Scarica gratuitamente la conferenza del Dott. Miclavez IL DENTE AVVELENATO
lug 17

Riporto questo breve comunicato dal sito www.ildentale.it perchè mi sembra molto interessante;dopo dieci anni di dubbi e fraintendimenti (anche non casualmente artefatti…) sembra che finalmente sia fatta chairezza!!

L’obbligo di aggiornamento medico ed il profilo di artigiani non sono congrui: sono artigiano (e non di più) ma mi devo aggiornare come un dentista???

stock photo : At dentist's office


DAniele

Nella riunione di mercoled ì 14 luglio la Commissione Nazionale ECM avrebbe escluso gli odontotecnici
e gli ottici dall’obbligatorietà verso il programma di aggiornamento continuo. In attesa della conferma
ufficiale da parte del ministero della Salute, fonti vicine alla Commissione ci informano che la decisione
è stata motivata dal fatto che odontotecnici ed ottici sono arte ausiliaria delle professioni sanitarie e non
una professione sanitaria.
La decisione chiude anche una serie di contenziosi attivati dalle associazioni degli odontotecnici che
chiedevano alle Asl uniformità di interpretazione della normativa visto che alcune richiedevano ai
laboratori convenzionati il rispetto del programma ECM ed altre no.

Fonte:www.ildentale.it

ago 31

Segnalo un editoriale del presidente nazionale CIO Battisteli apparso sul sito dei colleghi della SICED.

Non avevo molte speranze conoscendo le categorie in questione da quasi trent’ anni…

Il profilo..non s’ha da fare…nè domani nè mai;  mi fischia nelle orecchie la manzoniana frase celebre..

Alzi la mano chi spera ancora…

Daniele

PROFILO: FALLIMENTO TOTALE DI UNA POLITICA “SERVILE E OBSOLETA”

Dopo l’inspiegabile annullamento della riunione interassociativa di oggi e il comunicato di ieri su odontoblog da parte del Sig. Troiani, ritengo che la misura sia colma.

Era il 2 Dicembre 2008, quando in una famosa riunione dissi al Sig. Troiani che questo modo di procedere aveva fatto il suo tempo, fallito su ogni fronte! Bisognava solo prenderne atto con un po’ di umiltà e cambiare direzione.

Gli avevo anche detto che era giunto per lui il tempo di scendere dal piedistallo di “Presidentissimo Nazionale” e mettersi intorno al tavolo allo stesso livello degli altri!

Sempre in quel periodo gli telefonai in preda a sgomento, perché ci era stata sbattuta la porta in faccia dalla Conf. Stato Regioni e gli dissi che dovevamo manifestare subito, mi riempì di sproloqui, il cui concetto finale era quello che senza un obbiettivo concreto e immediato, la manifestazione sarebbe stata solo una perdita di energie e di tempo.

Ora con ritardo di sei mesi, dove non è cambiato nulla, si presenta a chiederci di manifestare? Noi in piazza ci saremo sempre quando ci sono gli odontotecnici, ma non certo sotto la guida di chi ha 30 anno di ritardo e si sveglia dopo 6 mesi!

Anche il modo “servile” di frequentare e ristagnare sotto i portoni Ministeriali ha finito il suo tempo, ed è diventato addirittura dannoso per la dignità e l’immagine della nostra professione!

Ci chiama colleghi, poi organizza delle sconclusionate riunioni interassociative (“anche sotto telecomando”) magari, facendo più complicità con la controparte che con i “colleghi” stessi, indebolendo il fronte!

A noi non è mai passato per la testa di andare a ridicolizzare i dirigenti o le altre AAOO, davanti alle istituzioni! (Chi ha partecipato all’incontro di dicembre 08 tra AAOO e Ministero ha visto come abbiamo saputo fare fronte comune anche senza nessun accordo preliminare, la complicità tra colleghi è stata spontanea! Lo SNO non c’era , era andato per conto suo!)

In quest’ultimo mese, molti dirigenti associativi sanno quanto abbiamo fatto affinché ci fosse un incontro serio tra le AAOO (abbiamo anche accettato la proposta di codice di regolamentazione degli incontri interassociativi della FENAODI), ma alcuni, sotto sotto, non vogliono “legittimare” il CIO (sic), altri come lo SNO fanno inviti e lasciano che il Sig. Troiani stabilisca tutto (o chi per lui), date, luoghi, numeri e tipo di partecipanti, non dà agli altri nessuno spazio né possibilità di organizzarsi! Poi accusa, disdice, anticipa con lettere piene di “pseudominacce” e segreti, prive di seri ordini del giorno, poi di colpo manda un sms (del tutto informale, come avesse a che fare col suo giardiniere) e annulla in questo “modo” la riunione del 30 Aprile. Il tutto perché il CIO ha mandato una mail dove contesta il metodo, ma nonostante ciò, dice che parteciperà, e visti i tempi stretti (3-4 giorni) ha trovato, “al momento” e ripeto “al momento”, la disponibilità del Sig. Lino Busà, che però, per lui vale poco, anche se ricopre una carica confederativa all’interno di Confesercenti molto più alta della sua!!

Quando il funzionario è lui, può fare il “presidente multi funzionale dell’universo”, quando i funzionari sono degli altri, non vale la pena nemmeno più di fare la riunione e la disdice con forme snobbiste.

In questi sei mesi, l’unico cambiamento sostanziale sul profilo è stato il ritorno indietro del Ministero sul documento assurdo, definito “Fazio 2008”, ma questo era avvenuto già il giorno dell’incontro che il Ministero aveva fatto a Dicembre 2008 con tutte le AAOO, dove lui (guarda caso!) non era presente.

Ci fù chiesto di elaborare un nuovo documento sul profilo da sottoporre di nuovo al CSS e alla Conf. Stato Regioni.

Questo lavoro è stato fatto a Gennaio, ma la CNA, invitata, ancora una volta , non è venuta presso la sede FENAODI di Roma.

Il documento esiste e non è stato ancora presentato perché il blocco totale della Conf. Stato Regioni a tutte le nuove professioni sanitarie rende inutile, al momento, relazionarsi sui contenuti.

Quindi altri sei mesi persi!

Il CIO ha iniziato il cammino di recupero di 30 anni di assenza di una comunicazione moderna col pubblico dell’ odontotecnico, che dà la forza politica vera per sedersi ai tavoli senza il “panettone”, ma con la dignità di chi, da soggetto votante (insignificante) diventa soggetto convogliatore di voti (forte), che è ciò di cui vive la politica.

L’esempio dei risultati di interesse, attenzione e allarmismo che stiamo ottenendo con l’iniziativa dello sportello al pubblico, dimostrano con i “famosi fatti”, quale è la direzione per sedersi ai tavoli senza atteggiamenti “servili” che ci hanno portato solo ad essere considerati il nulla più nulla del nulla, nelle mani del potere.

Andare ancora a parlare con i vari personaggi delle istituzioni , significa poco se ci si và con l’atteggiamento debole e“elemosinante” in cerca solo di “connivenze”, senza mai mettere a rischio gli interessi degli interlocutori.

“Ma la nostra forza è poca, ed è questa!” mi è stato risposto!

Chi risponde così pensa che la forza venga dalla unione delle associazioni o cose di questo genere, è vecchio! Miei cari è vecchio! Seppur utile, cambia poco le cose!

15.000 odontotecnici anche se uniti son poca roba! Ciò che conta è come la professione si relaziona e muove l’opinione pubblica, finché si vive nella “grotta laboratorio” si fanno politiche introspettive, non si conta nulla! E’ la civiltà della comunicazione! Ma noi siamo da questo punto di vista all’età della pietra!

Il CIO è nato subito con l’idea di invertire la direzione di marcia e andare verso la gente, il cittadino/paziente, ma altri invece di copiarci (non siamo gelosi!) continuano ostinatamente e diabolicamente a perseverare in atteggiamenti e programmi ,che non sono altro che trivelle che scavano sempre di più il buio pozzo dell’odontotecnica Italiana.

Alberto Battistelli

Pres. Nazionale CIO

CONFESERCENTI FEDERBIOMEDICA

Fonte:www.odontotecnica made in italy.it

ago 26

Istituto Professionale di Stato per l’Industria
e l’Artigianato
“Enrico Fermi” Verona

Relazione di laboratorio odontotecnico in tema di
Fusione e Saldatura

Svolta da:
Uberti Elia
Terza A^od
Anno sc. 2008.09

uberti elia

uberti elia

Se desiderate visualizzare la relazione completa di immagini e schemi, cliccate sul link seguente:

relazione-di-uberti-elia


Indice

1.    Esperienza teorica a scuola:
-    Impronte
-    Modelli
-    Gessatura in articolatore
-    Classificazioni di Angle
-    L’articolazione temporo mandibolare
-    Modellazione
-    Fasi di preparazione del cilindro
-    Fusione
-    Smuffolatura fusione
-    Provvisorio in resina

2.    Esperienza pratica in A.S.L
-    Introduzione
-    Sala gessi
-    Modellazione
-    Fusione
-    Resinatura delle faccette estetiche
-    Saldatura
-    Conclusione

Esperienza teorica a scuola

-Impronte.

Con la realizzazione di un’impronta avremo di fronte a noi la rilevazione al “negativo”  della bocca del paziente. Per ottenere un’impronta è necessario posizionare dell’apposita pasta all’interno di un cucchiaio solitamente in acciaio inox, questo cucchiaio verrà premuto all’interno della bocca contro l’arcata interessata.
Per effettuare un’impronta sono necessari diversi tipi di materiali e ognuno di essi ha differenti proprietà, solitamente viene utilizzato l’alginato, una polvere che miscelata con l’acqua ha un tempo di presa molto breve; oppure per un’impronta pressoché perfetta che ci permette di rilevare quasi tutti i dettagli fra cui i sottosquadri si potranno utilizzare gli elastomeri che si presentano in paste che induriscono grazie ad un catalizzatore.

-Gessi.

Per poter avere la vera rappresentazione della bocca del nostro paziente si deve apportare dell’apposito materiale all’interno dell’impronta.
Il materiale più usato per lo sviluppo delle impronte è il gesso in polvere, che mescolato omogeneamente con l’acqua produce una miscela pastosa.
A seconda delle sue proprietà e utilizzi il gesso viene suddiviso in vari tipi:

-Gesso di tipo I, chiamato anche pasta di Parigi viene utilizzato per il fissaggio di parti metalliche.
-Gesso di tipo II, è un gesso tenero, denominato emi-idrato Beta per modelli studio e fissaggio in articolatore.
-Gesso di tipo III, è un gesso duro, denominato emi-idrato Alfa è utilizzato per la colatura di modelli necessari per la realizzazione di protesi totali.
-Gesso di tipo IV, gesso extraduro emi-idrato alfa, è reperibile in varie colorazioni ed è principalmente indicato per la colatura di modelli per protesi fissa.
-Gesso di tipo IV’, utilizzato per modelli di ortodonzia.

Esistono vari metodi di sviluppo che vanno da i più tradizionali ai più tecnologici, il più usato nel campo dell’odontotecnica è il sistema Pindex a moncone sfilabile:
Dopo una attenta valutazione sul tipo di gesso da utilizzare si potrà passare allo sviluppo dell’impronta, processo piuttosto delicato poiché dovremo evitare la formazione di bolle all’interno del gesso. Con l’ausilio di un vibratore potremo quindi far risalire in superficie anche le bolle più insidiose e completato il tempo di presa del gesso potremo rimuovere il modello dall’impronta e grazie alla squadramodelli, macchinario con lama ruvida e tondeggiante con diametro di circa 30 cm, squadrarlo per prepararlo alla foratura. Per il processo di foratura è necessario una foragessi, macchinario che con l’ausilio del laser consente di individuare il punto dove si andrà a forare.
Ovviamente si andrà a forare e quindi ad inserire il perno solo nelle zone interessate e quindi in corrispondenza dei monconi.
Si potrà quindi passare alla realizzazione dello zoccolo: dopo la miscelazione di gesso giallo potremo creare una massa simile ad uno zoccolo dove potremo posizionare il nostro ferro di cavallo ricavato in precedenza. Terminato il tempo di presa si potrà passare alla squadratura di quest’ultimo facendo sempre attenzione in modo da non andare a danneggiare i denti.
Terminata la squadratura si potrà poi procedere con la gessatura in articolatore.

