Scarica gratuitamente la conferenza del Dott. Miclavez IL DENTE AVVELENATO
set 13

Istituto professionale di stato per l’ industria e l’ artigianato
“Enrico Fermi” Verona

RELAZIONE IN TEMA

DI

FUSIONE E SALDATURA

Zambrotta Nicola       Classe 3^Aod

Anno scolastico 2008/2009

relazione-di-zambrotta-nicola1

Esperienza teorica a scuola

Cos’ è la protesi?

Con il termine protesi si indica la sostituzione e/o ripristino di parti del corpo andate perdute o danneggiate; la protesi dentale  è destinata quindi alla sostituzione artificiale di uno o più elementi dentari e al ripristino dell’ apparato masticatorio.

La dentatura umana

L’ uomo è eterodonte e ,. La prima caratteristica sta a indicare che possiede denti di diverse forme, mentre la seconda significa ha due tipi di dentizione, una decidua o più comunemente chiamata “da latte”, e una permanente. La dentizione decidua è composta da venti denti: otto incisivi, 4 canini e otto molaretti; la dentizione permanente sostituisce quella decidua in un età compresa fra i sette e i quindici anni, ed composta da trentadue denti: otto incisivi, quattro canini, quattro premolari e sei molari.

L’ impronta

L’ impronta ha il compito di riprodurre il “negativo” della bocca, ovvero rilevare lo stampo dei denti e dei tessuti molli, per ottenere informazioni sulla situazione odontoiatrica del paziente. Per realizzare un’ impronta si deve porre un apposito materiale allo stato pastoso sul portaimpronta, un particolare cucchiaio che ricalca a grandi linee la forma dell’ arcata dentaria e si comprime contro i tessuti del cavo orale.

I materiali da impronta

Sono quei materiali che, posti sul portaimpronta allo stato pastoso, riproducono la forma dei denti e dei tessuti orali del paziente. Vengono commercializzati in molte varietà, sia per composizione che per proprietà:

MATERIALI TERMOPLASTICI
I materiali termoplastici hanno la capacità di rammollirsi quando vengono esposti a fonti di calore (acqua calda, aria calda, fiamma). La temperatura media di rammollimento oscilla tra i 55° e i 65°C. Hanno un’ elevata precisione e riacquistano in breve tempo durezza e indeformabilità originali. Vengono commercializzati in fogli, bastoncini, sfere o coni, e in base alla loro composizione chimica vengono distinti in gomme, cere e resine. I materiali termoplastici sono principalmente costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze come resine naturali ricavate dalle conifere.

PASTE A BASE DI OSSIDO DI ZINCO ED EUGENOLO
Molto precise, vengono impiegate nella rilevazione di impronte con portaimpronta individuale di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribasatura delle protesi mobili. Vengono commercializzate sotto forma di due masse viscose da miscelare insieme. Una è composta da ossido di zinco (80%), colofonia, cloruro di magnesio, acetato di zinco ed alcoli primari; la seconda invece, da eugenolo (56%), gomma di colofonia e olio di caolino. Entrambe le masse contengono olio di oliva e olio minerale.

ALGINATI O IDROCOLLOIDI IRREVERSIBILI
Un materiale molto utilizzato nella realizzazione di impronte, viene venduto in polvere a cui viene miscelata dell’ acqua in dosi opportune per  ottenere una pasta che, inserita nel portaimpronte e compressa contro i tessuti orali, indurisce nel giro di due minuti, e poi non potrà più riacquistare la consistenza originale. È necessario inoltre trasportarlo in un contenitore umidificato e deve arrivare a destinazione nel minor tempo possibile, poiché è soggetto a contrazione dimensionale dovuta alla perdita di acqua. Se ciò non fosse possibile bisogna subito passare alla colatura del modello. L’ alginato viene impiegato nella realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici e per la costruzione di protesi parziali.

IDROCOLLOIDI REVERSIBILI
Tramite la bollitura e il successivo raffreddamento di un particolare tipo alga marina rossa chiamata agar-agar, si ottiene una gelatina che è possibile reperire sia allo stato solido, sotto forma di bastoncini, sia in apposite siringhe. Il materiale è composto per l’ 85% di acqua, ma sono anche presenti borace, solfato di potassio, mentolo, glicerina. L’ idrocolloide si utilizza in modo analogo ai materiali termoplastici, infatti raggiunge lo stato viscoso alla temperatura di circa 60°C, e ritorna a quello solido a 30°/40°C, quindi al di sotto della temperatura media presente nella bocca del paziente. È un materiale molto preciso, ma col difetto di essere delicato, impedendone così l’ uso per la rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse, e alla duplicazione di modelli per protesi fisse.

ELASTOMERI
Sono fra i migliori materiali da impronta in circolazione per facilità di utilizzo, buona precisione, stabilità dimensionale e resistenza. Vengono venduti sotto forma di due paste (pasta base e catalizzatore), oppure di una pasta e un liquido (pasta base e catalizzatore liquido). Gli elastomeri vengono classificati in polisulfidi, elastomeri siliconici e polieteri, ma vengono più comunemente chiamati siliconi. La caratteristica più significativa dei siliconi è sicuramente l’ elasticità, in virtù della quale la rimozione dell’ impronta dalla bocca non ne provoca deformazioni permanenti anche in presenza di sottosquadri. I siliconi permettono inoltre di ottenere più modelli dalla stessa impronta.

Il modello

Rappresenta la fase successiva all’ impronta. Riproduce in modo molto preciso il “positivo” della bocca, ed è un’ importante fonte di informazioni riguardanti i problemi odontoiatrici nel cavo orale del paziente. Si ottiene colando del gesso speciale nell’ impronta; questa fase è chiamata colatura del modello o sviluppo dell’ impronta.

Il gesso

In campo odontotecnico il materiale che viene sicuramente più usato è il gesso (CaSO4). Esso viene principalmente utilizzato nella realizzazione di modelli di lavoro, ed è suddiviso in 4 categorie:

GESSO DI TIPO 1: una volta era utilizzato nella rilevazione di impronte, ma data la sua elevata fragilità, non viene più utilizzato per scopi odontotecnici.
GESSO DI TIPO 2: più resistente del tipo 1, viene impiegato nella realizzazione di modelli-studio.
GESSO DI TIPO 3: utilizzato per la costruzione di modelli per la protesi totale.
GESSO DI TIPO 4: viene utilizzato per le superfici di lavoro del modello (monconi, cavità per intarsi ecc.). In quanto a durezza, e resistenza a compressione e abrasione è il migliore in circolazione.

Gesso tipo 1 e 2
45-60 ml. acqua
100 g polvere

Gesso tipo 3
27-36 ml. acqua

Gesso tipo 4
20-25 ml. acqua

Valori indicativi del rapporto di miscelazione tra i vari tipi di gesso

Metodi di sviluppo delle impronte

Sistema delle basi preformate

Questo tipo di procedimento consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso la base preformata,  ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’ interno del supporto plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la reazione di presa. Tale operazione permetterà la scomposizione del modello, facilitando le successive lavorazioni.

Sistema pindex

Tale sistema prevede la colatura parziale dell’ impronta, per ottenere alla fine un modello a forma di ferro di cavallo. Indurito il gesso, si rifinisce il modello mediante frese da gesso (fresone metallico cilindrico, punta montata da resina a pera o fresa tipo enzoma), eliminando tutti i sotto squadri. Si praticano in seguito dei fori sotto il modello atti a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione, tramite una foragessi, un particolare macchinario munito sul lato superiore di una lampadina che genera un fascio di luce puntiforme che viene posizionato sul dente interessato. L’ operatore aziona la macchina abbassando il piano inferiore su cui è appoggiato il modello, la quale scopre una fresa che fora il modello nella sua parte inferiore, in corrispondenza del fascio di luce. Una volta forato il modello nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili e alle ritenzioni per le zone da non sfilare, vengono fissati nei fori perni e ritenzioni utilizzando del collante al cianacrilato o cemento-resina. Completato l’ indurimento del collante o della resina, si realizzano delle tacche che garantiscano la stabilità del perno e si provvede al bordaggio dell’ arcata con preformati in resina. Si isola quindi con isolante “gesso-gesso” e si inserisce la cera spia, la quale svolge tre funzioni: segnala la vicinanza all’ estremità dei perni quando si squadra la base inferiore del modello evitandone il danneggiamento; una volta eliminata permette di ritrovare la precisa posizione del perno; quando viene eliminata lascia una cavità che consente un facile accesso all’ estremità inferiore del perno, agevolando l’ estrazione del segmento sezionato da sfilare del modello. Si procede infine alla colatura dello zoccolo, e alla sua squadratura e sezionatura.

Sistema dei perni a spillo

Prima ancora di procedere con la colatura del modello, si posiziona un perno munito di spillo sull’ impronta, in corrispondenza dell’ asse di disinserzione del futuro segmento. L’ eccessivo spessore della punta del perno si può ridurre con una fresa. Questo pratico sistema non eliminava tuttavia il rischio di deformazione dell’ impronta da parte dello spillo, perciò, volendo posizionare il perno senza ricorrere allo spillo, si possono utilizzare dei sostegni come stuzzicadenti o ponti in cera. Le ritenzioni sono realizzate in gesso, oppure possono essere utilizzate ritenzioni meccaniche, vitine o glover

Cere per uso dentale

Le cere sono sostanze che divengono plastiche o liquide se riscaldate e induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in cere naturali, che possono essere di origine minerale, vegetale o animale, e artificiali, ottenute mediante processi chimici.

CERE NATURALI                                                 CERE ARTIFICIALI

Origine               Origine                   Origine                                  – polimeri di     – esteri di acidi           – polimeri di
animale               vegetale                 minerale                                   polietilene        grassi superiori          glicoli
- cera d’ api           – cera carnauba       – paraffina                                                            e alcoli superiori        etilenici
- candelilla             – cere microcristalline
- cera del                 – ozocherite
Giapppone            – ceresina
- burro di cacao       – cera montana

Gli articolatori

L’ articolatore è un fondamentale strumento da laboratorio utilizzato dall’ odontotecnico. Esso ha infatti la funzione di riprodurre verosimilmente i movimenti di apertura, chiusura e lateralità della mandibola. Esistono tre tipi di articolatori: l’ articolatore a valori medi (AVM), l’ occlusore e l’ articolatore a valori individuali. L’ AVM è l’ articolatore che io ho utilizzato a scuola, e viene chiamato “a valori medi” per il movimento laterale cheesso compie, il quale ha un’ angolazione di 15°. Infatti è constatato, che nella maggior parte della popolazione, l’ escursione del condilo all’ interno della fossa glenoidea compie un’ angolazione media di 15°. L’ occlusore invece compie solo i movimenti di apertura e chiusura, e non quelli di lateralità. L’ aricolatore a valori individuali infine permette di personalizzare la simulazione del tragitto condiloideo, adattandolo a quello del paziente.

La classificazione di Angle

La classificazione di Angle consiste nel distinguere tre tipi di classi in funzione in funzione al rapporto di occlusione tra le due arcate dentarie:

1^ classe o normo-occlusione:è il tipo di occlusione più corretto e comune nella  popolazione. Nella 1^ classe la cuspide mesio- vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
2^ classe o progenismo: un’ anomalia della posizione dell’ arcata inferiore in cui la mandibola si pone vistosamente più indietro rispetto alla mascella durante l’ occlusione. In questo caso la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
3^ classe o prognatismo: la situazione inversa del progenismo. L’ arcata inferiore è posizionata palesemente davanti rispetto alla papilla incisiva dell’ arcata superiore. Qui la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.

2^ classe o progenismo          3^ classe o prognatismo

Parametri estetici di un dente

L’ estetica di un dente viene valutata in base a tre parametri:

TINTA: è la proprietà che permette di distinguere i colori (rosso, giallo, arancio, ecc.) ed è data dalla diversa lunghezza d’ onda dell’ energia radiante, che varia da colore a colore.
VALORE: si può definire in base alla luminosità o più semplicemente come chiaro o scuro, assumendo il bianco come valore massimo ed il nero come minimo. Un dente è considerato di basso valore quando è troppo scuro rispetto agli altri.
CROMA: determina la saturazione, ovvero la quantità di colore presente sulla corona.

Dispositivi di protezione individuale (D.P.I.)

Si intende dispositivo di protezione individuale qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi.
Art 41: obbligo di uso
I D.P.I. devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti.
Art 42: requisiti dei D.P.I.
I D.P.I. devono essere conformi alle norme. In caso di rischi multipli, che richiedano l’ uso simultaneo di più D.P.I., questi devono essere tra loro compatibili.
Art 44: obblighi dei lavoratori
Obbligo del datore di lavoro: mettere a disposizione i D.P.I.
Obbligo del lavoratore: sapere usare e quando usare i D.P.I., e non modificarli.

Il camice e gli occhiali protettivi alcuni fra i D.P.I. più utilizzati in un laboratorio odontotecnico

Realizzazione di una protesi provvisoria in resina

Una volta colato il modello con gesso di tipo 3, si fissa il modello sul piano occlusale dell’ articolatore a valori medi con della cera collante. Fatto ciò, si procede con la gessatura del modello in articolatore. Si stacca poi lo stesso dall’ articolatore e si provvede quindi a isolare i monconi con isolante gesso- cera con l’ ausilio di un pennellino. Ora si passa alla modellazione degli elementi mancanti mediante la tecnica del “goccia a goccia” tenendo conto dei particolari sia estetici che funzionali; forma, bordi di chiusura, spessore non inferiore a 0,3mm, saldatura omogenea. Una volta soddisfatti i requisiti sopraelencati, si procede con la realizzazione della mascherina in silicone. Per fare ciò si preleva un’ opportuna quantità di silicone allo stato pastoso, e si aggiunge del catalizzatore in pasta,  ottenendo così un materiale di colore viola. Si pone quindi il silicone sul modello, in modo tale che possa rilevare lo stampo dei denti precedentemente modellati. Una volta che la mascherina ha terminato la reazione di presa, la si stacca dal modello (è consigliabile mantenere il più integri possibile i manufatti in cera, nel caso in cui si presentasse la necessità di produrre un’ altra mascherina), e si pulisce il modello con la vaporizzatrice, una macchina che emette getti di vapore o acqua caldi a seconda dell’ esigenza, per eliminarvi residui di cera. Terminata la pulitura, si isolano di nuovo i monconi, questa volta con isolante gesso-resina, si riposiziona la mascherina sul modello, e si cola la resina all’ interno allo stato semiliquido. Si mette ora il modello con la mascherina e la resina dentro una polimerizzatrice a pressione, un macchinario con lo scopo di far indurire la resina, e si attende per circa dieci minuti. Passati i dieci minuti, si toglie il tutto dalla polimerizzatrice e si procede con la sgrossatura e rifinitura della resina tramite l’ utilizzo di frese in acciaio di tungsteno e dischi in acciaio di tipo horico per eliminare la resina in eccesso. Quando si è soddisfatti del lavoro ottenuto, si passa infine alla lucidatura della resina; l’ operazione avviene mediante   l’ utilizzo di un apposito macchinario chiamato lucidatrice, la quale si compone di due spazzole alle estremità, la cui velocità di rotazione può essere regolata a seconda dell’ esigenza. Si da una prima lucidata agli elementi con una miscela di acqua e pietra pomice, e una spazzola al pelo di capra, seguita da una seconda con pasta lucidante e spazzola in feltro.

elementi in resina completati

Fusione a cera persa

La fusione a cera persa è un procedimento che ha lo scopo di trasformare i manufatti modellati in cera, in robusti e funzionali dispositivi metallici. In questo paragrafo darò una spiegazione a grandi linee di questa metodica, per poi entrare nei particolari nella parte di alternanza scuola e lavoro. Una volta soddisfatti i requisiti minimi per una buona modellazione, il manufatto in cera viene inglobato in una massa refrattaria, detta rivestimento. Si provoca quindi lo scioglimento della cera, e nella cavità formatasi all’ interno del rivestimento, si introduce del metallo fuso spingendolo per forza centrifuga, gravità o pressione.

Esperienza pratica ad
alternanza scuola e lavoro (A.S.L.)

Introduzione al progetto

Per gli studenti del ramo odontotecnico che frequentano il terzo anno di scuola all’ istituto professionale “E. Fermi” di Verona, è prevista la partecipazione a un progetto chiamato alternanza scuola e lavoro. Questo tipo di progetto porta lo studente a contatto con il mondo del lavoro e gli permette di apprendere nuove abilità e tecniche utili per la professione che dovrà svolgere un domani. L’ esperienza è suddivisa in due periodi differenti, per una durata complessiva di quindici giorni; il primo periodo, della durata di otto giorni, inizia dal 7 fino al 16 gennaio, escludendo il sabato, unico giorno in cui lo studente dovrà andare a scuola, e la domenica. Il secondo periodo invece, della durata di sette giorni, inizia il 2 febbraio e finisce il 10 dello stesso mese, sempre escludendo il sabato e la domenica. L’ ultimo giorno del secondo periodo, il titolare del laboratorio che ha ospitato lo studente, dovrà dare una votazione finale complessiva a quest’ ultimo, valutandolo in base alle sue abilità e conoscenze, e anche al comportamento tenuto sul luogo di lavoro.

