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gen 11

ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” VERONA

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALDATURA

-ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

-ESPERIENZA PRATICA AD ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

EDOARDO BEVILACQUA LAZISE
3’AOD
A/S 2008-2009

bevilacqua edoardo

bevilacqua edoardo

ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

INTRODUZIONE

In questo anno scolastico in laboratorio a scuola e abbiamo studiato come si costruisce una protesi fissa.
La protesi è qualsiasi sostituzione artificiale di un organo o di parti di esso, adatta a ripristinare le funzioni.
Noi abbiamo costruito una protesi di ricostruzione che ripristina un dente singolo o una parte di esso, qualora venga ricostruita tutta o quasi tutta la corona parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (weneer, corona tra quarti), quando viene ricostruita solo una parte del dente, parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (intarsio), quando invece verrà interessata anche la parte intraradicolare dell’elemento dentale, parleremo di protesi di ricostruzione intraradicolare (Richmond, perno moncone). Questi tipi di protesi sono fisse.

IMPRONTE

L’impronta viene registrata dal clinico, il quale registra in negativo la forma delle arcate dentarie, così da permettere all’odontotecnico di trarre una serie di trasformazioni in base alla situazione odontoiatrica del paziente.
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale alla stato pastoso all’interno del portampronte che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo della zona interessata.
Esistono molti tipo di materiali da impronta.
La pasta di Parigi è un materiale da impronta utilizzato per la saldatura di elementi protesici, è stata utilizzata per molto tempo anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse dovevano essere prima rotte per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi successivamente ricomposte e capitavano imprecisioni nei modelli finiti.
Dopodiché troviamo i materiali termoplastici, sono costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze. I materiali termoplastici possono servire a:
-ottenere impronte di piccole cavità di denti nei quali vengono realizzati gli intarsi;
-realizzare i bordi periferici dei portaimpronta di precisione;
-rilevare impronte di denti singoli;
-realizzare portaimpronta individuali presso lo studio odontoiatrico.
Poi troviamo paste a basa di ossido di zinco ed eugenolo, queste possono venire impiegate esclusivamente per la rilevazione di impronte mediante portaimpronta individuali di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribastatura delle protesi mobili.
Gli alginato o indrocolloidi irreversibili sono materiali in polvere che addizionato all’acqua si trasforma in una pasta. Questo materiale si può utilizzare una sola volta, e viene utilizzato per la realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici, per la ricostruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o dell’arcata antagonista.
Gli indocolloidi reversibili si usano in modo analogo ai materiali termoplastici, il pregio di questo materiale è la precisione, tuttavia n elimita l’uso alla rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse e alla duplicazione dei modelli in laboratorio.
Gli elastomeri sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più utilizzati. Questi materiali sono comunemente chiamati siliconi, infatti la loro più significativa caratteristica è l’elasticità. Rispetto agli idrocolloidi, oltre a ottenere più modelli dalla stessa impronta, gli elastomeri hanno il vantaggio di possedere una più elevata compatibilità con la maggior parte dei materiali da sviluppo.

SVILUPPO DEI MODELLI

I gessi sono classificati in quattro categorie:
-tipo I: gessi teneri per impronte, costituiti da solfato di calcio emi-idrato beta, si caratterizzano per la notevole precisione e i costi ridotti, sono molto fragili;
-tipo II: gessi teneri per modelli, composto da solfato di calcio emi-idrato beta, servono abitualmente nella realizzazione di modelli-studio, e in tutte le lavorazioni che non richiedono gesso molto resistente;
-tipo III: gessi duri per modelli, composti da solfato di calcio emi-idrato alfa, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi resistenti all’abrasione e alla compressione;
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, costituiti da solfato di calcio emi-idrato alfa modificato, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello: arcate antagoniste, elementi preparati.
Esistono vari tipi di sistemi di sviluppo.
Il sistema delle basi preformate consiste nel colare il modello, e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto plastico. Le due prti vanno unite prima che inizi la fase di presa, tale operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive lavorazioni.
Il sistema pindex invece prevede la colatura parziale dell’impronta, l fine di ottenere un modello a forma di ferro di cavallo. Dopo l’indurimento del gesso, il modello viene estratto dall’impronta e modificato per adattarlo a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione; poi mediante frese da gesso si rifinisce il modello. Il modello a ferro di cavallo viene quindi analizzato con la foragessi. Al termine delle operazioni, il ferro di cavallo risulterà forato nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili, vengono quindi fissati nei fori i perni e ritenzioni utilizzando cera collante. Completato l’indurimento della cera si realizzano delle tacche per garantire la stabilità del perno, si provvede quindi al bordaggio dell’arata con preformati in cera, cui seguono l’isolamento, l’inserimento della cera spia e infine la colatura dello zoccolo, quest’ultimo viene poi squadrato e si procede a sezionarlo nella parte precedentemente eseguita.
Il sistema perni a spillo era il più utilizzato in fase di colatura: il perno era munito di uno spillo che ne permetteva la posizionatura al centro dell’impronta del moncone; le ritenzioni per le parti non da sfilare erano realizzate utilizzando il gesso stesso. Veniva creato un modello a ferro di cavallo e veniva lasciato nell’impronta, dato che i perni si trovavano già inclusi nella struttura prima della colatura dello stesso, dopodiché si inseriva la cera spia e veniva isolato, si colava il gesso, lo si squadrava, veniva reperita la cera, l’incisione del modello in corrispondenza del perno, la sezione delle parti interessate e si ottenevano monconi sfilabili.
Una volta sviluppato il modello con uno di questi metodi, il moncone deve essere radiato e viene ricoperto da una cappetta in plastica.

APPARECCHIATURE (SVILUPPO DEI MODELLI)

Le apparecchiature utilizzate per lo sviluppo dei modelli sono:
-il vibratore: macchinario che fa vibrare l’impasto acqua-gesso e facilita l’operazione di colatura.
-mixer sottovuoto: si può utilizzare questo macchinario per miscelare l’impasto gesso-acqua e impedire la formazione di bolle d’aria.
-foragessi: macchinario che serve per creare buchi sul quale andranno inseriti i perni, questa macchina possiede un laser che punta dove si vuole fare il buco.
-squadramodelli: macchinario che serve per squadrare il modello, all’americana o alla francese.

ARTICOLATORI

L’articolatore è uno strumento meccanico che ha la funzione di riprodurre i movimenti mandibolari e il rapporto di occlusione. Esistono diversi tipi di articolatori, il più utilizzato è l’articolatore a valori medi (AVM). Questo compie i movimenti di apertura chiusura e lateralità.
In commercio però troviamo anche occlusori, utilizzati per il montaggio dei modelli studio e consentono solo il movimento di apertura e chiusura della bocca.
Poi abbiamo gli articolatori semi adattabili la cui caratteristica primaria consiste nel disporre di alcuni valori regolabili sulla base delle informazioni fornite dal clinico, questo articolatore ha la capacità di riprodurre esattamente l’assetto della arcata superiore rispetto all’articolazione temporo mandibolare mediante l’arco facciale.

CLASSIFICAZIONE DI ANGLE:
Si tratta di una classificazione ortodontia composta da tre classi principali e diverse sottoclassi. Si riferisce ai soggetti dentali, che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una chiave identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
-prima classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.
-seconda classe:la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore
-terza classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente con il solco mesio vestibolare del 1° molare inferiore.
ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE:
L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici di apertura, chiusura, protrusione, retrusione ed asimmetrici di lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici.Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

MODELLAZIONE

La modellazione in cera dei denti è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per quelle relative alla realizzazione della protesi fissa.
Esistono vari sistemi di modellazione, E. V. Payne sviluppò inizialmente un sistema per la ceratura gnatologica, giungendo alla realizzazione della zona occlusale secondo uno schema di controllo dell’applicazione della cera.
H. Lundeen variò il sistema di Payne e aggiungendovi l’impiego di cere cromatiche ad ogni particolare anatomico della superficie occlusale da ricostruire, queste due tecniche prevedono l’occlusione dente a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti.
Dopodiché abbiamo la modellazione secondo P. K. Thomas, questo è autore di una tecnica di modellazione che definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginale alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti detta appunto dente a dente.
TIPI DI CERE:
naturali di origine minerale:
-paraffina
-cere microcristalline
-ozocherite
-ceresina
-cera montana
naturali di origine animale:
-cera d’api
naturale di origine vegetale:
-cera carnauba
-cera candelilla
-cera del giappone
-burro di cacao
artificiali o sintetiche:
-polimeri di polietilene
-esteri di acidi grassi superiori con alcoli superiori
-polimeri si glicoli etilenici
CARATTERISTICHE DEL MODELLATO IN CERA:
Prima di mettere in fusione il modellato in cera bisogna assicurarsi che nel modellarlo abbiamo rispettato delle particolari caratteristiche:
la forma del tavolato occlusale, controllare il bordo di chiusura che non deve avere nessuna imperfezione e chiudere perfettamente sul moncone, lo spessore non deve essere inferiore a 0.3 mm, se stiamo facendo un ponte controllare che le saldature tra gli elementi siano omogenee, l’elemento a ponte deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile, se dobbiamo farci la parte estetica con la resina bisogna scavare la parte vestibolare e l’elemento a ponte scavato a cassetta.

FASI DI FUSIONE

Una volta ultimata la modellazione attacchiamo il canale di colata al dente, questo solitamente va posto nella parte più spessa del dente, questo canale servirà come percorso di ingresso della lega fino a raggiungere la forma lasciata dal modellato nel rivestimento.
Una volta attaccato questo fissiamo il modellato nel cilindro; esistono vari tipi di cilindri, in metallo, in plastica, in silicone e in gomma.
Ora viene colata la massa di rivestimento all’interno del cilindro, questa può essere di due tipi:
-legante gessoso: si ottiene da polvere più acqua distillata o demineralizzata, è adatta per le fusioni di metalli nobili, ha un trattamento termico molto lungo, e poiché molto fragile necessita di un cilindro in metallo.
-legante fosfatico: si ottiene da polvere predosata in buste più liquido di miscelazione, è adatta per fusioni di metalli non nobili.
Colato il rivestimento lo lasciamo indurire e poi inserito nel forno di preriscaldo e lasciato fino che arrivi ad una temperatura di circa 850° C.
Raggiunta la temperatura prestabilita, il cilindro viene introdotto nella fonditrice in vista della colatura del metallo che prenderà il posto nella cavità lasciata libera dalla cera.
Esistono diversi tipi di macchine per fusione:
-a cannello: si fonde il metallo in un crogiolo in ceramica con una fiamma di gas più aria compressa, questa è adatta per metalli e leghe nobili.
-a induzione: elettro muffola che contiene un crogiolo che fonde il metallo per tempo impostato elettronicamente.
Una volta che il metallo si sia perfettamente raffreddato si può procedere alla rimozione del rivestimento del manufatto metallico, fatto ciò si sabbia il dente e si torna sul banco di lavoro, mediante un disco separatore stacchiamo la matarozza e si colloca la fusione sul modello in gesso per vedere se calza alla perfezione. Poi comincia la sgrossatura e la rifinitura del modello con successiva lucidatura con spazzolini e paste lucidanti.
Il lavoro ultimato può quindi essere inviato allo studio.

APPARECCHIATURE (FASI DI FUSIONE)

Le apparecchiature utilizzate nelle varie fasi di fusione sono:
-mixer sottovuoto: macchinario che serve a miscelare la massa di rivestimento impedendo la formazione di bolle d’aria;
-vibratore: macchinario che fa vibrare la massa di rivestimento e facilita l’operazione di colatura;
-forno di preriscaldo: macchinario in cui viene inserito il cilindro con il modellato in cera il cui la temperatura sale fino a 850°C e poi sarà pronto per la fusione;
-macchina per fusione: macchinario in cui viene posizionato il cilindro e attraverso la forza centrifuga fa entrare la lega.

ESPERIENZA PRATICA NEL PERIODO DI ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

In questi due mesi la scuola ci ha dato la possibilità di andare in un laboratorio odontotecnico per tre settimane. Un primo periodo in Gennaio e un secondo a Febbraio.
Questo progetto si chiama alternanza scuola lavoro e ha come obbiettivo finale la costruzione di una protesi fissa.
Per prima cosa abbiamo realizzato, da un impronta in silicone, un modello in gesso tipo quattro con perni a spillo per far si k i monconi possano essere sfilabili, è stato miscelato il gesso con un mixer sottovuoto, per impedire la formazione di bolle d’aria, poi con l’uso di un vibratore abbiamo colato impasto gesso-acqua nell’impronta in silicone, dopodiché lo abbiamo lasciato indurire.
Indurito il modello viene squadrato mediante una squadramodelli e con un disco rotante si utilizza il micromotore per dividere i monconi e renderli sfilabili.
Il modello superiore possiede un ponte anteriore tra l’incisivo centrale e il canino, mentre il modello inferiore un moncone sfilabile sul primo molare destro.
Una volta sviluppato il modello, viene gessato in articolatore, noi abbiamo usato un AVM (articolatore a valori medi).
Dopo aver diviso i due modelli con la vaporizzatrice, è stata messa una lacca spaziatrice sui monconi, per creare quello spazio, dove, una volta inserito il dente sul moncone del paziente, c’è lo spazio necessario per farci stare il cemento.
Poi si passa a isolare i monconi e cominciamo la modellazione in cera goccia a goccia secondo P.K.Thomas, per fare ciò deve usufruire di un bunsen a fiamma o l’elettrospatola.
Modellati i denti bisogna scavarli vestibolarmente per farci stare la parte estetica che viene realizzata in resina o in ceramica, importante ricordarsi che se si fa un ponte l’elemento a ponte va scavato a cassetta e deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile.
Lo spessore dove viene scavato il dente non deve essere inferiore a 0.3 mm e le saldature tra i vari elementi devono essere omogenee.
Per i colletti viene usata un altro tipo di cera, la cera per bordi, la particolarità di questa cera è che non ha restrizioni, poiché i bordi di chiusura devono essere perfetti senza alcuna imperfezione.
Fatto ciò sulla faccia vestibolare si pone l’adesivo e le palline ritentive, per far si che la resina si attacca adeguatamente.
Ora si passa alle fasi di preparazione del cilindro, questo ha una base in gomma e il cilindro stesso può essere di metallo, in cui viene inserito un apposito foglio per regolare l’espansione, oppure in gomma e ha un’espansione libera.
Sul margine del dente viene attaccato il perno di colata, questo possiede una nutrice, che rallenta e controlla la spinta della lega e fa da riserva di metallo nel caso di errato calcolo del peso, la nutrice va posizionata nel centro termico e il modellato appena al di sopra.
Fatto questo si deve versare la massa di rivestimento all’interno del cilindro; esistono due tipi di rivestimento, a legante gessoso e a legante fosfatico, noi in laboratorio abbiamo usato quest’ultimo, poiché usiamo come metallo il cromo-cobalto.
Il rivestimento prima di essere colato all’interno del cilindro va miscelato con un mixer sottovuoto, per impedire che si creino bolle d’aria, quando lo si versa bisogna fare molta attenzione a livello dei denti k non si formano bolle, ora lo si lascia circa 20 minuti ad indurirsi prima di inserirlo nel forno di preriscaldo.
Una volta indurito si toglie la base in gomma e si inserisce il cilindro nel forno, dove la temperatura si alza fino a circa 850°C, la cera e i canali di colata si sciolgono e lasciano lo spazio dove si inserirà la lega.
Nel frattempo si prende il crogiolo con la lega al suo interno per fonderla.
Tolto dal forno si prende il cilindro con le pinze e lo si pone all’interno della fonditrice, ne esistono di due tipi, a induzione e a cannello.
Il braccio della fonditrice ha alla estremità sinistra un contrappeso regolabile, spostato più a destra un fulcro, e nell’altra estremità il crogiolo e la sede per il cilindro. Cambiando la posizione del contrappeso, aumenta o diminuisce la spinta del metallo fuso dentro la cavità del cilindro.
Noi in laboratorio abbiamo una fonditrice a induzione. Una volta fatta partire la centrifuga si aspetta qualche secondo, si estrae il cilindro che viene messo a raffreddare.
Dopodiché si passa alla rimozione del rivestimento, questa avviene a cilindro raffreddato, si rompe il rivestimento con un martelletto o delle pinze facendo molta attenzione a non danneggiare il modellato, fatto questo i denti vengono sabbiati mediante la sabbiatrice che serve per rimuovere il rivestimento attaccato alla superficie del metallo, la sabbia usata è un biossido di alluminio che oltre a togliere il rivestimento toglie gli ossidi superficiali.
Poi si va al banco di lavoro e mediante un disco separatore a carborundum di tung-steno si tagliano i canali di colata, e sempre con il micromotore si sgrossa con frese in tung-steno a taglio incrociato, diamantate, acciai sottili per rifinire, facendo molta attenzione ai colletti. Infine si lucida con dischi abrasivi in gomma; con spazzolini lucidanti a pelo di capra con sasso marcio, e spazzolino lucidante in feltro e pasta brillantante.
Come ultimo passaggio abbiamo realizzato la parte estetica dei vari denti, tramite resina fotopolimerizzante. Inizialmente si mette uno strato di opaco e posto in cottura nella fotopolimerizzatrice, tale apparecchiatura verrà in seguito utilizzata anche per l’indurimento di altre masse. Se necessario si può applicare un altro strato di opaco. Fatto ciò si applica lo smalto e la dentina, ne esistono di molti colori e viene utilizzata quella k ci richiede il medico, dopodiché si inserisce ancora una volte nella fotopolimerizzatrice per un ultima cottura. Si estraggono i denti, con le frese si compiono le ultime rifiniture, si lucida la resina e il dente è completato.

ago 26

Istituto Professionale di Stato per l’Industria
e l’Artigianato
“Enrico Fermi” Verona

Relazione di laboratorio odontotecnico in tema di
Fusione e Saldatura

Svolta da:
Uberti Elia
Terza A^od
Anno sc. 2008.09

uberti elia

uberti elia

Se desiderate visualizzare la relazione completa di immagini e schemi, cliccate sul link seguente:

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Indice

1.    Esperienza teorica a scuola:
-    Impronte
-    Modelli
-    Gessatura in articolatore
-    Classificazioni di Angle
-    L’articolazione temporo mandibolare
-    Modellazione
-    Fasi di preparazione del cilindro
-    Fusione
-    Smuffolatura fusione
-    Provvisorio in resina

2.    Esperienza pratica in A.S.L
-    Introduzione
-    Sala gessi
-    Modellazione
-    Fusione
-    Resinatura delle faccette estetiche
-    Saldatura
-    Conclusione

Esperienza teorica a scuola

-Impronte.

