Scarica gratuitamente la conferenza del Dott. Miclavez IL DENTE AVVELENATO
mag 05

Già dal titolo di questo articolo si potrà capire il senso di quello che voglio dire…

Già il collega odontotecnico annuirà con il capo presagendo l’ argomento di questo post..

NON SI PUO’ PIANIFICARE UN BEL NULLA

NON ABBIAMO ORARI UMANI

NON ABBIAMO RELAZIONI SOCIALI

ABBANDONIAMO PROGRESSIVAMENTE TUTTI I NOSTRI HOBBIES

GLI AMICI CI DICONO (QUELLE POCHE VOLTE CHE LI INCONTRIAMO) CHE ABBIAMO FATTO I SOLDI E NON FILIAMO PIU’ NESSUNO

Questo grido di dolore si amplifica quando i figli crescono e non sai più chi sono…

PERCHE’??

PERCHE’ NOI ODONTOTECNICI NON POSSIAMO AVERE UNA VITA REGOLARE COME TUTTI GLI ALTRI E DOBBIAMO ESSERE CHIAMATI ANCHE A CASA, A QUALSIASI ORA???

Daniele

apr 10

Anche quest’ anno nella bellissima fiera di Rimini si terrà la Kermesse in campo dentale degli amici di Brugg.

La possibilità di incontro e di acquisto di materiali e macchinari a prezzi vantaggiosi (personalmente due anni fa acquistai lo spettrofotometro SPECTRO SHADE ed un forno per ceramica) sono vantaggi secondari alla possibilità di partecipare a corsi e seminari e workshop sui vari argomenti che interessano gli addetti ai lavori presenti alla rassegna annuale “Amici di Brugg”

Quest’ anno la 53 esima edizione di Amici di Brugg, dal 27 al 29 maggio, presenta anche sessioni specifiche per igieniste ed assistenti dentali: da non perdere per chi ritiene di intraprendere o proseguire negli aggiornamenti, la propria professione.

Di seguito potrete visualizzare il programma completo della rassegna Amici di Brugg, visitando il sito http://www.amicidibrugg.it

DAniele

gen 11

ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” VERONA

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALDATURA

-ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

-ESPERIENZA PRATICA AD ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

EDOARDO BEVILACQUA LAZISE
3’AOD
A/S 2008-2009

bevilacqua edoardo

bevilacqua edoardo

ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

INTRODUZIONE

In questo anno scolastico in laboratorio a scuola e abbiamo studiato come si costruisce una protesi fissa.
La protesi è qualsiasi sostituzione artificiale di un organo o di parti di esso, adatta a ripristinare le funzioni.
Noi abbiamo costruito una protesi di ricostruzione che ripristina un dente singolo o una parte di esso, qualora venga ricostruita tutta o quasi tutta la corona parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (weneer, corona tra quarti), quando viene ricostruita solo una parte del dente, parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (intarsio), quando invece verrà interessata anche la parte intraradicolare dell’elemento dentale, parleremo di protesi di ricostruzione intraradicolare (Richmond, perno moncone). Questi tipi di protesi sono fisse.

IMPRONTE

L’impronta viene registrata dal clinico, il quale registra in negativo la forma delle arcate dentarie, così da permettere all’odontotecnico di trarre una serie di trasformazioni in base alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale alla stato pastoso all’interno del portampronte che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo della zona interessata.
Esistono molti tipo di materiali da impronta.
La pasta di Parigi è un materiale da impronta utilizzato per la saldatura di elementi protesici, è stata utilizzata per molto tempo anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse dovevano essere prima rotte per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi successivamente ricomposte e capitavano imprecisioni nei modelli finiti.
Dopodiché troviamo i materiali termoplastici, sono costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze. I materiali termoplastici possono servire a:
-ottenere impronte di piccole cavità di denti nei quali vengono realizzati gli intarsi;
-realizzare i bordi periferici dei portaimpronta di precisione;
-rilevare impronte di denti singoli;
-realizzare portaimpronta individuali presso lo studio odontoiatrico.
Poi troviamo paste a basa di ossido di zinco ed eugenolo, queste possono venire impiegate esclusivamente per la rilevazione di impronte mediante portaimpronta individuali di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribastatura delle protesi mobili.
Gli alginato o indrocolloidi irreversibili sono materiali in polvere che addizionato all’acqua si trasforma in una pasta. Questo materiale si può utilizzare una sola volta, e viene utilizzato per la realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici, per la ricostruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o dell’arcata antagonista.
Gli indocolloidi reversibili si usano in modo analogo ai materiali termoplastici, il pregio di questo materiale è la precisione, tuttavia n elimita l’uso alla rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse e alla duplicazione dei modelli in laboratorio.
Gli elastomeri sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più utilizzati. Questi materiali sono comunemente chiamati siliconi, infatti la loro più significativa caratteristica è l’elasticità. Rispetto agli idrocolloidi, oltre a ottenere più modelli dalla stessa impronta, gli elastomeri hanno il vantaggio di possedere una più elevata compatibilità con la maggior parte dei materiali da sviluppo.

SVILUPPO DEI MODELLI

I gessi sono classificati in quattro categorie:
-tipo I: gessi teneri per impronte, costituiti da solfato di calcio emi-idrato beta, si caratterizzano per la notevole precisione e i costi ridotti, sono molto fragili;
-tipo II: gessi teneri per modelli, composto da solfato di calcio emi-idrato beta, servono abitualmente nella realizzazione di modelli-studio, e in tutte le lavorazioni che non richiedono gesso molto resistente;
-tipo III: gessi duri per modelli, composti da solfato di calcio emi-idrato alfa, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi resistenti all’abrasione e alla compressione;
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, costituiti da solfato di calcio emi-idrato alfa modificato, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello: arcate antagoniste, elementi preparati.
Esistono vari tipi di sistemi di sviluppo.
Il sistema delle basi preformate consiste nel colare il modello, e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto plastico. Le due prti vanno unite prima che inizi la fase di presa, tale operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive lavorazioni.
Il sistema pindex invece prevede la colatura parziale dell’impronta, l fine di ottenere un modello a forma di ferro di cavallo. Dopo l’indurimento del gesso, il modello viene estratto dall’impronta e modificato per adattarlo a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione; poi mediante frese da gesso si rifinisce il modello. Il modello a ferro di cavallo viene quindi analizzato con la foragessi. Al termine delle operazioni, il ferro di cavallo risulterà forato nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili, vengono quindi fissati nei fori i perni e ritenzioni utilizzando cera collante. Completato l’indurimento della cera si realizzano delle tacche per garantire la stabilità del perno, si provvede quindi al bordaggio dell’arata con preformati in cera, cui seguono l’isolamento, l’inserimento della cera spia e infine la colatura dello zoccolo, quest’ultimo viene poi squadrato e si procede a sezionarlo nella parte precedentemente eseguita.
Il sistema perni a spillo era il più utilizzato in fase di colatura: il perno era munito di uno spillo che ne permetteva la posizionatura al centro dell’impronta del moncone; le ritenzioni per le parti non da sfilare erano realizzate utilizzando il gesso stesso. Veniva creato un modello a ferro di cavallo e veniva lasciato nell’impronta, dato che i perni si trovavano già inclusi nella struttura prima della colatura dello stesso, dopodiché si inseriva la cera spia e veniva isolato, si colava il gesso, lo si squadrava, veniva reperita la cera, l’incisione del modello in corrispondenza del perno, la sezione delle parti interessate e si ottenevano monconi sfilabili.
Una volta sviluppato il modello con uno di questi metodi, il moncone deve essere radiato e viene ricoperto da una cappetta in plastica.

APPARECCHIATURE (SVILUPPO DEI MODELLI)

Le apparecchiature utilizzate per lo sviluppo dei modelli sono:
-il vibratore: macchinario che fa vibrare l’impasto acqua-gesso e facilita l’operazione di colatura.
-mixer sottovuoto: si può utilizzare questo macchinario per miscelare l’impasto gesso-acqua e impedire la formazione di bolle d’aria.
-foragessi: macchinario che serve per creare buchi sul quale andranno inseriti i perni, questa macchina possiede un laser che punta dove si vuole fare il buco.
-squadramodelli: macchinario che serve per squadrare il modello, all’americana o alla francese.

ARTICOLATORI

L’articolatore è uno strumento meccanico che ha la funzione di riprodurre i movimenti mandibolari e il rapporto di occlusione. Esistono diversi tipi di articolatori, il più utilizzato è l’articolatore a valori medi (AVM). Questo compie i movimenti di apertura chiusura e lateralità.
In commercio però troviamo anche occlusori, utilizzati per il montaggio dei modelli studio e consentono solo il movimento di apertura e chiusura della bocca.
Poi abbiamo gli articolatori semi adattabili la cui caratteristica primaria consiste nel disporre di alcuni valori regolabili sulla base delle informazioni fornite dal clinico, questo articolatore ha la capacità di riprodurre esattamente l’assetto della arcata superiore rispetto all’articolazione temporo mandibolare mediante l’arco facciale.

