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	<title>ODONTOBLOG.NET &#187; tesine per odontotecnici</title>
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		<title>Laboratorio odontotecnico: il Cad-Cam nel futuro</title>
		<link>http://www.odontoblog.net/index.php/2011/07/cad-cam-in-laboratorio-odontotecnico/</link>
		<comments>http://www.odontoblog.net/index.php/2011/07/cad-cam-in-laboratorio-odontotecnico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 17:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[laboratorio odontotecnico]]></category>
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		<description><![CDATA[Per i colleghi più giovani..i quali beneficeranno nei prossimi anni di queste nuove tecnologie per uscire (finalmente) dalle sale gessi polverose e piene di gesso, ed entrare in uffici dotati solo di pc per progettare qualcosa che una macchina produrrà h 24.. Cerca di capire cosa fanno i colleghi odontotecnici vietnamiti in questo video.. Lo sforzo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/aVC6YJqWSN4&amp;hl=en&amp;fs=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/aVC6YJqWSN4&amp;hl=en&amp;fs=1" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Per i colleghi più giovani..i quali beneficeranno nei prossimi anni di queste nuove tecnologie per uscire (finalmente) dalle sale gessi polverose e piene di gesso, ed entrare in uffici dotati solo di pc per progettare qualcosa che una macchina produrrà h 24..</p>
<p>Cerca di capire cosa fanno i colleghi odontotecnici vietnamiti in questo video..</p>
<p>Lo sforzo che farai per comprendere cosa fanno e perchè attiverà una parte della tua memoria e ciò che apprenderai non lo dimenticherai più!</p>
<p>Te lo assicuro!</p>
<p>Lascia commento cliccando su &#8220;comments&#8221;  con le tue impressioni..descrivi ciò che hai capito.</p>
<p>Ciao</p>
<p>Daniele</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tecnologie cad-cam in laboratorio odontotecnico</title>
		<link>http://www.odontoblog.net/index.php/2010/06/tecnologie-cad-cam-in-laboratorio-odontotecnico/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 11:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[laboratorio odontotecnico]]></category>
		<category><![CDATA[ossido di zirconio]]></category>
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		<description><![CDATA[La tecnologia cad-cam è presente da molti anni nei più svariati settori produttivi: la metalmeccanica trae vantaggio da queste tecniche computerizzate per la produzione di pezzi da assemblaggio. Teoricamente ogni pezzo può essere prodotto da un utensile rotante, comandato da un computer che ha ricevuto le informazioni su forme, spessori e dimensioni da uno scanner, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://image.shutterstock.com/display_pic_with_logo/183121/183121,1264502801,6/stock-photo-dental-technician-with-zircon-material-on-a-cam-45308881.jpg" alt="" /><img class="aligncenter" src="http://image.shutterstock.com/display_pic_with_logo/183121/183121,1264502692,3/stock-photo-two-dental-technicians-with-a-cad-cam-sytem-45308851.jpg" alt="" /></p>
<p>La tecnologia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/CAD/CAM">cad-cam</a> è presente da molti anni nei più svariati settori produttivi: la metalmeccanica trae vantaggio da queste tecniche computerizzate per la produzione di pezzi da assemblaggio.</p>
<p>Teoricamente ogni pezzo può essere prodotto da un utensile rotante, comandato da un computer che ha ricevuto le informazioni su forme, spessori e dimensioni da uno <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scanner">scanner</a>, nei più svariati materiali.</p>
<p>Agli inizi di questo millennio si affacciano sul mercato le prime protesi dentarie fisse: il cad-cam si applica in modo rapido anche nel campo ortopedico. La protesi della testa del  femore  inizia ad essere fresata in ossido di zirconio (anche se in seguito si preferì tornare al titanio per la discreta usura dello zirconio nella frizione con il menisco).Pur mancanti di precisione si intuì che queste tecnologie cad-cam potevano sostituire i materiali e le tecniche tradizionali: multinazionali leader nella produzione di leghe per uso dentale, paradossalmente, investirono ingenti risorse finanziarie per tecnologie cad-cam che sostituissero l&#8217; uso dei metalli, preziosi e non.</p>
<p>La<a href="http://www.degudent.com/Company/Company_History.asp"> DEGUSSA</a> con il sistema Cercon, fu la prima a intuire il futuro, seguita poi dalla <a href="http://www.wieland-dental.de/">Wieland </a>con il sistema Zeno e dalla KaWo col sistema Everest.</p>
<p>Ma queste elencate sono solo le multinazionali che hanno adattato la sistematica cad-cam al campo dentale:moltissime altre aziende del settore e non hanno sviluppato i loro sistemi cad-cam espressamente per uso dentale: un esempio di grande audacia imprenditoriale si riscontra nella azienda altoatesina  <a href="http://www.zirkonzahn.com/">Zirkonzahn</a> nella persona di Enrico Steger il quale creò qualche anno fa il pantografo manuale, molto apprezzato, e recentemente il suo sistema cad-cam.</p>
<p>Dopo questa premessa il collega odontotecnico che vedesse il bicchiere mezzo vuoto potrebbe valutare questo progresso con i sistemi cad-cam una mazzata per la sua attività, la quale probabilmente già soffre per la crisi attuale ed il calo di lavoro registrato nel 2009: -14% nel centro-sud e -9% nel nord&#8230;.</p>
<p>Io credo che i sistemi cad-cam nel campo dentale non siano una iattura anzi,  dipende da come si reagisce a queste innovazioni: se vedremo tutte queste tecnologie come una opportunità ne trarremo benefici.</p>
<p>Senza pensare che con l&#8217; avvento del cad-cam si va preparando una nuova figura di odontotecnico: l&#8217; operatore informatico delegato alla progettazione dei manufatti dentali, siano in zirconia, titanio o acciaio.</p>
<p>Mansione da delegare principalmente ai colleghi odontotecnici più giovani e quindi più portati verso questi strumenti.</p>
<p>Daniele</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://image.shutterstock.com/display_pic_with_logo/183121/183121,1264006597,1/stock-photo-dental-technician-with-zircon-material-on-a-cam-44908924.jpg" alt="" /></p>
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		<title>Corso di gnatologia  (Settima parte)</title>
		<link>http://www.odontoblog.net/index.php/2010/06/corso-di-gnatologia-secondo-slavicek-settima-parte/</link>
		<comments>http://www.odontoblog.net/index.php/2010/06/corso-di-gnatologia-secondo-slavicek-settima-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 20:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[istituto enrico fermi-verona]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio odontotecnico]]></category>
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		<category><![CDATA[bio lab]]></category>
		<category><![CDATA[cappette adapta]]></category>
		<category><![CDATA[corso gnatologia di slavicek]]></category>
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		<description><![CDATA[Prosegue la spiegazione per il confezionamento delle cappette in plastica con il metodo adapta DAniele]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue la spiegazione per il confezionamento delle cappette in plastica con il metodo adapta</p>
<p>DAniele</p>
<p><object width="498" height="364" data="http://www.youtube.com/v/xbKnCo6vZe8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/xbKnCo6vZe8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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		<title>Corso di modellazione e fusione odontotecnica (Cap 8)</title>
		<link>http://www.odontoblog.net/index.php/2010/05/corso-di-modellazione-e-fusione-odontotecnica-cap-8/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 11:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi per odontotecnici]]></category>
		<category><![CDATA[tesine per odontotecnici]]></category>
		<category><![CDATA[canali di fusione]]></category>