Con la realizzazione di un’impronta avremo di fronte a noi la rilevazione al “negativo”  della bocca del paziente. Per ottenere un’impronta è necessario posizionare dell’apposita pasta all’interno di un cucchiaio solitamente in acciaio inox, questo cucchiaio verrà premuto all’interno della bocca contro l’arcata interessata.
Per effettuare un’impronta sono necessari diversi tipi di materiali e ognuno di essi ha differenti proprietà, solitamente viene utilizzato l’alginato, una polvere che miscelata con l’acqua ha un tempo di presa molto breve; oppure per un’impronta pressoché perfetta che ci permette di rilevare quasi tutti i dettagli fra cui i sottosquadri si potranno utilizzare gli elastomeri che si presentano in paste che induriscono grazie ad un catalizzatore.

-Gessi.

Per poter avere la vera rappresentazione della bocca del nostro paziente si deve apportare dell’apposito materiale all’interno dell’impronta.
Il materiale più usato per lo sviluppo delle impronte è il gesso in polvere, che mescolato omogeneamente con l’acqua produce una miscela pastosa.
A seconda delle sue proprietà e utilizzi il gesso viene suddiviso in vari tipi:

-Gesso di tipo I, chiamato anche pasta di Parigi viene utilizzato per il fissaggio di parti metalliche.
-Gesso di tipo II, è un gesso tenero, denominato emi-idrato Beta per modelli studio e fissaggio in articolatore.
-Gesso di tipo III, è un gesso duro, denominato emi-idrato Alfa è utilizzato per la colatura di modelli necessari per la realizzazione di protesi totali.
-Gesso di tipo IV, gesso extraduro emi-idrato alfa, è reperibile in varie colorazioni ed è principalmente indicato per la colatura di modelli per protesi fissa.
-Gesso di tipo IV’, utilizzato per modelli di ortodonzia.

Esistono vari metodi di sviluppo che vanno da i più tradizionali ai più tecnologici, il più usato nel campo dell’odontotecnica è il sistema Pindex a moncone sfilabile:
Dopo una attenta valutazione sul tipo di gesso da utilizzare si potrà passare allo sviluppo dell’impronta, processo piuttosto delicato poiché dovremo evitare la formazione di bolle all’interno del gesso. Con l’ausilio di un vibratore potremo quindi far risalire in superficie anche le bolle più insidiose e completato il tempo di presa del gesso potremo rimuovere il modello dall’impronta e grazie alla squadramodelli, macchinario con lama ruvida e tondeggiante con diametro di circa 30 cm, squadrarlo per prepararlo alla foratura. Per il processo di foratura è necessario una foragessi, macchinario che con l’ausilio del laser consente di individuare il punto dove si andrà a forare.
Ovviamente si andrà a forare e quindi ad inserire il perno solo nelle zone interessate e quindi in corrispondenza dei monconi.
Si potrà quindi passare alla realizzazione dello zoccolo: dopo la miscelazione di gesso giallo potremo creare una massa simile ad uno zoccolo dove potremo posizionare il nostro ferro di cavallo ricavato in precedenza. Terminato il tempo di presa si potrà passare alla squadratura di quest’ultimo facendo sempre attenzione in modo da non andare a danneggiare i denti.
Terminata la squadratura si potrà poi procedere con la gessatura in articolatore.

-Gessatura in articolatore.

L’articolatore è uno strumento la cui funzione è quella di riprodurre i movimenti della bocca in modo il più possibile simile alla realtà. Esistono vari tipi di articolatore ma il più usato è l’articolatore A.V.M.
Per assicurare una buona posizione dei modelli in articolatore si dovrà prestare molta attenzione al momento del fissaggio del modello superiore sul piano occlusale con l’ausilio della cera collante. Potremo quindi procedere con la gessatura del modello utilizzando gesso bianco.
Completata la gessatura del modello superiore potremo passare all’inferiore che verrà posizionato in posizione di occlusione rispetto al superiore utilizzando ancora una volta cera collante e quindi effettuare un’altra gessatura.

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- Classificazioni di Angle

Ovviamente le relazioni tra le due arcate, superiore e inferiore, non è sempre regolare, infatti Angle suddivise l’occlusione in tre classi:

Classe I o normocclusione – Una relazione molare di classe I è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe II o progenismo – Una relazione molare di classe II è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude mesialmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Classe III o prognatismo – Una relazione molare di classe III è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude distalmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.

Queste disfunzioni della masticazione sono spesso causate dal malposizionamento dell’osso mandibolare con un conseguente malfunzionamento dell’articolazione temporo mandibolare.

- Articolazione temporo-mandibolare

L’ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.
Si distinguono infatti movimenti simmetrici (apertura, chiusura, protrusione, retrusione) ed asimmetrici (lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici).
Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l’articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.

- Modellazione
Con la tecnica di modellazione di P.K. Thomas, si procede con la costruzione di tutti i coni delle cuspidi. Si passa quindi alla costruzione delle creste marginali e successivamente si completano i contorni. Completata la modellazione della tavolata occlusale, si può quindi controllare se vi sono precontatti tra i denti antagonisti e terminato questo passaggio andare a realizzare il colletto del dente utilizzando della cera per margini, una cera la cui caratteristica principale è quella di possedere una bassa retrazione termica. Questa tecnica è spesso associata ad una relazione   cuspide-fossa, in cui la cuspide funzionale si inserisce nella fossa occlusale del dente antagonista dando origine ad una elazione di tipo “dente a dente”.

- Fasi di preparazione del cilindro

Terminato il processo di modellazione in cera si potrà passare alla preparazione alla fusione e grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.
Si potrà quindi posizionare il modellato sulla base conica e creare uno spazio tra cilindro e rivestimento con l’ausilio un foglietto di amianto posizionato aderentemente al bordo e bloccato con della cera.
Completata la preparazione del cilindro si potrà quindi procedere con la colatura del rivestimento utilizzando il miscelatore sottovuoto..

- Fusione

Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e con l’ausilio del cannello si aumenterà la temperatura della lega fino a raggiungere uno stato liquido simile ad un “occhio di bue”. Rimuoveremo quindi il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

La funzione del forno di preriscaldo è quella di sottoporre calore al cilindro, bruciare la lega e consentire l’espansione alla massa di rivestimento.

La funzione della macchina a centrifuga è quella di iniettare la lega fusa all’interno del rivestimento con l’ausilio di un braccio meccanico che ruotando spinge la lega per forza centrifuga

- Smuffolatura della fusione

Completato il raffreddamento del cilindro si potrà procedere con la rottura del cilindro aiutandoci con un martello; e con un macchinario chiamato sabbiatrice eliminare gli ultimi residui di rivestimento e ossidi, potremo dunque procedere con la sgrossatura al banco utilizzando il manipolo, la prova su articolatore ed in fine la lucidatura.

- Provvisorio in resina

In attesa della realizzazione di una protesi definitiva si deve dare al paziente la possibilità di mangiare, ecco che interviene l’utilizzo del provvisorio in resina.
Innanzitutto si deve procedere con la modellazione in cera del dente o dei denti mancanti, poi si passa alla realizzazione della mascherina in silicone, il quale si indurisce se gli viene addizionato della pasta catalizzatore. Dopo aver creato una specie di “salsicciotto”, esso viene adattato al modello nella parte interessata e lasciato riposare fino al completo indurimento.
Terminato l’indurimento si potrà procedere con la colatura della resina a freddo nello spazio che intercorre tra la mascherina e il modello e creando una specie di “riserva” nella parte linguale del modello; il tutto non potrà essere effettuato se prima non si avrà isolato con dell’isolante UNIFUL che consentirà l’estrazione del provvisorio senza danneggiare i monconi. Si potrà quindi procedere con la cottura della resina immersa in acqua distillata all’interno della polimerizzatrice. Completata la cottura si potranno rimuovere dal modello mascherina e provvisorio e dopo un’attenta valutazione alla ricerca di imperfezioni si potrà procedere con la sgrossatura al banco, la lucidatura con pietra pomice e spazzola e lucidatura finale utilizzando Sidol.

Esperienza pratica in A.S.L.

La funzione principale di questo stage è stata quella di integrare la nostra persona nel mondo del lavoro; ad essa si associano il miglioramento e la finalizzazione delle nostre tecniche di lavoro
in modo tale da raggiungere un livello sufficientemente adatto per lo svolgimento del lavoro dell’odontotecnico. In questi 15 giorni ho saputo sentirmi parte di una società di lavoratori che agiscono non solo a scopo di lucro ma anche per il bene fisico e psicologico di coloro che per qualche motivo si rivolgono ad uno studio dentistico e di conseguenza ad uno studio odontotecnico.
Per bene fisico e psicologico si intende lo studio e l’applicazione di metodi più adatti per ridare ad una persona la capacità di nutrirsi e di sentirsi a proprio agio all’interno della società.

-Sala gessi
E’ la formazione di base di un odontotecnico, una volta acquisita la padronanza del gesso si potrà realizzare qualunque cosa con esso. È necessario quindi conoscerne ogni sua proprietà in modo tale da riuscire a sfruttare a nostro favore i tempi di presa e le percentuali gesso/acqua.
Dopo l’arrivo in studio di un impronta su cucchiaio si dovrà riprodurre la bocca del paziente colandovi all’interno del gesso giallo emi-idrato alfa e rimosso una volta terminato il tempo di presa. Squadrato il modello si effettueranno dei fori in corrispondenza dei monconi per poi applicarvi dei perni che aiuteranno per la rimozione e il riposizionamento di quest’ultimi una volta colato lo zoccolo e segato in corrispondenza dei monconi. Si potrà quindi passare alla radiatura dei monconi in modo tale da creare il giusto limite marginale da rispettare durante la modellazione.

PRIMA                                                                    DOPO

-Modellazione
Per ottenere un buon risultato finale è di primaria importanza compiere una buona modellazione degli elementi mancanti tenendo sempre conto che un modellato preciso consentirà di ridurre i tempi di sgrossatura del metallo
Nella creazione dei nostri elementi saremo aiutati da una serie di cere che verranno utilizzate a seconda delle nostre necessità; la cera verde per esempio è una cera molto morbida e facile da utilizzare e mi è stata consigliata per la realizzazione delle cappette, mentre altre cere, più secche e precise, sono adatte per la totale modellazione del dente.
Alla fine del lavoro ci sarà utile estrarre il modellato dai monconi, quindi nella prima fase della modellazione dovremo utilizzare dell’isolit, una sostanza che impedisce al gesso di assorbire una parte di cera; quindi potremo iniziare a modellare la parte edentula del modello. Completata la modellazione si controllerà l’occlusione e si controlleranno tutti i precontatti.

-Fusione
Grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.

Si passa quindi al fissaggio dell’estremità dei canali di colata alla base conica, posizionamento del foglietto di amianto e alla colata della massa di rivestimento miscelata in precedenza con l’aiuto del miscelatore sottovuoto.
Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e grazie all’induzione la fusione della lega potrà essere effettuata senza l’ausilio del cannello, e quando la lega raggiungerà uno stato liquido simile ad un “occhio di bue” rimuoveremo il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.

-Resinatura delle faccette estetiche
Onde evitare un eventuale trasparenza delle resine e quindi della possibile visibilità della lega sottostante procederemo con la stesura di un sottile strato di opacizzante sulla parte vestibolare del dente e alla cottura in acqua distillata a 120°C per circa 8/10 minuti.
Terminata la cottura potremo stendere lo strato di dentina e subito dopo un sottile strato di smalto per conferire al dente una sfumatura graduale del colore e prima di cuocere la resina stenderemo uno strato di indurente.
Procederemo allora con una seconda cottura a 120° per circa 8/10 minuti.
Dopo la cottura la resina si presenterà ruvida e opaca, ma con la sgrossatura e la lucidatura renderemo la resinatura praticamente uguale ad un dente naturale.

Prima                                                                       Dopo

-Saldatura
La saldatura o meglio dire Brasatura consiste nell’unione di due parti metalliche riscaldate e unite con del saldame.
Per iniziare dovremo trovare la giusta posizione dei denti nei rispettivi monconi(figura 1) per poi unire le due parti da saldare con un’asta e della resina a freddo, dopodichè, con della cera andremo a coprire i punti da saldare in modo tale da impedire al rivestimento di ostruire la fessura.(figura 2)

(Figura 1)    (figura 2)

Dopo aver rimosso dalla base in gesso l’elemento, si procede con la creazione di un nuovo zoccolo utilizzando però del materiale da rivestimento.

Dopo tale procedimento potremo iniziare il vero e proprio processo di saldatura:
Con un cannello alimentato a gas botano e ossigeno cercheremo di aumentare la temperatura della lega per migliorare l’unione tra le due parti quindi, dopo aver aggiunto del fluidificante nel punto da saldare si procederà con l’apporto di un metallo con temperatura di fusione più basso di quello del nostro elemento in lega in modo da non modificare le caratteristiche anatomiche dei denti.
Un metodo molto efficace è quello di disegnare una linea oltre la quale il saldame non dovrà andare con una matita, e grazie alla proprietà della grafite di resistere alle alte temperature il materiale fuso sarà vincolato a percorrere una sola direzione.

Terminata la saldatura verrà verificato se il nostro elemento calza perfettamente nel modello iniziale, e se sarà così si procederà con la sgrossatura della parte saldata e la totale lucidatura della protesi.

Conclusione

Questi vari argomenti trattati nel mio cammino di Alternanza Scuola-Lavoro sono stati per me l’approfondimento di ciò che ho imparato a scuola dandomi soddisfazioni sempre più grandi ogni volta che un lavoro veniva terminato; posso quindi affermare che per me questa è stata un’esperienza molto importante non solo perché ho conosciuto delle persone che hanno saputo darmi lezioni di vita, ma anche perché mi ha consentito di conoscere il mondo del lavoro, migliorare la mia preparazione e la mia manualità, e in particolare farmi rendere conto se questo sarà oppure no il lavoro che un domani mi aiuterà a costruirmi una vita.

lug 18

ISTITUTO PROFESSIONALE DELL’INDUSTRIA E DELL’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI”

RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALdATURA

1) ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

2) ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA SCUOLA E LAVORO
Nicola Pasetto

pasetto nicola
pasetto nicola

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relazione-di-pasetto-nicola

Classe terza A

anno scolastico 2008-2009
1) ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

-INTRODUZIONE:
Il terzo anno scolastico di odontotecnica al Fermi è stato dal punto di vista teorico molto ricco,ho imparato infatti un sacco di nozioni tecniche e termini tecnici che mi hanno aiutato molto nell’ esperienza  pratica.

-IMPRONTE:

-IMPRONTA IN ELASTOMERO

Le impronte dentali le prende l’ odontoiatra in studio dentistico utilizzando uno speciale strumento chiamato cucchiaio universale. Esse rappresentano il negativo delle arcate dentarie del paziente. Le impronte dentali vengono rilevate utilizzando vari tipi di paste da impronta da applicare sopra al cucchiaio universale. Esse sono:
ALGINATO: idrocolloide irreversibile in quanto una volta indurito non è più possibile riutilizzarlo per altre impronte. È un materiale in polvere,addizionato all’acqua in cosi opportune si trasforma in pasta che,inserita nel portaimpronta e posizionata dal dentista nel cavo orale del paziente,indurisce in circa due minuti.
IDROCOLLOIDI REVERSIBILI: tramite la bollitura e il successivo raffreddamento dell’agar-agar,un particolare tipo di alga marina rossa,si ottiene una gelatina che viene commercializzata sia allo stato “solido”(sotto forma di bastoncini),sia in apposite siringhe.
MATERIALI TERMOPLASTICI: tali materiali hanno la caratteristica di diventare morbidi quando esposti a fonti di calore(aqua calda,aria calda,fiamma). La loro temperatura di ammorbidimento oscilla tra i 55°-65°C
ELASTOMERI: idrocolloide reversibile in quanto una volta presa l’ impronta è possibile riutilizzarlo a scopo di rilevare altre impronte. Grazie alla loro facilità di utilizzo,alle loro buone doti di precisione,alla loro stabilità dimensionale e resistenza,gli elastomeri sono i materiali da impronta più utilizzati. Si trovano in vendita sotto forma di due paste (pasta base + catalizzatore in pasta),oppure di una pasta e di un liquido (Pasta base + catalizzatore liquido).
Questi sono i tipi di materiali da impronta più utilizzati,ne esistono altri ad esempio la PASTA DI PARIGI,ormai non più utilizzata per le impronte in quanto realizzata in gesso e quindi troppo rigida,necessitava di essere rotta per rimuoverla dalla bocca del paziente,successivamente ricomporla in laboratorio e in fine colarla. Era un procedimento lungo e complesso per poi ottenere un risultato poco preciso e non conforme alle arcate del paziente

-SVILUPPO DEI MODELLI:

-MODELLO IN GESSO CON MONCONI SEZIONATI

Lo sviluppo dei modelli consiste nel colare nell’ impronta del gesso mischiato nelle giuste proporzioni con acqua. Il tutto va svolto sopra al vibratore,un apparecchio che vibrando permette lo scorrimento omogeneo del gesso nell’ impronta. Esistono varie tipologie di gesso utilizzate per lo sviluppo dei modelli,esse sono:
TIPO 1°: gessi teneri per impronte,molto precisi ed economici ma anche molto fragili. La composizione chimica dei gessi di tipo 1° è per la maggioranza di solfato di calcio emi-idrato beta.
TIPO 2°: gessi teneri per modelli,utilizzati per la realizzazione di modelli studio,e in tutte le lavorazioni che nono richiedono un gesso molto resistente.
La loro composizione chimica è prevalentemente di solfato di calcio emi-idrato beta.
TIPO 3°: gessi duri per modelli,impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi discretamente resistenti all’abrasione a alla compressione. La loro composizione chimica è di solfato di calcio emi-idrato alfa.
TIPO 4°: gessi extra duri per modelli,sono utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello come arcate antagoniste,monconi,cavità per intarsi ecc…Presentano una composizione chimica di solfato di calcio  emi-idrato alfa modificato.

I VALORI INDICATIVI DEL RAPPORTO DI MISCELAZIONE DEI DIVERSI TIPI DI GESSI
Tipi 1 e 2    45-60 ml. acqua    100g. polvere di gesso
Tipo 3    27-36 ml. acqua    100g. polvere di gesso
Tipo 4    20-25 ml. acqua    100g. polvere di gesso

-GESSATURA IN ARTICOLATORE
L’articolatore è uno strumento in grado di riprodurre i movimenti di apertura,chiusura e lateralità della bocca. Ci sono tre tipologie di articolatori  utilizzate in campo odontotecnico:

-OCCLUSORE: il più semplice ed economico riproduce solo apertura e chiusura delle arcate del paziente,non presenta l’asta rigida simulante la linea mediana.