-Gessatura in articolatore.

L’articolatore è uno strumento la cui funzione è quella di riprodurre i movimenti della bocca in modo il più possibile simile alla realtà. Esistono vari tipi di articolatore ma il più usato è l’articolatore A.V.M.
Per assicurare una buona posizione dei modelli in articolatore si dovrà prestare molta attenzione al momento del fissaggio del modello superiore sul piano occlusale con l’ausilio della cera collante. Potremo quindi procedere con la gessatura del modello utilizzando gesso bianco.
Completata la gessatura del modello superiore potremo passare all’inferiore che verrà posizionato in posizione di occlusione rispetto al superiore utilizzando ancora una volta cera collante e quindi effettuare un’altra gessatura.

.

- Classificazioni di Angle

Ovviamente le relazioni tra le due arcate, superiore e inferiore, non è sempre regolare, infatti Angle suddivise l’occlusione in tre classi:

Classe I o normocclusione – Una relazione molare di classe I è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe II o progenismo – Una relazione molare di classe II è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude mesialmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe III o prognatismo – Una relazione molare di classe III è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude distalmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Queste disfunzioni della masticazione sono spesso causate dal malposizionamento dell’osso mandibolare con un conseguente malfunzionamento dell’articolazione temporo mandibolare.

- Articolazione temporo-mandibolare

L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici (apertura, chiusura, protrusione, retrusione) ed asimmetrici (lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici).
Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

- Modellazione
Con la tecnica di modellazione di P.K. Thomas, si procede con la costruzione di tutti i coni delle cuspidi. Si passa quindi alla costruzione delle creste marginali e successivamente si completano i contorni. Completata la modellazione della tavolata occlusale, si può quindi controllare se vi sono precontatti tra i denti antagonisti e terminato questo passaggio andare a realizzare il colletto del dente utilizzando della cera per margini, una cera la cui caratteristica principale è quella di possedere una bassa retrazione termica. Questa tecnica è spesso associata ad una relazione   cuspide-fossa, in cui la cuspide funzionale si inserisce nella fossa occlusale del dente antagonista dando origine ad una elazione di tipo “dente a dente”.

- Fasi di preparazione del cilindro

Terminato il processo di modellazione in cera si potrà passare alla preparazione alla fusione e grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.
Si potrà quindi posizionare il modellato sulla base conica e creare uno spazio tra cilindro e rivestimento con l’ausilio un foglietto di amianto posizionato aderentemente al bordo e bloccato con della cera.
Completata la preparazione del cilindro si potrà quindi procedere con la colatura del rivestimento utilizzando il miscelatore sottovuoto..

- Fusione

Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e con l’ausilio del cannello si aumenterà la temperatura della lega fino a raggiungere uno stato liquido simile ad un “occhio di bue”. Rimuoveremo quindi il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

La funzione del forno di preriscaldo è quella di sottoporre calore al cilindro, bruciare la lega e consentire l’espansione alla massa di rivestimento.

La funzione della macchina a centrifuga è quella di iniettare la lega fusa all’interno del rivestimento con l’ausilio di un braccio meccanico che ruotando spinge la lega per forza centrifuga

- Smuffolatura della fusione

Completato il raffreddamento del cilindro si potrà procedere con la rottura del cilindro aiutandoci con un martello; e con un macchinario chiamato sabbiatrice eliminare gli ultimi residui di rivestimento e ossidi, potremo dunque procedere con la sgrossatura al banco utilizzando il manipolo, la prova su articolatore ed in fine la lucidatura.

- Provvisorio in resina

In attesa della realizzazione di una protesi definitiva si deve dare al paziente la possibilità di mangiare, ecco che interviene l’utilizzo del provvisorio in resina.
Innanzitutto si deve procedere con la modellazione in cera del dente o dei denti mancanti, poi si passa alla realizzazione della mascherina in silicone, il quale si indurisce se gli viene addizionato della pasta catalizzatore. Dopo aver creato una specie di “salsicciotto”, esso viene adattato al modello nella parte interessata e lasciato riposare fino al completo indurimento.
Terminato l’indurimento si potrà procedere con la colatura della resina a freddo nello spazio che intercorre tra la mascherina e il modello e creando una specie di “riserva” nella parte linguale del modello; il tutto non potrà essere effettuato se prima non si avrà isolato con dell’isolante UNIFUL che consentirà l’estrazione del provvisorio senza danneggiare i monconi. Si potrà quindi procedere con la cottura della resina immersa in acqua distillata all’interno della polimerizzatrice. Completata la cottura si potranno rimuovere dal modello mascherina e provvisorio e dopo un’attenta valutazione alla ricerca di imperfezioni si potrà procedere con la sgrossatura al banco, la lucidatura con pietra pomice e spazzola e lucidatura finale utilizzando Sidol.

Esperienza pratica in A.S.L.

La funzione principale di questo stage è stata quella di integrare la nostra persona nel mondo del lavoro; ad essa si associano il miglioramento e la finalizzazione delle nostre tecniche di lavoro
in modo tale da raggiungere un livello sufficientemente adatto per lo svolgimento del lavoro dell’odontotecnico. In questi 15 giorni ho saputo sentirmi parte di una società di lavoratori che agiscono non solo a scopo di lucro ma anche per il bene fisico e psicologico di coloro che per qualche motivo si rivolgono ad uno studio dentistico e di conseguenza ad uno studio odontotecnico.
Per bene fisico e psicologico si intende lo studio e l’applicazione di metodi più adatti per ridare ad una persona la capacità di nutrirsi e di sentirsi a proprio agio all’interno della società.

-Sala gessi
E’ la formazione di base di un odontotecnico, una volta acquisita la padronanza del gesso si potrà realizzare qualunque cosa con esso. È necessario quindi conoscerne ogni sua proprietà in modo tale da riuscire a sfruttare a nostro favore i tempi di presa e le percentuali gesso/acqua.
Dopo l’arrivo in studio di un impronta su cucchiaio si dovrà riprodurre la bocca del paziente colandovi all’interno del gesso giallo emi-idrato alfa e rimosso una volta terminato il tempo di presa. Squadrato il modello si effettueranno dei fori in corrispondenza dei monconi per poi applicarvi dei perni che aiuteranno per la rimozione e il riposizionamento di quest’ultimi una volta colato lo zoccolo e segato in corrispondenza dei monconi. Si potrà quindi passare alla radiatura dei monconi in modo tale da creare il giusto limite marginale da rispettare durante la modellazione.

PRIMA                                                                    DOPO

-Modellazione
Per ottenere un buon risultato finale è di primaria importanza compiere una buona modellazione degli elementi mancanti tenendo sempre conto che un modellato preciso consentirà di ridurre i tempi di sgrossatura del metallo
Nella creazione dei nostri elementi saremo aiutati da una serie di cere che verranno utilizzate a seconda delle nostre necessità; la cera verde per esempio è una cera molto morbida e facile da utilizzare e mi è stata consigliata per la realizzazione delle cappette, mentre altre cere, più secche e precise, sono adatte per la totale modellazione del dente.
Alla fine del lavoro ci sarà utile estrarre il modellato dai monconi, quindi nella prima fase della modellazione dovremo utilizzare dell’isolit, una sostanza che impedisce al gesso di assorbire una parte di cera; quindi potremo iniziare a modellare la parte edentula del modello. Completata la modellazione si controllerà l’occlusione e si controlleranno tutti i precontatti.

-Fusione
Grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.

Si passa quindi al fissaggio dell’estremità dei canali di colata alla base conica, posizionamento del foglietto di amianto e alla colata della massa di rivestimento miscelata in precedenza con l’aiuto del miscelatore sottovuoto.
Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e grazie all’induzione la fusione della lega potrà essere effettuata senza l’ausilio del cannello, e quando la lega raggiungerà uno stato liquido simile ad un “occhio di bue” rimuoveremo il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

-Resinatura delle faccette estetiche
Onde evitare un eventuale trasparenza delle resine e quindi della possibile visibilità della lega sottostante procederemo con la stesura di un sottile strato di opacizzante sulla parte vestibolare del dente e alla cottura in acqua distillata a 120°C per circa 8/10 minuti.
Terminata la cottura potremo stendere lo strato di dentina e subito dopo un sottile strato di smalto per conferire al dente una sfumatura graduale del colore e prima di cuocere la resina stenderemo uno strato di indurente.
Procederemo allora con una seconda cottura a 120° per circa 8/10 minuti.
Dopo la cottura la resina si presenterà ruvida e opaca, ma con la sgrossatura e la lucidatura renderemo la resinatura praticamente uguale ad un dente naturale.

Prima                                                                       Dopo

-Saldatura
La saldatura o meglio dire Brasatura consiste nell’unione di due parti metalliche riscaldate e unite con del saldame.
Per iniziare dovremo trovare la giusta posizione dei denti nei rispettivi monconi(figura 1) per poi unire le due parti da saldare con un’asta e della resina a freddo, dopodichè, con della cera andremo a coprire i punti da saldare in modo tale da impedire al rivestimento di ostruire la fessura.(figura 2)

(Figura 1)    (figura 2)

Dopo aver rimosso dalla base in gesso l’elemento, si procede con la creazione di un nuovo zoccolo utilizzando però del materiale da rivestimento.

Dopo tale procedimento potremo iniziare il vero e proprio processo di saldatura:
Con un cannello alimentato a gas botano e ossigeno cercheremo di aumentare la temperatura della lega per migliorare l’unione tra le due parti quindi, dopo aver aggiunto del fluidificante nel punto da saldare si procederà con l’apporto di un metallo con temperatura di fusione più basso di quello del nostro elemento in lega in modo da non modificare le caratteristiche anatomiche dei denti.
Un metodo molto efficace è quello di disegnare una linea oltre la quale il saldame non dovrà andare con una matita, e grazie alla proprietà della grafite di resistere alle alte temperature il materiale fuso sarà vincolato a percorrere una sola direzione.

Terminata la saldatura verrà verificato se il nostro elemento calza perfettamente nel modello iniziale, e se sarà così si procederà con la sgrossatura della parte saldata e la totale lucidatura della protesi.

Conclusione

Questi vari argomenti trattati nel mio cammino di Alternanza Scuola-Lavoro sono stati per me l’approfondimento di ciò che ho imparato a scuola dandomi soddisfazioni sempre più grandi ogni volta che un lavoro veniva terminato; posso quindi affermare che per me questa è stata un’esperienza molto importante non solo perché ho conosciuto delle persone che hanno saputo darmi lezioni di vita, ma anche perché mi ha consentito di conoscere il mondo del lavoro, migliorare la mia preparazione e la mia manualità, e in particolare farmi rendere conto se questo sarà oppure no il lavoro che un domani mi aiuterà a costruirmi una vita.

lug 25

Verona 06/03/2009

ISTITUTO PROFESSIONALE
DI
STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” Verona

RELAZIONE IN TEMA
DI
FUSIONE E SALDATURA

•        ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

•        ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Rivero Gilda

gilda rivero
gilda rivero

Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie e schemi, cliccate sul seguente link:

relazione-di-rivero-gilda

Classe 3ª A OD.
ANNO SCOLASTICO 2008/2009

ESPERIENZA TEORICA  A SCUOLA

Introduzione:
L’obbiettivo finale del programma di terza, inerente al laboratorio di odontotecnica,
è la costruzione di una protesi fissa, una corona weener per la sostituzione di parti
mancanti in odontotecnica.
La fusione e saldatura è una parte fondamentale di questi lavori.