CLASSIFICAZIONE DI ANGLE:
Si tratta di una classificazione ortodontia composta da tre classi principali e diverse sottoclassi. Si riferisce ai soggetti dentali, che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una chiave identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
-prima classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.
-seconda classe:la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore
-terza classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente con il solco mesio vestibolare del 1° molare inferiore.
ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE:
L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici di apertura, chiusura, protrusione, retrusione ed asimmetrici di lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici.Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

MODELLAZIONE

La modellazione in cera dei denti è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per quelle relative alla realizzazione della protesi fissa.
Esistono vari sistemi di modellazione, E. V. Payne sviluppò inizialmente un sistema per la ceratura gnatologica, giungendo alla realizzazione della zona occlusale secondo uno schema di controllo dell’applicazione della cera.
H. Lundeen variò il sistema di Payne e aggiungendovi l’impiego di cere cromatiche ad ogni particolare anatomico della superficie occlusale da ricostruire, queste due tecniche prevedono l’occlusione dente a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti.
Dopodiché abbiamo la modellazione secondo P. K. Thomas, questo è autore di una tecnica di modellazione che definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginale alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti detta appunto dente a dente.
TIPI DI CERE:
naturali di origine minerale:
-paraffina
-cere microcristalline
-ozocherite
-ceresina
-cera montana
naturali di origine animale:
-cera d’api
naturale di origine vegetale:
-cera carnauba
-cera candelilla
-cera del giappone
-burro di cacao
artificiali o sintetiche:
-polimeri di polietilene
-esteri di acidi grassi superiori con alcoli superiori
-polimeri si glicoli etilenici
CARATTERISTICHE DEL MODELLATO IN CERA:
Prima di mettere in fusione il modellato in cera bisogna assicurarsi che nel modellarlo abbiamo rispettato delle particolari caratteristiche:
la forma del tavolato occlusale, controllare il bordo di chiusura che non deve avere nessuna imperfezione e chiudere perfettamente sul moncone, lo spessore non deve essere inferiore a 0.3 mm, se stiamo facendo un ponte controllare che le saldature tra gli elementi siano omogenee, l’elemento a ponte deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile, se dobbiamo farci la parte estetica con la resina bisogna scavare la parte vestibolare e l’elemento a ponte scavato a cassetta.

FASI DI FUSIONE

Una volta ultimata la modellazione attacchiamo il canale di colata al dente, questo solitamente va posto nella parte più spessa del dente, questo canale servirà come percorso di ingresso della lega fino a raggiungere la forma lasciata dal modellato nel rivestimento.
Una volta attaccato questo fissiamo il modellato nel cilindro; esistono vari tipi di cilindri, in metallo, in plastica, in silicone e in gomma.
Ora viene colata la massa di rivestimento all’interno del cilindro, questa può essere di due tipi:
-legante gessoso: si ottiene da polvere più acqua distillata o demineralizzata, è adatta per le fusioni di metalli nobili, ha un trattamento termico molto lungo, e poiché molto fragile necessita di un cilindro in metallo.
-legante fosfatico: si ottiene da polvere predosata in buste più liquido di miscelazione, è adatta per fusioni di metalli non nobili.
Colato il rivestimento lo lasciamo indurire e poi inserito nel forno di preriscaldo e lasciato fino che arrivi ad una temperatura di circa 850° C.
Raggiunta la temperatura prestabilita, il cilindro viene introdotto nella fonditrice in vista della colatura del metallo che prenderà il posto nella cavità lasciata libera dalla cera.
Esistono diversi tipi di macchine per fusione:
-a cannello: si fonde il metallo in un crogiolo in ceramica con una fiamma di gas più aria compressa, questa è adatta per metalli e leghe nobili.
-a induzione: elettro muffola che contiene un crogiolo che fonde il metallo per tempo impostato elettronicamente.
Una volta che il metallo si sia perfettamente raffreddato si può procedere alla rimozione del rivestimento del manufatto metallico, fatto ciò si sabbia il dente e si torna sul banco di lavoro, mediante un disco separatore stacchiamo la matarozza e si colloca la fusione sul modello in gesso per vedere se calza alla perfezione. Poi comincia la sgrossatura e la rifinitura del modello con successiva lucidatura con spazzolini e paste lucidanti.
Il lavoro ultimato può quindi essere inviato allo studio.

APPARECCHIATURE (FASI DI FUSIONE)

Le apparecchiature utilizzate nelle varie fasi di fusione sono:
-mixer sottovuoto: macchinario che serve a miscelare la massa di rivestimento impedendo la formazione di bolle d’aria;
-vibratore: macchinario che fa vibrare la massa di rivestimento e facilita l’operazione di colatura;
-forno di preriscaldo: macchinario in cui viene inserito il cilindro con il modellato in cera il cui la temperatura sale fino a 850°C e poi sarà pronto per la fusione;
-macchina per fusione: macchinario in cui viene posizionato il cilindro e attraverso la forza centrifuga fa entrare la lega.

ESPERIENZA PRATICA NEL PERIODO DI ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

In questi due mesi la scuola ci ha dato la possibilità di andare in un laboratorio odontotecnico per tre settimane. Un primo periodo in Gennaio e un secondo a Febbraio.
Questo progetto si chiama alternanza scuola lavoro e ha come obbiettivo finale la costruzione di una protesi fissa.
Per prima cosa abbiamo realizzato, da un impronta in silicone, un modello in gesso tipo quattro con perni a spillo per far si k i monconi possano essere sfilabili, è stato miscelato il gesso con un mixer sottovuoto, per impedire la formazione di bolle d’aria, poi con l’uso di un vibratore abbiamo colato impasto gesso-acqua nell’impronta in silicone, dopodiché lo abbiamo lasciato indurire.
Indurito il modello viene squadrato mediante una squadramodelli e con un disco rotante si utilizza il micromotore per dividere i monconi e renderli sfilabili.
Il modello superiore possiede un ponte anteriore tra l’incisivo centrale e il canino, mentre il modello inferiore un moncone sfilabile sul primo molare destro.
Una volta sviluppato il modello, viene gessato in articolatore, noi abbiamo usato un AVM (articolatore a valori medi).
Dopo aver diviso i due modelli con la vaporizzatrice, è stata messa una lacca spaziatrice sui monconi, per creare quello spazio, dove, una volta inserito il dente sul moncone del paziente, c’è lo spazio necessario per farci stare il cemento.
Poi si passa a isolare i monconi e cominciamo la modellazione in cera goccia a goccia secondo P.K.Thomas, per fare ciò deve usufruire di un bunsen a fiamma o l’elettrospatola.
Modellati i denti bisogna scavarli vestibolarmente per farci stare la parte estetica che viene realizzata in resina o in ceramica, importante ricordarsi che se si fa un ponte l’elemento a ponte va scavato a cassetta e deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile.
Lo spessore dove viene scavato il dente non deve essere inferiore a 0.3 mm e le saldature tra i vari elementi devono essere omogenee.
Per i colletti viene usata un altro tipo di cera, la cera per bordi, la particolarità di questa cera è che non ha restrizioni, poiché i bordi di chiusura devono essere perfetti senza alcuna imperfezione.
Fatto ciò sulla faccia vestibolare si pone l’adesivo e le palline ritentive, per far si che la resina si attacca adeguatamente.
Ora si passa alle fasi di preparazione del cilindro, questo ha una base in gomma e il cilindro stesso può essere di metallo, in cui viene inserito un apposito foglio per regolare l’espansione, oppure in gomma e ha un’espansione libera.
Sul margine del dente viene attaccato il perno di colata, questo possiede una nutrice, che rallenta e controlla la spinta della lega e fa da riserva di metallo nel caso di errato calcolo del peso, la nutrice va posizionata nel centro termico e il modellato appena al di sopra.
Fatto questo si deve versare la massa di rivestimento all’interno del cilindro; esistono due tipi di rivestimento, a legante gessoso e a legante fosfatico, noi in laboratorio abbiamo usato quest’ultimo, poiché usiamo come metallo il cromo-cobalto.
Il rivestimento prima di essere colato all’interno del cilindro va miscelato con un mixer sottovuoto, per impedire che si creino bolle d’aria, quando lo si versa bisogna fare molta attenzione a livello dei denti k non si formano bolle, ora lo si lascia circa 20 minuti ad indurirsi prima di inserirlo nel forno di preriscaldo.
Una volta indurito si toglie la base in gomma e si inserisce il cilindro nel forno, dove la temperatura si alza fino a circa 850°C, la cera e i canali di colata si sciolgono e lasciano lo spazio dove si inserirà la lega.
Nel frattempo si prende il crogiolo con la lega al suo interno per fonderla.
Tolto dal forno si prende il cilindro con le pinze e lo si pone all’interno della fonditrice, ne esistono di due tipi, a induzione e a cannello.
Il braccio della fonditrice ha alla estremità sinistra un contrappeso regolabile, spostato più a destra un fulcro, e nell’altra estremità il crogiolo e la sede per il cilindro. Cambiando la posizione del contrappeso, aumenta o diminuisce la spinta del metallo fuso dentro la cavità del cilindro.
Noi in laboratorio abbiamo una fonditrice a induzione. Una volta fatta partire la centrifuga si aspetta qualche secondo, si estrae il cilindro che viene messo a raffreddare.
Dopodiché si passa alla rimozione del rivestimento, questa avviene a cilindro raffreddato, si rompe il rivestimento con un martelletto o delle pinze facendo molta attenzione a non danneggiare il modellato, fatto questo i denti vengono sabbiati mediante la sabbiatrice che serve per rimuovere il rivestimento attaccato alla superficie del metallo, la sabbia usata è un biossido di alluminio che oltre a togliere il rivestimento toglie gli ossidi superficiali.
Poi si va al banco di lavoro e mediante un disco separatore a carborundum di tung-steno si tagliano i canali di colata, e sempre con il micromotore si sgrossa con frese in tung-steno a taglio incrociato, diamantate, acciai sottili per rifinire, facendo molta attenzione ai colletti. Infine si lucida con dischi abrasivi in gomma; con spazzolini lucidanti a pelo di capra con sasso marcio, e spazzolino lucidante in feltro e pasta brillantante.
Come ultimo passaggio abbiamo realizzato la parte estetica dei vari denti, tramite resina fotopolimerizzante. Inizialmente si mette uno strato di opaco e posto in cottura nella fotopolimerizzatrice, tale apparecchiatura verrà in seguito utilizzata anche per l’indurimento di altre masse. Se necessario si può applicare un altro strato di opaco. Fatto ciò si applica lo smalto e la dentina, ne esistono di molti colori e viene utilizzata quella k ci richiede il medico, dopodiché si inserisce ancora una volte nella fotopolimerizzatrice per un ultima cottura. Si estraggono i denti, con le frese si compiono le ultime rifiniture, si lucida la resina e il dente è completato.