-ARTICOLATORE A VALORE MEDIO (A.V.M.): riproduce i movimenti  di apertura,chiusura e lateralità con una traslazione di 15° come nella normalità,presenta un’ asta rigida simulante la linea mediana del corpo e il piano occlusale che è un ripiano su cui posizionare il modello superiore prima di ingessarlo.

-ARTICOLATORE A VALORE INDIVIDUALE: presenta le stesse caratteristiche dell’A.V.M. con la differenza che ogni movimento riprodotto può essere misurato individualmente. Per una corrette ingessatura in articolatore bisogna prestare molta attenzione a vari punti fondamentali:
-controllare che la linea delle cuspidi dei molari  sia in linea con il piano occlusale.
-guardare che la linea mediana del modello coincida con l’ asta rigida.
-controllare in rapporto d’ occlusione la classe di Angle.
Quest’ ultima è una classificazione ortodontica composta da tre classi principali. Si riferisce ai soggetti dentali,che classifica principalmente nella tre classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.
-NORMO-OCCLUSIONE(o prima classe di Angle),presente nella maggior parte della popolazione: la cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.
PROGENISMO(o seconda classe di Angle): La cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.
-PROGNATISMO(o terza classe di Angle): la cuspide mesio-vestibolare del 1°molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del 1°molare inferiore.

-MODELLAZIONE:
una volta ingessato in articolatore si comincia la modellazione in cera degli elementi dentali,utilizzando la tecnica “goccia a goccia” con strumento e bunsen. Nel laboratorio di scuola ho adottato la tecnica di modellazione “dente a dente” di P. K. Thomas che consiste nel realizzare un’ occlusione tra denti singoli. Il modellato in cera è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico serve per la trasformazione di parti di protesi in metallo o resina,per la modellazione di corone e intarsi,ma in special modo per realizzare la protesi fissa.

Le cere usate per la modellazione sono:
-CERA PER MODELLAZIONE: cera morbida che rammollisce a basse temperature,utilizzata principalmente per modellare la corona dentale. Vengono suddivise in: cere per fusione,cera per placche base,cera per intarsi,cere per ponti e corone

-Cera per fusione: utilizzata per la modellazione parziale o totale di protesi da trasformare in metallo mediante il procedimento della fusione. Sono composte da un miscuglio di paraffina,cera d’api,carnauba,ceresina,stearina resina Dammer e cere sintetiche. Sono fornite in commercio sotto forma di bastoncini,lastre,coni,perle e in altre varietà di forme.

-Le cere per placche base si dividono in tre categorie:

CERE MORBIDE: impiegate nella modellazione di margini e placche.
CERE CON DUREZZA MEDIA: utilizzate nel confezionamento di basi che andranno provate dal medico nella bocca del paziente.
CERE DURE: hanno lo stesso impiego delle cere medie tranne che per la loro maggior durezza hanno una più elevata temperatura di ammorbidimento.

-Le cere per intarsi si utilizzano appunto,per la modellazione di intarsi mediante due principali sistemi:
metodo diretto = Il medico modella direttamente l’intarsio nel cavo orale,inviandolo poi al laboratorio per la fusione.
metodo indiretto = l’intarsio viene modellato dal tecnico su un modello sviluppato da un’impronta inviata dal medico al laboratorio.

-cere per ponti e corone: sono utilizzate per la modellazione di strutture proteiche. In commercio esistono quattro tipi di tali cere:
-ponti,corone e margini cervicali di corone (chiusure). Queste cere presentano un’elevata stabilità dimensionale durante il raffreddamento.

-Superfici masticanti,cappette e lavori fresati. Queste cere presentano un’elevata durezza per consentire di lavorarle anche con frese da trapano.
-Parti secondarie di lavori fresati.

-ivory wax,cioè cere di colore avorio per superfici vestibolari di ponti e corone in metallo. Esse verranno sostituite dalle resine tramite il procedimento della muffola; anche se non devono essere sottoposte al procedimento di fusione,tali cere presentano le stesse caratteristiche delle loro simili,eccettuata la caratteristica di presentare un colore molto chiaro (bianco o avorio),cosa che permette loro di non macchiare le superfici dello stampo (muffola).

-FASI DI PREPARAZIONE DEL MODELLATO NEL CILINDRO:

La preparazione consiste nel porre il modellato in cera in un cilindro per fusione,si applica al modellato sul punto più voluminoso il perno di fusione,un perno in cera che si trasformerà in un canale di colata dopo la messa nel forno. Il modellato va posto nel cilindro a circa 4 millimetri al di sopra del centro termico (centro del cilindro) questa operazione è molto importante in quanto se le misure non corrispondono la fusione nono riesce. Una volta sistemato il modellato nel cilindro viene colato al suo interno uno speciale prodotto chiamato “massa di rivestimento”. Essa serve oltre che a garantire la forma del modellato in cera dopo la messa nel forno,anche a compensare il fenomeno della dilatazione/contrazione in fase di raffreddamento. Queste operazioni sono rese possibili dai seguenti macchinari:

-MISCELATORE SOTTO VUOTO: che centrifugando per tempi predeterminati impedisce la formazione di bolle d’aria all’ interno del rivestimento. Il miscelatore sotto vuoto che compie l’operazione sopra descritta assomiglia a un’ elettrodomestico  (frullatore) in quanto la sua funzione principale è di far girare molto velocemente la miscela di rivestimento con un più la funzione fondamentale di estrarre tutte le bolle d’ aria che pregiudicherebbero la precisione dell’ opera.

-FORNO: il forno di fusione è un’ apparecchio elettrico di dimensioni contenute che ha la funzione di portare progressivamente il rivestimento contenente il modello di cera a una temperatura che va tra i 650-750°C, consentendo così il completa eliminazione della cera. In questo modo il rivestimento è pronto per ricevere la fusione.

-FASI DI FUSIONE:
-FONDITRICE: la fonditrice utilizzata a scuola è quella a cannello,consiste in un cannello a gas con integrazione di aria compressa che serve per la fusione della lega. Le parti fondamentali della fonditrice sono formate da una sede per il cilindro,da un contrappeso per bilanciare il cilindro in fase di rotazione e da un perno centrale che funge da fulcro. Il trasferimento della lega fusa avviene attraverso il braccio su cui si trova il crogiolo e passa tramite forza centrifuga nel cilindro.
La fusione si può dividere in due fasi: la prima consiste nel fondere la lega metallica nel crogiolo con il cannello, la seconda consiste nel posizionare il cilindro per fusione ( tolto in precedenza dal preriscaldo nel forno) nella fonditrice accanto al crogiolo contenente la lega fusa. Completate queste fasi si può avviare la fonditrice che tramite forza centrifuga trasferisce la lega fusa dal crogiolo al cilindro.

-SMUFFOLATURA DEL CILINDRO:

-MUFFOLA IN GHISA

Lasciato raffreddare il cilindro si passa alla smuffolatura di esso che consiste nel martellarlo ai lati in modo da rompere la massa di rivestimento senza danneggiare il modellato fuso in lega. Una volta estratto dal rivestimento  il modello viene “sabbiato”,cioè tramite una specie di “pistola spara sabbia” gli vengono tolti tutti i residui di rivestimento rendendolo più liscio. Finita la sabbiatura si passa al banco di lavoro dove gli elementi fusi varranno sgrossati e lucidati con micromotore e frese in tungsteno.
-SGROSSATURA: consiste nel rendere liscia e omogenea tutta la superficie coronale del modellato stando bene attento ai punti fondamentali:
-punti di contatto con i denti vicini
-occlusione con i denti antagonisti
-linea del colletto
Per questa operazione vengono utilizzate frese al tungsteno.
-LUCIDATURA: utilizzando delle frese di gomma si rende l’ intera superficie liscia senza neanche i più piccoli dislivelli. Finita questa operazione si passa alla lucidatura vera e propria utilizzando frese a spazzola e un speciale lucidante chiamato sasso marcio

-SALDATURA O BRASATURA:

-SALDATURA DI UNO SCHELETRATO

Si definisce brasatura la congiunzione di due porzioni metalliche,riscaldate con la fiamma del cannello ed unite tramite l’ apporto di saldame. Il saldame è una lega del tutto simile a quella di cui sono composti i pezzi da saldare, tranne che per la temperatura di fusione più bassa in modo che sotto la fiamma del cannello non si fonda l’ intero lavoro.

-PROVVISORIO IN RESINA:

La creazione del provvisorio serve al paziente affinché non rimanga privo di denti durante la realizzazione di quella che sarà la sua protesi definitiva. Essa avviene: prendendo l’ impronta fornita dal clinico, si cola al suo interno l’ impasto nelle giuste quantità di polvere di gesso e acqua per ottenere il modello studio su cui lavorare. Una volta ottenuto il modello lo si isola con isolante gesso-cera per evitare la presa della cera sul gesso. Passato il tempo necessario per l’asciugamento dell’isolante, si inizia la modellazione goccia a goccia utilizzando uno strumento scaldato sul bunsen e della particolare cera bianca per modellazione.  Durante la modellazione è necessario prestare attenzione ad alcuni particolari: la forma dei denti, i punti di contatto, il rapporto di occlusione, i bordi di chiusura e lo spessore che deve essere leggermente più voluminoso. Una volta finita la modellazione in cera dei denti interessati, è necessario applicare un impasto di silicone e pasta indurente  in modo da ottenere un negativo di esse. Questo procedimento prende il nome di mascherina. Indurita la mascherina il modellato in cera viene staccato dal modello in gesso e non serve più.
Il modello in gesso va poi successivamente vaporizzato, lavato e asciugato per evitare che possibili residui, possano compromettere il successivo isolamento. L’isolante utilizzato ora, è  gesso-resina, indispensabile poiché evita che la resina  applicata sul modello in gesso rimanga attaccata. Preparato l’impasto di resina, si riposiziona correttamente sui monconi del modello la mascherina fatta in precedenza e si cola al suo interno il preparato.
Essendo la resina allo stato liquido, deve essere polimerizzata (cotta) con la polimerizzatrice a pressione per circa 10 minuti.
Una volta raggiunta la cottura avremo un modellato fedele alla mascherina e quindi delle facce vestibolari ed occlusali ben definite. Utilizzando il micromotore con frese al tungsteno di tipo grosso o piccolo a seconda della necessità, si sgrosserà la parete interna ovvero le facce palatali o linguali se il modello è inferiore, che verranno rifinite e adattate al modello in gesso.
Utilizzando frese più specifiche come i  dischi di tipo horico si effettueranno delle separazioni tra dente e dente per delimitare i punti di contatto. Una volta finita l’operazione di finitura un modellato in resina va lucidato con spazzola in
Pelo di capra e una particolare lava, leggera e spugnosa che polverizzata è apposta per lucidare. Questa lava si chiama pomice.
La prima fase di lucidatura serve principalmente per rendere liscia il più possibile la protesi provvisoria, togliendo ogni eventuale scalfittura superficiale che potrebbe ferire le gengive del paziente. La seconda fase di lucidatura consiste nel rendere splendente il provvisorio, utilizzando una spazzola in feltro impastata con una pasta lucidante chiamata sidol, per dare alla protesi oltre che funzionalità anche un aspetto migliore

-ARCATA SUPERIORE ED INFERIORE DI UNA PROTESI TOTALE MOBILE  PROVVISORIA IN RESINA
2) ESPERIENZA PRATICA IN ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

Grazie all’ iniziativa dalla scuola in particolare dal professor Caceffo che ha promosso il progetto A.S.L.
Sono stato per un periodo di tempo compreso tra il 7 e il 16 gennaio e tra il 2 e il 10 febbraio in un laboratorio odontotecnico dove supervisionato da esperti ho visto e appreso nuove tecniche e affinato quelle di base fornite dalla scuola.

PRIMO GIORNO DI LAVORO

-INCISIVO LATERALE SUPERIORE

Il primo giorno ho modellato in modo approfondito l’ incisivo laterale superire dx e sx in rapporto di occlusione. Dovevo stare attento a vari punti fondamentali per la modellazione: forma conica, punti di contatto, e soprattutto lo spessore vestibolare troppo elevato. Stando attento a questi punti sono riuscito a realizzare degli incisivi laterali decenti, in seguito man mano che ripetevo la modellazione, il risultato migliorava.

SECONDO GIORNO DI LAVORO

-OCCLUSORE

Nel secondo giorno di laboratorio ho ingessato i modelli dati dal  Tutor  sull’occlusore, simile all’A.V.M.  mancante però di piano occlusale, poi una volta sistemati i modelli ho iniziato a modellare con la spatola elettrica e cera verde, l’incisivo centrale, l’incisivo laterale e il canino in occlusione. Non sono riuscito a rispettare la linea occlusale quindi l’occlusione era imperfetta.

TERZO GIORNO DI LAVORO

-ARCATE DENTALI

Su indicazione del Tutor il terzo giorno ho rimodellato l’incisivo centrale, l’incisivo laterale e il canino  che non erano venuti bene il giorno precedente, più il premolare e molare superiore. .Complessivamente mi sembra di essere migliorato rispetto alla modellazione precedente, in particolare sono rimasto soddisfatto dalla riuscita del primo premolare superiore, confortato anche dalla valutazione del tutor.  Nello stesso terzo giorno ho avuto la possibilità di assistere alla fusione in oro-porcellana e in acciaio per la preparazione di un molare superiore e il primo e secondo molare inferiore. La procedura di fusione con la fonditrice ad induzione è stata per me la prima volta che l’ho vista, in quanto a scuola c’è quella a cannello; la fonditrice a induzione consiste in un elettromuffola che contiene il crogiolo in ceramica, la temperatura viene impostata elettronicamente e utilizza onde elettromagnetiche per fondere il metallo, so che la lega di acciaio (E 30)  utilizzata aveva un punto di fusione di 1250 gradi C°. Per quanto ricordo la procedura si è svolta in questo modo:  avvenuta la fusione della lega in un minuto esatto, viene inserito il cilindro preriscaldato in altro forno, quindi  la centrifuga ha “sparato” il metallo dentro il cilindro di fusione che continua a girare per circa trenta secondi poi viene estratto il cilindro  e lasciato raffreddare  per il tempo necessario. Invece per la lega d’oro–porcellana  la procedura rimane sostanzialmente uguale, cambiano i tempi e le temperature  di fusione della lega che sono rispettivamente più basse le prime e più lunghi i secondi.
Il terzo giorno è stato particolarmente intenso in quanto nel pomeriggio ho assistito con grande interesse alla riparazione di una protesi totale mobile, alla quale gli si era staccato un canino, Per aggiustarla l’odontotecnico ha dovuto limare accuratamente attorno alla crepa per eliminare i dislivelli, quindi dopo aver scelto il canino che meglio si adattava alla protesi, lo ha fissato con la resina per protesi. Avvenuto l’indurimento ha proceduto alla rifinitura usando speciali frese al tungsteno e lucidando successivamente con sidol e spazzole al pelo di capra.
Ho assistito pure alla costruzione di un dente in porcellana, ho notato che la cappetta in oro utilizzata come supporto “moncone”, era stata fusa precedentemente, mentre la corona viene realizzata al momento mescolando polveri diverse con i loro appositi liquidi. Queste paste hanno la caratteristica di imitare i due componenti principali del dente che sono: DENTINA E SMALTO. Per ottenere il risultato ottimale, specialmente per quanto concerne il colore, viene spalmata in diversi strati e ad ogni strato segue la cottura in forno.

-CORONE IN ORO CERAMICA

QUARTO GIORNO DI LAVORO
-PROTESI COMBINATA
La cosa più interessante della giornata è stato assistere alla riparazione di una protesi totale mobile che si era spezzata a metà.
Per ripararla l’odontotecnico ha fissato tra loro le due parti con cera collante, le ha poi isolate internamente e vi ha colato all’interno del gesso di tipo terzo, in questo modo ha ottenuto una base fedele alla protesi sulla quale ha potuto lavorare, successivamente ha fresato la protesi lungo la linea di rottura rendendo i due bordi della rottura  più retti possibile , per garantire lo scorrimento omogeneo durante l’applicazione della resina. Una volta indurita ha proceduto alla rifinitura e lucidatura con spazzola al pelo di capra imbevuta di sidol.  L’odontotecnico mi ha descritto la realizzazione di uno scheletrato in cromo cobalto: partendo dal modello in gesso glielo si modella in cera stando molto attenti ai particolari, poi come per gli elementi dentali gli si applicano i perni di colata, quindi viene posto in un cilindro per fusione e viene colata la massa di rivestimento, che impiega circa 15 minuti per indurire , successivamente il tutto viene messo in forno per 45 minuti per eliminare la cera e ottenere così il negativo pronto per la fusione che verrà fatta con la stessa procedura ( a forza centrifuga) il processo nel suo insieme è molto lungo, per cui mi ha spiegato che è più conveniente rivolgersi a laboratori specializzati che fanno esclusivamente questo tipo di fusione.
In questo giorno ho pure modellato un primo molare inferiore in occlusione con un risultato poco incoraggiante, ascoltando i suggerimenti del tutor e facendo mente locale agli insegnamenti ricevuti a scuola, ho ripetuto il lavoro cercando di concentrarmi maggiormente ottenendo così un risultato assai migliore.

QUINTO GIORNO DI LAVORO

-PROTESI INGESSATA

In  questo giorno mi sono dedicato in modo particolare alla ingessatura in articolatore, devo ammettere che nonostante l’impegno ho avuto la necessità di essere aiutato altrimenti avrei combinato molto poco. Mi risulta ancora molto difficile individuare le dosi corrette per ottenere la giusta consistenza del gesso. Successivamente ho assistito alla riparazione di una protesi totale mobile che aveva l’incisivo centrale dx scheggiato sull’ angolo mesiale proprio all’altezza del terzo incisale,per ripararlo ha dovuto rimuovere il dente dal resto della protesi, limando attorno al colletto  e applicarne uno nuovo con le stesse caratteristiche,fissandolo alla protesi con resina per protesi. Poi ho visto la saldatura a cannello del primo e secondo molare sx , per saldare due elementi dentali si usa una lega che ha le stesse caratteristiche  tranne il punto di fusione che è più basso per evitare di fondere o rovinare tutto il lavoro.

SESTO GIORNO DI LAVORO

-PRIMO MOLARE INFERIORE

Ho utilizzato questo giorno per esercitarmi  nella modellazione del primo molare inferiore, ho cercato di renderlo il più fedele possibile al modello, i risultati sono stati abbastanza soddisfacenti  anche se non del tutto ottimali.

SETTIMO GIORNO DI LAVORO

-MOLARE INFERIORE IN CERA BIANCA

Utilizzando la cera yeti bianca ho modellato un primo molare inferiore destro, che è risultato esteticamente molto bello , ma ad una analisi più attenta ho riscontrato  difetti  nelle proporzioni visibili.