Lavori eseguiti in alternanza scuola e lavoro

Fusione di elementi in metallo-ceramica

Per prima cosa si distende un particolare liquido, la lacca spaziatrice, sui monconi stando lontano dal margine del colletto di 1 mm, al fine di creare spazio fra la cappetta e i monconi stessi, e di eliminare gli eventuali sottosquadri presenti su questi ultimi. Si provvede ora a isolare il moncone con un opportuno isolante gesso-cera, ci si modella la cappetta in cera con l’ ausilio di una spatolina elettrica, un particolare strumento che scalda la propria lama automaticamente, eliminando così la necessità di riscaldarla ripetutamente sul bunsen prima di prelevare la cera da porre sul moncone. Quando la cappetta sarà stata modellata in modo da sigillare ermeticamente i bordi di chiusura, si procede con la modellazione del dente. Terminata la modellazione dell’ elemento, si procede alla sua riduzione, scavandone le zone che dovranno accogliere il rivestimento estetico. Per garantire la riuscita della fusione nella scavatura dell’ elemento, si dovrà prestare attenzione affinché lo spessore minimo del modellato non scenda al di sotto di 0,5mm. Tale metodica prevede che nella parte linguale della corona sia mantenuta una piccola porzione del modellato; questa bandina, oltre ad aumentare la robustezza della futura struttura metallica, offre un sostegno verticale per la ceramica e permette di maneggiare più agevolmente il manufatto durante il lavoro. Per permettere al metallo fuso di entrare nella cavità del cilindro lasciata dal modellato in cera è fondamentale creare un canale d’ ingresso, detto canale di colata ottenuto da appositi preformati di cera. Il canale di colata non deve essere più lungo di 1mm e va posto nella sezione più voluminosa del dente con un’ inclinazione di 45° rispetto al tavolato occlusale. Ai perni ora va applicata  la barra stabilizzatrice o nutrice, di forma cilindrica come i canali di colata ma di volume più grande, la quale funge da serbatoio di riserva del metallo liquido cedendo alla cavità lasciata dalla cera la quantità di metallo necessaria a compensare la normale contrazione della lega in fase di solidificazione. Essa deve essere lunga tanto quanto la lunghezza totale dei denti in cera e va posizionata parallelamente a questi ultimi. Per un buon posizionamento dei modellati, è necessario che la nutrice si trovi nel centro termico del cilindro, ossia la zona che raffredda per ultima, cosicché sfrutti al massimo le temperature raggiunte dal nucleo centrale della massa di rivestimento e svolgere al meglio la propria funzione. Il tutto va ora posizionato sul cono della base del cilindro e fissato con della cera. Sulla base viene quindi inserito un cilindro di gomma o plastica. L’ elasticità di quest’ ultimo permette l’ espansione di presa della massa di refrattaria rivestimento; questo è il pregio più evidente del cilindro in gomma, in quanto non necessita, a differenza del cilindro metallico, dello strato cuscinetto sulle pareti interne. Ora si pongono delle sfere ritentive sulle porzioni scavate dei denti, al fine di migliorare la presa della ceramica, e si spruzza il riduttore di tensione superficiale sui modellati, un liquido che favorisce lo scorrimento della massa refrattaria sugli stessi. Si procede ora alla formazione del rivestimento in pasta semiliquida; questo procedimento prevede la miscelazione di 100g di polvere refrattaria con 20ml di acqua distillata e 10ml di liquido apposito, tramite l’ aiuto di un miscelatore sottovuoto, il quale elimina il rischio di formazione di bolle all’interno della pasta. Si cola ora la massa all’ interno del cilindro, la quale non appena termina la fase di presa, deve essere separata dal contenitore. La massa può ora essere ora inclusa nel forno di preriscaldo alla temperatura di circa 400°C, per poi arrivare lentamente a temperature oscillanti fra gli 850°/900°C. Il sistema di
Miscelatore sottovuoto                fusione a cui ho partecipato è stato operato mediante l’ utilizzo di una fonditrice a cannello; si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo di materiale refrattario con all’ interno la lega da fondere, la quale viene poi riscaldata con il cannello fino a liquefarla. Nel frattempo si estrae la massa dal forno, e la si inserisce nell’ apposito supporto all’ interno della centrifuga: la staffa della centrifuga. Si avvicina quindi il crogiuolo al cilindro, si chiude il coperchio e si avvia la centrifuga. La lega verrà così spinta dal forte moto rotatorio prodotto dal macchinario. Per questo tipo di operazione è assolutamente obbligatorio indossare occhiali di protezione per gli occhi, poiché un’ esposizione prolungata dei medesimi al bagliore prodotto dalla lega incandescente può causare gravi danni alla cornea. Una volta che la lega è completamente defluita all’ interno della cavità della massa, si estrae il tutto dalla centrifuga e si lascia raffreddare. Si provvede quindi alla rimozione del materiale refrattario dal cilindro, prima con un martelletto, poi con l’ aiuto di una sabbiatrice, un macchinario che grazie alla forza dell’ aria compressa, lancia dei cristalli di biossido di alluminio in grado di eliminare gli ossidi e il materiale in eccesso presente sui metalli. Eseguita la fase di pulitura del metallo, si passa al taglio dei canali di colata, in modo da separare gli elementi dal metallo in eccesso, chiamato matarozza, tramite l’ utilizzo di un disco separatore al carborundum di tungsteno e si colloca la fusione sui monconi; eventuali imperfezioni o ostacoli alla corretta inserzione possono essere evidenziati con un apposito spray, facilitando così la rifinitura. Si sgrossa e si rifinisce il metallo con frese in tungsteno a taglio incrociato per abradere i denti, e frese diamantate per levigare le superfici. Questa operazione va eseguita con uno spessimetro, un particolare calibro micrometrico che permette di controllare con precisione lo spessore della struttura metallica, la quale non deve mai risultare di spessore inferiore a 0,4/0,3mm altrimenti comporterebbe un eccessivo indebolimento della superficie. Gli elementi vanno ora completamente sabbiati, e successivamente detersi con la vaporizzatrice. Nelle fasi successive la struttura non dovrà mai essere toccata con le dita, ma manipolata esclusivamente con pinzette metalliche anch’ esse vaporizzate. Terminata quindi la preparazione della struttura, si seleziona l’ opaco del colore e si distribuisce uniformemente con un pennello sulle zone da ceramizzare. Tale procedura prevede la cottura di tre strati di opaco in un forno apposito, i cui parametri di cottura sono gestibili dal tecnico mediante un display digitale. È ora giunta la fase di stratificazione delle masse; esse sono fornite sotto forma di polveri, suddivise per colore, da miscelare con un liquido plastificante ottenendo così una pasta morbida e umida. Con un pennellino, si applica come primo strato la dentina, abbozzando la forma definitiva del dente da realizzare, cercando di mantenere sempre il giusto grado di umidificazione delle masse; nel caso in cui una massa diventa troppo umida è sufficiente appoggiarci delicatamente sopra un fazzoletto di carta, in caso contrario basterà umidificare la superficie con un pennello umido. Si distende ora sulla dentina la seconda massa, lo smalto, e la si sfuma dal margine incisale fino al terzo medio cercando di conferire al dente una forma idonea. Ultimata la fase di stratificazione si cuoce la ceramica in forno a una temperatura iniziale di 400/450°C per salire gradatamente fino a 850/900°C, per 13/15 minuti. Una volta raggiunta la colorazione prevista e una buona stratificazione, si effettua la lucidatura del metallo mediante dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice e paste lucidanti.

Fusione di elementi in metallo-resina

Le procedure per la preparazione alla fusione, e la fusione stessa, sono analoghe a quelle eseguite per gli elementi in metallo-ceramica, con l’ unica differenza che la struttura metallica non necessita della bandina sulla faccia linguale, perciò inizierò la descrizione delle fasi di lavoro dal momento in cui la struttura metallica è stata rifinita e pulita per la stratificazione delle masse; una volta pulito il metallo, si distribuisce con un pennellino sintetico il legante metallico sulla faccia vestibolare del dente, e lo si inserisce nella polimerizzatrice, una macchina dotata di lampade agli ultravioletti al suo interno, grazie alle quali il legante può compiere la reazione di presa sul metallo. Sopra il legante andrà poi disteso l’ opaco, il quale verrà anch’ esso polimerizzato. Eseguita correttamente questa operazione si passa alla stratificazione delle resine; si preleva della dentina composita da un tubetto apposito con uno strumento munito di un estremità appiattita, e si la comprime contro la faccia vestibolare provocandone l’ estensione su tutta la zona interessata. Con lo strumento si modella un’ abbozzo della forma finale del dente e si toglie la resina in eccesso. Ci si procura ora dello smalto composito, e lo si deposita sulla dentina cercando di conferire al dente la forma che meglio si adatta alla bocca del paziente. Ottenuta una buona stratificazione delle masse si polimerizza il tutto per 180 secondi. Indurita la resina, si rifinisce con frese diamantate per effettuare eventuali migliorie estetiche e funzionali. Si lucida infine il metallo e la resina con dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice paste lucidanti.

Ringraziamenti

Un ringraziamento particolare  al professore di laboratorio Nicola Caceffo per la fiducia  accordataci questo progetto e per averci assistito e accompagnato nel nostro percorso scolastico

set 07

Con immenso piacere pubblico un lavoro di catalogazione dei dispositivi ortodontici più usati, e degli accessori, durato diversi mesi!!

La straordinarietà di questa pubblicazione nel campo dell’ ortodonzia sta nel fatto che per ogni dispositivo, ogni arco, ogni vite o molla, trovate la didascalia del “lavoro” svolto da ogni singolo componente con, azione, forza ed intensità applicata all’ arco dentale da ogni singolo accessorio e dipositivo ortodontico.

Ringrazio il collega Bassi Luca, e la sua passione per l’ ortodonzia, perchè senza la sua collaborazione tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Scrivi a:bio.lab@libero.it per ricevere la password che ti permette di vedere il bellissimo documento originale

Daniele

ortodonzia

ago 15

Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato
Relazione in tema di Fusione e Saldatura.
•    ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA
•    ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA-SCUOLA LAVORO
A.S2008/2009
3A OD
VERDES LARISA-ELENA

verdes larissa

verdes larissa

Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie, cliccate sul seguente link:

relazione-di-verdes-larisa

INDICE
•    Esperienza teorica a scuola
-introduzione
-impronte
-sviluppo dei modelli
-gessatura in articolatore
-modellazione
-preparazione del cilindro
-fasi di fusione
-smuffolatura della fusione
-saldatura o brasatura
-provvisorio in resina
•    Esperienza pratica in alternanza scuola-lavoro
-introduzione
-fusione e saldatura
-faccette estetiche
-provvisorio di prelimatura
-riparazione semplice di una protesi totale mobile
-commento personale
    ESPERIENZA TEORICA ACUOLA
Introduzione
Quest’anno la mia classe 3 ^A od  assieme al professor Caceffo Nicola abbiamo trattato il tema di fusione e saldatura per la protesi fissa(in odontotecnica),iniziando dall’impronta e arrivando alla rifinitura  e lucidatura della fusione.

FUSIONE E SALDATURA
L’IMPRONTA .

L’impronta è il negativo della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli. L’impronta permette all’odontotecnico  di trarre una serie di informazioni in merito alla situazione odontoiatrica del paziente. Essa viene presa dall’odontoiatra,disinfettata poi dall’odontotecnico per evitare di contagiare eventuali malattie per poi passare allo sviluppo dei modelli .i materiali da impronta sono molto vari per composizione e proprietà e vengono utilizzati prevalentemente dall’odontoiatra

Materiali da impronta:
alginato : viene ricavato da un alga marina di colore rosso. E da svilupparsi in brevi tempi a causa della facile vaporizzazione dell’acqua di miscelazione. Indurisce in circa 2 minuti.
-Materiali termoplastici :resine,cere,gomme,ecc. Rammolliscono in acqua a 55°-65°.
-pasta a ossido di zinco ed eugenolo:(80°zinco,50°di eugenolo).
SVILUPPO DEI MODELLI.
Esistono diversi sistemi di preparazione delle impronte ,ognuno per le diverse preparazioni protesiche di sviluppo dei modelli.
Sistema pindex:

-si sviluppa la prima parte dell’impronta con gesso di tipo 4,
-a gesso indurito si sfila l’arcata sviluppata e la si squadra per metterla in piano,
-con la forra-gessi si pratica  un foro in direzione del moncone,
-nel foro si applica un perno in ottone incollato con cianocrilato ,
-si applica sulla punta del perno una goccia di cera spia,
-si cola altro gesso di tipo 3 per lo zoccolo,a gesso indurito si squadra lo zoccolo,
-quando il modello sarà asciutto con un seghetto molto fine si taglia la sezione interessata.
Perno a spillo:

-i perni a spillo vengono collocati direttamente all’interno dell’impronta
-si fa una doppia colata di gesso
- si isola la sezione interessata al taglio e poi si separa.
Basette in plastica performate:
Questo procedimento consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire  con lo stesso gesso  la base performata,ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto in plastica.

In questo caso il modello viene sviluppato per duplicazione,uno per la protesi fissa ed uno per il provvisorio. I gessi possono essere di vario tipo:
1.    Gessi teneri per impronta costituiti, dal solfato di calcio emi-idrato. Sono molto fragili.
2.    Gessi teneri per modelli composti dal solfato di calcio emi-idrato beta. Servono nella realizzazione di modelli studio.
3.    Gessi duri per modelli composti dal solfato di calcio emi-idrato alfa. Sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale.
4.    Gessi extra duri per modelli costituiti dal solfato di calcio emi-idrato alfa modificato. Sono utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello.

Capette:

Le capette vengono realizzate tramite stampaggio e vengono poi tagliate con forbici oppure con micromotore e frese.
Attrezzature utilizzate: squadra modelli,miscelatore sottovuoto e vibratore.
Squadra modelli:

Miscelatore sottovuoto:

E un apparecchiatura per la lavorazione dei rivestimenti per cilindri e gessi.E costituito  da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente suppoartndo tutte le parti essenziali,console di comando,piano vibrante,tazze di mescolazione e coperchio con spatola.
GESSATURA IN ARTICOLATORE

L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare. I due modelli vengono inseriti sul articolatore per riprodurre i rapporti esistenti nella realtà tra l’arcata dentale superiore ed inferiore. Ingessando l’articolatore si individua la classe di appartenenza del paziente.
Le classi possono essere 3 e sono chiamate di angle.
1.     la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. NORMO-OCCLUSIONE.
2.     La cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. PROGENISMO.

3.    La cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore. PROGNATISMO.

Esistono diversi tipi di articolatore. Il più utilizzato attualmente è l’articolatore a valore medio. Questo articolatore riproduce i movimenti di apertura-chiusura e lateralità. Il movimento laterale è detto a valore medio quando l’escursione del condilo è all’interno della fossa glenoide (in basso e laterale fra dx e sx di 15°) . Un altro tipo di articolatore è l’oclusore il quale consente i movimenti verticali a cerniera ma non quelli laterali tra le arcate.

CERE DI REGISTRAZIONE
La cere di registrazione vengono utilizzate adattandole alle basi di prova o per registrare i rapporti tra le arcate. Sono fornite in varie durezze a seconda delle necessita, e in varie forme:lastre,in barre diritte o sgommate.

MODELLAZIONE PER PROTESI FISSA
Dopo che il gesso si è indurito e dopo aver realizzato le capette in plastica utilizzando la macchina per stampaggio, si procede con la modellazione degli elementi mancanti secondo il metodo P.K.Thomas, detto anche “dente a dente”.
Questa tecnica consiste nell’aggiungere cera poco a poco finché il dente viene costruito e viene detta “goccia a goccia”.
Rispettando i parametri generali come bordo di chiusura(lama di coltello), spessore non inferiore a 3mm, elemento ponte a becco di flauto, ecc.
Finita la modellazione si passa alla scavatura delle facce vestibolari (l’elemento a ponte scavato a cassetta). Sempre sulle facce vestibolari si applica l’adesivo e le palline ritentive necessarie per l’adesione della parte estetica.
CERE

Naturali:di origine minerale:paraffina,cere microcristalline,ozocherite,ceresina e montana.
Di origine animale:cera d’api.
Di origine vegetale:cera carnauba,cera candelilla.
Artificiali o sintetiche:sono prodotte industrialmente. Sono le sole che posseggono caratteristiche fisiche controllabili ad  un elevato grado di purezza. Vengono utilizzante in odontoiatria come plastificanti.

PREPARAZIONE DEL CILINDRO

I cilindri possono essere di 3 tipi:
1.    cilindro in metallo funge da contenitore a rivestimento anche dopo l’indurimento e durante tutte le successive operazioni di fusioni. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, questo tale cilindro viene rivestito di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido. Inoltre il cilindro in metallo ha una buona termosticità:le pareti metalliche consentono infatti durante la fusione il mantenimento della temperatura raggiunta in forno.
2) cilindro in plastica, silicone o gomma. Svolge una funzione “boxaggio”. Durante le operazioni di colata e presa di rivestimento. Grazie alla loro elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Non potendo essere introdotti in forno dove sarebbero distrutti dal calore devono essere separate dal rivestimento appena terminata la fase di presa di quest’ultimo.
Per la preparazione del cilindro si procede nel seguente modo: viene utilizzato il cilindro in metallo. Dopo aver applicato il foglio di materiale sintetico morbido il quale viene bagnato con acqua si fissa sulla base conica i perni di colata, i quali a loro volta vengono fissate sulla parte più voluminosa degli elementi. Sulla stessa viene spruzzato un riduttore di tensione superficiale in modo che il rivestimento possa scorrere meglio. Preparato il rivestimento con 16,5 ml di acqua,8ml di soluzione e 100 gr di polvere si cola il rivestimento inizialmente riempiendo le corone e poi tutti il cilindro. Si aspetta finché questo abbia fatto presa,si toglie la base conica e si inizia il procedimento di fusione.
IL CENTRO TERMICO:E  la zona che refredda per ultima. Il manufatto in cera deve essere al di sopra del centro termico,rimanendo tuttavia al de sotto della sommita della massa raffretaria.

