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giu 27

La tecnologia cad-cam è presente da molti anni nei più svariati settori produttivi: la metalmeccanica trae vantaggio da queste tecniche computerizzate per la produzione di pezzi da assemblaggio.

Teoricamente ogni pezzo può essere prodotto da un utensile rotante, comandato da un computer che ha ricevuto le informazioni su forme, spessori e dimensioni da uno scanner, nei più svariati materiali.

Agli inizi di questo millennio si affacciano sul mercato le prime protesi dentarie fisse: il cad-cam si applica in modo rapido anche nel campo ortopedico. La protesi della testa del  femore  inizia ad essere fresata in ossido di zirconio (anche se in seguito si preferì tornare al titanio per la discreta usura dello zirconio nella frizione con il menisco).Pur mancanti di precisione si intuì che queste tecnologie cad-cam potevano sostituire i materiali e le tecniche tradizionali: multinazionali leader nella produzione di leghe per uso dentale, paradossalmente, investirono ingenti risorse finanziarie per tecnologie cad-cam che sostituissero l’ uso dei metalli, preziosi e non.

La DEGUSSA con il sistema Cercon, fu la prima a intuire il futuro, seguita poi dalla Wieland con il sistema Zeno e dalla KaWo col sistema Everest.

Ma queste elencate sono solo le multinazionali che hanno adattato la sistematica cad-cam al campo dentale:moltissime altre aziende del settore e non hanno sviluppato i loro sistemi cad-cam espressamente per uso dentale: un esempio di grande audacia imprenditoriale si riscontra nella azienda altoatesina  Zirkonzahn nella persona di Enrico Steger il quale creò qualche anno fa il pantografo manuale, molto apprezzato, e recentemente il suo sistema cad-cam.

Dopo questa premessa il collega odontotecnico che vedesse il bicchiere mezzo vuoto potrebbe valutare questo progresso con i sistemi cad-cam una mazzata per la sua attività, la quale probabilmente già soffre per la crisi attuale ed il calo di lavoro registrato nel 2009: -14% nel centro-sud e -9% nel nord….

Io credo che i sistemi cad-cam nel campo dentale non siano una iattura anzi,  dipende da come si reagisce a queste innovazioni: se vedremo tutte queste tecnologie come una opportunità ne trarremo benefici.

Senza pensare che con l’ avvento del cad-cam si va preparando una nuova figura di odontotecnico: l’ operatore informatico delegato alla progettazione dei manufatti dentali, siano in zirconia, titanio o acciaio.

Mansione da delegare principalmente ai colleghi odontotecnici più giovani e quindi più portati verso questi strumenti.

Daniele

giu 08

Prosegue la spiegazione per il confezionamento delle cappette in plastica con il metodo adapta

DAniele

mag 30

Disposizione dei canali di fusione

La nostra esperienza generalmente ci dice che si producono fusioni più compatte ed omogenee applicando pochi canali.

Ecco alcune regole auree per una buona imperniatura:

  1. La parte più voluminosa del modellato va collegato a noris piriforme del volume corrispondente;
  2. Alle parti più massicce di un ponte vanno collegate delle alette di raffreddamento per ottenere una solidificazione mirata, che parta cioè dalle alette stesse in direzione della noris;
  3. Più elementi di grossa dimensione possono venire alimentati con due piccole noris;
  4. Mai posizionare più noris piriformi troppo vicine tra di loro perchè possono causare eccessivo riscaldamento della zona;
  5. Due premolari grossi possono essere alimentati da una sola noris;
  6. Corone con pareti sottili, vicine ad elementi massicci necessitano di canali di fusione dello spessore di 2.3/3 mm
mar 29

Imperniatura (3 parte)

E’ notevolmente importante assicurarsi che il metallo liquefatto possa sempre scorrere liberamente nella forma dell’ oggetto da fondere e che la fase finale della contrazione volumetrica nel terzo posteriore, vada ad interessare il canale configurato appositamente.

Sicuramente più complicata è l’ imperniatura di strutture a ponte, gli elementi più voluminosi del ponte  devono essere sempre provvisti di canali con noris piriforme che deve avere un volume almeno pari all’ oggetto da fondere.

Per compensare la contrazione volumetrica è necessario apporre dei noris piriformi (a forma di pera) di dimensioni (se necessariio anche di diverso volume per lo stesso ponte) variabili a seconda del volume dell’ oggetto e connesse alla parte massiccia del ponte, orientando la matarozza in direzione del cuore del cilindro.

Nei passaggi dell’ operazione di imperniatura non bisogna lasciare angoli acuti tra l’ oggetto e la peretta poichè tale condizione crea il riscio di un surriscaldamento in alcune aree della fusione, aumentando le porosità e rischiando di inglobare parti del rivestimento nella fusione.

[CONTINUA]

Daniele

feb 12

I MATERIALI (4 PARTE)


Le resine fotopolimerizzanti e  materiali termoplastici

Dopo aver parlato delle resine PMMA per la modellazione di ponti e corone in laboratorio odontotecnico, capitolo importante riveste la descrizione di resine fotopolimerizzanti e materiali termoplastici.

Fotopolimerizzanti sono le resine che attivano la reazione di polimerizzazione mediante un fascio di luce ad altissima frequenza (4oo/600 nm) in forni appositi.

Presentano minore retrazione e maggiore stabilità nella lavorazione ma non sono interamente calcinabili(non bruciano completamente nel forno), lasciando superfici metalliche ruvide ed irregolari; proprio per questo motivo non sono di  largo uso nei laboratori odontotecnici.


I materiali termoplastici per modellazione sono dei fogli di plastica di vari spessori che talvolta vengono ancora usati per la riproduzione di cappette in plastica come base di modellazioni estese: pur adottando la tecnica della chiusura marginale con cere adatte all’ uso, la tecnica delle cappette termoplatiche va sempre più scomparendo per diversi motivi: tempi di preriscaldo molto lunghi per evitare contaminazioni di carbonio nel modellato, controllo volumetrico più difficoltoso (l’ espansione di presa del rivestimento non avviene nel modo ottimale) ecc.

Prossima puntata: IMPERNIATURA

DAniele

gen 28

I MATERIALI (3a parte)

Le resine

Le resine PMMA sono materiali da modellazione molto usati per la loro proprietà stabillizzante.

Vengono molto usate per la tecnica combinata e per le modellazioni molto estese e complesse.

Alcune caratteristiche però rappresentano controindicazioni: la contrazione da indurimento, molto rilevante nell’ arco di tempo anche molto limitato (24 ore)

Le cappette in resina devono essere calibrate in uno spessore più ridotto possibile ed il resto della modellazione deve essere necessariamente in cera (uno spessore troppo consistente di resina dà distorsioni della cavità interna del rivestimento a causa della variazione volumetrica nella fase di riscaldamento)

Determinato dalla mancata espansione di presa del rivestimento causato dalla rigidità del modellato in resina, si rileva una dimensione minore degli oggetti fusi perchè la retrazione volumetrica del metallo dalla fase liquida alla fase solida non viene compensata da una espansione di presa, che inizia con il preriscaldo del cilindro.

Molto usate sono le resine a freddo tipo Duralay e Gc Pattern resin.

Nel mio laboratorio odontotecnico uso esclusivamente la Gc Pattern resin che presenta una granulometria ed una retrazione minore (consigliato raffreddare la resina con qualche goccia di acqua nella fase di massimo riscaldamento, e non usare quantità di materiale in eccedenza)

Prossima puntata: le resine fotopolimerizzanti e le materie termoplastiche

Daniele


gen 11

ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” VERONA

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALDATURA

-ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

-ESPERIENZA PRATICA AD ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

EDOARDO BEVILACQUA LAZISE
3’AOD
A/S 2008-2009

bevilacqua edoardo

bevilacqua edoardo

ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

INTRODUZIONE

In questo anno scolastico in laboratorio a scuola e abbiamo studiato come si costruisce una protesi fissa.
La protesi è qualsiasi sostituzione artificiale di un organo o di parti di esso, adatta a ripristinare le funzioni.
Noi abbiamo costruito una protesi di ricostruzione che ripristina un dente singolo o una parte di esso, qualora venga ricostruita tutta o quasi tutta la corona parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (weneer, corona tra quarti), quando viene ricostruita solo una parte del dente, parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (intarsio), quando invece verrà interessata anche la parte intraradicolare dell’elemento dentale, parleremo di protesi di ricostruzione intraradicolare (Richmond, perno moncone). Questi tipi di protesi sono fisse.