OTTAVO GIORNO DI LAVORO

Ho provato a modellare il primo molare inferiore sx  però prendendo spunto dal dente precedentemente fatto dal Tutor , ottenendo buoni risultati soprattutto per quanto riguarda il volume e l’altezza delle cuspidi, dopo ho assistito all’adattamento di un impianto in titanio realizzato  con l’utilizzo della fresatrice, un particolare strumento che attraverso l’utilizzo di frese con punte in cobalto è in grado di modellare il titanio, rendendo gli impianti meno voluminosi nelle zone interessate. Conclusa questa fase si avvita l’impianto al modello in gesso che simula la bocca del paziente, si individuano così eventuali contatti, l’inclinazione dell’impianto, lo spessore e soprattutto l’altezza.

-MODELLI COMPLETI CON DISPOSITIVI IN TITANIO

NONO GIORNO DI LAVORO

-PROTESI TOTALE IN RESINA CON SUPPORTO IN CROMO-CIBALTO

Questo a parer mio è stato uno dei giorni più impegnativi, perché ho modellato il primo e secondo premolare inferiore in occlusione, ho prestato particolare attenzione alla linea delle cuspidi vestibolari, il risultato è stato soddisfacente.

DECIMO GIORNO DI LAVORO

-PONTE SECONDO PREMOLARE,PRIMO E SECONDO MOLARE INFERIORE

Il decimo giorno è stato molto istruttivo, poiché ho realizzato la fusione del ponte del primo e secondo premolare e del primo molare superiore precedentemente modellati a scuola,  ho utilizzato la lega Phanton fornita dalla scuola, la soddisfazione è stata notevole perché il risultato che ho ottenuto  è secondo me oggettivamente buono. Lasciato raffreddare il cilindro per qualche tempo lo si martella per separare la massa di rivestimento dalla fusione ottenuta. Finita questa fase di lavorazione si prosegue con la sabbiatura per pulirla accuratamente. Si rimuovono quindi i perni con particolare trapano dotato di disco separatore e si procede alla finitura con fresatura e lucidatura attraverso una specie di punta con terminale in gomma adatto alla lucidatura. L’ultima operazione consiste nella spazzolatura con “sasso marco”per ottenere un risultato a specchio.

UNDICESIMO GIORNO DI LAVORO

-PRIMO MOLARE FUSO IN LEGA PHANTOM

L’undicesimo giorno è sorto un problema,la cuspide mesio-palatale del primo molare superiore è risultata troppo alta quindi non occludeva con il dente antagonista. Ho provveduto così all’ individuazione del punto anomalo utilizzando delle cartine che rilasciano il colore nei punti da modificare. Ho proceduto successivamente alla fresatura per riportare le misure alle dimensioni corrette,ottenendo così un risultato finale più che accettabile.

DODICESIMO GIORNO DI LAVORO
-CORONE MODELLATE IN CERA

Dopo aver modellato in cera verde per modellazione il primo molare inferiore sx , e vedendo che il risultato era discreto,ho chiesto al tutor se mi permetteva di utilizzare le sue attrezzature per fonderlo usando la lega fornita dalla scuola. Il tutor ha acconsentito e abbiamo così proceduto alla preparazione per la fusione. Dopo precise spiegazioni ho applicato al perno di colata la nutrice: una pallina di cera situata nel punto di giunzione del perno al modellato,in grado di rallentare l’entrata della lega nel preparato. Di seguito ho ripetuto una procedura ormai ben nota che consiste immettere il tutto nel cilindro per fusione, fissare il cilindro alla base  conica con cera collante,colare nel cilindro la massa di rivestimento,aspettare circa quindici minuti che indurisca,porre tutto nel forno per quarantacinque minuti a 700 gradi C°,finita la fase di preriscaldo ho trasferito il cilindro nella fonditrice e azionato la centrifuga per trenta secondi, dopo aver raggiunto la temperatura di fusione della lega phantom.

TREDICESIMO GIORNO DI LAVORO

-EMIARCATA DENTARIA

La mattina del tredicesimo giorno l’ho dedicata alla modellazione di un primo molare inferiore inserito su un modello parziale (emiarcata). Dopo svariati tentativi sono riuscito a posizionare correttamente le tre cuspidi vestibolari in linea con le cuspidi degli altri denti,cosi dopo una rapida varifica dei punti fondamentali (linea del colletto,punti di contatto,altezza cuspidi)l’ho preparato per la fusione in lega Phantom. Una volta effettuata la fusione ho proceduto alla fresatura che non ha richiesto particolare impegno grazie alla buona riuscita della lavorazione precedente. Ho poi proceduto alla lucidatura con frese di gomma e spazzole imbevute di sasso marcio. Questa a mio parere è stato il lavoro meglio riuscito tanto che ho ricevuto complimenti sua dal tutor che dai suoi collaboratori. L’unico piccolo rammarico è stato determinato dalla mancata riuscita dei perni a causa dell’ imprevisto esaurimento lega.

QUATTORDICESIMO GIORNO DI LAVORO

L’ultimo giorno ho provato il ritocco in ceramica di un premolare superiore dx  che è risultato molto più difficile da come sembrava mentre osservavo ferlo dal mio tutor. Mi sono reso conto che per arrivare a livelli qualitativi e professionali accettabili serve un notevole impegno e una continua applicazione e ripetizione delle tecniche apprese con lo studio. Ritengo l’esperienza fatta molto positiva al punto di auspicare che possa essere ripetuta o comunque che vengano effettuate altri momenti formativi con operatori professionali del settore.

-CORONE DENTALI FUSE IN METALLO RESINA

giu 09

Nella preparazione del lavoro in zirconio si addottano le procedure usuali per la metallo ceramica classica, ma con qualche differenza:

  • Il gesso deve essere naturalmente di IV classe (extra duro) e su questo materiale non bisogna assolutamente badare a spese :la differenza tra il costo di un gesso di IV classe scadente e di uno di qualità superiore, per un modello si riduce a pochi centesimi (meno di un caffè). I migliori sul mercato sono il Fuji Rock della GC ed il Plaster rock della DENTONA;
  • Il modello deve essere sezionabile e scomponibile per poter dare “luce” allo scanner;
  • La base del modello non deve essere tipo accu-trac ma tipo pindex o zeiser;
  • Lo spazio occlusale richiesto  può essere leggermente inferiore alla metallo ceramica (non c’ è metallo scuro da coprire) ma non esagerare;
  • Lo spazio vestibolare invece(in special modo nei denti anteriori), contrariamente alle indicazioni dei produttori di zirconio deve essere, se possibile, maggiore che nella metallo ceramica: la causa di questa controindicazione risiede nel fatto che spesso i monconi sono decolorati od addirittura perni monconi metallici.Ecco perchè la traslucenza dello zirconio richiede o monconi chiari (al limite ricostruiti in composito) o spessori adeguati
  • Il ditching deve essere marcato “fisicamente” e non otticamente. Intedo dire che la marcatura non deve assolutamente essere fatta con matite di cera (e lasciando l’ oltre-fine preparazione) ma scartando il gesso fino a creare uno spigolo netto che delinei così la preparazione (ricordate la raccomandazione riguardo il gesso? Che fine farebbe questo spigolo creato se avessimo usato un gesso non superiore?

Assolutamente vietato lasciare zone di contatto con antagonisti scoperte della ceramica!!!!!!

Lo zirconio, per la sua durezza, abrade gli antagonisti creando un danno biologico grave.

[Continua]

Daniele

mag 15

ISTITUTO PROFESSIONALE STATALE ENRICO FERMI

VERONA

Eleonora Fantoni

fantoni eleonora

Indice

Esperienza teorica a scuola Pqg 1

Modello

Sviluppo del modello

Sistema delle basi preformate Pag 2

Sistema pindex

Articolatore Pag 3

Montaggio in articolatore Pag 4

Modellazione di denti singoli

Classificazione di Angle Pag 5

Preparazione del cilindro in metallo

Fusione Pag 6

Provvisorio Pag 7

Alcuni strumenti utilizzati Pag 8-9

Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro Pag 10

Se vuoi visualizzare la relazione completa di immagini clicca il link sottostante

relazione-di-fantoni-eleonora1

Fusione e saldatura

Fantoni Eleonora classe 3 A od
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L’obiettivo finale del programma di III inerente al laboratorio di odontotecnica,è la realizzazione di una protesi fissa .

Esperienza teorica a scuola
Nei primi mesi dell’anno scolastico ci siamo impegnati nella realizzazione di un provvisorio in resina. Il tempo complessivo del lavoro è stato diviso in due fasi: una iniziale, volta  allo studio teorico preparatorio condotta in classe, l’altra invece svolta in laboratorio e consistente nell’esecuzione pratica.

MODELLO
Il modello è la riproduzione dell’arcata dento-alveolare del paziente che si ottiene con la colatura o sviluppo dell’impronta .
Il modello si divide in due parti :

1) parte anatomica riproduce la frazione della bocca comprendente i denti strutture orali dell’interesse odontotecnico.

2) zoccolo o base: serve a sostenere la parte anatomica del modello. Può essere di tanti tipi, es in plexiglas ecc..
Il materiale che ho utilizzato per lo sviluppo del modello è il gesso, componente basilare delle lavorazioni odontotecniche. Si trova in natura nelle cave, prima di utilizzarlo però bisogna fare una lavorazione  speciale chiamata calcinazione : il gesso viene macinato ad una temperatura che va  da 110 gradi centigradi a 120 gradi centigradi che lo riduce in polvere. Togliendogli l’acqua si ottiene così il solfato di calcio emi-idrato, viene chiamato così perché non contiene più acqua .
.
Ogni tipo di gesso ha rapporti diversi di miscelazione infatti la durezza del gesso dipende dalla quantità di acqua che viene aggiunta nella fase della miscelazione , i gessi più duri vengono miscelati con poca acqua mentre quelli più pastosi vengono miscelati con tanta acqua .
Quindi quando utilizziamo le scodelle di gomma oppure quelle in plastica dobbiamo controllare che siano ben asciutte e che dentro non ci sia dell’acqua perché anche con poco può cambiare la durezza del gesso .
Nel nostro caso misceliamo 27-37 ml di acqua con 100 di polvere .

SVILUPPO DEL MODELLO

Complessivamente lo sviluppo dei modelli colatura avviene nel seguente modo : Si misura con un misurino la quantità di acqua che serve , si  versa in una scodella di gomma;  si aggiunge la giusta quantità di polvere di gesso (anche il gesso viene misurato con una bilancia ); L’impasto va effettuato  con un miscelatore sotto vuoto per evitare eventuali creazioni di bolle d’aria nella massa dell’impasto; oppure viene effettuata la miscelazione a mano con una spatola per circa un minuto fino ad ottenere un preparato pastoso .
La miscelazione della polvere di gesso con l’acqua viene chiamata reazione di presa .
Una volta finita la miscelazione  si mette l’impronta sul vibratore (macchina che riproduce una leggera vibrazione di un piano di appoggio, facilita durante  la colatura l’eliminazione delle bolle d’aria delle miscele di gesso o di rivestimento), per  iniziare la colata  con apporti minimi di gesso,  distribuiti con una spatola oppure si può usare con un pennellino.
Quando   la parte dei denti è ricoperta si può procedere con maggior quantità di gesso .
Il modellato colato non deve essere estratto dall’impronta per 45-60 minuti.
Una volta indurito il gesso non si può più ripetere il processo di calcinazione (eliminare l’acqua per trasformarlo in polvere).
Il periodo che intercorre tra la miscelazione con l’acqua e il completo indurimento del gesso è detto tempo di presa . Durante questa fase si verificano due fenomeni :

1)la temperatura della massa gessosa in indurimento aumenta

2)la superficie del gesso perde lucidità.

Inoltre durante il tempo di presa aumentano le dimensioni della massa gessosa questo fenomeno si chiama espansione di presa.
Dopo che il modello si è indurito  viene tolto dall’impronta squadrato con la squadramodelli (macchina a passaggio d’acqua, che serve a rendere piane le superfici dei modelli che presentano irregolarità non utili alla realizzazione delle protesi e che permette di dare allo zoccolo la forma voluta). Esistono due tipi di squadratura: francese(rotonda) e americana (a spigoli).

Molte volte è necessario fare una colatura con un sistema di composizione del modello.
Ce ne sono di vari tipi:
1)perni a spillo
2)sistema pindex
3)sistema delle basi preformate

Sistema delle basi preformate

Il procedimento seguito nel caso delle basi preformate consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso da sviluppo la base preformata ottenendo in tal modo la parte anatomica del modellato nell’impronta e lo zoccolo nella base preformata in plastica che vanno unite prima che il gesso faccia presa .
Si può anche colare prima la parte anatomica con la forma a ferro di cavallo e scavare, con una fresa a pallina, una ritenzione corrispondente alla linea di centro cresta (linea che rappresenta il centro della cresta alveolare ).
Successivamente viene fatto l’impasto di gesso che poi andrà colato nella base preformata e nella parte ritentiva scavata nel modello .
La parte anatomica viene unita allo zoccolo mentre il gesso è ancora allo stato semi-liquido .
Il modello così ottenuto viene tagliato con un seghetto per gesso,in modo da ottenere liberi i monconi o parti sui quali bisogna lavorare.

Sistema pindex

Questo sistema si può attuare sia quando si lavora con le impronte in idrocolloide sia con le impronte in silicone.
Si fa la colatura parziale dell’impronta per ottenere un modello a forma di ferro di cavallo.
Dopo l’indurimento del gesso, il modello viene estratto e con la foragessi (macchina che ha un fascio di luce puntiforme che indica con precisione dove si devono fare i fori ) vengono fatti dei fori  nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili e alle ritenzioni,per le zone non dovranno essere sfilate.
A questo punto vengono fissati i perni e ritenzioni con dei collanti o resina.
Quando il collante è indurito si procede con il bordeggio (boxing) dell’arcata con preformati in cera.
Si isola con isolante gesso gesso, poi si inserisce la cera spia o appositi tappi in gomma, infine verrà fatta la colatura  del gesso nel bordeggio,che servirà a formare lo zoccolo.

Il sistema che ho utilizzato io in laboratorio viene chiamato Sistema zaiser.
Come prima fase ho preso della plastilina e manipolandola ho cercato di creare un ferro di   cavallo, che poi ho appoggiato sulla base del supporto metallico, successivamente ho preso il cucchiaio con sopra l’impronta del paziente in alginato e l’ho applicata sopra il ferro di cavallo in plastilina, poi ho preso la base in plexiglas e l’ho messa al di sopra dell’impronta, la parte posteriore della base l’ho inserita in un incastro apposito,questo  mi è servito per vedere se il cucchiaio con l’impronta sono troppo alti,  ho preso dell’altra plastilina e l’ho messa intorno al cucchiaio con l’impronta. Ho cercato di fissarli per bene, mi sono accertata che i denti siano ben posizionati rispetto alla base ( che combaci). Con un pennarello indelebile nero ho segnato i punti dove dovevo andare a creare i fori con la foragessi per inserire i monconi.
Successivamente ho preso dei perni e li ho inseriti nei fori cercando di incastrarli per bene. Ho utilizzato un piccolo macchinario che serve per parificare i perni, ho inserito la base in plexiglas con i perni verticalmente nel macchinario che aveva un regolatore micrometrico, ho fatto avvicinare lentamente il piano verticale bollente fino a che non è diventato duro.
Dopo ho tolto il piano con i perni dal macchinario e ho bagnato i perni con l’acqua per farli raffreddare.
A questo punto siccome lo zoccolo in plexiglas aveva già altri fori per lavorazioni precedenti alla mia, con una spatolina ho inserito nei fori della cera, che ho riscaldato con il bunsen; questo procedimento è stato importante  perché se non si coprono i buchi dove non ci sono i monconi, il gesso entra in essi .
Successivamente ho preso 20ml di acqua e 100g di gesso e li ho miscelati con il miscelatore sotto vuoto, ho colato l’impronta sopra il vibratore, con un coltello da gesso fatto scivolare il gesso nell’impronta adeguatamente. Il gesso che è rimasto l’ho messo nei perni che si trovano nella base in plexiglas, poi ho messo la base sopra l’impronta prima che il gesso facesse presa.

Dopo questo procedimento bisognerà fissare il nostro modello sull’articolatore .

ARTICOLATORE

L’articolatore è uno strumento pratico che ha la funzione di riprodurre i movimenti di apertura e di
chiusura (movimento a cerniera) e di lateralità.
Il più utilizzato è l’articolatore a valore medio(A.M.V.).
Questo tipo di articolatore è costituito da due branche, una superiore e l’altra inferiore che sono trattenute da elastici, molle o viti e con esse da un doppio nodo o cerniere che servono a simulare l’articolazione temporo-mandibolare .
A ogni branca è collegata una piastrina nella quale viene fissato il modello .
Nella parte anteriore è collegata un asta,chiamata incisiva che permette la registrazione della distanza tra le due branche (dimensione verticale). Essa è appoggiata su un piano di scorrimento in plastica, fissato alla branca inferiore. L’asta è dotata di una spina situata perpendicolarmente circa a metà della sua altezza , essa corrisponde alla linea che è tra i due centrali, lungo la linea mediana del modello, all’altezza del loro margine incisale.

Oltre a questo articolatore ce ne sono molti altri  molto più complessi sto e altri meno complessi di questi. Ad esempio l’occlusore è un tipo di articolatore che riproduce solo il movimenti di apertura e di chiusura .

Montaggio in articolatore

Il modello superiore si fissa sul piano occlusale (piano che viene fissato con una vite nella branca inferiore al posto della piastrina inferiore) con la cera collante, cera che ha un buon abilità adesiva, serve per tenere unite le parti metalliche da saldare e in generale per fissare diversi pezzi tra loro).  Quando si fissa il modello  sul piano è importante che esso sia ben posizionato rispetto alla linea mediana. Una volta che il modello viene fissato,  si isola la parte dello zoccolo con un apposito isolante; poi si procede con la gessatura mettendo l’impasto in gesso sulla base del modello e anche sulla piastrina della branca superiore, dopo di che si abbassa la branca stessa contro la massa di gesso.
Poi con un coltello da gesso si rifinisce la forma togliendo il gesso in eccesso, dopo aver aspettato che il gesso faccia presa si procede  con il modello inferiore;  esso si fissa con la cera collante al modello superiore cercando  sempre di posizionarlo correttamente, poi si isola la base del modello inferiore e si fa la gessatura come nel superiore.