gen 05
Questo disegno di legge sul profilo degli odontotecnici risale al dieci aprile 1997 e, non posso crederci, era sviluppato molto bene….peccato sia rimasto solo un disegno di legge!
C’ è da chiedersi solo quali interessi abbia toccato per restare solo un disegno di legge…
Non è difficile comunque immaginarlo..
Daniele

Legislatura 13º – Disegno di legge N. 2333

SENATO DELLA REPUBBLICA

———–     XIII LEGISLATURA    ———–

N. 2333

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori PERUZZOTTI, CARELLA, DE ANNA, BERTONI, PASQUALI, BOSI, CAMO, SPERONI, MANARA, TIRELLI, AMORENA, AVOGADRO, BIANCO, BORTOLOTTO, BRIGNONE, COLLA, COZZOLINO, DOLAZZA, FORCIERI, FUMAGALLI CARULLI, GASPERINI, LAGO, LORENZI, LUBRANO DI RICCO, MANCA, MANFROI, MANFREDI, MANTICA, MORO, MURINEDDU, PAPPALARDO, PETTINATO, PIANETTA, ROSSI, SERENA, TAPPARO, TERRACINI, TOMASSINI, TONIOLLI, WILDE, JACCHIA e TABLADINI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 10 APRILE 1997

Disciplina della professione di odontotecnico


ONOREVOLI SENATORI. – L’attività degli odontotecnici, ancora regolata dal regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334, ha subíto nel corso degli anni una grave serie di limitazioni e penalizzazioni che poco hanno a che fare con le realtà dei fatti e gli interessi dei pazienti.
In altri termini la legislazione vigente impedendo, fra l’altro contro il parere a suo tempo espresso dal Consiglio superiore della sanità, qualsiasi rapporto di vera collaborazione fra l’abilitato e l’odontotecnico, non consente a quest’ultimo di poter eseguire al meglio delle proprie capacità professionali i manufatti protesici ed ortodontici. Questa limitazione esiste poi di fatto solo sulla carta perché la maggioranza degli abilitati all’odontoiatria richiede giornalmente ai propri odontotecnici specifiche consulenze protesiche che esulano totalmente da quanto previsto dalla vigente legge. É inoltre palese che se l’odontotecnico non puó avere nessun tipo di contatto con il paziente protesico anche alla presenza del medico chirurgo e/o odontoiatra, vi é l’impossibilità materiale di poter eseguire al meglio le specifiche richieste protesiche che il medico commissiona al tecnico. Questa situazione relega ad una mera attività artigianale esecutiva tutta la categoria degli odontotecnici, che ricordiamo rientrano fra le attività paramediche soggette a controllo e vigilanza secondo il testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e ne danneggia fortemente la dignità professionale ed i legittimi interessi economici.
Occorre ricordare che molte figure ausiliarie in ambito sanitario hanno un diretto accesso ai pazienti ed in alcuni casi possono eseguire semplici manovre sul paziente medesimo, per cui appare del tutto illogico il ferreo diaframma che il regio decreto n. 1334 del 1928 ha eretto tra odontotecnici e pazienti, diaframma che oggi non consente neanche a chi ha realizzato una protesi dentaria di verificare alla presenza e su richiesta dell’abilitato all’odontoiatria nella bocca del paziente come tale protesi si adatti alle necessità e di collaborare con l’odontoiatra nel definire i miglioramenti possibili e necessari.
Altro aspetto che ha penalizzato fortemente l’attività degli odontotecnici é quello del sostanziale divieto di progettazione tecnica degli apparecchi ortodontici e delle protesi dentarie, nonché il mancato riconoscimento del loro ruolo e della loro dignità professionale.
Questa situazione unita alla discriminante di legge che rende “programmato e limitato” il numero degli abilitati all’odontoiatria e libero il numero dei diplomati odontotecnici, che – teniamo a precisare – possono avere come unico cliente solo l’abilitato alla professione odontoiatrica, ha avuto dei precisi risultati economici nel senso che, pur svolgendo un’attività essenziale di supporto e di collaborazione tecnica con gli odontoiatri, gli odontotecnici sono relegati dalla legge ad una condizione di debolezza contrattuale nei confronti degli studi odontoiatrici.
Nell’attuale fase di giusta e doverosa ridefinizione dei ruoli nel campo dell’odontoiatria, con l’istituzione del corso di laurea in odontoiatria, in linea con gli orientamenti comunitari, e con la contemporanea limitazione delle possibilità di ingresso nel settore di medici privi della specializzazione in odontoiatria, si impone una precisa definizione del ruolo degli odontotecnici.
In concreto deve essere chiaro e definito il campo di azione degli operatori del setto re, anche come mezzo per combattere il deprecabile fenomeno dell’esercizio abusivo dell’odontoiatria e dell’odontotecnica, ed anche per evitare che siano assurdamente perseguibili odontotecnici che, alla presenza di odontoiatri, controllino direttamente anche nella bocca del paziente la funzionalità delle protesi o degli apparecchi ortodontici, intervenendo sul materiale protesico ed ortodontico su specifica richiesta e con la responsabilità dell’odontoiatra.
Il presente disegno di legge ha proprio il preciso scopo di mettere ordine con equità nel settore, eliminando le illogiche ed irrazionali penalizzazioni di cui sono stati vittime per sessanta anni gli odontotecnici e dando una dignità professionale adeguata alla categoria.
Il tutto tenendo conto dell’interesse preminente dei pazienti che devono poter essere piú curati nel modo adeguato a costi ragionevoli.
Illustriamo qui di seguito i singoli articoli che compongono il disegno di legge.
L’articolo 1 istituisce l’albo professionale degli odontotecnici, al fine sia di valorizzare nella giusta misura questa attività, sia di garantire ai pazienti prestazioni di adeguata e costante qualità ed affidabilità.
Possono iscriversi all’albo i diplomati in odontotecnica che conducono da almeno tre anni un’impresa odontotecnica o siano dipendenti da almeno cinque anni da un’impresa di tale tipo.
L’articolo demanda ad un decreto del Ministro di grazia e giustizia, sentito il Ministro della sanità, la disciplina dell’albo professionale da effettuarsi entro e non oltre tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge; vengono anche date delle direttive sull’ordinamento di questo albo che deve prevedere uno specifico esame di ammissione, gli organi, le modalità elettive dei medesimi, l’articolazione territoriale dell’albo, i poteri di formazione e tenuta dell’albo medesimo, il potere disciplinare sugli iscritti e le modalità di determinazione delle tariffe di riferimento.
Si tratta, con tutta evidenza, degli elementi costitutivi minimi dell’albo professionale che saranno definiti dal Ministro di grazia e giustizia in analogia con quanto già previsto dalla legislazione vigente per gli altri albi professionali.
L’articolo 2 determina il profilo professionale degli odontotecnici ed é quindi la norma cardine della presente iniziativa legislativa in quanto definisce esattamente cosa puó fare, in via esclusiva, l’odontotecnico e quindi qual’é il suo esatto campo d’azione.
Sono demandate al professionista odontotecnico:

a) la progettazione tecnica in via esclusiva delle protesi dentarie e degli apparecchi ortodontici su prescrizione, naturalmente, del medico odontoiatra o dell’odontoiatra;
b) la realizzazione delle medesime protesi e di apparecchi ortodontici all’interno dell’impresa odontotecnica;
c) l’esecuzione, ove richiesto dal medico odontoiatra o dall’odontoiatra e alla sua presenza nonché sotto la sua responsabilità, di interventi di carattere tecnico a diretto contatto con il paziente al fine di migliorare il manufatto protesico e con l’esclusione tassativa di qualsiasi intervento cruento;
d) le consulenze professionali e le prestazioni nei confronti delle imprese odontotecniche o dei medici odontoiatri o degli odontoiatri, e la didattica nei confronti degli odontotecnici.

Questo articolo é diretto con ogni evidenza a definire chiaramente i confini dell’attività dell’odontotecnico consentendogli, sotto la responsabilità del medico odontoiatra ed alla sua presenza, di eseguire interventi correttivi del manufatto protesico a diretto contatto con il paziente.
Questo elimina cosí una distorsione dell’ordinamento attualmente vigente in quanto, mentre agli esercenti arti sanitarie, quali ad esempio gli infermieri, é consentito il contatto diretto con il paziente entro precisi limiti, questo assurdamente é escluso per gli odontotecnici impedendo loro di verificare direttamente la rispondenza delle protesi o degli apparecchi da essi realizzati. Il fatto di rendere obbligatoria la presenza e la responsabilità del medico odontoiatra e quello di escludere qualunque intervento cruento appare una sufficiente garanzia nei confronti dei pazienti.
L’articolo 3 definisce le modalità di esplicazione dell’attività odontotecnica che puó essere esercitata da professionisti odontotecnici singoli o associati o da imprese odontotecniche di cui deve essere responsabile un professionista odontotecnico. Si stabilisce inoltre che le imprese odontotecniche realizzano in via esclusiva protesi dentarie e apparecchi ortodontici.
L’articolo 4 introduce l’obbligo della certificazione di qualità da parte delle imprese odontotecniche: questo con l’evidente obiettivo di garantire adeguatamente il paziente. La garanzia ovviamente si intende riferita al rispetto della prescrizione del medico odontoiatra, all’utilizzo dei materiali idonei ed alla corretta realizzazione dei manufatti. Ovviamente la garanzia non puó riguardare le modalità con cui la protesi o l’apparecchio vengono definitivamente applicati nella bocca del paziente.
L’articolo 5 disciplina l’attività del personale addetto all’impresa odontotecnica nel senso che riserva ai soli professionisti odontotecnici la progettazione tecnica delle protesi dentarie e degli apparecchi ortodontici secondo le prescrizioni dei medici odontoiatri, mentre i dipendenti diplomati in odontotecnica possono realizzare le protesi o gli apparecchi ortodontici sotto la direzione di professionisti odontotecnici. Il resto del personale non diplomato in odontotecnica puó svolgere esclusivamente compiti preparatori ed ausiliari.
L’articolo 6 modifica, in conseguenza degli articoli precedenti, quanto previsto dall’articolo 11 del regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334, in modo da inserire nell’ordinamento la nuova definizione e delimitazione dell’attività degli odontotecnici.


DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Albo professionale)

1. É istituito l’albo professionale degli odontotecnici, cui possono chiedere l’iscrizione coloro che sono in possesso di un diploma di odontotecnico e siano iscritti da almeno tre anni all’albo delle imprese artigiane di cui all’articolo 5 della legge 8 agosto 1985, n. 443, e al registro delle ditte di cui all’articolo 50 del testo unico approvato con regio decreto 20 settembre 1934, n. 2011. Possono inoltre chiedere l’iscrizione i soggetti in possesso del diploma di odontotecnico i quali siano stati per almeno cinque anni alle dipendenze di una impresa odontotecnica. Tali soggetti, ai fini dell’iscrizione all’albo, dovranno sostenere e superare un apposito esame abilitante.
2. Il Ministro di grazia e giustizia, sentito il Ministro della sanità, disciplina con proprio decreto entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’albo di cui al comma 1, fissando:

a) gli organi dell’albo e le relative modalità elettive;
b) l’articolazione territoriale;
c) il potere di formazione e tenuta dell’albo;
d) le modalità degli esami di abilitazione alla professione;
e) il potere di disciplina sugli iscritti;
f) la determinazione delle tariffe di riferimento.

Art. 2.

(Profilo professionale degli odontotecnici)

1. I professionisti odontotecnici sono abilitati in via esclusiva allo svolgimento delle seguenti attività:

a) progettazione tecnica delle protesi odontoiatriche e degli apparecchi ortodontici su prescrizione del medico odontoiatra o dell’odontoiatra;
b) realizzazione delle protesi dentarie e degli apparecchi ortodontici esclusivamente all’interno dell’impresa odontotecnica;
c) esecuzione, ove richiesto dal medico odontoiatra o dall’odontoiatra, ed alla sua presenza e sotto la sua responsabilità, di interventi di carattere tecnico a diretto contatto con il portatore delle protesi o dell’apparecchio ortodontico al fine di migliorare il manufatto protesico o ortodontico con esclusione tassativa di qualsiasi intervento cruento. É altresí espressamente inibita all’odontotecnico, professionista e non, l’applicazione definitiva sul paziente delle protesi odontoiatriche e degli apparecchi ortodontici;
d) consulenze e prestazioni nei confronti delle imprese odontotecniche e di medici odontoiatri e didattica nei confronti degli odontotecnici.

Art. 3.

(Attività odontotecnica)

1. L’attività odontotecnica puó essere esercitata da professionisti odontotecnici singoli od associati limitatamente all’attività di consulenza e didattica e da imprese odontotecniche di cui sia responsabile un professionista odontotecnico per tutte le attività elencate nell’articolo 2.
2. L’impresa odontotecnica progetta e realizza esclusivamente protesi dentarie ed apparecchi ortodontici. Soltanto l’impresa odontotecnica é abilitata alla costruzione delle protesi odontoiatriche e degli apparecchi ortondotici. L’impresa odontotecnica deve essere iscritta nell’apposito albo delle imprese odontotecniche, presso le camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura. L’impresa odontotecnica dovrà attenersi a tutte le normative vigenti ad alle indicazioni espresse in sede comunitaria.

Art. 4.

(Certificato di garanzia)

1. Il professionista odontotecnico responsabile dell’impresa odontotecnica deve rilasciare un certificato di qualità e di garanzia per ogni protesi dentaria ed ogni apparecchio ortodontico prodotto.
2. La garanzia si intende riferita al rispetto della prescrizione del medico odontoiatra o dell’odontoiatra, all’utilizzazione dei materiali idonei ed alla corretta realizzazione dei manufatti.

Art. 5.

(Personale dell’impresa odontotecnica)

1. Ai soli professionisti odontotecnici é riservato il compito, anche all’interno dell’impresa odontotecnica, di progettare protesi dentarie ed apparecchi ortodontici e di dirigere la loro realizzazione.
2. I dipendenti diplomati in odontotecnia dell’impresa odontotecnica possono realizzare le protesi e gli apparecchi ortodontici sotto la direzione e la responsabilità di professionisti odontotecnici.
3. I dipendenti non diplomati in odontotecnia dell’impresa odontotecnica possono svolgere esclusivamente compiti preparatori ed ausiliari.

Art. 6.

