto di amianto posizionato aderentemente al bordo e bloccato con della cera.
Completata la preparazione del cilindro si potrà quindi procedere con la colatura del rivestimento utilizzando il miscelatore sottovuoto..

- Fusione

Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e con l’ausilio del cannello si aumenterà la temperatura della lega fino a raggiungere uno stato liquido simile ad un “occhio di bue”. Rimuoveremo quindi il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

La funzione del forno di preriscaldo è quella di sottoporre calore al cilindro, bruciare la lega e consentire l’espansione alla massa di rivestimento.

La funzione della macchina a centrifuga è quella di iniettare la lega fusa all’interno del rivestimento con l’ausilio di un braccio meccanico che ruotando spinge la lega per forza centrifuga

- Smuffolatura della fusione

Completato il raffreddamento del cilindro si potrà procedere con la rottura del cilindro aiutandoci con un martello; e con un macchinario chiamato sabbiatrice eliminare gli ultimi residui di rivestimento e ossidi, potremo dunque procedere con la sgrossatura al banco utilizzando il manipolo, la prova su articolatore ed in fine la lucidatura.

- Provvisorio in resina

In attesa della realizzazione di una protesi definitiva si deve dare al paziente la possibilità di mangiare, ecco che interviene l’utilizzo del provvisorio in resina.
Innanzitutto si deve procedere con la modellazione in cera del dente o dei denti mancanti, poi si passa alla realizzazione della mascherina in silicone, il quale si indurisce se gli viene addizionato della pasta catalizzatore. Dopo aver creato una specie di “salsicciotto”, esso viene adattato al modello nella parte interessata e lasciato riposare fino al completo indurimento.
Terminato l’indurimento si potrà procedere con la colatura della resina a freddo nello spazio che intercorre tra la mascherina e il modello e creando una specie di “riserva” nella parte linguale del modello; il tutto non potrà essere effettuato se prima non si avrà isolato con dell’isolante UNIFUL che consentirà l’estrazione del provvisorio senza danneggiare i monconi. Si potrà quindi procedere con la cottura della resina immersa in acqua distillata all’interno della polimerizzatrice. Completata la cottura si potranno rimuovere dal modello mascherina e provvisorio e dopo un’attenta valutazione alla ricerca di imperfezioni si potrà procedere con la sgrossatura al banco, la lucidatura con pietra pomice e spazzola e lucidatura finale utilizzando Sidol.

Esperienza pratica in A.S.L.

La funzione principale di questo stage è stata quella di integrare la nostra persona nel mondo del lavoro; ad essa si associano il miglioramento e la finalizzazione delle nostre tecniche di lavoro
in modo tale da raggiungere un livello sufficientemente adatto per lo svolgimento del lavoro dell’odontotecnico. In questi 15 giorni ho saputo sentirmi parte di una società di lavoratori che agiscono non solo a scopo di lucro ma anche per il bene fisico e psicologico di coloro che per qualche motivo si rivolgono ad uno studio dentistico e di conseguenza ad uno studio odontotecnico.
Per bene fisico e psicologico si intende lo studio e l’applicazione di metodi più adatti per ridare ad una persona la capacità di nutrirsi e di sentirsi a proprio agio all’interno della società.

-Sala gessi
E’ la formazione di base di un odontotecnico, una volta acquisita la padronanza del gesso si potrà realizzare qualunque cosa con esso. È necessario quindi conoscerne ogni sua proprietà in modo tale da riuscire a sfruttare a nostro favore i tempi di presa e le percentuali gesso/acqua.
Dopo l’arrivo in studio di un impronta su cucchiaio si dovrà riprodurre la bocca del paziente colandovi all’interno del gesso giallo emi-idrato alfa e rimosso una volta terminato il tempo di presa. Squadrato il modello si effettueranno dei fori in corrispondenza dei monconi per poi applicarvi dei perni che aiuteranno per la rimozione e il riposizionamento di quest’ultimi una volta colato lo zoccolo e segato in corrispondenza dei monconi. Si potrà quindi passare alla radiatura dei monconi in modo tale da creare il giusto limite marginale da rispettare durante la modellazione.

PRIMA                                                                    DOPO

-Modellazione
Per ottenere un buon risultato finale è di primaria importanza compiere una buona modellazione degli elementi mancanti tenendo sempre conto che un modellato preciso consentirà di ridurre i tempi di sgrossatura del metallo
Nella creazione dei nostri elementi saremo aiutati da una serie di cere che verranno utilizzate a seconda delle nostre necessità; la cera verde per esempio è una cera molto morbida e facile da utilizzare e mi è stata consigliata per la realizzazione delle cappette, mentre altre cere, più secche e precise, sono adatte per la totale modellazione del dente.
Alla fine del lavoro ci sarà utile estrarre il modellato dai monconi, quindi nella prima fase della modellazione dovremo utilizzare dell’isolit, una sostanza che impedisce al gesso di assorbire una parte di cera; quindi potremo iniziare a modellare la parte edentula del modello. Completata la modellazione si controllerà l’occlusione e si controlleranno tutti i precontatti.

-Fusione
Grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.

Si passa quindi al fissaggio dell’estremità dei canali di colata alla base conica, posizionamento del foglietto di amianto e alla colata della massa di rivestimento miscelata in precedenza con l’aiuto del miscelatore sottovuoto.
Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e grazie all’induzione la fusione della lega potrà essere effettuata senza l’ausilio del cannello, e quando la lega raggiungerà uno stato liquido simile ad un “occhio di bue” rimuoveremo il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

-Resinatura delle faccette estetiche
Onde evitare un eventuale trasparenza delle resine e quindi della possibile visibilità della lega sottostante procederemo con la stesura di un sottile strato di opacizzante sulla parte vestibolare del dente e alla cottura in acqua distillata a 120°C per circa 8/10 minuti.
Terminata la cottura potremo stendere lo strato di dentina e subito dopo un sottile strato di smalto per conferire al dente una sfumatura graduale del colore e prima di cuocere la resina stenderemo uno strato di indurente.
Procederemo allora con una seconda cottura a 120° per circa 8/10 minuti.
Dopo la cottura la resina si presenterà ruvida e opaca, ma con la sgrossatura e la lucidatura renderemo la resinatura praticamente uguale ad un dente naturale.

Prima                                                                       Dopo

-Saldatura
La saldatura o meglio dire Brasatura consiste nell’unione di due parti metalliche riscaldate e unite con del saldame.
Per iniziare dovremo trovare la giusta posizione dei denti nei rispettivi monconi(figura 1) per poi unire le due parti da saldare con un’asta e della resina a freddo, dopodichè, con della cera andremo a coprire i punti da saldare in modo tale da impedire al rivestimento di ostruire la fessura.(figura 2)

(Figura 1)    (figura 2)

Dopo aver rimosso dalla base in gesso l’elemento, si procede con la creazione di un nuovo zoccolo utilizzando però del materiale da rivestimento.

Dopo tale procedimento potremo iniziare il vero e proprio processo di saldatura:
Con un cannello alimentato a gas botano e ossigeno cercheremo di aumentare la temperatura della lega per migliorare l’unione tra le due parti quindi, dopo aver aggiunto del fluidificante nel punto da saldare si procederà con l’apporto di un metallo con temperatura di fusione più basso di quello del nostro elemento in lega in modo da non modificare le caratteristiche anatomiche dei denti.
Un metodo molto efficace è quello di disegnare una linea oltre la quale il saldame non dovrà andare con una matita, e grazie alla proprietà della grafite di resistere alle alte temperature il materiale fuso sarà vincolato a percorrere una sola direzione.

Terminata la saldatura verrà verificato se il nostro elemento calza perfettamente nel modello iniziale, e se sarà così si procederà con la sgrossatura della parte saldata e la totale lucidatura della protesi.

Conclusione

Questi vari argomenti trattati nel mio cammino di Alternanza Scuola-Lavoro sono stati per me l’approfondimento di ciò che ho imparato a scuola dandomi soddisfazioni sempre più grandi ogni volta che un lavoro veniva terminato; posso quindi affermare che per me questa è stata un’esperienza molto importante non solo perché ho conosciuto delle persone che hanno saputo darmi lezioni di vita, ma anche perché mi ha consentito di conoscere il mondo del lavoro, migliorare la mia preparazione e la mia manualità, e in particolare farmi rendere conto se questo sarà oppure no il lavoro che un domani mi aiuterà a costruirmi una vita.

ago 15

Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato
Relazione in tema di Fusione e Saldatura.
•    ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA
•    ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA-SCUOLA LAVORO
A.S2008/2009
3A OD
VERDES LARISA-ELENA

verdes larissa

verdes larissa

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relazione-di-verdes-larisa

INDICE
•    Esperienza teorica a scuola
-introduzione
-impronte
-sviluppo dei modelli
-gessatura in articolatore
-modellazione
-preparazione del cilindro
-fasi di fusione
-smuffolatura della fusione
-saldatura o brasatura
-provvisorio in resina
•    Esperienza pratica in alternanza scuola-lavoro
-introduzione
-fusione e saldatura
-faccette estetiche
-provvisorio di prelimatura
-riparazione semplice di una protesi totale mobile
-commento personale
    ESPERIENZA TEORICA ACUOLA
Introduzione
Quest’anno la mia classe 3 ^A od  assieme al professor Caceffo Nicola abbiamo trattato il tema di fusione e saldatura per la protesi fissa(in odontotecnica),iniziando dall’impronta e arrivando alla rifinitura  e lucidatura della fusione.