Impronte:
L’impronta è il negativo della forma della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli,
così da permettere l’odontotecnico di trarre una serie di informazioni, il più possibile attendibili in
merito alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale allo stato “pastoso”, in un particolare strumento,
chiamato portaimpronte, che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo orale della zona interessata.
I materiali utilizzati sono molto vari per composizione e proprietà e vengono utilizzati
dall’odontoiatra. Si deve inoltre osservare prima dell’utilizzo in laboratorio, la procedura di disinfezione
e pulizia di ogni impronta pervenuta dallo studio, questo passaggio oltre che per
comprensibili motivi di igiene e di sicurezza, rappresenta anche un obbligo di legge.

Pasta di Parigi o gesso da impronta
Attualmente l’uso del gesso da impronta è strettamente limitato alla messa a punto di modelli di
posizione per l’esecuzione di saldature di elementi protesici. Per lungo tempo è stato utilizzato
anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse
dovevano essere dapprima “rotte” per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi ricomposte
scrupolosamente in laboratorio prima della colatura: un processo lungo e complesso, al termine
del quale si potevano riscontrare imprecisione nei modelli finiti.

Alginati o idrocolloidi irreversibili
L’alginato è un materiale in polvere, addizionato all’acqua in dosi opportune si trasforma in un
pasta che, inserita nel portaimpronte e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,
indurisce in circa due minuti. Una volta utilizzato l’alginato è irreversibile. Soggetto a contrazione
dimensionale dovuta al rilascio di acqua, deve essere trasportato in minor tempo possibile.
Impiegato per la realizzazione di modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi
ortodontici, per la costruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o
dell’arcata antagonista e quella sulla quale si lavora.

Elastomeri
Per facilità di utilizzo, buone doti di precisione, stabilità dimensionale e resistenza, gli elastomeri
sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più largamente utilizzati. Per la rilevazione della
medesime impronta generalmente vengono utilizzate due masse di diversa viscosità:si prendono
due impronta con due paste diverse, la prima serve per la struttura del cavo orale, la seconda
impronta più dettagliata che consente anche ai più piccoli dettagli del cavo orale. A differenza
degli idrocolloidi , le due paste degli elastomeri possono essere utilizzate sia contemporaneamente,
sia, come spesso accade, in due passaggi successivi.
La loro caratteristica meccanica più significativa è l’elasticità.

Sviluppo dei modelli
Colando un materiale di estrema precisione all’interno del calco così ottenuto si ottiene il modello:
esso fornisce al laboratorio odontotecnico l’esatta riproduzione “in positivo” della bocca del
paziente. Tale operazione si chiama sviluppo dell’impronta o colatura del modello.
I materiali più comunemente usati per lo sviluppo delle impronte sono il gesso e le resine, nei loro
vari tipi, a seconda del lavoro che si intende svolgere e del modello che si desidera ottenere.

Il gesso
Il gesso è il componente basilare delle lavorazioni odontotecniche, il gesso è reperibile in natura in grandi giacimenti, dai quali viene estratto dalle cave di pietra, inseguito viene portato nelle raffinerie dove lo espongono a temperature molto alte tra i 110°-120°C, per togliere tutta l’acqua. In seguito viene macinato e così si trasforma in fosfato di calcio emi-idrato poi viene confezionato e venduto.
Il processo di macinazione e riscaldamento viene detto calcificazione, ridotto in polvere può essere miscelato con acqua, assumendo così l consistenza di una pasta modellabile, che con il tempo indurisce e torna solida.
In base alle specifiche caratteristiche i gessi sono stati classificati in quattro categorie dette tipi:
-tipo I: gessi teneri per impronte o gessi di Parigi per impronte.
-tipo II: gessi teneri per modelli o gessi di Parigi per modelli.
-tipo III: gessi duri per modelli, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in
tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione e alla comprensione.
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella
realizzazione delle superfici di lavoro del modello, arcate antagoniste, elementi preparati (monconi, cavità per intarsi ecc.).

Rapporto di miscelazione
La durezza del gesso cambia con la quantità di acqua che viene aggiunta alla miscelazione, che è indicata dalle case produttrici.
Valori indicativi dei rapporti di miscelazione del gesso:

Tipo 1-2     45-60 ml acqua    100 g polvere
Tipo 3    27- 36 ml acqua    100 g polvere
Tipo 4    20-25 mi acqua    100 g polvere

Sistema di sviluppo delle impronta
Lo sviluppo dei modelli viene effettuato in modo classico, manualmente,in questo caso per evitare
l’inclusione di bolle d’aria viene usto un vibratore. La colatura del modello si effettua sul vibratore,
che viene distribuito mediante una piccola spatola o un pennellino.
La rimozione del modello dall’impronta deve avvenire non prima di 45-60 minuti, che è il tempo
necessario per il totale indurimento del gesso.
Questo dopo essere stato tolto dall’impronta deve essere rifinito mediante squadratura,
operazione che si compie con l’aiuto della squadramodelli.
Ma nel nostro caso che nel quale utilizziamo una basetta preformata, la colatura del modello
consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la
base preformata, ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto
plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la fase di presa. Tale
operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive
lavorazioni. Una volta indurito il modello esso verrà seghettato con un seghetto a mano, così da
permettere lo sfilamento delle parti trattate (monconi, e successivamente si procederà alla
preparazione del moncone.

Apparecchiature:
Vibratore: è una macchina che producendo una più o meno leggera vibrazione in un piano
d’appoggio, facilità, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di
rivestimento.

Squadramodelli: è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una molla, che serve a rendere
piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e
che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.

Gessatura in articolatore
Il modello squadrato e rifinito viene posizionato sul piano occlusale e fissato con cera collante, inoltre, prima della gessatura, bisogna verificare che tutte le viti dell’articolatore siano ben serrate.
Nella fase di gessatura, per compensare la distanza tra la piastrina dell’articolatore e la base del modello, si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branchia superiore. Il materiale in eccesso viene eliminato con un coltello da gesso.
A questo punto il modello superiore è montato secondo i cannoni prefissati.
La seconda fase prevede la gessatura del modello inferiore, questo viene posizionato in articolazione con il modello superiore, una volta trovata la giusta occlusione vengono fissati con la cera collante e si procede alla gessatura. Per gessare il modello inferiore si utilizza la stessa tecnica utilizzata con il superiore.
Per la gessatura si consiglia di usare gessi con bassissima espansione di presa (circa 0,02%).  A gessatura completata, tutti i residui di cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina e, se necessario, di acqua bollente o vaporizzatrice.

Articolatori
L’articolatore è un apparecchio meccanico la cui funzione è quella di fornire una verosimile
imitazione dei movimenti della mandibola rispetto all’osso mascellare, riproducendo la posizione
dell’ATM. I due modelli, superiore e inferiore, vengono inseriti sull’articolatore per riprodurre i
rapporti esistenti nella realtà, tra l’arcata dentaria superiore e quella inferiore del paziente.
Oggi esistono infinite varietà di articolatori, suddivisi in base alle proprietà di regolazione e alla
capacità di rilevare le informazioni.
La classificazione più utile dal punto di vista didattico e nello stesso tempo più semplice, è quella
che distingue gli articolatori in 4 classi:
1 classe: occlusori
riproducono il solo movimento di apertura e chiusura a cerniera (sono stati abbandonati da
tempo).
2 classe: articolatore a valore medio
sono dotati di un’asta incisiva anteriormente ai modelli a placchetta incisale, in modo da
mantenere stabile la dimensione verticale. Sono dotati inoltre di lateralità (20°-25° di Bennett)
3 classe: articolatori semiadattabili o semiregolabili
riproducono la protusività e i movimenti di lateralità,
4 classe: articolatori a valore individuale
tipici articolatori in grado di ricevere il pantografo ed analizzare i programmi dei vari movimenti,
nella loro completezza e nei tre piani dello spazio. Sono sicuramente gli articolatori più esatti.

Cere di masticazione
Le cere per impronte si suddividono in cere per registrazioni e cere per impronta.
Le cere per registrazione possono essere fornite in lastre, in barre diritte o sagomate. Vengono
utilizzate adattandole in basi di prova, o per registrare i rapporti tra le arcate. Sono fornite in varie
durezze a seconda della necessità e della composizione morbida, media e dura.
Le cere per impronta sono utili per rilevare alcuni particolari delle impronte, quali i bordi. Sono utili
al clinico per rendere più precisi i portaimpronte.

Articolazione tempero mandibolare
L’articolazione temporo-mandibolare è l’articolazione più complessa del corpo umano.
Essa è una bicondiliartrosi cioè una articolazione dotata di ampia mobilità che impegna due
strutture articolari. Il condilo mandibolare è la cavità glenoidea del condilo temporale.
Queste due strutture non avrebbero la possibilità di articolarsi se tra essi non fosse interposto il
menisco o disco articolare. È composto da tessuto fibroso ed elastico. Ha una forma  di lente
leggermente conca in mezzo.
L’osso mandibolare e temporale si articolano tra loro attraverso il menisco. Le superfici delle ossa
articolari (mandibolare, temporale e menisco) sono mantenuti tra loro per mezzo di una capsula
articolare, la capsula è inserita a livello temporale ed è dotata di legamenti, quello
sfeno-mandibolare; stilo-mandibolare; pterigo-mandibolare. La capsula è rivestita da siero sinnoviale e la sua funzione è quella di tenere l’articolazione lubrifica e di proteggere.
I movimenti della mandibola hanno lo scopo di permettere alle arcate antagoniste di svolgere 3
funzioni fondamentali: la masticazione, la fonazione e la deglutizione.I movimenti che la mandibola può compiere sono: abbassamento; innalzamento; retrusione; protusione; laterealità.

Classificazione di Angle
Si tratta di una classificazione ortodontica composta da tre classi principali e diverse sottoclassi.
Si riferisce ai soggetti edentuli, che classifica principalmente nelle 3 classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.

1° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

2° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

3° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.

Modellazione
La modellazione in cera in generale, è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per la protesi fissa. Si eseguono innumerevoli lavorazioni indispensabili alla riabilitazione protesica:
-esecuzione di cerature diagnostiche, funzionali alla progettazione ed allo studio della corretta soluzione protesica da adottare;
-modellazione in cera di elementi dentari da cui ricavare con opportuni procedimenti: provvisori, elementi in metallo fuso ecc.
Nella corretta modellazione dei denti è di fondamentale importanza riprodurre la loro corretta morfologia.
I contributi di abili protesisti hanno in seguito favorito la messa a punto di più avanzati sistemi di modellazione, basati su un apporto di cera più limitato e costante, detti “goccia a goccia”.
Le tecniche di modellazione funzionale di E.V. Payne e Lundeen, tuttora largamente utilizzate, ispirandosi alla dentizione naturale, prevedono l’occlusione denti a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti, ossia tra cuspide-fossa e cuspide-creste marginali.
P.K.Thomas, invece, autore di un’altra tecnica di modellazione, oltre che di una fortunata serie di strumenti idonei alla sua realizzazione, definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginali alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti,detta appunto dente a dente.
Prima di iniziare la modellazione, è importante esaminare con attenzione le caratteristiche morfologiche della dentizione residua del modello. Lo studio deve essere effettuato cogliendo i particolari che caratterizzano i denti residui e i tessuti circostanti, e ponendoli in relazione ai tre piani di riferimento: frontale, saggitale ed occlusale.
Nelle modellazioni è opportuno cercare di mantenere o ripristinare una perfetta simmetria ed un perfetto allineamento delle due arcate dentali, con particolare riferimento alle curve di compenso, Wilson e Spee, che sono dotate di una precisa funzione gnatologica.
Tutto nel dente, depressioni, rilievi, curve, convessità, contatti, piccole parti che lo compongono ecc., ha uno specifico scopo; lo stravolgimento anche di una sola caratteristica, può
compromettere la buona riuscita della buona riabilitazione protesica.