(Disposizioni finali)

1. I professionisti odontotecnici sono autorizzati a progettare tecnicamente e costruire in via esclusiva all’interno dell’impresa odontotecnica apparecchi di protesi dentaria ed ortodontica su prescrizione dei medici odontoiatri o degli odontoiatri.
2. I professionisti odontotecnici possono in presenza, sotto la direzione e la responsabilità dei medici odontoiatri, svolgere a diretto contatto con il paziente interventi in cruenti di carattere tecnico al fine di definire e migliorare il manufatto protesico o ortodontico. Il professionista odontotecnico puó intervenire solo sul materiale protesico ed ortodontico. É inibita all’odontotecnico l’applicazione definitiva sui pazienti delle protesi odontoiatriche e degli apparecchi ortodontici.
3. Cessa di avere efficacia l’articolo 11 del regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334.

nov 21

Inconfondibile la parlata romana dello speaker di questa radio “daaaa cabitale”..

Simpaticissimo anche il nostro collega odontotecnico di roma che ci parla di questa iniziativa associativa degli odontotecnici creata nel Lazio, ma che riesce a coinvolgere anche colleghi odontotecnici di altre regioni italiane.Da notare, tra le righe, il disagio del collega odontotecnico nel venire ironicamente associato al concetto di dentisti di serie B, luogo comune oramai difficilmente estirpabile.

NON SIAMO “MECCANICI DENTISTI“!!!!!!

Proprio l’ altro ieri un dentista col quale collaboro da 17 anni, dopo una civile discussione su problemi tecnici vari, alla mia frase “…se voglio crescere mi devo attorniare di tecnici che riescano ad interagire con gli studi….” mi ha risposto.”…ma lei non PUO’ CRESCERE….UN ARTIGIANO SI NON PUO’ SVILUPPARE, ALTRIMENTI PERDE DI PRECISIONE…deve fare tutto lei!!”
Come potrei farti la riparazione in un’ ora, la ribasatura in tre, il ponte su impianti finito senza prove in una settimana e una prova ogni giorno per la protesi totale?????

DAniele

nov 14

Non vorrei sembrare ripetitivo, e se così fosse me ne scuso, ma sembra che dalle statistiche fornite da google risulti che questo argomento, nel nostro settore odontotecnico, sia BREAKOUT ,termine tecnico per indicare un “fuori scala”…

Queste parole chiave digitate sui motori di ricerca moltissime volte, zirconia, zirconio in odontotecnica, cad-cam ecc, denotano un interesse sempre crescente per queste tecniche e per questi materiali.

Questo video tratto dalla rete credo dia l’ idea di cosa si possa fare con un sistema completo di fresatura e sinterizzazione della zirconia in cad-cam: 30 ELEMENTI IN 300 MINUTI!!!!

Come già scritto in precedenza, personalmente non posseggo nè lo scanner nè tantomeno il sistema completo cad o cad-cam per la fresatura della zirconia, ma solo perchè la richiesta che ho di queste lavorazioni non giustifica (attualmente) questo oneroso investimento…

Buona visione.

Daniele

nov 06
corone in zirconia

corone in zirconia

Da anni si legge da una letteratura discutibile che è stata trovata la soluzione alla malattia della carie (perchè di questo si tratta, di un attacco batterico da parte dello steptococco mutans) e che il futuro di dentisti ed odontotecnici è segnata…

Può darsi…ora noi ridiamo ma ridevano anche in faccia a Galileo…

Non so cosa ci riserva il futuro (e sinceramente non vorrei saperlo…che noia se mancasse l’ ignoto e la curiosità di scoprirlo) ma credo che ci sarà bisogno ancora per un po’ del mio laboratorio odontotecnico.

Il presente mi dice che c’è una grossa spinta verso i materiali ceramici, verso la zirconia in particolare, per esigenze di natura diversa.

Nonostante una letteratura ed una campagna avversa alla zirconia (chissà perchè) questo materiale sembra non essere un flop per diversi motivi:

  • ESTETICI   la zirconia è bianca e non esiste metallo scuro da nascondere;
  • ECONOMICI le leghe nobili costano una pazzia, incidendo notevolmente sul prezzo finale;
  • BIOCOMPATIBILITA’ la zirconia sembra non interagire con l’ organismo ospitante come i metalli;

Oltretutto i sistemi automatizzati, seppur costosi, riescono ad abbreviare i tempi/uomo, voce nel bilancio la più onerosa per ogni attività, specialmente artigiana, dove la mano dell’ uomo è indispensabile.

Ecco che un ponte in zirconia disegnato al computer (CAD= computer aided design) e lavorato da una macchina (CAM= computer aided manufacuring) ripeto seppur con costi iniziali onerosi, costa in termini di tempo la metà di un ponte prodotto con tecniche tradizionali a cera persa..

Qui entrano in campo discorsi di economia che non sempre trovano riscontro in laboratorio odontotecnico: la zirconia è un’ opportunità per consolidare situazioni instabili, ma anche per affondare una nave già in mezzo a una mare periglioso!

Perciò mi permetto di consigliare i colleghi: zirconia sì, ma con un occhio alle cifre, ai freddi numeri…

Personalmente non possiedo nè scanner nè sistema completo perchè la richiesta di zirconia verso il mio laboratorio odontotecnico non giustifica, per ora, questo investimento.

Mi servo di servizi in outsourcing (sembra sia figo chiamarlo così e non “…lo mando fuori..”) e mi appoggio ai centri LAVA 3M che offrono un servizio per la produzione di zirconia accurato e puntuale (anche se un po’ caro)

DAniele

nov 03

Pubblico questa bellissima brochure del formidabile collega Enrico Steger creatore del  sistema ZIRKONZAHN, che sta facendo furori nei cinque continenti..

Mostra chiaramente le varie fasi della lavorazione con il pantografo manuale ed i forni di sinterizzazione.

Cliccate sul link seguente.

Daniele.

zirconia-zirkonzahn-fasi-operative1

ott 14

Nel programma di formazione teorico-pratico per odontotecnici non possono mancare dei corsi di modellazione anatomica, necessaria per modellare qualsiasi materiale in campo odontotecnico.

Questo autore è molto conosciuto nel nostro campo, date attenzione ai suoi concetti.

Daniele

29-30-31 Ottobre
AFG: Corso di Morfologia Naturale sugli Incisivi
Alberto Battistelli


Foto


Programma

CORSO DI MEMORIZZAZIONE E MODELLAZIONE NATURALE
IN CERA O CERAMICA CON LA:

A.F.G.
GEOMETRIA FUNZIONALE ANATOMICA

Relatore Alberto Battistelli

La A.F.G è una tecnica di memorizzazione e modellazione ideata da Alberto Battistelli.
Serve ad imparare ad acquistare con rapidità e precisione lo spazio e la figura dentale naturale,
attraverso le più moderne metodiche di apprendimento.
La A.F.G. si basa sulla riprogrammazione neuromotoria delle capacità manuali e sulle tecniche
Geometriche di sottofondo adottate dai grandi maestri d’arte.
Si prefigge di sviluppare velocemente la capacità di acquisizione morfologica, per far comprendere
all’allievo il senso delle proporzioni e dell’anatomia naturale, attraverso un metodo semplice applicabile subito nella pratica quotidiana.
La A.F.G è un nuovo modo di ragionare basato sulla ricerca del sottofondo invisibile dei denti, si integra con tutte le tecniche di modellazione conosciute, ed è comprensibile con tutte le teorie gnatologiche.
La tecnica A.F.G. è già stata pubblicata in sei lingue: inglese, francese, tedesca, spagnola, coreana, italiana; gli articoli sono consultabili su sito www.albertobattistelli.it.
Il corso è aperto a partecipanti principianti ed esperti, i quali possono scegliere a propria discrezione, l’utilizzo della cera o della ceramica come materiale da modellazione.

PROGRAMMA

TEORICO:
Tecniche di modellazione a confronto
L’acquisizione cerebrale della forma naturale
Criteri di accelerazioni delle capacità manuali
La percezione visiva
L’armonia
La forma base
Codici di proporzionalità dentale
Il sottofondo invisibile della forma
Il concetto di anatomia normale
Il concetto di “sartoria” dentale
Geometria Funzionale Anatomica (A.F.G.)
Il gioco delle diagonali
La forma funzionale
La scelta e il controllo della strumentalizzazione
Controllo e gestione delle masse ceramiche e della cera
Il dettaglio anatomico
Tecniche di colorazione naturale

Pratica:

Modellazione in cera e ceramica (o composito) di tre incisivi


Programma

set 13

Istituto professionale di stato per l’ industria e l’ artigianato
“Enrico Fermi” Verona

RELAZIONE IN TEMA

DI

FUSIONE E SALDATURA

Zambrotta Nicola       Classe 3^Aod

Anno scolastico 2008/2009

relazione-di-zambrotta-nicola1

Esperienza teorica a scuola

Cos’ è la protesi?

Con il termine protesi si indica la sostituzione e/o ripristino di parti del corpo andate perdute o danneggiate; la protesi dentale  è destinata quindi alla sostituzione artificiale di uno o più elementi dentari e al ripristino dell’ apparato masticatorio.

