Relazioni di laboratorio odontotecnico in tema di fusione e saldatura(3 parte)

ISTITUTO PROFESSIONALE STATALE PER
L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO
“ENRICO FERMI”

RELAZIONE IN TEMA  DI FUSIONE E
SALDATURA

-Esperienza teorica a scuola
-Esperienza pratica in alternanza
scuola lavoro

Di Michael Ferrarini

ferrarini michael

Se volete visualizzare la relazione completa cliccate sul link seguente:

relazione-di-ferrarini-michael

A.S. 2008/2009

Classe  III A Odontotecnico

Esperienza teorica a scuola:

L’argomento principale di terza è fusione e saldatura. La fusione è la tecnica utilizzata in campo odontotecnico per la realizzazione di protesi fisse in lega metallica.
La protesi è uno strumento che va a sostituire parti mancanti, nello specifico una protesi dentaria è la sostituzione artificiale di uno o più denti atta a ripristinare la funzione dell’apparato masticatorio nel rispetto dei tessuti orali, della salute del paziente e dei tessuti orali.
Le protesi fisse si dividono in corone, ponti o  intarsi.
Esistono vari tipi di corone:
-Weener: corona in metallo  per ¾, con faccia vestibolare in resina o ceramica, negli anteriori, nei posteriori posteriori è possibile fare anche la faccia occlusale estetica;
-Richmond: corona a pernomoncone con cono di guttaperca, utilizzato per tappare il canale pulpare;
-Maryland: elemento pilastro con a fianco un elemento a “bandiera” ;
-Nei posteriori, corona fusa senza faccetta estetica;
-cappetta fusa: dove sopra verrà modellata in ceramica o resina la corona;
Per arrivare ad una qualsiasi di queste tipologie di protesi si deve seguire una lunga procedura, che ora elencherò.

Impronte:

Si parte con la presa dell’impronta del paziente eseguita dal clinico.
L’impronta è il negativo della forma della bocca del paziente ,ovvero denti e tessuti molli. Si effettua posizionando l’apposito materiale sul portaimpronta che può essere universale: in metallo,di varie grandezze,o individuale: realizzato dall’odontotecnico con resina fotopolimerizzante.

Ci sono vari tipi di materiali da impronta:
-pasta di Parigi o  gesso da impronta: attualmente viene utilizzato per la realizzazione  di modelli di posizione per le saldature, ma un tempo era usata per rilevare le impronte ma essendo molto rigido come materiale doveva essere rotto e nella ricostruzione l’impronta era imprecisa;
-materiali termoplastici: materiali da impronta che rammolliscono  se esposti al calore ( 55°-65° ), abbastanza precisi, venduto in coni , bastoncini e fogli, in base alla composizione sono divisi in cere, resine e gomme;
-paste a base di ossido di zinco ed eugenolo: materiali ad alta precisione, ottenuto per miscelazione delle due paste, utilizzate solo con portaimpronte individuale;
-alginati o idrocolloidi irreversibili: materiali da impronta da addizionare all’acqua, si trasforma in pasta che una volta nel cavo orale del paziente indurisce in 2 minuti. Una volta lavorato non è più riutilizzabile;
-idrocolloidi irreversibili: commercializzati allo stato solido, ottenuto dall’alga agar-agar, vengono utilizzati in modo analogo  ai materiali termoplastici, molto precisi ma anche delicati. Una volta lavorati possono essere riutilizzati facendoli rammollire;
-elastomeri: facili da utilizzare, molto precisi, hanno stabilità dimensionale e resistenza elevate, gli elastomeri sono i più utilizzati, si trovano in due paste ( pasta base + catalizzatore ).
Possibilità di ricolare nuovamente senza deterioramento.
Per la realizzazione di una protesi fissa si prenderà una prima impronta in arginato, che sarà l’impronta studio ovvero che riproduce le arcate prima della limatura dei denti, e una seconda impronta in silicone dove i denti sono già stati monconizzati.
Nella nostra esperienza scolastica dovevamo colare due impronte in silicone, uguali per tutti, privi in totale di una decina di elementi  tra superiori e inferiori.