		<category><![CDATA[fusione odontotecnica]]></category>
		<category><![CDATA[imperniatura]]></category>
		<category><![CDATA[noris piriformi]]></category>

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		<description><![CDATA[Disposizione dei canali di fusione La nostra esperienza generalmente ci dice che si producono fusioni più compatte ed omogenee applicando pochi canali. Ecco alcune regole auree per una buona imperniatura: La parte più voluminosa del modellato va collegato a noris piriforme del volume corrispondente; Alle parti più massicce di un ponte vanno collegate delle alette ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;">Disposizione dei canali di fusione</span></p>
<p>La nostra esperienza generalmente ci dice che si producono fusioni più compatte ed omogenee applicando pochi canali.</p>
<p>Ecco alcune regole auree per una buona imperniatura:</p>
<ol>
<li>La parte più voluminosa del modellato va collegato a noris piriforme del volume corrispondente;</li>
<li>Alle parti più massicce di un ponte vanno collegate delle alette di raffreddamento per ottenere una solidificazione mirata, che parta cioè dalle alette stesse in direzione della noris;</li>
<li>Più elementi di grossa dimensione possono venire alimentati con due piccole noris;</li>
<li>Mai posizionare più noris piriformi troppo vicine tra di loro perchè possono causare eccessivo riscaldamento della zona;</li>
<li>Due premolari grossi possono essere alimentati da una sola noris;</li>
<li>Corone con pareti sottili, vicine ad elementi massicci necessitano di canali di fusione dello spessore di 2.3/3 mm</li>
</ol>
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		<title>Corso di modellazione e fusione odontotecnica (Cap 7)</title>
		<link>http://www.odontoblog.net/index.php/2010/03/corso-di-modellazione-e-fusione-odontotecnica-cap-7/</link>
		<comments>http://www.odontoblog.net/index.php/2010/03/corso-di-modellazione-e-fusione-odontotecnica-cap-7/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 20:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi per odontotecnici]]></category>
		<category><![CDATA[tesine per odontotecnici]]></category>
		<category><![CDATA[contrazione volumetrica]]></category>
		<category><![CDATA[fusione odontotecnica]]></category>
		<category><![CDATA[imperniatura]]></category>
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		<category><![CDATA[porosità]]></category>

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		<description><![CDATA[Imperniatura (3 parte) E&#8217; notevolmente importante assicurarsi che il metallo liquefatto possa sempre scorrere liberamente nella forma dell&#8217; oggetto da fondere e che la fase finale della contrazione volumetrica nel terzo posteriore, vada ad interessare il canale configurato appositamente. Sicuramente più complicata è l&#8217; imperniatura di strutture a ponte, gli elementi più voluminosi del ponte  ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;">Imperniatura (3 parte)<br />
</span></p>
<p>E&#8217; notevolmente importante assicurarsi che il metallo liquefatto possa sempre scorrere liberamente nella forma dell&#8217; oggetto da fondere e che la fase finale della contrazione volumetrica nel terzo posteriore, vada ad interessare il canale configurato appositamente.</p>
<p>Sicuramente più complicata è l&#8217; imperniatura di strutture a ponte, gli elementi più voluminosi del ponte  devono essere sempre provvisti di canali con noris piriforme che deve avere un volume almeno pari all&#8217; oggetto da fondere.</p>
<p>Per compensare la contrazione volumetrica è necessario apporre dei noris piriformi (a forma di pera) di dimensioni (se necessariio anche di diverso volume per lo stesso ponte) variabili a seconda del volume dell&#8217; oggetto e connesse alla parte massiccia del ponte, orientando la matarozza in direzione del cuore del cilindro.</p>
<p>Nei passaggi dell&#8217; operazione di imperniatura non bisogna lasciare angoli acuti tra l&#8217; oggetto e la peretta poichè tale condizione crea il riscio di un surriscaldamento in alcune aree della fusione, aumentando le porosità e rischiando di inglobare parti del rivestimento nella fusione.</p>
<p>[CONTINUA]</p>
<p>Daniele</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Corso di modellazione e fusione odontotecnica cap.4: i materiali termoplastici</title>
		<link>http://www.odontoblog.net/index.php/2010/02/corso-di-modellazione-e-fusione-odontotecnica-cap-4/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 21:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi per odontotecnici]]></category>
		<category><![CDATA[tesine per odontotecnici]]></category>
		<category><![CDATA[corso di modellazione odontotecnica]]></category>
		<category><![CDATA[espansione di presa]]></category>
		<category><![CDATA[materiali termoplastici]]></category>
		<category><![CDATA[pmma]]></category>
		<category><![CDATA[polimerizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[resine fotopolimerrizzanti]]></category>

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		<description><![CDATA[I MATERIALI (4 PARTE) Le resine fotopolimerizzanti e  materiali termoplastici Dopo aver parlato delle resine PMMA per la modellazione di ponti e corone in laboratorio odontotecnico, capitolo importante riveste la descrizione di resine fotopolimerizzanti e materiali termoplastici. Fotopolimerizzanti sono le resine che attivano la reazione di polimerizzazione mediante un fascio di luce ad altissima frequenza ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">I MATERIALI (4 PARTE)</span></h3>
<p><span style="color: #0000ff;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Le resine fotopolimerizzanti e  materiali termoplastici</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Dopo aver parlato delle resine PMMA per la modellazione di ponti e corone in laboratorio odontotecnico, capitolo importante riveste la descrizione di resine fotopolimerizzanti e materiali termoplastici.</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Fotopolimerizzanti sono le resine che attivano la reazione di <a href="http://http://it.wikipedia.org/wiki/Polimero">polimerizzazione</a> mediante un fascio di luce ad altissima frequenza (4oo/600 nm) in forni appositi.</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Presentano minore retrazione e maggiore stabilità nella lavorazione ma non sono interamente calcinabili(non bruciano completamente nel forno), lasciando superfici metalliche ruvide ed irregolari; proprio per questo motivo non sono di  largo uso nei laboratori odontotecnici.</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">I materiali termoplastici per modellazione sono dei fogli di plastica di vari spessori che talvolta vengono ancora usati per la riproduzione di cappette in plastica come base di modellazioni estese: pur adottando la tecnica della chiusura marginale con cere adatte all&#8217; uso, la tecnica delle cappette termoplatiche va sempre più scomparendo per diversi motivi: tempi di preriscaldo molto lunghi per evitare contaminazioni di carbonio nel modellato, controllo volumetrico più difficoltoso (l&#8217; espansione di presa del rivestimento non avviene nel modo ottimale) ecc.<br />
</span></span></p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Prossima puntata: IMPERNIATURA</span></span></h3>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">DAniele<br />
</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Corso di modellazione e fusione odontotecnica cap.3:le resine</title>
		<link>http://www.odontoblog.net/index.php/2010/01/corso-si-modellazione-e-fusione-odontotecnica-cap-3/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 22:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsi per odontotecnici]]></category>
		<category><![CDATA[tesine per odontotecnici]]></category>
		<category><![CDATA[duralay]]></category>
		<category><![CDATA[espansione di presa]]></category>
		<category><![CDATA[gc pattern resin]]></category>