La dentatura umana

L’ uomo è eterodonte e ,. La prima caratteristica sta a indicare che possiede denti di diverse forme, mentre la seconda significa ha due tipi di dentizione, una decidua o più comunemente chiamata “da latte”, e una permanente. La dentizione decidua è composta da venti denti: otto incisivi, 4 canini e otto molaretti; la dentizione permanente sostituisce quella decidua in un età compresa fra i sette e i quindici anni, ed composta da trentadue denti: otto incisivi, quattro canini, quattro premolari e sei molari.

L’ impronta

L’ impronta ha il compito di riprodurre il “negativo” della bocca, ovvero rilevare lo stampo dei denti e dei tessuti molli, per ottenere informazioni sulla situazione odontoiatrica del paziente. Per realizzare un’ impronta si deve porre un apposito materiale allo stato pastoso sul portaimpronta, un particolare cucchiaio che ricalca a grandi linee la forma dell’ arcata dentaria e si comprime contro i tessuti del cavo orale.

I materiali da impronta

Sono quei materiali che, posti sul portaimpronta allo stato pastoso, riproducono la forma dei denti e dei tessuti orali del paziente. Vengono commercializzati in molte varietà, sia per composizione che per proprietà:

MATERIALI TERMOPLASTICI
I materiali termoplastici hanno la capacità di rammollirsi quando vengono esposti a fonti di calore (acqua calda, aria calda, fiamma). La temperatura media di rammollimento oscilla tra i 55° e i 65°C. Hanno un’ elevata precisione e riacquistano in breve tempo durezza e indeformabilità originali. Vengono commercializzati in fogli, bastoncini, sfere o coni, e in base alla loro composizione chimica vengono distinti in gomme, cere e resine. I materiali termoplastici sono principalmente costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze come resine naturali ricavate dalle conifere.

PASTE A BASE DI OSSIDO DI ZINCO ED EUGENOLO
Molto precise, vengono impiegate nella rilevazione di impronte con portaimpronta individuale di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribasatura delle protesi mobili. Vengono commercializzate sotto forma di due masse viscose da miscelare insieme. Una è composta da ossido di zinco (80%), colofonia, cloruro di magnesio, acetato di zinco ed alcoli primari; la seconda invece, da eugenolo (56%), gomma di colofonia e olio di caolino. Entrambe le masse contengono olio di oliva e olio minerale.

ALGINATI O IDROCOLLOIDI IRREVERSIBILI
Un materiale molto utilizzato nella realizzazione di impronte, viene venduto in polvere a cui viene miscelata dell’ acqua in dosi opportune per  ottenere una pasta che, inserita nel portaimpronte e compressa contro i tessuti orali, indurisce nel giro di due minuti, e poi non potrà più riacquistare la consistenza originale. È necessario inoltre trasportarlo in un contenitore umidificato e deve arrivare a destinazione nel minor tempo possibile, poiché è soggetto a contrazione dimensionale dovuta alla perdita di acqua. Se ciò non fosse possibile bisogna subito passare alla colatura del modello. L’ alginato viene impiegato nella realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici e per la costruzione di protesi parziali.

IDROCOLLOIDI REVERSIBILI
Tramite la bollitura e il successivo raffreddamento di un particolare tipo alga marina rossa chiamata agar-agar, si ottiene una gelatina che è possibile reperire sia allo stato solido, sotto forma di bastoncini, sia in apposite siringhe. Il materiale è composto per l’ 85% di acqua, ma sono anche presenti borace, solfato di potassio, mentolo, glicerina. L’ idrocolloide si utilizza in modo analogo ai materiali termoplastici, infatti raggiunge lo stato viscoso alla temperatura di circa 60°C, e ritorna a quello solido a 30°/40°C, quindi al di sotto della temperatura media presente nella bocca del paziente. È un materiale molto preciso, ma col difetto di essere delicato, impedendone così l’ uso per la rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse, e alla duplicazione di modelli per protesi fisse.

ELASTOMERI
Sono fra i migliori materiali da impronta in circolazione per facilità di utilizzo, buona precisione, stabilità dimensionale e resistenza. Vengono venduti sotto forma di due paste (pasta base e catalizzatore), oppure di una pasta e un liquido (pasta base e catalizzatore liquido). Gli elastomeri vengono classificati in polisulfidi, elastomeri siliconici e polieteri, ma vengono più comunemente chiamati siliconi. La caratteristica più significativa dei siliconi è sicuramente l’ elasticità, in virtù della quale la rimozione dell’ impronta dalla bocca non ne provoca deformazioni permanenti anche in presenza di sottosquadri. I siliconi permettono inoltre di ottenere più modelli dalla stessa impronta.

Il modello

Rappresenta la fase successiva all’ impronta. Riproduce in modo molto preciso il “positivo” della bocca, ed è un’ importante fonte di informazioni riguardanti i problemi odontoiatrici nel cavo orale del paziente. Si ottiene colando del gesso speciale nell’ impronta; questa fase è chiamata colatura del modello o sviluppo dell’ impronta.

Il gesso

In campo odontotecnico il materiale che viene sicuramente più usato è il gesso (CaSO4). Esso viene principalmente utilizzato nella realizzazione di modelli di lavoro, ed è suddiviso in 4 categorie:

GESSO DI TIPO 1: una volta era utilizzato nella rilevazione di impronte, ma data la sua elevata fragilità, non viene più utilizzato per scopi odontotecnici.
GESSO DI TIPO 2: più resistente del tipo 1, viene impiegato nella realizzazione di modelli-studio.
GESSO DI TIPO 3: utilizzato per la costruzione di modelli per la protesi totale.
GESSO DI TIPO 4: viene utilizzato per le superfici di lavoro del modello (monconi, cavità per intarsi ecc.). In quanto a durezza, e resistenza a compressione e abrasione è il migliore in circolazione.

Gesso tipo 1 e 2
45-60 ml. acqua
100 g polvere

Gesso tipo 3
27-36 ml. acqua

Gesso tipo 4
20-25 ml. acqua

Valori indicativi del rapporto di miscelazione tra i vari tipi di gesso

Metodi di sviluppo delle impronte

Sistema delle basi preformate

Questo tipo di procedimento consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso la base preformata,  ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’ interno del supporto plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la reazione di presa. Tale operazione permetterà la scomposizione del modello, facilitando le successive lavorazioni.

Sistema pindex

Tale sistema prevede la colatura parziale dell’ impronta, per ottenere alla fine un modello a forma di ferro di cavallo. Indurito il gesso, si rifinisce il modello mediante frese da gesso (fresone metallico cilindrico, punta montata da resina a pera o fresa tipo enzoma), eliminando tutti i sotto squadri. Si praticano in seguito dei fori sotto il modello atti a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione, tramite una foragessi, un particolare macchinario munito sul lato superiore di una lampadina che genera un fascio di luce puntiforme che viene posizionato sul dente interessato. L’ operatore aziona la macchina abbassando il piano inferiore su cui è appoggiato il modello, la quale scopre una fresa che fora il modello nella sua parte inferiore, in corrispondenza del fascio di luce. Una volta forato il modello nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili e alle ritenzioni per le zone da non sfilare, vengono fissati nei fori perni e ritenzioni utilizzando del collante al cianacrilato o cemento-resina. Completato l’ indurimento del collante o della resina, si realizzano delle tacche che garantiscano la stabilità del perno e si provvede al bordaggio dell’ arcata con preformati in resina. Si isola quindi con isolante “gesso-gesso” e si inserisce la cera spia, la quale svolge tre funzioni: segnala la vicinanza all’ estremità dei perni quando si squadra la base inferiore del modello evitandone il danneggiamento; una volta eliminata permette di ritrovare la precisa posizione del perno; quando viene eliminata lascia una cavità che consente un facile accesso all’ estremità inferiore del perno, agevolando l’ estrazione del segmento sezionato da sfilare del modello. Si procede infine alla colatura dello zoccolo, e alla sua squadratura e sezionatura.

Sistema dei perni a spillo

Prima ancora di procedere con la colatura del modello, si posiziona un perno munito di spillo sull’ impronta, in corrispondenza dell’ asse di disinserzione del futuro segmento. L’ eccessivo spessore della punta del perno si può ridurre con una fresa. Questo pratico sistema non eliminava tuttavia il rischio di deformazione dell’ impronta da parte dello spillo, perciò, volendo posizionare il perno senza ricorrere allo spillo, si possono utilizzare dei sostegni come stuzzicadenti o ponti in cera. Le ritenzioni sono realizzate in gesso, oppure possono essere utilizzate ritenzioni meccaniche, vitine o glover

Cere per uso dentale

Le cere sono sostanze che divengono plastiche o liquide se riscaldate e induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in cere naturali, che possono essere di origine minerale, vegetale o animale, e artificiali, ottenute mediante processi chimici.