Le cere
le cere sono sostanze che divengono tenere e plastiche se riscaldate, mentre induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in naturali, che possono essere di origine minerale, animale o vegetale, e artificiali, generalmente ottenute mediante processi chimici. In odontotecnica si utilizzano per:
-    la modellazione di parti di protesi da trasformare in metallo o resina;
-    la modellazione di corone, intarsi, scheletrati; per unire temporaneamente parti da saldare in un corpo unico prima di operazioni di saldatura o riparazione;
-    per  bordaggio delle impronte (boxing),ecc

CLASSIFICAZIONI               ORIGINI DELLE CERE      COMPOSIZINE

Naturali

Di origine minerale

Paraffina
cere microcristalline
ozocherite
ceresina
cera montana
Di origine animale    Cera d’api

Di origine vegetale

Cera carnauba
cera candelilla
cera del giappone
burro di cacao
Artificiali o sintetiche

Polimeri di polietilene
esteri di acidi grassi superiori con alcooli sup.
polimeri di glicoli etilenici

Cere per fusione
le cere per fusione servono per la modellazione completa o parziale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione a cera persa. Composte da un miscuglio di cere le qualsiasi trovano in commercio sotto forma di bastoncini, lastre, coni, perle e in varie altre forme. Le cere per fusione devono offrire una buona stabilità dimensionale ed aver una buona lavorabilità, sia allo stato liquido che a quello solido.
Il passaggio dallo stato liquido a quello solido avviene attraverso i seguenti stati:
- primo stadio: ottenuto mediante apporto di calore, è lo stato liquido;
- secondo stadio: stadio liquido-plastico;
- terzo stadio: stato plastico, durante il quale si ha una rapida contrazione;
- quarto stadio: intestato plastico-duro
- quinto stato: stato duro. In questa condizione, a temperatura ambiente e dopo l’indurimento, la cera è pronta per essere rifinita e lavorata.

Cere collanti
sono composte da cera d’api con l’aggiunta di sostanze adesive. Possiedono una buona adesività servono per tenere unite le parti metalliche da saldare e in genere per fissare diversi pezzi tra loro. Si possono trovare sotto forma di bastoncini o coni, il loro colore è vivo è serve per distinguerla dalle altre cere.
La loro temperatura di fusione è elevata e va trai 70°- 80°C, a temperatura ambiente sono rigide e fragili.

Fusione
I manufatti in cera modellati precedentemente vengono trasformati in dispositivi metallici attraverso un procedimento fondamentale chiamato fusione.
Il procedimento attualmente utilizzato viene chiamato a “fusione a cera persa”.
Il modellato deve essere accuratamente rifinito, in ogni sua parte deve mantenere uno spessore non inferiore a 0,3 mm ( se no si rischi che la fusione non risulti corretta).
Per permettere che la lega entri all’interno del cilindro in rivestimento, è necessario creare un canale con del filo di cera che verrà posto sul modellato e posizionato su una base conica prima dell’inclusione.
-    Il perno dovrà essere applicato nella sezione più voluminosa del modellato
-    Il volume del perno deve essere superiore al volume del modellato
-    Il punto di fissaggio del perno di colata, deve permettere al metallo di essere introdotto nella cavità del modellato senza modellato senza deviazioni rispetto al suo vettore di penetrazione
-    L’angolo di inclinazione più favorevole per un perno è di 45° rispetto al piano del tavolato occlusale
-    se si utilizza una nutrice sferica essa deve essere posta accanto al modellato ( alla distanza non superiore della circonferenza della mandata)
È  bene evitare che la cera della mandata non formi angoli o percorsi con asperità, infatti questi sarebbero causa di turbolenza nel flusso del metallo fuso e potrebbero creare rotture del rivestimento.

Cilindri
Il cilindro è uno strumento di forma cilindrica dotato di una base conica e aperto superiormente, serve per includere il rivestimento, dopo l’applicazione del modellato alla base conica.
Si distinguono due tipi di cilindri:
cilindri in metallo
Fungono da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento e durante tutte le sucessive operazioni di fusione. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, tali cilindri vengono rivestiti internamente di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido (fibra di ceramica).
cilindri in plastica, silicone o gomma
Svolgono la funzione di “boxaggio” durante le operazioni di colata e presa del rivestimento.
Grazie alla loro  elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria di rivestimento. Non potendo essere introdotti in forno, dove sarebbero distrutti dal calore, devono essere separati dal rivestimento appena terminata la fase di presa di quest’ultimo.
Non necessitano quindi della realizzazione dello strato di cuscinetto sulle pareti interne
.

Posizionamento del modellato nel cilindro
Il manufatto in cera non deve essere posizionato troppo in prossimità del bordo esterno del cilindro. Un corretto posizionamento del modellato impone che le nutrici si trovino nel centro termico, ossia nella zona che raffredda per ultima, la cavità lasciata dal manufatto protesico in cera, dovrà invece rimanere al di sopra del centro termico, rimanendo tuttavia al si sotto della sommità della massa refrattaria (dai 3 ai 7 mm circa).

Preparazione del cilindro
Dopo aver modellato gli elementi mancanti, il modellato viene dotato di spine di fusione .
Con l’ausilio di un apposito collante, si fissano sulle facce vestibolari (che erano state scavate precedentemente) delle ritenzioni di forma sferica, i quali, a fusione avvenuta assicurano l’adesione meccanica della resina al metallo.
È importante che le ritenzioni siano di misure minime perché una volta che la resina viene applicata non si devono intravedere.
Prima del suo collegamento alla base del cilindro, per determinare la quantità esatta di metallo necessario all’esecuzione della fusione, si pesa il corpo in cera e il peso lo si moltiplica per il peso specifico della lega utilizzata.
In seguito si fissa il modellato alla base conica. All’interno del cilindro si pone un foglio di fibra di ceramica che lo si attacca con della cera rosa, il quale fungerà da cuscinetto.
Prima di chiudere il cilindro sul modellato viene applicato il riduttore di tensione superficiale, cioè un liquido (o uno spray) che ha la funzione di agevolare lo scorrimento del rivestimento sule pareti del modellato. Infine si passa alla coltura del rivestimento.

Massa di rivestimento
Le masse di rivestimento sono dei materiali resistenti alle alte temperature, che sono ottenuti miscelando, nelle opportune proporzioni, un’adatta polvere con acqua distillata o liquidi speciali; dopo la presa , tali materiali, tali materiali danno luogo ad una mass dura e resistente.
Le masse di rivestimento possono essere classificate in due gruppi:
1.    masse di rivestimento per fusione ;
2.    masse di rivestimento per saldatura
Le masse di rivestimento per fusione
le masse di rivestimento hanno lo scopo di creare la forma, all’interno del cilindro, in cui, dopo l’eliminazione (in forno) del modellato in cera, verrà iniettata la lega, preventivamente portata allo stato liquido.
I rivestimenti per fusione, per assolvere alla loro funzione, devono possedere una serie di requisiti, fra cui i principali sono:
-    sufficiente porosità, per facilitare la fuoriuscita dei gas (o aria) presenti all’interno della cavità generata dall’eliminazione del modellato in cera, permettendo così la completa penetrazione della lega allo stato liquido
-    durezza resistenza e refrattarietà (ovvero resistenza alle alte temperature senza fondere, né modificarsi chimicamente)
-    espansione adeguata, che compensi la contrazione subita della lega durante il raffreddamento.
Ultimate le fasi precedenti, il cilindro può essere inserito in una pentola a pressione e portato a circa 1,5 atm, mantenendolo a un tempo non superiore a otto minuti, o semplicemente lo si può lasciare all’esterno a indurire (i vari procedimenti di uso del materiale refrattario ci viene fornito dal rivenditore).

Inserimento in forno e fusione
Una volta terminata la fase di indurimento del rivestimento, possiamo posizionare il nostro cilindro all’interno del forno di preriscaldo. Il forno di preriscaldo deve essere stato acceso e portato a temperatura indicata dal fornitore della lega.
Il tipo di fusione che si è utilizzato viene chiamato fusione con cannello e centrifuga, il sistema prevede il riscaldamento della lega tramite cannello, in un crogiuolo di materiale refrattario.
Si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo in ceramica contenente il metallo. Quest’ultimo viene riscaldato con il cannello fino alla fusione. Quando la lega è completamente allo stato liquido, il cilindro deve essere estratto dal forno  ed alloggiato sull’apposito supporto, si avvicina il crogiuolo al cilindro e si avvia la centrifuga.

Rifinitura
Finita la fusione il cilindro viene estratto dalla fonditrice e lasciato a raffreddare. Conclusa la fase di raffreddamento, si può rimuovere il rivestimento dal manufatto.
Il manufatto metallico viene da prima decapata mediante sabbiatura, si eliminano i canali di colata con un disco separatore e si prova a collocare il manufatto in metallo sul modello in gesso.
Viene rifinito con frese coniche al tugsteno, cercando di fidare la forma che precedentemente si era modellata in cera, con una fresa sottile si creano gli spazzi interdentali, per non danneggiare la gengiva, nell’elemento a ponte inferiormente si fresa dando una forma a becco di flauto, che servirà al paziente per il risciacquo (così da evitare gli accumuli di cibo), ogni spigolo lo si deve arrotondare per evitare danni ai tessuti molli del paziente.
Infine viene lucidato tramite passaggi chiamati gommatura e lucidatura, per quest’ultima viene utilizzato uno spazzolino e una pasta lucidante.
Una volta terminato il lavoro esso può essere inviato allo studio.

Apparecchiature
becco bunsen:è un bruciatore di combustibile gassoso usato per riscaldamenti, fusione e piccole saldature. Nel laboratorio è utilizzato per la maggiore per il riscaldamento della cera (durante la modellazione). Un semplice becco bunsen è costituito da un tubo verticale metallico che, per mezzo di un’appendice laterale, si può collegare, con un flessibile di gomma, alla conduttura del gas. Il flusso del gas può essere collegato a una manopola. È possibile regolare la fiamma, distinguendola in tre zone, caratterizzate da temperature diverse:
1.    nella prima zona “ossidante” (la zona più interna della fiamma) la combustione è completa, con presenza di ossigeno in eccesso, la sua temperatura è di circa 200°C;
2.    nella seconda zona “riducente” (la zona intermedia della fiamma) di colore blu chiaro, la combustione si compie in modo regolare e completo, si raggiunge la temperatura più alta di 1000°C;
3.    nella terza zona “ossidante” (zona più esterna) si ha il contatto con la zona circostante, e quindi con l’ossigeno contenuto nell’aria stessa, per cui avrà ossigeno in eccesso, la temperatura è sui 600°C.

forni per il riscaldo del cilindro: il cui impiego h lo scopo di :
-    eliminare la cera all’interno del cilindro stesso;
-    ottener l’espansione della massa di rivestimento (espansione termica) necessaria a compensare la contrazione subita dalla lega nel suo raffreddamento sino a temperatura ambiente.
Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono costituiti da:
-    un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolarizzazione automatica della temperatura;
-    una camera, le cui pareti sono di materiale refrattario (per apportare alte temperature), in cui è immesso il cilindro;

un pirometro  per la lettura della temperatura, generalmente in gradi Celsius (°C) o Fahrenheit (°F).di recente realizzano forni computerizzati per il riscaldamento del cilindro, forniti di: programmi liberi (a disposizione dell’operatore con possibilità di programma manuale) e programmi prefissati (temperatura autoregolante); piccolo schermo (monitor) grafico e visualizzatore digitale con avviso acustico; temporizzatore (timer).

Mixer: il mescolatore mixer è una apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, motoriduttore, piano vibrante, tazze di mescolazione e coperchio con spatola. La macchina viene comandata da un interruttore posto sul retro dove si trovano anche i fusibili e la presa per il cavo di alimentazione.
Le tazze dove avviene la miscelazione sono realizzate in plexiglass trasparente permettendo la visione diretta sia della spatolazione che del riempimento del cilindro.
Il sistema di aspirazione del vuoto nelle tazze, garantisce che entrambi i contenitori, di miscelazione e di colata, siano sottovuoto così da poter effettuare tutte le operazioni in assenza d’aria.