FUSIONE

Questa tecnica è detta fusione “a cera persa” perché durante il riscaldamento in forno del cilindro la cera si scioglie e rimane l’esatta forma dei modellati e dove c’era il perno si forma il canale di colata da dove entrerà poi la lega.
Prima di tutto si pesa il metallo. Si pesa il corpo in cera,moltiplicando poi questa misura per il peso specifico della lega utilizzata. In questo modo si ha il peso del metallo da fondere.
Si procede con la fusione della lega nel crogiolo. Una volta inserito anche il cilindro si dà il via alla centrifuga della fonditrice.

Attrezzature utilizzate:forno , fonditrice e sabbiatrice.
Forno

Serve per il preriscaldo dei cilindri di qualunque dimensione,confezionati con qualsiasi tipo di rivestimento utilizzato nei laboratori odontotecnici. Possono essere dotati di aspiratori per l’estrazione dei fumi dalla camere di riscaldo;il funzionamento degli aspiratori,può essere controllato direttamente dal pannello  di controllo.

Precauzioni:
-Alcuni materiali utilizzati per la confezione dei preformati ,possono generare dei vapori ad altissima attività chimica nei confronti delle leghe che costituiscono le resistenze
-Assicurarsi che l’impianto sia dotato di dispositivo salvavita.

Fonditrice

e

La fonditrice elettrica per leghe viene utilizzata in campo odontotecnico. Il suo scopo è quello di fondere la lega posta in un apposito crogiuolo ed una volta liquida iniettarla in uno stampo di forma cilindrica precedentemente confezionato.
Precauzioni:
-Indossare gli occhiali scuri in dotazione. La luce emessa dai metalli in fusione potrebbe arrecare danni alla vista.
-La macchina deve sempre poggiare sui suoi piedini.

Sabbiatrice

E composta da una camera di lavoro con un proiettore a riciclo di abrasivo per la sgrossatura e de due moduli per micropolveri.Con la sabbiatrice è possibile asportare il rivestimento e le ossidazioni di fusione su qualsiasi metalli normalmente in uso nel settore Odontotecnico.

SMUFFOLATURA DELLA FUSIONE

La rimozione del rivestimento avviene a cilindro raffreddato. Per la rimozione del rivestimento si utilizza un coltello da gesso. Si sabbia la fusione per rimuovere residui attaccati al metallo. La sabbia utilizzata è a base di biossido di alluminio che oltre a rimuovere il rivestimento toglie l’ossido superficiale. Successivamente si tolgono le spine di colata con un disco separatore. Si sgrossa con frese tung-steno, argentate ed in acciaio sottile per la rifinitura. Gli elementi vengono lucidate con spazzola in pelo di capra e sasso marcio, poi con pasta lucidante e spazzola in pelle.

SALDATURA

Dopo aver fissato gli elementi con resina autopolimerizzante, si prepara il rivestimento per saldatura (20g di polvere e 5,4 di acqua). Si cola un po’ del rivestimento nelle corone e con il materiale rimanente si crea un blocchetto all’interno del quale si posiziona il ponte(2-3 mm). Si scalda il rivestimento nel forno e poi continuando a scaldare con il cannello si aggiungono i pezzi di metallo necessari per la saldatura del ponte. Una volta saldato e sabbiato il ponte, viene sgrossato con frese tung-steno, argentate ed in acciaio sottile per la rifinitura. Gli elementi vengono lucidate con spazzola in pelo di capra e sasso marcio, poi con pasta lucidante e spazzola in pelle.

PROVVISORIO

Gli elementi vengono modellati ricercando in modo particolare la simmetria. Questi vengono modellati di dimensioni leggermente superiori alla norma. Inoltre , al fine di conferire maggiore robustezza al manufatto vengono resi più spessi i punti di contatto. Sui denti viene realizzata una mascherina in silicone da laboratorio. Eliminata la cera con immersione in acqua bollente,l’impronta viene separata dal modello ed entrambi vengono sgrassati tramite vaporizzatrice. Per estrarre il provvisorio senza deteriorare il modello sottostante la superficie dei monconi viene rivestita, da un sottile strato di cera bianca. Si isola il modello con isolante gesso-resina. La stratificazione delle diverse masse di resina (colletto, dentina e smalto) avviene in un’unica stesura consentendo di eseguire una sola cottura. La massa smalto viene quindi depositata nelle zone vestibolari della mascherina specie nelle zone incisali e in misura ridotta nei canini; si colloca poi la massa del colletto nelle zone cervicali. La mascherina viene cotta di massa dentina. A questo punto si cuoce il tutto. Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, e, levato il provvisorio si possono vaporizzare entrambi. Le frese normalmente utilizzate per la sgrossatura sono: fresone in metallo, disco horico, punte metalliche al tung-steno. Tramite la pulitrice il provvisorio viene quindi lucidato , da prima con pomice in polvere miscelata con acqua e poi con pasta lucidante.

•    ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA-SCUOLA-LAVORO
INTRODUZIONE:
Alla mia classe 3^ A Od. Quest’anno è stata data la possibilità di vivere  un’esperienza davvero interessante ed utile.
Ognuno di noi è stato mandato in un laboratorio odontotecnico dove abbiamo avuto la possibilità di conoscere il mondo del lavoro (personalmente sono stata mandata nel laboratorio  Rizzi di Via Roveggia N°6  di Verona).
Nel periodo di Alternanza Scuola-Lavoro l’argomento principale che abbiamo svolto è stato quello di fusione e saldatura. Il tempo complessivo per il lavoro è stato di 15 giorni.
Oltre a questo argomento io come tutti i miei compagni abbiamo visto e partecipato ad altri lavori.

FACCETTE ESTETICHE

Sulle facce vestibolari si mette l’opaco e si applica uno primo strato di dentina. Si dà una prima cottura,poi si aggiunge lo smalto e si dà un’altra cottura. Infine si dà un’altra cottura di circa 4 minuti. Si finisce con le frese, e si lucida con pasta lucidante e spazzola in pelle.

Oltre all’argomento fusione e saldatura io come tutti i miei compagni ho avuto la possibilità di osservare e di partecipare ad altre attività come provvisorio di prelimatura, messa in muffola per bite e riparazioni semplici di una protesi totale.

PROVVISORIO DI PRELIMATURA

•    sviluppo dell’impronta
•    duplicazione del modello
•    montaggio in articolatore
•    ceratura degli elementi interessati
Si crea una mascherina in silicone una per il controllo limatura ed una per la colata della resina.
•    limatura dei denti
•    isolamento del modello
•    colatura della resina (primo strato dentina)
•    limatura della dentina
•    colatura dello smalto
•    sgrossatura e rifinitura del provvisorio controllando in articolatore punti di contatto occlusione e lateralità.

RIPARAZIONE DI UNA PROTESI SEMPLICE

La protesi alla cui riparazione ho avuto il piacere di partecipare era stata rotta o spaccata in due.
-Si unisce le due parti, si fanno combaciare con cianocrilato e si esegue una base della protesi in silicone duro
- si seziona di nuovo la protesi, si irruvidisce e si creano le ritenzioni.
- Si riposizionano correttamente sulla basi, si inumidiscono con il monomero, si prosegue alla colatura della resina, infine si mette a cuocere a 45°,
- si rifinisce e si lucida.

COMMENTO PERSONALE
Per me questa esperienza è stata un’esperienza molto interessante.Ho avuto modo di conoscere il mondo del lavoro e a mettere alla prova le mie conoscenze e le mie capacità .E’ una cosa molto utile soprattutto per chi non ha mai visto un laboratorio odontotecnico. Spero che altre persone come me avranno la mia stessa possibilità di approfondire in questo campo perché è molto importante dal punto di vista professionale, sia per una crescita personale.

lug 25

Verona 06/03/2009

ISTITUTO PROFESSIONALE
DI
STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” Verona

RELAZIONE IN TEMA
DI
FUSIONE E SALDATURA

•        ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

•        ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Rivero Gilda

gilda rivero
gilda rivero

Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie e schemi, cliccate sul seguente link:

relazione-di-rivero-gilda

Classe 3ª A OD.
ANNO SCOLASTICO 2008/2009

ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

Introduzione:
L’obbiettivo finale del programma di terza, inerente al laboratorio di odontotecnica,
è la costruzione di una protesi fissa, una corona weener per la sostituzione di parti
mancanti in odontotecnica.
La fusione e saldatura è una parte fondamentale di questi lavori.

Impronte:
L’impronta è il negativo della forma della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli,
così da permettere l’odontotecnico di trarre una serie di informazioni, il più possibile attendibili in
merito alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale allo stato “pastoso”, in un particolare strumento,
chiamato portaimpronte, che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo orale della zona interessata.
I materiali utilizzati sono molto vari per composizione e proprietà e vengono utilizzati
dall’odontoiatra. Si deve inoltre osservare prima dell’utilizzo in laboratorio, la procedura di disinfezione
e pulizia di ogni impronta pervenuta dallo studio, questo passaggio oltre che per
comprensibili motivi di igiene e di sicurezza, rappresenta anche un obbligo di legge.

Pasta di Parigi o gesso da impronta
Attualmente l’uso del gesso da impronta è strettamente limitato alla messa a punto di modelli di
posizione per l’esecuzione di saldature di elementi protesici. Per lungo tempo è stato utilizzato
anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse
dovevano essere dapprima “rotte” per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi ricomposte
scrupolosamente in laboratorio prima della colatura: un processo lungo e complesso, al termine
del quale si potevano riscontrare imprecisione nei modelli finiti.

Alginati o idrocolloidi irreversibili
L’alginato è un materiale in polvere, addizionato all’acqua in dosi opportune si trasforma in un
pasta che, inserita nel portaimpronte e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,
indurisce in circa due minuti. Una volta utilizzato l’alginato è irreversibile. Soggetto a contrazione
dimensionale dovuta al rilascio di acqua, deve essere trasportato in minor tempo possibile.
Impiegato per la realizzazione di modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi
ortodontici, per la costruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o
dell’arcata antagonista e quella sulla quale si lavora.

Elastomeri
Per facilità di utilizzo, buone doti di precisione, stabilità dimensionale e resistenza, gli elastomeri
sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più largamente utilizzati. Per la rilevazione della
medesime impronta generalmente vengono utilizzate due masse di diversa viscosità:si prendono
due impronta con due paste diverse, la prima serve per la struttura del cavo orale, la seconda
impronta più dettagliata che consente anche ai più piccoli dettagli del cavo orale. A differenza
degli idrocolloidi , le due paste degli elastomeri possono essere utilizzate sia contemporaneamente,
sia, come spesso accade, in due passaggi successivi.
La loro caratteristica meccanica più significativa è l’elasticità.

Sviluppo dei modelli
Colando un materiale di estrema precisione all’interno del calco così ottenuto si ottiene il modello:
esso fornisce al laboratorio odontotecnico l’esatta riproduzione “in positivo” della bocca del
paziente. Tale operazione si chiama sviluppo dell’impronta o colatura del modello.
I materiali più comunemente usati per lo sviluppo delle impronte sono il gesso e le resine, nei loro
vari tipi, a seconda del lavoro che si intende svolgere e del modello che si desidera ottenere.

Il gesso
Il gesso è il componente basilare delle lavorazioni odontotecniche, il gesso è reperibile in natura in grandi giacimenti, dai quali viene estratto dalle cave di pietra, inseguito viene portato nelle raffinerie dove lo espongono a temperature molto alte tra i 110°-120°C, per togliere tutta l’acqua. In seguito viene macinato e così si trasforma in fosfato di calcio emi-idrato poi viene confezionato e venduto.
Il processo di macinazione e riscaldamento viene detto calcificazione, ridotto in polvere può essere miscelato con acqua, assumendo così l consistenza di una pasta modellabile, che con il tempo indurisce e torna solida.
In base alle specifiche caratteristiche i gessi sono stati classificati in quattro categorie dette tipi:
-tipo I: gessi teneri per impronte o gessi di Parigi per impronte.
-tipo II: gessi teneri per modelli o gessi di Parigi per modelli.
-tipo III: gessi duri per modelli, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in
tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione e alla comprensione.
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella
realizzazione delle superfici di lavoro del modello, arcate antagoniste, elementi preparati (monconi, cavità per intarsi ecc.).

Rapporto di miscelazione
La durezza del gesso cambia con la quantità di acqua che viene aggiunta alla miscelazione, che è indicata dalle case produttrici.
Valori indicativi dei rapporti di miscelazione del gesso:

Tipo 1-2     45-60 ml acqua    100 g polvere
Tipo 3    27- 36 ml acqua    100 g polvere
Tipo 4    20-25 mi acqua    100 g polvere

Sistema di sviluppo delle impronta
Lo sviluppo dei modelli viene effettuato in modo classico, manualmente,in questo caso per evitare
l’inclusione di bolle d’aria viene usto un vibratore. La colatura del modello si effettua sul vibratore,
che viene distribuito mediante una piccola spatola o un pennellino.
La rimozione del modello dall’impronta deve avvenire non prima di 45-60 minuti, che è il tempo
necessario per il totale indurimento del gesso.
Questo dopo essere stato tolto dall’impronta deve essere rifinito mediante squadratura,
operazione che si compie con l’aiuto della squadramodelli.
Ma nel nostro caso che nel quale utilizziamo una basetta preformata, la colatura del modello
consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la
base preformata, ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto
plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la fase di presa. Tale
operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive
lavorazioni. Una volta indurito il modello esso verrà seghettato con un seghetto a mano, così da
permettere lo sfilamento delle parti trattate (monconi, e successivamente si procederà alla
preparazione del moncone.

Apparecchiature:
Vibratore: è una macchina che producendo una più o meno leggera vibrazione in un piano
d’appoggio, facilità, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di
rivestimento.

Squadramodelli: è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una molla, che serve a rendere
piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e
che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.

Gessatura in articolatore
Il modello squadrato e rifinito viene posizionato sul piano occlusale e fissato con cera collante, inoltre, prima della gessatura, bisogna verificare che tutte le viti dell’articolatore siano ben serrate.
Nella fase di gessatura, per compensare la distanza tra la piastrina dell’articolatore e la base del modello, si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branchia superiore. Il materiale in eccesso viene eliminato con un coltello da gesso.
A questo punto il modello superiore è montato secondo i cannoni prefissati.
La seconda fase prevede la gessatura del modello inferiore, questo viene posizionato in articolazione con il modello superiore, una volta trovata la giusta occlusione vengono fissati con la cera collante e si procede alla gessatura. Per gessare il modello inferiore si utilizza la stessa tecnica utilizzata con il superiore.
Per la gessatura si consiglia di usare gessi con bassissima espansione di presa (circa 0,02%).  A gessatura completata, tutti i residui di cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina e, se necessario, di acqua bollente o vaporizzatrice.

Articolatori
L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile
imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare, riproducendo la posizione
dell’ATM. I due modelli, superiore e inferiore, vengono inseriti sull’articolatore per riprodurre i
rapporti esistenti nella realtà, tra l’arcata dentaria superiore e quella inferiore del paziente.
Oggi esistono infinite varietà di articolatori, suddivisi in base alle proprietà di regolazione e alla
capacità di rilevare le informazioni.
La classificazione più utile dal punto di vista didattico e nello stesso tempo più semplice, è quella
che distingue gli articolatori in 4 classi:
1 classe: occlusori
riproducono il solo movimento di apertura e chiusura a cerniera (sono stati abbandonati da
tempo).
2 classe: articolatore a valore medio
sono dotati di un’asta incisiva anteriormente ai modelli a placchetta incisale, in modo da
mantenere stabile la dimensione verticale. Sono dotati inoltre di lateralità (20°-25° di Bennett)
3 classe: articolatori semiadattabili o semiregolabili
riproducono la protusività e i movimenti di lateralità,
4 classe: articolatori a valore individuale
tipici articolatori in grado di ricevere il pantografo ed analizzare i programmi dei vari movimenti,
nella loro completezza e nei tre piani dello spazio. Sono sicuramente gli articolatori più esatti.

Cere di masticazione
Le cere per impronte si suddividono in cere per registrazioni e cere per impronta.
Le cere per registrazione possono essere fornite in lastre, in barre diritte o sagomate. Vengono
utilizzate adattandole in basi di prova, o per registrare i rapporti tra le arcate. Sono fornite in varie
durezze a seconda della necessità e della composizione morbida, media e dura.
Le cere per impronta sono utili per rilevare alcuni particolari delle impronte, quali i bordi. Sono utili
al clinico per rendere più precisi i portaimpronte.