		<category><![CDATA[modellazione odontotecnica]]></category>
		<category><![CDATA[pmma]]></category>
		<category><![CDATA[resine da modellazione]]></category>

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		<description><![CDATA[I MATERIALI (3a parte) Le resine Le resine PMMA sono materiali da modellazione molto usati per la loro proprietà stabillizzante. Vengono molto usate per la tecnica combinata e per le modellazioni molto estese e complesse. Alcune caratteristiche però rappresentano controindicazioni: la contrazione da indurimento, molto rilevante nell&#8217; arco di tempo anche molto limitato (24 ore) ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">I MATERIALI (3a parte)</span></h2>
<p><span style="color: #0000ff;">Le resine</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Le resine PMMA sono materiali da modellazione molto usati per la loro proprietà stabillizzante.</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Vengono molto usate per la tecnica combinata e per le modellazioni molto estese e complesse.</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Alcune caratteristiche però rappresentano controindicazioni: la contrazione da indurimento, molto rilevante nell&#8217; arco di tempo anche molto limitato (24 ore)</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Le cappette in resina devono essere calibrate in uno spessore più ridotto possibile ed il resto della modellazione deve essere necessariamente in cera (uno spessore troppo consistente di resina dà distorsioni della cavità interna del rivestimento a causa della variazione volumetrica nella fase di riscaldamento)</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Determinato dalla mancata espansione di presa del rivestimento causato dalla rigidità del modellato in resina, si rileva una dimensione minore degli oggetti fusi perchè la retrazione volumetrica del metallo dalla fase liquida alla fase solida non viene compensata da una espansione di presa, che inizia con il preriscaldo del cilindro.</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Molto usate sono le resine a freddo tipo Duralay e Gc Pattern resin.</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Nel mio laboratorio odontotecnico uso esclusivamente la Gc Pattern resin che presenta una granulometria ed una retrazione minore (consigliato raffreddare la resina con qualche goccia di acqua nella fase di massimo riscaldamento, e non usare quantità di materiale in eccedenza)</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff6600;">Prossima puntata: le resine fotopolimerizzanti e le materie termoplastiche</span></span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff6600;">Daniele<br />
</span></span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Relazioni di laboratorio odontotecnico in tema di fusione e saldatura (18 parte)</title>
		<link>http://www.odontoblog.net/index.php/2010/01/relazioni-di-laboratorio-odontotecnico-in-tema-di-fusione-e-saldatura-8-parte/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 21:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[alternanza scuola-lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[istituto enrico fermi-verona]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio odontotecnico]]></category>
		<category><![CDATA[odontotecnici]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">ISTITUTO PROFESSIONALE DI STATO PER L’INDUSTRIA E L’ARTIGIANATO<br />
“ENRICO FERMI” VERONA</p>
<p style="text-align: center;">RELAZIONE IN TEMA DI FUSIONE E SALDATURA</p>
<p style="text-align: center;">-ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA</p>
<p style="text-align: center;">-ESPERIENZA PRATICA AD ALTERNANZA SCUOLA LAVORO</p>
<p style="text-align: center;">EDOARDO BEVILACQUA LAZISE<br />
3’AOD<br />
A/S 2008-2009</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p>ESPERIENZA TEORICA A SCUOLA</p>
<p>INTRODUZIONE</p>
<p>In questo anno scolastico in laboratorio a scuola e abbiamo studiato come si costruisce una protesi fissa.<br />
La protesi è qualsiasi sostituzione artificiale di un organo o di parti di esso, adatta a ripristinare le funzioni.<br />
Noi abbiamo costruito una protesi di ricostruzione che ripristina un dente singolo o una parte di esso, qualora venga ricostruita tutta o quasi tutta la corona parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (weneer, corona tra quarti), quando viene ricostruita solo una parte del dente, parleremo di protesi di ricostruzione extracoronale (intarsio), quando invece verrà interessata anche la parte intraradicolare dell’elemento dentale, parleremo di protesi di ricostruzione intraradicolare (Richmond, perno moncone). Questi tipi di protesi sono fisse.</p>
<p>IMPRONTE</p>
<p>L’impronta viene registrata dal clinico, il quale registra in negativo la forma delle arcate dentarie, così da permettere all’odontotecnico di trarre una serie di trasformazioni in base alla situazione odontoiatrica del paziente.<br />
L’impronta si ottiene ponendo l’apposito materiale alla stato pastoso all’interno del portampronte che verrà poi premuto contro i tessuti del cavo della zona interessata.<br />
Esistono molti tipo di materiali da impronta.<br />
La pasta di Parigi è un materiale da impronta utilizzato per la saldatura di elementi protesici, è stata utilizzata per molto tempo anche per la rilevazione di altri tipi di impronte, ma a causa della rigidità del materiale esse dovevano essere prima rotte per essere rimosse dalla bocca del paziente, quindi successivamente ricomposte e capitavano imprecisioni nei modelli finiti.<br />
Dopodiché troviamo i materiali termoplastici, sono costituiti da gomma lacca, stearina, talco e altre sostanze. I materiali termoplastici possono servire a:<br />
-ottenere impronte di piccole cavità di denti nei quali vengono realizzati gli intarsi;<br />
-realizzare i bordi periferici dei portaimpronta di precisione;<br />
-rilevare impronte di denti singoli;<br />
-realizzare portaimpronta individuali presso lo studio odontoiatrico.<br />
Poi troviamo paste a basa di ossido di zinco ed eugenolo, queste possono venire impiegate esclusivamente per la rilevazione di impronte mediante portaimpronta individuali di precisione, e nella realizzazione di impronte per la ribastatura delle protesi mobili.<br />
Gli alginato o indrocolloidi irreversibili  sono materiali in polvere che addizionato all’acqua si trasforma in una pasta. Questo materiale si può utilizzare una sola volta, e viene utilizzato per la realizzazione di impronte per modelli studio, per protesi provvisorie, per apparecchi ortodontici, per la ricostruzione di protesi parziali, nonché la prima impronta di protesi totale o dell’arcata antagonista.<br />
Gli indocolloidi reversibili si usano in modo analogo ai materiali termoplastici, il pregio di questo materiale è la precisione, tuttavia n elimita l’uso alla rilevazione di impronte di cavità preparate per intarsi, di impronte per protesi fisse e alla duplicazione dei modelli in laboratorio.<br />
Gli elastomeri sono, tra i diversi materiali da impronta, quelli più utilizzati. Questi materiali sono comunemente chiamati siliconi, infatti la loro più significativa caratteristica è l’elasticità. Rispetto agli idrocolloidi, oltre a ottenere più modelli dalla stessa impronta, gli elastomeri hanno il vantaggio di possedere una più elevata compatibilità con la maggior parte dei materiali da sviluppo.</p>
<p>SVILUPPO DEI MODELLI</p>
<p>I gessi sono classificati in quattro categorie:<br />
-tipo I: gessi teneri per impronte, costituiti da solfato di calcio emi-idrato beta, si caratterizzano per la notevole precisione e i costi ridotti, sono molto fragili;<br />
-tipo II: gessi teneri per modelli, composto da solfato di calcio emi-idrato beta, servono abitualmente nella realizzazione di modelli-studio, e in tutte le lavorazioni che non richiedono gesso molto resistente;<br />
-tipo III: gessi duri per modelli, composti da solfato di calcio emi-idrato alfa, sono impiegati nella costruzione di modelli per la protesi totale e in tutte le lavorazioni che necessitano di gessi resistenti all’abrasione e alla compressione;<br />