IMPRONTE

L’impronta viene registrata dal clinico, il quale registra in negativo la forma delle arcate dentarie, così da permettere all’odontotecnico di trarre una serie di trasformazioni in base alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale alla stato pastoso all’interno del portampronte che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo della zona interessata.
Esistono molti tipo di materiali da impronta.
La pasta di Parigi è un materiale da impronta utilizzato per la saldatura di elementi protesici, è stata utilizzata per molto tempo anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse dovevano essere prima rotte per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi successivamente ricomposte e capitavano imprecisioni nei modelli finiti.
Dopodiché troviamo i materiali termoplastici, sono costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze. I materiali termoplastici possono servire a:
-ottenere impronte di piccole cavità di denti nei quali vengono realizzati gli intarsi;
-realizzare i bordi periferici dei portaimpronta di precisione;
-rilevare impronte di denti singoli;
-realizzare portaimpronta individuali presso lo studio odontoiatrico.
Poi troviamo paste a basa di ossido di zinco ed eugenolo, queste possono venire impiegate esclusivamente per la rilevazione di impronte mediante portaimpronta individuali di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribastatura delle protesi mobili.
Gli alginato o indrocolloidi irreversibili sono materiali in polvere che addizionato all’acqua si trasforma in una pasta. Questo materiale si può utilizzare una sola volta, e viene utilizzato per la realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici, per la ricostruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o dell’arcata antagonista.
Gli indocolloidi reversibili si usano in modo analogo ai materiali termoplastici, il pregio di questo materiale è la precisione, tuttavia n elimita l’uso alla rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse e alla duplicazione dei modelli in laboratorio.
Gli elastomeri sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più utilizzati. Questi materiali sono comunemente chiamati siliconi, infatti la loro più significativa caratteristica è l’elasticità. Rispetto agli idrocolloidi, oltre a ottenere più modelli dalla stessa impronta, gli elastomeri hanno il vantaggio di possedere una più elevata compatibilità con la maggior parte dei materiali da sviluppo.

SVILUPPO DEI MODELLI

I gessi sono classificati in quattro categorie:
-tipo I: gessi teneri per impronte, costituiti da solfato di calcio emi-idrato beta, si caratterizzano per la notevole precisione e i costi ridotti, sono molto fragili;
-tipo II: gessi teneri per modelli, composto da solfato di calcio emi-idrato beta, servono abitualmente nella realizzazione di modelli-studio, e in tutte le lavorazioni che non richiedono gesso molto resistente;
-tipo III: gessi duri per modelli, composti da solfato di calcio emi-idrato alfa, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi resistenti all’abrasione e alla compressione;
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, costituiti da solfato di calcio emi-idrato alfa modificato, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello: arcate antagoniste, elementi preparati.
Esistono vari tipi di sistemi di sviluppo.
Il sistema delle basi preformate consiste nel colare il modello, e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto plastico. Le due prti vanno unite prima che inizi la fase di presa, tale operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive lavorazioni.
Il sistema pindex invece prevede la colatura parziale dell’impronta, l fine di ottenere un modello a forma di ferro di cavallo. Dopo l’indurimento del gesso, il modello viene estratto dall’impronta e modificato per adattarlo a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione; poi mediante frese da gesso si rifinisce il modello. Il modello a ferro di cavallo viene quindi analizzato con la foragessi. Al termine delle operazioni, il ferro di cavallo risulterà forato nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili, vengono quindi fissati nei fori i perni e ritenzioni utilizzando cera collante. Completato l’indurimento della cera si realizzano delle tacche per garantire la stabilità del perno, si provvede quindi al bordaggio dell’arata con preformati in cera, cui seguono l’isolamento, l’inserimento della cera spia e infine la colatura dello zoccolo, quest’ultimo viene poi squadrato e si procede a sezionarlo nella parte precedentemente eseguita.
Il sistema perni a spillo era il più utilizzato in fase di colatura: il perno era munito di uno spillo che ne permetteva la posizionatura al centro dell’impronta del moncone; le ritenzioni per le parti non da sfilare erano realizzate utilizzando il gesso stesso. Veniva creato un modello a ferro di cavallo e veniva lasciato nell’impronta, dato che i perni si trovavano già inclusi nella struttura prima della colatura dello stesso, dopodiché si inseriva la cera spia e veniva isolato, si colava il gesso, lo si squadrava, veniva reperita la cera, l’incisione del modello in corrispondenza del perno, la sezione delle parti interessate e si ottenevano monconi sfilabili.
Una volta sviluppato il modello con uno di questi metodi, il moncone deve essere radiato e viene ricoperto da una cappetta in plastica.

APPARECCHIATURE (SVILUPPO DEI MODELLI)

Le apparecchiature utilizzate per lo sviluppo dei modelli sono:
-il vibratore: macchinario che fa vibrare l’impasto acqua-gesso e facilita l’operazione di colatura.
-mixer sottovuoto: si può utilizzare questo macchinario per miscelare l’impasto gesso-acqua e impedire la formazione di bolle d’aria.
-foragessi: macchinario che serve per creare buchi sul quale andranno inseriti i perni, questa macchina possiede un laser che punta dove si vuole fare il buco.
-squadramodelli: macchinario che serve per squadrare il modello, all’americana o alla francese.

ARTICOLATORI

L’articolatore è uno strumento meccanico che ha la funzione di riprodurre i movimenti mandibolari e il rapporto di occlusione. Esistono diversi tipi di articolatori, il più utilizzato è l’articolatore a valori medi (AVM). Questo compie i movimenti di apertura chiusura e lateralità.
In commercio però troviamo anche occlusori, utilizzati per il montaggio dei modelli studio e consentono solo il movimento di apertura e chiusura della bocca.
Poi abbiamo gli articolatori semi adattabili la cui caratteristica primaria consiste nel disporre di alcuni valori regolabili sulla base delle informazioni fornite dal clinico, questo articolatore ha la capacità di riprodurre esattamente l’assetto della arcata superiore rispetto all’articolazione temporo mandibolare mediante l’arco facciale.

CLASSIFICAZIONE DI ANGLE:
Si tratta di una classificazione ortodontia composta da tre classi principali e diverse sottoclassi. Si riferisce ai soggetti dentali, che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una chiave identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
-prima classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.
-seconda classe:la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore
-terza classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente con il solco mesio vestibolare del 1° molare inferiore.
ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE:
L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici di apertura, chiusura, protrusione, retrusione ed asimmetrici di lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici.Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

MODELLAZIONE

La modellazione in cera dei denti è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per quelle relative alla realizzazione della protesi fissa.
Esistono vari sistemi di modellazione, E. V. Payne sviluppò inizialmente un sistema per la ceratura gnatologica, giungendo alla realizzazione della zona occlusale secondo uno schema di controllo dell’applicazione della cera.
H. Lundeen variò il sistema di Payne e aggiungendovi l’impiego di cere cromatiche ad ogni particolare anatomico della superficie occlusale da ricostruire, queste due tecniche prevedono l’occlusione dente a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti.
Dopodiché abbiamo la modellazione secondo P. K. Thomas, questo è autore di una tecnica di modellazione che definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginale alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti detta appunto dente a dente.
TIPI DI CERE:
naturali di origine minerale:
-paraffina
-cere microcristalline
-ozocherite
-ceresina
-cera montana
naturali di origine animale:
-cera d’api
naturale di origine vegetale:
-cera carnauba
-cera candelilla
-cera del giappone
-burro di cacao
artificiali o sintetiche:
-polimeri di polietilene
-esteri di acidi grassi superiori con alcoli superiori
-polimeri si glicoli etilenici
CARATTERISTICHE DEL MODELLATO IN CERA:
Prima di mettere in fusione il modellato in cera bisogna assicurarsi che nel modellarlo abbiamo rispettato delle particolari caratteristiche:
la forma del tavolato occlusale, controllare il bordo di chiusura che non deve avere nessuna imperfezione e chiudere perfettamente sul moncone, lo spessore non deve essere inferiore a 0.3 mm, se stiamo facendo un ponte controllare che le saldature tra gli elementi siano omogenee, l’elemento a ponte deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile, se dobbiamo farci la parte estetica con la resina bisogna scavare la parte vestibolare e l’elemento a ponte scavato a cassetta.