Sviluppo delle impronte:

Le impronte devono essere inviate al tecnico che le colerà, ovvero verserà all’interno di esse del materiale gessoso ed effetuata la presa di questultimo si avrà la perfetta riproduzione delle arcate dentarie.
Esistono vari tipi di gesso:
-tipo I: gessi teneri per impronte, notevole precisione e costi ridotti, tuttavia molto fragili;
-tipo II: gessi teneri per modelli, per la realizzazione di modelli studio, e per tutte le lavorazioni che richiedono un gesso resistente;
-tipo III: gessi duri per modelli, impiegati per la realizzazione  di modelli per protesi totale e per le lavorazioni che richiedono gessi abbastanza resistenti;
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, molto precisi e duri, usati per arcate antagoniste, monconi e cavità per intarsi.

Per ogni tipo di gesso ci sono determinate proporzioni di acqua e polvere:

Tipi I e II

45-60 ml acqua
100 g polvere

Tipo III
27-36 ml acqua
100 g polvere

Tipo IV
20-25 ml acqua
100 g polvere

Dalla miscelazione all’indurimento del gesso ci sono tre fasi da prendere in considerazione:

•    Reazione di presa: acqua e polvere vengono uniti e si inizia la miscelazione tramite scodella e spatola in plastica. Il gesso prende una consistenza pastosa e inizia ad indurire.
•    Tempo di presa: è il tempo che intercorre tra la miscelazione ed il completo indurimento del gesso, si notano: l’aumento della temperatura e la perdita di lucidità.
•    Espansione di presa: si intende l’aumento di volume della massa durante il tempo di presa, si può tollerare al massimo un aumento dello 0,1%.

Nel laboratorio scolastico abbiamo sviluppato il modello in gesso di tipo III usando il metodo delle basette accutrac, sapendo che ne esistono altri:
-basi preformate: si cola l’impronta e la basetta con lo stesso gesso, durante la presa si uniscono le due parti, per ottenere un modello sezionabile su basetta;
-pindex: colatura dell’impronta a ferro di cavallo, foratura on macchina foragessi (apparecchiatura usata per praticare dei fori sui modelli dove poi andranno applicati i perni per lo sfilaggio) e applicazione dei perni in ottone, boxaggio del modello e applicazione della cera spia sui perni per facilitarne l’individuazione, colatura dello zoccolo e succesiva squadratura, poi sezionamento;

-perni a spillo (per elastomeri): applicazione dei perni a spillo sull’impronta sui monconi e applicazione della cera spia su di essi, colatura del’impronta a ferro di cavallo e applicazione delle rondelle di ritenzione, colatura zoccolo, rimozione cera spia  sezionamento dei monconi.

In laboratorio, una volta sviluppato i modelli, abbiamo sezionato  i monconi tramite seghetto a mano, e poi radiati tramite frese a pallino con il micromotore da banco ( trapano da banco usato in odontotecnica per varie lavorazioni, possiede varie tipologie di punte per varie lavorazioni).

Una volta radiati i monconi si passa a fare la cappetta in plastica (materiale calcinabile che durante la cottura in forno non lascia residui), tramite stampaggio a caldo nell’apposita macchina stampante, la lamina di plastica col calore viene fatta aderire al moncone situato nei pionbini dove è tenuto fermo, finito lo stampaggio si passa a rifinire la cappetta con frese sottili.

Gessatura in articolatore:

L’aricolatore è uno strumento che riproduce i movimenti mandibolari e il rapporto di occlusione che intercorre tra i due modelli.

Per il montaggio in articolatore si fissa sul piano occlusale il modello superiore, tenendo i molari leggermente rialzati, si impasta del gesso di tipo II con il quale si gessa il modello alla basetta dell’articolatore. Fatto questo si aspetta che indurisca il gesso e poi si toglie il piano occlusale e si fissa nel medesimo modo l’inferiore. Per rendere più precisa la gessatura dei modelli l’odontotecnico li metterà in relazione tramite la cera di  registrazione prese dal clinico, che mostrano l’esatto ingranaggio delle due arcate.
Quella cera che ha inviato il clinico è la cera di centrica , ovvero la relazione dei denti ottenuta quando il condilo della mandibola è nella posizione più retrusa della fossa glenoidea, ben diversa dall’occlusione abituale.
Quando però non è possibile registrare l’occlusione centrica tramite la cera, poiché la bocca è edentula, basterà bloccare due valli in cera su basi in resina foto polimerizzante, in bocca al paziente quando,tramite radiografia si è visto che il condilo è nella posizione più retrusa nella fossa.
Tramite la cera di registrazione si può capire la classe si appartenenza del paziente:
•    I classe (normocclusione): la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore;
•    II classe (progenismo): la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del primo molare inferiore;
•    III classe (prognatismo): la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore articola distalmente al solco mesio-vestibolare del primo molare superiore.