Articolazione tempero mandibolare
L’articolazione temporo-mandibolare è l’articolazione più complessa del corpo umano.
Essa è una bicondiliartrosi cioè una articolazione dotata di ampia mobilità che impegna due
strutture articolari. Il condilo mandibolare è la cavità glenoidea del condilo temporale.
Queste due strutture non avrebbero la possibilità di articolarsi se tra essi non fosse interposto il
menisco o disco articolare. È composto da tessuto fibroso ed elastico. Ha una forma  di lente
leggermente conca in mezzo.
L’osso mandibolare e temporale si articolano tra loro attraverso il menisco. Le superfici delle ossa
articolari (mandibolare, temporale e menisco) sono mantenuti tra loro per mezzo di una capsula
articolare, la capsula è inserita a livello temporale ed è dotata di legamenti, quello
sfeno-mandibolare; stilo-mandibolare; pterigo-mandibolare. La capsula è rivestita da siero sinnoviale e la sua funzione è quella di tenere l’articolazione lubrifica e di proteggere.
I movimenti della mandibola hanno lo scopo di permettere alle arcate antagoniste di svolgere 3
funzioni fondamentali: la masticazione, la fonazione e la deglutizione.I movimenti che la mandibola può compiere sono: abbassamento; innalzamento; retrusione; protusione; laterealità.

Classificazione di Angle
Si tratta di una classificazione ortodontica composta da tre classi principali e diverse sottoclassi.
Si riferisce ai soggetti edentuli, che classifica principalmente nelle 3 classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.

1° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

2° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

3° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

Modellazione
La modellazione in cera in generale, è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per la protesi fissa. Si eseguono innumerevoli lavorazioni indispensabili alla riabilitazione protesica:
-esecuzione di cerature diagnostiche, funzionali alla progettazione ed allo studio della corretta soluzione protesica da adottare;
-modellazione in cera di elementi dentari da cui ricavare con opportuni procedimenti: provvisori, elementi in metallo fuso ecc.
Nella corretta modellazione dei denti è di fondamentale importanza riprodurre la loro corretta morfologia.
I contributi di abili protesisti hanno in seguito favorito la messa a punto di più avanzati sistemi di modellazione, basati su un apporto di cera più limitato e costante, detti “goccia a goccia”.
Le tecniche di modellazione funzionale di E.V. Payne e Lundeen, tuttora largamente utilizzate, ispirandosi alla dentizione naturale, prevedono l’occlusione denti a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti, ossia tra cuspide-fossa e cuspide-creste marginali.
P.K.Thomas, invece, autore di un’altra tecnica di modellazione, oltre che di una fortunata serie di strumenti idonei alla sua realizzazione, definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginali alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti,detta appunto dente a dente.
Prima di iniziare la modellazione, è importante esaminare con attenzione le caratteristiche morfologiche della dentizione residua del modello. Lo studio deve essere effettuato cogliendo i particolari che caratterizzano i denti residui e i tessuti circostanti, e ponendoli in relazione ai tre piani di riferimento: frontale, saggitale ed occlusale.
Nelle modellazioni è opportuno cercare di mantenere o ripristinare una perfetta simmetria ed un perfetto allineamento delle due arcate dentali, con particolare riferimento alle curve di compenso, Wilson e Spee, che sono dotate di una precisa funzione gnatologica.
Tutto nel dente, depressioni, rilievi, curve, convessità, contatti, piccole parti che lo compongono ecc., ha uno specifico scopo; lo stravolgimento anche di una sola caratteristica, può
compromettere la buona riuscita della buona riabilitazione protesica.

Le cere
le cere sono sostanze che divengono tenere e plastiche se riscaldate, mentre induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in naturali, che possono essere di origine minerale, animale o vegetale, e artificiali, generalmente ottenute mediante processi chimici. In odontotecnica si utilizzano per:
-    la modellazione di parti di protesi da trasformare in metallo o resina;
-    la modellazione di corone, intarsi, scheletrati; per unire temporaneamente parti da saldare in un corpo unico prima di operazioni di saldatura o riparazione;
-    per  bordaggio delle impronte (boxing),ecc

CLASSIFICAZIONI               ORIGINI DELLE CERE      COMPOSIZINE

Naturali

Di origine minerale

Paraffina
cere microcristalline
ozocherite
ceresina
cera montana
Di origine animale    Cera d’api

Di origine vegetale

Cera carnauba
cera candelilla
cera del giappone
burro di cacao
Artificiali o sintetiche

Polimeri di polietilene
esteri di acidi grassi superiori con alcooli sup.
polimeri di glicoli etilenici

Cere per fusione
le cere per fusione servono per la modellazione completa o parziale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione a cera persa. Composte da un miscuglio di cere le qualsiasi trovano in commercio sotto forma di bastoncini, lastre, coni, perle e in varie altre forme. Le cere per fusione devono offrire una buona stabilità dimensionale ed aver una buona lavorabilità, sia allo stato liquido che a quello solido.
Il passaggio dallo stato liquido a quello solido avviene attraverso i seguenti stati:
- primo stadio: ottenuto mediante apporto di calore, è lo stato liquido;
- secondo stadio: stadio liquido-plastico;
- terzo stadio: stato plastico, durante il quale si ha una rapida contrazione;
- quarto stadio: intestato plastico-duro
- quinto stato: stato duro. In questa condizione, a temperatura ambiente e dopo l’indurimento, la cera è pronta per essere rifinita e lavorata.

Cere collanti
sono composte da cera d’api con l’aggiunta di sostanze adesive. Possiedono una buona adesività servono per tenere unite le parti metalliche da saldare e in genere per fissare diversi pezzi tra loro. Si possono trovare sotto forma di bastoncini o coni, il loro colore è vivo è serve per distinguerla dalle altre cere.
La loro temperatura di fusione è elevata e va trai 70°- 80°C, a temperatura ambiente sono rigide e fragili.

Fusione
I manufatti in cera modellati precedentemente vengono trasformati in dispositivi metallici attraverso un procedimento fondamentale chiamato fusione.
Il procedimento attualmente utilizzato viene chiamato a “fusione a cera persa”.
Il modellato deve essere accuratamente rifinito, in ogni sua parte deve mantenere uno spessore non inferiore a 0,3 mm ( se no si rischi che la fusione non risulti corretta).
Per permettere che la lega entri all’interno del cilindro in rivestimento, è necessario creare un canale con del filo di cera che verrà posto sul modellato e posizionato su una base conica prima dell’inclusione.
-    Il perno dovrà essere applicato nella sezione più voluminosa del modellato
-    Il volume del perno deve essere superiore al volume del modellato
-    Il punto di fissaggio del perno di colata, deve permettere al metallo di essere introdotto nella cavità del modellato senza modellato senza deviazioni rispetto al suo vettore di penetrazione
-    L’angolo di inclinazione più favorevole per un perno è di 45° rispetto al piano del tavolato occlusale
-    se si utilizza una nutrice sferica essa deve essere posta accanto al modellato ( alla distanza non superiore della circonferenza della mandata)
È  bene evitare che la cera della mandata non formi angoli o percorsi con asperità, infatti questi sarebbero causa di turbolenza nel flusso del metallo fuso e potrebbero creare rotture del rivestimento.

Cilindri
Il cilindro è uno strumento di forma cilindrica dotato di una base conica e aperto superiormente, serve per includere il rivestimento, dopo l’applicazione del modellato alla base conica.
Si distinguono due tipi di cilindri:
cilindri in metallo
Fungono da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento e durante tutte le sucessive operazioni di fusione. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, tali cilindri vengono rivestiti internamente di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido (fibra di ceramica).
cilindri in plastica, silicone o gomma
Svolgono la funzione di “boxaggio” durante le operazioni di colata e presa del rivestimento.
Grazie alla loro  elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Non potendo essere introdotti in forno, dove sarebbero distrutti dal calore, devono essere separati dal rivestimento appena terminata la fase di presa di quest’ultimo.
Non necessitano quindi della realizzazione dello strato di cuscinetto sulle pareti interne
.

Posizionamento del modellato nel cilindro
Il manufatto in cera non deve essere posizionato troppo in prossimità del bordo esterno del cilindro. Un corretto posizionamento del modellato impone che le nutrici si trovino nel centro termico, ossia nella zona che raffredda per ultima, la cavità lasciata dal manufatto protesico in cera, dovrà invece rimanere al di sopra del centro termico, rimanendo tuttavia al si sotto della sommità della massa refrattaria (dai 3 ai 7 mm circa).

Preparazione del cilindro
Dopo aver modellato gli elementi mancanti, il modellato viene dotato di spine di fusione .
Con l’ausilio di un apposito collante, si fissano sulle facce vestibolari (che erano state scavate precedentemente) delle ritenzioni di forma sferica, i quali, a fusione avvenuta assicurano l’adesione meccanica della resina al metallo.
È importante che le ritenzioni siano di misure minime perché una volta che la resina viene applicata non si devono intravedere.
Prima del suo collegamento alla base del cilindro, per determinare la quantità esatta di metallo necessario all’esecuzione della fusione, si pesa il corpo in cera e il peso lo si moltiplica per il peso specifico della lega utilizzata.
In seguito si fissa il modellato alla base conica. All’interno del cilindro si pone un foglio di fibra di ceramica che lo si attacca con della cera rosa, il quale fungerà da cuscinetto.
Prima di chiudere il cilindro sul modellato viene applicato il riduttore di tensione superficiale, cioè un liquido (o uno spray) che ha la funzione di agevolare lo scorrimento del rivestimento sule pareti del modellato. Infine si passa alla coltura del rivestimento.

Massa di rivestimento
Le masse di rivestimento sono dei materiali resistenti alle alte temperature, che sono ottenuti miscelando, nelle opportune proporzioni, un’adatta polvere con acqua distillata o liquidi speciali; dopo la presa , tali materiali, tali materiali danno luogo ad una mass dura e resistente.
Le masse di rivestimento possono essere classificate in due gruppi:
1.    masse di rivestimento per fusione ;
2.    masse di rivestimento per saldatura
Le masse di rivestimento per fusione
le masse di rivestimento hanno lo scopo di creare la forma, all’interno del cilindro, in cui, dopo l’eliminazione (in forno) del modellato in cera, verrà iniettata la lega, preventivamente portata allo stato liquido.
I rivestimenti per fusione, per assolvere alla loro funzione, devono possedere una serie di requisiti, fra cui i principali sono:
-    sufficiente porosità, per facilitare la fuoriuscita dei gas (o aria) presenti all’interno della cavità generata dall’eliminazione del modellato in cera, permettendo così la completa penetrazione della lega allo stato liquido
-    durezza resistenza e refrattarietà (ovvero resistenza alle alte temperature senza fondere, né modificarsi chimicamente)
-    espansione adeguata, che compensi la contrazione subita della lega durante il raffreddamento.
Ultimate le fasi precedenti, il cilindro può essere inserito in una pentola a pressione e portato a circa 1,5 atm, mantenendolo a un tempo non superiore a otto minuti, o semplicemente lo si può lasciare all’esterno a indurire (i vari procedimenti di uso del materiale refrattario ci viene fornito dal rivenditore).

Inserimento in forno e fusione
Una volta terminata la fase di indurimento del rivestimento, possiamo posizionare il nostro cilindro all’interno del forno di preriscaldo. Il forno di preriscaldo deve essere stato acceso e portato a temperatura indicata dal fornitore della lega.
Il tipo di fusione che si è utilizzato viene chiamato fusione con cannello e centrifuga, il sistema prevede il riscaldamento della lega tramite cannello, in un crogiuolo di materiale refrattario.
Si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo in ceramica contenente il metallo. Quest’ultimo viene riscaldato con il cannello fino alla fusione. Quando la lega è completamente allo stato liquido, il cilindro deve essere estratto dal forno  ed alloggiato sull’apposito supporto, si avvicina il crogiuolo al cilindro e si avvia la centrifuga.

Rifinitura
Finita la fusione il cilindro viene estratto dalla fonditrice e lasciato a raffreddare. Conclusa la fase di raffreddamento, si può rimuovere il rivestimento dal manufatto.
Il manufatto metallico viene da prima decapata mediante sabbiatura, si eliminano i canali di colata con un disco separatore e si prova a collocare il manufatto in metallo sul modello in gesso.
Viene rifinito con frese coniche al tugsteno, cercando di fidare la forma che precedentemente si era modellata in cera, con una fresa sottile si creano gli spazzi interdentali, per non danneggiare la gengiva, nell’elemento a ponte inferiormente si fresa dando una forma a becco di flauto, che servirà al paziente per il risciacquo (così da evitare gli accumuli di cibo), ogni spigolo lo si deve arrotondare per evitare danni ai tessuti molli del paziente.
Infine viene lucidato tramite passaggi chiamati gommatura e lucidatura, per quest’ultima viene utilizzato uno spazzolino e una pasta lucidante.
Una volta terminato il lavoro esso può essere inviato allo studio.

Apparecchiature
becco bunsen:è un bruciatore di combustibile gassoso usato per riscaldamenti, fusione e piccole saldature. Nel laboratorio è utilizzato per la maggiore per il riscaldamento della cera (durante la modellazione). Un semplice becco bunsen è costituito da un tubo verticale metallico che, per mezzo di un’appendice laterale, si può collegare, con un flessibile di gomma, alla conduttura del gas. Il flusso del gas può essere collegato a una manopola. È possibile regolare la fiamma, distinguendola in tre zone, caratterizzate da temperature diverse:
1.    nella prima zona “ossidante” (la zona più interna della fiamma) la combustione è completa, con presenza di ossigeno in eccesso, la sua temperatura è di circa 200°C;
2.    nella seconda zona “riducente” (la zona intermedia della fiamma) di colore blu chiaro, la combustione si compie in modo regolare e completo, si raggiunge la temperatura più alta di 1000°C;
3.    nella terza zona “ossidante” (zona più esterna) si ha il contatto con la zona circostante, e quindi con l’ossigeno contenuto nell’aria stessa, per cui avrà ossigeno in eccesso, la temperatura è sui 600°C.

forni per il riscaldo del cilindro: il cui impiego h lo scopo di :
-    eliminare la cera all’interno del cilindro stesso;
-    ottener l’espansione della massa di rivestimento (espansione termica) necessaria a compensare la contrazione subita dalla lega nel suo raffreddamento sino a temperatura ambiente.
Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono costituiti da:
-    un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolarizzazione automatica della temperatura;
-    una camera, le cui pareti sono di materiale refrattario (per apportare alte temperature), in cui è immesso il cilindro;

un pirometro  per la lettura della temperatura, generalmente in gradi Celsius (°C) o Fahrenheit (°F).di recente realizzano forni computerizzati per il riscaldamento del cilindro, forniti di: programmi liberi (a disposizione dell’operatore con possibilità di programma manuale) e programmi prefissati (temperatura autoregolante); piccolo schermo (monitor) grafico e visualizzatore digitale con avviso acustico; temporizzatore (timer).

Mixer: il mescolatore mixer è una apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, motoriduttore, piano vibrante, tazze di mescolazione e coperchio con spatola. La macchina viene comandata da un interruttore posto sul retro dove si trovano anche i fusibili e la presa per il cavo di alimentazione.
Le tazze dove avviene la miscelazione sono realizzate in plexiglass trasparente permettendo la visione diretta sia della spatolazione che del riempimento del cilindro.
Il sistema di aspirazione del vuoto nelle tazze, garantisce che entrambi i contenitori, di miscelazione e di colata, siano sottovuoto così da poter effettuare tutte le operazioni in assenza d’aria.

La macchina per colata con fusione diretta: fusione diretta tramite cannello a gas consta essenzialmente di un albero verticale, munito  nella parte superiore di due bracci (di cui almeno uno è snodato) posti orizzontalmente e diametralmente opposti. L’albero può essere fatto ruotare, uno dei bracci della macchina è munito all’estremità di un contrappeso, mentre l’altro braccio è munito di un crogiuolo  in materiale refrattario (o in grafite) e di una serie per il cilindro.
Crogiuolo e cilindro al momento della colata, dovranno essere comunicanti per favorire il flusso della lega. Prima di riscaldare il cilindro nel forno si dovranno equilibrare i due bracci della macchina, dopo aver posto il cilindro nell’apposita sede e le piastrine di lega nel crogiuolo: l’equilibrio verrà ottenuto spostando opportunamente il contrappeso situato nell’altro braccio.
La macchina andrà sia a forza d’inerzia che a forza centrifuga.

Sabbiatrici :
la sabbiatrice ha lo scopo di apportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderiti alle superfici del pezzo colato(operazione chiamata sgrassatura), e, in particolari lavorazioni quello di asportare le impurezze presenti  e di creare sulla superficie metallica stessa delle microritenzioni che facilitano l’ancoraggio della copertura estetica (operazione chiamata microsabbiatura). Le sabbiatrici sono macchine costituite da una cabina metallica, munita con sportello di chiusura a perfetta tenuta, in cui un getto d’aria (prodotto da un compressore) lancia sui manufatti da pulire delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo…

Trapani da laboratorio:
I trapani vengono utilizzati nei laboratori odontotecnici per la rifinitura e la lucidatura di manufatti protesici. Le partiti costitutive di un trapano sono in genere:
-    il motore (elettrico)
-    il mezzo di trasmissione della rotazione
-    il manipolo
Nei micromotori l’asse rotante è in presa diretta con il manipolo e la apparecchiatura elettrica che alimenta il motore è contenuta in una cassetta (centralina). È di buona norma, in tali apparecchi, sostituire periodicamente il piccolo filtro (di feltro) a protezione dei cuscinetti, in corrispondenza del mandrino.