CERE NATURALI                                                 CERE ARTIFICIALI

Origine               Origine                   Origine                                  – polimeri di     – esteri di acidi           – polimeri di
animale               vegetale                 minerale                                   polietilene        grassi superiori          glicoli
- cera d’ api           – cera carnauba       – paraffina                                                            e alcoli superiori        etilenici
- candelilla             – cere microcristalline
- cera del                 – ozocherite
Giapppone            – ceresina
- burro di cacao       – cera montana

Gli articolatori

L’ articolatore è un fondamentale strumento da laboratorio utilizzato dall’ odontotecnico. Esso ha infatti la funzione di riprodurre verosimilmente i movimenti di apertura, chiusura e lateralità della mandibola. Esistono tre tipi di articolatori: l’ articolatore a valori medi (AVM), l’ occlusore e l’ articolatore a valori individuali. L’ AVM è l’ articolatore che io ho utilizzato a scuola, e viene chiamato “a valori medi” per il movimento laterale cheesso compie, il quale ha un’ angolazione di 15°. Infatti è constatato, che nella maggior parte della popolazione, l’ escursione del condilo all’ interno della fossa glenoidea compie un’ angolazione media di 15°. L’ occlusore invece compie solo i movimenti di apertura e chiusura, e non quelli di lateralità. L’ aricolatore a valori individuali infine permette di personalizzare la simulazione del tragitto condiloideo, adattandolo a quello del paziente.

La classificazione di Angle

La classificazione di Angle consiste nel distinguere tre tipi di classi in funzione in funzione al rapporto di occlusione tra le due arcate dentarie:

1^ classe o normo-occlusione:è il tipo di occlusione più corretto e comune nella  popolazione. Nella 1^ classe la cuspide mesio- vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
2^ classe o progenismo: un’ anomalia della posizione dell’ arcata inferiore in cui la mandibola si pone vistosamente più indietro rispetto alla mascella durante l’ occlusione. In questo caso la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
3^ classe o prognatismo: la situazione inversa del progenismo. L’ arcata inferiore è posizionata palesemente davanti rispetto alla papilla incisiva dell’ arcata superiore. Qui la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.

2^ classe o progenismo          3^ classe o prognatismo

Parametri estetici di un dente

L’ estetica di un dente viene valutata in base a tre parametri:

TINTA: è la proprietà che permette di distinguere i colori (rosso, giallo, arancio, ecc.) ed è data dalla diversa lunghezza d’ onda dell’ energia radiante, che varia da colore a colore.
VALORE: si può definire in base alla luminosità o più semplicemente come chiaro o scuro, assumendo il bianco come valore massimo ed il nero come minimo. Un dente è considerato di basso valore quando è troppo scuro rispetto agli altri.
CROMA: determina la saturazione, ovvero la quantità di colore presente sulla corona.

Dispositivi di protezione individuale (D.P.I.)

Si intende dispositivo di protezione individuale qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi.
Art 41: obbligo di uso
I D.P.I. devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti.
Art 42: requisiti dei D.P.I.
I D.P.I. devono essere conformi alle norme. In caso di rischi multipli, che richiedano l’ uso simultaneo di più D.P.I., questi devono essere tra loro compatibili.
Art 44: obblighi dei lavoratori
Obbligo del datore di lavoro: mettere a disposizione i D.P.I.
Obbligo del lavoratore: sapere usare e quando usare i D.P.I., e non modificarli.

Il camice e gli occhiali protettivi alcuni fra i D.P.I. più utilizzati in un laboratorio odontotecnico

Realizzazione di una protesi provvisoria in resina

Una volta colato il modello con gesso di tipo 3, si fissa il modello sul piano occlusale dell’ articolatore a valori medi con della cera collante. Fatto ciò, si procede con la gessatura del modello in articolatore. Si stacca poi lo stesso dall’ articolatore e si provvede quindi a isolare i monconi con isolante gesso- cera con l’ ausilio di un pennellino. Ora si passa alla modellazione degli elementi mancanti mediante la tecnica del “goccia a goccia” tenendo conto dei particolari sia estetici che funzionali; forma, bordi di chiusura, spessore non inferiore a 0,3mm, saldatura omogenea. Una volta soddisfatti i requisiti sopraelencati, si procede con la realizzazione della mascherina in silicone. Per fare ciò si preleva un’ opportuna quantità di silicone allo stato pastoso, e si aggiunge del catalizzatore in pasta,  ottenendo così un materiale di colore viola. Si pone quindi il silicone sul modello, in modo tale che possa rilevare lo stampo dei denti precedentemente modellati. Una volta che la mascherina ha terminato la reazione di presa, la si stacca dal modello (è consigliabile mantenere il più integri possibile i manufatti in cera, nel caso in cui si presentasse la necessità di produrre un’ altra mascherina), e si pulisce il modello con la vaporizzatrice, una macchina che emette getti di vapore o acqua caldi a seconda dell’ esigenza, per eliminarvi residui di cera. Terminata la pulitura, si isolano di nuovo i monconi, questa volta con isolante gesso-resina, si riposiziona la mascherina sul modello, e si cola la resina all’ interno allo stato semiliquido. Si mette ora il modello con la mascherina e la resina dentro una polimerizzatrice a pressione, un macchinario con lo scopo di far indurire la resina, e si attende per circa dieci minuti. Passati i dieci minuti, si toglie il tutto dalla polimerizzatrice e si procede con la sgrossatura e rifinitura della resina tramite l’ utilizzo di frese in acciaio di tungsteno e dischi in acciaio di tipo horico per eliminare la resina in eccesso. Quando si è soddisfatti del lavoro ottenuto, si passa infine alla lucidatura della resina; l’ operazione avviene mediante   l’ utilizzo di un apposito macchinario chiamato lucidatrice, la quale si compone di due spazzole alle estremità, la cui velocità di rotazione può essere regolata a seconda dell’ esigenza. Si da una prima lucidata agli elementi con una miscela di acqua e pietra pomice, e una spazzola al pelo di capra, seguita da una seconda con pasta lucidante e spazzola in feltro.

elementi in resina completati

Fusione a cera persa

La fusione a cera persa è un procedimento che ha lo scopo di trasformare i manufatti modellati in cera, in robusti e funzionali dispositivi metallici. In questo paragrafo darò una spiegazione a grandi linee di questa metodica, per poi entrare nei particolari nella parte di alternanza scuola e lavoro. Una volta soddisfatti i requisiti minimi per una buona modellazione, il manufatto in cera viene inglobato in una massa refrattaria, detta rivestimento. Si provoca quindi lo scioglimento della cera, e nella cavità formatasi all’ interno del rivestimento, si introduce del metallo fuso spingendolo per forza centrifuga, gravità o pressione.

Esperienza pratica ad
alternanza scuola e lavoro (A.S.L.)

Introduzione al progetto

Per gli studenti del ramo odontotecnico che frequentano il terzo anno di scuola all’ istituto professionale “E. Fermi” di Verona, è prevista la partecipazione a un progetto chiamato alternanza scuola e lavoro. Questo tipo di progetto porta lo studente a contatto con il mondo del lavoro e gli permette di apprendere nuove abilità e tecniche utili per la professione che dovrà svolgere un domani. L’ esperienza è suddivisa in due periodi differenti, per una durata complessiva di quindici giorni; il primo periodo, della durata di otto giorni, inizia dal 7 fino al 16 gennaio, escludendo il sabato, unico giorno in cui lo studente dovrà andare a scuola, e la domenica. Il secondo periodo invece, della durata di sette giorni, inizia il 2 febbraio e finisce il 10 dello stesso mese, sempre escludendo il sabato e la domenica. L’ ultimo giorno del secondo periodo, il titolare del laboratorio che ha ospitato lo studente, dovrà dare una votazione finale complessiva a quest’ ultimo, valutandolo in base alle sue abilità e conoscenze, e anche al comportamento tenuto sul luogo di lavoro.