-tipo IV: gessi extra duri per modelli, costituiti da solfato di calcio emi-idrato alfa modificato, sono molto precisi e duri, tanto da essere utilizzati nella realizzazione delle superfici di lavoro del modello: arcate antagoniste, elementi preparati.<br />
Esistono vari tipi di sistemi di sviluppo.<br />
Il sistema delle basi preformate consiste nel colare il modello, e contemporaneamente riempire con lo stesso gesso di sviluppo la base preformata, ottenendo la formazione dello zoccolo all’interno del supporto plastico. Le due prti vanno unite prima che inizi la fase di presa, tale operazione permetterà in seguito la scomposizione del modello, favorendo le successive lavorazioni.<br />
Il sistema pindex invece prevede la colatura parziale dell’impronta, l fine di ottenere un modello a forma di ferro di cavallo. Dopo l’indurimento del gesso, il modello viene estratto dall’impronta e modificato per adattarlo a ricevere alcuni perni che ne permetteranno la scomposizione; poi mediante frese da gesso si rifinisce il modello. Il modello a ferro di cavallo viene quindi analizzato con la foragessi. Al termine delle operazioni, il ferro di cavallo risulterà forato nelle zone corrispondenti ai monconi sfilabili, vengono quindi fissati nei fori i perni e ritenzioni utilizzando cera collante. Completato l’indurimento della cera si realizzano delle tacche per garantire la stabilità del perno, si provvede quindi al bordaggio dell’arata con preformati in cera, cui seguono l’isolamento, l’inserimento della cera spia e infine la colatura dello zoccolo, quest’ultimo viene poi squadrato e si procede a sezionarlo nella parte precedentemente eseguita.<br />
Il sistema perni a spillo era il più utilizzato in fase di colatura: il perno era munito di uno spillo che ne permetteva la posizionatura al centro dell’impronta del moncone; le ritenzioni per le parti non da sfilare erano realizzate utilizzando il gesso stesso. Veniva creato un modello a ferro di cavallo e veniva lasciato nell’impronta, dato che i perni si trovavano già inclusi nella struttura prima della colatura dello stesso, dopodiché si inseriva la cera spia e veniva isolato, si colava il gesso, lo si squadrava, veniva reperita la cera, l’incisione del modello in corrispondenza del perno, la sezione delle parti interessate e si ottenevano monconi sfilabili.<br />
Una volta sviluppato il modello con uno di questi metodi, il moncone deve essere radiato e viene ricoperto da una cappetta in plastica.</p>
<p>APPARECCHIATURE (SVILUPPO DEI MODELLI)</p>
<p>Le apparecchiature utilizzate per lo sviluppo dei modelli sono:<br />
-il vibratore: macchinario che fa vibrare l’impasto acqua-gesso e facilita l’operazione di colatura.<br />
-mixer sottovuoto: si può utilizzare questo macchinario per miscelare l’impasto gesso-acqua e impedire la formazione di bolle d’aria.<br />
-foragessi: macchinario che serve per creare buchi sul quale andranno inseriti i perni, questa macchina possiede un laser che punta dove si vuole fare il buco.<br />
-squadramodelli: macchinario che serve per squadrare il modello, all’americana o alla francese.</p>
<p>ARTICOLATORI</p>
<p>L’articolatore è uno strumento meccanico che ha la funzione di riprodurre i movimenti mandibolari e il rapporto di occlusione. Esistono diversi tipi di articolatori, il più utilizzato è l’articolatore a valori medi (AVM). Questo compie i movimenti di apertura chiusura e lateralità.<br />
In commercio però troviamo anche occlusori, utilizzati per il montaggio dei modelli studio e consentono solo il movimento di apertura e chiusura della bocca.<br />
Poi abbiamo gli articolatori semi adattabili la cui caratteristica primaria consiste nel disporre di alcuni valori regolabili sulla base delle informazioni fornite dal clinico, questo articolatore ha la capacità di riprodurre esattamente l’assetto della arcata superiore rispetto all’articolazione temporo mandibolare mediante l’arco facciale.</p>
<p>CLASSIFICAZIONE DI ANGLE:<br />
Si tratta di una classificazione ortodontia composta da tre classi principali e diverse sottoclassi. Si riferisce ai soggetti dentali, che classifica principalmente nelle tre classi in funzione di una chiave identificata dal rapporto tra i primi molari superiori e inferiori.<br />
-prima classe: la cuspide mesio-vestibolare del  1° molare superiore articola con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore.<br />
-seconda classe:la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola mesialmente con il solco mesio-vestibolare del 1° molare inferiore<br />
-terza classe: la cuspide mesio-vestibolare del 1° molare superiore articola distalmente con il solco mesio vestibolare del 1° molare inferiore.<br />
ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE:<br />
L&#8217;ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.<br />
Si distinguono infatti movimenti simmetrici di apertura, chiusura, protrusione, retrusione ed asimmetrici di lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici.Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l&#8217;articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.</p>
<p>MODELLAZIONE</p>
<p>La modellazione in cera dei denti è un’operazione basilare per tutte le tecniche del campo odontotecnico e in special modo per quelle relative alla realizzazione della protesi fissa.<br />
Esistono vari sistemi di modellazione, E. V. Payne sviluppò inizialmente un sistema per la ceratura gnatologica, giungendo alla realizzazione della zona occlusale secondo uno schema di controllo dell’applicazione della cera.<br />
H. Lundeen variò il sistema di Payne e aggiungendovi l’impiego di cere cromatiche ad ogni particolare anatomico della superficie occlusale da ricostruire, queste due tecniche prevedono l’occlusione dente a due denti, cioè il contatto occlusale delle strutture di un dente con quelle di due denti antagonisti.<br />
Dopodiché abbiamo la modellazione secondo P. K. Thomas, questo è autore di una tecnica di modellazione che definisce un tipo di occlusione che sposta il contatto delle cuspidi dalle creste marginale alle fosse del singolo dente antagonista, realizzando così un’occlusione tra singoli denti detta appunto dente a dente.<br />
TIPI DI CERE:<br />
naturali di origine minerale:<br />
-paraffina<br />
-cere microcristalline<br />
-ozocherite<br />
-ceresina<br />
-cera montana<br />
naturali di origine animale:<br />
-cera d’api<br />
naturale di origine vegetale:<br />
-cera carnauba<br />
-cera candelilla<br />
-cera del giappone<br />
-burro di cacao<br />
artificiali o sintetiche:<br />
-polimeri di polietilene<br />
-esteri di acidi grassi superiori con alcoli superiori<br />
-polimeri si glicoli etilenici<br />
CARATTERISTICHE DEL MODELLATO IN CERA:<br />
Prima di mettere in fusione il modellato in cera bisogna assicurarsi che nel modellarlo abbiamo rispettato delle particolari caratteristiche:<br />
la forma del tavolato occlusale, controllare il bordo di chiusura che non deve avere nessuna imperfezione e chiudere perfettamente sul moncone, lo spessore non deve essere inferiore a 0.3 mm, se stiamo facendo un ponte controllare che le saldature tra gli elementi siano omogenee, l’elemento a ponte deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile, se dobbiamo farci la parte estetica con la resina bisogna scavare la parte vestibolare e l’elemento a ponte scavato a cassetta.</p>
<p>FASI DI FUSIONE</p>
<p>Una volta ultimata la modellazione attacchiamo il canale di colata al dente, questo solitamente va posto nella parte più spessa del dente, questo canale servirà come percorso di ingresso della lega fino a raggiungere la forma lasciata dal modellato nel rivestimento.<br />
Una volta attaccato questo fissiamo il modellato nel cilindro; esistono vari tipi di cilindri, in metallo, in plastica, in silicone e in gomma.<br />
Ora viene colata la massa di rivestimento all’interno del cilindro, questa può essere di due tipi:<br />