FUSIONE E SALDATURA
L’IMPRONTA .

L’impronta è il negativo della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli. L’impronta permette all’odontotecnico  di trarre una serie di informazioni in merito alla situazione odontoiatrica del paziente. Essa viene presa dall’odontoiatra,disinfettata poi dall’odontotecnico per evitare di contagiare eventuali malattie per poi passare allo sviluppo dei modelli .i materiali da impronta sono molto vari per composizione e proprietà e vengono utilizzati prevalentemente dall’odontoiatra

Materiali da impronta:
alginato : viene ricavato da un alga marina di colore rosso. E da svilupparsi in brevi tempi a causa della facile vaporizzazione dell’acqua di miscelazione. Indurisce in circa 2 minuti.
-Materiali termoplastici :resine,cere,gomme,ecc. Rammolliscono in acqua a 55°-65°.
-pasta a ossido di zinco ed eugenolo:(80°zinco,50°di eugenolo).
SVILUPPO DEI MODELLI.
Esistono diversi sistemi di preparazione delle impronte ,ognuno per le diverse preparazioni protesiche di sviluppo dei modelli.
Sistema pindex:

-si sviluppa la prima parte dell’impronta con gesso di tipo 4,
-a gesso indurito si sfila l’arcata sviluppata e la si squadra per metterla in piano,
-con la forra-gessi si pratica  un foro in direzione del moncone,
-nel foro si applica un perno in ottone incollato con cianocrilato ,
-si applica sulla punta del perno una goccia di cera spia,
-si cola altro gesso di tipo 3 per lo zoccolo,a gesso indurito si squadra lo zoccolo,
-quando il modello sarà asciutto con un seghetto molto fine si taglia la sezione interessata.
Perno a spillo:

-i perni a spillo vengono collocati direttamente all’interno dell’impronta
-si fa una doppia colata di gesso
- si isola la sezione interessata al taglio e poi si separa.
Basette in plastica performate:
Questo procedimento consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire  con lo stesso gesso  la base performata,ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto in plastica.

In questo caso il modello viene sviluppato per duplicazione,uno per la protesi fissa ed uno per il provvisorio. I gessi possono essere di vario tipo:
1.    Gessi teneri per impronta costituiti, dal solfato di calcio emi-idrato. Sono molto fragili.
2.    Gessi teneri per modelli composti dal solfato di calcio emi-idrato beta. Servono nella realizzazione di modelli studio.
3.    Gessi duri per modelli composti dal solfato di calcio emi-idrato alfa. Sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale.
4.    Gessi extra duri per modelli costituiti dal solfato di calcio emi-idrato alfa modificato. Sono utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello.

Capette:

Le capette vengono realizzate tramite stampaggio e vengono poi tagliate con forbici oppure con micromotore e frese.
Attrezzature utilizzate: squadra modelli,miscelatore sottovuoto e vibratore.
Squadra modelli:

Miscelatore sottovuoto:

E un apparecchiatura per la lavorazione dei rivestimenti per cilindri e gessi.E costituito  da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente suppoartndo tutte le parti essenziali,console di comando,piano vibrante,tazze di mescolazione e coperchio con spatola.
GESSATURA IN ARTICOLATORE

L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare. I due modelli vengono inseriti sul articolatore per riprodurre i rapporti esistenti nella realtà tra l’arcata dentale superiore ed inferiore. Ingessando l’articolatore si individua la classe di appartenenza del paziente.
Le classi possono essere 3 e sono chiamate di angle.
1.     la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. NORMO-OCCLUSIONE.
2.     La cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. PROGENISMO.

3.    La cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. PROGNATISMO.

Esistono diversi tipi di articolatore. Il più utilizzato attualmente è l’articolatore a valore medio. Questo articolatore riproduce i movimenti di apertura-chiusura e lateralità. Il movimento laterale è detto a valore medio quando l’escursione del condilo è all’interno della fossa glenoide (in basso e laterale fra dx e sx di 15°) . Un altro tipo di articolatore è l’oclusore il quale consente i movimenti verticali a cerniera ma non quelli laterali tra le arcate.

CERE DI REGISTRAZIONE
La cere di registrazione vengono utilizzate adattandole alle basi di prova o per registrare i rapporti tra le arcate. Sono fornite in varie durezze a seconda delle necessita, e in varie forme:lastre,in barre diritte o sgommate.

MODELLAZIONE PER PROTESI FISSA
Dopo che il gesso si è indurito e dopo aver realizzato le capette in plastica utilizzando la macchina per stampaggio, si procede con la modellazione degli elementi mancanti secondo il metodo P.K.Thomas, detto anche “dente a dente”.
Questa tecnica consiste nell’aggiungere cera poco a poco finché il dente viene costruito e viene detta “goccia a goccia”.
Rispettando i parametri generali come bordo di chiusura(lama di coltello), spessore non inferiore a 3mm, elemento ponte a becco di flauto, ecc.
Finita la modellazione si passa alla scavatura delle facce vestibolari (l’elemento a ponte scavato a cassetta). Sempre sulle facce vestibolari si applica l’adesivo e le palline ritentive necessarie per l’adesione della parte estetica.
CERE

Naturali:di origine minerale:paraffina,cere microcristalline,ozocherite,ceresina e montana.
Di origine animale:cera d’api.
Di origine vegetale:cera carnauba,cera candelilla.
Artificiali o sintetiche:sono prodotte industrialmente. Sono le sole che posseggono caratteristiche fisiche controllabili ad  un elevato grado di purezza. Vengono utilizzante in odontoiatria come plastificanti.

PREPARAZIONE DEL CILINDRO

I cilindri possono essere di 3 tipi:
1.    cilindro in metallo funge da contenitore a rivestimento anche dopo l’indurimento e durante tutte le successive operazioni di fusioni. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, questo tale cilindro viene rivestito di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido. Inoltre il cilindro in metallo ha una buona termosticità:le pareti metalliche consentono infatti durante la fusione il mantenimento della temperatura raggiunta in forno.
2) cilindro in plastica, silicone o gomma. Svolge una funzione “boxaggio”. Durante le operazioni di colata e presa di rivestimento. Grazie alla loro elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Non potendo essere introdotti in forno dove sarebbero distrutti dal calore devono essere separate dal rivestimento appena terminata la fase di presa di quest’ultimo.
Per la preparazione del cilindro si procede nel seguente modo: viene utilizzato il cilindro in metallo. Dopo aver applicato il foglio di materiale sintetico morbido il quale viene bagnato con acqua si fissa sulla base conica i perni di colata, i quali a loro volta vengono fissate sulla parte più voluminosa degli elementi. Sulla stessa viene spruzzato un riduttore di tensione superficiale in modo che il rivestimento possa scorrere meglio. Preparato il rivestimento con 16,5 ml di acqua,8ml di soluzione e 100 gr di polvere si cola il rivestimento inizialmente riempiendo le corone e poi tutti il cilindro. Si aspetta finché questo abbia fatto presa,si toglie la base conica e si inizia il procedimento di fusione.
IL CENTRO TERMICO:E  la zona che refredda per ultima. Il manufatto in cera deve essere al di sopra del centro termico,rimanendo tuttavia al de sotto della sommita della massa raffretaria.

FUSIONE

Questa tecnica è detta fusione “a cera persa” perché durante il riscaldamento in forno del cilindro la cera si scioglie e rimane l’esatta forma dei modellati e dove c’era il perno si forma il canale di colata da dove entrerà poi la lega.
Prima di tutto si pesa il metallo. Si pesa il corpo in cera,moltiplicando poi questa misura per il peso specifico della lega utilizzata. In questo modo si ha il peso del metallo da fondere.
Si procede con la fusione della lega nel crogiolo. Una volta inserito anche il cilindro si dà il via alla centrifuga della fonditrice.

Attrezzature utilizzate:forno , fonditrice e sabbiatrice.
Forno

Serve per il preriscaldo dei cilindri di qualunque dimensione,confezionati con qualsiasi tipo di rivestimento utilizzato nei laboratori odontotecnici. Possono essere dotati di aspiratori per l’estrazione dei fumi dalla camere di riscaldo;il funzionamento degli aspiratori,può essere controllato direttamente dal pannello  di controllo.

Precauzioni:
-Alcuni materiali utilizzati per la confezione dei preformati ,possono generare dei vapori ad altissima attività chimica nei confronti delle leghe che costituiscono le resistenze
-Assicurarsi che l’impianto sia dotato di dispositivo salvavita.