Lavori eseguiti in alternanza scuola e lavoro

Fusione di elementi in metallo-ceramica

Per prima cosa si distende un particolare liquido, la lacca spaziatrice, sui monconi stando lontano dal margine del colletto di 1 mm, al fine di creare spazio fra la cappetta e i monconi stessi, e di eliminare gli eventuali sottosquadri presenti su questi ultimi. Si provvede ora a isolare il moncone con un opportuno isolante gesso-cera, ci si modella la cappetta in cera con l’ ausilio di una spatolina elettrica, un particolare strumento che scalda la propria lama automaticamente, eliminando così la necessità di riscaldarla ripetutamente sul bunsen prima di prelevare la cera da porre sul moncone. Quando la cappetta sarà stata modellata in modo da sigillare ermeticamente i bordi di chiusura, si procede con la modellazione del dente. Terminata la modellazione dell’ elemento, si procede alla sua riduzione, scavandone le zone che dovranno accogliere il rivestimento estetico. Per garantire la riuscita della fusione nella scavatura dell’ elemento, si dovrà prestare attenzione affinché lo spessore minimo del modellato non scenda al di sotto di 0,5mm. Tale metodica prevede che nella parte linguale della corona sia mantenuta una piccola porzione del modellato; questa bandina, oltre ad aumentare la robustezza della futura struttura metallica, offre un sostegno verticale per la ceramica e permette di maneggiare più agevolmente il manufatto durante il lavoro. Per permettere al metallo fuso di entrare nella cavità del cilindro lasciata dal modellato in cera è fondamentale creare un canale d’ ingresso, detto canale di colata ottenuto da appositi preformati di cera. Il canale di colata non deve essere più lungo di 1mm e va posto nella sezione più voluminosa del dente con un’ inclinazione di 45° rispetto al tavolato occlusale. Ai perni ora va applicata  la barra stabilizzatrice o nutrice, di forma cilindrica come i canali di colata ma di volume più grande, la quale funge da serbatoio di riserva del metallo liquido cedendo alla cavità lasciata dalla cera la quantità di metallo necessaria a compensare la normale contrazione della lega in fase di solidificazione. Essa deve essere lunga tanto quanto la lunghezza totale dei denti in cera e va posizionata parallelamente a questi ultimi. Per un buon posizionamento dei modellati, è necessario che la nutrice si trovi nel centro termico del cilindro, ossia la zona che raffredda per ultima, cosicché sfrutti al massimo le temperature raggiunte dal nucleo centrale della massa di rivestimento e svolgere al meglio la propria funzione. Il tutto va ora posizionato sul cono della base del cilindro e fissato con della cera. Sulla base viene quindi inserito un cilindro di gomma o plastica. L’ elasticità di quest’ ultimo permette l’ espansione di presa della massa di refrattaria rivestimento; questo è il pregio più evidente del cilindro in gomma, in quanto non necessita, a differenza del cilindro metallico, dello strato cuscinetto sulle pareti interne. Ora si pongono delle sfere ritentive sulle porzioni scavate dei denti, al fine di migliorare la presa della ceramica, e si spruzza il riduttore di tensione superficiale sui modellati, un liquido che favorisce lo scorrimento della massa refrattaria sugli stessi. Si procede ora alla formazione del rivestimento in pasta semiliquida; questo procedimento prevede la miscelazione di 100g di polvere refrattaria con 20ml di acqua distillata e 10ml di liquido apposito, tramite l’ aiuto di un miscelatore sottovuoto, il quale elimina il rischio di formazione di bolle all’interno della pasta. Si cola ora la massa all’ interno del cilindro, la quale non appena termina la fase di presa, deve essere separata dal contenitore. La massa può ora essere ora inclusa nel forno di preriscaldo alla temperatura di circa 400°C, per poi arrivare lentamente a temperature oscillanti fra gli 850°/900°C. Il sistema di
Miscelatore sottovuoto                fusione a cui ho partecipato è stato operato mediante l’ utilizzo di una fonditrice a cannello; si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo di materiale refrattario con all’ interno la lega da fondere, la quale viene poi riscaldata con il cannello fino a liquefarla. Nel frattempo si estrae la massa dal forno, e la si inserisce nell’ apposito supporto all’ interno della centrifuga: la staffa della centrifuga. Si avvicina quindi il crogiuolo al cilindro, si chiude il coperchio e si avvia la centrifuga. La lega verrà così spinta dal forte moto rotatorio prodotto dal macchinario. Per questo tipo di operazione è assolutamente obbligatorio indossare occhiali di protezione per gli occhi, poiché un’ esposizione prolungata dei medesimi al bagliore prodotto dalla lega incandescente può causare gravi danni alla cornea. Una volta che la lega è completamente defluita all’ interno della cavità della massa, si estrae il tutto dalla centrifuga e si lascia raffreddare. Si provvede quindi alla rimozione del materiale refrattario dal cilindro, prima con un martelletto, poi con l’ aiuto di una sabbiatrice, un macchinario che grazie alla forza dell’ aria compressa, lancia dei cristalli di biossido di alluminio in grado di eliminare gli ossidi e il materiale in eccesso presente sui metalli. Eseguita la fase di pulitura del metallo, si passa al taglio dei canali di colata, in modo da separare gli elementi dal metallo in eccesso, chiamato matarozza, tramite l’ utilizzo di un disco separatore al carborundum di tungsteno e si colloca la fusione sui monconi; eventuali imperfezioni o ostacoli alla corretta inserzione possono essere evidenziati con un apposito spray, facilitando così la rifinitura. Si sgrossa e si rifinisce il metallo con frese in tungsteno a taglio incrociato per abradere i denti, e frese diamantate per levigare le superfici. Questa operazione va eseguita con uno spessimetro, un particolare calibro micrometrico che permette di controllare con precisione lo spessore della struttura metallica, la quale non deve mai risultare di spessore inferiore a 0,4/0,3mm altrimenti comporterebbe un eccessivo indebolimento della superficie. Gli elementi vanno ora completamente sabbiati, e successivamente detersi con la vaporizzatrice. Nelle fasi successive la struttura non dovrà mai essere toccata con le dita, ma manipolata esclusivamente con pinzette metalliche anch’ esse vaporizzate. Terminata quindi la preparazione della struttura, si seleziona l’ opaco del colore e si distribuisce uniformemente con un pennello sulle zone da ceramizzare. Tale procedura prevede la cottura di tre strati di opaco in un forno apposito, i cui parametri di cottura sono gestibili dal tecnico mediante un display digitale. È ora giunta la fase di stratificazione delle masse; esse sono fornite sotto forma di polveri, suddivise per colore, da miscelare con un liquido plastificante ottenendo così una pasta morbida e umida. Con un pennellino, si applica come primo strato la dentina, abbozzando la forma definitiva del dente da realizzare, cercando di mantenere sempre il giusto grado di umidificazione delle masse; nel caso in cui una massa diventa troppo umida è sufficiente appoggiarci delicatamente sopra un fazzoletto di carta, in caso contrario basterà umidificare la superficie con un pennello umido. Si distende ora sulla dentina la seconda massa, lo smalto, e la si sfuma dal margine incisale fino al terzo medio cercando di conferire al dente una forma idonea. Ultimata la fase di stratificazione si cuoce la ceramica in forno a una temperatura iniziale di 400/450°C per salire gradatamente fino a 850/900°C, per 13/15 minuti. Una volta raggiunta la colorazione prevista e una buona stratificazione, si effettua la lucidatura del metallo mediante dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice e paste lucidanti.

Fusione di elementi in metallo-resina

Le procedure per la preparazione alla fusione, e la fusione stessa, sono analoghe a quelle eseguite per gli elementi in metallo-ceramica, con l’ unica differenza che la struttura metallica non necessita della bandina sulla faccia linguale, perciò inizierò la descrizione delle fasi di lavoro dal momento in cui la struttura metallica è stata rifinita e pulita per la stratificazione delle masse; una volta pulito il metallo, si distribuisce con un pennellino sintetico il legante metallico sulla faccia vestibolare del dente, e lo si inserisce nella polimerizzatrice, una macchina dotata di lampade agli ultravioletti al suo interno, grazie alle quali il legante può compiere la reazione di presa sul metallo. Sopra il legante andrà poi disteso l’ opaco, il quale verrà anch’ esso polimerizzato. Eseguita correttamente questa operazione si passa alla stratificazione delle resine; si preleva della dentina composita da un tubetto apposito con uno strumento munito di un estremità appiattita, e si la comprime contro la faccia vestibolare provocandone l’ estensione su tutta la zona interessata. Con lo strumento si modella un’ abbozzo della forma finale del dente e si toglie la resina in eccesso. Ci si procura ora dello smalto composito, e lo si deposita sulla dentina cercando di conferire al dente la forma che meglio si adatta alla bocca del paziente. Ottenuta una buona stratificazione delle masse si polimerizza il tutto per 180 secondi. Indurita la resina, si rifinisce con frese diamantate per effettuare eventuali migliorie estetiche e funzionali. Si lucida infine il metallo e la resina con dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice paste lucidanti.

Ringraziamenti

Un ringraziamento particolare  al professore di laboratorio Nicola Caceffo per la fiducia  accordataci questo progetto e per averci assistito e accompagnato nel nostro percorso scolastico

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