La macchina per colata con fusione diretta: fusione diretta tramite cannello a gas consta essenzialmente di un albero verticale, munito  nella parte superiore di due bracci (di cui almeno uno è snodato) posti orizzontalmente e diametralmente opposti. L’albero può essere fatto ruotare, uno dei bracci della macchina è munito all’estremità di un contrappeso, mentre l’altro braccio è munito di un crogiuolo  in materiale refrattario (o in grafite) e di una serie per il cilindro.
Crogiuolo e cilindro al momento della colata, dovranno essere comunicanti per favorire il flusso della lega. Prima di riscaldare il cilindro nel forno si dovranno equilibrare i due bracci della macchina, dopo aver posto il cilindro nell’apposita sede e le piastrine di lega nel crogiuolo: l’equilibrio verrà ottenuto spostando opportunamente il contrappeso situato nell’altro braccio.
La macchina andrà sia a forza d’inerzia che a forza centrifuga.

Sabbiatrici :
la sabbiatrice ha lo scopo di apportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderiti alle superfici del pezzo colato(operazione chiamata sgrassatura), e, in particolari lavorazioni quello di asportare le impurezze presenti  e di creare sulla superficie metallica stessa delle microritenzioni che facilitano l’ancoraggio della copertura estetica (operazione chiamata microsabbiatura). Le sabbiatrici sono macchine costituite da una cabina metallica, munita con sportello di chiusura a perfetta tenuta, in cui un getto d’aria (prodotto da un compressore) lancia sui manufatti da pulire delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo…

Trapani da laboratorio:
I trapani vengono utilizzati nei laboratori odontotecnici per la rifinitura e la lucidatura di manufatti protesici. Le partiti costitutive di un trapano sono in genere:
-    il motore (elettrico)
-    il mezzo di trasmissione della rotazione
-    il manipolo
Nei micromotori l’asse rotante è in presa diretta con il manipolo e la apparecchiatura elettrica che alimenta il motore è contenuta in una cassetta (centralina). È di buona norma, in tali apparecchi, sostituire periodicamente il piccolo filtro (di feltro) a protezione dei cuscinetti, in corrispondenza del mandrino.

Il provvisorio in resina
Con il termine protesi provvisoria si definisce la protesi temporanea, atta a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo  protesico definitivo.

Il provvisorio  ha numerosi funzioni:
-    diagnostica: si esegue il monitoraggio della diagnostica del paziente;
-    aiuta al tecnico: a dare varie soluzioni estetiche e funzionali, ancora prima che il clinico prepari i denti pilastro k supporteranno il dispositivo protesi definitivo;
-    riabilitazione: in certi casi i provvisori aiutano a ripristinare le anomalie masticatorie;
-    salvaguardia dei denti limati: per conto dei vari stress termo-chimici;
-    protegge: i tessuti molli durante la masticazione;
-    impedisce: l’emigrazione dei denti residui, non spostandoli dal loro asse;

Il provvisorio si distingue in tre tipi:
•    provvisorio immediato: il tecnico realizza un provvisorio sul modello che gli viene fornito dal clinico, prima che esso prepari i monconi.
•    provvisorio tradizionale: realizzato su un modello ottenuto da un’impronta dei denti già preparati;
•    provvisorio armato: impronta con rinforzo metallico fuso, che gli permette di stare nella bocca a lungo senza deteriorarsi.
Il provvisorio può essere realizzato in due modi, mediante mascherina e mediante muffola.

Realizzazione mediante mascherina
introduzione
Nella prima realizzazione in mascherina i passaggi sono molto semplici.
Quando il clinico ci ha inviato l’impronta, da essa si sviluppano due modelli, il primo verrà utilizzato per il provvisorio e il secondo per il lavoro definitivo.
Fasi di lavoro
Sul modello si iniziano a modellare gli elementi mancanti, seguendo i criteri anatomici. I colletti vengono modellati di dimensioni leggermente superiori per favorire la zeppatura della resina. Sui denti viene quindi realizzata una mascherina in silicone (pasta + catalizzatore), la quale deve essere impastata fino a creare un colore uniforme, a questo punto si appoggia delicatamente la mascherina sulle viste occlusali e vestibolari,le si lascia indurire per qualche minuto assicurandosi che non avvengano movimenti.
Quando la mascherina ha fatto presa, l’impronta viene separata dal modello con attenzione, i denti in cera vengono eliminati con l’aiuto di una spatolina o della vaporizzatrice.
Eliminata la cera, sui monconi si passa un leggero strato di isolante gesso-resina, si appoggia la mascherina sul modello e la cavità la si riempie con resina-dentina termopolimerizzante. Una vola che la cavità è stata riempita con cura, si aspetta qualche minuto per immergerla all’interno di una pentola d’acqua calda dove avviene la cottura, che dura 10 minuti circa.
Terminata la cottura, la resina è indurita e la si può estrarre dal modello. Con il trapano il tecnico lima le facce vestibolari per creare lo spazio giusto per il secondo strato di resina, la massa smalto viene quindi depositata nella porzione vestibolare della mascherina, si riposiziona quindi la mascherina sul modello, dove e già appoggiato il provvisorio, la si comprime per farvela aderire bene, eventuali fuoriuscite di resina vengono eliminate tirandole via con un dito. A questo punto si cuoce il tutto, con i sistemi indicati dal produttore della resina.
Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, durante la rifinitura per evitare di deteriorare i bordi di chiusura del colletto essi vengono evidenziati con una matita.
Le frese utilizzate per la rifinitura sono: fresone in metallo per la sgrossatura iniziale, punta montata per rifinitura, dico horico, punte metalliche al tungsteno, punta montata, fresa a fessura.
Tramite la lucidatrice il provvisorio viene lucidato, inizialmente con la pomice (pomice in polvere miscelata con acqua), successivamente con pasta lucidante e spazzola a pelo di capra. A solo fine di migliorare l’aspetto estetico.

Apparecchiature:
Pulitrici:

Le pulitrici (o pulimentratici) da banco sono delle macchine utilizzate in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo. Tali macchine sono dotate di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore. Per l’igiene dell’ambiente di lavoro tali macchine dovrebbero essere dotate di impianto di aspirazione. L’aria inquinata viene inviata verso un filtro, depurata e quindi espulsa all’estero. Si usano due spazzole, una a pelo di capra e l’altra in filo di cotone.

ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Introduzione
Quest’anno la scuola ha organizzato il progetto di scuola alternanza lavoro,il quale consiste nel mandare gli alunni di una classe ad eseguire sul posto di lavoro un programma di laboratorio odontotecnico.
Questo progetto è stato svolto in due periodi, il primo è iniziato dal 7 gennaio e si è concluso il 17 gennaio, il secondo periodo dal 2 febbraio al 10 febbraio.

Il progetto l’ho svolto in un laboratorio vicino a scuola assieme ad una mia compagna di classe. Gli odontotecnici che ci hanno ospitato sono stati molto ospitali nell’accoglierci e nel seguirci nel corso del progetto.
Il primo giorno ci siamo ambientati all’interno del laboratorio, abbiamo visto come si suddividono i lavori e come è disposto un laboratorio. Ci hanno munito di mascherina, guanti in lattice e occhiali, per rispettare le norme di sicurezza. Accanto ad ogni postazione di lavoro e ogni macchinario abbiamo notato che  c’era un cartello con le norme di prevenzioni.
Il secondo giorno ci hanno consegnato un modello sul quale dovevamo modellare, era un modo per metterci alla prova e vedere la nostra capacità di modellazione. Oltre alla modellazione ci hanno mostrato cosa succede quando arrivano le impronta dal clinico e come ci si deve comportare (precauzioni riguardo alle varie infezioni e malattie del cavo orale).

Il terzo giorno  abbiamo proseguito con la modellazione dei denti in cera.  Terminata la modellazione ci hanno spiegato e fatto vedere come avviene una duplicazione di un modello.

Duplicazione di un modello in alginato
il procedimento viene realizzato nello studio odontotecnico utilizzando un cucchiaio da impronta che deve essere di grandezza opportuna per il modello che si vuole duplicare.
Il procedimento è il seguente:
-    si prende una scodella di silicone e si fa una giusta proporzione di acqua e polvere di alginato, si miscela il tutto,
-    ed una volta che l’impasto ha preso una consistenza adeguata lo si appoggia all’interno del cucchiaio per impronte.
-    Si appoggia il modello sul cucchiaio, facendo una leggera pressione e lo si lascia per qualche minuto
-    una volta che l’alginato si è indurito, si svila con attenzione il modello.

Il modello di lavoro lo abbiamo sviluppato con il metodo dello zaiser, invece l’antagonista è stato posizionato con il metodo tradizionale senza basetta, creando uno zoccolo direttamente con il gesso, durante lo sviluppo del modello.

Seguite dal tutor di laboratorio abbiamo squadrato e rifinito il modelli (con la squadramodelli a secco) e sezionato i monconi con il seghetto a laser.
Dal modello abbiamo estratto i monconi ed evidenziato i colletti. Abbiamo passato un sottile strato di lacca spaziatrice fotopolimerizzante, facendo attenzione di stare distanti dal colletto di 2 mm.

Sul moncone inizialmente abbiamo creato una cappetta con la cera rossa a bassa ritenzione per colletti. In seguito abbiamo iniziato la modellazione goccia a goccia secondo il metodo P.K. Thomas.
Il quarto giorno si è proseguito con la modellazione, oltre alla quella abbiamo visto il montaggio in articolatore, abbiamo eseguito sviluppi dei modelli, tutto seguito da spiegazioni accurate da parte degli odontotecnici che ci seguivano.

Il quinto giorno finita la modellazione si è creata una mascherina in silicone che ci è servita successivamente durante la fase di scavatura. La nostra tutor ci ha spiegato e fatto vedere come utilizzare il microscopio e come si chiudono i colletti.

Il sesto giorno durante la scavatura, ho crepato il modellato in cera e mi è toccato rifarlo quasi tutto. Ma grazie alla mascherina che mi ero fatta precedentemente, non ho impiegato tanto tempo per rifare il lavoro. A modellazione terminata ho rifatto una seconda mascherina.
Il settimo giorno ho chiuso i colletti con la cera violet e con l’aiuto del microscopio ho rifinito l’interno del modellato togliendo tutte le micro- impurità.
L’ottavo giorno abbiamo visto la costruzione del bite, per mancanza di tempo non abbiamo messo i nostri modelli in cilindro poiché la prima parte del programma era finita.

Nel secondo periodo, abbiamo proseguito con il nostro lavoro.
Il nono giorno ho dovuto richiudere i bordi  perchè con la temperatura e il tempo che era passato il modello in cera aveva subito delle leggere deformazioni.
Abbiamo visto il montaggio dei denti su una bocca edentula e come si crea il cucchiaio individuale.
Il decimo giorno sul modellato di sono posti i canali di colata con le riserve già prefabbricate. Con l’aiuto di uno degli odontotecnici abbiamo posto le palline ritentive sulle viste vestibolari e abbiamo pesato il tutto.
Ci hanno insegnato a leggere la tabella delle varie leghe e ad usare le proporzioni che ci servirà per la fusione, spiegandoci le varie proprietà della lega che abbiamo utilizzato.

L’undicesimo e dodicesimo giorno con la supervisione di un odontotecnico siamo andati a posizionare il manufatto all’interno del cilindro in silicone. Prima di includere si è spruzzato il liquido di riduzione di tensione.  In fine si miscela  a sottovuoto il rivestimento fosfatico con le proporzioni acqua distillata, liquido speciale e polvere. Fatto ciò il cilindro lo si pone all’interno di una pentola a pressione di un ATM e lasciata solidificare. Quando il rivestimento si indurisce lo si pone all’interno del forno di preriscaldo, dove raggiungerà la temperatura necessaria per la fusione.
Quando il cilindro è rovente e alla temperatura necessaria  lo si posiziona nella fonditrice, che tramite la forza centrifuga, introdurrà il modello nella cavità, che prima era occupata dalla cera.  Al raffreddamento effettuato si eseguono gli stessi procedimenti svolti a scuola (rifinitura e lucidatura).