FASI DI FUSIONE

Una volta ultimata la modellazione attacchiamo il canale di colata al dente, questo solitamente va posto nella parte più spessa del dente, questo canale servirà come percorso di ingresso della lega fino a raggiungere la forma lasciata dal modellato nel rivestimento.
Una volta attaccato questo fissiamo il modellato nel cilindro; esistono vari tipi di cilindri, in metallo, in plastica, in silicone e in gomma.
Ora viene colata la massa di rivestimento all’interno del cilindro, questa può essere di due tipi:
-legante gessoso: si ottiene da polvere più acqua distillata o demineralizzata, è adatta per le fusioni di metalli nobili, ha un trattamento termico molto lungo, e poiché molto fragile necessita di un cilindro in metallo.
-legante fosfatico: si ottiene da polvere predosata in buste più liquido di miscelazione, è adatta per fusioni di metalli non nobili.
Colato il rivestimento lo lasciamo indurire e poi inserito nel forno di preriscaldo e lasciato fino che arrivi ad una temperatura di circa 850° C.
Raggiunta la temperatura prestabilita, il cilindro viene introdotto nella fonditrice in vista della colatura del metallo che prenderà il posto nella cavità lasciata libera dalla cera.
Esistono diversi tipi di macchine per fusione:
-a cannello: si fonde il metallo in un crogiolo in ceramica con una fiamma di gas più aria compressa, questa è adatta per metalli e leghe nobili.
-a induzione: elettro muffola che contiene un crogiolo che fonde il metallo per tempo impostato elettronicamente.
Una volta che il metallo si sia perfettamente raffreddato si può procedere alla rimozione del rivestimento del manufatto metallico, fatto ciò si sabbia il dente e si torna sul banco di lavoro, mediante un disco separatore stacchiamo la matarozza e si colloca la fusione sul modello in gesso per vedere se calza alla perfezione. Poi comincia la sgrossatura e la rifinitura del modello con successiva lucidatura con spazzolini e paste lucidanti.
Il lavoro ultimato può quindi essere inviato allo studio.

APPARECCHIATURE (FASI DI FUSIONE)

Le apparecchiature utilizzate nelle varie fasi di fusione sono:
-mixer sottovuoto: macchinario che serve a miscelare la massa di rivestimento impedendo la formazione di bolle d’aria;
-vibratore: macchinario che fa vibrare la massa di rivestimento e facilita l’operazione di colatura;
-forno di preriscaldo: macchinario in cui viene inserito il cilindro con il modellato in cera il cui la temperatura sale fino a 850°C e poi sarà pronto per la fusione;
-macchina per fusione: macchinario in cui viene posizionato il cilindro e attraverso la forza centrifuga fa entrare la lega.

ESPERIENZA PRATICA NEL PERIODO DI ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

In questi due mesi la scuola ci ha dato la possibilità di andare in un laboratorio odontotecnico per tre settimane. Un primo periodo in Gennaio e un secondo a Febbraio.
Questo progetto si chiama alternanza scuola lavoro e ha come obbiettivo finale la costruzione di una protesi fissa.
Per prima cosa abbiamo realizzato, da un impronta in silicone, un modello in gesso tipo quattro con perni a spillo per far si k i monconi possano essere sfilabili, è stato miscelato il gesso con un mixer sottovuoto, per impedire la formazione di bolle d’aria, poi con l’uso di un vibratore abbiamo colato impasto gesso-acqua nell’impronta in silicone, dopodiché lo abbiamo lasciato indurire.
Indurito il modello viene squadrato mediante una squadramodelli e con un disco rotante si utilizza il micromotore per dividere i monconi e renderli sfilabili.
Il modello superiore possiede un ponte anteriore tra l’incisivo centrale e il canino, mentre il modello inferiore un moncone sfilabile sul primo molare destro.
Una volta sviluppato il modello, viene gessato in articolatore, noi abbiamo usato un AVM (articolatore a valori medi).
Dopo aver diviso i due modelli con la vaporizzatrice, è stata messa una lacca spaziatrice sui monconi, per creare quello spazio, dove, una volta inserito il dente sul moncone del paziente, c’è lo spazio necessario per farci stare il cemento.
Poi si passa a isolare i monconi e cominciamo la modellazione in cera goccia a goccia secondo P.K.Thomas, per fare ciò deve usufruire di un bunsen a fiamma o l’elettrospatola.
Modellati i denti bisogna scavarli vestibolarmente per farci stare la parte estetica che viene realizzata in resina o in ceramica, importante ricordarsi che se si fa un ponte l’elemento a ponte va scavato a cassetta e deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile.
Lo spessore dove viene scavato il dente non deve essere inferiore a 0.3 mm e le saldature tra i vari elementi devono essere omogenee.
Per i colletti viene usata un altro tipo di cera, la cera per bordi, la particolarità di questa cera è che non ha restrizioni, poiché i bordi di chiusura devono essere perfetti senza alcuna imperfezione.
Fatto ciò sulla faccia vestibolare si pone l’adesivo e le palline ritentive, per far si che la resina si attacca adeguatamente.
Ora si passa alle fasi di preparazione del cilindro, questo ha una base in gomma e il cilindro stesso può essere di metallo, in cui viene inserito un apposito foglio per regolare l’espansione, oppure in gomma e ha un’espansione libera.
Sul margine del dente viene attaccato il perno di colata, questo possiede una nutrice, che rallenta e controlla la spinta della lega e fa da riserva di metallo nel caso di errato calcolo del peso, la nutrice va posizionata nel centro termico e il modellato appena al di sopra.
Fatto questo si deve versare la massa di rivestimento all’interno del cilindro; esistono due tipi di rivestimento, a legante gessoso e a legante fosfatico, noi in laboratorio abbiamo usato quest’ultimo, poiché usiamo come metallo il cromo-cobalto.
Il rivestimento prima di essere colato all’interno del cilindro va miscelato con un mixer sottovuoto, per impedire che si creino bolle d’aria, quando lo si versa bisogna fare molta attenzione a livello dei denti k non si formano bolle, ora lo si lascia circa 20 minuti ad indurirsi prima di inserirlo nel forno di preriscaldo.
Una volta indurito si toglie la base in gomma e si inserisce il cilindro nel forno, dove la temperatura si alza fino a circa 850°C, la cera e i canali di colata si sciolgono e lasciano lo spazio dove si inserirà la lega.
Nel frattempo si prende il crogiolo con la lega al suo interno per fonderla.
Tolto dal forno si prende il cilindro con le pinze e lo si pone all’interno della fonditrice, ne esistono di due tipi, a induzione e a cannello.
Il braccio della fonditrice ha alla estremità sinistra un contrappeso regolabile, spostato più a destra un fulcro, e nell’altra estremità il crogiolo e la sede per il cilindro. Cambiando la posizione del contrappeso, aumenta o diminuisce la spinta del metallo fuso dentro la cavità del cilindro.
Noi in laboratorio abbiamo una fonditrice a induzione. Una volta fatta partire la centrifuga si aspetta qualche secondo, si estrae il cilindro che viene messo a raffreddare.
Dopodiché si passa alla rimozione del rivestimento, questa avviene a cilindro raffreddato, si rompe il rivestimento con un martelletto o delle pinze facendo molta attenzione a non danneggiare il modellato, fatto questo i denti vengono sabbiati mediante la sabbiatrice che serve per rimuovere il rivestimento attaccato alla superficie del metallo, la sabbia usata è un biossido di alluminio che oltre a togliere il rivestimento toglie gli ossidi superficiali.
Poi si va al banco di lavoro e mediante un disco separatore a carborundum di tung-steno si tagliano i canali di colata, e sempre con il micromotore si sgrossa con frese in tung-steno a taglio incrociato, diamantate, acciai sottili per rifinire, facendo molta attenzione ai colletti. Infine si lucida con dischi abrasivi in gomma; con spazzolini lucidanti a pelo di capra con sasso marcio, e spazzolino lucidante in feltro e pasta brillantante.
Come ultimo passaggio abbiamo realizzato la parte estetica dei vari denti, tramite resina fotopolimerizzante. Inizialmente si mette uno strato di opaco e posto in cottura nella fotopolimerizzatrice, tale apparecchiatura verrà in seguito utilizzata anche per l’indurimento di altre masse. Se necessario si può applicare un altro strato di opaco. Fatto ciò si applica lo smalto e la dentina, ne esistono di molti colori e viene utilizzata quella k ci richiede il medico, dopodiché si inserisce ancora una volte nella fotopolimerizzatrice per un ultima cottura. Si estraggono i denti, con le frese si compiono le ultime rifiniture, si lucida la resina e il dente è completato.

set 13

Istituto professionale di stato per l’ industria e l’ artigianato
“Enrico Fermi” Verona

RELAZIONE IN TEMA

DI

FUSIONE E SALDATURA

Zambrotta Nicola       Classe 3^Aod

Anno scolastico 2008/2009

relazione-di-zambrotta-nicola1

Esperienza teorica a scuola

Cos’ è la protesi?