-legante gessoso: si ottiene da polvere più acqua distillata o demineralizzata, è adatta per le fusioni di metalli nobili, ha un trattamento termico molto lungo, e poiché molto fragile necessita di un cilindro in metallo.<br />
-legante fosfatico: si ottiene da polvere predosata in buste più liquido di miscelazione, è adatta per fusioni di metalli non nobili.<br />
Colato il rivestimento lo lasciamo indurire e poi inserito nel forno di preriscaldo e lasciato fino che arrivi ad una temperatura di circa 850° C.<br />
Raggiunta la temperatura prestabilita, il cilindro viene introdotto nella fonditrice in vista della colatura del metallo che prenderà il posto nella cavità lasciata libera dalla cera.<br />
Esistono diversi tipi di macchine per fusione:<br />
-a cannello: si fonde il metallo in un crogiolo in ceramica con una fiamma di gas più aria compressa, questa è adatta per metalli e leghe nobili.<br />
-a induzione: elettro muffola che contiene un crogiolo che fonde il metallo per tempo impostato elettronicamente.<br />
Una volta che il metallo si sia perfettamente raffreddato si può procedere alla rimozione del rivestimento del manufatto metallico, fatto ciò si sabbia il dente e si torna sul banco di lavoro, mediante un disco separatore stacchiamo la matarozza e si colloca la fusione sul modello in gesso per vedere se calza alla perfezione. Poi comincia la sgrossatura e la rifinitura del modello con successiva lucidatura con spazzolini e paste lucidanti.<br />
Il lavoro ultimato può quindi essere inviato allo studio.</p>
<p>APPARECCHIATURE (FASI DI FUSIONE)</p>
<p>Le apparecchiature utilizzate nelle varie fasi di fusione sono:<br />
-mixer sottovuoto: macchinario che serve a miscelare la massa di rivestimento impedendo la formazione di bolle d’aria;<br />
-vibratore: macchinario che fa vibrare la massa di rivestimento e facilita l’operazione di colatura;<br />
-forno di preriscaldo: macchinario in cui viene inserito il cilindro con il modellato in cera il cui la temperatura sale fino a 850°C e poi sarà pronto per la fusione;<br />
-macchina per fusione: macchinario in cui viene posizionato il cilindro e attraverso la forza centrifuga fa entrare la lega.</p>
<p>ESPERIENZA PRATICA NEL PERIODO DI ALTERNANZA SCUOLA LAVORO</p>
<p>In questi due mesi la scuola ci ha dato la possibilità di andare in un laboratorio odontotecnico per tre settimane. Un primo periodo in Gennaio e un secondo a Febbraio.<br />
Questo progetto si chiama alternanza scuola lavoro e ha come obbiettivo finale  la costruzione di una protesi fissa.<br />
Per prima cosa abbiamo realizzato, da un impronta in silicone, un modello in gesso tipo quattro con perni a spillo per far si k i monconi possano essere sfilabili, è stato miscelato il gesso con un mixer sottovuoto, per impedire la formazione di bolle d’aria, poi con l’uso di un vibratore abbiamo colato impasto gesso-acqua nell’impronta in silicone, dopodiché lo abbiamo lasciato indurire.<br />
Indurito il modello viene squadrato mediante una squadramodelli e con un disco rotante si utilizza il micromotore per dividere i monconi e renderli sfilabili.<br />
Il modello superiore possiede un ponte anteriore tra l’incisivo centrale e il canino, mentre il modello inferiore un moncone sfilabile sul primo molare destro.<br />
Una volta sviluppato il modello, viene gessato in articolatore, noi abbiamo usato un AVM (articolatore a valori medi).<br />
Dopo aver diviso i due modelli con la vaporizzatrice, è stata messa una lacca spaziatrice sui monconi, per creare quello spazio, dove, una volta inserito il dente sul moncone del paziente, c’è lo spazio necessario per farci stare il cemento.<br />
Poi si passa a isolare i monconi e cominciamo la modellazione in cera goccia a goccia secondo P.K.Thomas, per fare ciò deve usufruire di un bunsen a fiamma o l’elettrospatola.<br />
Modellati i denti bisogna scavarli vestibolarmente per farci stare la parte estetica che viene realizzata in resina o in ceramica, importante ricordarsi che se si fa un ponte  l’elemento a ponte va scavato a cassetta e deve essere a becco di flauto per far si che sia sciacquabile.<br />
Lo spessore dove viene scavato il dente non deve essere inferiore a 0.3 mm e le saldature tra i vari elementi devono essere omogenee.<br />
Per i colletti viene usata un altro tipo di cera, la cera per bordi, la particolarità di questa cera è che non ha restrizioni, poiché i bordi di chiusura devono essere perfetti senza alcuna imperfezione.<br />
Fatto ciò sulla faccia vestibolare si pone l’adesivo e le palline ritentive, per far si che la resina si attacca adeguatamente.<br />
Ora si passa alle fasi di preparazione del cilindro, questo ha una base in gomma e il cilindro stesso può essere di metallo, in cui viene inserito un apposito foglio per regolare l’espansione, oppure in gomma e ha un’espansione libera.<br />
Sul margine del dente viene attaccato il perno di colata, questo possiede una nutrice, che rallenta e controlla la spinta della lega e fa da riserva di metallo nel caso di errato calcolo del peso, la nutrice va posizionata nel centro termico e il modellato appena al di sopra.<br />
Fatto questo si deve versare la massa di rivestimento all’interno del cilindro; esistono due tipi di rivestimento, a legante gessoso e a legante fosfatico, noi in laboratorio abbiamo usato quest’ultimo, poiché usiamo come metallo il cromo-cobalto.<br />
Il rivestimento prima di essere colato all’interno del cilindro va miscelato con un mixer sottovuoto, per impedire che si creino bolle d’aria, quando lo si versa bisogna fare molta attenzione a livello dei denti k non si formano bolle, ora lo si lascia circa 20 minuti ad indurirsi prima di inserirlo nel forno di preriscaldo.<br />
Una volta indurito si toglie la base in gomma e si inserisce il cilindro nel forno, dove la temperatura si alza fino a circa 850°C, la cera e i canali di colata si sciolgono e lasciano lo spazio dove si inserirà la lega.<br />
Nel frattempo si prende il crogiolo con la lega al suo interno per fonderla.<br />
Tolto dal forno si prende il cilindro con le pinze e lo si pone all’interno della fonditrice, ne esistono di due tipi, a induzione e a cannello.<br />
Il braccio della fonditrice ha alla estremità sinistra un contrappeso regolabile, spostato più a destra un fulcro, e nell’altra estremità il crogiolo e la sede per il cilindro. Cambiando la posizione del contrappeso, aumenta o diminuisce la spinta del metallo fuso dentro la cavità del cilindro.<br />
Noi in laboratorio abbiamo una fonditrice a induzione. Una volta fatta partire la centrifuga si aspetta qualche secondo, si estrae il cilindro che viene messo a raffreddare.<br />
Dopodiché si passa alla rimozione del rivestimento, questa avviene a cilindro raffreddato, si rompe il rivestimento con un martelletto o delle pinze facendo molta attenzione a non danneggiare il modellato, fatto questo i denti vengono sabbiati mediante la sabbiatrice che serve per rimuovere il rivestimento attaccato alla superficie del metallo, la sabbia usata è un biossido di alluminio che oltre a togliere il rivestimento toglie gli ossidi superficiali.<br />
Poi si va al banco di lavoro e mediante un disco separatore a carborundum di tung-steno si tagliano i canali di colata, e sempre con il micromotore si sgrossa con frese in tung-steno a taglio incrociato, diamantate, acciai sottili per rifinire, facendo molta attenzione ai colletti. Infine si lucida con dischi abrasivi in gomma; con spazzolini lucidanti a pelo di capra con sasso marcio, e spazzolino lucidante in feltro e pasta brillantante.<br />
Come ultimo passaggio abbiamo realizzato la parte estetica dei vari denti, tramite resina fotopolimerizzante. Inizialmente si mette uno strato di opaco e posto in cottura nella fotopolimerizzatrice, tale apparecchiatura verrà in seguito utilizzata anche per l’indurimento di altre masse. Se necessario si può applicare un altro strato di opaco. Fatto ciò si applica lo smalto e la dentina, ne esistono di molti colori e viene utilizzata quella k ci richiede il medico, dopodiché si inserisce ancora una volte nella fotopolimerizzatrice per un ultima cottura. Si estraggono i denti, con le frese si compiono le ultime rifiniture, si lucida la resina e il dente è completato.</p>