Tredicesimo giornoUna volta che il manufatto metallico è stato rifinito e lucidato, si prosegue con la creazione della faccetta estetica.
Il manufatto metallico viene sabbiato nelle facce vestibolari con il Rocatek, che spalma una pellicola di Silano, e con il biossido di alluminio che è un polimero a pressione 2,8 atm, spalmato sulla superficie crea un legame metallo/resina molto forte, e va ad integrare l’adesione meccanica fatta con la sabbiatura normale.

Faccetta estetica
Si mescola l’opaco-polvere liquido che è un composto ad alta percentuale di metacrillato, che crea un’interfaccia coprente tra composto e metallo, è un composto autopolimerizzatrice ma anche fotopolimerizzatrice. Il composto che usiamo è un composto a matrice polimetilmetracrillato modificato polimero di Bowen e riempitivi inorganici.
Inizialmente viene spalmato l’opaco (il quale bisogna mescolarlo bene e spalmarlo in maniera omogenea).
Il bordino del terzo occlusale lo si dipinge con un po’ di blu-viola, per dare allo smalto un riflesso più vivo, nel terzo cervicale si mette del marrone per coprire di più lo stacco dal metallo. Una volta messo l’opaco e indurito  con la lampada fotopolimerizzante a luce blu, si spalma un po’ di vasellina che funge da isolante sul modello. Così si applica la dentina in maniera da dare forma al dente.
Finita tale operazione si mette tutto il metallo all’interno di una macchina fotopolimerizzante, lo si estrae e si fresa con molta cura la parte superiore per poi andare a spalmare uno strato di smalto trasparente. Per concludere si lucida tutto ed è pronto.
I giorni successivi abbiamo visto la modellazione in ceramica, il provvisorio preimatura, la protesi immediata e altre fusioni.
Gli odontotecnici sono stati contenti del risultato e delle basi con le quali siamo entrati a fare il progetto.
A mio parere il progetto è stato molto istruttivo non solo per le notizie che ci hanno fornito in più ma anche per la responsabilità che ci sentivamo a carico.

giu 19

Istituto Professionale Statale Per L’Industria e L’Artigianato

Relazione in tema di Fusione e Saldatura:

-Esperienza Teorica a scuola
-Esperienza Prattica in Alternanza scuola-lavoro

Di: Ariton Simona
Classe: 3°A Odontotecnici
A.S.  2008/2009

ariton simona

ariton simona

Se volete visualizzare la relazione completa di immagini cliccate sul link sottostante:


relazione-di-ariton-simona

EPERIENZA TEORICA A SCUOLA:

Dal mese di ottobre la classe 3 A odontotecnici,insieme al professor Caceffo Nicola ha eseguito e approfondito il tema di:Fusione e Saldatura.La parte teorica è stata svolta in classe,mentre la parte prattica in laboratorio.
Generalmente si parte dallo sviluppo di un modello tratto da un’impronta in alginato.
Impronte:
L’impronta è il negativo delle arcate dentarie,permette all’odontotecnico di trarre una serie di informazioni della soluzione  odontoiatrica del paziente.
Esistono  varie tipologie di impronte in base ai materiali:
MATERIALI TERMOPLASTICI:
Hanno la proprietà di diventare morbidi quando sono esposti a fonti di calore (Acqua calda).Introdotti nella bocca del paziente si addattano facilmente e legono la conformazione.
ALGINATI o IDROCOLLOIDI IRREVERSIBILI:
E un materiale in polvere che addizionato all’ acqua in dosi opportune si trasforma in pasta,che viene inserita nel cavo orale del paziente e indurisce in due minuti.
APPARECCHIATURE:
-miscelatore sottovuoto
-vibratore
-squadramodelli
ARTICOLATORI:
L’articolatore è uno strumento che ha la funzione di riprodurre nel modo migliore i movimenti mandibolari e il rapporto di occlussione.Esistono diversi tipi di articolatori:
-articolatore semiadattabile
-articolatore a valori medi (A.V.M)
-occlusori:consentono solo movimenti di apertura e chiusura
MONTAGGIO IN ARTICOLATORE:
Il modello squadrato deve essere bordato con cera.La cera è posta presso il margine.Il modello posizionato sul piano occlusale va isolato,si pone su quest’ultimo il gesso e si abbassa la branca sup.Il materiale in eccesso viene eliminato.La successiva fase prevede le gessatura del inf.trovata la posizione corretta i modelli vengono bloccati mediante la cera collante.Per gessare l’inferiore si utilizza la stessa tecnica del sup.
CLASSIFICAZIONE DI ANGLE:
E una classificazione ortodontica composta da tre classi principali.
-1° classe:la cuspide mesio-vestibolare del 1 molare sup articola con il solco mesio-vestibolare del 1 molare inf.
2° classe:La cuspide mesio-vestibolare del 1 molare sup articola  mesialmente al solco mesio-vestibolare del 1 molare inf
-3° classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1 molare sup. articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1 molare inf.
LA MODELLAZIONE:
Parliamo principalmente delle cere che in odontotecnica si utilizzano per:
-modellazione di parti di protesi da trasformare in metallo resina;
-la modellazzione di corone,intarsi,scheletrati;
-per il bordaggio delle impronte(boxing)
CLASSIFICAZIONE DELLE CERE:
CERE NATURALI:
-DI ORIGINE ANIMALE:(CERA D’API)
) -DI ORIGINE MINERALE (PARAFFINA,OZOCHERITE,CERESINA
-DI ORIGINE VEGETALE(CERA CARNAUBA,CERA CANDELILLA,BURRO DI CACAO
CERE ARTIFICIALI:
-polimeri di polietilene
-esteri di acidi grassi
-polimeri di glicoli etilenici

MODELLAZIONE IN CERA:
teE un operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico in special modo per la realizzazione della protesi fissa.Ci sono diverse tecniche,la piu usata è la P.K.Thomas(goccia a goccia)E di fondamentale importanza riprodurre la corretta morfologia al fine di ottenere dei denti molto simili  a quelli del paziente
FASI DI PREPARAZIONE DEL CILINDRO:
I cilindri si distinguono in due tipi:
-CILINDRI IN METALLO:Fungono da contenitore all’rivestimento anche dopo l’indurimento.Tali cilindri vengono rivestiti all’interno di uno strato “cuscinetto”realizzato con dei fogli di materiale sintetico(fibra ceramica)
Sono dotati di buona termostaticità cioè durante la fusione le paretti metalliche consentono il mantenimento della temperatura.

DESCRIZIONE DELLE MACCHINE:
LA FONDITRICE:
Il suo scopo è quello di fondere per induzione la lega posta in un’apposito crogiolo ed una volta liquida iniettarla in uno stampo di forma cilindrica.
Precauzioni:-Dato il peso della macchina ogni spostamento deve avvenire per mezzo di carrello adatto,indossare sempre le pinze per rimuovere il crogiolo dal cilindro,non utilizzare metallo sporco di olio,grasso,etc.Ma soprattutto deve esere utilizzata da personale adulto ed adestrato.
SABBIATRICE:
E composta da una camera di lavoro con un proiettore a riciclo abrasivo per la sgrossatura e da 2 moduli per micro polveri a perdere.Con la sabbiatrice è possibile asportare il rivestimento e le ossidazioni di fusione su qualsiasi metallo.Le due micro sabbiatrici sono adatte per operazioni di estrema precisione.
Precauzioni:Le micro polveri sono altamente igroscopiche,bisogna mantenerle in luogo asciuto,con il barattolo ben chiuso e con la bustina di Sali di protezione(che si sostituiscono periodicamente)
Prima di effetuare qualsiasi operazione di manutenzione,scollegare l’alimentazione elettrica e quella pneumatica,se durante il lavoro sussistono dubbi,difficoltà per evitare rischi e danni,contattare il servizio tecnico.
MICROMOTORE:
Ecomposto da un manipolo che con il suo cavo di alimentazione si collega all’azionamento da banco che a sua volta viene collegato alla rete elettrica.
Precauzioni:Deve essere utilizzato da personale competente che conosca le tecniche di utilizzo di questa attrezzatura,non tentare di bloccare la rotazione del micromotore con un corpo estraneo,si deve togliere la fresa dopo averlo utilizzato per evitare che si metta in rotazione e possa venire a contatto con persone o cose.
I FORNI:
Servono per il preriscaldo di cilindri di qualunque dimensione,confezionati con qualsiasi tipo di rivestimento.Entrambi i forni possono essere dotati di aspiratori per l’estrazione dei fumi della camera di riscaldo.
Precauzioni:Assicurarsi che l’impianto sia dotato di dispositivo salvavita,si deve provedere all’estrazione della cera mediante un essiccatore ad un forno a gas,cosi i cilindri sono gia privati delle  sostanze chimiche.
MIXER:
E un apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi.E costituito da una struttura portante,la quale si sviluppa verticalmente suportando le parti iniziali,motoriduttore,piano vibrante,tazze di muscolazione e coperchio con spatola.Le tazze dove avviene la miscelazione sono realizztate in plexiglass trasparente,permettendo la visione diretta della spatolazione.
Precauzioni:
Deve essere utilizzato da personale competente che conosca le tecniche moderne in uso,non tentare in nessun modo di bloccare la rotazione del mescolatore con un corpo estraneo.

CILINDRI IN PLASTICA,SILICONE O GOMMA:
Grazie alla loro elasticità permettono l’espansione di presa della massa refrattaria.Non potendo essere introdotti in forno,devono essere separati dal rivestimento,appena terminata la fase di presa.I cilindri in plastica sono molto comodi da usare perche non necessitano della realizzazione dello strato cuscinetto.
POSIZIONAMENTO DEL MODELLATO NEL CILINDRO:
Non deve essere posto sull’bordo esterno perche nel corso della fusione potrebbe causare uno “sfondamento”della massa di rivestimento,che determina poi la fuoriuscita del metallo fuso.
Il centro termico: è la zona che raffredda per ultima,in questo modo possono sfruttare le temperature raggiunte dal nucleo centrale della massa di rivestimento.
MASSE DI RIVESTIMENTO:
1-LEGANTE GESSOSO:polvere+acqua distilata,sono molto fragili necessitano del cilindro in metallo
2-LEGANTE FOSFATICO:polvere predosata+il liquido di miscelazione,può essere utilizzata per fusioni ad espansione libera
3-LEGANTE SILICEO:polvere predosata+liquido di miscelazione
FONDITRICI:
A CENTRIFUGA si divide in:fonditrice a canello e a induzione.
A canello:-gas+aria compresa
-crogiolo in ceramica
-fusioni per metalli o leghe nobili
A induzione:-elettro muffola-che contiene il crogiolo,fonde il metallo per temperatura impostata elettronicamente,perciò c’è un controllo della temperatura e della fusione.
FASI DI FUSIONE:
I manufatti modellati in cera,una volta finiti vengono trasformati in dispositivi metallici.
Procedimento:
Una volta esauriti i vari passaggi della modellazione,i’oggetto riproducente le corona,il ponte,viene inglobato in una massa refrattaria chiamata anche rivestimento.Si provoca quindi lo scioglimento della cera,e nella cavità libera si introduce il metallo fuso,spingendovelo per forza centrifuga.
APPLICAZIONE DEI PERNI:
Nella massa di rivestimento è indispensabile creare,nella massa refrattaria ,un percorso(canale di colata)attraverso il quale il metallo possa scorrere.Per ottenere il canale si colloca al modellato in cera un cono posto nella base del cilindro.Quindi all’interno del cilindro viene colata la massa di rivestimento,che una volta solidificata conserverà in negativo l’impronta del manufatto.
E importante che:
-il perno vada applicato nella sezione piu voluminosa del modellato
-il volume del perno sia superiore al volume del modellato
-l’angolo di inclinazione deve essere di 45 C
Inserimento nel forno:
Esaurita la fase di indurimento,il rivestimento viene tolto dalla base.Prima dell’istalazione del cilindro nella centrifuga,viene segnato sulla base del cilindro un punto di riferimento,che indica il senso della centrifugazione.Quindi il cilindro viene posto nel forno e portato a 250°
C dove rimane per un’ora dopodiche lentamente a temperatura tra 650 C e 750 C.Poi viene introdotto nellì apposito apparecchio per la fusione.
A scuola abbiamo fatto la Fusione con il canello:
Prevede il riscaldamento della lega tramite il canello,in un crogiolo di materiale refrattario.Si inizia introducendo nella centrifuga,il crogiolo contenente il metallo,questo viene riscaldato con il canello fino alla fusione.
RIFINITURA DELLA FUSIONE:
Quando il metallo si è raffredato si procede alla rimozione del rivestimento dal manufatto metallico.Viene ripulito con spazzoloni di vetro o con la sabbiatrice.
SALDATURA:
E la congiunzione di due porzioni metalliche,riscaldate con la fiamma del canello ed unite tramite l’apporto di una lega leggermente diversa di quella di cui sono composti i pezzi da saldare.