Con il termine protesi si indica la sostituzione e/o ripristino di parti del corpo andate perdute o danneggiate; la protesi dentale  è destinata quindi alla sostituzione artificiale di uno o più elementi dentari e al ripristino dell’ apparato masticatorio.

La dentatura umana

L’ uomo è eterodonte e ,. La prima caratteristica sta a indicare che possiede denti di diverse forme, mentre la seconda significa ha due tipi di dentizione, una decidua o più comunemente chiamata “da latte”, e una permanente. La dentizione decidua è composta da venti denti: otto incisivi, 4 canini e otto molaretti; la dentizione permanente sostituisce quella decidua in un età compresa fra i sette e i quindici anni, ed composta da trentadue denti: otto incisivi, quattro canini, quattro premolari e sei molari.

L’ impronta

L’ impronta ha il compito di riprodurre il “negativo” della bocca, ovvero rilevare lo stampo dei denti e dei tessuti molli, per ottenere informazioni sulla situazione odontoiatrica del paziente. Per realizzare un’ impronta si deve porre un apposito materiale allo stato pastoso sul portaimpronta, un particolare cucchiaio che ricalca a grandi linee la forma dell’ arcata dentaria e si comprime contro i tessuti del cavo orale.

I materiali da impronta

Sono quei materiali che, posti sul portaimpronta allo stato pastoso, riproducono la forma dei denti e dei tessuti orali del paziente. Vengono commercializzati in molte varietà, sia per composizione che per proprietà:

MATERIALI TERMOPLASTICI
I materiali termoplastici hanno la capacità di rammollirsi quando vengono esposti a fonti di calore (acqua calda, aria calda, fiamma). La temperatura media di rammollimento oscilla tra i 55° e i 65°C. Hanno un’ elevata precisione e riacquistano in breve tempo durezza e indeformabilità originali. Vengono commercializzati in fogli, bastoncini, sfere o coni, e in base alla loro composizione chimica vengono distinti in gomme, cere e resine. I materiali termoplastici sono principalmente costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze come resine naturali ricavate dalle conifere.

PASTE A BASE DI OSSIDO DI ZINCO ED EUGENOLO
Molto precise, vengono impiegate nella rilevazione di impronte con portaimpronta individuale di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribasatura delle protesi mobili. Vengono commercializzate sotto forma di due masse viscose da miscelare insieme. Una è composta da ossido di zinco (80%), colofonia, cloruro di magnesio, acetato di zinco ed alcoli primari; la seconda invece, da eugenolo (56%), gomma di colofonia e olio di caolino. Entrambe le masse contengono olio di oliva e olio minerale.

ALGINATI O IDROCOLLOIDI IRREVERSIBILI
Un materiale molto utilizzato nella realizzazione di impronte, viene venduto in polvere a cui viene miscelata dell’ acqua in dosi opportune per  ottenere una pasta che, inserita nel portaimpronte e compressa contro i tessuti orali, indurisce nel giro di due minuti, e poi non potrà più riacquistare la consistenza originale. È necessario inoltre trasportarlo in un contenitore umidificato e deve arrivare a destinazione nel minor tempo possibile, poiché è soggetto a contrazione dimensionale dovuta alla perdita di acqua. Se ciò non fosse possibile bisogna subito passare alla colatura del modello. L’ alginato viene impiegato nella realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici e per la costruzione di protesi parziali.

IDROCOLLOIDI REVERSIBILI
Tramite la bollitura e il successivo raffreddamento di un particolare tipo alga marina rossa chiamata agar-agar, si ottiene una gelatina che è possibile reperire sia allo stato solido, sotto forma di bastoncini, sia in apposite siringhe. Il materiale è composto per l’ 85% di acqua, ma sono anche presenti borace, solfato di potassio, mentolo, glicerina. L’ idrocolloide si utilizza in modo analogo ai materiali termoplastici, infatti raggiunge lo stato viscoso alla temperatura di circa 60°C, e ritorna a quello solido a 30°/40°C, quindi al di sotto della temperatura media presente nella bocca del paziente. È un materiale molto preciso, ma col difetto di essere delicato, impedendone così l’ uso per la rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse, e alla duplicazione di modelli per protesi fisse.

ELASTOMERI
Sono fra i migliori materiali da impronta in circolazione per facilità di utilizzo, buona precisione, stabilità dimensionale e resistenza. Vengono venduti sotto forma di due paste (pasta base e catalizzatore), oppure di una pasta e un liquido (pasta base e catalizzatore liquido). Gli elastomeri vengono classificati in polisulfidi, elastomeri siliconici e polieteri, ma vengono più comunemente chiamati siliconi. La caratteristica più significativa dei siliconi è sicuramente l’ elasticità, in virtù della quale la rimozione dell’ impronta dalla bocca non ne provoca deformazioni permanenti anche in presenza di sottosquadri. I siliconi permettono inoltre di ottenere più modelli dalla stessa impronta.

Il modello

Rappresenta la fase successiva all’ impronta. Riproduce in modo molto preciso il “positivo” della bocca, ed è un’ importante fonte di informazioni riguardanti i problemi odontoiatrici nel cavo orale del paziente. Si ottiene colando del gesso speciale nell’ impronta; questa fase è chiamata colatura del modello o sviluppo dell’ impronta.

Il gesso

In campo odontotecnico il materiale che viene sicuramente più usato è il gesso (CaSO4). Esso viene principalmente utilizzato nella realizzazione di modelli di lavoro, ed è suddiviso in 4 categorie:

GESSO DI TIPO 1: una volta era utilizzato nella rilevazione di impronte, ma data la sua elevata fragilità, non viene più utilizzato per scopi odontotecnici.
GESSO DI TIPO 2: più resistente del tipo 1, viene impiegato nella realizzazione di modelli-studio.
GESSO DI TIPO 3: utilizzato per la costruzione di modelli per la protesi totale.
GESSO DI TIPO 4: viene utilizzato per le superfici di lavoro del modello (monconi, cavità per intarsi ecc.). In quanto a durezza, e resistenza a compressione e abrasione è il migliore in circolazione.

Gesso tipo 1 e 2
45-60 ml. acqua
100 g polvere

Gesso tipo 3
27-36 ml. acqua

Gesso tipo 4
20-25 ml. acqua

Valori indicativi del rapporto di miscelazione tra i vari tipi di gesso

Metodi di sviluppo delle impronte

Sistema delle basi preformate

Questo tipo di procedimento consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso la base preformata,  ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’ interno del supporto plastico. Le due parti vanno unite immediatamente prima che inizi la reazione di presa. Tale operazione permetterà la scomposizione del modello, facilitando le successive lavorazioni.

Sistema pindex

Tale sistema prevede la colatura parziale dell’ impronta, per ottenere alla fine un modello a forma di ferro di cavallo. Indurito il gesso, si rifinisce il modello mediante frese da gesso (fresone metallico cilindrico, punta montata da resina a pera o fresa tipo enzoma), eliminando tutti i sotto squadri. Si praticano in seguito dei fori sotto il modello atti a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione, tramite una foragessi, un particolare macchinario munito sul lato superiore di una lampadina che genera un fascio di luce puntiforme che viene posizionato sul dente interessato. L’ operatore aziona la macchina abbassando il piano inferiore su cui è appoggiato il modello, la quale scopre una fresa che fora il modello nella sua parte inferiore, in corrispondenza del fascio di luce. Una volta forato il modello nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili e alle ritenzioni per le zone da non sfilare, vengono fissati nei fori perni e ritenzioni utilizzando del collante al cianacrilato o cemento-resina. Completato l’ indurimento del collante o della resina, si realizzano delle tacche che garantiscano la stabilità del perno e si provvede al bordaggio dell’ arcata con preformati in resina. Si isola quindi con isolante “gesso-gesso” e si inserisce la cera spia, la quale svolge tre funzioni: segnala la vicinanza all’ estremità dei perni quando si squadra la base inferiore del modello evitandone il danneggiamento; una volta eliminata permette di ritrovare la precisa posizione del perno; quando viene eliminata lascia una cavità che consente un facile accesso all’ estremità inferiore del perno, agevolando l’ estrazione del segmento sezionato da sfilare del modello. Si procede infine alla colatura dello zoccolo, e alla sua squadratura e sezionatura.