Fonditrice

e

La fonditrice elettrica per leghe viene utilizzata in campo odontotecnico. Il suo scopo è quello di fondere la lega posta in un apposito crogiuolo ed una volta liquida iniettarla in uno stampo di forma cilindrica precedentemente confezionato.
Precauzioni:
-Indossare gli occhiali scuri in dotazione. La luce emessa dai metalli in fusione potrebbe arrecare danni alla vista.
-La macchina deve sempre poggiare sui suoi piedini.

Sabbiatrice

E composta da una camera di lavoro con un proiettore a riciclo di abrasivo per la sgrossatura e de due moduli per micropolveri.Con la sabbiatrice è possibile asportare il rivestimento e le ossidazioni di fusione su qualsiasi metalli normalmente in uso nel settore Odontotecnico.

SMUFFOLATURA DELLA FUSIONE

La rimozione del rivestimento avviene a cilindro raffreddato. Per la rimozione del rivestimento si utilizza un coltello da gesso. Si sabbia la fusione per rimuovere residui attaccati al metallo. La sabbia utilizzata è a base di biossido di alluminio che oltre a rimuovere il rivestimento toglie l’ossido superficiale. Successivamente si tolgono le spine di colata con un disco separatore. Si sgrossa con frese tung-steno, argentate ed in acciaio sottile per la rifinitura. Gli elementi vengono lucidate con spazzola in pelo di capra e sasso marcio, poi con pasta lucidante e spazzola in pelle.

SALDATURA

Dopo aver fissato gli elementi con resina autopolimerizzante, si prepara il rivestimento per saldatura (20g di polvere e 5,4 di acqua). Si cola un po’ del rivestimento nelle corone e con il materiale rimanente si crea un blocchetto all’interno del quale si posiziona il ponte(2-3 mm). Si scalda il rivestimento nel forno e poi continuando a scaldare con il cannello si aggiungono i pezzi di metallo necessari per la saldatura del ponte. Una volta saldato e sabbiato il ponte, viene sgrossato con frese tung-steno, argentate ed in acciaio sottile per la rifinitura. Gli elementi vengono lucidate con spazzola in pelo di capra e sasso marcio, poi con pasta lucidante e spazzola in pelle.

PROVVISORIO

Gli elementi vengono modellati ricercando in modo particolare la simmetria. Questi vengono modellati di dimensioni leggermente superiori alla norma. Inoltre , al fine di conferire maggiore robustezza al manufatto vengono resi più spessi i punti di contatto. Sui denti viene realizzata una mascherina in silicone da laboratorio. Eliminata la cera con immersione in acqua bollente,l’impronta viene separata dal modello ed entrambi vengono sgrassati tramite vaporizzatrice. Per estrarre il provvisorio senza deteriorare il modello sottostante la superficie dei monconi viene rivestita, da un sottile strato di cera bianca. Si isola il modello con isolante gesso-resina. La stratificazione delle diverse masse di resina (colletto, dentina e smalto) avviene in un’unica stesura consentendo di eseguire una sola cottura. La massa smalto viene quindi depositata nelle zone vestibolari della mascherina specie nelle zone incisali e in misura ridotta nei canini; si colloca poi la massa del colletto nelle zone cervicali. La mascherina viene cotta di massa dentina. A questo punto si cuoce il tutto. Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, e, levato il provvisorio si possono vaporizzare entrambi. Le frese normalmente utilizzate per la sgrossatura sono: fresone in metallo, disco horico, punte metalliche al tung-steno. Tramite la pulitrice il provvisorio viene quindi lucidato , da prima con pomice in polvere miscelata con acqua e poi con pasta lucidante.

•    ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA-SCUOLA-LAVORO
INTRODUZIONE:
Alla mia classe 3^ A Od. Quest’anno è stata data la possibilità di vivere  un’esperienza davvero interessante ed utile.
Ognuno di noi è stato mandato in un laboratorio odontotecnico dove abbiamo avuto la possibilità di conoscere il mondo del lavoro (personalmente sono stata mandata nel laboratorio  Rizzi di Via Roveggia N°6  di Verona).
Nel periodo di Alternanza Scuola-Lavoro l’argomento principale che abbiamo svolto è stato quello di fusione e saldatura. Il tempo complessivo per il lavoro è stato di 15 giorni.
Oltre a questo argomento io come tutti i miei compagni abbiamo visto e partecipato ad altri lavori.

FACCETTE ESTETICHE

Sulle facce vestibolari si mette l’opaco e si applica uno primo strato di dentina. Si dà una prima cottura,poi si aggiunge lo smalto e si dà un’altra cottura. Infine si dà un’altra cottura di circa 4 minuti. Si finisce con le frese, e si lucida con pasta lucidante e spazzola in pelle.

Oltre all’argomento fusione e saldatura io come tutti i miei compagni ho avuto la possibilità di osservare e di partecipare ad altre attività come provvisorio di prelimatura, messa in muffola per bite e riparazioni semplici di una protesi totale.

PROVVISORIO DI PRELIMATURA

•    sviluppo dell’impronta
•    duplicazione del modello
•    montaggio in articolatore
•    ceratura degli elementi interessati
Si crea una mascherina in silicone una per il controllo limatura ed una per la colata della resina.
•    limatura dei denti
•    isolamento del modello
•    colatura della resina (primo strato dentina)
•    limatura della dentina
•    colatura dello smalto
•    sgrossatura e rifinitura del provvisorio controllando in articolatore punti di contatto occlusione e lateralità.

RIPARAZIONE DI UNA PROTESI SEMPLICE

La protesi alla cui riparazione ho avuto il piacere di partecipare era stata rotta o spaccata in due.
-Si unisce le due parti, si fanno combaciare con cianocrilato e si esegue una base della protesi in silicone duro
- si seziona di nuovo la protesi, si irruvidisce e si creano le ritenzioni.
- Si riposizionano correttamente sulla basi, si inumidiscono con il monomero, si prosegue alla colatura della resina, infine si mette a cuocere a 45°,
- si rifinisce e si lucida.

COMMENTO PERSONALE
Per me questa esperienza è stata un’esperienza molto interessante.Ho avuto modo di conoscere il mondo del lavoro e a mettere alla prova le mie conoscenze e le mie capacità .E’ una cosa molto utile soprattutto per chi non ha mai visto un laboratorio odontotecnico. Spero che altre persone come me avranno la mia stessa possibilità di approfondire in questo campo perché è molto importante dal punto di vista professionale, sia per una crescita personale.

lug 25

Verona 06/03/2009

ISTITUTO PROFESSIONALE
DI
STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” Verona

RELAZIONE IN TEMA
DI
FUSIONE E SALDATURA

•        ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

•        ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Rivero Gilda

gilda rivero
gilda rivero

Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie e schemi, cliccate sul seguente link:

relazione-di-rivero-gilda

Classe 3ª A OD.
ANNO SCOLASTICO 2008/2009

ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

Introduzione:
L’obbiettivo finale del programma di terza, inerente al laboratorio di odontotecnica,
è la costruzione di una protesi fissa, una corona weener per la sostituzione di parti
mancanti in odontotecnica.
La fusione e saldatura è una parte fondamentale di questi lavori.

Impronte:
L’impronta è il negativo della forma della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli,
così da permettere l’odontotecnico di trarre una serie di informazioni, il più possibile attendibili in
merito alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale allo stato “pastoso”, in un particolare strumento,
chiamato portaimpronte, che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo orale della zona interessata.
I materiali utilizzati sono molto vari per composizione e proprietà e vengono utilizzati
dall’odontoiatra. Si deve inoltre osservare prima dell’utilizzo in laboratorio, la procedura di disinfezione
e pulizia di ogni impronta pervenuta dallo studio, questo passaggio oltre che per
comprensibili motivi di igiene e di sicurezza, rappresenta anche un obbligo di legge.

Pasta di Parigi o gesso da impronta
Attualmente l’uso del gesso da impronta è strettamente limitato alla messa a punto di modelli di
posizione per l’esecuzione di saldature di elementi protesici. Per lungo tempo è stato utilizzato
anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse
dovevano essere dapprima “rotte” per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi ricomposte
scrupolosamente in laboratorio prima della colatura: un processo lungo e complesso, al termine
del quale si potevano riscontrare imprecisione nei modelli finiti.

Alginati o idrocolloidi irreversibili
L’alginato è un materiale in polvere, addizionato all’acqua in dosi opportune si trasforma in un
pasta che, inserita nel portaimpronte e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,
indurisce in circa due minuti. Una volta utilizzato l’alginato è irreversibile. Soggetto a contrazione
dimensionale dovuta al rilascio di acqua, deve essere trasportato in minor tempo possibile.
Impiegato per la realizzazione di modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi
ortodontici, per la costruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o
dell’arcata antagonista e quella sulla quale si lavora.