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		<title>Ortodonzia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 10:27:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con immenso piacere pubblico un lavoro di catalogazione dei dispositivi ortodontici più usati, e degli accessori, durato diversi mesi!! La straordinarietà di questa pubblicazione nel campo dell&#8217; ortodonzia sta nel fatto che per ogni dispositivo, ogni arco, ogni vite o molla, trovate la didascalia del &#8220;lavoro&#8221; svolto da ogni singolo componente con, azione, forza ed ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Con immenso piacere pubblico un lavoro di catalogazione dei dispositivi ortodontici più usati, e degli accessori, durato diversi mesi!!</h3>
<h3 style="text-align: center;">La straordinarietà di questa pubblicazione nel campo dell&#8217; ortodonzia sta nel fatto che per ogni dispositivo, ogni arco, ogni vite o molla, trovate la didascalia del &#8220;lavoro&#8221; svolto da ogni singolo componente con, azione, forza ed intensità applicata all&#8217; arco dentale da ogni singolo accessorio e dipositivo ortodontico.</h3>
<h3 style="text-align: center;">Ringrazio il collega Bassi Luca, e la sua passione per l&#8217; ortodonzia, perchè senza la sua collaborazione tutto ciò non sarebbe stato possibile.</h3>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">Scrivi a:bio.lab@libero.it per ricevere la password che ti permette di vedere il bellissimo documento originale</span></p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">Daniele</span></h3>
<p><a href="http://www.odontoblog.net/blog/../public/upload/ortodonzia.jpg"><img class="size-large wp-image-449 alignnone" title="ortodonzia" src="http://www.odontoblog.net/blog/../public/upload/ortodonzia-1024x724.jpg" alt="ortodonzia" width="1024" height="724" /></a></p>
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		<title>Relazioni di laboratorio odontotecnico in tema di fusione e saldatura (13 parte)</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 17:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato “Enrico Fermi” Verona Relazione di laboratorio odontotecnico in tema di Fusione e Saldatura Svolta da: Uberti Elia Terza A^od Anno sc. 2008.09 Se desiderate visualizzare la relazione completa di immagini e schemi, cliccate sul link seguente: relazione-di-uberti-elia Indice 1.    Esperienza teorica a scuola: -    Impronte -    Modelli ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Istituto Professionale di Stato per l’Industria<br />
e l’Artigianato<br />
“Enrico Fermi” Verona</p>
<p style="text-align: center;">Relazione di laboratorio odontotecnico in tema di<br />
Fusione e Saldatura</p>
<p style="text-align: center;">Svolta da:<br />
Uberti Elia<br />
Terza A^od<br />
Anno sc. 2008.09
</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_425" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.odontoblog.net/blog/../public/upload/uberti-elia.jpg"><img class="size-medium wp-image-425" title="uberti-elia" src="http://www.odontoblog.net/blog/../public/upload/uberti-elia-300x225.jpg" alt="uberti elia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">uberti elia</p></div>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">Se desiderate visualizzare la relazione completa di immagini e schemi, cliccate sul link seguente:</span></h3>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.odontoblog.net/blog/../public/upload/relazione-di-uberti-elia.doc">relazione-di-uberti-elia</a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><br />
</span>
</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Indice</p>
<p style="text-align: center;">1.    Esperienza teorica a scuola:<br />
-    Impronte<br />
-    Modelli<br />
-    Gessatura in articolatore<br />
-    Classificazioni di Angle<br />
-    L’articolazione temporo mandibolare<br />
-    Modellazione<br />
-    Fasi di preparazione del cilindro<br />
-    Fusione<br />
-    Smuffolatura fusione<br />
-    Provvisorio in resina</p>
<p style="text-align: center;">2.    Esperienza pratica in A.S.L<br />
-    Introduzione<br />
-    Sala gessi<br />
-    Modellazione<br />
-    Fusione<br />
-    Resinatura delle faccette estetiche<br />
-    Saldatura<br />
-    Conclusione
</p>
<p style="text-align: center;">Esperienza teorica a scuola</p>
<p style="text-align: center;">-Impronte.</p>
<p style="text-align: center;">Con la realizzazione di un’impronta avremo di fronte a noi la rilevazione al “negativo”  della bocca del paziente. Per ottenere un’impronta è necessario posizionare dell’apposita pasta all’interno di un cucchiaio solitamente in acciaio inox, questo cucchiaio verrà premuto all’interno della bocca contro l’arcata interessata.<br />
Per effettuare un’impronta sono necessari diversi tipi di materiali e ognuno di essi ha differenti proprietà, solitamente viene utilizzato l’alginato, una polvere che miscelata con l’acqua ha un tempo di presa molto breve; oppure per un’impronta pressoché perfetta che ci permette di rilevare quasi tutti i dettagli fra cui i sottosquadri si potranno utilizzare gli elastomeri che si presentano in paste che induriscono grazie ad un catalizzatore.
</p>
<p style="text-align: center;">-Gessi.</p>
<p style="text-align: center;">Per poter avere la vera rappresentazione della bocca del nostro paziente si deve apportare dell’apposito materiale all’interno dell’impronta.<br />
Il materiale più usato per lo sviluppo delle impronte è il gesso in polvere, che mescolato omogeneamente con l’acqua produce una miscela pastosa.<br />
A seconda delle sue proprietà e utilizzi il gesso viene suddiviso in vari tipi:</p>
<p style="text-align: center;">-Gesso di tipo I, chiamato anche pasta di Parigi viene utilizzato per il fissaggio di parti metalliche.<br />
-Gesso di tipo II, è un gesso tenero, denominato emi-idrato Beta per modelli studio e fissaggio in articolatore.<br />
-Gesso di tipo III, è un gesso duro, denominato emi-idrato Alfa è utilizzato per la colatura di modelli necessari per la realizzazione di protesi totali.<br />
-Gesso di tipo IV, gesso extraduro emi-idrato alfa, è reperibile in varie colorazioni ed è principalmente indicato per la colatura di modelli per protesi fissa.<br />
-Gesso di tipo IV’, utilizzato per modelli di ortodonzia.</p>
<p style="text-align: center;">Esistono vari metodi di sviluppo che vanno da i più tradizionali ai più tecnologici, il più usato nel campo dell’odontotecnica è il sistema Pindex a moncone sfilabile:<br />
Dopo una attenta valutazione sul tipo di gesso da utilizzare si potrà passare allo sviluppo dell’impronta, processo piuttosto delicato poiché dovremo evitare la formazione di bolle all’interno del gesso. Con l’ausilio di un vibratore potremo quindi far risalire in superficie anche le bolle più insidiose e completato il tempo di presa del gesso potremo rimuovere il modello dall’impronta e grazie alla squadramodelli, macchinario con lama ruvida e tondeggiante con diametro di circa 30 cm, squadrarlo per prepararlo alla foratura. Per il processo di foratura è necessario una foragessi, macchinario che con l’ausilio del laser consente di individuare il punto dove si andrà a forare.<br />
Ovviamente si andrà a forare e quindi ad inserire il perno solo nelle zone interessate e quindi in corrispondenza dei monconi.<br />
Si potrà quindi passare alla realizzazione dello zoccolo: dopo la miscelazione di gesso giallo potremo creare una massa simile ad uno zoccolo dove potremo posizionare il nostro ferro di cavallo ricavato in precedenza. Terminato il tempo di presa si potrà passare alla squadratura di quest’ultimo facendo sempre attenzione in modo da non andare a danneggiare i denti.<br />
Terminata la squadratura si potrà poi procedere con la gessatura in articolatore.