Sistema dei perni a spillo

Prima ancora di procedere con la colatura del modello, si posiziona un perno munito di spillo sull’ impronta, in corrispondenza dell’ asse di disinserzione del futuro segmento. L’ eccessivo spessore della punta del perno si può ridurre con una fresa. Questo pratico sistema non eliminava tuttavia il rischio di deformazione dell’ impronta da parte dello spillo, perciò, volendo posizionare il perno senza ricorrere allo spillo, si possono utilizzare dei sostegni come stuzzicadenti o ponti in cera. Le ritenzioni sono realizzate in gesso, oppure possono essere utilizzate ritenzioni meccaniche, vitine o glover

Cere per uso dentale

Le cere sono sostanze che divengono plastiche o liquide se riscaldate e induriscono con il successivo raffreddamento. Esse si suddividono in cere naturali, che possono essere di origine minerale, vegetale o animale, e artificiali, ottenute mediante processi chimici.

CERE NATURALI                                                 CERE ARTIFICIALI

Origine               Origine                   Origine                                  – polimeri di     – esteri di acidi           – polimeri di
animale               vegetale                 minerale                                   polietilene        grassi superiori          glicoli
- cera d’ api           – cera carnauba       – paraffina                                                            e alcoli superiori        etilenici
- candelilla             – cere microcristalline
- cera del                 – ozocherite
Giapppone            – ceresina
- burro di cacao       – cera montana

Gli articolatori

L’ articolatore è un fondamentale strumento da laboratorio utilizzato dall’ odontotecnico. Esso ha infatti la funzione di riprodurre verosimilmente i movimenti di apertura, chiusura e lateralità della mandibola. Esistono tre tipi di articolatori: l’ articolatore a valori medi (AVM), l’ occlusore e l’ articolatore a valori individuali. L’ AVM è l’ articolatore che io ho utilizzato a scuola, e viene chiamato “a valori medi” per il movimento laterale cheesso compie, il quale ha un’ angolazione di 15°. Infatti è constatato, che nella maggior parte della popolazione, l’ escursione del condilo all’ interno della fossa glenoidea compie un’ angolazione media di 15°. L’ occlusore invece compie solo i movimenti di apertura e chiusura, e non quelli di lateralità. L’ aricolatore a valori individuali infine permette di personalizzare la simulazione del tragitto condiloideo, adattandolo a quello del paziente.

La classificazione di Angle

La classificazione di Angle consiste nel distinguere tre tipi di classi in funzione in funzione al rapporto di occlusione tra le due arcate dentarie:

1^ classe o normo-occlusione:è il tipo di occlusione più corretto e comune nella  popolazione. Nella 1^ classe la cuspide mesio- vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
2^ classe o progenismo: un’ anomalia della posizione dell’ arcata inferiore in cui la mandibola si pone vistosamente più indietro rispetto alla mascella durante l’ occlusione. In questo caso la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
3^ classe o prognatismo: la situazione inversa del progenismo. L’ arcata inferiore è posizionata palesemente davanti rispetto alla papilla incisiva dell’ arcata superiore. Qui la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.

2^ classe o progenismo          3^ classe o prognatismo

Parametri estetici di un dente

L’ estetica di un dente viene valutata in base a tre parametri:

TINTA: è la proprietà che permette di distinguere i colori (rosso, giallo, arancio, ecc.) ed è data dalla diversa lunghezza d’ onda dell’ energia radiante, che varia da colore a colore.
VALORE: si può definire in base alla luminosità o più semplicemente come chiaro o scuro, assumendo il bianco come valore massimo ed il nero come minimo. Un dente è considerato di basso valore quando è troppo scuro rispetto agli altri.
CROMA: determina la saturazione, ovvero la quantità di colore presente sulla corona.

Dispositivi di protezione individuale (D.P.I.)

Si intende dispositivo di protezione individuale qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi.
Art 41: obbligo di uso
I D.P.I. devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti.
Art 42: requisiti dei D.P.I.
I D.P.I. devono essere conformi alle norme. In caso di rischi multipli, che richiedano l’ uso simultaneo di più D.P.I., questi devono essere tra loro compatibili.
Art 44: obblighi dei lavoratori
Obbligo del datore di lavoro: mettere a disposizione i D.P.I.
Obbligo del lavoratore: sapere usare e quando usare i D.P.I., e non modificarli.

Il camice e gli occhiali protettivi alcuni fra i D.P.I. più utilizzati in un laboratorio odontotecnico

Realizzazione di una protesi provvisoria in resina

Una volta colato il modello con gesso di tipo 3, si fissa il modello sul piano occlusale dell’ articolatore a valori medi con della cera collante. Fatto ciò, si procede con la gessatura del modello in articolatore. Si stacca poi lo stesso dall’ articolatore e si provvede quindi a isolare i monconi con isolante gesso- cera con l’ ausilio di un pennellino. Ora si passa alla modellazione degli elementi mancanti mediante la tecnica del “goccia a goccia” tenendo conto dei particolari sia estetici che funzionali; forma, bordi di chiusura, spessore non inferiore a 0,3mm, saldatura omogenea. Una volta soddisfatti i requisiti sopraelencati, si procede con la realizzazione della mascherina in silicone. Per fare ciò si preleva un’ opportuna quantità di silicone allo stato pastoso, e si aggiunge del catalizzatore in pasta,  ottenendo così un materiale di colore viola. Si pone quindi il silicone sul modello, in modo tale che possa rilevare lo stampo dei denti precedentemente modellati. Una volta che la mascherina ha terminato la reazione di presa, la si stacca dal modello (è consigliabile mantenere il più integri possibile i manufatti in cera, nel caso in cui si presentasse la necessità di produrre un’ altra mascherina), e si pulisce il modello con la vaporizzatrice, una macchina che emette getti di vapore o acqua caldi a seconda dell’ esigenza, per eliminarvi residui di cera. Terminata la pulitura, si isolano di nuovo i monconi, questa volta con isolante gesso-resina, si riposiziona la mascherina sul modello, e si cola la resina all’ interno allo stato semiliquido. Si mette ora il modello con la mascherina e la resina dentro una polimerizzatrice a pressione, un macchinario con lo scopo di far indurire la resina, e si attende per circa dieci minuti. Passati i dieci minuti, si toglie il tutto dalla polimerizzatrice e si procede con la sgrossatura e rifinitura della resina tramite l’ utilizzo di frese in acciaio di tungsteno e dischi in acciaio di tipo horico per eliminare la resina in eccesso. Quando si è soddisfatti del lavoro ottenuto, si passa infine alla lucidatura della resina; l’ operazione avviene mediante   l’ utilizzo di un apposito macchinario chiamato lucidatrice, la quale si compone di due spazzole alle estremità, la cui velocità di rotazione può essere regolata a seconda dell’ esigenza. Si da una prima lucidata agli elementi con una miscela di acqua e pietra pomice, e una spazzola al pelo di capra, seguita da una seconda con pasta lucidante e spazzola in feltro.

elementi in resina completati

Fusione a cera persa

La fusione a cera persa è un procedimento che ha lo scopo di trasformare i manufatti modellati in cera, in robusti e funzionali dispositivi metallici. In questo paragrafo darò una spiegazione a grandi linee di questa metodica, per poi entrare nei particolari nella parte di alternanza scuola e lavoro. Una volta soddisfatti i requisiti minimi per una buona modellazione, il manufatto in cera viene inglobato in una massa refrattaria, detta rivestimento. Si provoca quindi lo scioglimento della cera, e nella cavità formatasi all’ interno del rivestimento, si introduce del metallo fuso spingendolo per forza centrifuga, gravità o pressione.

Esperienza pratica ad
alternanza scuola e lavoro (A.S.L.)

Introduzione al progetto

Per gli studenti del ramo odontotecnico che frequentano il terzo anno di scuola all’ istituto professionale “E. Fermi” di Verona, è prevista la partecipazione a un progetto chiamato alternanza scuola e lavoro. Questo tipo di progetto porta lo studente a contatto con il mondo del lavoro e gli permette di apprendere nuove abilità e tecniche utili per la professione che dovrà svolgere un domani. L’ esperienza è suddivisa in due periodi differenti, per una durata complessiva di quindici giorni; il primo periodo, della durata di otto giorni, inizia dal 7 fino al 16 gennaio, escludendo il sabato, unico giorno in cui lo studente dovrà andare a scuola, e la domenica. Il secondo periodo invece, della durata di sette giorni, inizia il 2 febbraio e finisce il 10 dello stesso mese, sempre escludendo il sabato e la domenica. L’ ultimo giorno del secondo periodo, il titolare del laboratorio che ha ospitato lo studente, dovrà dare una votazione finale complessiva a quest’ ultimo, valutandolo in base alle sue abilità e conoscenze, e anche al comportamento tenuto sul luogo di lavoro.