Elastomeri
Per facilità di utilizzo, buone doti di precisione, stabilità dimensionale e resistenza, gli elastomeri
sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più largamente utilizzati. Per la rilevazione della
medesime impronta generalmente vengono utilizzate due masse di diversa viscosità:si prendono
due impronta con due paste diverse, la prima serve per la struttura del cavo orale, la seconda
impronta più dettagliata che consente anche ai più piccoli dettagli del cavo orale. A differenza
degli idrocolloidi , le due paste degli elastomeri possono essere utilizzate sia contemporaneamente,
sia, come spesso accade, in due passaggi successivi.
La loro caratteristica meccanica più significativa è l’elasticità.

Sviluppo dei modelli
Colando un materiale di estrema precisione all’interno del calco così ottenuto si ottiene il modello:
esso fornisce al laboratorio odontotecnico l’esatta riproduzione “in positivo” della bocca del
paziente. Tale operazione si chiama sviluppo dell’impronta o colatura del modello.
I materiali più comunemente usati per lo sviluppo delle impronte sono il gesso e le resine, nei loro
vari tipi, a seconda del lavoro che si intende svolgere e del modello che si desidera ottenere.

Il gesso
Il gesso è il componente basilare delle lavorazioni odontotecniche, il gesso è reperibile in natura in grandi giacimenti, dai quali viene estratto dalle cave di pietra, inseguito viene portato nelle raffinerie dove lo espongono a temperature molto alte tra i 110°-120°C, per togliere tutta l’acqua. In seguito viene macinato e così si trasforma in fosfato di calcio emi-idrato poi viene confezionato e venduto.
Il processo di macinazione e riscaldamento viene detto calcificazione, ridotto in polvere può essere miscelato con acqua, assumendo così l consistenza di una pasta modellabile, che con il tempo indurisce e torna solida.
In base alle specifiche caratteristiche i gessi sono stati classificati in quattro categorie dette tipi:
-tipo I: gessi teneri per impronte o gessi di Parigi per impronte.
-tipo II: gessi teneri per modelli o gessi di Parigi per modelli.
-tipo III: gessi duri per modelli, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in
tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione e alla comprensione.
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella
realizzazione delle superfici di lavoro del modello, arcate antagoniste, elementi preparati (monconi, cavità per intarsi ecc.).

Rapporto di miscelazione
La durezza del gesso cambia con la quantità di acqua che viene aggiunta alla miscelazione, che è indicata dalle case produttrici.
Valori indicativi dei rapporti di miscelazione del gesso:

Tipo 1-2     45-60 ml acqua    100 g polvere
Tipo 3    27- 36 ml acqua    100 g polvere
Tipo 4    20-25 mi acqua    100 g polvere

Sistema di sviluppo delle impronta
Lo sviluppo dei modelli viene effettuato in modo classico, manualmente,in questo caso per evitare
l’inclusione di bolle d’aria viene usto un vibratore. La colatura del modello si effettua sul vibratore,
che viene distribuito mediante una piccola spatola o un pennellino.
La rimozione del modello dall’impronta deve avvenire non prima di 45-60 minuti, che è il tempo
necessario per il totale indurimento del gesso.
Questo dopo essere stato tolto dall’impronta deve essere rifinito mediante squadratura,
operazione che si compie con l’aiuto della squadramodelli.
Ma nel nostro caso che nel quale utilizziamo una basetta preformata, la colatura del modello
consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la
base preformata, ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto
plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la fase di presa. Tale
operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive
lavorazioni. Una volta indurito il modello esso verrà seghettato con un seghetto a mano, così da
permettere lo sfilamento delle parti trattate (monconi, e successivamente si procederà alla
preparazione del moncone.

Apparecchiature:
Vibratore: è una macchina che producendo una più o meno leggera vibrazione in un piano
d’appoggio, facilità, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di
rivestimento.

Squadramodelli: è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una molla, che serve a rendere
piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e
che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.

Gessatura in articolatore
Il modello squadrato e rifinito viene posizionato sul piano occlusale e fissato con cera collante, inoltre, prima della gessatura, bisogna verificare che tutte le viti dell’articolatore siano ben serrate.
Nella fase di gessatura, per compensare la distanza tra la piastrina dell’articolatore e la base del modello, si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branchia superiore. Il materiale in eccesso viene eliminato con un coltello da gesso.
A questo punto il modello superiore è montato secondo i cannoni prefissati.
La seconda fase prevede la gessatura del modello inferiore, questo viene posizionato in articolazione con il modello superiore, una volta trovata la giusta occlusione vengono fissati con la cera collante e si procede alla gessatura. Per gessare il modello inferiore si utilizza la stessa tecnica utilizzata con il superiore.
Per la gessatura si consiglia di usare gessi con bassissima espansione di presa (circa 0,02%).  A gessatura completata, tutti i residui di cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina e, se necessario, di acqua bollente o vaporizzatrice.

Articolatori
L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile
imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare, riproducendo la posizione
dell’ATM. I due modelli, superiore e inferiore, vengono inseriti sull’articolatore per riprodurre i
rapporti esistenti nella realtà, tra l’arcata dentaria superiore e quella inferiore del paziente.
Oggi esistono infinite varietà di articolatori, suddivisi in base alle proprietà di regolazione e alla
capacità di rilevare le informazioni.
La classificazione più utile dal punto di vista didattico e nello stesso tempo più semplice, è quella
che distingue gli articolatori in 4 classi:
1 classe: occlusori
riproducono il solo movimento di apertura e chiusura a cerniera (sono stati abbandonati da
tempo).
2 classe: articolatore a valore medio
sono dotati di un’asta incisiva anteriormente ai modelli a placchetta incisale, in modo da
mantenere stabile la dimensione verticale. Sono dotati inoltre di lateralità (20°-25° di Bennett)
3 classe: articolatori semiadattabili o semiregolabili
riproducono la protusività e i movimenti di lateralità,
4 classe: articolatori a valore individuale
tipici articolatori in grado di ricevere il pantografo ed analizzare i programmi dei vari movimenti,
nella loro completezza e nei tre piani dello spazio. Sono sicuramente gli articolatori più esatti.

Cere di masticazione
Le cere per impronte si suddividono in cere per registrazioni e cere per impronta.
Le cere per registrazione possono essere fornite in lastre, in barre diritte o sagomate. Vengono
utilizzate adattandole in basi di prova, o per registrare i rapporti tra le arcate. Sono fornite in varie
durezze a seconda della necessità e della composizione morbida, media e dura.
Le cere per impronta sono utili per rilevare alcuni particolari delle impronte, quali i bordi. Sono utili
al clinico per rendere più precisi i portaimpronte.

Articolazione tempero mandibolare
L’articolazione temporo-mandibolare è l’articolazione più complessa del corpo umano.
Essa è una bicondiliartrosi cioè una articolazione dotata di ampia mobilità che impegna due
strutture articolari. Il condilo mandibolare è la cavità glenoidea del condilo temporale.
Queste due strutture non avrebbero la possibilità di articolarsi se tra essi non fosse interposto il
menisco o disco articolare. È composto da tessuto fibroso ed elastico. Ha una forma  di lente
leggermente conca in mezzo.
L’osso mandibolare e temporale si articolano tra loro attraverso il menisco. Le superfici delle ossa
articolari (mandibolare, temporale e menisco) sono mantenuti tra loro per mezzo di una capsula
articolare, la capsula è inserita a livello temporale ed è dotata di legamenti, quello
sfeno-mandibolare; stilo-mandibolare; pterigo-mandibolare. La capsula è rivestita da siero sinnoviale e la sua funzione è quella di tenere l’articolazione lubrifica e di proteggere.
I movimenti della mandibola hanno lo scopo di permettere alle arcate antagoniste di svolgere 3
funzioni fondamentali: la masticazione, la fonazione e la deglutizione.I movimenti che la mandibola può compiere sono: abbassamento; innalzamento; retrusione; protusione; laterealità.

Classificazione di Angle
Si tratta di una classificazione ortodontica composta da tre classi principali e diverse sottoclassi.
Si riferisce ai soggetti edentuli, che classifica principalmente nelle 3 classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.

1° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

2° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

3° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

Modellazione
La modellazione in cera in generale, è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per la protesi fissa. Si eseguono innumerevoli lavorazioni indispensabili alla riabilitazione protesica:
-esecuzione di cerature diagnostiche, funzionali alla progettazione ed allo studio della corretta soluzione protesica da adottare;
-modellazione in cera di elementi dentari da cui ricavare con opportuni procedimenti: provvisori, elementi in metallo fuso ecc.
Nella corretta modellazione dei denti è di fondamentale importanza riprodurre la loro corretta morfologia.
I contributi di abili protesisti hanno in seguito favorito la messa a punto di più avanzati sistemi di modellazione, basati su un apporto di cera più limitato e costante, detti “goccia a goccia”.
Le tecniche di modellazione funzionale di E.V. Payne e Lundeen, tuttora largamente utilizzate, ispirandosi alla dentizione naturale, prevedono l’occlusione denti a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti, ossia tra cuspide-fossa e cuspide-creste marginali.
P.K.Thomas, invece, autore di un’altra tecnica di modellazione, oltre che di una fortunata serie di strumenti idonei alla sua realizzazione, definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginali alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti,detta appunto dente a dente.
Prima di iniziare la modellazione, è importante esaminare con attenzione le caratteristiche morfologiche della dentizione residua del modello. Lo studio deve essere effettuato cogliendo i particolari che caratterizzano i denti residui e i tessuti circostanti, e ponendoli in relazione ai tre piani di riferimento: frontale, saggitale ed occlusale.
Nelle modellazioni è opportuno cercare di mantenere o ripristinare una perfetta simmetria ed un perfetto allineamento delle due arcate dentali, con particolare riferimento alle curve di compenso, Wilson e Spee, che sono dotate di una precisa funzione gnatologica.
Tutto nel dente, depressioni, rilievi, curve, convessità, contatti, piccole parti che lo compongono ecc., ha uno specifico scopo; lo stravolgimento anche di una sola caratteristica, può
compromettere la buona riuscita della buona riabilitazione protesica.

Le cere
le cere sono sostanze che divengono tenere e plastiche se riscaldate, mentre induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in naturali, che possono essere di origine minerale, animale o vegetale, e artificiali, generalmente ottenute mediante processi chimici. In odontotecnica si utilizzano per:
-    la modellazione di parti di protesi da trasformare in metallo o resina;
-    la modellazione di corone, intarsi, scheletrati; per unire temporaneamente parti da saldare in un corpo unico prima di operazioni di saldatura o riparazione;
-    per  bordaggio delle impronte (boxing),ecc

CLASSIFICAZIONI               ORIGINI DELLE CERE      COMPOSIZINE

Naturali

Di origine minerale

Paraffina
cere microcristalline
ozocherite
ceresina
cera montana
Di origine animale    Cera d’api

Di origine vegetale

Cera carnauba
cera candelilla
cera del giappone
burro di cacao
Artificiali o sintetiche

Polimeri di polietilene
esteri di acidi grassi superiori con alcooli sup.
polimeri di glicoli etilenici

Cere per fusione
le cere per fusione servono per la modellazione completa o parziale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione a cera persa. Composte da un miscuglio di cere le qualsiasi trovano in commercio sotto forma di bastoncini, lastre, coni, perle e in varie altre forme. Le cere per fusione devono offrire una buona stabilità dimensionale ed aver una buona lavorabilità, sia allo stato liquido che a quello solido.
Il passaggio dallo stato liquido a quello solido avviene attraverso i seguenti stati:
- primo stadio: ottenuto mediante apporto di calore, è lo stato liquido;
- secondo stadio: stadio liquido-plastico;
- terzo stadio: stato plastico, durante il quale si ha una rapida contrazione;
- quarto stadio: intestato plastico-duro
- quinto stato: stato duro. In questa condizione, a temperatura ambiente e dopo l’indurimento, la cera è pronta per essere rifinita e lavorata.

Cere collanti
sono composte da cera d’api con l’aggiunta di sostanze adesive. Possiedono una buona adesività servono per tenere unite le parti metalliche da saldare e in genere per fissare diversi pezzi tra loro. Si possono trovare sotto forma di bastoncini o coni, il loro colore è vivo è serve per distinguerla dalle altre cere.
La loro temperatura di fusione è elevata e va trai 70°- 80°C, a temperatura ambiente sono rigide e fragili.

Fusione
I manufatti in cera modellati precedentemente vengono trasformati in dispositivi metallici attraverso un procedimento fondamentale chiamato fusione.
Il procedimento attualmente utilizzato viene chiamato a “fusione a cera persa”.
Il modellato deve essere accuratamente rifinito, in ogni sua parte deve mantenere uno spessore non inferiore a 0,3 mm ( se no si rischi che la fusione non risulti corretta).
Per permettere che la lega entri all’interno del cilindro in rivestimento, è necessario creare un canale con del filo di cera che verrà posto sul modellato e posizionato su una base conica prima dell’inclusione.
-    Il perno dovrà essere applicato nella sezione più voluminosa del modellato
-    Il volume del perno deve essere superiore al volume del modellato
-    Il punto di fissaggio del perno di colata, deve permettere al metallo di essere introdotto nella cavità del modellato senza modellato senza deviazioni rispetto al suo vettore di penetrazione
-    L’angolo di inclinazione più favorevole per un perno è di 45° rispetto al piano del tavolato occlusale
-    se si utilizza una nutrice sferica essa deve essere posta accanto al modellato ( alla distanza non superiore della circonferenza della mandata)
È  bene evitare che la cera della mandata non formi angoli o percorsi con asperità, infatti questi sarebbero causa di turbolenza nel flusso del metallo fuso e potrebbero creare rotture del rivestimento.

Cilindri
Il cilindro è uno strumento di forma cilindrica dotato di una base conica e aperto superiormente, serve per includere il rivestimento, dopo l’applicazione del modellato alla base conica.
Si distinguono due tipi di cilindri:
cilindri in metallo
Fungono da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento e durante tutte le sucessive operazioni di fusione. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, tali cilindri vengono rivestiti internamente di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido (fibra di ceramica).
cilindri in plastica, silicone o gomma
Svolgono la funzione di “boxaggio” durante le operazioni di colata e presa del rivestimento.
Grazie alla loro  elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Non potendo essere introdotti in forno, dove sarebbero distrutti dal calore, devono essere separati dal rivestimento appena terminata la fase di presa di quest’ultimo.
Non necessitano quindi della realizzazione dello strato di cuscinetto sulle pareti interne
.

Posizionamento del modellato nel cilindro
Il manufatto in cera non deve essere posizionato troppo in prossimità del bordo esterno del cilindro. Un corretto posizionamento del modellato impone che le nutrici si trovino nel centro termico, ossia nella zona che raffredda per ultima, la cavità lasciata dal manufatto protesico in cera, dovrà invece rimanere al di sopra del centro termico, rimanendo tuttavia al si sotto della sommità della massa refrattaria (dai 3 ai 7 mm circa).

Preparazione del cilindro
Dopo aver modellato gli elementi mancanti, il modellato viene dotato di spine di fusione .
Con l’ausilio di un apposito collante, si fissano sulle facce vestibolari (che erano state scavate precedentemente) delle ritenzioni di forma sferica, i quali, a fusione avvenuta assicurano l’adesione meccanica della resina al metallo.
È importante che le ritenzioni siano di misure minime perché una volta che la resina viene applicata non si devono intravedere.
Prima del suo collegamento alla base del cilindro, per determinare la quantità esatta di metallo necessario all’esecuzione della fusione, si pesa il corpo in cera e il peso lo si moltiplica per il peso specifico della lega utilizzata.
In seguito si fissa il modellato alla base conica. All’interno del cilindro si pone un foglio di fibra di ceramica che lo si attacca con della cera rosa, il quale fungerà da cuscinetto.
Prima di chiudere il cilindro sul modellato viene applicato il riduttore di tensione superficiale, cioè un liquido (o uno spray) che ha la funzione di agevolare lo scorrimento del rivestimento sule pareti del modellato. Infine si passa alla coltura del rivestimento.

Massa di rivestimento
Le masse di rivestimento sono dei materiali resistenti alle alte temperature, che sono ottenuti miscelando, nelle opportune proporzioni, un’adatta polvere con acqua distillata o liquidi speciali; dopo la presa , tali materiali, tali materiali danno luogo ad una mass dura e resistente.
Le masse di rivestimento possono essere classificate in due gruppi:
1.    masse di rivestimento per fusione ;
2.    masse di rivestimento per saldatura
Le masse di rivestimento per fusione
le masse di rivestimento hanno lo scopo di creare la forma, all’interno del cilindro, in cui, dopo l’eliminazione (in forno) del modellato in cera, verrà iniettata la lega, preventivamente portata allo stato liquido.
I rivestimenti per fusione, per assolvere alla loro funzione, devono possedere una serie di requisiti, fra cui i principali sono:
-    sufficiente porosità, per facilitare la fuoriuscita dei gas (o aria) presenti all’interno della cavità generata dall’eliminazione del modellato in cera, permettendo così la completa penetrazione della lega allo stato liquido
-    durezza resistenza e refrattarietà (ovvero resistenza alle alte temperature senza fondere, né modificarsi chimicamente)
-    espansione adeguata, che compensi la contrazione subita della lega durante il raffreddamento.
Ultimate le fasi precedenti, il cilindro può essere inserito in una pentola a pressione e portato a circa 1,5 atm, mantenendolo a un tempo non superiore a otto minuti, o semplicemente lo si può lasciare all’esterno a indurire (i vari procedimenti di uso del materiale refrattario ci viene fornito dal rivenditore).