</p>
<p style="text-align: center;">-Gessatura in articolatore.</p>
<p style="text-align: center;">L’articolatore è uno strumento la cui funzione è quella di riprodurre i movimenti della bocca in modo il più possibile simile alla realtà. Esistono vari tipi di articolatore ma il più usato è l’articolatore A.V.M.<br />
Per assicurare una buona posizione dei modelli in articolatore si dovrà prestare molta attenzione al momento del fissaggio del modello superiore sul piano occlusale con l’ausilio della cera collante. Potremo quindi procedere con la gessatura del modello utilizzando gesso bianco.<br />
Completata la gessatura del modello superiore potremo passare all’inferiore che verrà posizionato in posizione di occlusione rispetto al superiore utilizzando ancora una volta cera collante e quindi effettuare un’altra gessatura.
</p>
<p style="text-align: center;">.</p>
<p style="text-align: center;">- Classificazioni di Angle</p>
<p style="text-align: center;">Ovviamente le relazioni tra le due arcate, superiore e inferiore, non è sempre regolare, infatti Angle suddivise l’occlusione in tre classi:</p>
<p style="text-align: center;">Classe I o normocclusione &#8211; Una relazione molare di classe I è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.</p>
<p style="text-align: center;">Classe II o progenismo &#8211; Una relazione molare di classe II è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude mesialmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.</p>
<p style="text-align: center;">Classe III o prognatismo &#8211; Una relazione molare di classe III è quella in cui si ha la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore che occlude distalmente sul solco di sviluppo vestibolare del primo molare inferiore.</p>
<p style="text-align: center;">Queste disfunzioni della masticazione sono spesso causate dal malposizionamento dell’osso mandibolare con un conseguente malfunzionamento dell’articolazione temporo mandibolare.</p>
<p style="text-align: center;">- Articolazione temporo-mandibolare</p>
<p style="text-align: center;">L&#8217;ATM svolge la funzione di articolare il movimento complesso della mandibola nei tre piani dello spazio, fondamentali per la masticazione e la fonazione.<br />
Si distinguono infatti movimenti simmetrici (apertura, chiusura, protrusione, retrusione) ed asimmetrici (lateralità, masticatori ed altri movimenti automatici).<br />
Si distinguono inoltre dei movimenti limite, di contatto e liberi. I movimenti limite sono tutti quei movimenti che l&#8217;articolazione concede come estremi alla mandibola. I movimenti di contatto sono tutti quei movimenti che avvengono mantenendo un contatto fra i denti delle due arcate (protrusione, lateralità, retrusione). I movimenti liberi sono cosi detti dal momento che sono compresi tra i due precedenti.</p>
<p style="text-align: center;">- Modellazione<br />
Con la tecnica di modellazione di P.K. Thomas, si procede con la costruzione di tutti i coni delle cuspidi. Si passa quindi alla costruzione delle creste marginali e successivamente si completano i contorni. Completata la modellazione della tavolata occlusale, si può quindi controllare se vi sono precontatti tra i denti antagonisti e terminato questo passaggio andare a realizzare il colletto del dente utilizzando della cera per margini, una cera la cui caratteristica principale è quella di possedere una bassa retrazione termica. Questa tecnica è spesso associata ad una relazione   cuspide-fossa, in cui la cuspide funzionale si inserisce nella fossa occlusale del dente antagonista dando origine ad una elazione di tipo “dente a dente”.
</p>
<p style="text-align: center;">- Fasi di preparazione del cilindro</p>
<p style="text-align: center;">Terminato il processo di modellazione in cera si potrà passare alla preparazione alla fusione e grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.<br />
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.<br />
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.<br />
Si potrà quindi posizionare il modellato sulla base conica e creare uno spazio tra cilindro e rivestimento con l’ausilio un foglietto di amianto posizionato aderentemente al bordo e bloccato con della cera.<br />
Completata la preparazione del cilindro si potrà quindi procedere con la colatura del rivestimento utilizzando il miscelatore sottovuoto..
</p>
<p style="text-align: center;">- Fusione</p>
<p style="text-align: center;">Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e con l’ausilio del cannello si aumenterà la temperatura della lega fino a raggiungere uno stato liquido simile ad un “occhio di bue”. Rimuoveremo quindi il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.<br />
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.
</p>
<p style="text-align: center;">La funzione del forno di preriscaldo è quella di sottoporre calore al cilindro, bruciare la lega e consentire l’espansione alla massa di rivestimento.</p>
<p style="text-align: center;">La funzione della macchina a centrifuga è quella di iniettare la lega fusa all’interno del rivestimento con l’ausilio di un braccio meccanico che ruotando spinge la lega per forza centrifuga</p>
<p style="text-align: center;">- Smuffolatura della fusione</p>
<p style="text-align: center;">Completato il raffreddamento del cilindro si potrà procedere con la rottura del cilindro aiutandoci con un martello; e con un macchinario chiamato sabbiatrice eliminare gli ultimi residui di rivestimento e ossidi, potremo dunque procedere con la sgrossatura al banco utilizzando il manipolo, la prova su articolatore ed in fine la lucidatura.</p>
<p style="text-align: center;">- Provvisorio in resina</p>
<p style="text-align: center;">In attesa della realizzazione di una protesi definitiva si deve dare al paziente la possibilità di mangiare, ecco che interviene l’utilizzo del provvisorio in resina.<br />
Innanzitutto si deve procedere con la modellazione in cera del dente o dei denti mancanti, poi si passa alla realizzazione della mascherina in silicone, il quale si indurisce se gli viene addizionato della pasta catalizzatore. Dopo aver creato una specie di “salsicciotto”, esso viene adattato al modello nella parte interessata e lasciato riposare fino al completo indurimento.<br />
Terminato l’indurimento si potrà procedere con la colatura della resina a freddo nello spazio che intercorre tra la mascherina e il modello e creando una specie di “riserva” nella parte linguale del modello; il tutto non potrà essere effettuato se prima non si avrà isolato con dell’isolante UNIFUL che consentirà l’estrazione del provvisorio senza danneggiare i monconi. Si potrà quindi procedere con la cottura della resina immersa in acqua distillata all’interno della polimerizzatrice. Completata la cottura si potranno rimuovere dal modello mascherina e provvisorio e dopo un’attenta valutazione alla ricerca di imperfezioni si potrà procedere con la sgrossatura al banco, la lucidatura con pietra pomice e spazzola e lucidatura finale utilizzando Sidol.
