Marcello, odontotecnico abruzzese
(dell’inviato Michele Galvan) ONNA (L’AQUILA) – Riprende in mano la pala, nel giardino pieno di detriti, e comincia a spostare le pietre, Marcello, 50 anni, nella sua bella casa di Onna violentata dal sisma. E’ forse lui, questo odontotecnico con la barba incolta e gli occhi arrossati, il primo segno della ripresa nel borgo simbolo del terremoto. La casa che aveva ristrutturato con tanto amore negli ultimi 5-6 anni, la più bella del paese, e’ probabilmente da buttare giù. Nelle pareti fresche di intonaco si aprono crepe e cedimenti.
Marcello sa che dovrà abbatterla - ”La casa era come la mia fidanzata” dice con una smorfia. Ma non vuol restare con le mani in mano. Di buona lena, mentre i terremotati del paese aspettano la visita del presidente Napolitano, Marcello sposta calcinacci e massi, e cerca di dar forma alla ”baracchetta”, il ripostiglio dei suoi cani, che stava finendo, con tanto di cornice in cotto, prima della scossa. ”Lo faccio per loro” dice, indicando Lilla, una bastardina rimasta alla catena, a far la guardia al niente. ”Altrimenti i cani me li slegano – spiega – perche’ chi passa di qua pensa che siano rimasti abbandonati e libera”.
Il cruccio di Marcello è il lavoro - ”Il laboratorio di odontotecnica, all’Aquila – dice – e’ stato molto danneggiato. Speriamo di poter continuare. Allora, forse, potrei anche ricostruire la casa. Anche se in realta’ capisci che la casa non e’ niente. Io e la mia famiglia ci siamo salvati”. Ma per gli anziani del borgo le abitazioni sono il segno dell’appartenenza a questa terra. Onna ormai e’ un sacrario civile. ”Lascino perdere le chiese – dice, seduta sotto un mandorlo Giselda, 68 anni -, ricostruiscano subito le case. Le messe si possono fare anche all’aperto, il Signore c’e’ dovunque”. Piu’ rassegnati sembrano invece Antonio e Annarita, due anziani coniugi che seduti su un muretto, sullo sfondo il Gran Sasso innevato, guardano malinconici i resti delle loro casa. ”Se abitiamo qui ? – rispondono al cronista – Abitavamo! Ora stiamo solo a guardare i cadaveri”. (ANSA)

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