Noi abbiamo usato un articolatore a valori medi (A.V.M.), ovvero che compie un movimento di lateralità di 15°, oltre al movimento a cerniera; ma ne esistono altri:
-occlusore: riporta solo il movimento di apertura e chiusura;
-articolatore individuale: riproduce apertura , chiusura e lateralità a valori regolabili, è più preciso di quello A.V.M.

L’articolatore è usato per riprodurre i movimenti della mandibola che si muove grazie all’articolazione temporo-mandibolare, l’unica articolazione mobile del cranio. Il condilo della mandibola ruota nella fossa glenoidea dell’osso temporale, per evitare l’usura del condilo è presente un cuscinetto (menisco).

Comunque la perfetta collocazione dei modelli servirà per la buona riuscita del lavoro, che così non creerà disturbi nel cavo orale del paziente, ma anche garantirà una perfetta fonazione.

Modellazione degli elementi:

Adesso possiamo iniziare la modellazione degli elementi mancanti sulla cappetta in plastica.
Per la ceratura gnatologica si usa la tecnica di P.K. Thomas, tramite spatola elettrica o bunsen.

Questa tecnica consiste nell’apportare sulla cappetta la cera progressivamente, da qui il nome “goccia a goccia”.
La tecnica di Thomas prevede un’occlusione dente a dente, biomeccanicamente più adeguata poiché scarica le forze masticatorie verticalmente. La precedente tecnica di modellazione di Payne era detta dente a due denti dal momento che ogni dente ingranava con altri due denti antagonisti. Il 95% della popolazione ha un’occlusione dente a due denti per cui, se le ricostruzioni sono estese e su entrambe le arcate sarà meglio creare un’occlusione dente a dente. Per piccolo ricostruzioni è più opportuno modellare un’occlusione dente a due denti.

In campo dentale esistono molte tipologie di cere, le principali adibite alla modellazione sono:
-cera da modellazione generale: per la struttura base del dente;
-cera da margini: cera “inerte”, con bassa retrazione termica;
-cera da tavolate occlusale: cera molto dura, non si sfalda facilmente;

Il modellato finito deve avere delle caratteristiche necessarie:
-spessore non inferiore a 0,3 mm,
-bordi di chiusura a “coltello”;
-saldature tra elementi omogenee;
-forma simile ai denti residui,tavolato occlusale modellato dale da permettere l’occlusione;
-elementi di ponte a becco di flauto, per un facile risciacquo.

Posizionamento del modellato nel cilindro:

Prima di posizionare il manufatto nel faccia vestibolare dove verrà messa la ceramica o la resina estetica,a seconda delle richieste si possono scavare solo gli anteriori o anche i posteriori. Poi si aggiungono le palline ritentive che servono da incastro per la resina o ceramica.
Fatto questo si posiziona il modellato su una base conica di plastica attraverso dei canali o spine di colata in cera, dello cilindro si passa a scavare la spessore di 0,8-0,9 mm. Il modellato deve essere posizionato centrato nel cilindro, mantenendo dall’apice del cilindro 7 mm almeno (questo servirà per mantenere un minimo di spessore del rivestimento, altrimenti la lega fusa lo sfonderebbe). I perni vanno giunti al modellato inclinati di 45° e sulla parte più voluminosa (margine incisale o tavola occlusale).
È buona cosa fissare sui perni di colata una pallina nutrice o una barra stabilizzatrice, entrambe servono per:
-rallentare il flusso della lega fusa;
-  gungono da centro termico (la zona che durante la fusione è più calda in tutto il cilindro);
-la sfera: fa da nutrice al modellato;
-la barra: fa da riserva di metallo al modellato.