Lavori eseguiti in alternanza scuola e lavoro

Fusione di elementi in metallo-ceramica

Per prima cosa si distende un particolare liquido, la lacca spaziatrice, sui monconi stando lontano dal margine del colletto di 1 mm, al fine di creare spazio fra la cappetta e i monconi stessi, e di eliminare gli eventuali sottosquadri presenti su questi ultimi. Si provvede ora a isolare il moncone con un opportuno isolante gesso-cera, ci si modella la cappetta in cera con l’ ausilio di una spatolina elettrica, un particolare strumento che scalda la propria lama automaticamente, eliminando così la necessità di riscaldarla ripetutamente sul bunsen prima di prelevare la cera da porre sul moncone. Quando la cappetta sarà stata modellata in modo da sigillare ermeticamente i bordi di chiusura, si procede con la modellazione del dente. Terminata la modellazione dell’ elemento, si procede alla sua riduzione, scavandone le zone che dovranno accogliere il rivestimento estetico. Per garantire la riuscita della fusione nella scavatura dell’ elemento, si dovrà prestare attenzione affinché lo spessore minimo del modellato non scenda al di sotto di 0,5mm. Tale metodica prevede che nella parte linguale della corona sia mantenuta una piccola porzione del modellato; questa bandina, oltre ad aumentare la robustezza della futura struttura metallica, offre un sostegno verticale per la ceramica e permette di maneggiare più agevolmente il manufatto durante il lavoro. Per permettere al metallo fuso di entrare nella cavità del cilindro lasciata dal modellato in cera è fondamentale creare un canale d’ ingresso, detto canale di colata ottenuto da appositi preformati di cera. Il canale di colata non deve essere più lungo di 1mm e va posto nella sezione più voluminosa del dente con un’ inclinazione di 45° rispetto al tavolato occlusale. Ai perni ora va applicata  la barra stabilizzatrice o nutrice, di forma cilindrica come i canali di colata ma di volume più grande, la quale funge da serbatoio di riserva del metallo liquido cedendo alla cavità lasciata dalla cera la quantità di metallo necessaria a compensare la normale contrazione della lega in fase di solidificazione. Essa deve essere lunga tanto quanto la lunghezza totale dei denti in cera e va posizionata parallelamente a questi ultimi. Per un buon posizionamento dei modellati, è necessario che la nutrice si trovi nel centro termico del cilindro, ossia la zona che raffredda per ultima, cosicché sfrutti al massimo le temperature raggiunte dal nucleo centrale della massa di rivestimento e svolgere al meglio la propria funzione. Il tutto va ora posizionato sul cono della base del cilindro e fissato con della cera. Sulla base viene quindi inserito un cilindro di gomma o plastica. L’ elasticità di quest’ ultimo permette l’ espansione di presa della massa di refrattaria rivestimento; questo è il pregio più evidente del cilindro in gomma, in quanto non necessita, a differenza del cilindro metallico, dello strato cuscinetto sulle pareti interne. Ora si pongono delle sfere ritentive sulle porzioni scavate dei denti, al fine di migliorare la presa della ceramica, e si spruzza il riduttore di tensione superficiale sui modellati, un liquido che favorisce lo scorrimento della massa refrattaria sugli stessi. Si procede ora alla formazione del rivestimento in pasta semiliquida; questo procedimento prevede la miscelazione di 100g di polvere refrattaria con 20ml di acqua distillata e 10ml di liquido apposito, tramite l’ aiuto di un miscelatore sottovuoto, il quale elimina il rischio di formazione di bolle all’interno della pasta. Si cola ora la massa all’ interno del cilindro, la quale non appena termina la fase di presa, deve essere separata dal contenitore. La massa può ora essere ora inclusa nel forno di preriscaldo alla temperatura di circa 400°C, per poi arrivare lentamente a temperature oscillanti fra gli 850°/900°C. Il sistema di
Miscelatore sottovuoto                fusione a cui ho partecipato è stato operato mediante l’ utilizzo di una fonditrice a cannello; si inizia introducendo nella centrifuga il crogiuolo di materiale refrattario con all’ interno la lega da fondere, la quale viene poi riscaldata con il cannello fino a liquefarla. Nel frattempo si estrae la massa dal forno, e la si inserisce nell’ apposito supporto all’ interno della centrifuga: la staffa della centrifuga. Si avvicina quindi il crogiuolo al cilindro, si chiude il coperchio e si avvia la centrifuga. La lega verrà così spinta dal forte moto rotatorio prodotto dal macchinario. Per questo tipo di operazione è assolutamente obbligatorio indossare occhiali di protezione per gli occhi, poiché un’ esposizione prolungata dei medesimi al bagliore prodotto dalla lega incandescente può causare gravi danni alla cornea. Una volta che la lega è completamente defluita all’ interno della cavità della massa, si estrae il tutto dalla centrifuga e si lascia raffreddare. Si provvede quindi alla rimozione del materiale refrattario dal cilindro, prima con un martelletto, poi con l’ aiuto di una sabbiatrice, un macchinario che grazie alla forza dell’ aria compressa, lancia dei cristalli di biossido di alluminio in grado di eliminare gli ossidi e il materiale in eccesso presente sui metalli. Eseguita la fase di pulitura del metallo, si passa al taglio dei canali di colata, in modo da separare gli elementi dal metallo in eccesso, chiamato matarozza, tramite l’ utilizzo di un disco separatore al carborundum di tungsteno e si colloca la fusione sui monconi; eventuali imperfezioni o ostacoli alla corretta inserzione possono essere evidenziati con un apposito spray, facilitando così la rifinitura. Si sgrossa e si rifinisce il metallo con frese in tungsteno a taglio incrociato per abradere i denti, e frese diamantate per levigare le superfici. Questa operazione va eseguita con uno spessimetro, un particolare calibro micrometrico che permette di controllare con precisione lo spessore della struttura metallica, la quale non deve mai risultare di spessore inferiore a 0,4/0,3mm altrimenti comporterebbe un eccessivo indebolimento della superficie. Gli elementi vanno ora completamente sabbiati, e successivamente detersi con la vaporizzatrice. Nelle fasi successive la struttura non dovrà mai essere toccata con le dita, ma manipolata esclusivamente con pinzette metalliche anch’ esse vaporizzate. Terminata quindi la preparazione della struttura, si seleziona l’ opaco del colore e si distribuisce uniformemente con un pennello sulle zone da ceramizzare. Tale procedura prevede la cottura di tre strati di opaco in un forno apposito, i cui parametri di cottura sono gestibili dal tecnico mediante un display digitale. È ora giunta la fase di stratificazione delle masse; esse sono fornite sotto forma di polveri, suddivise per colore, da miscelare con un liquido plastificante ottenendo così una pasta morbida e umida. Con un pennellino, si applica come primo strato la dentina, abbozzando la forma definitiva del dente da realizzare, cercando di mantenere sempre il giusto grado di umidificazione delle masse; nel caso in cui una massa diventa troppo umida è sufficiente appoggiarci delicatamente sopra un fazzoletto di carta, in caso contrario basterà umidificare la superficie con un pennello umido. Si distende ora sulla dentina la seconda massa, lo smalto, e la si sfuma dal margine incisale fino al terzo medio cercando di conferire al dente una forma idonea. Ultimata la fase di stratificazione si cuoce la ceramica in forno a una temperatura iniziale di 400/450°C per salire gradatamente fino a 850/900°C, per 13/15 minuti. Una volta raggiunta la colorazione prevista e una buona stratificazione, si effettua la lucidatura del metallo mediante dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice e paste lucidanti.