Questo procedimento descritto qui  sopra sarebbe più corretto anche se io in laboratorio ho utilizzato un altro metodo per fissare il modello sull’articolatore, fissando prima il modello inferiore e dopo quello superiore.
Come prima cosa ho fissato la piastrina inferiore sull’articolatore,  poi ho preso del gesso bianco e dell’acqua, tutto questo però senza misurare nè acqua nè gesso (ovviamente ho osservato che il gesso non fosse troppo liquido), poi li ho miscelati e dopo la miscelazione ho messo il gesso sopra la piastrina inferiore e ho messo sopra  il modello (isolato con isolante apposito) cercando di posizionarlo correttamente guardando la linea mediana .
Poi come nel metodo precedente  dopo che il gesso ha fatto presa ho fissato il modello superiore  al modello inferiore  con cera collante e poi ho miscelato il gesso con acqua, ho messo il gesso sullo zoccolo (isolato con isolante), ho abbassato la branca e con una un coltello da gesso ho tolto il gesso in eccesso.

Dopo questo procedimento ho preparato i monconi sezionandoli e perfezionandoli

MODELLAZIONE DEI DENTI SINGOLI

Prima di andare  a modellare gli elementi mancanti ho isolato i monconi con isolante di tipo ” gesso cera ( uniful isolante alginico  a base di oli emulsionati ) la pellicola che forma questo prodotto consente di creare una efficace barriera  tra cera e gesso evitando l’assorbimento di monomero da parte del gesso.
Però nel nostro caso dovremmo fare delle ” cappette “in cera oppure in PVC questo tipo di  materiale, di minimo spessore e sensibile al calore con il quale e possibile deformarlo su una base preformata, il moncone, agendo  con il sottovuoto(la macchina che viene utilizzata si chiama brega che ha una tecnica di stampaggio sotto vuoto );
Dopo questo procedimento ho incominciato a modellare i i denti incominciando a ricoprire tutta la cappetta  poi ho cercato di dare la forma ai denti creando i punti di contatto e le cuspidi nei canini premolari e molari cercando principalmente di dare la forma alle facce dei denti vestibolare,linguale,mesiale,distale,e soprattutto occlusale stando attenti in particolare alla masticazione facendosi aiutare anche da una carta rossa particolare apposita per osservare la masticazione .
Per modellare un dente oltre allo strumento P.K Tomas se è necessario si può rifinire con una spatola apposita .

Classificazione di Angle

Una cosa molto importante da valutare è la classificazione di angle;infatti quando si modella bisogna fare attenzione anche a questo.
Si tratta di una classificazione ortodontia composta da tre classi principali e diverse sottoclassi.si riferisce ai soggetti dentali,che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una “chiave”identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.

1)    prima classe la cuspide mesio vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio vestibolare del primo molare inferiore
2)    seconda classe la cuspide mesio vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.
3)    Terza classe la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.

Una volta terminati i modellati in cera gli ho scavati vestibolarmente per lasciare lo spessore minimo di 0,3 mm per ottenere i margini del modellato aperti.
Dopo di questo e indispensabile che io faccia un percorso per far si che il metallo fuso entri dentro al rivestimento, esso viene chiamato canale di colata
Per creare questo canale al mio modellato ho collegato alla sommità di un cono  in gomma  posto alla base del cilindro di fusione ,questo collegamento l’ho ottenuto unendo il modellato con delle spine di fusione  che ho collegato alla base del cilindro. Prima di collegare il modellato al cono ho pesato il corpo in cera e ho moltiplicato  il peso specifico della lega che serve a ottenere la quantità di metallo che serve per la fusione completa.

Preparazione del cilindro in metallo
Ho preso il cilindro in metallo che è molto importante perché serve a fare da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento del rivestimento e durante tutte le successive operazioni di fusione.
Siccome il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi al cilindro ho messo all’interno uno strato di un materiale sintetico (fibra ceramica) detto cuscinetto e l’ho fissato con della cera collante.
Dopo ho il cilindro alla base conica e applichiamo un riduttore di tensione superficiale (in liquido o in spray ),che ha la funzione di agevolare  lo scorrimento del rivestimento sulla superficie del modellato e dei perni in cera .
Successivamente ho preparato il rivestimento e dopo ho colato lentamente e adeguatamente dentro al cilindro tutto questo dobbiamo farlo sopra il vibratore  (per eliminare le bolle) dopo un ora quando il rivestimento si è indurito ho potuto togliere il rivestimento dalla base e dal cilindro esterno.
Il metodo di fusione che ho utilizzato si chiama fusione a cera persa l’oggetto in cera viene inglobato in una massa refrattaria chiamata rivestimento tutto viene messo in forno, in esso la cera dentro al rivestimento si scioglie e sparisce così da poter lasciare lo stampo del modellato e del canale di colata ,infatti dopo aver estratto il cilindro dal forno viene inserito il metallo fuso,spingendolo dentro grazie alla forza centrifuga .
Poi il cilindro l’ho inserito  dentro il  forno  (forno elettrico che ha la funzione di eliminare la cera e a far avvenire l’espansione del rivestimento) dove passerà vari cicli di temperatura .all’inizio ho impostato la  temperatura a 250°C per circa un ora, dopo di che l’ho portato più o meno a 700°C.
Dopo un breve intervallo a questa temperatura l’ho introdotto nell’apposita macchina per la fusione.

Ci sono dei fattori che possono influenzare i tempi,fasi,temperatura:

1)il tipo di rivestimento che viene usato
2)la dimensione del cilindro il numero di elementi contenuti in esso da fondere
3)numero dei cilindri presenti contemporaneamente nello stesso forno
4)oggetti calcinabili presenti nel cilindro .

Fusione

Ho  riscaldato della lega tramite il cannello grazie ad un crogiuolo in ceramica (materiale refrattario); poi ho introdotto nella centrifuga il crogiolo che contiene il metallo , che viene riscaldato fino alla fusione mentre che ho fatto  questo ho utilizzare degli occhiali appositi (D.P.I) ,quando la lega era completamente fusa ho tirato fuori il cilindro dal forno e dopo averlo inserito sul suo apposito supporto chiamato staffa della centrifuga, ho avvicinato immediatamente il crogiolo al cilindro  e poi ho fatto partire la centrifugazione.

Dopo di questo e dopo che il metallo si è raffreddato  ho rimosso il rivestimento si può utilizzare un martello oppure come ho utilizzato io un martello pneumatico,tolto tutto il rivestimento ho fatto la sabbiatura che serve a togliere del tutto il rivestimento .
Successivamente con il micro motore ho tolto i perni  di colata e con delle apposite frese ho rifinito il mio manufatto in lega togliendo le parti che non mi servivano guardando sempre la masticazione aiutandomi anche con una carta speciale rossa che serve a vedere dove il dente tocca sono stata attenta  però a non togliere i contatti che mi servivano(si ci può aiutare con uno strumento apposito che si chiama spessimetro che serve a vedere lo spessore del dente)

Se la nostra fusione non è venuta bene perché i nostri  denti in lega presentano dei fori o si sono rotti possiamo riparare facendo la saldatura più precisamente con il termine saldatura in odontotecnica si definisce la congiunzione di due porzioni metalliche riscaldate con la fiamma di un cannello e unite tramite un saldame .
La saldatura a cannello dobbiamo farla quando la fusione non è stata realizzata in un unico ma in più parti.
La saldatura viene usata per unire diverse parti di un manufatto protesico  sezioni di protesi fisse,ganci,parti di ritenzione delle protesi combinate (attacchi).

Dopo  aver riscaldato nel forno il pezzo di lega viene appoggiato su una piastra che contiene del materiale refrattario; prima che il pezzo si rifreddi gli dobbiamo applicare del Flux (pasta che  serve ad aumentare la fluidità del saldame e serve anche a diminuire l’ossidazione .
Bisogna aspettare un breve tempo di raffreddamento,fino a scendere  sotto la temperatura di cristallizzazione del Flux.
Poi  dobbiamo riscaldare  la massa metallica fino a che le parti da unire non arrivino alla temperatura che serve per far avvenire la fusione del saldame.
Quando si è raggiunta la temperatura  si inserisce la bacchetta di saldame tra i due lembi; in fine bisogna lasciare raffreddare la massa metallica .
Le caratteristiche del saldame e del metallo possono essere esaltate grazie alla temperatura .
Questa si ottiene inserendo nuovamente il pezzo in forno,a non più di 200°C e innalzando graduatalmente la temperatura fino a circa 450°C.
Essa va mantenuta costante per oltre 10 minuti;il tutto si lascia quindi raffreddare lentamente all’interno della camera del forno .

PROVVISORIO

Con il termine protesi provvisoria si intende la protesi temporanea adatta a garantire al paziente  le normali caratteristiche estetico-funzionali.

Gli elementi gli ho modellati con cera rossa anche se è più utilizzata la cera bianca  ho cercato di farli simmetrici stando attenta ad dei particolari da osservare durante la modellazione bordi di chiusura spessore leggermente superiore e occlusione,per favorire la successiva zappatura della resina e per garantire un omogeneo e idoneo spessore dei colletti questi li ho modellati di dimensioni leggermente superiori alla norma,in oltre per dare maggiore robustezza al manufatto vengono resi più spessi i punti di contatto e viene realizzato un cordolo di rinforzo .
Successivamente su i denti  ho realizzato una mascherina sia vestibolare che linguale  in silicone(silicone di colore grigio che viene manipolato con una pasta rossa che prende il nome di catalizzatore che serve a far indurire il silicone) da laboratorio;quando il silicone è indurito ho tolto i denti in cera e con la vaporizzatrice ho sgrassato il modello,ho isolato il modello con isolante gesso resina.
Diversamente dalla lavorazione utilizzando la stratificazione delle diverse di resina (colletto,dentina,smalto,)avviene in un’unica stesura,così da eseguire una sola cottura con notevole risparmio di tempo.infatti stabilito il colore da utilizzare,nel rispetto delle indicazioni del clinico,le diverse masse vengono miscelate l’apposito liquido,al momento se si tratta di resina a caldo o autopolimerizzanti .la massa smalto viene depositata nelle zone vestibolari della mascherina,soprattutto nelle zone incisali e di meno nei canini,poi si colloca poi la massa del colletto nelle zone centrali aumentandone la quantità sui canini,e sfumandola verso il terzo medio per ottenere un dente più accentuato.
Ritornando alla spiegazione di prima in fine la mascherina l’ho zeppata di massa dentina,e ho cercato di mantenere l’impasto leggermente più fluido una piccola quantità può essere applicato sui monconi;ho riposizionato la mascherina sul modello e la ho  compressa per farla aderire bene sulla mascherina vestibolare   poi ho fatto  con un micro motore dei fori per far uscire la resina in eccesso;a questo punto si ho cotto il tutto con i sistemi indicati dal produttore della resina.
Terminata la cottura,la mascherina può essere rimossa da entrambi,per evitare di deteriorarli con la fresa durante la rifinitura con una matita ho evidenziato i bordi di chiusura del colletto, bisogna stare attenti perché non sempre il provvisorio in resina calza le frese che ho utilizzato sono: frese in metallo per la sgrossatura iniziale,punta montata per la rifinitura,disco in metallo horico,punte metalliche al tungsteno,punta montata,fresa a fessura.
Successivamente ho lucidato il provvisorio con il micro motore con delle frese apposite con pelo che ogni tanto le facevo girare in una pasta bianca lucidante poi per far diventare i denti ancora pù lucidi e più realistici li spazzolavo con una fresa con pelo di capra .oppure si può usare la   pomice(polvere miscelata con acqua )e poi con un apposita pasta lucidante tutto questo per migliorare la presentazione estetica tutto questo su un macchinario apposito.

ALCUNI STRUMENTI UTILIZZATI

Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro

L’esperienza che ho vissuto nel periodo di  alternanza scuola- lavoro grazie al Professore Caceffo e alla professoressa Masin, consisteva nel frequentare per due settimane un laboratorio odontotecnico con un orario preciso da rispettare.  Il mio è stato dalle 8.35 alle 12.35,  con una pausa pranzo di due ore per ricominciare dalle 14.35 alle 18.35.
Il lavoro che ho svolto è stata la creazione di una protesi fissa.
Il mio laboratorio è stato quello dell’odontotecnico Piero Carmagnani,  in via Vicolo Broglio, a Verona.
Gli strumenti e i metodi che ho utilizzato in alternanza scuola lavoro non sono molto diversi da quelli che ho utilizzato a scuola, tranne quando ho  fissato i perni nel modello con il sistema Zaiser  e quando ho fissato il modello sull’articolatore.
Questa attività è stata veramente utile ed edificante ma soprattutto molto piacevole,perché mi ha maggiormente maturato nell’esperienza pratica .
Mi sono resa conto del notevole impegno e concentrazione che questo lavoro richiede,la massima  precisione è d’obbligo,la capacità e la corretta conoscenza di tutti i materiali e gli strumenti che vengono utilizzati e come vengono utilizzati.
Altro spunto importante che ho ricevuto, è stato l’aver notato  l’evoluzione delle strumentazioni e materiali che hanno lo scopo di migliorare la qualità del lavoro e del prodotto ottenuto.
Durante il periodo di  pratica nello studio odontotecnico mi ha fatto piacere trovare un clima   e una  collaborazione ideale,i responsabili dello studio erano sempre a disposizione ed erano attenti a risolvere ogni nostro dubbio o incertezza.
Frequentare questo laboratorio mi ha fatto sentire veramente importante ed ha aumentato la mia autostima e la fiducia per continuare a impegnarmi costantemente augurandomi di poter ripetere ancora questa esperienza.

mag 08

ISTITUTO PROFESSIONALE STATALE PER
L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI”

RELAZIONE IN TEMA  DI FUSIONE E
SALDATURA

-Esperienza teorica a scuola
-Esperienza pratica in alternanza
scuola lavoro

Di Michael Ferrarini

ferrarini michael

Se volete visualizzare la relazione completa cliccate sul link seguente:

relazione-di-ferrarini-michael

A.S. 2008/2009

Classe  III A Odontotecnico

Esperienza teorica a scuola:

L’argomento principale di terza è fusione e saldatura. La fusione è la tecnica utilizzata in campo odontotecnico per la realizzazione di protesi fisse in lega metallica.
La protesi è uno strumento che va a sostituire parti mancanti, nello specifico una protesi dentaria è la sostituzione artificiale di uno o più denti atta a ripristinare la funzione dell’apparato masticatorio nel rispetto dei tessuti orali, della salute del paziente e dei tessuti orali.
Le protesi fisse si dividono in corone, ponti o  intarsi.
Esistono vari tipi di corone:
-Weener: corona in metallo  per ¾, con faccia vestibolare in resina o ceramica, negli anteriori, nei posteriori posteriori è possibile fare anche la faccia occlusale estetica;
-Richmond: corona a pernomoncone con cono di guttaperca, utilizzato per tappare il canale pulpare;
-Maryland: elemento pilastro con a fianco un elemento a “bandiera” ;
-Nei posteriori, corona fusa senza faccetta estetica;
-cappetta fusa: dove sopra verrà modellata in ceramica o resina la corona;
Per arrivare ad una qualsiasi di queste tipologie di protesi si deve seguire una lunga procedura, che ora elencherò.

Impronte:

Si parte con la presa dell’impronta del paziente eseguita dal clinico.
L’impronta è il negativo della forma della bocca del paziente ,ovvero denti e tessuti molli. Si effettua posizionando l’apposito materiale sul portaimpronta che può essere universale: in metallo,di varie grandezze,o individuale: realizzato dall’odontotecnico con resina fotopolimerizzante.

Ci sono vari tipi di materiali da impronta:
-pasta di Parigi o  gesso da impronta: attualmente viene utilizzato per la realizzazione  di modelli di posizione per le saldature, ma un tempo era usata per rilevare le impronte ma essendo molto rigido come materiale doveva essere rotto e nella ricostruzione l’impronta era imprecisa;
-materiali termoplastici: materiali da impronta che rammolliscono  se esposti al calore ( 55°-65° ), abbastanza precisi, venduto in coni , bastoncini e fogli, in base alla composizione sono divisi in cere, resine e gomme;
-paste a base di ossido di zinco ed eugenolo: materiali ad alta precisione, ottenuto per miscelazione delle due paste, utilizzate solo con portaimpronte individuale;
-alginati o idrocolloidi irreversibili: materiali da impronta da addizionare all’acqua, si trasforma in pasta che una volta nel cavo orale del paziente indurisce in 2 minuti. Una volta lavorato non è più riutilizzabile;
-idrocolloidi irreversibili: commercializzati allo stato solido, ottenuto dall’alga agar-agar, vengono utilizzati in modo analogo  ai materiali termoplastici, molto precisi ma anche delicati. Una volta lavorati possono essere riutilizzati facendoli rammollire;
-elastomeri: facili da utilizzare, molto precisi, hanno stabilità dimensionale e resistenza elevate, gli elastomeri sono i più utilizzati, si trovano in due paste ( pasta base + catalizzatore ).
Possibilità di ricolare nuovamente senza deterioramento.
Per la realizzazione di una protesi fissa si prenderà una prima impronta in arginato, che sarà l’impronta studio ovvero che riproduce le arcate prima della limatura dei denti, e una seconda impronta in silicone dove i denti sono già stati monconizzati.
Nella nostra esperienza scolastica dovevamo colare due impronte in silicone, uguali per tutti, privi in totale di una decina di elementi  tra superiori e inferiori.

Sviluppo delle impronte:

Le impronte devono essere inviate al tecnico che le colerà, ovvero verserà all’interno di esse del materiale gessoso ed effetuata la presa di questultimo si avrà la perfetta riproduzione delle arcate dentarie.
Esistono vari tipi di gesso:
-tipo I: gessi teneri per impronte, notevole precisione e costi ridotti, tuttavia molto fragili;
-tipo II: gessi teneri per modelli, per la realizzazione di modelli studio, e per tutte le lavorazioni che richiedono un gesso resistente;
-tipo III: gessi duri per modelli, impiegati per la realizzazione  di modelli per protesi totale e per le lavorazioni che richiedono gessi abbastanza resistenti;
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, molto precisi e duri, usati per arcate antagoniste, monconi e cavità per intarsi.

Per ogni tipo di gesso ci sono determinate proporzioni di acqua e polvere:

Tipi I e II

45-60 ml acqua
100 g polvere

Tipo III
27-36 ml acqua
100 g polvere

Tipo IV
20-25 ml acqua
100 g polvere

Dalla miscelazione all’indurimento del gesso ci sono tre fasi da prendere in considerazione:

•    Reazione di presa: acqua e polvere vengono uniti e si inizia la miscelazione tramite scodella e spatola in plastica. Il gesso prende una consistenza pastosa e inizia ad indurire.
•    Tempo di presa: è il tempo che intercorre tra la miscelazione ed il completo indurimento del gesso, si notano: l’aumento della temperatura e la perdita di lucidità.
•    Espansione di presa: si intende l’aumento di volume della massa durante il tempo di presa, si può tollerare al massimo un aumento dello 0,1%.