Il provvisorio in resina
Con il termine protesi provvisoria si definisce la protesi temporanea, atta a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo  protesico definitivo.

Il provvisorio  ha numerosi funzioni:
-    diagnostica: si esegue il monitoraggio della diagnostica del paziente;
-    aiuta al tecnico: a dare varie soluzioni estetiche e funzionali, ancora prima che il clinico prepari i denti pilastro k supporteranno il dispositivo protesi definitivo;
-    riabilitazione: in certi casi i provvisori aiutano a ripristinare le anomalie masticatorie;
-    salvaguardia dei denti limati: per conto dei vari stress termo-chimici;
-    protegge: i tessuti molli durante la masticazione;
-    impedisce: l’emigrazione dei denti residui, non spostandoli dal loro asse;

Il provvisorio si distingue in tre tipi:
•    provvisorio immediato: il tecnico realizza un provvisorio sul modello che gli viene fornito dal clinico, prima che esso prepari i monconi.
•    provvisorio tradizionale: realizzato su un modello ottenuto da un’impronta dei denti già preparati;
•    provvisorio armato: impronta con rinforzo metallico fuso, che gli permette di stare nella bocca a lungo senza deteriorarsi.
Il provvisorio può essere realizzato in due modi, mediante mascherina e mediante muffola.

Realizzazione mediante mascherina
introduzione
Nella prima realizzazione in mascherina i passaggi sono molto semplici.
Quando il clinico ci ha inviato l’impronta, da essa si sviluppano due modelli, il primo verrà utilizzato per il provvisorio e il secondo per il lavoro definitivo.
Fasi di lavoro
Sul modello si iniziano a modellare gli elementi mancanti, seguendo i criteri anatomici. I colletti vengono modellati di dimensioni leggermente superiori per favorire la zeppatura della resina. Sui denti viene quindi realizzata una mascherina in silicone (pasta + catalizzatore), la quale deve essere impastata fino a creare un colore uniforme, a questo punto si appoggia delicatamente la mascherina sulle viste occlusali e vestibolari,le si lascia indurire per qualche minuto assicurandosi che non avvengano movimenti.
Quando la mascherina ha fatto presa, l’impronta viene separata dal modello con attenzione, i denti in cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina o della vaporizzatrice.
Eliminata la cera, sui monconi si passa un leggero strato di isolante gesso-resina, si appoggia la mascherina sul modello e la cavità la si riempie con resina-dentina termopolimerizzante. Una vola che la cavità è stata riempita con cura, si aspetta qualche minuto per immergerla all’interno di una pentola d’acqua calda dove avviene la cottura, che dura 10 minuti circa.
Terminata la cottura, la resina è indurita e la si può estrarre dal modello. Con il trapano il tecnico lima le facce vestibolari per creare lo spazio giusto per il secondo strato di resina, la massa smalto viene quindi depositata nella porzione vestibolare della mascherina, si riposiziona quindi la mascherina sul modello, dove e già appoggiato il provvisorio, la si comprime per farvela aderire bene, eventuali fuoriuscite di resina vengono eliminate tirandole via con un dito. A questo punto si cuoce il tutto, con i sistemi indicati dal produttore della resina.
Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, durante la rifinitura per evitare di deteriorare i bordi di chiusura del colletto essi vengono evidenziati con una matita.
Le frese utilizzate per la rifinitura sono: fresone in metallo per la sgrossatura iniziale, punta montata per rifinitura, dico horico, punte metalliche al tungsteno, punta montata, fresa a fessura.
Tramite la lucidatrice il provvisorio viene lucidato, inizialmente con la pomice (pomice in polvere miscelata con acqua), successivamente con pasta lucidante e spazzola a pelo di capra. A solo fine di migliorare l’aspetto estetico.

Apparecchiature:
Pulitrici:

Le pulitrici (o pulimentratici) da banco sono delle macchine utilizzate in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo. Tali macchine sono dotate di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore. Per l’igiene dell’ambiente di lavoro tali macchine dovrebbero essere dotate di impianto di aspirazione. L’aria inquinata viene inviata verso un filtro, depurata e quindi espulsa all’estero. Si usano due spazzole, una a pelo di capra e l’altra in filo di cotone.

ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Introduzione
Quest’anno la scuola ha organizzato il progetto di scuola alternanza lavoro,il quale consiste nel mandare gli alunni di una classe ad eseguire sul posto di lavoro un programma di laboratorio odontotecnico.
Questo progetto è stato svolto in due periodi, il primo è iniziato dal 7 gennaio e si è concluso il 17 gennaio, il secondo periodo dal 2 febbraio al 10 febbraio.

Il progetto l’ho svolto in un laboratorio vicino a scuola assieme ad una mia compagna di classe. Gli odontotecnici che ci hanno ospitato sono stati molto ospitali nell’accoglierci e nel seguirci nel corso del progetto.
Il primo giorno ci siamo ambientati all’interno del laboratorio, abbiamo visto come si suddividono i lavori e come è disposto un laboratorio. Ci hanno munito di mascherina, guanti in lattice e occhiali, per rispettare le norme di sicurezza. Accanto ad ogni postazione di lavoro e ogni macchinario abbiamo notato che  c’era un cartello con le norme di prevenzioni.
Il secondo giorno ci hanno consegnato un modello sul quale dovevamo modellare, era un modo per metterci alla prova e vedere la nostra capacità di modellazione. Oltre alla modellazione ci hanno mostrato cosa succede quando arrivano le impronta dal clinico e come ci si deve comportare (precauzioni riguardo alle varie infezioni e malattie del cavo orale).

Il terzo giorno  abbiamo proseguito con la modellazione dei denti in cera.  Terminata la modellazione ci hanno spiegato e fatto vedere come avviene una duplicazione di un modello.

Duplicazione di un modello in alginato
il procedimento viene realizzato nello studio odontotecnico utilizzando un cucchiaio da impronta che deve essere di grandezza opportuna per il modello che si vuole duplicare.
Il procedimento è il seguente:
-    si prende una scodella di silicone e si fa una giusta proporzione di acqua e polvere di alginato, si miscela il tutto,
-    ed una volta che l’impasto ha preso una consistenza adeguata lo si appoggia all’interno del cucchiaio per impronte.
-    Si appoggia il modello sul cucchiaio, facendo una leggera pressione e lo si lascia per qualche minuto
-    una volta che l’alginato si è indurito, si svila con attenzione il modello.

Il modello di lavoro lo abbiamo sviluppato con il metodo dello zaiser, invece l’antagonista è stato posizionato con il metodo tradizionale senza basetta, creando uno zoccolo direttamente con il gesso, durante lo sviluppo del modello.

Seguite dal tutor di laboratorio abbiamo squadrato e rifinito il modelli (con la squadramodelli a secco) e sezionato i monconi con il seghetto a laser.
Dal modello abbiamo estratto i monconi ed evidenziato i colletti. Abbiamo passato un sottile strato di lacca spaziatrice fotopolimerizzante, facendo attenzione di stare distanti dal colletto di 2 mm.

Sul moncone inizialmente abbiamo creato una cappetta con la cera rossa a bassa ritenzione per colletti. In seguito abbiamo iniziato la modellazione goccia a goccia secondo il metodo P.K. Thomas.
Il quarto giorno si è proseguito con la modellazione, oltre alla quella abbiamo visto il montaggio in articolatore, abbiamo eseguito sviluppi dei modelli, tutto seguito da spiegazioni accurate da parte degli odontotecnici che ci seguivano.

Il quinto giorno finita la modellazione si è creata una mascherina in silicone che ci è servita successivamente durante la fase di scavatura. La nostra tutor ci ha spiegato e fatto vedere come utilizzare il microscopio e come si chiudono i colletti.

Il sesto giorno durante la scavatura, ho crepato il modellato in cera e mi è toccato rifarlo quasi tutto. Ma grazie alla mascherina che mi ero fatta precedentemente, non ho impiegato tanto tempo per rifare il lavoro. A modellazione terminata ho rifatto una seconda mascherina.
Il settimo giorno ho chiuso i colletti con la cera violet e con l’aiuto del microscopio ho rifinito l’interno del modellato togliendo tutte le micro- impurità.
L’ottavo giorno abbiamo visto la costruzione del bite, per mancanza di tempo non abbiamo messo i nostri modelli in cilindro poiché la prima parte del programma era finita.

Nel secondo periodo, abbiamo proseguito con il nostro lavoro.
Il nono giorno ho dovuto richiudere i bordi  perchè con la temperatura e il tempo che era passato il modello in cera aveva subito delle leggere deformazioni.
Abbiamo visto il montaggio dei denti su una bocca edentula e come si crea il cucchiaio individuale.
Il decimo giorno sul modellato di sono posti i canali di colata con le riserve già prefabbricate. Con l’aiuto di uno degli odontotecnici abbiamo posto le palline ritentive sulle viste vestibolari e abbiamo pesato il tutto.
Ci hanno insegnato a leggere la tabella delle varie leghe e ad usare le proporzioni che ci servirà per la fusione, spiegandoci le varie proprietà della lega che abbiamo utilizzato.

L’undicesimo e dodicesimo giorno con la supervisione di un odontotecnico siamo andati a posizionare il manufatto all’interno del cilindro in silicone. Prima di includere si è spruzzato il liquido di riduzione di tensione.  In fine si miscela  a sottovuoto il rivestimento fosfatico con le proporzioni acqua distillata, liquido speciale e polvere. Fatto ciò il cilindro lo si pone all’interno di una pentola a pressione di un ATM e lasciata solidificare. Quando il rivestimento si indurisce lo si pone all’interno del forno di preriscaldo, dove raggiungerà la temperatura necessaria per la fusione.
Quando il cilindro è rovente e alla temperatura necessaria  lo si posiziona nella fonditrice, che tramite la forza centrifuga, introdurrà il modello nella cavità, che prima era occupata dalla cera.  Al raffreddamento effettuato si eseguono gli stessi procedimenti svolti a scuola (rifinitura e lucidatura).

Tredicesimo giornoUna volta che il manufatto metallico è stato rifinito e lucidato, si prosegue con la creazione della faccetta estetica.
Il manufatto metallico viene sabbiato nelle facce vestibolari con il Rocatek, che spalma una pellicola di Silano, e con il biossido di alluminio che è un polimero a pressione 2,8 atm, spalmato sulla superficie crea un legame metallo/resina molto forte, e va ad integrare l’adesione meccanica fatta con la sabbiatura normale.

Faccetta estetica
Si mescola l’opaco-polvere liquido che è un composto ad alta percentuale di metacrillato, che crea un’interfaccia coprente tra composto e metallo, è un composto autopolimerizzatrice ma anche fotopolimerizzatrice. Il composto che usiamo è un composto a matrice polimetilmetracrillato modificato polimero di Bowen e riempitivi inorganici.
Inizialmente viene spalmato l’opaco (il quale bisogna mescolarlo bene e spalmarlo in maniera omogenea).
Il bordino del terzo occlusale lo si dipinge con un po’ di blu-viola, per dare allo smalto un riflesso più vivo, nel terzo cervicale si mette del marrone per coprire di più lo stacco dal metallo. Una volta messo l’opaco e indurito  con la lampada fotopolimerizzante a luce blu, si spalma un po’ di vasellina che funge da isolante sul modello. Così si applica la dentina in maniera da dare forma al dente.
Finita tale operazione si mette tutto il metallo all’interno di una macchina fotopolimerizzante, lo si estrae e si fresa con molta cura la parte superiore per poi andare a spalmare uno strato di smalto trasparente. Per concludere si lucida tutto ed è pronto.
I giorni successivi abbiamo visto la modellazione in ceramica, il provvisorio preimatura, la protesi immediata e altre fusioni.
Gli odontotecnici sono stati contenti del risultato e delle basi con le quali siamo entrati a fare il progetto.
A mio parere il progetto è stato molto istruttivo non solo per le notizie che ci hanno fornito in più ma anche per la responsabilità che ci sentivamo a carico.

lug 18

ISTITUTO PROFESSIONALE DELL’INDUSTRIA E DELL’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI”

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALdATURA

1) ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

2) ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA SCUOLA E LAVORO
Nicola Pasetto

pasetto nicola
pasetto nicola

Se desiderate visualizzare la relazione completa di schemi e immagini cliccate sul link seguente:

relazione-di-pasetto-nicola

Classe terza A

anno scolastico 2008-2009
1) ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

-INTRODUZIONE:
Il terzo anno scolastico di odontotecnica al Fermi è stato dal punto di vista teorico molto ricco,ho imparato infatti un sacco di nozioni tecniche e termini tecnici che mi hanno aiutato molto nell’ esperienza  pratica.

-IMPRONTE:

-IMPRONTA IN ELASTOMERO

Le impronte dentali le prende l’ odontoiatra in studio dentistico utilizzando uno speciale strumento chiamato cucchiaio universale. Esse rappresentano il negativo delle arcate dentarie del paziente. Le impronte dentali vengono rilevate utilizzando vari tipi di paste da impronta da applicare sopra al cucchiaio universale. Esse sono:
ALGINATO: idrocolloide irreversibile in quanto una volta indurito non è più possibile riutilizzarlo per altre impronte. È un materiale in polvere,addizionato all’acqua in cosi opportune si trasforma in pasta che,inserita nel portaimpronta e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,indurisce in circa due minuti.
IDROCOLLOIDI REVERSIBILI: tramite la bollitura e il successivo raffreddamento dell’agar-agar,un particolare tipo di alga marina rossa,si ottiene una gelatina che viene commercializzata sia allo stato “solido”(sotto forma di bastoncini),sia in apposite siringhe.
MATERIALI TERMOPLASTICI: tali materiali hanno la caratteristica di diventare morbidi quando esposti a fonti di calore(aqua calda,aria calda,fiamma). La loro temperatura di ammorbidimento oscilla tra i 55°-65°C
ELASTOMERI: idrocolloide reversibile in quanto una volta presa l’ impronta è possibile riutilizzarlo a scopo di rilevare altre impronte. Grazie alla loro facilità di utilizzo,alle loro buone doti di precisione,alla loro stabilità dimensionale e resistenza,gli elastomeri sono i materiali da impronta più utilizzati. Si trovano in vendita sotto forma di due paste (pasta base + catalizzatore in pasta),oppure di una pasta e di un liquido (Pasta base + catalizzatore liquido).
Questi sono i tipi di materiali da impronta più utilizzati,ne esistono altri ad esempio la PASTA DI PARIGI,ormai non più utilizzata per le impronte in quanto realizzata in gesso e quindi troppo rigida,necessitava di essere rotta per rimuoverla dalla bocca del paziente,successivamente ricomporla in laboratorio e in fine colarla. Era un procedimento lungo e complesso per poi ottenere un risultato poco preciso e non conforme alle arcate del paziente

-SVILUPPO DEI MODELLI:

-MODELLO IN GESSO CON MONCONI SEZIONATI

Lo sviluppo dei modelli consiste nel colare nell’ impronta del gesso mischiato nelle giuste proporzioni con acqua. Il tutto va svolto sopra al vibratore,un apparecchio che vibrando permette lo scorrimento omogeneo del gesso nell’ impronta. Esistono varie tipologie di gesso utilizzate per lo sviluppo dei modelli,esse sono:
TIPO 1°: gessi teneri per impronte,molto precisi ed economici ma anche molto fragili. La composizione chimica dei gessi di tipo 1° è per la maggioranza di solfato di calcio emi-idrato beta.
TIPO 2°: gessi teneri per modelli,utilizzati per la realizzazione di modelli studio,e in tutte le lavorazioni che nono richiedono un gesso molto resistente.
La loro composizione chimica è prevalentemente di solfato di calcio emi-idrato beta.
TIPO 3°: gessi duri per modelli,impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione a alla compressione. La loro composizione chimica è di solfato di calcio emi-idrato alfa.
TIPO 4°: gessi extra duri per modelli,sono utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello come arcate antagoniste,monconi,cavità per intarsi ecc…Presentano una composizione chimica di solfato di calcio  emi-idrato alfa modificato.

I VALORI INDICATIVI DEL RAPPORTO DI MISCELAZIONE DEI DIVERSI TIPI DI GESSI
Tipi 1 e 2    45-60 ml. acqua    100g. polvere di gesso
Tipo 3    27-36 ml. acqua    100g. polvere di gesso
Tipo 4    20-25 ml. acqua    100g. polvere di gesso

-GESSATURA IN ARTICOLATORE
L’articolatore è uno strumento in grado di riprodurre i movimenti di apertura,chiusura e lateralità della bocca. Ci sono tre tipologie di articolatori  utilizzate in campo odontotecnico:

-OCCLUSORE: il più semplice ed economico riproduce solo apertura e chiusura delle arcate del paziente,non presenta l’asta rigida simulante la linea mediana.

-ARTICOLATORE A VALORE MEDIO (A.V.M.): riproduce i movimenti  di apertura,chiusura e lateralità con una traslazione di 15° come nella normalità,presenta un’ asta rigida simulante la linea mediana del corpo e il piano occlusale che è un ripiano su cui posizionare il modello superiore prima di ingessarlo.