Ci sono vari tipi di cilindri:
-cilindri in metallo: sono i più utilizzati, vengono rivestiti internamente di un cuscinetto di fibra di ceramica che serve per limitare l’espansione;
-cilindri in plastica, silicone, gomma: vanno usati per la tecnica dell’espansione libera dl rivestimento che vengono tolti una volta indurito, necessitano di un rivestimento resistente.

Prima di fissare il modellato alla base conica si pesa il tutto, ciò servirà per la scelta della quantità di metallo da utilizzare, dato che  si utilizza la formula:

peso del modellato x peso specifico della lega

Colatura del rivestimento e messa in forno del cilindro:

Adesso possiamo fissare il tutto alla base, posizionare il cilindro e procedere alla colata del rivestimento, prima però si pennellerà il modellato con del riduttore di tensione superficiale, che diminuisce la probabilità del formarsi di bolle.

La massa di rivestimento è un materiale resistente alle alte temperature, ottenuti miscelando acqua e polvere in giuste dosi.
A seconda della lavorazione e del cilindro utilizzato si opterà per la scielta di uno tra questi tipi di rivestimento divisi per legante:

Gessoso
Fosfatico
Siliceo
-    polvere più acqua distillata;
-    per leghe nobili;
-    trattamento termico lungo;
-    molto fragile;
-    necessita il cilindro in metallo;    -    polvere predosata in buste più liquido di miscelazione;
-    per leghe non nobili;
-    trattamento termico rapido;
-    può essere effettuata l’espansione libera;

-    polvere predosata più liquido di miscelazione;
-    per leghe non nobili;
-    trattamento termico ad intervalli;
-    cilindro in metallo.

Scelto il rivestimento si miscela tramite miscelatore sottovuoto e poi si passa a colarlo nel cilindro, prima con un pennellino ci si aiuta per le parti più piccole del modellato, poi si può colare totalmente il rivestimento con l’ausilio di un vibratore (pedana vibrante che impedisce la formazione di bolle d’aria).

Una volta indurito il rivestimento si toglie la base conica e si inserisce nel forno di preriscaldo (forno usato in odontotecnica, capace di raggiungere temperature molto alte).

Dieci minuti prima di togliere il cilindro dal forno, si mette a scaldare il crogiolo (il contenitore in ceramica dove va messa la lega durante la fusione).

Fusione:

A questo punto si toglie il crogiolo dal forno, e si posiziona dentro alla fonditrice: apparecchiatura usata in odontotecnica per fondere la lega collocata all’interno ad iniettarla nel cilindro.
La fonditrice può essere:
-a cannello: gas + aria compressa formano una miscela combustibile, si usa con un crogiolo in ceramica, usata per la fusione di leghe nobili;
-a induzione: vi è presente all’intero un’elettromuffola  dove si colloca il crogiolo, fonde il metallo per temperatura impostata.
Nella prima tipologia è presente un braccio meccanico rotante munito di una sede per il cilindro e per il crogiolo e rispettivo contrappeso per regolare la velocità di rotazione e quindi la spinta della lega.
Nella seconda può essere a rotazione o pressofusione: la lega entra nel cilindro tramite la forza di gravità.

Posizionato il crogiolo si passa a scaldare la lega, o con cannello o per induzione, nel primo caso si deve fare attenzione a non ossidare la lega restando troppo sulla lega con la fiamma. Fusa la lega si prende dal forno il cilindro e si colloca sul braccio della fonditrice, si chiude lo sportello velocemente e la macchina, innietta la lega nella cavità lasciata dalla cera  nel cilindro, scioltasi durante il riscaldo nel forno.

Rimozione del rivestimento e rifinitura della fusione:

Finita la fusione si toglie il cilindro e si mette a raffreddare. Una volta raffreddato totalmente si toglie il rivestimento tramite coltello da gesso e poi i tolgono anche gli ossidi superficiali formatisi durante il raffreddamento,  tramite la sabbiatrice: un macchinario che sparando apposita sabbia di diverse dimensioni toglie le impurità della lega; durante questa operazione bisogna stare attenti a non rimanere troppo sulla fusione con il getto di sabbia sennò si può rovinare.