Fusione di elementi in metallo-resina

Le procedure per la preparazione alla fusione, e la fusione stessa, sono analoghe a quelle eseguite per gli elementi in metallo-ceramica, con l’ unica differenza che la struttura metallica non necessita della bandina sulla faccia linguale, perciò inizierò la descrizione delle fasi di lavoro dal momento in cui la struttura metallica è stata rifinita e pulita per la stratificazione delle masse; una volta pulito il metallo, si distribuisce con un pennellino sintetico il legante metallico sulla faccia vestibolare del dente, e lo si inserisce nella polimerizzatrice, una macchina dotata di lampade agli ultravioletti al suo interno, grazie alle quali il legante può compiere la reazione di presa sul metallo. Sopra il legante andrà poi disteso l’ opaco, il quale verrà anch’ esso polimerizzato. Eseguita correttamente questa operazione si passa alla stratificazione delle resine; si preleva della dentina composita da un tubetto apposito con uno strumento munito di un estremità appiattita, e si la comprime contro la faccia vestibolare provocandone l’ estensione su tutta la zona interessata. Con lo strumento si modella un’ abbozzo della forma finale del dente e si toglie la resina in eccesso. Ci si procura ora dello smalto composito, e lo si deposita sulla dentina cercando di conferire al dente la forma che meglio si adatta alla bocca del paziente. Ottenuta una buona stratificazione delle masse si polimerizza il tutto per 180 secondi. Indurita la resina, si rifinisce con frese diamantate per effettuare eventuali migliorie estetiche e funzionali. Si lucida infine il metallo e la resina con dischi abrasivi in gomma, lucidatrice, pietra pomice paste lucidanti.

Ringraziamenti

Un ringraziamento particolare  al professore di laboratorio Nicola Caceffo per la fiducia  accordataci questo progetto e per averci assistito e accompagnato nel nostro percorso scolastico

set 07

Con immenso piacere pubblico un lavoro di catalogazione dei dispositivi ortodontici più usati, e degli accessori, durato diversi mesi!!

La straordinarietà di questa pubblicazione nel campo dell’ ortodonzia sta nel fatto che per ogni dispositivo, ogni arco, ogni vite o molla, trovate la didascalia del “lavoro” svolto da ogni singolo componente con, azione, forza ed intensità applicata all’ arco dentale da ogni singolo accessorio e dipositivo ortodontico.

Ringrazio il collega Bassi Luca, e la sua passione per l’ ortodonzia, perchè senza la sua collaborazione tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Scrivi a:bio.lab@libero.it per ricevere la password che ti permette di vedere il bellissimo documento originale

Daniele

ortodonzia

ago 26

Istituto Professionale di Stato per l’Industria
e l’Artigianato
“Enrico Fermi” Verona

Relazione di laboratorio odontotecnico in tema di
Fusione e Saldatura

Svolta da:
Uberti Elia
Terza A^od
Anno sc. 2008.09

uberti elia

uberti elia

Se desiderate visualizzare la relazione completa di immagini e schemi, cliccate sul link seguente:

relazione-di-uberti-elia


Indice

1.    Esperienza teorica a scuola:
-    Impronte
-    Modelli
-    Gessatura in articolatore
-    Classificazioni di Angle
-    L’articolazione temporo mandibolare
-    Modellazione
-    Fasi di preparazione del cilindro
-    Fusione
-    Smuffolatura fusione
-    Provvisorio in resina

2.    Esperienza pratica in A.S.L
-    Introduzione
-    Sala gessi
-    Modellazione
-    Fusione
-    Resinatura delle faccette estetiche
-    Saldatura
-    Conclusione

Esperienza teorica a scuola

-Impronte.

Con la realizzazione di un’impronta avremo di fronte a noi la rilevazione al “negativo”  della bocca del paziente. Per ottenere un’impronta è necessario posizionare dell’apposita pasta all’interno di un cucchiaio solitamente in acciaio inox, questo cucchiaio verrà premuto all’interno della bocca contro l’arcata interessata.
Per effettuare un’impronta sono necessari diversi tipi di materiali e ognuno di essi ha differenti proprietà, solitamente viene utilizzato l’alginato, una polvere che miscelata con l’acqua ha un tempo di presa molto breve; oppure per un’impronta pressoché perfetta che ci permette di rilevare quasi tutti i dettagli fra cui i sottosquadri si potranno utilizzare gli elastomeri che si presentano in paste che induriscono grazie ad un catalizzatore.

-Gessi.

Per poter avere la vera rappresentazione della bocca del nostro paziente si deve apportare dell’apposito materiale all’interno dell’impronta.
Il materiale più usato per lo sviluppo delle impronte è il gesso in polvere, che mescolato omogeneamente con l’acqua produce una miscela pastosa.
A seconda delle sue proprietà e utilizzi il gesso viene suddiviso in vari tipi:

-Gesso di tipo I, chiamato anche pasta di Parigi viene utilizzato per il fissaggio di parti metalliche.
-Gesso di tipo II, è un gesso tenero, denominato emi-idrato Beta per modelli studio e fissaggio in articolatore.
-Gesso di tipo III, è un gesso duro, denominato emi-idrato Alfa è utilizzato per la colatura di modelli necessari per la realizzazione di protesi totali.
-Gesso di tipo IV, gesso extraduro emi-idrato alfa, è reperibile in varie colorazioni ed è principalmente indicato per la colatura di modelli per protesi fissa.
-Gesso di tipo IV’, utilizzato per modelli di ortodonzia.

Esistono vari metodi di sviluppo che vanno da i più tradizionali ai più tecnologici, il più usato nel campo dell’odontotecnica è il sistema Pindex a moncone sfilabile:
Dopo una attenta valutazione sul tipo di gesso da utilizzare si potrà passare allo sviluppo dell’impronta, processo piuttosto delicato poiché dovremo evitare la formazione di bolle all’interno del gesso. Con l’ausilio di un vibratore potremo quindi far risalire in superficie anche le bolle più insidiose e completato il tempo di presa del gesso potremo rimuovere il modello dall’impronta e grazie alla squadramodelli, macchinario con lama ruvida e tondeggiante con diametro di circa 30 cm, squadrarlo per prepararlo alla foratura. Per il processo di foratura è necessario una foragessi, macchinario che con l’ausilio del laser consente di individuare il punto dove si andrà a forare.
Ovviamente si andrà a forare e quindi ad inserire il perno solo nelle zone interessate e quindi in corrispondenza dei monconi.
Si potrà quindi passare alla realizzazione dello zoccolo: dopo la miscelazione di gesso giallo potremo creare una massa simile ad uno zoccolo dove potremo posizionare il nostro ferro di cavallo ricavato in precedenza. Terminato il tempo di presa si potrà passare alla squadratura di quest’ultimo facendo sempre attenzione in modo da non andare a danneggiare i denti.
Terminata la squadratura si potrà poi procedere con la gessatura in articolatore.

-Gessatura in articolatore.

L’articolatore è uno strumento la cui funzione è quella di riprodurre i movimenti della bocca in modo il più possibile simile alla realtà. Esistono vari tipi di articolatore ma il più usato è l’articolatore A.V.M.
Per assicurare una buona posizione dei modelli in articolatore si dovrà prestare molta attenzione al momento del fissaggio del modello superiore sul piano occlusale con l’ausilio della cera collante. Potremo quindi procedere con la gessatura del modello utilizzando gesso bianco.
Completata la gessatura del modello superiore potremo passare all’inferiore che verrà posizionato in posizione di occlusione rispetto al superiore utilizzando ancora una volta cera collante e quindi effettuare un’altra gessatura.

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- Classificazioni di Angle

Ovviamente le relazioni tra le due arcate, superiore e inferiore, non è sempre regolare, infatti Angle suddivise l’occlusione in tre classi:

Classe I o normocclusione – Una relazione molare di classe I è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe II o progenismo – Una relazione molare di classe II è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude mesialmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe III o prognatismo – Una relazione molare di classe III è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude distalmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Queste disfunzioni della masticazione sono spesso causate dal malposizionamento dell’osso mandibolare con un conseguente malfunzionamento dell’articolazione temporo mandibolare.

- Articolazione temporo-mandibolare

L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici (apertura, chiusura, protrusione, retrusione) ed asimmetrici (lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici).
Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

- Modellazione
Con la tecnica di modellazione di P.K. Thomas, si procede con la costruzione di tutti i coni delle cuspidi. Si passa quindi alla costruzione delle creste marginali e successivamente si completano i contorni. Completata la modellazione della tavolata occlusale, si può quindi controllare se vi sono precontatti tra i denti antagonisti e terminato questo passaggio andare a realizzare il colletto del dente utilizzando della cera per margini, una cera la cui caratteristica principale è quella di possedere una bassa retrazione termica. Questa tecnica è spesso associata ad una relazione   cuspide-fossa, in cui la cuspide funzionale si inserisce nella fossa occlusale del dente antagonista dando origine ad una elazione di tipo “dente a dente”.