-ARTICOLATORE A VALORE INDIVIDUALE: presenta le stesse caratteristiche dell’A.V.M. con la differenza che ogni movimento riprodotto può essere misurato individualmente. Per una corrette ingessatura in articolatore bisogna prestare molta attenzione a vari punti fondamentali:
-controllare che la linea delle cuspidi dei molari  sia in linea con il piano occlusale.
-guardare che la linea mediana del modello coincida con l’ asta rigida.
-controllare in rapporto d’ occlusione la classe di Angle.
Quest’ ultima è una classificazione ortodontica composta da tre classi principali. Si riferisce ai soggetti dentali,che classifica principalmente nella tre classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
-NORMO-OCCLUSIONE(o prima classe di Angle),presente nella maggior parte della popolazione: la cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.
PROGENISMO(o seconda classe di Angle): La cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.
-PROGNATISMO(o terza classe di Angle): la cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.

-MODELLAZIONE:
una volta ingessato in articolatore si comincia la modellazione in cera degli elementi dentali,utilizzando la tecnica “goccia a goccia” con strumento e bunsen. Nel laboratorio di scuola ho adottato la tecnica di modellazione “dente a dente” di P. K. Thomas che consiste nel realizzare un’ occlusione tra denti singoli. Il modellato in cera è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico serve per la trasformazione di parti di protesi in metallo o resina,per la modellazione di corone e intarsi,ma in special modo per realizzare la protesi fissa.

Le cere usate per la modellazione sono:
-CERA PER MODELLAZIONE: cera morbida che rammollisce a basse temperature,utilizzata principalmente per modellare la corona dentale. Vengono suddivise in: cere per fusione,cera per placche base,cera per intarsi,cere per ponti e corone

-Cera per fusione: utilizzata per la modellazione parziale o totale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione. Sono composte da un miscuglio di paraffina,cera d’api,carnauba,ceresina,stearina resina Dammer e cere sintetiche. Sono fornite in commercio sotto forma di bastoncini,lastre,coni,perle e in altre varietà di forme.

-Le cere per placche base si dividono in tre categorie:

CERE MORBIDE: impiegate nella modellazione di margini e placche.
CERE CON DUREZZA MEDIA: utilizzate nel confezionamento di basi che andranno provate dal medico nella bocca del paziente.
CERE DURE: hanno lo stesso impiego delle cere medie tranne che per la loro maggior durezza hanno una più elevata temperatura di ammorbidimento.

-Le cere per intarsi si utilizzano appunto,per la modellazione di intarsi mediante due principali sistemi:
metodo diretto = Il medico modella direttamente l’intarsio nel cavo orale,inviandolo poi al laboratorio per la fusione.
metodo indiretto = l’intarsio viene modellato dal tecnico su un modello sviluppato da un’impronta inviata dal medico al laboratorio.

-cere per ponti e corone: sono utilizzate per la modellazione di strutture proteiche. In commercio esistono quattro tipi di tali cere:
-ponti,corone e margini cervicali di corone (chiusure). Queste cere presentano un’elevata stabilità dimensionale durante il raffreddamento.

-Superfici masticanti,cappette e lavori fresati. Queste cere presentano un’elevata durezza per consentire di lavorarle anche con frese da trapano.
-Parti secondarie di lavori fresati.

-ivory wax,cioè cere di colore avorio per superfici vestibolari di ponti e corone in metallo. Esse verranno sostituite dalle resine tramite il procedimento della muffola; anche se non devono essere sottoposte al procedimento di fusione,tali cere presentano le stesse caratteristiche delle loro simili,eccettuata la caratteristica di presentare un colore molto chiaro (bianco o avorio),cosa che permette loro di non macchiare le superfici dello stampo (muffola).

-FASI DI PREPARAZIONE DEL MODELLATO NEL CILINDRO:

La preparazione consiste nel porre il modellato in cera in un cilindro per fusione,si applica al modellato sul punto più voluminoso il perno di fusione,un perno in cera che si trasformerà in un canale di colata dopo la messa nel forno. Il modellato va posto nel cilindro a circa 4 millimetri al di sopra del centro termico (centro del cilindro) questa operazione è molto importante in quanto se le misure non corrispondono la fusione nono riesce. Una volta sistemato il modellato nel cilindro viene colato al suo interno uno speciale prodotto chiamato “massa di rivestimento”. Essa serve oltre che a garantire la forma del modellato in cera dopo la messa nel forno,anche a compensare il fenomeno della dilatazione/contrazione in fase di raffreddamento. Queste operazioni sono rese possibili dai seguenti macchinari:

-MISCELATORE SOTTO VUOTO: che centrifugando per tempi predeterminati impedisce la formazione di bolle d’aria all’ interno del rivestimento. Il miscelatore sotto vuoto che compie l’operazione sopra descritta assomiglia a un’ elettrodomestico  (frullatore) in quanto la sua funzione principale è di far girare molto velocemente la miscela di rivestimento con un più la funzione fondamentale di estrarre tutte le bolle d’ aria che pregiudicherebbero la precisione dell’ opera.

-FORNO: il forno di fusione è un’ apparecchio elettrico di dimensioni contenute che ha la funzione di portare progressivamente il rivestimento contenente il modello di cera a una temperatura che va tra i 650-750°C, consentendo così il completa eliminazione della cera. In questo modo il rivestimento è pronto per ricevere la fusione.

-FASI DI FUSIONE:
-FONDITRICE: la fonditrice utilizzata a scuola è quella a cannello,consiste in un cannello a gas con integrazione di aria compressa che serve per la fusione della lega. Le parti fondamentali della fonditrice sono formate da una sede per il cilindro,da un contrappeso per bilanciare il cilindro in fase di rotazione e da un perno centrale che funge da fulcro. Il trasferimento della lega fusa avviene attraverso il braccio su cui si trova il crogiolo e passa tramite forza centrifuga nel cilindro.
La fusione si può dividere in due fasi: la prima consiste nel fondere la lega metallica nel crogiolo con il cannello, la seconda consiste nel posizionare il cilindro per fusione ( tolto in precedenza dal preriscaldo nel forno) nella fonditrice accanto al crogiolo contenente la lega fusa. Completate queste fasi si può avviare la fonditrice che tramite forza centrifuga trasferisce la lega fusa dal crogiolo al cilindro.

-SMUFFOLATURA DEL CILINDRO:

-MUFFOLA IN GHISA

Lasciato raffreddare il cilindro si passa alla smuffolatura di esso che consiste nel martellarlo ai lati in modo da rompere la massa di rivestimento senza danneggiare il modellato fuso in lega. Una volta estratto dal rivestimento  il modello viene “sabbiato”,cioè tramite una specie di “pistola spara sabbia” gli vengono tolti tutti i residui di rivestimento rendendolo più liscio. Finita la sabbiatura si passa al banco di lavoro dove gli elementi fusi varranno sgrossati e lucidati con micromotore e frese in tungsteno.
-SGROSSATURA: consiste nel rendere liscia e omogenea tutta la superficie coronale del modellato stando bene attento ai punti fondamentali:
-punti di contatto con i denti vicini
-occlusione con i denti antagonisti
-linea del colletto
Per questa operazione vengono utilizzate frese al tungsteno.
-LUCIDATURA: utilizzando delle frese di gomma si rende l’ intera superficie liscia senza neanche i più piccoli dislivelli. Finita questa operazione si passa alla lucidatura vera e propria utilizzando frese a spazzola e un speciale lucidante chiamato sasso marcio

-SALDATURA O BRASATURA:

-SALDATURA DI UNO SCHELETRATO

Si definisce brasatura la congiunzione di due porzioni metalliche,riscaldate con la fiamma del cannello ed unite tramite l’ apporto di saldame. Il saldame è una lega del tutto simile a quella di cui sono composti i pezzi da saldare, tranne che per la temperatura di fusione più bassa in modo che sotto la fiamma del cannello non si fonda l’ intero lavoro.

-PROVVISORIO IN RESINA:

La creazione del provvisorio serve al paziente affinché non rimanga privo di denti durante la realizzazione di quella che sarà la sua protesi definitiva. Essa avviene: prendendo l’ impronta fornita dal clinico, si cola al suo interno l’ impasto nelle giuste quantità di polvere di gesso e acqua per ottenere il modello studio su cui lavorare. Una volta ottenuto il modello lo si isola con isolante gesso-cera per evitare la presa della cera sul gesso. Passato il tempo necessario per l’asciugamento dell’isolante, si inizia la modellazione goccia a goccia utilizzando uno strumento scaldato sul bunsen e della particolare cera bianca per modellazione.  Durante la modellazione è necessario prestare attenzione ad alcuni particolari: la forma dei denti, i punti di contatto, il rapporto di occlusione, i bordi di chiusura e lo spessore che deve essere leggermente più voluminoso. Una volta finita la modellazione in cera dei denti interessati, è necessario applicare un impasto di silicone e pasta indurente  in modo da ottenere un negativo di esse. Questo procedimento prende il nome di mascherina. Indurita la mascherina il modellato in cera viene staccato dal modello in gesso e non serve più.
Il modello in gesso va poi successivamente vaporizzato, lavato e asciugato per evitare che possibili residui, possano compromettere il successivo isolamento. L’isolante utilizzato ora, è  gesso-resina, indispensabile poiché evita che la resina  applicata sul modello in gesso rimanga attaccata. Preparato l’impasto di resina, si riposiziona correttamente sui monconi del modello la mascherina fatta in precedenza e si cola al suo interno il preparato.
Essendo la resina allo stato liquido, deve essere polimerizzata (cotta) con la polimerizzatrice a pressione per circa 10 minuti.
Una volta raggiunta la cottura avremo un modellato fedele alla mascherina e quindi delle facce vestibolari ed occlusali ben definite. Utilizzando il micromotore con frese al tungsteno di tipo grosso o piccolo a seconda della necessità, si sgrosserà la parete interna ovvero le facce palatali o linguali se il modello è inferiore, che verranno rifinite e adattate al modello in gesso.
Utilizzando frese più specifiche come i  dischi di tipo horico si effettueranno delle separazioni tra dente e dente per delimitare i punti di contatto. Una volta finita l’operazione di finitura un modellato in resina va lucidato con spazzola in
Pelo di capra e una particolare lava, leggera e spugnosa che polverizzata è apposta per lucidare. Questa lava si chiama pomice.
La prima fase di lucidatura serve principalmente per rendere liscia il più possibile la protesi provvisoria, togliendo ogni eventuale scalfittura superficiale che potrebbe ferire le gengive del paziente. La seconda fase di lucidatura consiste nel rendere splendente il provvisorio, utilizzando una spazzola in feltro impastata con una pasta lucidante chiamata sidol, per dare alla protesi oltre che funzionalità anche un aspetto migliore

-ARCATA SUPERIORE ED INFERIORE DI UNA PROTESI TOTALE MOBILE  PROVVISORIA IN RESINA
2) ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Grazie all’ iniziativa dalla scuola in particolare dal professor Caceffo che ha promosso il progetto A.S.L.
Sono stato per un periodo di tempo compreso tra il 7 e il 16 gennaio e tra il 2 e il 10 febbraio in un laboratorio odontotecnico dove supervisionato da esperti ho visto e appreso nuove tecniche e affinato quelle di base fornite dalla scuola.

PRIMO GIORNO DI LAVORO

-INCISIVO LATERALE SUPERIORE

Il primo giorno ho modellato in modo approfondito l’ incisivo laterale superire dx e sx in rapporto di occlusione. Dovevo stare attento a vari punti fondamentali per la modellazione: forma conica, punti di contatto, e soprattutto lo spessore vestibolare troppo elevato. Stando attento a questi punti sono riuscito a realizzare degli incisivi laterali decenti, in seguito man mano che ripetevo la modellazione, il risultato migliorava.

SECONDO GIORNO DI LAVORO

-OCCLUSORE

Nel secondo giorno di laboratorio ho ingessato i modelli dati dal  Tutor  sull’occlusore, simile all’A.V.M.  mancante però di piano occlusale, poi una volta sistemati i modelli ho iniziato a modellare con la spatola elettrica e cera verde, l’incisivo centrale, l’incisivo laterale e il canino in occlusione. Non sono riuscito a rispettare la linea occlusale quindi l’occlusione era imperfetta.

TERZO GIORNO DI LAVORO

-ARCATE DENTALI

Su indicazione del Tutor il terzo giorno ho rimodellato l’incisivo centrale, l’incisivo laterale e il canino  che non erano venuti bene il giorno precedente, più il premolare e molare superiore. .Complessivamente mi sembra di essere migliorato rispetto alla modellazione precedente, in particolare sono rimasto soddisfatto dalla riuscita del primo premolare superiore, confortato anche dalla valutazione del tutor.  Nello stesso terzo giorno ho avuto la possibilità di assistere alla fusione in oro-porcellana e in acciaio per la preparazione di un molare superiore e il primo e secondo molare inferiore. La procedura di fusione con la fonditrice ad induzione è stata per me la prima volta che l’ho vista, in quanto a scuola c’è quella a cannello; la fonditrice a induzione consiste in un elettromuffola che contiene il crogiolo in ceramica, la temperatura viene impostata elettronicamente e utilizza onde elettromagnetiche per fondere il metallo, so che la lega di acciaio (E 30)  utilizzata aveva un punto di fusione di 1250 gradi C°. Per quanto ricordo la procedura si è svolta in questo modo:  avvenuta la fusione della lega in un minuto esatto, viene inserito il cilindro preriscaldato in altro forno, quindi  la centrifuga ha “sparato” il metallo dentro il cilindro di fusione che continua a girare per circa trenta secondi poi viene estratto il cilindro  e lasciato raffreddare  per il tempo necessario. Invece per la lega d’oro–porcellana  la procedura rimane sostanzialmente uguale, cambiano i tempi e le temperature  di fusione della lega che sono rispettivamente più basse le prime e più lunghi i secondi.
Il terzo giorno è stato particolarmente intenso in quanto nel pomeriggio ho assistito con grande interesse alla riparazione di una protesi totale mobile, alla quale gli si era staccato un canino, Per aggiustarla l’odontotecnico ha dovuto limare accuratamente attorno alla crepa per eliminare i dislivelli, quindi dopo aver scelto il canino che meglio si adattava alla protesi, lo ha fissato con la resina per protesi. Avvenuto l’indurimento ha proceduto alla rifinitura usando speciali frese al tungsteno e lucidando successivamente con sidol e spazzole al pelo di capra.
Ho assistito pure alla costruzione di un dente in porcellana, ho notato che la cappetta in oro utilizzata come supporto “moncone”, era stata fusa precedentemente, mentre la corona viene realizzata al momento mescolando polveri diverse con i loro appositi liquidi. Queste paste hanno la caratteristica di imitare i due componenti principali del dente che sono: DENTINA E SMALTO. Per ottenere il risultato ottimale, specialmente per quanto concerne il colore, viene spalmata in diversi strati e ad ogni strato segue la cottura in forno.

-CORONE IN ORO CERAMICA

QUARTO GIORNO DI LAVORO
-PROTESI COMBINATA
La cosa più interessante della giornata è stato assistere alla riparazione di una protesi totale mobile che si era spezzata a metà.
Per ripararla l’odontotecnico ha fissato tra loro le due parti con cera collante, le ha poi isolate internamente e vi ha colato all’interno del gesso di tipo terzo, in questo modo ha ottenuto una base fedele alla protesi sulla quale ha potuto lavorare, successivamente ha fresato la protesi lungo la linea di rottura rendendo i due bordi della rottura  più retti possibile , per garantire lo scorrimento omogeneo durante l’applicazione della resina. Una volta indurita ha proceduto alla rifinitura e lucidatura con spazzola al pelo di capra imbevuta di sidol.  L’odontotecnico mi ha descritto la realizzazione di uno scheletrato in cromo cobalto: partendo dal modello in gesso glielo si modella in cera stando molto attenti ai particolari, poi come per gli elementi dentali gli si applicano i perni di colata, quindi viene posto in un cilindro per fusione e viene colata la massa di rivestimento, che impiega circa 15 minuti per indurire , successivamente il tutto viene messo in forno per 45 minuti per eliminare la cera e ottenere così il negativo pronto per la fusione che verrà fatta con la stessa procedura ( a forza centrifuga) il processo nel suo insieme è molto lungo, per cui mi ha spiegato che è più conveniente rivolgersi a laboratori specializzati che fanno esclusivamente questo tipo di fusione.
In questo giorno ho pure modellato un primo molare inferiore in occlusione con un risultato poco incoraggiante, ascoltando i suggerimenti del tutor e facendo mente locale agli insegnamenti ricevuti a scuola, ho ripetuto il lavoro cercando di concentrarmi maggiormente ottenendo così un risultato assai migliore.