Nel laboratorio scolastico abbiamo sviluppato il modello in gesso di tipo III usando il metodo delle basette accutrac, sapendo che ne esistono altri:
-basi preformate: si cola l’impronta e la basetta con lo stesso gesso, durante la presa si uniscono le due parti, per ottenere un modello sezionabile su basetta;
-pindex: colatura dell’impronta a ferro di cavallo, foratura on macchina foragessi (apparecchiatura usata per praticare dei fori sui modelli dove poi andranno applicati i perni per lo sfilaggio) e applicazione dei perni in ottone, boxaggio del modello e applicazione della cera spia sui perni per facilitarne l’individuazione, colatura dello zoccolo e succesiva squadratura, poi sezionamento;

-perni a spillo (per elastomeri): applicazione dei perni a spillo sull’impronta sui monconi e applicazione della cera spia su di essi, colatura del’impronta a ferro di cavallo e applicazione delle rondelle di ritenzione, colatura zoccolo, rimozione cera spia  sezionamento dei monconi.

In laboratorio, una volta sviluppato i modelli, abbiamo sezionato  i monconi tramite seghetto a mano, e poi radiati tramite frese a pallino con il micromotore da banco ( trapano da banco usato in odontotecnica per varie lavorazioni, possiede varie tipologie di punte per varie lavorazioni).

Una volta radiati i monconi si passa a fare la cappetta in plastica (materiale calcinabile che durante la cottura in forno non lascia residui), tramite stampaggio a caldo nell’apposita macchina stampante, la lamina di plastica col calore viene fatta aderire al moncone situato nei pionbini dove è tenuto fermo, finito lo stampaggio si passa a rifinire la cappetta con frese sottili.

Gessatura in articolatore:

L’aricolatore è uno strumento che riproduce i movimenti mandibolari e il rapporto di occlusione che intercorre tra i due modelli.

Per il montaggio in articolatore si fissa sul piano occlusale il modello superiore, tenendo i molari leggermente rialzati, si impasta del gesso di tipo II con il quale si gessa il modello alla basetta dell’articolatore. Fatto questo si aspetta che indurisca il gesso e poi si toglie il piano occlusale e si fissa nel medesimo modo l’inferiore. Per rendere più precisa la gessatura dei modelli l’odontotecnico li metterà in relazione tramite la cera di  registrazione prese dal clinico, che mostrano l’esatto ingranaggio delle due arcate.
Quella cera che ha inviato il clinico è la cera di centrica , ovvero la relazione dei denti ottenuta quando il condilo della mandibola è nella posizione più retrusa della fossa glenoidea, ben diversa dall’occlusione abituale.
Quando però non è possibile registrare l’occlusione centrica tramite la cera, poiché la bocca è edentula, basterà bloccare due valli in cera su basi in resina foto polimerizzante, in bocca al paziente quando,tramite radiografia si è visto che il condilo è nella posizione più retrusa nella fossa.
Tramite la cera di registrazione si può capire la classe si appartenenza del paziente:
•    I classe (normocclusione): la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore;
•    II classe (progenismo): la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore;
•    III classe (prognatismo): la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare superiore.

Noi abbiamo usato un articolatore a valori medi (A.V.M.), ovvero che compie un movimento di lateralità di 15°, oltre al movimento a cerniera; ma ne esistono altri:
-occlusore: riporta solo il movimento di apertura e chiusura;
-articolatore individuale: riproduce apertura , chiusura e lateralità a valori regolabili, è più preciso di quello A.V.M.

L’articolatore è usato per riprodurre i movimenti della mandibola che si muove grazie all’articolazione temporo-mandibolare, l’unica articolazione mobile del cranio. Il condilo della mandibola ruota nella fossa glenoidea dell’osso temporale, per evitare l’usura del condilo è presente un cuscinetto (menisco).

Comunque la perfetta collocazione dei modelli servirà per la buona riuscita del lavoro, che così non creerà disturbi nel cavo orale del paziente, ma anche garantirà una perfetta fonazione.

Modellazione degli elementi:

Adesso possiamo iniziare la modellazione degli elementi mancanti sulla cappetta in plastica.
Per la ceratura gnatologica si usa la tecnica di P.K. Thomas, tramite spatola elettrica o bunsen.

Questa tecnica consiste nell’apportare sulla cappetta la cera progressivamente, da qui il nome “goccia a goccia”.
La tecnica di Thomas prevede un’occlusione dente a dente, biomeccanicamente più adeguata poiché scarica le forze masticatorie verticalmente. La precedente tecnica di modellazione di Payne era detta dente a due denti dal momento che ogni dente ingranava con altri due denti antagonisti. Il 95% della popolazione ha un’occlusione dente a due denti per cui, se le ricostruzioni sono estese e su entrambe le arcate sarà meglio creare un’occlusione dente a dente. Per piccolo ricostruzioni è più opportuno modellare un’occlusione dente a due denti.

In campo dentale esistono molte tipologie di cere, le principali adibite alla modellazione sono:
-cera da modellazione generale: per la struttura base del dente;
-cera da margini: cera “inerte”, con bassa retrazione termica;
-cera da tavolate occlusale: cera molto dura, non si sfalda facilmente;

Il modellato finito deve avere delle caratteristiche necessarie:
-spessore non inferiore a 0,3 mm,
-bordi di chiusura a “coltello”;
-saldature tra elementi omogenee;
-forma simile ai denti residui,tavolato occlusale modellato dale da permettere l’occlusione;
-elementi di ponte a becco di flauto, per un facile risciacquo.

Posizionamento del modellato nel cilindro:

Prima di posizionare il manufatto nel faccia vestibolare dove verrà messa la ceramica o la resina estetica,a seconda delle richieste si possono scavare solo gli anteriori o anche i posteriori. Poi si aggiungono le palline ritentive che servono da incastro per la resina o ceramica.
Fatto questo si posiziona il modellato su una base conica di plastica attraverso dei canali o spine di colata in cera, dello cilindro si passa a scavare la spessore di 0,8-0,9 mm. Il modellato deve essere posizionato centrato nel cilindro, mantenendo dall’apice del cilindro 7 mm almeno (questo servirà per mantenere un minimo di spessore del rivestimento, altrimenti la lega fusa lo sfonderebbe). I perni vanno giunti al modellato inclinati di 45° e sulla parte più voluminosa (margine incisale o tavola occlusale).
È buona cosa fissare sui perni di colata una pallina nutrice o una barra stabilizzatrice, entrambe servono per:
-rallentare il flusso della lega fusa;
-  gungono da centro termico (la zona che durante la fusione è più calda in tutto il cilindro);
-la sfera: fa da nutrice al modellato;
-la barra: fa da riserva di metallo al modellato.

Ci sono vari tipi di cilindri:
-cilindri in metallo: sono i più utilizzati, vengono rivestiti internamente di un cuscinetto di fibra di ceramica che serve per limitare l’espansione;
-cilindri in plastica, silicone, gomma: vanno usati per la tecnica dell’espansione libera dl rivestimento che vengono tolti una volta indurito, necessitano di un rivestimento resistente.

Prima di fissare il modellato alla base conica si pesa il tutto, ciò servirà per la scelta della quantità di metallo da utilizzare, dato che  si utilizza la formula:

peso del modellato x peso specifico della lega

Colatura del rivestimento e messa in forno del cilindro:

Adesso possiamo fissare il tutto alla base, posizionare il cilindro e procedere alla colata del rivestimento, prima però si pennellerà il modellato con del riduttore di tensione superficiale, che diminuisce la probabilità del formarsi di bolle.

La massa di rivestimento è un materiale resistente alle alte temperature, ottenuti miscelando acqua e polvere in giuste dosi.
A seconda della lavorazione e del cilindro utilizzato si opterà per la scielta di uno tra questi tipi di rivestimento divisi per legante:

Gessoso
Fosfatico
Siliceo
-    polvere più acqua distillata;
-    per leghe nobili;
-    trattamento termico lungo;
-    molto fragile;
-    necessita il cilindro in metallo;    -    polvere predosata in buste più liquido di miscelazione;
-    per leghe non nobili;
-    trattamento termico rapido;
-    può essere effettuata l’espansione libera;

-    polvere predosata più liquido di miscelazione;
-    per leghe non nobili;
-    trattamento termico ad intervalli;
-    cilindro in metallo.

Scelto il rivestimento si miscela tramite miscelatore sottovuoto e poi si passa a colarlo nel cilindro, prima con un pennellino ci si aiuta per le parti più piccole del modellato, poi si può colare totalmente il rivestimento con l’ausilio di un vibratore (pedana vibrante che impedisce la formazione di bolle d’aria).

Una volta indurito il rivestimento si toglie la base conica e si inserisce nel forno di preriscaldo (forno usato in odontotecnica, capace di raggiungere temperature molto alte).

Dieci minuti prima di togliere il cilindro dal forno, si mette a scaldare il crogiolo (il contenitore in ceramica dove va messa la lega durante la fusione).

Fusione:

A questo punto si toglie il crogiolo dal forno, e si posiziona dentro alla fonditrice: apparecchiatura usata in odontotecnica per fondere la lega collocata all’interno ad iniettarla nel cilindro.
La fonditrice può essere:
-a cannello: gas + aria compressa formano una miscela combustibile, si usa con un crogiolo in ceramica, usata per la fusione di leghe nobili;
-a induzione: vi è presente all’intero un’elettromuffola  dove si colloca il crogiolo, fonde il metallo per temperatura impostata.
Nella prima tipologia è presente un braccio meccanico rotante munito di una sede per il cilindro e per il crogiolo e rispettivo contrappeso per regolare la velocità di rotazione e quindi la spinta della lega.
Nella seconda può essere a rotazione o pressofusione: la lega entra nel cilindro tramite la forza di gravità.

Posizionato il crogiolo si passa a scaldare la lega, o con cannello o per induzione, nel primo caso si deve fare attenzione a non ossidare la lega restando troppo sulla lega con la fiamma. Fusa la lega si prende dal forno il cilindro e si colloca sul braccio della fonditrice, si chiude lo sportello velocemente e la macchina, innietta la lega nella cavità lasciata dalla cera  nel cilindro, scioltasi durante il riscaldo nel forno.

Rimozione del rivestimento e rifinitura della fusione:

Finita la fusione si toglie il cilindro e si mette a raffreddare. Una volta raffreddato totalmente si toglie il rivestimento tramite coltello da gesso e poi i tolgono anche gli ossidi superficiali formatisi durante il raffreddamento,  tramite la sabbiatrice: un macchinario che sparando apposita sabbia di diverse dimensioni toglie le impurità della lega; durante questa operazione bisogna stare attenti a non rimanere troppo sulla fusione con il getto di sabbia sennò si può rovinare.

Poi si passa alla rifinitura, si toglie la matarozza (la parte fusa in lega dove prima vi erano i perni di colata) tramite disco separatore a carborundrum di tungsteno, poi si usano frese tungsteno, diamantate e acciai sottili.
Poi per la lucidatura si usano si usano dischi e tubi abrasivi in gomma,spazzolini lucidanti in pelo di capra con una pasta chiamata sasso marcio, spazzolino lucidante in feltro e pasta brillantante.
A questo punto si passa a fare gli ultimi controlli alla fusione come chiusure sul colletto e punti di contatto; se tutto va bene si può inviare al clinico che lo fisserà con del cemento apposito al paziente.
Provvisorio:

Con il termine provvisorio si definisce la protesi temporanea, atta  a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo protesico definitivo.
Le funzioni di un provvisorio sono:
-diagnostica:utilizzato per il monitoraggio delle deficienze del sistema gnatologico del paziente;
-riabilitativo: ripristina la corretta funzione dei denti anteriori, restituendo il giusto assetto all’articolazione;
-protezione: salvaguardia i denti limati dagli stress termodinamici e i tessuti molli.
Esistono vari tipi di provvisori:
-immediato: realizzato dal tecnico prima che il clinico limi i denti;
-tradizionale: realizzato dal tecnico prima che i denti siano limati;
-armato: temporaneo, come il tradizionale ma con un rinforzo metallico fuso, può stazionare molto tempo in bocca al paziente.

Il provvisorio che ho fatto a scuola è stato realizzato con il sistema della mascherina: si sviluppa un secondo modella anche senza sezionature poiché il lavoro dovrà essere si preciso ma non perfetto dato che staziona temporaneamente nel cavo orale del paziente.
Si gessano i modelli in occlusione su articolatore A.V.M. e si iniziano a modellare gli elementi con cera bianca da modellazione, dopo aver isolato i monconi e le selle eventuali con isolante gesso-cera.
Il modellato dovrà avere caratteristiche particolari anche se è provvisorio:
-bordi a lama di coltello per evitare le infiltrazioni di cibo;
-gli elementi di ponte devono essere a “becco di flauto” per facilitare il risciacquo.
Completata la modellazione si fa una mascherina in silicone (pasta siliconica + catalizzatore) che ricoprirà il modellato esclusa la faccia palatale. Una volta indurita si rimuove e si passa a ricoprire, con un lieve strato di cera bianca, i monconi. Questo servirà per facilitare il distacco del modellato riprodotto in resina. Poi si isolano i monconi e le selle con isolante gesso resinae si passa  a impastare la resina (monomero + polvere)
In un coccietto di vetro. Una volta miscelata con velocità si cola nella cavità tra i monconi e la mascherina e si mette in acqua calda dove indurirà. Dopo dieci minuti circa si può togliere la mascherina e la resina.
Si vaporizza il provvisorio e si passa alla sgrossatura e rifinitura di esso.
La vaporizzatrice è un macchinario che spara dall’apposita pistola sia acqua che vapore a temperature molto elevate (solitamente 160°C).
Per la rifinitura si usano delle frese sgrossanti e frese a punta per la rifinitura, mentre per le separazioni si usa il disco horico.
Durante la rifinitura si devono tenere presente alcuni accorgimenti:
-bordi a lama di coltello;
-elementi di ponte a “becco di flauto”;
-spessore adeguato (0,3 mm).
Finita la rifinitura si lucida con la macchina lucidatrice: macchina utilizzata in odontotecnica per la lucidatura di varie lavorazioni. Munita di i due sedi rotanti dove inserire le varie spazzole a seconda dell’uso:
-spazzola per pomice: spazzola usata con l’impasto pomice + acqua, usata per la prima lucidatura grossolana;
-spazzola per pasta brillantante:usata con l’apposita pasta, si usa per la seconda lucidatura più accurata.

Ultimata questa fase si può inviare al clinico che dopo i dovuti controlli lo fisserà al paziente.

Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro:

La mia classe è stata impegnata nel progetto alternanza scuola-lavoro nei giorni, dal 7 al 16 gennaio e poi dal 2 al 10 febbraio.
Sotto la coordinazione del professor Caceffo  e della professoressa Masin, rispettivamente laboratorio e disegno odontotecnico, siamo stati mandati in vari laboratori odontotecnici della provincia. L’argomento principale da trattare in laboratorio era fusione e saldatura, ma a discrezione dei titolari potevamo svolgere altre tipologie di lavori.
Giorno per giorno dovevamo compilare una scheda con: la firma, l’orario di entrata e di uscita e gli argomenti e i lavori fatti  e trattati in giornata; e finito il percorso dovevamo compilare una scheda di valutazione dell’attività.
Questa esperienza ci è stata fatta intraprendere per farci capire la vita lavorativa in un vero laboratorio, le difficoltà, e farci conoscere le varie metodologie e macchinari che la scuola non può permettersi.
Io sono andato nel laboratorio che frequentavo già da un paio d’anni e quindi conoscevo già gli odontotecnici.
Dovevamo fare 8 ore al giorno, il mio orario era dalle 8.00 alle 12.00 e poi dalle 14.00 alle 18.00.
Il laboratorio dove ho svolto la mia attività aveva quattro odontotecnici ed era ben attrezzato.
Per gli argomenti che dovevamo trattare (fusione e saldatura) ho cominciato con lo sviluppo del modello su basetta accutrac come eseguito a scuola, ma solo il modello su cui lavoravo, senza antagonista, percui non ho neanche messo in articolatore.
Ho preparato il moncone radiandolo, ma gli odontotecnici la chiamavano dicing, e poi sezionato con la macchina munita di sega circolare.
Fatto questo ho messo la lacca spaziatrice come a scuola sul moncone e poi ho fatto una cappetta ma in resina (liquido+polvere) che poi andava rifinita con il micromotore per portarla a giusto spessore.
Poi ho iniziato a modellare in tutto quattro elementi (un primo molare superiore destro, un secondo premolare inferiore destro, un primo molare inferiore destro e un secondo molare inferiore destro), con cera da modellazione verde e cera da colletti viola.
Non ho potuto mettere in fusione perché il mio tutor non aveva mai tempo e quindi ho solo finito con la modellazione.
Tutto il resto del tempo però l’ho dedicato ad altri lavori come:
-sviluppo impronte: sia alginati con gesso giallo III tipo; sia siliconi, in accutrac, con gesso extraduro.
Ho potuto osservare un metodo di sviluppo impronte, soprattutto siliconi, chiamato girofol: si boxa l’impronta con la plastilina su una base di appoggio, poi si prepara una basetta tramite foratrice per lo sfilaggio dei monconi, si cola l’impronta con gesso extraduro e si applica la basetta, dopo l’indurimento si ha l’arcata a ferro di cavalo sezionabile e con monconi sfilabili;
-squadratura modelli:sempre rotondi, mai con gli spigoli di riferimento;
-realizzazione cucchiai individuali e placche di masticazione:entrambe con resina foto polimerizzante, e successiva rifinitura;
-pulizia dei vari macchinari, strumenti e attrezzi;
gessatura modelli in articolatore: sia A.V.M. sia individuali;
-scelta e montaggio denti su protesi mobile;
-realizzazione protesi provvisorie, e lucidatura;
-lucidatura protesi mobile;
-sabbiatura corone, ponti, sheletrati.
Mi è dispiaciuto molto non aver potuto fare la fusione dei miei modellati, ma è stata lo stesso un’esperienza molto formativa ed interessante, e per questo ringrazio i due professori responsabili del progetto.

apr 24

Ho il piacere di lanciare l’iniziativa “La scuola in rete” dove, per gentile concessione di giovani studenti e futuri odontotecnici (lo spero molto, il nostro settore ne ha bisogno) verranno pubblicate le relazioni sui diversi argomenti di laboratorio odontotecnico, realizzate dagli studenti.

Ringrazio, per la gentile collaborazione e per la passione nella professione da lui svolta, il professor Caceffo Nicola, insegnante di laboratorio odontotecnico dell’ Istituto Statale “Enrico Fermi” di Verona.