Poi si passa alla rifinitura, si toglie la matarozza (la parte fusa in lega dove prima vi erano i perni di colata) tramite disco separatore a carborundrum di tungsteno, poi si usano frese tungsteno, diamantate e acciai sottili.
Poi per la lucidatura si usano si usano dischi e tubi abrasivi in gomma,spazzolini lucidanti in pelo di capra con una pasta chiamata sasso marcio, spazzolino lucidante in feltro e pasta brillantante.
A questo punto si passa a fare gli ultimi controlli alla fusione come chiusure sul colletto e punti di contatto; se tutto va bene si può inviare al clinico che lo fisserà con del cemento apposito al paziente.
Provvisorio:

Con il termine provvisorio si definisce la protesi temporanea, atta  a garantire al paziente le normali caratteristiche estetico-funzionali sino al confezionamento del dispositivo protesico definitivo.
Le funzioni di un provvisorio sono:
-diagnostica:utilizzato per il monitoraggio delle deficienze del sistema gnatologico del paziente;
-riabilitativo: ripristina la corretta funzione dei denti anteriori, restituendo il giusto assetto all’articolazione;
-protezione: salvaguardia i denti limati dagli stress termodinamici e i tessuti molli.
Esistono vari tipi di provvisori:
-immediato: realizzato dal tecnico prima che il clinico limi i denti;
-tradizionale: realizzato dal tecnico prima che i denti siano limati;
-armato: temporaneo, come il tradizionale ma con un rinforzo metallico fuso, può stazionare molto tempo in bocca al paziente.

Il provvisorio che ho fatto a scuola è stato realizzato con il sistema della mascherina: si sviluppa un secondo modella anche senza sezionature poiché il lavoro dovrà essere si preciso ma non perfetto dato che staziona temporaneamente nel cavo orale del paziente.
Si gessano i modelli in occlusione su articolatore A.V.M. e si iniziano a modellare gli elementi con cera bianca da modellazione, dopo aver isolato i monconi e le selle eventuali con isolante gesso-cera.
Il modellato dovrà avere caratteristiche particolari anche se è provvisorio:
-bordi a lama di coltello per evitare le infiltrazioni di cibo;
-gli elementi di ponte devono essere a “becco di flauto” per facilitare il risciacquo.
Completata la modellazione si fa una mascherina in silicone (pasta siliconica + catalizzatore) che ricoprirà il modellato esclusa la faccia palatale. Una volta indurita si rimuove e si passa a ricoprire, con un lieve strato di cera bianca, i monconi. Questo servirà per facilitare il distacco del modellato riprodotto in resina. Poi si isolano i monconi e le selle con isolante gesso resinae si passa  a impastare la resina (monomero + polvere)
In un coccietto di vetro. Una volta miscelata con velocità si cola nella cavità tra i monconi e la mascherina e si mette in acqua calda dove indurirà. Dopo dieci minuti circa si può togliere la mascherina e la resina.
Si vaporizza il provvisorio e si passa alla sgrossatura e rifinitura di esso.
La vaporizzatrice è un macchinario che spara dall’apposita pistola sia acqua che vapore a temperature molto elevate (solitamente 160°C).
Per la rifinitura si usano delle frese sgrossanti e frese a punta per la rifinitura, mentre per le separazioni si usa il disco horico.
Durante la rifinitura si devono tenere presente alcuni accorgimenti:
-bordi a lama di coltello;
-elementi di ponte a “becco di flauto”;
-spessore adeguato (0,3 mm).
Finita la rifinitura si lucida con la macchina lucidatrice: macchina utilizzata in odontotecnica per la lucidatura di varie lavorazioni. Munita di i due sedi rotanti dove inserire le varie spazzole a seconda dell’uso:
-spazzola per pomice: spazzola usata con l’impasto pomice + acqua, usata per la prima lucidatura grossolana;
-spazzola per pasta brillantante:usata con l’apposita pasta, si usa per la seconda lucidatura più accurata.

Ultimata questa fase si può inviare al clinico che dopo i dovuti controlli lo fisserà al paziente.