Inserimento in forno e fusione
Una volta terminata la fase di indurimento del rivestimento, possiamo posizionare il nostro cilindro all’interno del forno di preriscaldo. Il forno di preriscaldo deve essere stato acceso e portato a temperatura indicata dal fornitore della lega.
Il tipo di fusione che si è utilizzato viene chiamato fusione con cannello e centrifuga, il sistema prevede il riscaldamento della lega tramite cannello, in un crogiuolo di materiale refrattario.
Si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo in ceramica contenente il metallo. Quest’ultimo viene riscaldato con il cannello fino alla fusione. Quando la lega è completamente allo stato liquido, il cilindro deve essere estratto dal forno  ed alloggiato sull’apposito supporto, si avvicina il crogiuolo al cilindro e si avvia la centrifuga.

Rifinitura
Finita la fusione il cilindro viene estratto dalla fonditrice e lasciato a raffreddare. Conclusa la fase di raffreddamento, si può rimuovere il rivestimento dal manufatto.
Il manufatto metallico viene da prima decapata mediante sabbiatura, si eliminano i canali di colata con un disco separatore e si prova a collocare il manufatto in metallo sul modello in gesso.
Viene rifinito con frese coniche al tugsteno, cercando di fidare la forma che precedentemente si era modellata in cera, con una fresa sottile si creano gli spazzi interdentali, per non danneggiare la gengiva, nell’elemento a ponte inferiormente si fresa dando una forma a becco di flauto, che servirà al paziente per il risciacquo (così da evitare gli accumuli di cibo), ogni spigolo lo si deve arrotondare per evitare danni ai tessuti molli del paziente.
Infine viene lucidato tramite passaggi chiamati gommatura e lucidatura, per quest’ultima viene utilizzato uno spazzolino e una pasta lucidante.
Una volta terminato il lavoro esso può essere inviato allo studio.

Apparecchiature
becco bunsen:è un bruciatore di combustibile gassoso usato per riscaldamenti, fusione e piccole saldature. Nel laboratorio è utilizzato per la maggiore per il riscaldamento della cera (durante la modellazione). Un semplice becco bunsen è costituito da un tubo verticale metallico che, per mezzo di un’appendice laterale, si può collegare, con un flessibile di gomma, alla conduttura del gas. Il flusso del gas può essere collegato a una manopola. È possibile regolare la fiamma, distinguendola in tre zone, caratterizzate da temperature diverse:
1.    nella prima zona “ossidante” (la zona più interna della fiamma) la combustione è completa, con presenza di ossigeno in eccesso, la sua temperatura è di circa 200°C;
2.    nella seconda zona “riducente” (la zona intermedia della fiamma) di colore blu chiaro, la combustione si compie in modo regolare e completo, si raggiunge la temperatura più alta di 1000°C;
3.    nella terza zona “ossidante” (zona più esterna) si ha il contatto con la zona circostante, e quindi con l’ossigeno contenuto nell’aria stessa, per cui avrà ossigeno in eccesso, la temperatura è sui 600°C.

forni per il riscaldo del cilindro: il cui impiego h lo scopo di :
-    eliminare la cera all’interno del cilindro stesso;
-    ottener l’espansione della massa di rivestimento (espansione termica) necessaria a compensare la contrazione subita dalla lega nel suo raffreddamento sino a temperatura ambiente.
Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono costituiti da:
-    un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolarizzazione automatica della temperatura;
-    una camera, le cui pareti sono di materiale refrattario (per apportare alte temperature), in cui è immesso il cilindro;

un pirometro  per la lettura della temperatura, generalmente in gradi Celsius (°C) o Fahrenheit (°F).di recente realizzano forni computerizzati per il riscaldamento del cilindro, forniti di: programmi liberi (a disposizione dell’operatore con possibilità di programma manuale) e programmi prefissati (temperatura autoregolante); piccolo schermo (monitor) grafico e visualizzatore digitale con avviso acustico; temporizzatore (timer).

Mixer: il mescolatore mixer è una apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, motoriduttore, piano vibrante, tazze di mescolazione e coperchio con spatola. La macchina viene comandata da un interruttore posto sul retro dove si trovano anche i fusibili e la presa per il cavo di alimentazione.
Le tazze dove avviene la miscelazione sono realizzate in plexiglass trasparente permettendo la visione diretta sia della spatolazione che del riempimento del cilindro.
Il sistema di aspirazione del vuoto nelle tazze, garantisce che entrambi i contenitori, di miscelazione e di colata, siano sottovuoto così da poter effettuare tutte le operazioni in assenza d’aria.

La macchina per colata con fusione diretta: fusione diretta tramite cannello a gas consta essenzialmente di un albero verticale, munito  nella parte superiore di due bracci (di cui almeno uno è snodato) posti orizzontalmente e diametralmente opposti. L’albero può essere fatto ruotare, uno dei bracci della macchina è munito all’estremità di un contrappeso, mentre l’altro braccio è munito di un crogiuolo  in materiale refrattario (o in grafite) e di una serie per il cilindro.
Crogiuolo e cilindro al momento della colata, dovranno essere comunicanti per favorire il flusso della lega. Prima di riscaldare il cilindro nel forno si dovranno equilibrare i due bracci della macchina, dopo aver posto il cilindro nell’apposita sede e le piastrine di lega nel crogiuolo: l’equilibrio verrà ottenuto spostando opportunamente il contrappeso situato nell’altro braccio.
La macchina andrà sia a forza d’inerzia che a forza centrifuga.

Sabbiatrici :
la sabbiatrice ha lo scopo di apportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderiti alle superfici del pezzo colato(operazione chiamata sgrassatura), e, in particolari lavorazioni quello di asportare le impurezze presenti  e di creare sulla superficie metallica stessa delle microritenzioni che facilitano l’ancoraggio della copertura estetica (operazione chiamata microsabbiatura). Le sabbiatrici sono macchine costituite da una cabina metallica, munita con sportello di chiusura a perfetta tenuta, in cui un getto d’aria (prodotto da un compressore) lancia sui manufatti da pulire delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo…

Trapani da laboratorio:
I trapani vengono utilizzati nei laboratori odontotecnici per la rifinitura e la lucidatura di manufatti protesici. Le partiti costitutive di un trapano sono in genere:
-    il motore (elettrico)
-    il mezzo di trasmissione della rotazione
-    il manipolo
Nei micromotori l’asse rotante è in presa diretta con il manipolo e la apparecchiatura elettrica che alimenta il motore è contenuta in una cassetta (centralina). È di buona norma, in tali apparecchi, sostituire periodicamente il piccolo filtro (di feltro) a protezione dei cuscinetti, in corrispondenza del mandrino.

Il provvisorio in resina
Con il termine protesi provvisoria si definisce la protesi temporanea, atta a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo  protesico definitivo.

Il provvisorio  ha numerosi funzioni:
-    diagnostica: si esegue il monitoraggio della diagnostica del paziente;
-    aiuta al tecnico: a dare varie soluzioni estetiche e funzionali, ancora prima che il clinico prepari i denti pilastro k supporteranno il dispositivo protesi definitivo;
-    riabilitazione: in certi casi i provvisori aiutano a ripristinare le anomalie masticatorie;
-    salvaguardia dei denti limati: per conto dei vari stress termo-chimici;
-    protegge: i tessuti molli durante la masticazione;
-    impedisce: l’emigrazione dei denti residui, non spostandoli dal loro asse;

Il provvisorio si distingue in tre tipi:
•    provvisorio immediato: il tecnico realizza un provvisorio sul modello che gli viene fornito dal clinico, prima che esso prepari i monconi.
•    provvisorio tradizionale: realizzato su un modello ottenuto da un’impronta dei denti già preparati;
•    provvisorio armato: impronta con rinforzo metallico fuso, che gli permette di stare nella bocca a lungo senza deteriorarsi.
Il provvisorio può essere realizzato in due modi, mediante mascherina e mediante muffola.

Realizzazione mediante mascherina
introduzione
Nella prima realizzazione in mascherina i passaggi sono molto semplici.
Quando il clinico ci ha inviato l’impronta, da essa si sviluppano due modelli, il primo verrà utilizzato per il provvisorio e il secondo per il lavoro definitivo.
Fasi di lavoro
Sul modello si iniziano a modellare gli elementi mancanti, seguendo i criteri anatomici. I colletti vengono modellati di dimensioni leggermente superiori per favorire la zeppatura della resina. Sui denti viene quindi realizzata una mascherina in silicone (pasta + catalizzatore), la quale deve essere impastata fino a creare un colore uniforme, a questo punto si appoggia delicatamente la mascherina sulle viste occlusali e vestibolari,le si lascia indurire per qualche minuto assicurandosi che non avvengano movimenti.
Quando la mascherina ha fatto presa, l’impronta viene separata dal modello con attenzione, i denti in cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina o della vaporizzatrice.
Eliminata la cera, sui monconi si passa un leggero strato di isolante gesso-resina, si appoggia la mascherina sul modello e la cavità la si riempie con resina-dentina termopolimerizzante. Una vola che la cavità è stata riempita con cura, si aspetta qualche minuto per immergerla all’interno di una pentola d’acqua calda dove avviene la cottura, che dura 10 minuti circa.
Terminata la cottura, la resina è indurita e la si può estrarre dal modello. Con il trapano il tecnico lima le facce vestibolari per creare lo spazio giusto per il secondo strato di resina, la massa smalto viene quindi depositata nella porzione vestibolare della mascherina, si riposiziona quindi la mascherina sul modello, dove e già appoggiato il provvisorio, la si comprime per farvela aderire bene, eventuali fuoriuscite di resina vengono eliminate tirandole via con un dito. A questo punto si cuoce il tutto, con i sistemi indicati dal produttore della resina.
Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, durante la rifinitura per evitare di deteriorare i bordi di chiusura del colletto essi vengono evidenziati con una matita.
Le frese utilizzate per la rifinitura sono: fresone in metallo per la sgrossatura iniziale, punta montata per rifinitura, dico horico, punte metalliche al tungsteno, punta montata, fresa a fessura.
Tramite la lucidatrice il provvisorio viene lucidato, inizialmente con la pomice (pomice in polvere miscelata con acqua), successivamente con pasta lucidante e spazzola a pelo di capra. A solo fine di migliorare l’aspetto estetico.