QUINTO GIORNO DI LAVORO

-PROTESI INGESSATA

In  questo giorno mi sono dedicato in modo particolare alla ingessatura in articolatore, devo ammettere che nonostante l’impegno ho avuto la necessità di essere aiutato altrimenti avrei combinato molto poco. Mi risulta ancora molto difficile individuare le dosi corrette per ottenere la giusta consistenza del gesso. Successivamente ho assistito alla riparazione di una protesi totale mobile che aveva l’incisivo centrale dx scheggiato sull’ angolo mesiale proprio all’altezza del terzo incisale,per ripararlo ha dovuto rimuovere il dente dal resto della protesi, limando attorno al colletto  e applicarne uno nuovo con le stesse caratteristiche,fissandolo alla protesi con resina per protesi. Poi ho visto la saldatura a cannello del primo e secondo molare sx , per saldare due elementi dentali si usa una lega che ha le stesse caratteristiche  tranne il punto di fusione che è più basso per evitare di fondere o rovinare tutto il lavoro.

SESTO GIORNO DI LAVORO

-PRIMO MOLARE INFERIORE

Ho utilizzato questo giorno per esercitarmi  nella modellazione del primo molare inferiore, ho cercato di renderlo il più fedele possibile al modello, i risultati sono stati abbastanza soddisfacenti  anche se non del tutto ottimali.

SETTIMO GIORNO DI LAVORO

-MOLARE INFERIORE IN CERA BIANCA

Utilizzando la cera yeti bianca ho modellato un primo molare inferiore destro, che è risultato esteticamente molto bello , ma ad una analisi più attenta ho riscontrato  difetti  nelle proporzioni visibili.

OTTAVO GIORNO DI LAVORO

Ho provato a modellare il primo molare inferiore sx  però prendendo spunto dal dente precedentemente fatto dal Tutor , ottenendo buoni risultati soprattutto per quanto riguarda il volume e l’altezza delle cuspidi, dopo ho assistito all’adattamento di un impianto in titanio realizzato  con l’utilizzo della fresatrice, un particolare strumento che attraverso l’utilizzo di frese con punte in cobalto è in grado di modellare il titanio, rendendo gli impianti meno voluminosi nelle zone interessate. Conclusa questa fase si avvita l’impianto al modello in gesso che simula la bocca del paziente, si individuano così eventuali contatti, l’inclinazione dell’impianto, lo spessore e soprattutto l’altezza.

-MODELLI COMPLETI CON DISPOSITIVI IN TITANIO

NONO GIORNO DI LAVORO

-PROTESI TOTALE IN RESINA CON SUPPORTO IN CROMO-CIBALTO

Questo a parer mio è stato uno dei giorni più impegnativi, perché ho modellato il primo e secondo premolare inferiore in occlusione, ho prestato particolare attenzione alla linea delle cuspidi vestibolari, il risultato è stato soddisfacente.

DECIMO GIORNO DI LAVORO

-PONTE SECONDO PREMOLARE,PRIMO E SECONDO MOLARE INFERIORE

Il decimo giorno è stato molto istruttivo, poiché ho realizzato la fusione del ponte del primo e secondo premolare e del primo molare superiore precedentemente modellati a scuola,  ho utilizzato la lega Phanton fornita dalla scuola, la soddisfazione è stata notevole perché il risultato che ho ottenuto  è secondo me oggettivamente buono. Lasciato raffreddare il cilindro per qualche tempo lo si martella per separare la massa di rivestimento dalla fusione ottenuta. Finita questa fase di lavorazione si prosegue con la sabbiatura per pulirla accuratamente. Si rimuovono quindi i perni con particolare trapano dotato di disco separatore e si procede alla finitura con fresatura e lucidatura attraverso una specie di punta con terminale in gomma adatto alla lucidatura. L’ultima operazione consiste nella spazzolatura con “sasso marco”per ottenere un risultato a specchio.

UNDICESIMO GIORNO DI LAVORO

-PRIMO MOLARE FUSO IN LEGA PHANTOM

L’undicesimo giorno è sorto un problema,la cuspide mesio-palatale del primo molare superiore è risultata troppo alta quindi non occludeva con il dente antagonista. Ho provveduto così all’ individuazione del punto anomalo utilizzando delle cartine che rilasciano il colore nei punti da modificare. Ho proceduto successivamente alla fresatura per riportare le misure alle dimensioni corrette,ottenendo così un risultato finale più che accettabile.

DODICESIMO GIORNO DI LAVORO
-CORONE MODELLATE IN CERA

Dopo aver modellato in cera verde per modellazione il primo molare inferiore sx , e vedendo che il risultato era discreto,ho chiesto al tutor se mi permetteva di utilizzare le sue attrezzature per fonderlo usando la lega fornita dalla scuola. Il tutor ha acconsentito e abbiamo così proceduto alla preparazione per la fusione. Dopo precise spiegazioni ho applicato al perno di colata la nutrice: una pallina di cera situata nel punto di giunzione del perno al modellato,in grado di rallentare l’entrata della lega nel preparato. Di seguito ho ripetuto una procedura ormai ben nota che consiste immettere il tutto nel cilindro per fusione, fissare il cilindro alla base  conica con cera collante,colare nel cilindro la massa di rivestimento,aspettare circa quindici minuti che indurisca,porre tutto nel forno per quarantacinque minuti a 700 gradi C°,finita la fase di preriscaldo ho trasferito il cilindro nella fonditrice e azionato la centrifuga per trenta secondi, dopo aver raggiunto la temperatura di fusione della lega phantom.

TREDICESIMO GIORNO DI LAVORO

-EMIARCATA DENTARIA

La mattina del tredicesimo giorno l’ho dedicata alla modellazione di un primo molare inferiore inserito su un modello parziale (emiarcata). Dopo svariati tentativi sono riuscito a posizionare correttamente le tre cuspidi vestibolari in linea con le cuspidi degli altri denti,cosi dopo una rapida varifica dei punti fondamentali (linea del colletto,punti di contatto,altezza cuspidi)l’ho preparato per la fusione in lega Phantom. Una volta effettuata la fusione ho proceduto alla fresatura che non ha richiesto particolare impegno grazie alla buona riuscita della lavorazione precedente. Ho poi proceduto alla lucidatura con frese di gomma e spazzole imbevute di sasso marcio. Questa a mio parere è stato il lavoro meglio riuscito tanto che ho ricevuto complimenti sua dal tutor che dai suoi collaboratori. L’unico piccolo rammarico è stato determinato dalla mancata riuscita dei perni a causa dell’ imprevisto esaurimento lega.

QUATTORDICESIMO GIORNO DI LAVORO

L’ultimo giorno ho provato il ritocco in ceramica di un premolare superiore dx  che è risultato molto più difficile da come sembrava mentre osservavo ferlo dal mio tutor. Mi sono reso conto che per arrivare a livelli qualitativi e professionali accettabili serve un notevole impegno e una continua applicazione e ripetizione delle tecniche apprese con lo studio. Ritengo l’esperienza fatta molto positiva al punto di auspicare che possa essere ripetuta o comunque che vengano effettuate altri momenti formativi con operatori professionali del settore.

-CORONE DENTALI FUSE IN METALLO RESINA

lug 11

Errata corrige:il dato riguardante la percentuale di spesa dei dipendenti in laboratorio odontotecnico, riportata nel documento “IL NUOVO LABORATORIO ODONTOTECNICO” disponibile dal mese scorso, è naturalmente errato: se i dipendenti costassero il 60% del fatturato nessun imprenditore avrebbe voglia di imprendere..

Mi scuso!

Daniele


Analisi dei costi in laboratorio odontotecnico (Prima parte)

Questa tematica, appena sfiorata nel report del mese scorso il nuovo laboratorio odontotecnico, riveste un’importanza fondamentale nella  gestione di qualsiasi azienda, specialmente artigiana.

Diversamente dalle imprese commerciali, l’ impresa artigiana (inclusa quella odontotecnica) trova il suo valore nel lavoro umano, nella formazione tecnico-manuale delle giovani generazioni, oltre che al progresso tecnologico, sempre più marcato negli ultimi decenni (vedi la tecnologia cad-cam, per esempio).

E’ intuitivo che le imprese commerciali, per loro natura, hanno necessità minore di “mani esperte” fondando la sua attività sul compra-vendita.

Questo è l’ elenco  delle  macro-aree di spesa del laboratorio-campione: (dati realmente rilevati in euro)

VALORE DELLA PRODUZIONE 123.000

100,00%

CONSUMI 19.183

15,60%

MANODOPERA DIRETTA DI PRODUZIONE 40.679

33,07%

LAVORAZIONI ESTERNE 9.759

7,93%

TRASPORTI DI ACQUISTO 600

0,49%

COSTI INDUSTRIALI 2.788

2,27%

TOTALE COSTI DIRETTI 73.009

59,36%

Naturalmente ogni macroarea può essere “esplosa” nel senso che racchiude molte voci raggruppate.

Per es. il quadro precedente può essere più dettagliato in questo modo:

Consumi: utenze (telefonia, gas, acqua, forza motrice ecc); materiali di consumo;

Costi industriali: ammortamenti macchinari, migliorie strutturali ecc

Nella riga evidenziata in rosso potete chiaramente comprendere che la voce di maggior importanza riguarda la manodopera diretta di produzione:

incide sui costi totali esattamente per un terzo!!

Da notare che per “manodopera diretta di produzione” si intende solo il costo diretto di produzione!

I costi amministrativi (impiegate) sono escluse dai costi diretti; li puoi vedere nel riquadro seguente:

(impiegata a part-time)

MARGINE LORDO INDUSTRIALE 49.991

40,64%

COSTI DI STRUTTURA 11.588

9,42%

COSTI COMMERCIALI 1.927

1,57%

COSTI AMMINISTRATIVI 10.708

8,71%

TOTALE COSTI INDIRETTI 24.223

19,69%

Di qui la necessità di intervenire pesantemente sui costi di manodopera per migliorare i ricavi di una azienda artigiana, compresa quella odontotecnica perché, come si può intuitivamente capire, si ottengono migliori risultati tagliando le prime voci a bilancio, le più importanti, le più onerose.

Ciò che mi preme sia chiaro in questo special report, è che non si possa aspirare a veder crescere prosperoso il proprio laboratorio odontotecnico se non si lavora costantemente con il cronometro al collo.

Una domanda: come si può presentare un listino adeguatamente compilato se non si conoscono i costi finali di ogni singolo dispositivo venduto?

Per esempio, quanto mi può costare  la produzione di una protesi mobile totale, o di un ponte oro-ceramica o di una corona in zirconio-ceramica?

I colleghi più esperti per ben che vada, facendo i conti della serva, si avvicinano ad occhio ma non capiscono che rischiano moltissimo.

Il consulente che fece nel mio laboratorio odontotecnico questo lavoro di analisi approfondita mi raccontò che un anziano titolare di una impresa artigiana con dodici dipendenti, alla sua domanda se valutasse redditizia la sua impresa, rispose:” mi sono fatto la villa…!!”

Il consulente gli chiese da quanti anni lavorasse, quante ore al giorno, quanti giorni alla settimana e quanti mesi all’ anno:

alla fine di un rapido calcolo il consulente finanziario gli comunicò con discreta approssimazione che la sua vita spesa al lavoro produsse una  cifra di gran lunga valutata indegna!

Dove sbagliava l’ imprenditore?

Lavorava a testa bassa senza aver una più vaga idea di cosa fosse un accurato controllo di gestione.

Quando l’ artigiano si riprese dallo scoramento capì, cifre alla mano, che avrebbe potuto ottenere gli stessi risultati patrimoniali con minor sforzo (lavorava come un mulo per sette gioni la settimana, dodici mesi all’ anno, da una vita) oppure avere rendite molto superiori con lo stesso impegno profuso…

Daniele

[CONTINUA]

giu 30

Questo video molto esplicativo circa le varie fasi della tecnica manuale di Enrico Steger per la preparazione di corone e ponti in zirconio  in laboratorio odontotecnico, è preso dalla rete e dalle possibilità wiki che offre..

Potrete vedere chiaramente la preparazione da parte dell’ odontotecnico brasiliano della cappetta singola e del ponte su impianti, dapprima in resina (con la precisione marginale richiesta) e poi trasformata in zirconio pre-sinterizzato per poi essere sinterizzato in forno.

Sembra un po’ complesso il passaggio dal ponte in resina a quello in zirconio ma, per un odontotecnico, dopo aver appreso le varie fasi con sicurezza tutto diventa più facile.

Il pantografo manuale “legge” il ponte in resina su un lato del piatto e lo riproduce con la fresa (di varie grandezze e forme) sull’ altro lato del piatto, dove il ponte vero e proprio viene fresato in laboratorio odontotecnico.

Chissà se a qualche giovane collega odontotecnico non venga l’ idea di specializzarsi come tecnico cad-cam o nella tecnica di Enrico Steger, visto che sempre più laboratori odontotecnici investono su materiali ceramici metal-free….

Raccolta la dritta?

Buona visione

Daniele

P.S.Se non conoscete youtube (alzi la mano che non usa questo fantastico strumento) clicate nel secondo riquadro in basso da destra, per visualizzare a schermo pieno.

giu 27

IL NUOVO ODONTOTECNICO: strategie di un mondo che cambia.

“…..prenditi tutto il tempo che vuoi, non importa, basta che tu lo faccia bene…”

Negli anni ‘80/’90 si sentiva dire spesso questa frase in laboratorio odontotecnico, dove il titolare si preoccupava di servire in modo ineccepibile i suoi dentisti/clienti.

Era coinvolto emozionalmente nel soddisfare i dentisti, per non avere reclami, senza tenere sotto controllo le spese (da una analisi dei costi di settore risulta che la tariffa oraria complessiva dei dipendenti sia la voce a bilancio che incide per più del 30% sui costi di gestione totali) e quindi senza tener sotto la lente i ricavi, fine ultimo di ogni azienda, piccola o grande che sia.

Il listino prezzi era fatto sostanzialmente dal medico (“..si..si va bene però mi fai uno sconto del 20%) ed i volumi di lavoro iniziavano a scarseggiare rispetto al periodo aureo degli anni ‘60/’70

In quel periodo la situazione era diversa: gli istituti professionali per odontotecnici si contavano, su tutto il territorio nazionale, sulle dita di una mano ed erano perlopiù privati e molto costosi.

Io iniziai a lavorare come ragazzo di bottega nel ’76, mentre ancora frequentavo la scuola e ricordo che i laboratori odontotecnici della mia città non erano più di 6/7 con molti dipendenti ed i dentisti si recavano al laboratorio con la borsa piena di impronte e, discutendo col titolare, concordavano i tempi e le modalità di consegna!

Il rapporto dentisti/laboratori era sbilanciato a favore del laboratorio e le imprese artigiane del settore avevano la sola difficoltà nel reperire dipendenti abili o ragazzi volenterosi nell’ apprendere l’ arte..

Gli utili netti dei pochi fortunati ad essere proprietari di laboratori odontotecnici erano interessanti.

Le cose cambiarono: in molte città italiane aprirono scuole professionali per odontotecnici e molti studenti, attratti dalla prospettiva di grandi guadagni, vi si iscrissero proseguendo poi con la creazione di migliaia di realtà artigiane (generalmente tutte micro imprese) che saturarono il mercato: oggi, nella mia città di trecentomila abitanti, si contano 250 laboratori “ufficiali”.

Contemporaneamente, con le cicliche crisi economiche, il lavoro diminuisce e persino i dentisti, si lamentano del notevole calo di lavoro (una indagine dell’ANDI per l’ anno 2005 dichiarava una diminuzione di 1.000.000 di unità sulle poltrone dei suoi associati!!)

Come sempre accade però il mercato ,con le sue leggi imparziali, effettua la sua autoregolazione naturale nel cercare di riequilibrare la situazione che non è più, per vari motivi, funzionale.

E’ stato calcolato che nel quinquennio 2003/2007 ci sia stato un saldo negativo di aziende del nostro settore del 27% ,tutte micro imprese, purtroppo non bene strutturate per adeguarsi alla crisi persistente.

Ecco come, la noncuranza dei tempi di lavorazione, il mancato controllo degli standard di qualità e delle fonti di approvvigionamento dei macchinari e materiali, il mancato controllo dei finanziatori (banche) insomma una assenza di controllo di gestione professionale, porti  l’azienda in sofferenza sia finanziaria che patrimoniale.

Il nuovo odontotecnico deve lavorare con un occhio al banco e l’ altro al cronometro appeso al collo, deve annotare su schede prestampate tutti i tempi di lavorazione delle relative fasi, prender nota di ogni non conformità relativa ad ogni singola commessa, in modo da poter riferire con precisione al titolare ( e da questi al dentista) ogni incongruità di processo.

Il nuovo odontotecnico deve assumersi ogni responsabilità del suo operato controfirmando (nel caso di lavorazioni parziali) ogni processo eseguito e siglando con un “visto” (dopo un controllo) ogni lavorazione eseguita da un collega.

Il nuovo odontotecnico deve avere capacità tecniche, teoriche e manuali tali da poter contribuire al miglioramento del livello tecnico ed umano della realtà artigiana in cui vive e dalla quale trae sostentamento per sé e per la sua famiglia.

Il nuovo odontotecnico deve sapere che sono finiti i tempi del “…accada quel che accada alle sei me ne vado” e che il suo impegno( fisico ed intellettuale) deve essere profuso senza nessun tipo di ritrosia,  perché il bene dell’azienda è anche (nelle giuste proporzioni) il bene per sé.

Un capitolo a parte va riservato al titolare del laboratorio odontotecnico, figura sulla quale si rivolge , in ultima analisi,  tutta la responsabilità della sua azienda.