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<p style="text-align: center;">Esperienza pratica in A.S.L.</p>
<p style="text-align: center;">La funzione principale di questo stage è stata quella di integrare la nostra persona nel mondo del lavoro; ad essa si associano il miglioramento e la finalizzazione delle nostre tecniche di lavoro<br />
in modo tale da raggiungere un livello sufficientemente adatto per lo svolgimento del lavoro dell’odontotecnico. In questi 15 giorni ho saputo sentirmi parte di una società di lavoratori che agiscono non solo a scopo di lucro ma anche per il bene fisico e psicologico di coloro che per qualche motivo si rivolgono ad uno studio dentistico e di conseguenza ad uno studio odontotecnico.<br />
Per bene fisico e psicologico si intende lo studio e l’applicazione di metodi più adatti per ridare ad una persona la capacità di nutrirsi e di sentirsi a proprio agio all’interno della società.</p>
<p style="text-align: center;">-Sala gessi<br />
E’ la formazione di base di un odontotecnico, una volta acquisita la padronanza del gesso si potrà realizzare qualunque cosa con esso. È necessario quindi conoscerne ogni sua proprietà in modo tale da riuscire a sfruttare a nostro favore i tempi di presa e le percentuali gesso/acqua.<br />
Dopo l’arrivo in studio di un impronta su cucchiaio si dovrà riprodurre la bocca del paziente colandovi all’interno del gesso giallo emi-idrato alfa e rimosso una volta terminato il tempo di presa. Squadrato il modello si effettueranno dei fori in corrispondenza dei monconi per poi applicarvi dei perni che aiuteranno per la rimozione e il riposizionamento di quest’ultimi una volta colato lo zoccolo e segato in corrispondenza dei monconi. Si potrà quindi passare alla radiatura dei monconi in modo tale da creare il giusto limite marginale da rispettare durante la modellazione.
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<p style="text-align: center;">PRIMA                                                                    DOPO</p>
<p style="text-align: center;">-Modellazione<br />
Per ottenere un buon risultato finale è di primaria importanza compiere una buona modellazione degli elementi mancanti tenendo sempre conto che un modellato preciso consentirà di ridurre i tempi di sgrossatura del metallo<br />
Nella creazione dei nostri elementi saremo aiutati da una serie di cere che verranno utilizzate a seconda delle nostre necessità; la cera verde per esempio è una cera molto morbida e facile da utilizzare e mi è stata consigliata per la realizzazione delle cappette, mentre altre cere, più secche e precise, sono adatte per la totale modellazione del dente.<br />
Alla fine del lavoro ci sarà utile estrarre il modellato dai monconi, quindi nella prima fase della modellazione dovremo utilizzare dell’isolit, una sostanza che impedisce al gesso di assorbire una parte di cera; quindi potremo iniziare a modellare la parte edentula del modello. Completata la modellazione si controllerà l’occlusione e si controlleranno tutti i precontatti.</p>
<p style="text-align: center;">-Fusione<br />
Grazie a questo passaggio si trasformerà la modellazione in cera in un elemento in metallo.<br />
Nel modellato già realizzato in precedenza creeremo delle ritenzioni nella parte vestibolare; si dovrà quindi procedere con il metodo di scavo a Weener.<br />
Dopo lo scavo a Weener posizioneremo i canali di colata in cera che fungeranno da via per l’entrata della lega. Il tutto dovrà essere pesato per calcolare le quantità di lega necessaria per la fusione.</p>
<p style="text-align: center;">Si passa quindi al fissaggio dell’estremità dei canali di colata alla base conica, posizionamento del foglietto di amianto e alla colata della massa di rivestimento miscelata in precedenza con l’aiuto del miscelatore sottovuoto.<br />
Terminato il tempo di presa del rivestimento potremo rimuovere la base conica e introdurre il cilindro nel forno per il preriscaldo e quando quest’ultimo arriverà ad una temperatura di 850°C circa avrà raggiunto un’espansione sufficiente per la colata della lega al suo interno.                       Si posizionerà dunque la lega all’interno del crogiolo della macchina a centrifuga e grazie all’induzione la fusione della lega potrà essere effettuata senza l’ausilio del cannello, e quando la lega raggiungerà uno stato liquido simile ad un “occhio di bue” rimuoveremo il cilindro dal forno per introdurlo nella centrifuga che dopo essere stata azionata introdurrà la lega appunto per forza centrifuga e terminato il ciclo attenderemo il raffreddamento del cilindro per la rottura del rivestimento.<br />
Estratta la fusione dal cilindro si passerà alla sabbiatura, alla sgrossatura e alla lucidatura della fusione.</p>
<p style="text-align: center;">-Resinatura delle faccette estetiche<br />
Onde evitare un eventuale trasparenza delle resine e quindi della possibile visibilità della lega sottostante procederemo con la stesura di un sottile strato di opacizzante sulla parte vestibolare del dente e alla cottura in acqua distillata a 120°C per circa 8/10 minuti.<br />
Terminata la cottura potremo stendere lo strato di dentina e subito dopo un sottile strato di smalto per conferire al dente una sfumatura graduale del colore e prima di cuocere la resina stenderemo uno strato di indurente.<br />
Procederemo allora con una seconda cottura a 120° per circa 8/10 minuti.<br />
Dopo la cottura la resina si presenterà ruvida e opaca, ma con la sgrossatura e la lucidatura renderemo la resinatura praticamente uguale ad un dente naturale.
</p>
<p style="text-align: center;">Prima                                                                       Dopo</p>
<p style="text-align: center;">-Saldatura<br />
La saldatura o meglio dire Brasatura consiste nell’unione di due parti metalliche riscaldate e unite con del saldame.<br />
Per iniziare dovremo trovare la giusta posizione dei denti nei rispettivi monconi(figura 1) per poi unire le due parti da saldare con un’asta e della resina a freddo, dopodichè, con della cera andremo a coprire i punti da saldare in modo tale da impedire al rivestimento di ostruire la fessura.(figura 2)
</p>
<p style="text-align: center;">(Figura 1)    (figura 2)</p>
<p style="text-align: center;">Dopo aver rimosso dalla base in gesso l’elemento, si procede con la creazione di un nuovo zoccolo utilizzando però del materiale da rivestimento.</p>
<p style="text-align: center;">Dopo tale procedimento potremo iniziare il vero e proprio processo di saldatura:<br />
Con un cannello alimentato a gas botano e ossigeno cercheremo di aumentare la temperatura della lega per migliorare l’unione tra le due parti quindi, dopo aver aggiunto del fluidificante nel punto da saldare si procederà con l’apporto di un metallo con temperatura di fusione più basso di quello del nostro elemento in lega in modo da non modificare le caratteristiche anatomiche dei denti.<br />
Un metodo molto efficace è quello di disegnare una linea oltre la quale il saldame non dovrà andare con una matita, e grazie alla proprietà della grafite di resistere alle alte temperature il materiale fuso sarà vincolato a percorrere una sola direzione.
</p>
<p style="text-align: center;">Terminata la saldatura verrà verificato se il nostro elemento calza perfettamente nel modello iniziale, e se sarà così si procederà con la sgrossatura della parte saldata e la totale lucidatura della protesi.</p>
<p style="text-align: center;">Conclusione</p>
<p style="text-align: center;">Questi vari argomenti trattati nel mio cammino di Alternanza Scuola-Lavoro sono stati per me l’approfondimento di ciò che ho imparato a scuola dandomi soddisfazioni sempre più grandi ogni volta che un lavoro veniva terminato; posso quindi affermare che per me questa è stata un’esperienza molto importante non solo perché ho conosciuto delle persone che hanno saputo darmi lezioni di vita, ma anche perché mi ha consentito di conoscere il mondo del lavoro, migliorare la mia preparazione e la mia manualità, e in particolare farmi rendere conto se questo sarà oppure no il lavoro che un domani mi aiuterà a costruirmi una vita.</p>
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