Apparecchiature:
Pulitrici:

Le pulitrici (o pulimentratici) da banco sono delle macchine utilizzate in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo. Tali macchine sono dotate di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore. Per l’igiene dell’ambiente di lavoro tali macchine dovrebbero essere dotate di impianto di aspirazione. L’aria inquinata viene inviata verso un filtro, depurata e quindi espulsa all’estero. Si usano due spazzole, una a pelo di capra e l’altra in filo di cotone.

ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Introduzione
Quest’anno la scuola ha organizzato il progetto di scuola alternanza lavoro,il quale consiste nel mandare gli alunni di una classe ad eseguire sul posto di lavoro un programma di laboratorio odontotecnico.
Questo progetto è stato svolto in due periodi, il primo è iniziato dal 7 gennaio e si è concluso il 17 gennaio, il secondo periodo dal 2 febbraio al 10 febbraio.

Il progetto l’ho svolto in un laboratorio vicino a scuola assieme ad una mia compagna di classe. Gli odontotecnici che ci hanno ospitato sono stati molto ospitali nell’accoglierci e nel seguirci nel corso del progetto.
Il primo giorno ci siamo ambientati all’interno del laboratorio, abbiamo visto come si suddividono i lavori e come è disposto un laboratorio. Ci hanno munito di mascherina, guanti in lattice e occhiali, per rispettare le norme di sicurezza. Accanto ad ogni postazione di lavoro e ogni macchinario abbiamo notato che  c’era un cartello con le norme di prevenzioni.
Il secondo giorno ci hanno consegnato un modello sul quale dovevamo modellare, era un modo per metterci alla prova e vedere la nostra capacità di modellazione. Oltre alla modellazione ci hanno mostrato cosa succede quando arrivano le impronta dal clinico e come ci si deve comportare (precauzioni riguardo alle varie infezioni e malattie del cavo orale).

Il terzo giorno  abbiamo proseguito con la modellazione dei denti in cera.  Terminata la modellazione ci hanno spiegato e fatto vedere come avviene una duplicazione di un modello.

Duplicazione di un modello in alginato
il procedimento viene realizzato nello studio odontotecnico utilizzando un cucchiaio da impronta che deve essere di grandezza opportuna per il modello che si vuole duplicare.
Il procedimento è il seguente:
-    si prende una scodella di silicone e si fa una giusta proporzione di acqua e polvere di alginato, si miscela il tutto,
-    ed una volta che l’impasto ha preso una consistenza adeguata lo si appoggia all’interno del cucchiaio per impronte.
-    Si appoggia il modello sul cucchiaio, facendo una leggera pressione e lo si lascia per qualche minuto
-    una volta che l’alginato si è indurito, si svila con attenzione il modello.

Il modello di lavoro lo abbiamo sviluppato con il metodo dello zaiser, invece l’antagonista è stato posizionato con il metodo tradizionale senza basetta, creando uno zoccolo direttamente con il gesso, durante lo sviluppo del modello.

Seguite dal tutor di laboratorio abbiamo squadrato e rifinito il modelli (con la squadramodelli a secco) e sezionato i monconi con il seghetto a laser.
Dal modello abbiamo estratto i monconi ed evidenziato i colletti. Abbiamo passato un sottile strato di lacca spaziatrice fotopolimerizzante, facendo attenzione di stare distanti dal colletto di 2 mm.

Sul moncone inizialmente abbiamo creato una cappetta con la cera rossa a bassa ritenzione per colletti. In seguito abbiamo iniziato la modellazione goccia a goccia secondo il metodo P.K. Thomas.
Il quarto giorno si è proseguito con la modellazione, oltre alla quella abbiamo visto il montaggio in articolatore, abbiamo eseguito sviluppi dei modelli, tutto seguito da spiegazioni accurate da parte degli odontotecnici che ci seguivano.

Il quinto giorno finita la modellazione si è creata una mascherina in silicone che ci è servita successivamente durante la fase di scavatura. La nostra tutor ci ha spiegato e fatto vedere come utilizzare il microscopio e come si chiudono i colletti.

Il sesto giorno durante la scavatura, ho crepato il modellato in cera e mi è toccato rifarlo quasi tutto. Ma grazie alla mascherina che mi ero fatta precedentemente, non ho impiegato tanto tempo per rifare il lavoro. A modellazione terminata ho rifatto una seconda mascherina.
Il settimo giorno ho chiuso i colletti con la cera violet e con l’aiuto del microscopio ho rifinito l’interno del modellato togliendo tutte le micro- impurità.
L’ottavo giorno abbiamo visto la costruzione del bite, per mancanza di tempo non abbiamo messo i nostri modelli in cilindro poiché la prima parte del programma era finita.

Nel secondo periodo, abbiamo proseguito con il nostro lavoro.
Il nono giorno ho dovuto richiudere i bordi  perchè con la temperatura e il tempo che era passato il modello in cera aveva subito delle leggere deformazioni.
Abbiamo visto il montaggio dei denti su una bocca edentula e come si crea il cucchiaio individuale.
Il decimo giorno sul modellato di sono posti i canali di colata con le riserve già prefabbricate. Con l’aiuto di uno degli odontotecnici abbiamo posto le palline ritentive sulle viste vestibolari e abbiamo pesato il tutto.
Ci hanno insegnato a leggere la tabella delle varie leghe e ad usare le proporzioni che ci servirà per la fusione, spiegandoci le varie proprietà della lega che abbiamo utilizzato.

L’undicesimo e dodicesimo giorno con la supervisione di un odontotecnico siamo andati a posizionare il manufatto all’interno del cilindro in silicone. Prima di includere si è spruzzato il liquido di riduzione di tensione.  In fine si miscela  a sottovuoto il rivestimento fosfatico con le proporzioni acqua distillata, liquido speciale e polvere. Fatto ciò il cilindro lo si pone all’interno di una pentola a pressione di un ATM e lasciata solidificare. Quando il rivestimento si indurisce lo si pone all’interno del forno di preriscaldo, dove raggiungerà la temperatura necessaria per la fusione.
Quando il cilindro è rovente e alla temperatura necessaria  lo si posiziona nella fonditrice, che tramite la forza centrifuga, introdurrà il modello nella cavità, che prima era occupata dalla cera.  Al raffreddamento effettuato si eseguono gli stessi procedimenti svolti a scuola (rifinitura e lucidatura).

Tredicesimo giornoUna volta che il manufatto metallico è stato rifinito e lucidato, si prosegue con la creazione della faccetta estetica.
Il manufatto metallico viene sabbiato nelle facce vestibolari con il Rocatek, che spalma una pellicola di Silano, e con il biossido di alluminio che è un polimero a pressione 2,8 atm, spalmato sulla superficie crea un legame metallo/resina molto forte, e va ad integrare l’adesione meccanica fatta con la sabbiatura normale.

Faccetta estetica
Si mescola l’opaco-polvere liquido che è un composto ad alta percentuale di metacrillato, che crea un’interfaccia coprente tra composto e metallo, è un composto autopolimerizzatrice ma anche fotopolimerizzatrice. Il composto che usiamo è un composto a matrice polimetilmetracrillato modificato polimero di Bowen e riempitivi inorganici.
Inizialmente viene spalmato l’opaco (il quale bisogna mescolarlo bene e spalmarlo in maniera omogenea).
Il bordino del terzo occlusale lo si dipinge con un po’ di blu-viola, per dare allo smalto un riflesso più vivo, nel terzo cervicale si mette del marrone per coprire di più lo stacco dal metallo. Una volta messo l’opaco e indurito  con la lampada fotopolimerizzante a luce blu, si spalma un po’ di vasellina che funge da isolante sul modello. Così si applica la dentina in maniera da dare forma al dente.
Finita tale operazione si mette tutto il metallo all’interno di una macchina fotopolimerizzante, lo si estrae e si fresa con molta cura la parte superiore per poi andare a spalmare uno strato di smalto trasparente. Per concludere si lucida tutto ed è pronto.
I giorni successivi abbiamo visto la modellazione in ceramica, il provvisorio preimatura, la protesi immediata e altre fusioni.
Gli odontotecnici sono stati contenti del risultato e delle basi con le quali siamo entrati a fare il progetto.
A mio parere il progetto è stato molto istruttivo non solo per le notizie che ci hanno fornito in più ma anche per la responsabilità che ci sentivamo a carico.

mag 27

Non conosco questa nuova sistematica e materiale ma, quando si parla di bio-materiali, alzo sempre le antenne..