- Fasi di preparazione del cilindro

Terminato il processo di modellazione in cera si potrà passare alla preparazione alla fusione e grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.
Si potrà quindi posizionare il modellato sulla base conica e creare uno spazio tra cilindro e rivestimento con l’ausilio un foglietto di amianto posizionato aderentemente al bordo e bloccato con della cera.
Completata la preparazione del cilindro si potrà quindi procedere con la colatura del rivestimento utilizzando il miscelatore sottovuoto..

- Fusione

Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e con l’ausilio del cannello si aumenterà la temperatura della lega fino a raggiungere uno stato liquido simile ad un “occhio di bue”. Rimuoveremo quindi il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

La funzione del forno di preriscaldo è quella di sottoporre calore al cilindro, bruciare la lega e consentire l’espansione alla massa di rivestimento.

La funzione della macchina a centrifuga è quella di iniettare la lega fusa all’interno del rivestimento con l’ausilio di un braccio meccanico che ruotando spinge la lega per forza centrifuga

- Smuffolatura della fusione

Completato il raffreddamento del cilindro si potrà procedere con la rottura del cilindro aiutandoci con un martello; e con un macchinario chiamato sabbiatrice eliminare gli ultimi residui di rivestimento e ossidi, potremo dunque procedere con la sgrossatura al banco utilizzando il manipolo, la prova su articolatore ed in fine la lucidatura.

- Provvisorio in resina

In attesa della realizzazione di una protesi definitiva si deve dare al paziente la possibilità di mangiare, ecco che interviene l’utilizzo del provvisorio in resina.
Innanzitutto si deve procedere con la modellazione in cera del dente o dei denti mancanti, poi si passa alla realizzazione della mascherina in silicone, il quale si indurisce se gli viene addizionato della pasta catalizzatore. Dopo aver creato una specie di “salsicciotto”, esso viene adattato al modello nella parte interessata e lasciato riposare fino al completo indurimento.
Terminato l’indurimento si potrà procedere con la colatura della resina a freddo nello spazio che intercorre tra la mascherina e il modello e creando una specie di “riserva” nella parte linguale del modello; il tutto non potrà essere effettuato se prima non si avrà isolato con dell’isolante UNIFUL che consentirà l’estrazione del provvisorio senza danneggiare i monconi. Si potrà quindi procedere con la cottura della resina immersa in acqua distillata all’interno della polimerizzatrice. Completata la cottura si potranno rimuovere dal modello mascherina e provvisorio e dopo un’attenta valutazione alla ricerca di imperfezioni si potrà procedere con la sgrossatura al banco, la lucidatura con pietra pomice e spazzola e lucidatura finale utilizzando Sidol.

Esperienza pratica in A.S.L.

La funzione principale di questo stage è stata quella di integrare la nostra persona nel mondo del lavoro; ad essa si associano il miglioramento e la finalizzazione delle nostre tecniche di lavoro
in modo tale da raggiungere un livello sufficientemente adatto per lo svolgimento del lavoro dell’odontotecnico. In questi 15 giorni ho saputo sentirmi parte di una società di lavoratori che agiscono non solo a scopo di lucro ma anche per il bene fisico e psicologico di coloro che per qualche motivo si rivolgono ad uno studio dentistico e di conseguenza ad uno studio odontotecnico.
Per bene fisico e psicologico si intende lo studio e l’applicazione di metodi più adatti per ridare ad una persona la capacità di nutrirsi e di sentirsi a proprio agio all’interno della società.

-Sala gessi
E’ la formazione di base di un odontotecnico, una volta acquisita la padronanza del gesso si potrà realizzare qualunque cosa con esso. È necessario quindi conoscerne ogni sua proprietà in modo tale da riuscire a sfruttare a nostro favore i tempi di presa e le percentuali gesso/acqua.
Dopo l’arrivo in studio di un impronta su cucchiaio si dovrà riprodurre la bocca del paziente colandovi all’interno del gesso giallo emi-idrato alfa e rimosso una volta terminato il tempo di presa. Squadrato il modello si effettueranno dei fori in corrispondenza dei monconi per poi applicarvi dei perni che aiuteranno per la rimozione e il riposizionamento di quest’ultimi una volta colato lo zoccolo e segato in corrispondenza dei monconi. Si potrà quindi passare alla radiatura dei monconi in modo tale da creare il giusto limite marginale da rispettare durante la modellazione.

PRIMA                                                                    DOPO

-Modellazione
Per ottenere un buon risultato finale è di primaria importanza compiere una buona modellazione degli elementi mancanti tenendo sempre conto che un modellato preciso consentirà di ridurre i tempi di sgrossatura del metallo
Nella creazione dei nostri elementi saremo aiutati da una serie di cere che verranno utilizzate a seconda delle nostre necessità; la cera verde per esempio è una cera molto morbida e facile da utilizzare e mi è stata consigliata per la realizzazione delle cappette, mentre altre cere, più secche e precise, sono adatte per la totale modellazione del dente.
Alla fine del lavoro ci sarà utile estrarre il modellato dai monconi, quindi nella prima fase della modellazione dovremo utilizzare dell’isolit, una sostanza che impedisce al gesso di assorbire una parte di cera; quindi potremo iniziare a modellare la parte edentula del modello. Completata la modellazione si controllerà l’occlusione e si controlleranno tutti i precontatti.

-Fusione
Grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.

Si passa quindi al fissaggio dell’estremità dei canali di colata alla base conica, posizionamento del foglietto di amianto e alla colata della massa di rivestimento miscelata in precedenza con l’aiuto del miscelatore sottovuoto.
Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e grazie all’induzione la fusione della lega potrà essere effettuata senza l’ausilio del cannello, e quando la lega raggiungerà uno stato liquido simile ad un “occhio di bue” rimuoveremo il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

-Resinatura delle faccette estetiche
Onde evitare un eventuale trasparenza delle resine e quindi della possibile visibilità della lega sottostante procederemo con la stesura di un sottile strato di opacizzante sulla parte vestibolare del dente e alla cottura in acqua distillata a 120°C per circa 8/10 minuti.
Terminata la cottura potremo stendere lo strato di dentina e subito dopo un sottile strato di smalto per conferire al dente una sfumatura graduale del colore e prima di cuocere la resina stenderemo uno strato di indurente.
Procederemo allora con una seconda cottura a 120° per circa 8/10 minuti.
Dopo la cottura la resina si presenterà ruvida e opaca, ma con la sgrossatura e la lucidatura renderemo la resinatura praticamente uguale ad un dente naturale.

Prima                                                                       Dopo

-Saldatura
La saldatura o meglio dire Brasatura consiste nell’unione di due parti metalliche riscaldate e unite con del saldame.
Per iniziare dovremo trovare la giusta posizione dei denti nei rispettivi monconi(figura 1) per poi unire le due parti da saldare con un’asta e della resina a freddo, dopodichè, con della cera andremo a coprire i punti da saldare in modo tale da impedire al rivestimento di ostruire la fessura.(figura 2)

(Figura 1)    (figura 2)

Dopo aver rimosso dalla base in gesso l’elemento, si procede con la creazione di un nuovo zoccolo utilizzando però del materiale da rivestimento.

Dopo tale procedimento potremo iniziare il vero e proprio processo di saldatura:
Con un cannello alimentato a gas botano e ossigeno cercheremo di aumentare la temperatura della lega per migliorare l’unione tra le due parti quindi, dopo aver aggiunto del fluidificante nel punto da saldare si procederà con l’apporto di un metallo con temperatura di fusione più basso di quello del nostro elemento in lega in modo da non modificare le caratteristiche anatomiche dei denti.
Un metodo molto efficace è quello di disegnare una linea oltre la quale il saldame non dovrà andare con una matita, e grazie alla proprietà della grafite di resistere alle alte temperature il materiale fuso sarà vincolato a percorrere una sola direzione.

Terminata la saldatura verrà verificato se il nostro elemento calza perfettamente nel modello iniziale, e se sarà così si procederà con la sgrossatura della parte saldata e la totale lucidatura della protesi.

Conclusione

Questi vari argomenti trattati nel mio cammino di Alternanza Scuola-Lavoro sono stati per me l’approfondimento di ciò che ho imparato a scuola dandomi soddisfazioni sempre più grandi ogni volta che un lavoro veniva terminato; posso quindi affermare che per me questa è stata un’esperienza molto importante non solo perché ho conosciuto delle persone che hanno saputo darmi lezioni di vita, ma anche perché mi ha consentito di conoscere il mondo del lavoro, migliorare la mia preparazione e la mia manualità, e in particolare farmi rendere conto se questo sarà oppure no il lavoro che un domani mi aiuterà a costruirmi una vita.

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