ESPERIENZA PRATTICA IN ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO:
Tra gennaio e febbraio la classe 3 A odontotecnici ha fatto alternanza scuola-lavoro,una bella esperienza che aveva lo scopo di mostrarci com’è il mondo del lavoro e quali sono le diverse difficoltà di questo lavoro.Durante i 15 giorni che sono stata in laboratorio ho visto come si realizzano i vari lavori,le tecniche, che possono essere diverse a seconda del laboratorio,ma soprattutto ho capito che per la riuscita di un buon lavoro devi dedicarti completamente.
I vari lavori che ho visto nel laboratorio sono:
Il distacco di un dente:
Che poteva essere dovuto a incidenti di vario tipo.
Il procedimento:Si fissa il dente nella posizione corretta mediante la cera collante e si realizza la mascherina in silicone.Dopo aver rimosso la cera collante con la vaporizzatrice si dve fare un foro profondo ,in questo modo aumenta la capacita ritentiva.
MONTAGGIO DEI DENTI:
Si inizia dall’arcata dove c’è la presenza dei denti residui.Quindi si inizia dall’centrale sup. e per essere piu precisi si mette la cera di masticazione.Completato il montaggio di tutti i denti si invia il manufatto al clinico per la prova estetica.
CERAMICA DENTALE:
Si parte dalla cappetta metallica che richiede prima di tutto di essere opacizzata.Il primo wash di opaco è completamente bianco,perché la luce è resopinta totalmente da una superficie bianca (da una nera sarebbe tutta assorbita)Inoltre il bianco consente di avere uno sfondo uguale qualunque sia il metallo sottostante.Cotto lo strato opaco,se ne crea uno successivo impiegando tre opachi diversi,al livello del colletto si utilizza una miscela formata dall’opaco del colore base.Dopo la cottura si dovra costriure tutto il dente con la dentina.Lo smalto si applica sul contorno incisale.
PROTESI SCHELETRICA:
L’odontoiatra esegue le impronte in alginato e una cera di occlusione iniziale,poi nel laboratorio si ha l’esecuzione dei modelli studio e la prima progettazione della protesi scheletrica,cioè si evidenziano le zone di appoggio e si propone al clinico le zone dove gli appoggi dentali dei ganci devono alloggiare.Si preparano i portaimpronte individuali poi si costruisce un’ eventuale placca di masticazione in caso di edentulie estese e si richiude una prova di occlusione nel caso che la protesi possa interferire con la intercuspidazione del paziente.Si effettua il montaggio dei denti e si manda allo studio per eseguire i controlli fonetici e articolari cioè:-controllo dell’ occlusione,controllo dei bordi periferici e la loro interferenza sulle mucose orali.Quindi alla fine si ha la rifinitura della protesi scheletrica provata.

IDROCOLLOIDI REVERSIBILI:
Dopo aver riscaldato e portato allo stato di solidificazione l’idrocolloide,il medico lo introduce nella cavità orale del paziente,quando è circa a 45°C.
SVILUPPO DEI MODELLI:
TIPI DI GESSO:
TIPO 1:gessi teneri per impronte
TIPO 2:gessi teneri per modelli
TIPO3:gessi duri per modelli
TIPO4:gesssi extraduri per modelli
Quando si sviluppa un modello tratto da un’impronta in alginato è necessario:
-indossare sempre guanti chirurgici durante la manipolazione,per evitare il contaggio da malattie infettive.
-pulire molto bene l’impronta in modo da eliminare odi saliva e di sangue.
Per lo sviluppo di un’modello si utilizza gesso di tipo 3,l’impasto si effettua con miscelatore sottovuoto e la colatura si effettua sul vibratore e inizia l’apporto di un minimo quantitativo di gesso mediante una piccola spatola.
Dopo l’indurimento del gesso che avviene tra 45-60 minuti,si seziona il modello,si fa la radiatura,la lacca e le cappette in plastica con uno spessore minimo di 0,3 mm.

apr 25

Questo  l’articolo sull’ odontoiatria sociale apparso sul n°1 della rivista Dental Labor e tratto dal sito www.odontotecnica made in italy  dei colleghi odontotecnici della SICED.

Odontoiatria sociale :
Cio, Fenaodi e Antlo non aderiscono!

Pubblico questo articolo con rammarico evidenziando le divisioni di categoria, quando invece, oggi più che mai, sarebbe auspicabile un fronte compatto per beneficiare tutti dei miglioramenti legislativi in iter.

Accordi su tavoli ministeriali che non comprendano tutte le parti interessate puzzano tanto di accordi sotterranei, anche se, non mi illudo, sappiamo bene come funziona in Italia…

Da quanto mi è dato capire sarebbero tagliati fuori dalla “protesi sociale” tutte le migliaia di piccoli laboratori odontotecnici (la stragrande maggioranza) che non avrebbero la possibilità, per motivi comprensibili, di sottostare a prezzi di molto inferiori ai loro listini abituali..

Daniele




Da qualche tempo il tema dell’odontoiatria sociale è divenuto un cavallo di battaglia dello Sno/Cna.
Un’odontoiatria definita “sociale” perché esercitata  a costi abbordabili per le fasce meno abbienti della società.
Obbiettivo senz’altro auspicabile in una nazione civile, dove il ruolo della sanità pubblica per lunghissimo tempo è stato più che latitante. La salute orale infatti nel nostro paese  è da sempre quasi completamente a carico del settore privato, con costi assai gravosi  e spesso difficili da sostenere  per una larga fascia della popolazione.
In un quadro di riferimento di questo tipo ed in presenza di una situazione di crisi economica è naturale che si amplifichino sia le problematiche per i possibili utenti/pazienti sia le situazioni di disagio per gli operatori del settore.
in tali situazioni si aggravano i problemi di lavoro per gli addetti, a causa della cosiddetta “sindrome della poltrona vuota” e del “turismo dentale”.
Dato quindi il giusto plauso ad una qualsiasi iniziativa che si proponga di soccorrere le categorie sociali più deboli, l’esame delle risoluzioni prese  lascia assai  dubbiosi.
Le modalità e gli  interlocutori dell’iniziativa (ANDI) lasciano ancora più perplessi.
I compensi fissati per gli odontotecnici creano a loro volta molte perplessità.
Inoltre occorre  riflettere sul fatto che in Italia il servizio della fornitura di protesi odontotecniche è svolto nella stragrande maggioranza dei casi da piccoli laboratori.
Nel nostro paese, da sempre e per ragioni molto diverse, esiste una fenomenale frammentazione del lavoro odontotecnico e delle imprese odontotecniche.
Lo stesso sindacato SNO-CNA è costituito da un novanta per cento di micro-laboratori, la cui realtà operativa è totalmente differente da quella dei laboratori con un alto numero di addetti.
Ricapitolando dunque si è assistito ad una situazione in cui lo Sno si è fatto promotore di un’iniziativa in cui le risoluzioni adottate, gli interlocutori  e i prezzi (sia in senso globale che per la quota spettante agli odontotecnici) generano numerose perplessità e timori.
Timori reali che inducono  a pensare che forse nelle logiche associative Sno si tenga più conto degli interessi dei grandi laboratori piuttosto che di quelli dei piccoli che lavorano solo con due o tre dentisti.
Una  prova a suffragio di questa ipotesi è dimostrata dal fatto che agli incontri tra Ministero, Andi e Sno ha partecipato anche un consorzio costituito prevalentemente da laboratori di grosse dimensioni dell’Emilia; partecipazione avvallata dallo Sno.
Non è dato conoscere come questo consorzio abbia potuto percorrere la strada che l’ha portato fino a sedersi ad un tavolo del ministero; forse lo sanno solo loro, o forse lo sanno  i dirigenti SNO.
I dubbi e i timori potranno essere in futuro risolti se verranno fornite adeguate risposte ai molti quesiti che  nel corso di questa vicenda la SICED ha via via sollevato.
Eccone alcuni:
Perché lo Sno/Cna ha ritenuto che l’accordo sulla fornitura della protesi sociale venisse sottoscritto  al tavolo del Ministero anche da un consorzio di laboratori (Q.E.T.)?
Possibile che all’interno dello Sno non ci si sia chiesti se questa organizzazione di grandi laboratori  non si metterà in concorrenza con tanti piccoli laboratori, molti dei quali iscritti allo SNO, che non vorranno o non potranno aderire all’accordo?
Possibile che nello Sno non ci sia chiesti se questi grandi laboratori non utilizzino imprese di sub appalto per la fornitura di  semilavorati ?
Possibile che dentro lo Sno non si sia compreso che muovendosi da soli e andando ad una   trattativa senza le altre sigle sindacali, ma con al fianco un consorzio di grossi laboratori odontotecnici, si sarebbe alzato ulteriormente  lo scontro con le altre rappresentanze della categoria?
Ci chiediamo se verranno pubblicati solo gli elenchi degli odontoiatri che aderiranno, o anche quelli dei laboratori?
Un odontoiatra potrà scorrere l’elenco dei laboratori che hanno aderito all’iniziativa e, non trovando quello da cui si serve abitualmente, andrà  a servirsi poi da un altro laboratorio che invece ha aderito, dando un bye bye forse definitivo al laboratorio con cui aveva collaborato fino ad allora?
Magari servendosi da un grande laboratorio che è in grado di consegnare ed assistere, anche fuori dalla sua zona e che già era in grado di produrre ai prezzi stabiliti nella convenzione?
A questi dubbi si aggiungono alcune constatazioni come quella che le tariffe stabilite dall’accordo Andi-Ministero sono più elevate di diversi tariffari  di studi già presenti sul mercato.
Altra constatazione è che lo Sno ha accettato che la parcella dell’odontotecnico sia 1/3 di quella dell’odontoiatra, così come proposto dall’Andi.
Il fatto che negli accordi definitivi o nelle ricostruzioni dei fatti relativi a questa vicenda da parte dello Sno vengano inserite, o quanto meno citate, tante clausole che sono state elementi critici sollevati dalla  SICED in questi ultimi anni, non attenua il senso di disagio degli odontotecnici italiani. Avere mostrato attenzione  alle sollecitazioni sulla difesa del made in italy e sulla  richiesta di protocolli di lavorazione che garantissero  un minimo di qualità ha dimostrato la volontà di tenere conto anche del parere della nostra associazione, ma spiace però constatare come lo SNO abbia persa un’enorme occasione per richiedere che l’accordo comprendesse la fatturazione separata per il laboratorio.
Un disagio che non si attenua anche per le modalità con cui si sono recepite le diverse indicazioni, e per le vicissitudini che ne sono seguite al punto da far sembrare che le istanze della categoria siano state accolte come elementi di abbellimento e non di sostanza.
I timori che l’accordo ha generato  e le problematiche ad esso legate vanno concatenandosi ai problemi da anni aperti e senza risposta.
La questione specifica della protesi sociale ha semmai solo amplificato la condizione di voluta incomunicabilità tra  i dirigenti dello Sno e le altre associazioni.
Agli odontotecnici infatti appare incomprensibile il comportamento dello Sno nel voler andare da solo con Andi e Ministero.
La risposta di Cio, Fenaodi e Antlo all’invito a partecipare alla trattativa è stata la seguente:

Più volte è stato chiesto( dalle nostre associazioni) di aprire un tavolo di sereno confronto, al quale possano sedere i soggetti coinvolti nel progetto, che – si ricorda – sono tre: le associazioni di rappresentanza di chi costruisce la protesi, di chi le installa e di chi ne è il destinatario.
Ancora oggi non si capisce il perché della partecipazione di entità di diversa estrazione, come ad esempio la società consortile: perché una e non tutte o neanche una, visto che tali società sono già ricomprese nella rappresentanza delle imprese odontotecniche.
Non si comprende altresì il perché della totale esclusione dei destinatari del programma di odontoiatria sociale, i consumatori, e ancora, il perché dell’inoltro delle convocazioni – per di più ad audizioni separate – a soltanto alcune organizzazioni odontotecniche.
Per queste ragioni, ancora una volta, si dichiara la totale indisponibilità delle scriventi a confrontarsi a condizioni poco chiare, inadeguate nella scelta dei soggetti e finalizzate ad una logica che non fa certo capo agli obiettivi dichiarati dal progetto.
Resta, invece, la disponibilità già manifestata a prendere parte ad un eventuale confronto serio, che veda interazione tra tutte le entità coinvolte, scevro da qualsiasi forma di discriminazione e che preveda, dunque, parità di condizioni tra le parti.

Da un po’ di tempo lo Sno si è isolato, percorrendo strade diverse, dalle altre sigle sindacali e non partecipando allo sforzo congiunto delle altre sigle di presentarsi unite ai tavoli delle trattative.
Il fatto che mille associati Andi abbiano dato la loro adesione all’iniziativa sta ad indicare non tanto un’improvvisa conversione al sociale di una parte di odontoiatri, ma soltanto che in tempi di vacche magre le tariffe stabilite per i dentisti sono comunque appetibili.
Al Ministero è stato siglato un accordo di poca rilevanza sociale, vantaggioso per gli odontoiatri e penalizzante per i laboratori e per il movimento odontotecnico in generale.
Anche in questo caso, di fronte a problematiche molto pressanti, di fronte ad un Andi che in tutte le sedi cerca esplicitamente di affossare le legittime istanze dei laboratori odontotecnici, lo Sno nazionale ha preferito rompere con le altre sigle e fare invece accordi  che premiano in primo luogo i grandi laboratori emiliani riuniti in consorzio.
Accordi che proprio perché pensati quale premio ai grandi laboratori finiscono per indebolire le posizioni di gran parte dei piccoli laboratori tra cui anche i soci dello Sno-Cna.
In questo quadro di comportamenti oggettivamente indirizzati a dividere la categoria si individuano le scorrettezze dei dirigenti dell’associazione Sno-Cna, ma anche i dirigenti dell’Andi non sono scevri dalla responsabilità di non avere tenuto in alcun conto le indicazioni delle altre rappresentanze degli odontotecnici, ma questo non ci sorprende più di tanto.
Un capitolo a parte poi merita il comportamento dei rappresentanti del ministero.
Ci riferiamo in particolare al Prof. Enrico Gherone, unico responsabile al Ministero per le questioni relative all’odontoiatria.
Se oggi un accordo, seppur discutibile, sulla protesi sociale è stato raggiunto è indubbiamente anche “grazie” al suo impegno.
Quello che lo Sno fa propagandisticamente come un accordo fra “pari” odontotecnici (Sno) e odontoiatri (Andi) in realtà è stato un accordo fra Ministero e Andi, già siglato la scorsa estate. Solo all’ultimo momento e frettolosamente sono stati convocati lo Sno ed il QET, i quali altrettanto frettolosamente hanno firmato il pacchettino/accordo già confezionato per loro. Le modalità decisamente penalizzanti per i laboratori, il mancato riconoscimento alle associazioni sindacali della Confesercenti e della Confederazione Generale  Artigiani  escluse dalla discussione sono demeriti da ascrivere al  Prof. Gherlone, al quale  in quanto rappresentante di un apparato dello stato rivolgiamo la preghiera di essere equamente attento ai  problemi di tutti i laboratori odontotecnici italiani  e non ripiegato sulle tesi di un solo dirigente sindacale o peggio ancora attento unicamente ai destini di un  minuscolo gruppo di grandi laboratori, solo per portare a casa un piccolo e molto discutibile risultato.

Paolo Facchinetti

mar 31

Chapeau per il Prof Giovanni Dolci!

E’ la prima volta in vita mia che sento un medico parlare così!

Purtoppo non ho la fortuna di conoscerlo ma devo dire che ha centrato perfettamente l’ essenza di un dibattito che dura da una vita, quando dice:non esistono categorie oneste ed altre disoneste, ma persone oneste e persone disoneste“... BINGO!!

Altro passo che mi è paciuto tantissimo è stato quando ha stigmatizzato un aspetto spesso sorvolato:

se c’è un odontotecnico abusivo, molto spesso c’è anche un medico compiacente..

Parola d’ ordine : COMBATTERE L’ ABUSIVISMO IN QUALSIASI CAMPO, DA QUALULNQUE PARTE VENGA, PER OGNI CATEGORIA O SETTORE OVE SIA RICHIESTA UN’ABILITAZIONE!!

LEGGETE CON ATTENZIONE IL PENSIERO DEL PROF DOLCI.

DANIELE

Oggetto: Profilo Odontotecnici: le considerazioni del Prof. Giovanni Dolci

Non mi stancherò mai di ricordare a noi tutti che l’odontoiatria è una scienza medica giovane.
Difatti, solo alla fine dell’Ottocento questa disciplina è stata inserita nella Facoltà di Medicina e chirurgia tenendo presente che prima di allora era appannaggio di ciarlatani, barbieri e fabbri.
E’ quindi stato normale che per un certo periodo di tempo si sia continuato a praticare in maniera abusiva la professione.
Ormai, però è passato più di un secolo e da una disciplina insegnata nel corso di laurea di Medicina, la Clinica odontoiatrica, nel 1980 è diventata uno specifico corso di laurea quinquennale, ora passato a sei anni; saranno attivate quattro scuole di specializzazione, Chirurgia odontostomatologica, Odontoiatria generale, Odontoiatria pediatrica e Ortognatodonzia, ed è stato attivato un corso di laurea triennale in igiene dentale, che trova completamento con una laurea specialistica della durata di due anni.
Il Consiglio Superiore di Sanità ha di recente licenziato il testo sul profilo dell’odontotecnico che prevede una formazione specifica nell’ambito delle figure sanitarie di una laurea triennale.
Il profilo prevede che l’odontotecnico così formato non possa eseguire nè atti diagnostici nè terapeutici ma, su richiesta dell’odontoiatra, possa assisterlo per migliorare i manufatti che egli stesso ha prodotto.
C’è chi paventa in questa nuova figura la possibilità di un incremento dell’abusivismo e quindi si sono scatenate polemiche e guerre sante per impedire che l’iter amministrativo giungesse a compimento. Hanno avuto così inizio dibattiti e scontri di carattere personale per dimostrare non si sa a chi, che l’odontotecnico è potenzialmente un abusivo, classificando l’intera categoria come una associazione a delinquere.
La fervida immaginazione di alcuni ha portato al conio di profili quali quelli dell’odontoprotesista e dell’odontodonzista che, è bene precisare, non sono mai stati richesti, ne tanto meno voluti dagli stessi odontotecnici.
Regolamentare le figure che operano nell’odontoiatria con profili certi è non solo auspicabile ma necessario.
Difatti solamente attraverso una rigida regolamentazione, peraltro richiesta anche dalla Comunità Europea, delle figure che operano nell’odontoiatria con numeri certi si può avere una garanzia per il futuro.
Il fisiologico ricambio degli operatori odontoiatrici (ogni anno sono richiesti circa ottocento odontoiatri, cinquecento igienisti e trecento odontotecnici) può essere garantito solo in ambito di corsi di laurea della Facoltà di Medicina e chirurgia.
La giusta formazione e la corretta preparazione professionale sono l’unica terapia per combattere l’abusivismo. Tuttavia, questa lotta risulterà di complessa risoluzione in quanto deve confrontarsi con un altro fenomeno sempre più emergente: il “prestanomismo”.
Non esiste più l’abusivo come si concepiva tanto tempo fa, esiste ora l’associazione fra abusivo e prestanome, fra odontotecnico e odontoiatra. Questo connubio, frutto di interessi tra gente senza etica nè professionalità, va duramente combattuto.
Non esistono categorie disoneste, esistono presone disoneste, odontotecnici od odontoiatri che siano.
E allora è auspicabile che le guerre sante finiscano, gli interessi delle categorie prevalgano sugli interessi elettoralistici personali e tutti insieme, odontoiatri e odontotecnici, combattano con vigore e convinzione gli abusivi e i prestanome.
Solo così, aumentando sempre di più la professionalità specifica delle singole categorie e operando uniti e con forza, si potrà estirpare definitivamente la piaga dell’abusivismo e del prestanomismo.

Prof. Giovanni Dolci
Past-President del Collegio dei Docenti di Odontoiatria

Tratto dal sito:blog.libero.it/odontoblog

Ringrazio il collega Cosimo Picci, odontotecnico pugliese, per la segnalazione da facebook

mar 28

Da quanti anni aspettiamo la riforma del nostro settore..

Ma le speranze si affievoliscono sempre più per i colleghi della mia generazione..

Ma c’è qualcuno che lotta e ci crede ancora, forse per la favorevole età anagrafica.

Forza ragazzi!

Daniele

Ha preso vita nei giorni scorsi anche nella nostra regione il CIO (Collegio Italiano Odontotecnici) regionale dell’Emilia Romagna, all’interno di FederBiomedica – Confesercenti con lo scopo di creare maggiore visibilità e massa critica ad una categoria che da circa 80 anni chiede il riconoscimento professionale, ma che negli ultimi 15 ha visto un graduale peggioramento della situazione dovuto all’introduzioni di norme e leggi discriminanti e corporative.

Oltre 120 odontotecnici hanno seguito il momento della sua costituzione, a testimonianza di quanto sia sentito il problema del riconoscimento professionale in cui dovrebbe essere compresa, per creare vera trasparenza sui costi, la possibilità di una fatturazione separata. Il Segretario regionale di Confesercenti Bollettinari si è dichiarato molto soddisfatto per l’entrata in Confesercenti di una nuova Associazione di professionisti.

Fonte:www.confesercentiparma.it

feb 18

Chi lavora in un laboratorio odontotecnico da molti anni, avrà seguito , anche se superficialmente, l’iter legislativo del nostro profilo professionale.

Forse i colleghi meno maliziosi si saranno chiesti, in questi anni, come mai la nuova normativa qualilficante per gli odontotecnici non procedesse mai ed invece le nuove norme di adeguamento alle leggi europee (molto onerose ed impegnative per la categoria) fossero così rapide ed approvabili ad occhi chiusi.

Per quanto mi riguarda,non ho mai avuto dubbi sul motivo dei frequenti ritardi

Leggete questo articolo tratto dal sito di colleghi.

Ciao

Daniele

dic 21

Dopo giorni di rinvii e smentite, il dialogo sembra riprendere uno straccio di cammino..

L’ odontotecnico ed il suo laboratorio hanno udienza, nelle stanze del ministero..

Cliccate qui per accedere al sito di amici e colleghi.

Daniele

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