Il titolare di un’impresa artigiana, di stampo tradizionale, è una figura che, china sul suo banco di lavoro, impiega gran parte della sua vita nel rincorrere, con ansia, tutte le scandenze temporali che i committenti gli assegnano, senza avere né il tempo né le capacità imprenditoriali per far crescere la sua impresa in modo coerente e soddisfacente.

La classe artigiana, per definizione, è da sempre una categoria di lavoratori innamorata della propria arte, del sapere acquisito negli anni con sacrificio e spesso (agli inizi) senza nessuna retribuzione, ripagata con la possibilità di “imparare un mestiere”.

Questa formazione però gli si ritorce contro nel senso che i suoi sforzi sono tesi continuamente al crearsi la manualità (dote particolarmente necessaria agli odontotecnici), lasciando poco o nulla alla formazione teorica (gli istituti professionali sono quello che sono) e imprenditoriale intesa nel senso più stretto della parola.

Ecco che un ragazzo pieno d’entusiasmo esce dal percorso scolastico e, se è stato fortunato ad aver frequentato negli anni di studio un laboratorio, si trova in grado di aprire un’attività in proprio, ma non ha una minima idea di come impostare la parte economico-finanziaria

A questo punto spesso commette l’ errore della sua vita:

affronta l’ Everest  del mercato del lavoro senza aver le competenze dell’ imprenditore!

Si butta a capo chino sul lavoro e, per poter acquisire clienti, propone un listino inadeguato (per il bisogno di lavorare) che non riuscirà mai più a rendere adeguato!

Un listino che non tenga conto delle qualità intrinseche del suo lavoro (se ne ha) e dei costi di produzione di ogni singolo articolo venduto!

Nel commercio determinare il prezzo di vendita di un articolo è molto facile: prendo il prezzo di acquisto all’ ingrosso, lo ricarico della percentuale adeguata (che tenga conto dei costi generali dell’ impresa e del guadagno che imputo al mio lavoro), tempi di lavorazione non ne esistono, ecco che il prezzo di vendita è presto fatto e mi dà la certezza che se vendo, automaticamente guadagno.

Per noi artigiani  invece è molto più difficile includere in ognuno dei nostri dispositivi i numerosi costi di gestione, tra i quali il più rilevante è “il tempo uomo”.

Ma di questo argomento parleremo nel prossimo special report: “Analisi dei costi in laboratorio odontotecnico” disponibile il prossimo mese.

Daniele

giu 19

Istituto Professionale Statale Per L’Industria e L’Artigianato

Relazione in tema di Fusione e Saldatura:

-Esperienza Teorica a scuola
-Esperienza Prattica in Alternanza scuola-lavoro

Di: Ariton Simona
Classe: 3°A Odontotecnici
A.S.  2008/2009

ariton simona

ariton simona

Se volete visualizzare la relazione completa di immagini cliccate sul link sottostante:


relazione-di-ariton-simona

EPERIENZA TEORICA A SCUOLA:

Dal mese di ottobre la classe 3 A odontotecnici,insieme al professor Caceffo Nicola ha eseguito e approfondito il tema di:Fusione e Saldatura.La parte teorica è stata svolta in classe,mentre la parte prattica in laboratorio.
Generalmente si parte dallo sviluppo di un modello tratto da un’impronta in alginato.
Impronte:
L’impronta è il negativo delle arcate dentarie,permette all’odontotecnico di trarre una serie di informazioni della soluzione  odontoiatrica del paziente.
Esistono  varie tipologie di impronte in base ai materiali:
MATERIALI TERMOPLASTICI:
Hanno la proprietà di diventare morbidi quando sono esposti a fonti di calore (Acqua calda).Introdotti nella bocca del paziente si addattano facilmente e legono la conformazione.
ALGINATI o IDROCOLLOIDI IRREVERSIBILI:
E un materiale in polvere che addizionato all’ acqua in dosi opportune si trasforma in pasta,che viene inserita nel cavo orale del paziente e indurisce in due minuti.
APPARECCHIATURE:
-miscelatore sottovuoto
-vibratore
-squadramodelli
ARTICOLATORI:
L’articolatore è uno strumento che ha la funzione di riprodurre nel modo migliore i movimenti mandibolari e il rapporto di occlussione.Esistono diversi tipi di articolatori:
-articolatore semiadattabile
-articolatore a valori medi (A.V.M)
-occlusori:consentono solo movimenti di apertura e chiusura
MONTAGGIO IN ARTICOLATORE:
Il modello squadrato deve essere bordato con cera.La cera è posta presso il margine.Il modello posizionato sul piano occlusale va isolato,si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branca sup.Il materiale in eccesso viene eliminato.La successiva fase prevede le gessatura del inf.trovata la posizione corretta i modelli vengono bloccati mediante la cera collante.Per gessare l’inferiore si utilizza la stessa tecnica del sup.
CLASSIFICAZIONE DI ANGLE:
E una classificazione ortodontica composta da tre classi principali.
-1° classe:la cuspide mesio-vestibolare del 1 molare sup articola con il solco mesio-vestibolare del 1 molare inf.
2° classe:La cuspide mesio-vestibolare del 1 molare sup articola  mesialmente al solco mesio-vestibolare del 1 molare inf
-3° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1 molare sup. articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1 molare inf.
LA MODELLAZIONE:
Parliamo principalmente delle cere che in odontotecnica si utilizzano per:
-modellazione di parti di protesi da trasformare in metallo resina;
-la modellazzione di corone,intarsi,scheletrati;
-per il bordaggio delle impronte(boxing)
CLASSIFICAZIONE DELLE CERE:
CERE NATURALI:
-DI ORIGINE ANIMALE:(CERA D’API)
) -DI ORIGINE MINERALE (PARAFFINA,OZOCHERITE,CERESINA
-DI ORIGINE VEGETALE(CERA CARNAUBA,CERA CANDELILLA,BURRO DI CACAO
CERE ARTIFICIALI:
-polimeri di polietilene
-esteri di acidi grassi
-polimeri di glicoli etilenici

MODELLAZIONE IN CERA:
teE un operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico in special modo per la realizzazione della protesi fissa.Ci sono diverse tecniche,la piu usata è la P.K.Thomas(goccia a goccia)E di fondamentale importanza riprodurre la corretta morfologia al fine di ottenere dei denti molto simili  a quelli del paziente
FASI DI PREPARAZIONE DEL CILINDRO:
I cilindri si distinguono in due tipi:
-CILINDRI IN METALLO:Fungono da contenitore all’rivestimento anche dopo l’indurimento.Tali cilindri vengono rivestiti all’interno di uno strato “cuscinetto”realizzato con dei fogli di materiale sintetico(fibra ceramica)
Sono dotati di buona termostaticità cioè durante la fusione le paretti metalliche consentono il mantenimento della temperatura.

DESCRIZIONE DELLE MACCHINE:
LA FONDITRICE:
Il suo scopo è quello di fondere per induzione la lega posta in un’apposito crogiolo ed una volta liquida iniettarla in uno stampo di forma cilindrica.
Precauzioni:-Dato il peso della macchina ogni spostamento deve avvenire per mezzo di carrello adatto,indossare sempre le pinze per rimuovere il crogiolo dal cilindro,non utilizzare metallo sporco di olio,grasso,etc.Ma soprattutto deve esere utilizzata da personale adulto ed adestrato.
SABBIATRICE:
E composta da una camera di lavoro con un proiettore a riciclo abrasivo per la sgrossatura e da 2 moduli per micro polveri a perdere.Con la sabbiatrice è possibile asportare il rivestimento e le ossidazioni di fusione su qualsiasi metallo.Le due micro sabbiatrici sono adatte per operazioni di estrema precisione.
Precauzioni:Le micro polveri sono altamente igroscopiche,bisogna mantenerle in luogo asciuto,con il barattolo ben chiuso e con la bustina di Sali di protezione(che si sostituiscono periodicamente)
Prima di effetuare qualsiasi operazione di manutenzione,scollegare l’alimentazione elettrica e quella pneumatica,se durante il lavoro sussistono dubbi,difficoltà per evitare rischi e danni,contattare il servizio tecnico.
MICROMOTORE:
Ecomposto da un manipolo che con il suo cavo di alimentazione si collega all’azionamento da banco che a sua volta viene collegato alla rete elettrica.
Precauzioni:Deve essere utilizzato da personale competente che conosca le tecniche di utilizzo di questa attrezzatura,non tentare di bloccare la rotazione del micromotore con un corpo estraneo,si deve togliere la fresa dopo averlo utilizzato per evitare che si metta in rotazione e possa venire a contatto con persone o cose.
I FORNI:
Servono per il preriscaldo di cilindri di qualunque dimensione,confezionati con qualsiasi tipo di rivestimento.Entrambi i forni possono essere dotati di aspiratori per l’estrazione dei fumi della camera di riscaldo.
Precauzioni:Assicurarsi che l’impianto sia dotato di dispositivo salvavita,si deve provedere all’estrazione della cera mediante un essiccatore ad un forno a gas,cosi i cilindri sono gia privati delle  sostanze chimiche.
MIXER:
E un apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi.E costituito da una struttura portante,la quale si sviluppa verticalmente suportando le parti iniziali,motoriduttore,piano vibrante,tazze di muscolazione e coperchio con spatola.Le tazze dove avviene la miscelazione sono realizztate in plexiglass trasparente,permettendo la visione diretta della spatolazione.
Precauzioni:
Deve essere utilizzato da personale competente che conosca le tecniche moderne in uso,non tentare in nessun modo di bloccare la rotazione del mescolatore con un corpo estraneo.

CILINDRI IN PLASTICA,SILICONE O GOMMA:
Grazie alla loro elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria.Non potendo essere introdotti in forno,devono essere separati dal rivestimento,appena terminata la fase di presa.I cilindri in plastica sono molto comodi da usare perche non necessitano della realizzazione dello strato cuscinetto.
POSIZIONAMENTO DEL MODELLATO NEL CILINDRO:
Non deve essere posto sull’bordo esterno perche nel corso della fusione potrebbe causare uno “sfondamento”della massa di rivestimento,che determina poi la fuoriuscita del metallo fuso.
Il centro termico: è la zona che raffredda per ultima,in questo modo possono sfruttare le temperature raggiunte dal nucleo centrale della massa di rivestimento.
MASSE DI RIVESTIMENTO:
1-LEGANTE GESSOSO:polvere+acqua distilata,sono molto fragili necessitano del cilindro in metallo
2-LEGANTE FOSFATICO:polvere predosata+il liquido di miscelazione,può essere utilizzata per fusioni ad espansione libera
3-LEGANTE SILICEO:polvere predosata+liquido di miscelazione
FONDITRICI:
A CENTRIFUGA si divide in:fonditrice a canello e a induzione.
A canello:-gas+aria compresa
-crogiolo in ceramica
-fusioni per metalli o leghe nobili
A induzione:-elettro muffola-che contiene il crogiolo,fonde il metallo per temperatura impostata elettronicamente,perciò c’è un controllo della temperatura e della fusione.
FASI DI FUSIONE:
I manufatti modellati in cera,una volta finiti vengono trasformati in dispositivi metallici.
Procedimento:
Una volta esauriti i vari passaggi della modellazione,i’oggetto riproducente le corona,il ponte,viene inglobato in una massa refrattaria chiamata anche rivestimento.Si provoca quindi lo scioglimento della cera,e nella cavità libera si introduce il metallo fuso,spingendovelo per forza centrifuga.
APPLICAZIONE DEI PERNI:
Nella massa di rivestimento è indispensabile creare,nella massa refrattaria ,un percorso(canale di colata)attraverso il quale il metallo possa scorrere.Per ottenere il canale si colloca al modellato in cera un cono posto nella base del cilindro.Quindi all’interno del cilindro viene colata la massa di rivestimento,che una volta solidificata conserverà in negativo l’impronta del manufatto.
E importante che:
-il perno vada applicato nella sezione piu voluminosa del modellato
-il volume del perno sia superiore al volume del modellato
-l’angolo di inclinazione deve essere di 45 C
Inserimento nel forno:
Esaurita la fase di indurimento,il rivestimento viene tolto dalla base.Prima dell’istalazione del cilindro nella centrifuga,viene segnato sulla base del cilindro un punto di riferimento,che indica il senso della centrifugazione.Quindi il cilindro viene posto nel forno e portato a 250°
C dove rimane per un’ora dopodiche lentamente a temperatura tra 650 C e 750 C.Poi viene introdotto nellì apposito apparecchio per la fusione.
A scuola abbiamo fatto la Fusione con il canello:
Prevede il riscaldamento della lega tramite il canello,in un crogiolo di materiale refrattario.Si inizia introducendo nella centrifuga,il crogiolo contenente il metallo,questo viene riscaldato con il canello fino alla fusione.
RIFINITURA DELLA FUSIONE:
Quando il metallo si è raffredato si procede alla rimozione del rivestimento dal manufatto metallico.Viene ripulito con spazzoloni di vetro o con la sabbiatrice.
SALDATURA:
E la congiunzione di due porzioni metalliche,riscaldate con la fiamma del canello ed unite tramite l’apporto di una lega leggermente diversa di quella di cui sono composti i pezzi da saldare.

ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO:
Tra gennaio e febbraio la classe 3 A odontotecnici ha fatto alternanza scuola-lavoro,una bella esperienza che aveva lo scopo di mostrarci com’è il mondo del lavoro e quali sono le diverse difficoltà di questo lavoro.Durante i 15 giorni che sono stata in laboratorio ho visto come si realizzano i vari lavori,le tecniche, che possono essere diverse a seconda del laboratorio,ma soprattutto ho capito che per la riuscita di un buon lavoro devi dedicarti completamente.
I vari lavori che ho visto nel laboratorio sono:
Il distacco di un dente:
Che poteva essere dovuto a incidenti di vario tipo.
Il procedimento:Si fissa il dente nella posizione corretta mediante la cera collante e si realizza la mascherina in silicone.Dopo aver rimosso la cera collante con la vaporizzatrice si dve fare un foro profondo ,in questo modo aumenta la capacita ritentiva.
MONTAGGIO DEI DENTI:
Si inizia dall’arcata dove c’è la presenza dei denti residui.Quindi si inizia dall’centrale sup. e per essere piu precisi si mette la cera di masticazione.Completato il montaggio di tutti i denti si invia il manufatto al clinico per la prova estetica.
CERAMICA DENTALE:
Si parte dalla cappetta metallica che richiede prima di tutto di essere opacizzata.Il primo wash di opaco è completamente bianco,perché la luce è resopinta totalmente da una superficie bianca (da una nera sarebbe tutta assorbita)Inoltre il bianco consente di avere uno sfondo uguale qualunque sia il metallo sottostante.Cotto lo strato opaco,se ne crea uno successivo impiegando tre opachi diversi,al livello del colletto si utilizza una miscela formata dall’opaco del colore base.Dopo la cottura si dovra costriure tutto il dente con la dentina.Lo smalto si applica sul contorno incisale.
PROTESI SCHELETRICA:
L’odontoiatra esegue le impronte in alginato e una cera di occlusione iniziale,poi nel laboratorio si ha l’esecuzione dei modelli studio e la prima progettazione della protesi scheletrica,cioè si evidenziano le zone di appoggio e si propone al clinico le zone dove gli appoggi dentali dei ganci devono alloggiare.Si preparano i portaimpronte individuali poi si costruisce un’ eventuale placca di masticazione in caso di edentulie estese e si richiude una prova di occlusione nel caso che la protesi possa interferire con la intercuspidazione del paziente.Si effettua il montaggio dei denti e si manda allo studio per eseguire i controlli fonetici e articolari cioè:-controllo dell’ occlusione,controllo dei bordi periferici e la loro interferenza sulle mucose orali.Quindi alla fine si ha la rifinitura della protesi scheletrica provata.

IDROCOLLOIDI REVERSIBILI:
Dopo aver riscaldato e portato allo stato di solidificazione l’idrocolloide,il medico lo introduce nella cavità orale del paziente,quando è circa a 45°C.
SVILUPPO DEI MODELLI:
TIPI DI GESSO:
TIPO 1:gessi teneri per impronte
TIPO 2:gessi teneri per modelli
TIPO3:gessi duri per modelli
TIPO4:gesssi extraduri per modelli
Quando si sviluppa un modello tratto da un’impronta in alginato è necessario:
-indossare sempre guanti chirurgici durante la manipolazione,per evitare il contaggio da malattie infettive.
-pulire molto bene l’impronta in modo da eliminare odi saliva e di sangue.
Per lo sviluppo di un’modello si utilizza gesso di tipo 3,l’impasto si effettua con miscelatore sottovuoto e la colatura si effettua sul vibratore e inizia l’apporto di un minimo quantitativo di gesso mediante una piccola spatola.
Dopo l’indurimento del gesso che avviene tra 45-60 minuti,si seziona il modello,si fa la radiatura,la lacca e le cappette in plastica con uno spessore minimo di 0,3 mm.

giu 15

Ecco un bellissimo video esplicativo sulla produzione di una corona molare in ossido di zirconio (zirconia) in cad-cam

Sono molto chiari i vari passaggi anche se, naturalmente, accelerati.

In particolare la scannerizzazione del moncone è molto più indaginoso e manca il rapporto con la arcata antagonista..

I tempi di fresatura sono sicuramente maggiori ed i tempi di sinterizzazione (cottura) di 12 h

VISITATO VOLTE