Invito i miei colleghi a ricevere informazioni sul biovetro zx-27, cosa che farò immediatamente.

Daniele

Gentile Professionista,siamo lieti di invitarLa alla conferenza riguardante

IL SISTEMA PROTESICO ZX-27
relatore Dott. Mirko Paoli
18 Giugno ore 20,30
BEST WESTERN SOAVE HOTEL
località Ritonda 82 San Bonifacio VERONA

per motivi organizzativi è indispensabile la prenotazione
a-mail info@zx27.it fax 041 5449113

Questa tecnica protesica utilizzata in Italia da alcuni anni, consente la realizzazione di protesi interamente fisse senza necessità di alcun intervento chirurgico grazie all’impiego dei pilastri in biovetro ZX-27 prodotti in un materiale innovativo che entra in intimo contatto con la cresta edentula nel massimo rispetto della mucosa alveolare…
Le informazioni riguardanti ZX-27 sono disponibili nel sito www.zx27.it

L’indirizzo e-mail è stato individuato nelle categorie professionali di libero accesso, i dati saranno trattati con il consenso dell’interessato, allo scopo di inviare gratuitamente iniziative informative.
Ai sensi dell’art. 13 della legge 675/96, è possibile chiedere, in qualsiasi momento, l’accesso, la cancellazione, la modifica o l’aggiornamento dei propri dati personali.É possibile esercitare tali diritti direttamente tramite il sito www.zx27.ito invando una e-mail ainfo@zx27.it

Scarica Scheda di prenotazione

___________________________________________
ZX27 Piazza S. Giorgio – Chirignago (Venezia) tel. 041 9 17 077

mar 15

E’ notizia di qualche settimana fa: a Roma i carabinieri del nas hanno scoperto non un dentista abusivo, ma un laboratorio odontotecnico abusivo, gestito da cinesi in locali “inadeguati” e con materiali scadenti ed in condizioni igieniche disperate..

Naturalmente il laboratorio odontotecnico era assolutamente sconosciuto al fisco e senza autorizzazione alcuna..

Credi, caro collega odontotecnico, che un laboratorio di questo tipo proponga un listino in linea con il nostro?

Un listino che preveda le continaia di voci di spesa che un laboratorio odontotecnico in regola deve sopportare?

Hai capito, caro collega odontotecnico, dove va il lavoro che ci manca?

Senza generalizzare (sempre sbagliato) e  sparare nel mucchio, ma se il laboratorio abusivo, produceva protesi, a chi le vendeva?

Mi fa ridere amaramente pensare che da trent’ anni lottiamo per il nuovo profilo degli odontotecnici, ed invece di progredire, per lavorare dovremo arretrare al livello di questo famigerato laboratorio.

Daniele

gen 19


Naturalmente è meglio lasciar fare alla natura ma, se necessario,nel nostro laboratorio odontotecnico facciamo il possibile per imitarla..

Inizio dalla fine e cioè da qui:

Vista lateraleQuali denti sono naturali e quali artificiali?

Una domanda:sapreste dire quali i denti naturali e quali in zirconio?

??????????

Non correte già alla fine, osservate bene

Va bene…ora ve lo dico.. anzi ve lo faccio vedere..

Sono i due incisivi centrali!!

Naturalmente per ottenere risultati estetici e funzionali il laboratorio odontotecnico non può assolutamente prescindere da una impronta rilevata cosi:

E la presa colore con lo spettrofotometro “Spectro Shade”

Abbiamo scherzato un po’ ..ma è tutto molto serio perchè ogni persona che si sottopone a riabilitazioni simili ha delle aspettative molto alte e dispiace non soddisfarle pienamente!

Daniele

Odontoiatra:Pardo Gaetano

Tel:0458520293

Laboratorio odontotecnico BIO LAB

Villafranca di Verona

Tel: 0456305580

Mail:bio.lab@libero.it

Odontotecnico:Paolo Mazzaretto

gen 06

Partiamo dalla fine:

questa è una barra in titanio (non esiste solo lo zirconio lavorabile con questa tecnologia)  fresata, in laboratorio odontotecnico, con fresatore CAD CAM.

 

Un passo indietro:cosa significa cad cam?

Un odontotecnico informato non può non saperlo, se non lo sai te lo dico io!

Cad cam è un acronimo di lingua inglese che significa Computer Aided Design e Computer Aided Manifacturing e cioè disegnato con supporto di computer e prodotto con supporto di computer.

Le case produttrici di questi sistemi adattati per servire il laboratorio odontotecnico sono molte e sempre in evoluzione: troverai su questa scheda della rivista infodent alcuni di questi sistemi a confronto.

Devo dire però che è leggermente datata (2006) ed i sistemi cad cam si sono evoluti in questi ultimi anni, soprattutto i software applicativi.

Dalla scheda non si rileva il sistema cad cam per laboratorio odontotecnico LAVA 3m ESPE.

Seppur si possa applicare la sistematica cad cam a titanio, acciaio, e zirconio, il campo di applicazione risulta essere di gran lunga la costruzione di corone, ponti e maryland bridge in zirconio.

Il laboratorio odontotecnico può lavorare in outsourcing  o in insourcing cioè investire nell’ acquisto dei macchinari o delegare la produzione della strutura a centri fresaggi,laboratori forniti dei macchinari cad cam per fresare i blocchi in zirconio. [CONTINUA]

Daniele

 

dic 30

Le resine :

ne esistono sostanzialmente di quattro tipi :

  • acriliche (metilmetacrilato) per protesi totali, parziali e ponti fissi provvisori, anche denominate resine sintetiche;Nome commerciale; MMA
  • policarbonati, e compositi di vecchia e nuova generazione, per ricoperture estetiche di ponti e corone, metalliche; nome commerciale: BIS-gma;
  • Compositi di ultimissima generazione a base di PEX (phenolic epoxine, “Diamond crown”)
  • acetaliche (termoplastiche) a base di poliossimetilene differiscono a seconda delle necessità ed indicazioni protesiche.
    Le prime per protesi parziale, per protesi totale mobile o per provvisori e sono caratterizzate da lunghe catene molecolari che hanno il difetto di non essere “chiuse” e perciò attaccabile dagli agenti orali i quali, dopo essersi mescolati con il monomero in eccesso(sostanza che attiva, sostanzialmente, la reazione a catena) tendono a sgretolare i legami chimici polimerici, rilasciando sostanze nocive nell’ organismo ospitante.
    I compositi sono caratterizzati da matrici vetrose (alcune ordinate, alcune disordinate) con microriempitivi di vario genere.
    I compositi di nuova generazione, invece, hanno strutture cristalline geometricamente ordinate (quindi caratterizzate da legami più stabili) e con riempitivi non inclusi “random” ma dispersi nella massa in modo uniforme.
    Esistono poi i compositi di nuova generazione con matrici diverse(PEX=phenolic epoxine)di grado bio-medicale che qualche studioso però classifica solo un prodotto uguale agli altri, ma con un marketing migliore.
    Io personalmente li uso tutti e ho trovato una notevole differenza tra i compositi classici e quelli di nuova generazione.
    Comunque , in cuor mio,  consiglio di richiedere i materiali metal-free che escludono la presenza sia di metalli interagenti con il cavo orale , (se qualcuno mi dimostra il contrario sono felice di ricredemi..solo gli stupidi non cambiano mai idea NDA), sia di resine di qualsiasi tipo.
    Esistono materiali di questo tipo per ogni esigenza protesica:
    Ossido di zirconio per ponti posteriori (sentirai qualcuno dire che sono radioattivi, ma non vuol dire nulla perche anche il pane e le fragole lo sono, bisognerebbe dimostrare QUANTO sono radioattivi)

Ceramica integrale per corone singole e faccette (solo ceramica)
Allumina per corone singole.

Materiali termoplastici, atossici per protesi mobile e ponti.
Noi odontotecnici spendiamo fortune per poter offrire tutti questi materiali ma ti assicuro, e alcuni odontoiatri mi potranno smentire, in pochi le richiedono perchè costano troppo o per chissà quali altri motivi.
Riguardo al costo dico che costano poco di più, ma molto di meno se pensiamo ai benefici fisiologici che portano.
NATURALMENTE RIBADISCO CHE OGNI MATERIALE VA TESTATO SUL SINGOLO PAZIENTE.
E i dentisti olistici, son sicuro, la penseranno come me.
Daniele

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