Le relazioni non intendono dare nessuna classifica di merito ma una visibilità per la soddisfazione personale del futuro odontotecnico nonchè un’ aiuto per coloro che, nei prossimi anni, potranno attingere alla conoscenza ed esperienza ottenuta da questi ragazzi.

BUONA VISIONE

Daniele

ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI” VERONA

1-Esperienza teorica a scuola

2-Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro

Fasoli Daniele                                    Classe 3 A od.

fasoli daniele

Se desiderate visualizzare la relazione completa di fotografie ed illustrazioni, cliccate sul link sottostante:

relazione-di-fasoli-daniele1

Anno scolastico 2008/09

1-ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA

In questa esperienza di teoria svolta in classe abbiamo imparato,passo dopo passo,le fasi di lavoro per arrivare alla fine del terzo anno ad costruire una protesi fissa. Quest’ultima è una ricostruzione parziale di uno o più elementi coronale o intracoronale che verrà cementata all’elemento dentale residuo.
Impronte e materiali da impronta

Attraverso la rivelazione dell’impronta, il clinico registra in “negativo” la “forma” della bocca, cioè la conformazione dei denti e dei tessuti molli, così da permettere all’odontotecnico di trarre una serie d’informazioni, il più possibile attendibili, in merito alla situazione odontoiatrica del paziente. L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale allo stato “pastoso”,in un particolare strumento,chiamato portaimpronta,che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo orale della zona interessata. Per prendere un’impronta si possono utilizzare diversi materiali:
Pasta di Parigi o gesso da impronta l’utilizzo di questo materiale, a causa della propria rigidità, non è più usato per prendere l’impronta delle arcate dentarie, ma viene utilizzato per la saldatura d’elementi protesici.
Materiali termoplastici sono venduti in fogli che messi in acqua calda (55/65°C)si rammolliscono. Vengono distinti in resine, cere e gomme. Sono costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze tra le quali resine naturali ricavate dalle conifere. Sono utilizzati per:
-ottenere impronte di piccole cavità di denti nei quali verranno realizzati gli intarsi;
- rilevare impronte di denti singoli;
-realizzare portaimpronta individuali presso lo studio odontoiatrico.
Pasta a base di zinco ed eugenolo è un materiale di elevata precisione, reperibile sotto forma di due masse. La prima composta da ossido di zinco(80%)e la seconda è composta da eugenolo(56%).Per renderla pastosa si aggiunge farina fossile e talco. Queste paste possono venire impiegate per la rivelazione di impronte e per la ribasatura delle protesi mobili.
Alginato o idrocolloide irreversibile è un materiale in polvere. Addizionato all’acqua si trasforma in una pasta che indurisce in circa due minuti. Deve essere trasportato in un contenitore umidificato e consegnato all’odontotecnico nel minor tempo possibile per la colatura a causa delle contrazione che subisce per il rilascio dell’acqua. Con questo materiale si può ricavare: modelli studio,protesi provvisorie,apparecchi ortodontici e costruzione di protesi parziali.
Idrocolloide reversibile,tramite la bollitura e il successivo raffreddamento dell’agar-agar,alga marina rossa,si ottiene una gelatina che viene commercializzata allo stato solido(bastoncini).L’acqua compone il materiale per circa l’85%. Il passaggio dallo stato “solido” a quello “viscoso”avviene in apposite macchine alla temperatura di circa 60°C(mentre il processo inverso avviene tra i 30°C e i 40°C).Hanno caratteristiche e densità diverse. Il pregio dell’idrocolloide è la precisione:la sua delicatezza tuttavia ne limita l’uso alla rivelazione di impronte di cavità preparate per intarsi,di impronte per protesi fisse e alla duplicazione dei modelli in laboratorio;
elastomeri, si trovano in vendita sotto forma di due paste(pasta base+catalizzatore).Per la rivelazione delle impronte generalmente vengono usate due masse viscose di diversa viscosità. Questi materiali sono detti siliconi.Gli elastomeri hanno il vantaggio di possedere una più elevata compatibilità con la maggior parte dei materiali di sviluppo. Vengono usati per la rivelazione di impronte e si possono riprodurre più volte.

Materiali da sviluppo e sviluppo dell’impronta
Uno tra quelli   più comune usati di materiali da impronta è il gesso. Quest’ultimo viene raccolto nelle cave perché è un materiale naturale. Poi viene portato nelle raffinerie dove lo espongono a temperature molto alte tra i 110-120°C,per toglierli tutta l’acqua. In seguito viene macinato e così si trasforma in fosfato di calcio emi-idrato poi viene confezionato e venduto. Questo processo di macinazione e riscaldamento viene detto calcinazione. La diversità fisico-chimiche dei vari prodotti presenti sul mercato,si ottengono variando alcune caratteristiche del processo di calcinazione. Ad esempio se si mette in forno a 110°C direttamente a contatto con l’aria si ottiene un gesso tenero,detto emi-idrato beta invece se la calcinazione avviene in presenza di vapore acqueo il gesso è più duro e viene detto emi-idrato alfa.
TIPI DI GESSO:
1° classe:gessi teneri per impronte(o gessi di Parigi per impronte),costituiti in maggioranza da solfato di calcio emi-idrato beta,si utilizza per saldature di parti in metallo;
2°classe:gessi teneri per modelli, formati da emi-idrato beta raffinato,sono bianchi e servono per fare modelli studio e modelli su articolatore;
3°classe:gessi duri per modelli, formati da emi-idrati alfa,sono gialli e servono per i modelli lavoro e per protesi lavoro;
4°classe:gessi extra duri,costituiti da alfa-modificato extraduro, e servono per modelli speciali e protesi fisse.

RAPPORTO DI MISCELAZIONE

La durezza del gesso cambia con la quantità di acqua che viene aggiunta alla miscelazione,che è indicata dalle case produttrici.

Valori indicativi del rapporto di miscelazione del gesso
Tipi 1-2    45-60 ml acqua    100 g polvere
Tipo3    27-36 ml acqua    100 g polvere
Tipo4    20-25 ml acqua    100 g polvere

SISTEMA DI SVILUPPO DELLE IMPRONTE

Ci sono,come già visto,diversi sistemi di preparazione delle impronte ognuna  per le diverse preparazioni protesiche,e di conseguenza sono diverse le tecniche di sviluppo dei modelli. Il materiale necessario per lo sviluppo delle impronte è:scodella,spatola per gesso,pennellino o strumento sottile per permettere di colare il gesso nei più piccoli particolari,coltello da gesso,seghetto per gesso,miscelatore sottovuoto,vibratore e squadramodelli.Come già detto più volte l’operazioni principali all’arrivo dell’impronta è la disinfezione della stessa nel rispetto di una normativa sanitaria europea.
Operazioni fondamentali per lo sviluppo di una impronta:
-indossare i D.P.I. necessari(camice,guanti);
-risciacquare l’impronta sotto acqua corrente e disinfezione con una soluzione igienizzante;
-asciugarla delicatamente con aria evitandone la rottura;
-preparare gli strumenti necessari(scodella, spatola e quantità di gesso secondo le dosi consigliate );
-iniziare la miscelazione avendo precedentemente dosato l’acqua;
-con l’aiuto di una base vibrante(vibratore)iniziare a colare il gesso da una parte dell’impronta e con uno strumento appuntito direzionare con cura la miscela di gesso nelle parti più sottili;
-a seconda della tecnica utilizzata lo zoccolo sarà libero o inglobato in una base preformata in plastica o gomma;
-lasciare indurire l’impronta per almeno 30 minuti al fine di permettere la fine della reazione di presa;
-a gesso indurito “smodellare” l’impronta tirando quest’ultima con forza;
-squadrare il modello con l’attrezzo analogo con il metodo alla francese cioè con lo zoccolo del modello arrotondato per il modello mobile invece per quello fisso si utilizza il metodo americano cioè con spigoli vivi.

Sistemi di sviluppo delle impronte:
Il sistema pindex, tale metodo prevede la colatura parziale dell’impronta, al fine di ottenere un impronta a ferro di cavallo. All’indurimento di quest’ultima il modello viene tolto dall’impronta e allora si procede allo foratura, con la rispettiva macchina chiamata foragessi, che forerà nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili e alle ritenzioni per le zone non da sfilare. A questo punto vengono fissati nei fori i perni in ottone senza spillo e ritenzioni,utilizzando collante o cemento-resina. Si procede al bordaggio (boxing) dell’arcata utilizzando preformati in cera,si isolano i perni con isolante gesso-gesso,un inserimento della cera spia o di appositi tappini in gomma che servono per individuare i perni onde di causare danneggiamenti durante la squadratura,durante la sezionatura dei monconi e di favorire l’estrazione del segmento del modello sezionato da sfilare. Infine si effettua la colatura dello zoccolo. Il sistema a perni a spillo viene eseguito posizionando i perni nell’impronta al centro del moncone. Si effettua anche qui una colatura parziale dell’impronta. All’indurimento si isolano i monconi con isolante gesso-gesso si impiega la cera spia o tappini e si procede alla colatura dello zoccolo. Questo metodo si differenzia dal pindex oltre che i perni vengono inseriti nell’impronta dal fatto che il modello venga sempre lasciato nell’impronta senza toglierlo mai.
Sistema basette preformate, questo sistema consiste nel colare il modello e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo in tal modo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto plastico. Le due parti vengono unite immediatamente prima che inizi la fase di presa. Tale operazione permetterà, in seguito, la scomposizione del modello favorendo le successive lavorazioni.

Preparazione monconi:

Avendo portato a termine lo sviluppo dell’impronta con la realizzazione del modello dobbiamo svolgere la preparazione dei monconi. Per prima cosa bisogna sezionare i monconi, con l’impiego di un seghetto o di un disco posto sul micromotore. Poi si mette la lacca spaziatrice che sostituisce lo spazio dove successivamente andrà posto il cemento. Si effettua la cappetta che è un piccolo cappuccio di cera plastica o metallo che rivestono i monconi.

L’articolatore e la gessatura dei modelli in articolatore

L’articolatore è uno strumento di laboratorio che riproduce i movimenti inverosimili di lateralità, apertura e chiusura della bocca. Il movimento di lateralità è detto a valore medio quando l’escursione del condilo,all’interno della fossa glenoide,lateralmente a destra e sinistra è di 15°. Prima dell’ingessatura in articolatore l’odontoiatra prende il rapporto di occlusione tra le due arcate tramite il foglio di cera (di centrica). L’occlusione sarà centrica(maggior numero di contatti fra i denti). Oltre all’occlusione centrica è importante fare un’altra registrazione: nella relazione centrica il condilo è nella posizione più retrusa nella fossa glenoidea. Se mancano i denti e allora abbiamo un modello edentulo non è più possibile rilevare l’occlusione centrica, ma si può rilevare la relazione centrica. Questo è importante per fornire all’odontotecnico l’esatta posizione delle arcate in articolatore. Un’altra informazione che fornisce il dentista all’odontotecnico è la rispettiva classe si Angle del paziente. Questa classificazione ortodontica è composta da tre classi fondamentali. Si riferisce ai soggetti dentali, che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una “chiave” identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori. Descrizioni classi:
1° classe o normo occlusione: la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore;
2°classe o progenismo: la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore;
3°classe o prognatismo: : la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore.

Tipi di articolatori:

Quello che normalmente usiamo noi è l’articolatore a valore medio che riproduce i movimenti di apertura e chiusura e lateralità di 15° grazie all’escursione del condilo nella fossa glenoide. E’ costituito da due branche, una superiore e una inferiore, molle o viti, e connesse da un doppio snodo, o cerniera, che simula l’articolazione temporo-mandibolare.
Un altro tipo di articolatori sono gli occlusori che sono strumenti per il fissaggio di modelli in antagonismo e compiono solo i movimenti di apertura e chiusura.
C’è l’articolatore a valore individuale che ha la possibilità di regolare il movimento di lateralità registrato sul paziente e riportarlo quindi sull’articolatore. La gessatura dei modelli di questo articolatore viene eseguita in 2 fasi per ridurre l’espansione del gesso interponendo tra le due miscele di gesso una spugnetta umida.

Fasi della gessatura in articolatore del modello sono:

-squadratura del modello a 45° svasato;
-isolare il  modello con isolante gesso-gesso (vaselina);
-fissaggio del modello superiore sul piano occlusale del A.V.M. tramite cera collante;
-miscelazione del gesso di secondo o terzo  tipo e la gessatura o fissaggio del modello;
-rimozione del piano occlusale dell’A.V.M. e si fissa la piastrina sulla branca inferiore;
-fissaggio del modello inferiore  a quello superiore per mezzo della cera di masticazione (chiave di chiusura tra le due arcate);
-capovolgere il modello per facilitarne la gessatura e in seguito alla preparazione della miscela tra gesso e acqua ingessare il modello inferiore;
-rimozione della cera dalle arcate per mettere la rimozione di modelli. Divisione dei modelli dalle basi in resina e squadratura di quest’ultime.
C’è da ricordare che come ogni strumento di laboratorio l’articolatore và mantenuto in perfette condizioni, pulire dopo ogni lavoro le parti meccanizzate come viti e piastrine e non usare la vaporizzatrice per le parti verniciate per evitarne la “sverniciatura”.

MODELLAZIONE DEGLI ELEMENTI IN CERA
Per eseguire la modellazione degli elementi usiamo una cera per modellare. Queste cere trovano impiego nella modellazione di protesi da trasformare in metallo o resina.
Le cere per fusioni: sono un miscuglio di cere  che sono di tante specie ognuna per un utilizzo diverso. La caratteristica principale che deve avere una cera per fusione è che nel raffreddamento deve avere un basso coefficiente di contrazione e quando viene  fusa non deve lasciare residui all’interno dello stampo perché al momento della fusione il metallo introdotto nella cavità verrebbe inquinato. Ci sono degli accorgimenti che bisogna ricordarsi nell’utilizzo di queste cere che sono: non superare la temperatura di fusione, usare tipi di cera nelle diverse stagioni, d’inverno si usa una cera morbida invece d’estate una cera più rigida.

Modellazione secondo il metodo goccia a goccia:

La modellazione goccia a goccia si tratta di una modellazione estremamente funzionali nelle quali la cera viene applicata in fasi successive ben definite. Payne sviluppò inizialmente un sistema per la ceratura gnatologica, giungendo alla realizzazione della zona occlusale secondo un preciso schema di controllo dell’applicazione della cera. In seguito, Lundeen perfezionò ulteriormente la sistematica di Payne, variandola e aggiungendovi  l’impiego di cere cromatiche:ad ogni particolare anatomico della superficie occlusale  da ricostruire, corrispondevano cere di colore diverso. Le tecniche di Lundeen e Payne ancora largamente usate prevedono l’occlusione dente a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quello di due denti antagonisti. P.K.Thomas ,invece,autore di un’altra tecnica di modellazione,oltre che di fortunata seria di strumenti idonei alla sua realizzazione,definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginali alle fosse del singolo dente antagonista,realizzando così un’occlusione tra singoli denti,detta dente a dente. Per questa tecnica, che noi usiamo a scuola,si procede costruendo tutti i coni delle cuspidi ,iniziando con le cuspidi linguali superiori e vestibolari inferiori. Si passa alla costruzione delle creste marginali e poi si completano i contorni assiali vestibolari e linguali. A questo punto si aggiungono le creste triangolari. La modellazione occlusale è completata con il riempimento dell’anatomia supplementare.

FUSIONE
Per trasformare i modellati in cera in modellati in metallo si usa la tecnica a cera persa. Le principali fasi sono:modellare gli elementi in cera mancanti, il quale viene inglobato in una massa refrattaria, analoga al gesso,che si chiama rivestimento che lo circonda completamente. Si provoca quindi lo scioglimento della cera in un forno,e nella cavità formatasi si introduce del metallo fuso,cioè allo stato liquido,spingendovelo con forza centrifuga.

Particolarità del modellato in cera:
•    Modellato e tavolo occlusale;
•    Bordi di chiusura(a coltello) ;
•    Spessore non inferiore al 0,3mm;
•    Saldatura tra elementi omogenei;
•    Elementi di ponte sciacquabili;
•    Scavatura della faccia vestibolare e applicazione palline ritentive.
Applicazione perni di colata:
-Il perno deve essere sempre posto nella sezione più voluminosa del modellato;
-Il punto di fissaggio del perno di colata,e il suo asse,devono sempre permettere al metallo introdotto nella cavità del modellato senza deviazioni rispetto al punto di penetrazione;
-L’angolo di inclinazione più favorevole per fissare un perno,oltre alla buona capacità analitica dell’operatore,è normalmente di 45° rispetto al piano del tavolato occlusale;
-Se si utilizza una nutrice sferica,essa deve essere posta accanto al modellato,a una distanza on superiore alla misura della circonferenza della mandata.

Tipo di cilindro utilizzato:

cilindri in metallo:fungono da contenitore al rivestimento anche dopo l’indurimento e durante le successive operazioni di fusione. Dato che il rivestimento compensa la contrazione del metallo espandendosi, tali cilindri vengono rivestiti internamente di uno strato “cuscinetto” realizzato con fogli di materiale sintetico morbido (fibra ceramica). I cilindri metallici sono dotati di buona termo staticità: le pareti metalliche consentono infatti, durante la fusione, il mantenimento della temperatura raggiunta in forno.

Posizionamento del modellato nel cilindro:

Il modellato va posto nel centro termico cioè nella zona che raffredda per ultimo,essa potrà così sfruttare al massimo le temperature raggiunte dal nucleo centrale della massa e svolgere al meglio la propria funzione;il manufatto in cera invece va posto superiormente del centro termico e deve rimanere sotto la sommità della massa refrattaria di circa 3-7 mm.

Preparazione al cilindro:

•    Montare i perni di colata sul modellato e pesare tutta la parte in cera per sapere il peso del futuro uso del metallo;
•    Fissare le spine alla base conica del cilindro;
•    Si mettono le palline ritentiva e lo spray (debublizer) che è il riduttore di tensione che ha il compito di far scivolare meglio il materiale di rivestimento sul modellato;
•    All’interno del cilindro poniamo un foglietto in fibra di ceramica, che funge da ammortizzatore durante l’espansione di presa;
•    Colare il materiale di rivestimento all’interno del cilindro e introdurlo in una pentola sotto pressione.