Esperienza pratica in alternanza scuola lavoro:

La mia classe è stata impegnata nel progetto alternanza scuola-lavoro nei giorni, dal 7 al 16 gennaio e poi dal 2 al 10 febbraio.
Sotto la coordinazione del professor Caceffo  e della professoressa Masin, rispettivamente laboratorio e disegno odontotecnico, siamo stati mandati in vari laboratori odontotecnici della provincia. L’argomento principale da trattare in laboratorio era fusione e saldatura, ma a discrezione dei titolari potevamo svolgere altre tipologie di lavori.
Giorno per giorno dovevamo compilare una scheda con: la firma, l’orario di entrata e di uscita e gli argomenti e i lavori fatti  e trattati in giornata; e finito il percorso dovevamo compilare una scheda di valutazione dell’attività.
Questa esperienza ci è stata fatta intraprendere per farci capire la vita lavorativa in un vero laboratorio, le difficoltà, e farci conoscere le varie metodologie e macchinari che la scuola non può permettersi.
Io sono andato nel laboratorio che frequentavo già da un paio d’anni e quindi conoscevo già gli odontotecnici.
Dovevamo fare 8 ore al giorno, il mio orario era dalle 8.00 alle 12.00 e poi dalle 14.00 alle 18.00.
Il laboratorio dove ho svolto la mia attività aveva quattro odontotecnici ed era ben attrezzato.
Per gli argomenti che dovevamo trattare (fusione e saldatura) ho cominciato con lo sviluppo del modello su basetta accutrac come eseguito a scuola, ma solo il modello su cui lavoravo, senza antagonista, percui non ho neanche messo in articolatore.
Ho preparato il moncone radiandolo, ma gli odontotecnici la chiamavano dicing, e poi sezionato con la macchina munita di sega circolare.
Fatto questo ho messo la lacca spaziatrice come a scuola sul moncone e poi ho fatto una cappetta ma in resina (liquido+polvere) che poi andava rifinita con il micromotore per portarla a giusto spessore.
Poi ho iniziato a modellare in tutto quattro elementi (un primo molare superiore destro, un secondo premolare inferiore destro, un primo molare inferiore destro e un secondo molare inferiore destro), con cera da modellazione verde e cera da colletti viola.
Non ho potuto mettere in fusione perché il mio tutor non aveva mai tempo e quindi ho solo finito con la modellazione.
Tutto il resto del tempo però l’ho dedicato ad altri lavori come:
-sviluppo impronte: sia alginati con gesso giallo III tipo; sia siliconi, in accutrac, con gesso extraduro.
Ho potuto osservare un metodo di sviluppo impronte, soprattutto siliconi, chiamato girofol: si boxa l’impronta con la plastilina su una base di appoggio, poi si prepara una basetta tramite foratrice per lo sfilaggio dei monconi, si cola l’impronta con gesso extraduro e si applica la basetta, dopo l’indurimento si ha l’arcata a ferro di cavalo sezionabile e con monconi sfilabili;
-squadratura modelli:sempre rotondi, mai con gli spigoli di riferimento;
-realizzazione cucchiai individuali e placche di masticazione:entrambe con resina foto polimerizzante, e successiva rifinitura;
-pulizia dei vari macchinari, strumenti e attrezzi;
gessatura modelli in articolatore: sia A.V.M. sia individuali;
-scelta e montaggio denti su protesi mobile;
-realizzazione protesi provvisorie, e lucidatura;
-lucidatura protesi mobile;
-sabbiatura corone, ponti, sheletrati.
Mi è dispiaciuto molto non aver potuto fare la fusione dei miei modellati, ma è stata lo stesso un’esperienza molto formativa ed interessante, e per questo ringrazio i due professori responsabili del progetto.

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Commenti

Un commento a "Relazioni di laboratorio odontotecnico in tema di fusione e saldatura(3 parte)"

  • mirko scrive:

    ciao. posso chiederVi una cortesia? devo sostenere un’esame per disegno tecnico per la classe 3^ odontotecnio ma non riesco a capire di cosa si tratta “praticamente”. qualcuno puo’ darmi delucidazioni in merito oppure inviarmi gentilmente qualche disegno magari eseguito ai tempi della scuola, in scala, almeno per capire su cosa devo prepararmi, oltre che solla teoria?
    Vi ringrazio all’infinito.
    mirko

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