Materiali da rivestimento:

legante gessoso: – polvere più acqua distillata o demineralizzata;
- fusione di leghe nobili;
- trattamento termico lungo;
- utilizzato per cilindri in metallo;
legante siliceo: – polvere predosata ;
- utilizzato per leghe nobili;
- trattamento termico con intervallo di fusione;
- utilizzati per cilindri in metallo;
legante fosfatico: – polvere predosata più liquido di miscelazione;
- utilizzato per fusione di leghe nobili e non nobili;
- trattamento termico rapido;
- utilizzato per cilindri ad espansione libera;

Inserimento in forno ed fusione:

Dopo l’indurimento del materiale di rivestimento,fase che dura circa 1 ora, si mette il cilindro e il crogiuolo che servirà per la fusione in forno. Arrivati alla temperatura prestabilita si prende il metallo pesato attraverso l’operazione peso del corpo in cera per il peso specifico della lega  e lo si mette nel crogiuolo e attraverso il cannello si fonde portandolo allo stato liquido e successivamente si inoltra,dopo aver estratto il cilindro e averlo messo sulla rispettiva staffa della centrifuga dal forno, in quest’ultimo attraverso una spinta centrifuga.
Al raffreddamento del metallo il materiale di rivestimento viene rimosso e si procede al decapaggio e alla sabbiatura del manufatto. A questo punto si tagliano le spine con un disco separatore. Per evitare il deterioramento del modello originale,le operazioni finali (verifica delle chiusure,gommatura e lucidatura con spazzolino e paste lucidanti)possono essere fatte su un duplicato.

DISTINZIONE E CARATTERISTICHE PROVVISORIO

Con il termine protesi provvisoria si definisce la protesi temporanea, atta a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo protesico definitivo.

Il provvisorio infatti ha:

-la funzione diagnostica:è a questo tipo di protesi che è di fatto delegato il monitoraggio delle deficienze del sistema gnatologico del paziente;
-può offrire al tecnico un ambito di sperimentazioni di varie soluzioni estetiche e funzionali ancora prima che il clinico effettui la preparazione dei denti pilastro;
-in campo riabilitativo alcuni provvisori ripristinano la corretta funzione di disclusione dei denti anteriori,restituendo il giusto assetto all’articolazione temporo-mandibolare;
-salvaguarda i denti limati, on devitalizzati, dagli stress termochimica;
-protegge i tessuti molli dai carichi masticatori;
-impedisce la migrazione e/o estrusione dei denti preparati e di quelli antagonisti. Inoltre protegge le preparazioni, contenendo la gengiva.

Si distinguono in tre tipi di provvisorio:

•    Provvisorio immediato, realizzato dal tecnico su un modello ottenuto da un’impronta rilevata dal clinico prima della preparazione dei monconi.
•    Provvisorio tradizionale, realizzato su un modello ottenuta da un’impronta dei denti già preparati.
•    Provvisorio armato, dispositivo temporaneo,anch’esso realizzato su un modello di denti preparati, ma dotato, di un rinforzo metallico fuso che gli permette di stazionare a lungo nella bocca senza rompersi o deteriorarsi.

Realizzazione di un provvisorio presso mascherina:

In seguito ad aver sviluppato le impronte e aver ingessato i modelli in articolatore si procede
con l’isolamento del modello superiore con l’isolante gesso-cera e con la modellazione degli elementi ricercandone  la simmetria, ripristinando le corrette altezze di tutti i denti  dell’arcata superiore. Inoltre al fine di conferire maggior robustezza al manufatto, vengono resi più spessi i punti di contatto,viene garantito un omogeneo spessore dei colletti, i quali vengono modellati di dimensione leggermente maggiori. Il modello viene immerso in acqua fredda e in seguito, sui denti,  viene quindi realizzata una mascherina in silicone da laboratorio. Eliminata la cera con immersione in acqua bollente, l’impronta viene separata dal modello d entrambi sgrassati per mezzo della vaporizzatrice. Per una buona estrazione “in futuro” del provvisorio la superficie dei monconi viene rivestita con un sottile strato di cera bianca (che non lascia depositi di colore e che non deve interessare la zona di chiusura). Si isola quindi il modello con isolante gesso-resina. Diversamente da quanto avviene nella lavorazione con la muffola, la stratificazione delle masse di resina avviene in un’unica stesura, consentendo di eseguire una sola cottura, con notevole risparmio di tempo.  Infatti, stabilito il colore da utilizzare, nel rispetto delle indicazioni fornite dal clinico, la massa di resina viene miscelate con l’apposito liquido. In seguito viene zeppata la mascherina di resina e in seguito si mette in cottura per circa 10 minuti. Ultimata la cottura, la mascherina può essere rimossa, e, levato il provvisorio da modello si possono vaporizzare entrambi. Per evitare di deteriorarli con la fresa durante la rifinitura, si evidenziano con una matita i bordi di chiusura del colletto. Le frese normalmente utilizzate per la rifinitura sono: fresone in metallo per la sgrossatura iniziale, punta montata per rifinitura, disco horico, punte metalliche al tungsteno, punta montata,  fresa a fessura. Tramite la pulitrice il provvisorio viene lucidato, dapprima con pomice in polvere miscelata con acqua, successivamente con apposito liquido lucidante.

Macchinari utilizzati:
Nella colatura dell’impronta abbiamo usato il vibratore che è una macchina che riproduce una più o meno leggera vibrazione di un piano di appoggio, facilita, durante la colatura, l’eliminazione delle bolle d’aria dalle miscele di gesso o di rivestimento.

Per la squadratura dei modelli in seguito abbiamo utilizzato la squadramodelli  che è una macchina a passaggio d’acqua simile ad una mola,che serve a rendere piane le superfici dei modelli che presentano asperità non utili alla realizzazione delle protesi, e che permette di dare allo zoccolo la forma voluta.

Per la disinfezione e la pulitura del lavorato usiamo la vaporizzatrice che è una macchina che producendo vapore saturo ad alta temperatura e sotto pressione, viene utilizzata per pulire, sgrassare e detergere sia la protesi, sia i modelli.

Nella preparazione dei monconi e per il lavoro sulla protesi si usa il micromotore  che ha una velocità di rotazione che può oscillare dai 1500 ai 50.000 giri/min. è pertanto possibili,con gli adatti utensili (frese, dischi, ecc.), rifinire e lucidare qualsiasi tipo di protesi in resina o in metallo.

Il mixer sottovuoto è un’ apparecchiatura per la lavorazione di rivestimenti per cilindri e gessi. È costituito da una struttura portante la quale si sviluppa verticalmente supportando tutte le parti essenziali, consolle di comando, moto riduttore, piano vibrante, tazze di muscolazione e coperchio con spatola.

Un altro apparecchio che ci serve per la fusione è il forno per il riscaldamento del cilindro. Per tale operazione esistono due tipi di forni a gas o elettrici, ma i più usati nei laboratori odontotecnici sono gli elettrici. Gli elementi fondamentali dei forni elettrici sono:
-un termoregolatore, dispositivo che serve per la regolazione automatica della temperatura;
-una camera,le cui pareti sono di materiale refrattario(per sopportare le alte temperature),dove va posto il cilindro;
-un pirometro,per la lettura della temperatura,generalmente in gradi Celsius.
Questo macchinario, oltre a riscaldare il cilindro per l’eliminazione della cera, viene usato per il riscaldamento del crogiuolo.

Per fondere il metallo ci sono due tipi di macchine:a induzione o a cannello quella che noi abbiamo utilizzato. La fusione con il cannello sfrutta la fiamma che si genera dalla combustione di un gas con l’ossigeno, entrambi contenuti in apposite bombole reperibili in commercio. I gas generalmente utilizzati per la fusione di leghe sono il gas metano e il gas propano. Questa macchina viene usata per fare fondere la lega, e richiede molta esperienza da parte dell’operatore, il quale dovrà essere in grado di valutare la temperatura a cui è stata portata la lega guardando la colorazione di quest’ultima e quando è arrivato al punto desiderato, attraverso la centrifuga,deve inoltrare la lega nel cilindro.

A questo punto bisogna utilizzare la sabbiatrice. Questa macchina ha lo scopo, attraverso un getto d’aria che lancia sui manufatti delle finissime particelle di varie granulometrie e varia natura: biossido di silicio, allumina, microsfere di cristallo, di asportare i residui del rivestimento e lo strato di ossidi che rimangono aderenti alla superficie del pezzo colato.

Infine usiamo la pulitrice  che è una macchina utilizzata in laboratorio odontotecnico per la lucidatura di protesi in resina o metallo, eccezion fatta per le leghe al cromo-cobalto e gli acciai, per i quali è preferibile la lucidatura anodica. Tale macchina è dotata di un motore elettrico la cui rotazione viene trasmessa a delle spazzole fissate ai due mandrini posti all’estremità dell’albero motore.

2-Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro

Grazie ad un progetto della regione, ho potuto confrontare le mie conoscenze teoriche e pratiche con il mondo del lavoro. I professori di laboratorio “Caceffo Nicola” e la professore di disegno  e modellazione “Masin Marisa” hanno contribuito alla riuscita di questo progetto costruendo un programma, e contattando un sacco di laboratori per riuscire a dare un luogo dove tutti potessero lavorare. Questa esperienza è durata 15 giorni divise in due fasi la prima che andava dal 7 al 16 gennaio la seconda dal 2 al 10 febbraio. La mia esperienza la ho vissuta in un laboratorio di Valgatara che si chiamava “Erregi”che era di Avesani Gaetano e Damoli Renzo. L’esperienza aveva lo scopo di provare a lavorare in un laboratorio vero, cioè fuori da scuola, facendoci imparare nuove tecniche e/o perfezionare le nostre facendo una protesi fissa. Prima delle vacanze di natale i professori e i responsabili della regione avevano fatto una riunione per parlare del lavoro a cui dovevano sottoporci e in secondo momento siamo intervenuti anche noi conoscendo i propri tutor.
Il primo giorno sono arrivato con un po’ d’ansia data dal fatto che, a differenza di alcuni miei compagni,io non avevo mai avuto l’occasione di lavorare in un laboratorio che fosse al di fuori dell’ambito scolastico. Devo dire anche se mi sono trovato molto bene, e ho avuto anche una buona comunicazione con il mio tutor e il suo socio sullo sport, che avevo paura di sbagliare e percui certe volte mi bloccavo aspettando il sostegno del tutor. Durante questo progetto ho svolto tutti i traguardi che mi ero prefisso io e che aveva dato come suggerimento la scuola cioè eseguire lo sviluppo e la successiva ingessatura dei modelli in articolatore. Costruire il provvisorio in resina, fare una protesi fissa(metodo weener) e il successivo rivestimento estetico in resina. Intervallati alla pratica ci sono stati anche momenti teorici dove il tutor mi ha spiegato il lato estetico della modellazione, come mettere i perni o spine, come si effettua la lavorazione della faccetta estetica. In questi giorni ho notato come fanno le ceramiche e mi ha colpito come venivano poste e mescolate le paste per arrivare al giusto colore del dente.

Fasi svolte nella realizzazione del lavorato:

Preparazione modelli e realizzazione provvisorio.
Al mio arrivo in laboratorio,inizialmente, ho rilevato da un modello delle impronte usando l’alginato all’interno di un cucchiaio individuale. Dopo aver  rilevato le impronte le ho sviluppate usando gesso bianco di tipo 3 che utilizzerò per la costruzione del provvisorio. Dal modello ho rilevato un’altra impronta superiore che successivamente la ho sviluppata in gesso di tipo 4(tropic exes) in acutrak per realizzare la protesi fissa con un ponte che comprenderà un canino e un ponte dal premolare(14)al molare(16) compreso. Dopo che si è indurito il gesso bianco delle impronte per il provvisorio, le ho squadrate con il metodo francese cioè senza angoli, immerso in una soluzione di fosfato al 2% per far diventare il gesso più liscio e in seguito li ho ingessati sempre con gesso di tipo bianco. Al termine della fase di presa del gesso il mio tutor mi ha spiegato le tre preparazioni dei monconi a cainfer, a spalla e a finiere e me le ha mostrate realizzandole sui tre rispettivi denti canino, premolare e molare. Alla fine di questa preparazione ho iniziato a modellare i denti usando l’isolante gesso-cera e una cera bianca usando il metodo goccia a goccia. Al termine della modellazione e il seguente controllo e ritocco del tutor ho eseguito la mascherina con il silicone e il proprio catalizzatore la abbiamo posta sul modello coprendo sia la parte vestibolare sia quella linguale dall’incisivo centrale fino al secondo molare con gli elementi modellati per prenderne la copia. All’indurimento di quest’ultima, e dopo aver tolto i denti dalla mascherina, il tutor mi ha mostrato il proprio metodo facendo due inserzione a “v”  sotto la linea del colletto dei denti. Ho isolato con isolante gesso-resina e ho messo la resina all’interno della mascherina e la ho compressa sul modello,dove dalle inserzioni a “v” eseguite in precedenza uscirà la maggior parte di resina e l’altra uscirà dai lati della mascherina consentendo di verificare così che la resina sia arrivata in tutti i punti. Ho messo il tutto a cuocere per circa 10 minuti. A fine della cottura con le frese e con l’aiuto del socio del mio tutor ho rifinito il provvisorio e ho svolto la lucidatura con la rispettiva macchina.

Realizzazione di una protesi fissa.
Lasciando fissato il modello inferiore perché mi serve solo per la giusta occlusione tra le due arcate ho fissato in articolatore il seguente modello della protesi fissa in acutrak. Dopo l’indurimento del gesso ho tolto il modello dall’articolatore, ho realizzato con un seghetto il modello a monconi sfilabili. Ho messo sui monconi la lacca spaziatrice, dopo aver isolato con il metodo a mano come certi hanno fatto a scuola ho creato le cappette e tutto questo sarà lo spazio dove verrà posto il cemento .Ho iniziato a modellare con cera verde, dove in questo momento il tutor mi ha dato anche delle indicazioni morfologiche e estetiche sui denti. Alla conclusione della fase di modellazione dopo aver controllato le particolarità che deve avere il modellato per la fusione  e il rispettivo controllo e sistemazione del tutor sul lavoro, ho scavato la faccia vestibolare fino alla cappetta dove i denti avevano i monconi e nell’elemento a ponte ho eseguito una scavatura a cassetta fino alla faccia linguale lasciando circa 1 mm di spessore in cera. Poi ho eseguito la radiatura o il diccing cioè la messa in evidenzia dei colletti anche qui il tutor all’inizio mi ha spiegato che la radiatura viene fatta successivamente alla modellazione per vedere come eseguire il modellato rispetto alla gengiva. Al termine della radiatura ho messo un liquido indurente per il gesso per far rendere più duri i colletti .Con una cera a bassa contrazione termica ho rifinito i bordi di chiusura. Poi ho montato le spine o canali di colata sulla cuspide mesio-linguale del molare, una tra il premolare”elemento a ponte” e l’altro premolare e uno tra il premolare e il canino per cercare di rovinare il minor possibile i denti in cera. Un’altra indicazione del tutor è stata sul posizionamento delle spine come precedentemente detto e sulla forma di quest’ultime cioè curve che portano il modellato spostato verso il bordo del cilindro le quali permettono una miglior entrata della lega e fermano,grazie alla curvatura prima del modellato, un’eventuale porosità fuori dal modellato. Ho pesato le spine e gli elementi in cera, e in seguito ho fissato il tutto sulla base del cilindro e ho messo le palline ritentive e invece di utilizzare come a scuola il debublizer ho utilizzato il dippol che è sempre un riduttore di tensioni che serve per fare scorrere meglio il materiale di rivestimento sul modellato. A questo punto ho colato il materiale di rivestimento (cristoballite) che è un legante gessoso nel cilindro in metallo e il tutor lo ha introdotto in una pentola sotto pressione. Poi lo abbiamo messo nel forno, dove abbiamo messo anche il crogiuolo per il rispettivo preriscaldo. Arrivati alla rispettiva temperatura abbiamo inserito la giusta lega “phanton metal” il tutor ha fuso con la macchini per fusione a cannello. Appena fuso dopo circa un minuto abbiamo immersoli cilindro in acqua dove il materiale di rivestimento si è spaccato e ho estratto la fusione. A questo punto ho decapato  gli elementi fusi con acido e li ho sabbiati attraverso l’uso della sabbiatrice .Ho tagliato le spine e ho svolto con l’aiuto del socio del tutor la rifinitura e la lucidatura del modellato usando il sasso marcio, il rossetto e la gomma.
Resinatura estetica
Finita la lucidatura degli elementi fusi il tutor mi ha mostrato sul primo dente come si applica la massa opaca e in seguito la ho messa anche sugli altri denti. Finito di applicare la massa smalto e dopo averla cotta per 10 minuti nella macchina fotopolimerizzante ne ho impiegato un altro strato e lo ho rimesso a cuocere per 10 minuti. A questo punto ho messo la massa dentina riproducendo la forma morfologica dei denti, naturalmente nella parte vestibolare, lasciando sulla parte incisale dei denti una forma di mezza luna con meno massa perché ci andrà posto la massa smalto. In seguito ho messo la massa smalto e ho posto il rispettivo liquido su tutte le facce .Lo ho messo in cottura per 40 minuti. Lo ho rifinito e lucidato,sempre con l’aiuto del tutor. A questo punto ho realizzato la protesi in metallo con il rivestimento estetico sulla faccia vestibolare

Dopo questa esperienza ho acquisito un po’ più di manualità e ho rafforzato le procedure svolte a scuola per il motivo che le ho ripetute più o meno uguali. Ho trovato delle difficoltà nel modellare perfettamente i colletti della protesi fissa per il fatto che una volta finiti di modellarli e attaccato tutti i denti del ponte insieme,  ho tolto gli elementi in cera dal modello e li ho in seguito rimessi rendendo così quest’ultimi imprecisi. Così il tutor mi ha spiegato che una volta modellato i colletti e attaccati i denti tutti insieme vanno sollevati e messi direttamente nel cilindro. Un altro problema che mi era accaduto in precedenza della modellazione per la protesi fissa, cioè sul provvisorio,  era che mi era venuta una bolla quando ho colato la resina nella mascherina e ho dovuto allora fare una riparazione sul provvisorio.
Sono stato soddisfatto sulla valutazione che mi ha dato il mio tutor e sulle conoscenze acquisite. Devo ringraziare la scuola e tutte le persone che hanno contribuito sulla realizzazione di questo progetto e perciò hanno potuto farmi vivere questa esperienza. Mi sono molto divertito,e mi è piaciuto e spero che molti ragazzi in un futuro come me potranno fare quello che ho fatto io. Io sono stato d’accordo sul fatto di farlo in due fasi per il fatto che abbiamo potuto così ripassare le materie scolastiche senza che andasse tutto perduto. Spero di non essere stato d’intralcio al lavoro del laboratorio e devo solo ringraziare il tutor e il socio per la loro disponibilità nei miei confronti e la disponibilità dei professori di passare in tutti i laboratori per controllare il nostro lavorato.

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